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Rigetto del ricorso per sequestro conservativo sulla base di un decreto ingiuntivo non provvisoriamente esecutivo azionato nelle more delle celebrazione della prima udienza di comparizione.

Tribunale di Padova, Giudice Dr. Giorgio Bertola, Ordinanza del 29 giugno 2017

 IL PASSO SALIENTE DELL’ORDINANZA

[omissis] ad oggi ancora non si è celebrata la prima udienza di comparizione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo sicché ancora non vi è stato alcun provvedimento sulla provvisoria esecutività ex art. 648 c.p.c. così che manca anche una valutazione sulla fondatezza del credito azionato, perlomeno sul quantum, viste le doglianze dimesse dalla resistente nel giudizio di merito. Nel merito va osservato che il motivo legato alla circostanza che il periculum sarebbe collegato al fatto che è stata presentata una opposizione, che la ricorrente ritiene infondata e strumentale, è insussistente.  Se tale ragione fosse valorizzabile in sede di sequestro potenzialmente tutti i procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo, non concesso già provvisoriamente esecutivo, potrebbero avere come conseguenza la richiesta di sequestro. [omissis] Sovrapporre la valutazione che si farà alla prima udienza del giudizio di opposizione con quella che si vuole offrire in questa sede potrebbe portare a risultati impropri laddove lo strumento processuale tipico per tutelare le ragioni di credito della ricorrente è quello previsto dall’art. 648 c.p.c.. [omissis]

L’ORDINANZA

N. R.G. 4501/2017

TRIBUNALE ORDINARIO DI PADOVA

SECONDA SEZIONE CIVILE

Nel procedimento cautelare iscritto al n. r.g. 4501/2017 promosso da:

XXX

RICORRENTE

contro

XXXX

RESISTENTE

Il Giudice dott. Giorgio Bertola, a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 28/06/2017, ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Con ricorso per sequestro conservativo la ricorrente ha chiesto la tutela cautelare deducendo di essere creditrice di circa 28.000 euro come da decreto ingiuntivo emesso da questo ufficio;

ha dedotto che tale decreto, pur richiesto provvisoriamente esecutivo, sia stato emesso non provvisoriamente esecutivo;

ha dedotto che tale decreto sia stato impugnato con motivazioni non fondate e dilatorie evidenziando in particolare che l’attrice/opponente abbia anche riconosciuto l’an del credito monitorio contestandone solo l’importo e lamentando che nel ricorso monitorio non sarebbe stato preso in considerazione un pagamento parziale di euro 10.000 intervenuto nelle more;

parte ricorrente ha invece dedotto di aver già tenuto in considerazione tale pagamento parziale ed ha evidenziato il pericolo nel soddisfacimento del credito osservando che dalle stesse scritture della resistente emerga un peggioramento della situazione finanziaria;

la resistente, pur regolarmente notificata a mezzo p.e.c., non si è costituita.

Il ricorso è infondato e va rigettato.

Va in primo luogo osservato che la motivazione posta a fondamento del ricorso per sequestro attiene da un lato alla circostanza che il decreto, contrariamente alla richiesta, non sia stato munito della provvisoria esecutività e che il decreto sia stato opposto con fissazione della prima udienza a dopo l’estate così paralizzando la possibilità di recupero del credito ad opera della creditrice.

Va anche osservato che ad oggi ancora non si è celebrata la prima udienza di comparizione nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo sicché ancora non vi è stato alcun provvedimento sulla provvisoria esecutività ex art. 648 c.p.c. così che manca anche una valutazione sulla fondatezza del credito azionato, perlomeno sul quantum, viste le doglianze dimesse dalla resistente nel giudizio di merito.

Nel merito va osservato che il motivo legato alla circostanza che il periculum sarebbe collegato al fatto che è stata presentata una opposizione, che la ricorrente ritiene infondata e strumentale, è insussistente.

Se tale ragione fosse valorizzabile in sede di sequestro potenzialmente tutti i procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo, non concesso già provvisoriamente esecutivo, potrebbero avere come conseguenza la richiesta di sequestro.

Va anche osservato che, in assenza della valutazione sulla concessione della provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo opposto, manca anche una valutazione, allo stato, della reale fondatezza del credito e della infondatezza dell’opposizione.

Sovrapporre la valutazione che si farà alla prima udienza del giudizio di opposizione con quella che si vuole offrire in questa sede potrebbe portare a risultati impropri laddove lo strumento processuale tipico per tutelare le ragioni di credito della ricorrente è quello previsto dall’art. 648 c.p.c..

