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Archivio per categoria Modello Organizzativo 231

Modello 231 e Gig economy: questo matrimonio s’ha da fare! (Fonte: www.datamanager.it)

La tutela dei rider come modello per la gig economy

Il protocollo quadro sperimentale firmato il 24 marzo 2021 contro le pratiche lavorative illegali potrebbe in futuro diventare un modello per tutelare i lavoratori autonomi della gig economy

Di Avv.ti Andrea Savoia partner e Marilena Cartabia senior associate (UNIOLEX Stucchi & Partners)

Il 24 marzo 2021, è stato sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e AssoDelivery, alla presenza del ministero del Lavoro, il protocollo quadro sperimentale per la legalità, contro il caporalato, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento lavorativo nel settore del food delivery. Obiettivo del protocollo è quello di prevenire pratiche lavorative illegali che intaccano i diritti fondamentali dei cosiddetti rider.

I punti chiave del protocollo sono tre. Primo: l’impegno delle aziende aderenti ad AssoDelivery ad adottare sia un modello organizzativo (ai sensi del D.lgs. n. 231/2001) idoneo a prevenire comportamenti scorretti all’interno dell’azienda con il correlato codice etico. Secondo: l’impegno delle piattaforme a non ricorrere ad aziende terze, almeno sino a quando non verrà creato un apposito albo delle piattaforme. Terzo: l’istituzione di un organo di garanzia il cui compito sarà di vigilare, in posizione di terzietà, sulle dinamiche lavorative dei rider. Tale organo, inoltre, lavorerà coordinandosi con il tavolo di governance e monitoraggio, del quale faranno parte anche i rappresentanti dei lavoratori, oltre che le aziende.

Attualmente, il protocollo interessa il settore del “food delivery”, tra i primi a utilizzare in modo massivo forme di lavoro non standardizzate e flessibili tanto che, nel corso degli ultimi anni, si sono succeduti molteplici interventi sia del legislatore che della giurisprudenza, con i quali si è cercato da un lato di qualificare il lavoro dei rider e dall’altro di introdurre delle tutele minime appropriate a prevenire abusi.

Le norme che interessano questi rapporti sono principalmente due: l’art. 2, D.lgs. 81/2015, che estende la disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni etero-organizzate anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali, e il capo V-bis del medesimo D.lgs. 81/2015, dove sono assicurati livelli minimi di tutela per i lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore.

A fronte dell’anzidetto quadro normativo, i profili di interesse del protocollo del 24 marzo 2021sono diversi. In primo luogo, la scelta di predisporre delle tutele che agiscano in prevenzione di possibili illeciti. In secondo luogo, la previsione che sia i modelli organizzativi sia il codice etico debbano essere oggetto di informativa alle parti sindacali firmatarie, in modo da poter favorire relazioni industriali finalizzate a promuovere lo sviluppo del settore nel rispetto dei diritti dei lavoratori. E, ancora, l’istituzione di un organo nazionale di garanzia al quale spetterà anche il compito di definire trimestralmente, in apposito documento tecnico, soglie di “allarme” oltre le quali attivare ogni utile approfondimento, inclusa la segnalazione alla competente Procura della Repubblica. Il protocollo, da ultimo, legittimando anche le forme di lavoro autonomo in uso per i rider, potrà costituire un modello anche per altri settori della gig economy, fornendo tanto gli strumenti (i modelli organizzativi, i codici etici e così via) quanto un esempio di relazioni sindacali specifico per settori altamente innovativi dove è maggiore l’esigenza di far convivere flessibilità, velocità e tecnologia con tutele effettive per i lavoratori, senza “costringerle” nell’alveo della subordinazione.

Fonte: https://www.datamanager.it/2021/05/la-tutela-dei-rider-come-modello-per-la-gig-economy/

Modello 231 e sicurezza alimentare: il MOG si afferma anche nel settore vitivinicolo! (Fonte: aisveneto.it)

REATI AGROALIMENTARI: MA CHE…”PASTICCIO”

di Claudio Calvello

Il vino rientra nel concetto ampio di alimento. In sostanza possiamo dire che il vino è il prodotto della fermentazione alcolica del mosto di uva che può avere proprietà diverse e tali da originare un’infinità di caratteristiche. Inutile sottolineare che la qualità di un prodotto è molto importante perché tra qualità (del prodotto alimentare) e salute (del consumatore) vi è uno stretto legame. Pertanto, alla base del concetto di qualità, sia per il consumatore sia per il produttore e il distributore, c’è la sicurezza alimentare che è resa obbligatoria dalla normativa vigente. La sicurezza alimentare può certamente essere garantita da adeguate pratiche di produzione degli alimenti, ma deve necessariamente essere assistita anche da un efficace sistema sanzionatorio. Tale presidio era rappresentato da una legge risalente nel tempo (L. n. 283 del 30 aprile 1962) che, tuttavia, l’art. 18 del recente Decreto legislativo n. 27/2021, ha incredibilmente (e inspiegabilmente) abrogato nella parte in cui venivano previste tutta una serie di sanzioni, sia di natura penale che amministrativa, a tutela della salute del consumatore. Evidentemente ai redattori del D.L. 27/21 è sfuggito qualcosa di mano, infatti è noto a tutti che la tendenza del Legislatore europeo sta andando sempre più verso una maggiore attenzione nella sicurezza alimentare con conseguenti norme sanzionatorie maggiormente stringenti nei confronti di chi tali normative e protocolli di produzione e sicurezza alimentare non rispetta. Ed invero, cibi e bevande prodotti in spregio alle normative di riferimento, possano causare gravi danni alla salute anche letali. Chi non ricorda lo scandalo del vino al metanolo del 1986 che provocò anche diverse vittime. Ebbene, a tale vero e proprio “pasticcio” normativo, ha posto rimedio il decreto-legge n. 42/2021, approvato dal Governo Draghi in extremis, il quale ha così evitato l’effetto abrogativo delle disposizioni sanzionatorie di cui alla L. 283/62. Tale depenalizzazione avrebbe, di fatto, travolto non solo i processi in corso, ma anche quelli già conclusi ponendo così nel nulla il lavoro in questi anni svolto da forze dell’Ordine e Magistratura volto ad arginare condotte delittuose poste in essere da gente senza scrupoli nel campo agroalimentare e, per quel che qui interessa, nello specifico settore vitivinicolo. Si pensi che attualmente nel nostro Parlamento è in discussione un disegno di legge (DDL AC 2427) che prevede il rafforzamento della tutela penale nel settore agroalimentare con una particolare attenzione anche al dilagante fenomeno della “enopirateria”. In questa prospettiva, le aziende vitivinicole più attente alla qualità del proprio prodotto ed alla salute dei propri clienti/consumatori si sono già organizzate con un proprio “Modello Organizzativo 231”, altre lo stanno già facendo al fine di non farsi cogliere impreparate rispetto ad una tendenza normativa già chiaramente tracciata.

Fonte: articolo pubblicato in data 26 aprile 2021 sulla Rivista dell’Ais Veneto (Associazione Italiana Sommelier) al seguente indirizzo https://www.aisveneto.it/news/1017-sicurezza-alimentare.html#.YImN36HOPcs

L’Organismo di Vigilanza: cos’è, quali compiti, sanzioni e multe (Fonte: Orizzontescuola.it)

di Antonio Fundarò

Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto nell’ordinamento italiano un regime di responsabilità amministrativa a carico degli enti come conseguenza di alcune fattispecie di reato commesse nell’interesse oppure a vantaggio degli stessi: da persone che rivestano funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione degli enti stessi o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, ovvero da persone fisiche che esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo degli enti medesimi, nonché; da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. Tale responsabilità si aggiunge a quella (penale) della persona fisica che ha realizzato effettivamente il reato.

Le sanzioni previste dal Decreto si distinguono in pecuniarie ed interdittive, quali la sospensione o revoca di licenze o concessioni, l’interdizione dall’esercizio dell’attività, il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione, l’esclusione o revoca di finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi.

I reati e il regime di responsabilità giuridica

Quanto alla tipologia di reati destinati a comportare il suddetto regime di responsabilità amministrativa a carico degli Enti, il Decreto, nel suo testo originario (artt. 24 e 25), si riferisce ad una serie di reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Trattasi dei seguenti reati:

  • corruzione per un atto d’ufficio (art. 318 c.p.);
  • corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.); corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.);
  • istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.);
  • concussione (art. 317 c.p.);
  • malversazione a danno dello Stato, dell’Unione Europea o di altro ente pubblico (art. 316-bis c.p.);
  • indebita percezione di contributi, finanziamenti o altre erogazioni da parte dello Stato, dell’Unione Europea o di altro ente pubblico (art. 316-ter c.p.);
  • truffa in danno dello Stato, dell’Unione Europea o di altro ente pubblico (art. 640, 2° comma, n. 1 c.p.);
  • truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.);
  • frode informatica in danno dello Stato, dell’Unione Europea o di altro ente pubblico (art. 640-ter c.p.).

Modello di Organizzazione e di Gestione

L’adozione del “Modello di Organizzazione e di Gestione”: strumento di buon governo e mezzo per prevenire, per quanto possibile, il compimento dei reati previsti dal Decreto
L’articolo 6 del Decreto introduce una particolare forma di esonero dalla responsabilità amministrativa dipendente da reato, pur quando un reato venga inopinatamente commesso, qualora l’Ente dimostri:

  • di aver adottato ed efficacemente attuato attraverso il suo organo dirigente, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
  • di aver affidato ad un organismo, dotato di autonomi poteri d’iniziativa e di controllo, il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli, nonché di curare il loro aggiornamento;
  • che le persone che hanno commesso il reato hanno agito eludendo fraudolentemente i suddetti modelli di organizzazione e di gestione;
  • che non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di cui alla precedente lett. b).

Cosa prevede il Decreto?

Il Decreto prevede, inoltre, che in relazione all’estensione dei poteri delegati ed al rischio di commissione dei reati i modelli di cui alla lettera a), debbano rispondere alle seguenti esigenze:

  1. individuare le aree a rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto;
  2. predisporre specifici protocolli al fine di programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati da prevenire;
  3. prevedere modalità di individuazione e di gestione delle risorse finanziarie dell’azienda idonee ad impedire la commissione di tali reati;
  4. prescrivere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello;
  5. configurare un sistema disciplinare interno idoneo a sanzionare il mancato rispetto
    delle misure indicate nel modello.