Inoltre poiché il decreto, pur richiesto provvisoriamente esecutivo, è stato emesso non provvisoriamente esecutivo, avendo in quella sede osservato che il presunto documento che riconosceva il debito era in realtà un documento non sottoscritto, la valutazione che si chiede in questa sede rappresenta un riesame della valutazione resa in sede monitoria non prevista dal codice di procedura laddove lo strumento tipico è, ancora una volta, quello previsto dall’art. 648 c.p.c. alla prima udienza del 21/09/2017 piuttosto che l’anticipazione di quella udienza laddove il termine ecceda notevolmente il termine minimo a comparire..

Sugli altri due elementi collegati al periculum, ovvero il riconoscimento di debito (doc. 2) e la grave situazione finanziaria desumibile dal bilancio (doc. 7), si osserva che essi sono tutti fatti anteriori addirittura al deposito del ricorso per decreto ingiuntivo ed infatti il decreto ha già rilevato che il riconoscimento di debito è privo della sottoscrizione sicché non può una bozza non firmata essere valorizzata pro o contro una parte.

La situazione patrimoniale desumibile dal bilancio al 31/12/2015 è appunto desumibile dal bilancio del 2015 sicché anche questo fatto non rappresenta una novità peggiorativa rispetto al deposito del ricorso monitorio che possa essere valorizzata a fronte della presentazione dell’opposizione.

Anche sulla doglianza che l’udienza di opposizione sia stata fissata al 21/09/2017, va osservato che il decreto ingiuntivo è stato notificato il 31/03/2017 e l’opposizione è stata notificata il 09/05/2017 sicché la fissazione della prima udienza al 21/09/2017 appare termine assolutamente congruo visto che la prima udienza utile poteva essere fissata a parte dall’8 settembre 2017 allorquando sarebbero spirati i termini ex art. 163 bis c.p.c..

Anche tale elemento appare pertanto neutro.

Il ricorso va pertanto rigettato mancando allo stato la fondatezza del periculum del provvedimento invocato.

Nulla per le spese.

P.Q.M.

1) Rigetta il ricorso poiché infondato;

2) Manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza.

Padova, 29 giugno 2017

Il Giudice Designato

dott. Giorgio Bertola

Opposizione a decreto ingiuntivo: nullità senza sanatoria della citazione per genericità delle difese

Tribunale di Taranto, sentenza del 9.12.2016 n. 3431, Giudice Claudio Casarano

IL PASSO SALIENTE DELLA SENTENZA

Le difese svolte nell’opposizione risultano a tal punto generiche da non permettere di individuare la ragione posta a suo fondamento; con la conseguenza che ben può equipararsi la forma di nullità processuale qui verificatasi a quella contemplata dall’art. 163 n. 4, ossia al caso della citazione, introduttiva di un giudizio a cognizione ordinaria, mancante delle ragioni di fatto e di diritto della domanda (causa petendi). Tanto pur trattandosi di fattispecie diverse: nel caso regolato da quest’ultima norma si ha riguardo ad una vera e propria domanda giudiziale, diretta all’ottenimento di un bene della vita; nel caso in esame invece ci si trova di fronte ad un’azione tesa a neutralizzare l’efficacia del decreto ingiuntivo, dove in realtà è contenuto il bene della vita, anche se formalmente il modo di proporre l’opposizione a decreto ingiuntivo richiama la forma dell’atto introduttivo di un giudizio.

(omissis)

I MOTIVI DI OPPOSIZIONE AL DECRETO INGIUNTIVO

Il sig. omissis, con atto di citazione notificato in data 05.04.2016, proponeva opposizione avverso il decreto n. 202/2016 emesso dal Tribunale di Taranto, con il quale gli veniva ingiunto il pagamento, in favore della banca opposta, della somma di € 9.342,91, oltre interessi di mora al tasso contrattuale da calcolarsi sul solo capitale, nonché spese e compensi di procedura, liquidati in € 540,00 per compenso ed € 145,50 per esborsi, oltre a rimborso spese generali, IVA e CPA.

Il sig. omissis incentrava l’opposizione esclusivamente sul rilievo che fosse erroneo il calcolo della sorte capitale e degli interessi; ed allo scopo chiedeva CTU per l’accertamento del’esatto ammontare del credito dovuto.

LA DIFESA OPPOSTA: L’ECCEZIONE IN RITO – NULLITÀ DELL’ATTO DI OPPOSIZIONE EX ART. 163, III CO., N. 3 E 4

La banca opposta eccepiva la nullità dell’opposizione.