I modelli di gestione e organizzazione

Lo stesso Decreto dispone che i modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui sopra, sulla base di codici di comportamento (denominati anche Linee Guida) redatti dalle associazioni rappresentative di categoria e comunicati al Ministero della Giustizia.
L’adozione di un modello di organizzazione e di gestione costituisce inoltre un fattore decisivo per il miglioramento della struttura organizzativa e del sistema di controllo di una società, anche nella prospettiva del progressivo sviluppo dell’attività di riferimento.
L’istituto d’istruzione superiore statale Galileo Galilei con l’adozione del modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/2001 intende proseguire con l’attuazione di un completo sistema di responsabilità sociale dell’impresa.

Le Linee Guida Regionali

Le Linee Guida Regionali per la definizione di modelli di organizzazione, gestione e controllo degli enti accreditati che erogano servizi nell’ambito della filiera istruzioneformazione-lavoro
Alcune regioni, come la regione Lombardia, hanno predisposto delle proprie Linee Guida, per la definizione di modelli di organizzazione, gestione e controllo degli enti accreditati che erogano servizi nell’ambito della filiera istruzione-formazione-lavoro, il cui contenuto può essere così schematizzato:

  • individuazione delle aree di rischio, volta a verificare in quale area/settore aziendale sia possibile la realizzazione dei reati previsti dal Decreto;
  • predisposizione di un sistema di controllo in grado di prevenire i rischi di realizzazione dei predetti reati attraverso l’adozione di appositi protocolli.

Le componenti di controllo

Le componenti più rilevanti del sistema di controllo proposto sono:

  • codice etico;
  • sistema organizzativo;
  • sistemi di controllo e gestione;
  • comunicazione al personale e sua formazione.

Le informazioni al sistema di controllo

Le componenti del sistema di controllo devono essere informate ai seguenti principi:

  1. verificabilità, documentabilità, coerenza e congruenza di ogni operazione;
  2. documentazione dei controlli;
  3. previsione di un adeguato sistema sanzionatorio per la violazione delle procedure previste dal modello;
  4. individuazione dei requisiti dell’organismo di vigilanza, riassumibili come segue: autonomia e indipendenza; professionalità; continuità di azione.

È opportuno evidenziare che la mancata conformità a punti specifici delle Linee Guida non inficia di per sé la validità del Modello. Il singolo Modello infatti, dovendo essere redatto con riguardo alla realtà concreta dell’ente cui si riferisce, ben può discostarsi dalle Linee Guida, per garantire maggiormente le esigenze tutelate dal Decreto. Il presente Modello Organizzativo, è stato elaborato tenendo in considerazione le suddette Linee Guida poiché in esse è stato riconosciuto un concreto aiuto metodologico.

Il Modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231/01

Il Modello persegue l’obiettivo di evidenziare e configurare un sistema strutturato ed organico di procedure e di attività di controllo volto a prevenire, per quanto possibile, la commissione di condotte che possano integrare i reati contemplati dal Decreto.

Attraverso l’individuazione delle attività esposte al rischio di reato e la loro conseguente proceduralizzazione, si vuole, da un lato, determinare una piena consapevolezza in tutti coloro che operano in nome e per conto di un istituto di poter incorrere in un illecito passibile di sanzione (illecito la cui commissione è fortemente censurata dall’ente, in quanto sempre contraria ai suoi interessi anche quando, apparentemente, foriera di un vantaggio); dall’altro, grazie ad un monitoraggio costante dell’attività, consentire all’istituto di intervenire tempestivamente per prevenire o contrastare la commissione dei reati stessi.

Punti cardine del Modello

Punti cardine del Modello, oltre ai principi sopra riportati, sono:

  • la mappatura delle attività a rischio della società, ossia quelle attività nel cui ambito è possibile la commissione dei reati previsti dal Decreto;
  • l’individuazione dell’Organismo di Vigilanza (O.d.V.) e l’attribuzione al medesimo di specifici compiti di vigilanza sull’efficace e corretto funzionamento del Modello;
  • la verifica e documentazione di ogni operazione rilevante;
  • la definizione di poteri organizzativi coerenti con le responsabilità assegnate;
  • la verificabilità ex post dei comportamenti, nonché del funzionamento del Modello con conseguente aggiornamento periodico;
  • la diffusione ed il coinvolgimento di tutti i responsabili dell’istituto nell’attuazione delle regole comportamentali e delle procedure istituite.

Organismo di Vigilanza (O.d.V.)

In attuazione di quanto previsto dal Decreto, l’organo cui affidare il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del Modello, nonché di curarne l’aggiornamento (nel presente Modello definito anche O.d.V. – Organismo di Vigilanza), deve essere un organo della società dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

Le linee guida dettano una serie di criteri utili per una migliore efficacia della portata preventiva del Modello Organizzativo anche in punto di individuazione concreta dell’O.d.V.

Nello specifico, per un efficace svolgimento delle proprie funzioni, l’O.d.V. deve soddisfare i seguenti requisiti:

  • Autonomia. All’O.d.V., che risponde della propria attività direttamente all’organo dirigente, deve essere assicurata completa autonomia;
  • Professionalità. E’ necessario che i componenti dell’O.d.V. abbiano competenze in materia di metodologie per l’individuazione delle frodi e per la rilevazione dei rischi, necessarie per la prevenzione dei reati e per la verifica del rispetto del Modello da parte degli appartenenti all’organizzazione;
  • Continuità di azione. Tale requisito è soddisfatto dalla presenza di una struttura interna dedicata all’attività di vigilanza sul Modello.

Le Linee Guida sottolineano in ogni caso l’opportunità di adeguare la composizione dell’Organismo di Vigilanza alle caratteristiche ed alle dimensioni della singola realtà.

Principi generali in tema di nomina e sostituzione dell’Organismo di Vigilanza

La nomina quale componente dell’Organismo di Vigilanza è condizionata alla presenza dei requisiti soggettivi di onorabilità vigenti per gli amministratori di imprese (cfr. art. 2382 c.c.), nonché all’assenza di cause di incompatibilità con la nomina stessa, ossia potenziali conflitti di interesse con il ruolo e i compiti che si andrebbero a svolgere, quali, a titolo meramente esemplificativo:

  • situazioni personali o professionali tali da pregiudicare l’indipendenza richiesta dal ruolo e dai compiti propri dell’Organismo di Vigilanza;
  • funzioni di amministrazione, nei tre esercizi precedenti alla nomina quale membro dell’Organismo di Vigilanza ovvero all’instaurazione del rapporto di consulenza/collaborazione con lo stesso Organismo, di imprese sottoposte a fallimento, liquidazione coatta amministrativa o altre procedure concorsuali;
  • sentenza di condanna, anche non passata in giudicato, ovvero sentenza di applicazione: della pena su richiesta (il c.d. “patteggiamento”), in Italia o all’estero, per i delitti richiamati dal d.lgs. 231/2001 o da altri delitti comunque incidenti sulla moralità professionale; condanna, con sentenza, anche non passata in giudicato, a una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l’interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

Nel caso di dimissioni di uno o più componenti dell’Organismo di Vigilanza, il Consiglio d’Istituto provvede alla loro sostituzione con propria deliberazione. Al fine di garantire la stabilità e le prerogative dell’Organismo di Vigilanza, la revoca dei poteri e l’attribuzione degli stessi ad altro soggetto, potrà avvenire soltanto per giusta causa mediante un’apposita delibera del Consiglio d’Istituto.

Le osservazione dell’OdV

In tale circostanza l’Organismo di Vigilanza, ovvero ciascuno dei suoi componenti, potrà far pervenire al Consiglio d’Istituto le proprie osservazioni in merito. A tale proposito, per “giusta causa” di revoca potrà intendersi, a titolo meramente esemplificativo:

  • una grave negligenza nell’assolvimento dei compiti connessi con l’incarico;
  • l’“omessa o insufficiente vigilanza” da parte dell’Organismo di Vigilanza, secondo quanto previsto dall’art. 6, comma 1, lett. d), d.lgs. 231/2001, risultante da una sentenza di condanna, anche non passata in giudicato, emessa nei confronti della Società ai sensi del d.lgs. 231/2001 ovvero da sentenza di applicazione della pena su richiesta (il c.d. patteggiamento);
  • il sopraggiungere di un motivo di incompatibilità/ineleggibilità.

Cosa può fare il CdI?

In casi di particolare gravità, il Consiglio d’Istituto potrà comunque disporre la sospensione dei poteri o delle funzioni di un singolo componente dell’Organismo di Vigilanza e la nomina di un Organismo ad interim.
Tenuto conto della peculiarità delle attribuzioni dell’O.d.V. e dei connessi contenuti professionali, nello svolgimento dei compiti di vigilanza e controllo esso può essere supportato da personale dedicato. Inoltre, può avvalersi dell’ausilio delle funzioni presenti in istituto che, di volta in volta, si rendessero necessarie e potrà anche utilizzare consulenti esterni, quando ciò risultasse necessario per il più efficace ed autonomo espletamento dei propri compiti.

Funzioni e poteri dell’Organismo di Vigilanza

L’Organismo di Vigilanza si dota di un regolamento volto a disciplinare lo svolgimento della propria attività. L’Organismo è chiamato a svolgere le seguenti attività:

  • verificare l’efficienza e l’efficacia del Modello anche in termini di rispondenza tra le modalità operative adottate in concreto e gli standard di comportamento e le procedure, le formalmente previste dal Modello stesso;
  • curare che l’istituto attui un costante aggiornamento del Modello, formulando, ove necessario, alla dirigenza le proposte per eventuali aggiornamenti e adeguamenti da realizzarsi mediante le modifiche e/o le integrazioni che si dovessero rendere necessarie in conseguenza di significative violazioni delle prescrizioni del Modello; significative modificazioni dell’assetto interno dell’istituto e/o delle modalità di svolgimento delle attività; modifiche normative;
  • assicurare il periodico aggiornamento del sistema di identificazione, mappatura e classificazione delle attività sensibili;
  • rilevare gli eventuali scostamenti comportamentali che dovessero emergere dall’analisi dei flussi informativi e dalle segnalazioni alle quali sono tenuti i responsabili delle varie funzioni, nonché dall’attività propria di verifica effettuata sui processi sensibili;
  • segnalare tempestivamente alla dirigenza, per gli opportuni provvedimenti, le violazioni accertate del Modello che possano comportare l’insorgere di una responsabilità in capo all’istituto;
  • far promuovere e definire le iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione dei contenuti del D.Lgs. 231/2001, del Modello, nonché per la formazione del personale e la sensibilizzazione dello stesso all’osservanza dei principi contenuti nel Modello; nel predisporre un efficace sistema di comunicazione interna per consentire la trasmissione di notizie rilevanti ai fini del D.Lgs. 231/2001 garantendo la tutela e riservatezza del segnalante; nel riferire periodicamente al dirigente scolastico e al Consiglio d’istituto circa lo stato di attuazione e di operatività del Modello.
  • Obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Vigilanza – Flussi informativi
    Ogni informazione conosciuta dalle funzioni interne all’istituto, proveniente anche da terzi ed attinente all’attuazione del Modello stesso nelle aree di attività a rischio dovrà essere portata a conoscenza dell’O.d.V.

Le notizie relative alla presumibile commissione dei reati

Le informazioni riguardano in genere tutte le notizie relative alla presumibile commissione dei reati previsti dal Decreto in relazione all’attività dell’istituto o a comportamenti non in linea con le regole di condotta adottate dall’istituto stesso.

L’afflusso di segnalazioni, incluse quelle di natura ufficiosa, deve essere canalizzato verso l’O.d.V.

Le segnalazioni, aventi ad oggetto ogni violazione accertata o presunta del Modello, dovranno essere raccolte sia che siano effettuate in forma scritta, che in forma orale o in via telematica.

L’O.d.V. agisce in modo da assicurare la riservatezza circa l’identità del segnalante, fatti salvi gli obblighi di legge e la tutela dei diritti della Scuola o delle persone accusate erroneamente e/o in mala fede.
Il comportamento commissivo od omissivo volto ad eludere gli obblighi di informazione nei confronti dell’Organismo di Vigilanza, costituisce illecito disciplinare ai sensi del cap. 6 del presente Modello.

Obblighi di informativa relativi ad atti ufficiali

Oltre alle segnalazioni anche ufficiose di cui al paragrafo precedente, devono essere obbligatoriamente trasmesse all’O.d.V. le informazioni concernenti:

  • i provvedimenti e/o notizie provenienti dalla Magistratura, da organi di polizia giudiziaria, o da qualsiasi altra autorità, dai quali si evinca lo svolgimento di indagini, anche nei confronti di ignoti, comunque concernenti l’IIS Galileo Galilei, per i reati previsti dal Decreto; – i rapporti predisposti dai responsabili di altre funzioni aziendali nell’ambito della loro attività di controllo, dai quali possano emergere fatti, atti, eventi od omissioni con profili di criticità rispetto all’osservanza delle norme del Decreto;
  • le notizie relative all’effettiva attuazione, a tutti i livelli dell’istituto, del Modello Organizzativo con evidenza dei procedimenti disciplinari svolti e delle eventuali sanzioni irrogate (ivi compresi i provvedimenti verso i dipendenti).

Sistema disciplinare e sanzionatorio

Un aspetto essenziale per l’efficace attuazione del Modello è la predisposizione di un adeguato sistema disciplinare e sanzionatorio che contrasti ogni possibile violazione delle regole di condotta delineate dal Modello stesso per prevenire i reati di cui al Decreto e, in generale, delle procedure interne richiamate dal Modello (cfr. art. 6, comma secondo, lett. e, art. 7, comma quarto, lett. b) o attuative del medesimo.

L’applicazione delle sanzioni prescinde dall’effettiva commissione di un reato e, quindi, dal sorgere e dall’esito di un eventuale procedimento penale.

Soggetti

Sono soggetti al sistema sanzionatorio e disciplinare, di cui al presente Modello, tutti i dipendenti ed i collaboratori della Scuola, nonché tutti coloro che abbiano rapporti contrattuali con l’istituto, nell’ambito dei rapporti stessi. Il procedimento per l’erogazione delle sanzioni di cui tiene conto delle particolarità derivanti dallo status giuridico del soggetto nei cui confronti si procede.

L’Organismo di Vigilanza verifica che siano adottate misure specifiche per l’informazione di tutti i soggetti sopra previsti, sin dal sorgere del loro rapporto con la Scuola, circa l’esistenza ed il contenuto del presente apparato sanzionatorio.

Sanzioni nei confronti dei lavoratori

I comportamenti tenuti dai dipendenti in violazione delle singole regole comportamentali dedotte nel presente Modello sono definiti come illeciti disciplinari.

Le lavoratrici ed i lavoratori della Scuola sono soggetti alle iniziative di controllo legittimamente svolte dall’O.d.V. in esecuzione dei compiti attribuitigli dal presente Modello Organizzativo; ostacolare l’attività dell’O.d.V. costituisce illecito disciplinare.

Con riferimento alle sanzioni erogabili, esse rientrano tra quelle previste dal Regolamento interno della Scuola approvato, dal Consigli d’Istituto e/o dal sistema sanzionatorio previsto dal CCNL vigente.

Il sistema disciplinare descrive i comportamenti sanzionati secondo il rilievo che assumono le singole fattispecie considerate e le sanzioni in concreto previste per la commissione dei fatti, sulla base della loro gravità. In relazione a quanto sopra, il Modello fa riferimento alle sanzioni ed alle categorie di fatti sanzionabili previste dal predetto CCNL, al fine di ricondurre le eventuali violazioni del Modello nelle fattispecie già previste dalle predette disposizioni.

Le sanzioni

Fermi restando gli obblighi in capo alla Scuola derivanti dallo Statuto dei Lavoratori, i comportamenti che costituiscono violazione del Modello, corredati dalle relative sanzioni, sono molteplici.

Richiamo verbale

Incorre nel provvedimento di “richiamo verbale” il lavoratore che, commettendo un’infrazione di lieve entità, violi una delle procedure/linee guida interne previste dal Modello (ad esempio, che non osservi le procedure/linee guida prescritte, ometta, senza giustificato motivo, di dare comunicazione all’Organismo di Vigilanza delle informazioni richieste, ometta di svolgere controlli, ecc.), o adotti nell’espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello stesso. Tali comportamenti costituiscono una mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Scuola.

Richiamo scritto

Incorre nel provvedimento di “richiamo scritto”, preliminarmente all’erogazione di taluna delle sanzioni di cui ai punti successivi, il lavoratore che violi le procedure/linee guida previste dal Modello o adotti, nell’espletamento di attività nelle aree sensibili, un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello. Tali comportamenti costituiscono una mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Scuola.

Multa

Incorre nel provvedimento della “multa”, non superiore all’importo di quattro ore della normale retribuzione, il lavoratore che, eseguendo con negligenza il lavoro affidatogli ovvero commettendo abusi nello svolgimento dei propri compiti, violi le procedure/linee guida interne previste dal Modello, o adotti nell’espletamento di attività nelle aree sensibili, un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello.

Sospensioni

Incorre nel provvedimento della “sospensione” dal lavoro e dal trattamento retributivo per un periodo non superiore ai quattro giorni il lavoratore che, compiendo atti di insubordinazione nei confronti dei superiori o assumendo un contegno scorretto verso gli utenti, i soggetti esterni, i colleghi, violi le procedure/linee guida interne previste dal Modello, o adotti nell’espletamento di attività nelle aree sensibili un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello. Tali comportamenti, costituiscono una mancata osservanza delle disposizioni impartite dalla Società.

Licenziamento

Incorre nel provvedimento del licenziamento il lavoratore che adotti nell’espletamento delle attività nelle aree sensibili un comportamento in violazione alle prescrizioni del Modello, tale da determinare la concreta applicazione a carico della Scuola delle misure previste dal d.lgs. 231/2001 ovvero il lavoratore che sia recidivo, oltre la terza volta in un anno solare, in una qualunque delle contestazioni previste dai punti precedenti. Tali comportamenti fanno venire meno radicalmente la fiducia della Scuola nei confronti del lavoratore, costituendo per l’istituto un grave nocumento morale e/o materiale.

Il regolamento

È sempre utile predisporre l’apposito regolamento dell’OdV esterno. Alcuni istituti ne hanno predisposto di davvero molto completi. È il caso dell’Istituto Paritario Michelangelo Buonarroti di Verona e l’Istituto d’istruzione Superiore Statale Galileo Galilei di Crema (CR) diretto dal dirigente scolastico professoressa Maria Grazia Crispiatico. Esempi di “eccellenza” che testimoniano l’attenzione alla scuola che deve crescere e competere.

Articolo del 12.03.2021, Autore Dott. Antonio Fundarò *.

(Fonte: https://www.orizzontescuola.it/lorganismo-di-vigilanza-cose-quali-compiti-sanzioni-e-multe-scarica-un-modello-di-regolamento/)

* Antonio Fundarò, uno dei 5 finalisti italiani dell’atlante Italian Teacher Award a.s. 2019 – 2020, è dottore in “Scienze Politiche”, in “Scienze Giuridiche” e in “Scienze dell’educazione e della Comunicazione”; dottore di Ricerca in “Uomo e Ambiente”; in “Storia della Cultura e della Tecnica”; in “Frutticultura del Mediterraneo”. È docente in convenzione di “Storia della Filosofia” nel Corso di Laurea in “Scienze e Tecniche Psicologiche” all’Università degli Studi di Palermo (dove ha insegnato, tra l’altro, “Scrittura della Lingua Italiana”), giornalista, formatore in numerosi ambiti territoriali. È docente nelle scuole pubbliche italiane, in ruolo da 30 anni e nelle quali ha insegnato e insegna sia alla Secondaria di Secondo Grado (Discipline giuridiche ed economiche) che alla Primaria, sempre a tempo indeterminato. Collabora a riviste scientifiche italiane e straniere. E’ formatore del Ministero dell’Istruzione e di Orizzonte Scuola Formazione. Ha scritto più di 200 articoli scientifici e un centinaio di volumi. Ha vinto, tra i tanti altri: il Premio della Cultura Unesco nel 2010; l’Oscar del Mediterraneo per la letteratura; il primo classificato del Premio Internazionale G. Bruno, per la raccolta di racconti “Oltre”. É stato uno dei 50 migliori docenti italiani nel 2017 selezionato dal Ministero dell’istruzione. È stato uno del 20 migliori docenti italiani, nel 2020, selezionato dal Ministero dell’Istruzione. Collabora al quotidiano “Orizzontescuola.it”, è vice direttore della rivista “Cesise News”, dirige Scripta Manent.