Sosteneva che ai sensi del combinato disposto degli artt. 163, comma III, nn. 3 e 4, e 164, comma IV, c.p.c., dovesse configurarsi la nullità dell’intero atto di citazione, per la mancanza o, comunque, l’assoluta genericità e indeterminatezza dei fatti costitutivi dell’unica contestazione mossa…; le sopra citate norme, argomentava la difesa opposta, impongono infatti di indicare nell’atto di citazione, a pena di nullità, la determinazione della cosa oggetto della domanda e l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda…”.

La difesa opposta aggiungeva che alla nullità dell’atto di citazione sarebbe dovuta seguire l’inammissibilità della opposizione per decorso dei termini, posto che l’ultimo comma dell’art. 164 c.p.c., nel sanzionare la nullità della citazione per mancata determinazione della cosa oggetto della domanda o mancata esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda, consente la rinnovazione o l’integrazione della citazione, ferme tuttavia le decadenze maturate anteriormente alla rinnovazione o alla integrazione; esclusa allora la possibilità di rinnovazione della citazione in opposizione, seguirebbe giocoforza la sua tardività per decorso del termine di quaranta giorni previsti, con la conseguente definitività del decreto ingiuntivo opposto.

LA DIFESA SUBORDINATA NEL MERITO: I FATTI COSTITUTIVI DEL CREDITO INGIUNTO

Svolgeva poi anche, in via subordinata, difese nel merito e ricordava che l’ingiunzione si fondava in primo luogo sulla stipulazione del contratto n. 1039301…, avvenuta in data …06.2008, e con il quale al sig. omissis veniva erogata la somma di € 9.837,30, con contestuale assunzione dell’obbligo da parte dell’opponente di restituirla mediante il versamento di n. 60 rate, ciascuna pari a € 214,38; venivano contestualmente pattuiti un TAN dell’11,100% e un TAEG del 12,086%.

Come risultava dall’estratto conto allegato in sede monitoria, aggiungeva l’opposta, il sig. omissis, dopo aver incassato la somma richiesta, provvedeva al versamento, in modo discontinuo (tanto che si verificavano spesso insoluti, poi coperti da pagamenti tardivi), di n. 20 rate, l’ultima delle quali in data …2010. Il sig. omissis, precisava la banca, provvedeva poi al versamento di ulteriori somme, a seguito dell’intervento di una società di recupero del credito (indicata con l’acronimo “ABC“; si veda ad esempio, il pagamento di € 1.576,72 in data …10.2010); tali pagamenti, però, risultavano insufficienti a sanare la posizione debitoria.

Per effetto della grave inadempienza del sig. XY, veniva dichiarata la decadenza dal beneficio del termine in data 20.10.2011, quando il capitale residuo del finanziamento ammontava a € 3.897,81.

Con altro contratto, contraddistinto dal n. 1085302022… e stipulato in data …03.2009, all’opponente veniva invece accordata una linea di fido, utilizzabile nei limiti dell’importo di € 1.000,00, e collegata a una carta di credito, con assunzione dell’obbligo, in capo al sig. XY, di rimborsare gli utilizzi mediante versamenti minimi mensili pari a € 20,00; venivano contestualmente pattuiti un TAN del 16,900% e un TAEG del 18,550% (doc. 2 fase monitoria).

Come desumibile dall’estratto conto allegato in sede monitoria (doc. 5 fase monitoria), sosteneva l’opposta, il sig. omissis utilizzava la somma accordata dal …03.2009, data del primo utilizzo di € 1.000,00, provvedendo a effettuare i primi rimborsi a cui si era obbligato tramite RID bancario; nel corso del rapporto, il sig. omissis utilizzava ripetutamente la carta (ad esempio in data …05/…05.2015, per gli importi di € 50,00 e € 80,00). L’opponente, però, non rimborsava tutti gli utilizzi, rendendosi inadempiente per la somma di € 1.749,26.

Da qui l’emissione del decreto ingiuntivo opposto per l’importo complessivo di € 9.342,91.

IL PROCESSO

Non veniva concessa la provvisoria esecutorietà del decreto opposto, nel presupposto che la causa fosse di pronta soluzione; quindi, veniva fissata udienza per la precisazione delle conclusioni e per la discussione ex art. 281 sexies c.p.c..

All’udienza del 07-12-2016 la causa veniva discussa e decisa.