Responsabilità 231: scarica le linee guida di Assoambiente edizione 2020 per gli operatori della gestione dei rifiuti

PRESENTAZIONE

Con il D.Lgs. n. 231/2001 viene introdotta per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano la “responsabilità amministrativa degli enti per gli illeciti conseguenti alla commissione di un reato”: una responsabilità che, sebbene il legislatore qualifichi come amministrativa, si configura di fatto come una responsabilità di natura penale. Se l’ambito originale del D.Lgs. n. 231/2001, relativo ai reati societari e ai reati nei confronti della pubblica amministrazione riguardava già potenzialmente molte aziende, l’estensione negli anni alle tematiche della sicurezza sul lavoro e della gestione ambiente ha allargato enormemente il numero di imprese potenzialmente coinvolte. FISE Assoambiente e Certiquality, proseguendo la collaborazione avviata con la precedente pubblicazione “Linee guida per l’applicazione integrata delle norme ISO 9001 – ISO 14001 – BS OHSAS 18002 per le attività del ciclo dei rifiuti”, hanno promosso la realizzazione della presente Guida proprio per sensibilizzare e supportare il management delle aziende ed i loro collaboratori su queste importanti tematiche, fornendo, al tempo stesso, uno strumento pratico di lavoro. In questo nuovo quadro normativo assumono infatti particolare importanza i Modelli organizzativi indicati dal D.Lgs. n. 231/2001: un sistema di controllo preventivo, che parte da un’analisi dei rischi, individua le fattispecie di reato cui è potenzialmente sottoposta l’organizzazione e prevede la definizione di un adeguato sistema di prevenzione e controllo. Le Linee Guida realizzate hanno proprio il ruolo chiave di offrire agli imprenditori una maggiore consapevolezza di quali, nell’ambito dei processi aziendali, possono costituire le attività “sensibili” potenzialmente in grado di condurre i soggetti apicali, responsabili di una specifica procedura, ad assumere una condotta colposa. Nel documento è perciò possibile trovare, per le imprese che abbiano scelto di adottare un modello di organizzazione e gestione, una serie di indicazioni e misure, essenzialmente tratte dalla pratica aziendale, ritenute idonee a rispondere alle esigenze delineate dal D.Lgs. n. 231/2001. Il Modello di gestione non dovrà però rappresentare un mero adempimento burocratico ma dovrà “vivere” con l’impresa, aderire alle sue caratteristiche ed alla sua organizzazione ed evolversi e cambiare con essa nell’auspicio che tale condotta valorizzi gli sforzi organizzativi sostenuti dalle imprese per allinearsi alle prescrizioni normative.

Un vivo ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione delle Linea Guida.

Elisabetta Perrotta (Direttore FISE ASSOAMBIENTE)

Umberto Chiminazzo (Direttore Generale CERTIQUALITY)

QUI SOTTO LE LINEE GUIDA IN PDF

Linee_Guida_Assoambiente_novembre_2020

Uber: con il Modello Organizzativo 231, più sicurezza per riders e più garanzie per i corrieri (fonte: Affaritaliani.it)

I rider avranno dispositivi per la sicurezza personale messi a disposizione gratuitamente dall’azienda

È stato presentato oggi il protocollo di sicurezza e salute per i rider stilato da Uber Eats. Come comunica la stessa società, sono state sottoscritte delle linee guida, che “garantiscono i più alti livelli nel settore del food delivery in termini di tutela della salute e sicurezza, garanzie e benessere delle migliaia di corrieri attivi sulla piattaforma Uber Eats nel nostro Paese”. I rider avranno dispositivi per la sicurezza personale messi a disposizione gratuitamente dall’azienda.

Per prima cosa i Dpi, non solo sanitari ma anche per la prevenzione degli infortuni: casco di sicurezza per bicicletta, indumento ad alta visibilità, giacca e pantaloni antipioggia, supporto impermeabile per smartphone da applicare sulla bicicletta, luci da applicare sulla bicicletta e fascia da braccio catarifrangente. I fattorini saranno poi forniti dell’equipaggiamento protettivo anti-Covid-19 (in modo diretto o tramite rimborso), e quindi di mascherine e gel. Nella stessa app che organizza il loro lavoro avranno un tasto di emergenza utilizzabile in caso di problemi di sicurezza, che consente di contattare il 112 e di ricevere assistenza da parte di un team Uber. Appositi reminder ricorderanno ai lavoratori di indossare i dispositivi di sicurezza ad intervalli regolari. L’azienda organizzerà una campagna di sensibilizzazione per i rider in materia di salute e sicurezza e igiene alimentare, che prevede la condivisione di informazioni, suggerimenti e guide (in formato video) e l’invio di avvisi, comunicazioni e reminder in relazione al rispetto delle norme di sicurezza stradale, con particolare riferimento al corretto e sicuro utilizzo dell’app/cellulare mentre il rider è in movimento, e all’importanza dell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale forniti dall’azienda. Inoltre Uber fornirà corsi gratuiti di formazione dedicati alla salute e sicurezza sul lavoro e alla sicurezza stradale: una formazione obbligatoria e in più lingue, visto che molti dei fattorini sono migranti. Sara’ poi la stessa azienda a verificare l’idoneità dei veicoli per le consegne, sia che si tratti di biciclette sia che si tratti di mezzi a motore.

Per una verifica incrociata, gli altri utenti della piattaforma (ristoranti e consumatori) potranno fornire (su base volontaria) feedback in merito ai corrieri anche in relazione all’utilizzo da parte degli stessi dei dpi. “Grazie al nuovo protocollo, Uber Eats e’ la prima azienda in Italia a mettere a punto un insieme di procedure chiare e iniziative concrete volte alla sicurezza e al benessere dei rider in Italia. Con le attività che stiamo realizzando ora e nei prossimi mesi, miriamo a diventare il modello di riferimento per l’intero settore del food delivery nell’ambito della tutela della salute e sicurezza dai corrieri, e un esempio per tutte le realtà operanti nella consegna di beni a domicilio nel nostro paese” afferma Gabriele De Giorgi (Public Policy Manager) di Uber Italia. Anche l’amministratore giudiziario Cesare Meroni e gli avvocati Fabio Cesare e Marcella Vulcano, hanno espresso soddisfazione per i risultati raggiunti: “Uber sta seguendo le coordinate tracciate dai giudici della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, delegati alla procedura, Fabio Roia e Veronica Tallarida. La società ha osservato e progressivamente attuato l’imponente programma prescrizionale elaborato dall’ufficio dell’amministratore giudiziario. Un piano di compliance 231 che ha inciso sull’assetto organizzativo della società, anche attraverso l’istituzione di un Compliance Champion, deputato ad assicurare, insieme all’organismo di vigilanza, l’effettiva attuazione del Modello organizzativo 231 e il rispetto delle politiche e delle procedure interne da parte dei dipendenti, dei corrieri e di tutti i soggetti coinvolti nelle attività aziendali. Particolare attenzione è stata posta alla salute e sicurezza dei riders con un programma specifico nel settore del food delivery che dimostra la posizione di contrasto della società rispetto a forme di sfruttamento del lavoro. La società sta facendo un notevole sforzo di programmazione ed economico per posizionarsi nel settore del food delivery come un’impresa ad un elevato livello di connotazione etica e di responsabilità sociale, operando in un alveo di legalità e di tutela dei lavoratori. Il percorso virtuoso intrapreso dal management è una chiara manifestazione della volontà della società di dare seguito agli sforzi fin qui compiuti impegnandosi nell’adozione e nell’implementazione delle procedure e best practices con l’obiettivo di qualificarsi come modello positivo e di riferimento per il settore del food delivery, a tutela della salute e del benessere dei corrieri e di tutti i lavoratori”. Va ricordato che la filiale italiana di food delivery che fa parte del colosso americano del noleggio auto e’ dalla primavera scorsa al centro di un’inchiesta della Procura di Milano per caporalato. A rivelare i particolari dello sfruttamento dei fattorini è stata l’indagine coordinata dal pm Paolo Storari. Fra gli indagati una ex dirigente dell’azienda (poi sospesa), e i titolari di due ditte intermediarie che procuravano i lavoratori pagandoli 3 euro a consegna. L’azienda e’ stata ammessa come responsabile civile all’udienza preliminare del processo. Contemporaneamente la sezione autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano aveva disposto il commissariamento, lo scorso 28 maggio ed e’ per questo che ad oggi risulta ancora sotto il controllo di un board di amministratori giudiziari.

(fonte: Affaritaliani.it – articolo del 10.02.2021)

https://www.affaritaliani.it/milano/uber-protocollo-salute-sicurezza-rider-piu-garanzie-per-i-corrieri-722130.html?refresh_ce

Processo 231 e messa alla prova dell’ente: lo stato dell’arte dopo la sentenza del Tribunale di Modena (GIP 19.10.2020)

A cura di Claudio Calvello

La sospensione del processo con messa alla prova è una forma di probation giudiziale che consiste in una modalità alternativa di definizione del processo, attivabile sin dalla fase delle indagini preliminari, mediante la quale è possibile pervenire ad una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato, laddove il periodo di prova cui acceda l’indagato / imputato, ammesso dal giudice in presenza di determinati presupposti normativi, si concluda con esito positivo.

Nel nostro ordinamento si è soliti far rientrare nel sistema di probation istituti di diversa natura, aventi per denominatore comune il fatto di svolgersi nella comunità esterna e di richiedere attività ed interventi volti al reinserimento sociale dell’autore di reato.

Ebbene, neppure il tempo di festeggiare, per taluni, la pubblicazione della sentenza del Tribunale di Modena con cui il Giudice per le indagini preliminari, Dott. Andrea Salvatore Romito, aveva consentito all’ente l’accesso all’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova, che il Tribunale di Bologna, (Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, ordinanza 10 dicembre 2020), spegneva ogni entusiasmo.

È chiaro, quindi, che il dibattito verte, sulla possibilità di applicare anche agli enti la c.d. “messa alla prova”, istituto introdotto con la Legge n. 67/2014. e riservato, secondo taluni, esclusivamente alle persone fisiche.

Il Tribunale di Modena si era, infatti, espresso in senso opposto rispetto ad altra pronuncia (del 2017) con cui veniva statuita dal Tribunale di Milano la NON applicabilità della messa alla prova ad una società imputata ai sensi del d.lgs. n. 231 del 2001 “in assenza, de jure condito, di una normativa di raccordo che renda applicabile la disciplina di cui agli artt. 168 bis c.p., alla categoria degli enti”

Viceversa, secondo il Tribunale di Modena, nel caso sottoposto al suo esame, l’ente meritava di potere accedere all’istituto in parola poiché dal programma di trattamento presentato dalla Difesa, emergeva l’intenzione dell’impresa (attiva nel settore della produzione di generi alimentari) di provvedere, in maniera seria e tempestiva: a) alla eliminazione  degli  effetti  negativi  dell’illecito;  b)  al  risarcimento  degli eventuali  danneggiati;  c)  al restyling del  modello  di  organizzazione  e gestione,  attraverso  il  potenziamento  delle  procedure  di  controllo  relative all’area aziendale in cui si è verificata l’azione criminosa; d) allo svolgimento di una attività di volontariato, consistente nella fornitura gratuita di una parte della propria produzione in favore di un organismo religioso che gestisce un punto  di  ristorazione  rivolto  a  persone  bisognose.  Del che, una volta verificato il corretto svolgimento di tutti gli adempimenti afferenti alla MAP, il giudice per le indagini preliminari, dichiarava l’estinzione del reato.

Il Tribunale di Bologna, come si diceva poc’anzi, segna, tuttavia, un nuovo arresto sulla querelle giurisprudenziale in corso, dichiarando tranchant inammissibile – nonostante, peraltro, il parere favorevole espresso dal Pubblico Ministero -, l’istanza di applicazione dell’istituto della messa alla prova a una persona giuridica accusata degli illeciti amministrativi di induzione indebita e di truffa a danni dello Stato.

Tuttavia, secondo autorevole Dottrina (Garuti – Trabace), “la trasposizione dell’alternativa di cui agli artt. 464 bis ss. c.p.p. nel peculiare contesto in esame non comporta chissà quali forzature ermeneutiche. L’istituto deflativo premiale palesa infatti una spiccata affinità con le svariate occasioni di ravvedimento che si ripetono lungo tutto l’arco processuale di cui la persona giuridica è protagonista; affinità, questa, destinata a emergere ancor più chiaramente se si considera che il decreto già contempla situazioni che comportano, al pari del probation, una momentanea paralisi del rito funzionale al perfezionamento di condotte di operosa resipiscenza (artt. 49 e 65). Detti strumenti risultano, in buona sostanza, accumunati dalla medesima logica, sicché, come ha giustamente notato taluno (F. Centorame), «ove mai si negasse all’ente la facoltà di richiedere la messa alla prova, si finirebbe, in fondo, per rinnegare la stessa natura intimamente rieducativa del processo per gli illeciti de societate»

A questo punto, è oltre che auspicabile, anche necessario, che intervenga quanto prima il Legislatore per porre chiarezza in una materia tanto delicata.

Per approfondimenti:

N. Meazza, Messa alla prova e persone giuridiche: una nuova pronuncia del Tribunale di Bologna, in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 12 https://www.giurisprudenzapenale.com/2020/12/14/messa-alla-prova-e-persone-giuridiche-nuova-pronuncia-del-tribunale-di-bologna/

Garuti, C. Trabace, Qualche nota a margine della esemplare decisione con cui il Tribunale di Modena ha ammesso  la  persona  giuridica  al probation, in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 10 https://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2020/10/GarutiTrabace_gp_2020_10.pdf

Stridi, L’estensione della messa alla prova nel processo 231, in Ius In Itinere, 30.12.2020 https://www.iusinitinere.it/lestensione-della-messa-alla-prova-nel-processo-231-34101

Marandola, Responsabilità ex 231/2001: l’ente può accedere alla messa alla prova?, in Quotidiano Giuridico, WKI, 09.12.2020 https://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/11/09/responsabilita-ex-231-2001-l-ente-puo-accedere-alla-messa-alla-prova

 

Modello Organizzativo 231: ecco quando il MOG “tiene” (Procura di Como, decreto di archiviazione del 29.01.20)

Procura della Repubblica presso il Tribunale di Como, decreto di archiviazione del 29.01.2020

Interessantissimo provvedimento della Procura di Como che nel disporre l’archiviazione del procedimento non ritenendo sussistere elementi per procedere alla contestazione dell’illecito amministrativo, approfondisce il tema riguardante l’idoneità del MODELLO ORGANIZZATIVO 231 a prevenire il reato di cui all’art. 25 co. 2 d.lgs. 231/01 (Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione).

IL FATTO

La vicenda corruttiva trae origine, dapprima, dall’arresto di due commercialisti e del direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como e, successivamente, dalla comparizione spontanea avanti il PM del Presidente e del Consigliere Delegato della società i quali ammettevano entrambi le loro responsabilità dichiarando di avere versato una tangente di euro 50.000 consegnata in contanti all’interno dello studio dei professionisti e ciò al fine di “aggiustare” un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate di Como nei confronti della loro società di famiglia.

Se, tuttavia, da un lato i vertici societari venivano condannati ai sensi dell’art. 444 c.p.p., dall’altro, il PM aveva potuto constatare che la vicenda corruttiva non aveva coinvolto la società, giacchè gli ex amministratori avevano fraudolentemente eluso i controlli e le procedure aziendali interne.

BREVE ESAME DEL PROVVEDIMENTO

Trattandosi, nel caso di specie, di un reato commesso da soggetti apicali, l’analisi effettuata dal PM muove da un’accurata analisi dei presupposti richiesti dall’art. 6 in presenza dei quali l’ente va esente da responsabilità. Peraltro, trattandosi di un reato commesso da soggetti apicali, la responsabilità dell’ente è presunta (inversione dell’onere della prova) a meno che questo fornisca la prova liberatoria data dalle seguenti condizioni previste nel primo comma dell’art. 6:

a) Adozione preventiva di un modello di organizzazione e gestione

b) Autonomia dell’Organismo di Vigilanza ed effettività dei controlli

c) Elusione fraudolenta del modello

d) Sufficiente vigilanza da parte dell’O.d.V.

Ebbene, ciò premesso, entrando ora nel merito della vicenda, sottolinea il PM, che “La società è dotata di un idoneo ed efficace modello ai sensi del d.lgs, n. 231/01 che, nella parte speciale, prevede specifiche prassi, procedure e protocolli operativi con riferimento ai reati contro la pubblica amministrazione, che in particolare – stigmatizzano “l’elargizione di promesse di denaro, beni o altra utilità di qualsiasi genere ad esponenti della Pubblica Amministrazione e/o a soggetti terzi da questi indicati o che abbiano con questi rapporti diretti o indiretti di qualsiasi natura e/o vincoli di parentela o affìnità”

Si sofferma il PM anche sul concetto di elusione fraudolenta del Modello, sottolineando, come l’operato posto in essere dai vertici aziendali non possa consistere nella semplice violazione “frontale” delle prescrizioni contenute nel modello ma debba tradursi in una vera e propria condotta di aggiramento (in questo senso cfr. Cass., sez. V, n. 4677 del 18 dicembre 2013).

Ciò precisato il PM rileva che “gli amministratori pro tempore hanno by-passato completamente i controlli e le procedure aziendali interne, effettuando plurimi incontri – in tempi e modalità del tutto ignoti agli organi societari – con l’intermediario dell’accordo corruttivo e facendo fronte ai pagamenti richiesti attingendo a proprie disponibilità finanziarie. I presidi e controlli posti a fondamento dell’attività di monitoraggio ex d.lgs. n. 231/01 sono stati, nei fatti, aggirati e elusi dagli ex amministratori, i quali hanno commesso il reato ipotizzato in totale autonomia. Nulla avrebbero potuto verificare gli organi societari – che peraltro avevano ben approfondito e valutato la situazione, ottenendo riscontri rassicuranti e, pertanto, nulla può essere addebitato all’ente sotto il profilo dell’astrattamente rilevante “mancato controllo.”

In buona sostanza, a conclusione delle indagini è risultato evidente che la vicenda corruttiva non aveva coinvolto la società, avendo gli amministratori eluso i controlli e le procedure aziendali interne siccome previste dal Modello di Organizzazione e Gestione, nel caso di specie, efficacemente adottato.

Avv. Claudio Calvello

IL DECRETO (estratto)

Procura della Repubblica

Presso il Tribunale di Como

DECRETO DI ARCHIVIAZIONE

Art. 58 d.Lgs. 231/01

Il Pubblico Ministero visti gli atti del procedimento penale indicato in epigrafe, iscritto nei confronti di: […]

Per il seguente illecito amministrativo:

art. 25 co. 2 d.lgs. 231/01 in relazione al seguente reato presupposto:

delitto di cui agli artt. 318, 319, 321 c.p. perché, in concorso tra loro e nelle rispettive qualità: […] ( titolari di […] quali corruttori che promettevano e/o consegnavano somme di denaro – di seguito indicate – al p.u. […] tramite della mediazione corruttiva dei professionisti […] mediatori della conclusione degli accordi corruttivi, esecutori materiali della consegna delle somme […] da cui ottenevano indebite riduzioni delle pretese erariali e la “protezione” nelle verifiche fiscali in corso per i predetti clienti dai quali ricevevano somme di denaro complessivamente pari ad euro 53.000 di cui 10.000 per da cui ottenevano remunerare […] ed curo 43.000 per la loro mediazione corruttiva;

promettevano ed effettivamente corrispondevano somme di denaro complessivamente non inferiori ad euro 10.000 a […] direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como nel periodo compreso dal 01.04.2017 al 31.12,2018 e direttore dell’Agenzia delle Entrate di Varese dal 01.01.2019 fino ad oggi – pubblico ufficiale corrotto – per il sistematico asservimento delle funzioni e poteri sopraindicati nonché per compiere o per aver compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio in violazione dei principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.), indisponibilità della pretesa tributaria e riserva di legge (art. 23 – 53 Cost.); in specie […] in data 09.10.2018 adottava la comunicazione n. 9908 al fine di far ottenere indebite riduzioni del debito erariale dovuto a titolo di imposte, sanzioni ed interessi ai contribuenti […] nonché unitamente a […] siglava in data 7.3.2018 accoglimento integrale istanza di mediazione nr. M002412 presentata da […]

Consumato in Como nel periodo compreso tra il 01.12.2017 ed il 31.12.2018

* * *

In via preliminare si rileva che […] sono stati condannati per il predetto reato alla pena di anni 1 mesi 10 con sentenza n. 661/2019 emessa dal Tribunale di Como in data 28.11.2019 ai sensi dell’art. 444 c.p.p. con confisca della somma complessiva di curo 60.000.