LA INAMMISSIBILITÀ DEI MOTIVI DI OPPOSIZIONE – LA CONSEGUENTE NULLITÀ DELL’OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO – L’IMPOSSIBILITÀ DI SANATORIA PER RINNOVAZIONE DELL’OPPOSIZIONE EX ART. 164, V CO. – 163 N. 3) E 4) C.P.C. – QUINDI LA INAMMISSIBILITÀ DELL’OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO

Le difese svolte nell’opposizione risultano a tal punto generiche da non permettere di individuare la ragione posta a suo fondamento; con la conseguenza che ben può equipararsi la forma di nullità processuale qui verificatasi a quella contemplata dall’art. 163 n. 4, ossia al caso della citazione, introduttiva di un giudizio a cognizione ordinaria, mancante delle ragioni di fatto e di diritto della domanda (causa petendi). Tanto pur trattandosi di fattispecie diverse: nel caso regolato da quest’ultima norma si ha riguardo ad una vera e propria domanda giudiziale, diretta all’ottenimento di un bene della vita; nel caso in esame invece ci si trova di fronte ad un’azione tesa a neutralizzare l’efficacia del decreto ingiuntivo, dove in realtà è contenuto il bene della vita, anche se formalmente il modo di proporre l’opposizione a decreto ingiuntivo richiama la forma dell’atto introduttivo di un giudizio.

Una forma di nullità cioè che se si fosse trattato di una citazione introduttiva di un giudizio a cognizione ordinaria avrebbe comportato il potere di sanatoria officiosa con l’ordine di rinnovazione della citazione ex art. 164, V co., c.p.c.; potere di rinnovazione che, come ricordava bene la difesa opposta, è escluso che possa esercitarsi in via estensiva in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, dal momento che il potere di sanatoria in parola fa salve le decadenze, ivi compresa, quindi, quella che segue alla mancata osservanza del termine di quaranta giorni per proporre utilmente l’opposizione a decreto ingiuntivo.

Si verte, si ricordi, in un caso in cui si configura una forma di nullità processuale sostanziale per la quale la sanatoria opera ex nunc, a differenza di quel che è previsto dall’art. 164, II co., c.p.c., in tema di nullità formali dove invece la rinnovazione giudiziale dell’atto di citazione nullo ha efficacia retroattiva (ex tunc).

L’INFONDATEZZA DELLA OPPOSIZIONE: LA CONTESTAZIONE GENERICA DEI FATTI COSTITUTIVI DELLA DOMANDA EX ART. 115 C.P.C.

Potrebbe tuttavia ritenersi eccessiva l’equiparazione tra atto di citazione introduttivo di un giudizio a cognizione piena ed atto di opposizione a decreto ingiuntivo, soprattutto per la considerazione che nel secondo caso potrebbe essere utile anche una semplice contestazione dei fatti costitutivi della domanda, quindi senza che sia necessaria la puntuale descrizione del fondamento della domanda richiesta dall’art. 164, IV co., c.p.c..

Anche in tal caso l’opposizione sarebbe se non inammissibile quantomeno infondata. Avuto infatti riguardo questa volta alla posizione di convenuto sostanziale che riveste l’opponente, essendosi fondato il decreto ingiuntivo su fatti circostanziati, accompagnati per di più da documenti, la mancata contestazione specifica di questi fatti da parte dell’opponente (convenuto in via sostanziale) comporta che i fatti che fondano la domanda monitoria devono ritenersi ammessi ex art. 115 c.p.c..

Con la conseguenza che, una volta ottenuto questo ineluttabile risultato probatorio, va escluso il potere di integrazione delle difese e delle prove ex art. 183 c.p.c., posto che i fatti che fondano la domanda monitoria devono intendersi ormai come ammessi.

Senza contare, infine, che per superare l’erroneità del calcolo della sorte capitale ed interessi contenuta nell’opposizione a decreto ingiuntivo, la difesa opponente si affidava ad una CTU, che finiva così con l’avere il vieto carattere esplorativo.

L’opposizione va quindi dichiarata inammissibile ed il decreto ingiuntivo confermato.

Le spese del processo seguono la soccombenza dell’opponente e si liquidano come da dispositivo, anche tenuto conto della limitata attività svolta.

P.T.M.

Definitivamente pronunziando sull’opposizione proposta dal sig. omissis nei confronti della Banca omissis S.p.A., con atto di citazione regolarmente notificato, ed avverso il decreto ingiuntivo n. …-2016, emesso in data 03-02-2016, e con il quale gli veniva ingiunto il pagamento della somma di euro di pagare la somma di euro 9.342,91, oltre interessi, rigettata ogni altra domanda ed eccezione, così provvede:

Dichiara inammissibile l’opposizione e conferma il decreto ingiuntivo opposto;

Decreto ingiuntivo esecutivo ex art. 653, I co., c.p.c..

Condanna l’opponente al pagamento delle spese processuali sopportate dall’opposta, che si liquidano, in suo favore, in euro 2.000,00 per compenso professionale, oltre accessori di legge.

Taranto, 7 dicembre 2016

Il giudice – dott. Claudio Casarano