La presente vicenda processuale trae origine dell’arresto dei commercialisti […] e del direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como […] per il reato di corruzione propria continuata eseguito il 24.06.2019.

Nelle fasi immediatamente successive agli arresti, […] rispettivamente, all’epoca, Presidente e Consigliere Delegato della società […] presentavano spontaneamente al Pubblico Ministero al fine di chiarire la loro posizione e, in particolare, delineare i rapporti intercorsi con i signori […]

Entrambi gli indagati ammettevano le loro responsabilità dichiarando di essersi avvalsi del sistema […] per “aggiustare” una verifica ed un accertamento portati avanti dall’Agenzia delle Entrate di Como nei confronti della loro società di famiglia. La tangente versata a […] per il tramite dei […] veniva quantificata in euro 50.000 consegnata in contanti all’interno dello studio […]

In seguito a ciò gli stessi mettevano a disposizione dell’A.G. la somma complessiva di euro 60.000 a titolo di riparazione del danno.

Dall’esame delle dichiarazioni rese dai […] acquisite dall’Organismo di Vigilanza della […] in sede di audit interno, ai sensi del d.lgs. n. 231/01, è risultato evidente che la vicenda corruttiva non ha coinvolto la società oggi sottoposta ad indagini, vertendosi in una ipotesi in cui gli ex amministratori […] hanno eluso i controlli e le procedure aziendali interne.

Ed infatti:

  • i rapporti e la conoscenza personale fra i signori […] e i signori […] sono risalenti nel tempo e del tutto personali: pertanto, evidentemente esterni alle dinamiche societarie;
  • la difesa nella vicenda tributaria che ha interessato la società è stata affidata al dott. […] professionista certamente estraneo alla presente vicenda processuale;
  • i risultati di detta attività professionale sono stati comunicati alle articolazioni aziendali e, in particolare, al Collegio Sindacale, oltre che all’Organismo di Vigilanza: a tal fine, si allega un verbale dell’O.d.V. datato 9 ottobre 2018, da cui risulta […] espone come la società, a fronte dell’erogazione di un avviso di accertamento già fatto oggetto di valutazione da parte del presente organo nelle precedenti verbalizzazioni, abbia provveduto al deposito – in data 19.1.18 – presso agenzia delle Entrate di Como, di propria memoria difensiva tesa alla giustificazione del proprio operato. La società ha provveduto ad effettuare un accantonamento fondo imposte per Euro 200.000,00- alla luce delle possibili trattative nonché in forza della relazione dal collegio sindacale”(cfr. all. 1 memoria difensiva del 22.10.2019);
  • gli incontri fra i […] ricostruiti nei verbali di interrogatorio (cfr. verbali del 24 luglio e 26 settembre 2019) – sono avvenuti in via del tutto informale, senza alcun coinvolgimento degli organi sociali della […]
  • la decisione e gli accordi circa il pagamento ad […] oltre alla materiale dazione oggetto dell’accordo corruttivo, rappresentano attività effettuate dai signori […] in assoluta autonomia, senza implicazioni di ulteriori soggetti, tanto meno delle funzioni societarie della […]
  • le somme in contanti utilizzate nella vicenda in esame provenivano da “personali disponibilità” dei signori […] (cfr. interrogatorio del 26 settembre 2019): pertanto, neppure sotto il profilo materiale la società […] è stata “utilizzata” dagli allora amministratori, oggi indagati.

A seguito dei fatti reato sopra descritti, […] hanno rassegnato le loro dimissioni dalle cariche amministrative ricoperte in azienda.

La società […] ha nominato un nuovo presidente del Consiglio di Amministrazione […] completamente estraneo ai fatti per cui si procede.

La società è dotata di un idoneo ed efficace modello ai sensi del d.lgs, n. 231/01 che, nella parte speciale, prevede specifiche prassi, procedure e protocolli operativi con riferimento ai reati contro la pubblica amministrazione, che in particolare – stigmatizzano “l’elargizione di promesse di denaro, beni o altra utilità di qualsiasi genere ad esponenti della Pubblica Amministrazione e/o a soggetti terzi da questi indicati o che abbiano con questi rapporti diretti o indiretti di qualsiasi natura e/o vincoli di parentela o affìnità” (cfr. pag. 10 – parte speciale del Modello 231 – reati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione).

Ed ancora, “pagare una parcella maggiorata a legali in contatto con Organi giudiziari, affinché condizionino favorevolmente l’esito di un processo a carico della Società” (cfr. pag. 6).

Pur verificata l’assoluta estraneità della società oggi oggetto di indagine (cfr. gli elementi di fatto sopra riportati), l’Organismo di Vigilanza della […] notiziato dell’apertura dell’indagine penale, ha richiesto formalmente informazioni ai vertici amministrativi dell’epoca, acquisendo chiarimenti, oltre ai relativi verbali di interrogatorio resi avanti l’Ufficio della Procura della Repubblica di Como.

Come sopra ricostruito, dunque, i predetti signori […] hanno posto in essere condotte totalmente al di fuori dei contesti sociali della […] di fatto eludendo i controlli interni, le procedure e il modello in vigore ai sensi del d.lgs. 231/01.

Di più. Agli “occhi” degli organi societari, la vicenda tributaria che ne occupa (da cui origina la contestata corruzione) era stata:

a) affidata ad un professionista di fiducia da anni […] che aveva presentato una memoria difensiva avverso il predetto accertamento fiscale;

b) analizzata dal Collegio Sindacale, che aveva predisposto una relazione sulla vicenda, con contestuale accantonamento di una somma pari a euro 200.000 (somma individuata nell’accordo transattivo intercorso fra il […] i funzionari di Agenzia delle Entrate);

c) valutata dall’O.d.V. già nell’ottobre 2018, a seguito dell’audizione del rag. […]

In sostanza, una situazione tranquillizzante, perfettamente (e lecitamente) gestita e del tutto priva di clementi equivoci o di sospetto.

Così, è dimostrata l’insussistenza di qualsivoglia profilo di responsabilità a carico dell’ente nell’ambito della presente vicenda.

Ed infatti, in giurisprudenza, è stato affermato che l’ente non risponde dell’illecito amministrativo dipendente da reato se il modello organizzativo “prevedeva una specifica normativa interna finalizzata alla prevenzione dei diversi reati” e questa risulti elusa dai vertici aziendali (cfr. Tribunale Milano – Ufficio GIP, 17 novembre 2009).

Non solo, la società può essere dichiarata non punibile ai sensi dell’art. 6 d.lgs. n. 231/01 nei casi in cui “la violazione di una norma del modello è la conseguenza del mancato rispetto delle procedure interne, consacrate nel modello” (cfr. ancora Tribunale Milano – Ufficio GIP, 17 novembre 2009).

Ancor più chiaramente, “la condotta elusiva del modello organizzativo è da considerarsi fraudolenta ove sia stata diretta ad ingannare … gli altri soggetti deputati alla prevenzione degli illeciti presupposto in base ai dettami del compliance program adottato dall’ente” (cfr. Corte Appello Milano, sez. II, 21 marzo 2012). ”

La condotta ingannevole”, precisa più di recente la Suprema Corte di cassazione, deve risultare “di aggiramento e non di semplice frontale violazione delle prescrizioni adottate” (cfr. Cass., sez. V, n. 4677 del 18 dicembre 2013).

Ed infatti, nel caso in esame non si è assistito alla violazione sic et simpliciter delle prescrizioni imposte nel modello.

Nella vicenda concreta, gli amministratori pro tempore hanno by-passato completamente i controlli e le procedure aziendali interne, effettuando plurimi incontri – in tempi e modalità del tutto ignoti agli organi societari – con l’intermediario dell’accordo corruttivo e facendo fronte ai pagamenti richiesti attingendo a proprie disponibilità finanziarie.

I presidi e controlli posti a fondamento dell’attività di monitoraggio ex d.lgs. n. 231/01 sono stati, nei fatti, aggirati e elusi dagli ex amministratori, i quali hanno commesso il reato ipotizzato in totale autonomia.

Nulla avrebbero potuto verificare gli organi societari – che peraltro avevano ben approfondito e valutato la situazione, ottenendo riscontri rassicuranti e, pertanto, nulla può essere addebitato all’ente sotto il profilo dell’astrattamente rilevante “mancato controllo”.

È stato, pertanto, definitivamente accertato e dimostrato che sussistono nel caso di specie tutte le condizioni previste dall’art. 6 d.lgs, n .231/01, ossia:

a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;

c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;

d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di cui alla lettera b).

* * *

La disciplina processuale relativa alla responsabilità amministrativa degli enti è ricalcata sulle disposizioni del codice di procedura penale del 1988 ed inserita agli artt. 34 e 35 del d.lgs.231/01, come da espressa previsione del legislatore delegante;

l’art. 58 d.lgs. 231/01 prevede che il p.m., quando non deve procedere alla contestazione dell’illecito all’ente, emette decreto motivato di archiviazione, dandone comunicazione al Procuratore generale presso la Corte d’Appello.

Visti gli artt. 34 e 59 d.lgs. 231/2002, 408/411 c.p.p., 125 D.Lv. 271/89

DISPONE

l’archiviazione del presente procedimento non ritenendo sussistenti per procede alla contestazione dell’illecito amministrativo a norma dell’articolo 59 avendo la società adottato un efficace modello di organizzazione e di gestione idoneo a prevenire reati della stessa specie di quello verificatosi; essendo la stessa munita di un organismo di vigilanza, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; dovendosi ritenere la commissione del reato frutto dell’elusione fraudolenta del modello da parte di […]

MANDA

alla Procura Generale per gli adempimenti di competenza.

Como, 29.01.2020

IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

Nicola Piacente

IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

Pasquale Addesso – sost.

 

 

Modello Organizzativo 231 (inadeguato): quando il processo nei confronti dell’Ente diventa imprescrittibile

Cassazione penale Sez. IV, Sentenza del 05-05-2020, n. 13575

Il Legislatore ha introdotto una forma particolare di prescrizione che distingue la prescrizione dell’azione dalla prescrizione del reato: se la prescrizione del reato presupposto interviene prima della contestazione dell’illecito amministrativo, il P.M. decade dal potere di esercitare l’azione nei confronti dell’Ente (art. 60); se invece la prescrizione del reato interviene dopo che l’illecito amministrativo è stato contestato, il processo nei confronti dell’Ente continuerà in via autonoma e l’illecito amministrativo diverrà, di fatto, imprescrittibile.

In altre parole, se il processo per il reato presupposto non è prescritto, IL PROCESSO penale nei confronti dell’Ente può iniziare ed a quel punto NON SI PRESCRIVE PIÙ !!!

IL CASO

La Corte di appello di Venezia confermava la sentenza del Tribunale di Venezia con cui: a) l’amministratore unico veniva condannato alla pena di mesi tre di reclusione e al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile in relazione al reato di lesioni colpose di cui all’art. 590 c.p., comma 3; b) la Società veniva dichiarata responsabile dell’illecito amministrativo D.Lgs. n. 231 del 2001, ex art. 25-septies, comma 3, (lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro) e per l’effetto veniva condannata con la sanzione interdittiva di contrarre con la pubblica amministrazione per la durata di tre mesi  oltre al pagamento della sanzione di Euro 30.000,00.

L’amministratore unico veniva condannato per lesioni colpose poiché, nella sua qualità, violava la normativa riguardante la sicurezza sul lavoro di cui al D.Lgs. n. 81 del 2008, così cagionando al dipendente un trauma alla mano sinistra con ferite ed ustioni.

La Società veniva condannata per avere adottato un modello organizzativo insufficiente rispetto alle finalità di prevenzione e protezione contro i rischi e per il vantaggio economico consistito in un risparmio di spesa (mancato acquisto di guanti di protezione) ed in un maggior guadagno (non rallentamento del ciclo di produzione).

Sia l’amministratore unico che la Società ricorrevano in Cassazione: gli Ermellini, dopo avere in via preliminare rilevato che la sentenza doveva essere annullata senza rinvio nei confronti dell’imputato per estinzione del reato dovuta a prescrizione maturata nelle more del giudizio di legittimità, dopo un approfondito esame, rigettavano invece il ricorso proposto dalla Società.

IL PRINCIPIO ENUNCIATO DALLA CORTE

In relazione al reato di lesione personale colposa commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, la responsabilità dell’impresa per il connesso illecito amministrativo di cui all’art. 25- septies, D.Lgs. n. 231/2001 sussiste anche nel caso in cui il reato si estingua per prescrizione, senza che si possa prescindere da una verifica quantomeno incidentale della sussistenza del fatto di reato, e purché il reato sia stato commesso dal suo autore nell’interesse o a vantaggio dell’impresa e risulti adottato un modello organizzativo insufficiente rispetto alle finalità di prevenzione e protezione contro i rischi.

LA SENTENZA

(omissis)

Svolgimento del processo

1.Con la sentenza in epigrafe la Corte di appello di Venezia ha confermato la sentenza del Tribunale di Venezia del 27 marzo 2015, con cui:

a) M.D. è stato condannato aula pena di mesi tre di reclusione e al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile in relazione al reato di cui all’art. 590 c.p., comma 3;

b) la M. s.p.a. è stata dichiarata responsabile dell’illecito amministrativo D.Lgs. n. 231 del 2001, ex art. 25-septies, comma 3, ed era stata condannata al pagamento della sanzione di Euro trentamila, con la sanzione interdittiva di contrarre con la pubblica amministrazione per la durata di mesi tre.

Il M. è stato condannato per lesioni colpose, perchè nella sua qualità di amministratore unico della M. s.p.a., per colpa generica e per violazione degli artt. 29, comma 3 (non aggiornata valutazione dei rischi in relazione all’operazione di sbloccaggio della plastica di seguito descritta, considerato il frequente numero degli infortuni per la medesima causa verificatasi nel corso degli anni), e art. 77, comma 3 (omessa fornitura di guanti ad alta protezione termica), D.Lgs. n. 81 del 2008, cagionava al dipendente S.F., con mansioni di attrezzista, un trauma alla mano sinistra con ferite ed ustioni.

In particolare, a seguito del blocco della presa ad iniezione n. 24 dovuto all’intasamento di uno degli iniettori con del materiale plastico, l’operaio, senza indossare idonei guanti ad alta protezione termica, senza attendere che la camera calda si raffreddasse prima di procedere e con l’ausilio di una bacchetta di rame, rimuoveva la plastica che ostruiva l’iniettore: durante tali operazioni un getto di plastica liquida lo colpiva alla mano sinistra, cagionandogli le lesioni sopra descritte.

La M. s.p.a. è stata condannata per l’adozione di un modello organizzativo insufficiente rispetto alle finalità di prevenzione e protezione contro i rischi derivanti dalla rimozione della plastica e per il vantaggio economico consistito in un risparmio di spesa per il mancato acquisto dei guanti di protezione nonchè maggior guadagno determinato dal non rallentamento della produzione dovuta all’attesa del raffreddamento del materiale plastico nei casi frequenti (3 o 4 volte per turno di lavoro) di intasamento delle presse.

2. Il M. e la M. s.p.a., a mezzo del comune difensore, ricorrono per Cassazione avverso la sentenza della Corte di appello.

2.1. Vizio di illogicità della motivazione in punto di affermazione della responsabilità dell’imputato.

Si censura l’affermazione di responsabilità penale del M. per l’infortunio occorso al lavoratore S.M., addebito fondato sulla mancata consegna all’infortunato di adeguati dispositivi di protezione individuale e sulla violazione dell’obbligo di aggiornare il DVR e di conseguente responsabilità della M. s.a.s. per l’illecito amministrativo.

2.1.1. Come emerso dalle dichiarazioni dei testi S. e P., i lavoratori erano dotati di guanti di cuoio (oltre quelli di gomma), la cui idoneità ad annullare il rischio connesso alla specifica lavorazione non era stata valutata. La Corte territoriale ha fatto riferimento ad un unico dispositivo di protezione, incorrendo così in un travisamento della prova e in un’omessa valutazione di dati istruttori di decisiva rilevanza.

2.1.2. Al M., peraltro, nel capo di imputazione era contestato un profilo di colpa attinente al mancato aggiornamento della valutazione dei rischi in relazione all’operazione di sbloccaggio dell’iniettore della plastica, considerato il frequente numero di infortuni. In base agli esiti dell’istruttoria, tuttavia, emergeva che gli infortuni risalivano ad epoca anteriore all’aggiornamento del DVR e che il DVR prevedeva la necessità di sbloccare gli iniettori degli stampi solo dopo il loro allontanamento dal lavoratore, mediante bacchette di metallo di adeguata lunghezza.

2.1.3. La Corte veneta non ha motivato sulla sussistenza della colpa, in relazione ai profili di prevedibilità e di evitabilità dell’evento nonostante i plurimi elementi di prova richiamati nell’atto di appello e non considerati nella sentenza di secondo grado: a) la predisposizione di un DVR, che prevedeva lo specifico pericolo connesso all’uso dei macchinari di stampa della plastica; b) la dotazione di dispositivi di protezione individuale; c) le istruzioni fornite ai lavoratori da R.M., preposto all’attività produttiva, che aveva spiegato la procedura da seguire in sicurezza per lo sbloccaggio dell’iniettore; d) le rilevanti dimensioni dell’azienda, composta da centosessantatre dipendenti e due stabilimenti.

2.2. Violazione dell’art. 40 c.p. e art. 590 c.p., comma 3, D.Lgs. n. 81 del 2008, artt. 29 e 77 e vizio di motivazione in tema di ricostruzione del nesso di causalità.

Si osserva che nella sentenza impugnata è stata erroneamente ritenuta sussistente la condotta omissiva ascritta all’imputato e che non era stata realizzata una verifica controfattuale della correlazione tra condotta ed evento. Sarebbe stato necessario verificare se l’infortunio si sarebbe realizzato anche qualora il lavoratore avesse adoperato i guanti forniti dall’azienda. Nè era possibile affermare la sussistenza del nesso causale tra mancato aggiornamento del DVR e verificazione dell’infortunio, essendo pacifico il mancato rispetto da parte dei lavoratori delle disposizioni di sicurezza loro impartite (allontanamento dello stampo ed utilizzo di bacchette di idonea lunghezza).

2.3. Vizio di motivazione per essere stata affermata la responsabilità dell’ente, pur in assenza di vantaggio o di interesse, secondo quanto prescritto dal D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 5 e violazione degli artt. 521 e 522 c.p.p..

Si rileva che, tenuto conto della presenza di due stabilimenti e di 163 dipendenti, non sussisteva un effettivo e concreto vantaggio connesso al contestato mancato acquisto dei guanti idonei. D’altronde, la società aveva acquistato ben due tipi di guanti nella convinzione di aver fornito ai lavoratori dispositivi adeguati.

Si osserva che, secondo la Corte di merito, la mancata formazione dei lavoratori avrebbe realizzato un vantaggio: tuttavia tale profilo non aveva formato oggetto di contestazione nel capo di imputazione, con conseguente violazione dell’art. 521 c.p.p.. Il teste B. aveva specificato che il preposto R.M. era stato incaricato di illustrare agli addetti il comportamento da adottare nel caso di blocco della macchina a causa dell’ostruzione dell’iniettore della plastica.

Motivi della decisione

 

1. In via preliminare, va osservato che la sentenza deve essere annullata senza rinvio nei confronti dell’imputato per estinzione del reato dovuta a prescrizione, maturata nelle more del giudizio di legittimità, tenuto conto della data del fatto ((OMISSIS)), del periodo di centotrentaquattro giorni di sospensione della prescrizione e del titolo di reato, in relazione al combinato disposto di cui agli artt. 157 e 161 c.p. (prescrizione maturata in data (OMISSIS)).

Le doglianze prospettate dall’imputato non possono essere considerate prima facie infondate e si appalesano, quindi, di spessore tale da escludere la declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione. Risulta, quindi, correttamente instaurato il rapporto processuale, poichè il ricorso non è inammissibile (Sez. U, n. 12602 del 17/12/2015, dep. 2016, Ricci, Rv. 266818; Sez. U, n. 23428 del 22/03/2005, Bra-cale, Rv. 231164; Sez. U, n. 33542 del 27/06/2001, Cavalera, Rv. 219531).

Com’è noto, in presenza di una causa di estinzione del reato, il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell’art. 129 c.p.p., comma 2, soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l’esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell’imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga più al concetto di “constatazione”, ossia di percezione ictu oculi, che a quello di “apprezzamento” e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento (Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009, Tettamanti, Rv. 244274).

3. Tuttavia, essendo stata affermata la responsabilità della M. s.p.a. per l’illecito amministrativo D.Lgs. n. 231 del 2001, ex art. 25-septies, comma 3, occorre comunque esaminare i motivi dei ricorsi (comuni ad imputato e società), per stabilire la sussistenza del fatto-reato. In tema di responsabilità degli enti, infatti, in presenza di una declaratoria di prescrizione del reato presupposto, ai sensi del D.Lgs. n. 231 del 2001, art. 8, comma 1, lett. b), il giudice deve procedere all’accertamento autonomo della responsabilità amministrativa della persona giuridica nel cui interesse e nel cui vantaggio l’illecito fu commesso che, però, non può prescindere da una verifica, quantomeno incidentale, della sussistenza del fatto di reato (Sez. 4, n. 22468 del 18/04/2018, Eurocos s.n.c., Rv. 273399; Sez. 6, n. 21192 del 25/01/2013, Barla, Rv. 255369).

4. I primi due motivi di ricorso vanno trattati congiuntamente in quanto strettamente correlati tra loro, investendo tutti gli elementi costitutivi del reato ascritto al M..

4.1. In ordine al nesso causale, la Corte territoriale, con motivazione lineare e coerente, ha rilevato che l’incidente si era verificato principalmente per l’omesso utilizzo da parte del lavoratore di idonei guanti ad alta protezione termica e del compimento della manovra diretta a rimuovere il tappo di plastica formatosi sull’iniettore, senza attendere il raffreddamento della camera calda prima di procedere.

Nella sentenza impugnata si è dato atto dell’inadeguatezza dei guanti in gomma in dotazione, utili a proteggere dal rischio di taglio ma non dalle ustioni, e della loro pericolosità, in quanto si incollavano alle mani del lavoratore aumentando la probabilità di verificarsi di eventi lesivi. Anche il Tribunale ha illustrato l’insufficienza dei predetti guanti diversi da quelli specifici occorrenti per l’intervento sul macchinario.

In sostanza, essendo stato dato atto dell’assoluta indispensabilità dei guanti ad alta protezione per prevenire il rischio di bruciature, non occorreva fornire ulteriori specificazioni relativamente all’inutilità di quelli di cuoio. Secondo la Corte veneta, il rischio era stato individuato nel DVR, ma l’imputato non aveva fornito ai lavoratori gli strumenti idonei, i quali erano stati consegnati solo successivamente all’incidente e dopo le disposizioni dell’USL al riguardo (vedi testimonianze di Br.Em. dello Sp. e dell’attrezzista P.M.).

Peraltro, i verbali di deposizione testimoniale che comprovavano la dotazione di tale tipologia di guanti agli operai non erano allegati ai ricorsi, in violazione del principio di autosufficienza.

4.2. Per quanto attiene al giudizio controfattuale, la Corte di appello, con motivazione immune da censure, ha chiarito che l’infortunio non era dovuto soltanto al mancato utilizzo dei guanti, ma anche ad una serie di gravi carenze riscontrate a carico del datore di lavoro in materia di sicurezza, tra le quali principalmente l’omessa adeguata formazione dei lavoratori, l’assenza della scheda – stampo, l’omessa indicazione nel DVR dei rischi e delle modalità per farvi fronte. Essa, pertanto, ha addebitato anche al M. i comportamenti non corretti assunti dal lavoratore, perchè conseguenti alle carenze informative relativamente alla dotazione necessaria e alle modalità di intervento in caso di intoppi al normale processo produttivo.

Ne consegue che, logicamente, la tesi difensiva per cui il lavoratore non avrebbe considerato l’aggiornamento del DVR e non avrebbe adoperato i guanti ad alta protezione va chiaramente disattesa.

A ciò va aggiunto che le ulteriori doglianze circa la completezza o meno del DVR non sono autosufficienti, in quanto lo stesso non era allegato ai ricorsi.

La Corte territoriale ha altresì affermato che il rischio della lavorazione non derivava dalla posizione avanzata o arretrata della testa della macchina, ma dal comportamento del S. che, come i suoi colleghi, per non interrompere il ritmo della lavorazione non attendeva il raffreddamento della macchina. L’azienda, infatti, non aveva mai prospettato agli operai tale eventualità e non aveva fornito spiegazioni relative alla tecnica di rimozione dei tappi di plastica che ostruivano l’iniettore. La prassi seguita, secondo quanto esposto da tutti i testi, consisteva nel non interrompere il ciclo produttivo, senza attendere il raffreddamento per venti o trenta minuti nel caso in cui si fosse verificato l’inconveniente del tappo.

4.3. Con riferimento all’elemento soggettivo, la Corte di merito ha approfonditamente ed esaurientemente illustrato le ragioni della prevedibilità e della prevenibilità dell’evento da parte del M., individuabili nei pregressi analoghi incidenti verificatisi, nelle plurime carenze in tema di sicurezza dei lavoratori circa la dotazione dei guanti ad alta protezione termica e del libretto di istruzione del macchinario, la formazione e l’informazione dei lavoratori, l’aggiornamento del DVR attuato solo in seguito all’accadimento in esame e l’omesso controllo circa la prassi scorretta seguita dagli operai.

5. Con riferimento al terzo motivo di ricorso, va premesso che, in tema di responsabilità degli enti derivante da reati colposi di evento in violazione della normativa antinfortunistica, il vantaggio di cui al D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, art. 5 operante quale criterio di imputazione oggettiva della responsabilità, può consistere anche nella velocizzazione degli interventi manutentivi che sia tale da incidere sui tempi di lavorazione (Sez. 4, n. 29538 del 28/05/2019, Calcinoni, Rv. 276596).

In linea con tale principio, conseguentemente all’affermazione della responsabilità dell’imputato, la Corte di appello ha logicamente confermato anche la condanna della M. s.p.a. al pagamento di una sanzione amministrativa, la quale aveva risparmiato il danaro necessario all’acquisto di guanti di protezione, non aveva curato la formazione dei lavoratori mediante appositi corsi e si era avvantaggiata per l’imposizione di ritmi di lavoro, che prescindevano dalla messa in sicurezza della macchina, tramite il raffreddamento della stessa, prima dell’intervento riparatore, in tal modo conseguendo, a scapito della sicurezza dei lavoratori, un aumento della produttività. Secondo quanto esposto dalla Corte di merito, i testi non riferivano dell’esistenza di una prassi esplicita volta a favorire la produzione aziendale, ma essa era insita nel divieto di ritardare in caso di ripetizione dell’inconveniente del tappo.

Inoltre, deve escludersi la dedotta violazione dell’art. 521 c.p.p.. Nei procedimenti per reati colposi, la sostituzione o l’aggiunta di un particolare profilo di colpa, sia pure specifica, al profilo di colpa originariamente contestato, non vale a realizzare diversità o immutazione del fatto ai fini dell’obbligo di contestazione suppletiva di cui all’art. 516 c.p.p. e dell’eventuale ravvisabilità, in carenza di valida contestazione, del difetto di correlazione tra imputazione e sentenza ai sensi dell’art. 521 cit. codice (Sez. 4, n. 18390 del 15/02/2018, Di Landa, Rv. 273265, nella fattispecie, in tema di omicidio colposo stradale, la Corte ha escluso la dedotta violazione di legge nell’ipotesi di condanna per imperizia e mancato rispetto di norme cautelari previste dal codice della strada, diverse da quelle in contestazione).

Ciò posto sui principi giurisprudenziali affermati in materia, va comunque rilevato che al M. ed alla società era stata ritualmente contestata un’ipotesi di colpa specifica concernente l’omessa adeguata previsione di un modello organizzativo adeguato, nel quale rientra anche la mancata formazione dei dipendenti, aspetto adeguatamente trattato nel corso del procedimento sin dal primo grado di giudizio, in ordine al quale era stata adeguatamente riconosciuta la possibilità di difendersi.

6. Per tali ragioni, la sentenza va annullata senza rinvio, nei confronti dell’imputato, essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione; il ricorso proposto dalla società va rigettato, con conseguente condanna della stessa al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Annulla, senza rinvio, nei confronti dell’imputato, la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per intervenuta prescrizione.

Rigetta il ricorso della società e condanna la stessa al pagamento delle spese processuali.

Si dà atto che il presente provvedimento è sottoscritto solo dal consigliere anziano del collegio e dall’estensore per impedimento del suo presidente, ai sensi del D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, comma 1, lett. a).

Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 maggio 2020

 

Modelli 231, upgrade necessari (di S. Loconte e G. M. Mentasti) Fonte: Italia Oggi

(Articolo di Stefano Loconte e Giulia Maria Mentasti apparso su “Italia Oggi” del 24 Agosto 2020)

Aggiornamento dei modelli 231 non più procrastinabile: è quanto consegue dal dlgs n. 75/2020, entrato in vigore il 30 luglio scorso, e che recepisce la direttiva europea nota come «Pif» (protezione interessi finanziari). Tra le disposizioni di più immediato impatto per le imprese, spicca la responsabilità amministrativa da reato per le grandi frodi Iva, completando così l’opera di estensione della responsabilità ex dlgs n. 231/2001 all’ambito penal-tributario, già in parte realizzata con la riforma dello scorso dicembre di cui alla legge 157/2019.

Le aziende «virtuose». Tra i necessari adempimenti a cui le imprese sono chiamate al ritorno dalla pausa estiva, priorità dovrà essere assicurata all’aggiornamento dei modelli organizzativi, che non potrà essere meramente cosmetico. Non è a priori da escludere, tuttavia, che qualche azienda si sia già anticipatamente conformata ai nuovi obblighi.

Invero, dopo l’inserimento del riciclaggio, nonché dell’autoriciclaggio, nell’ambito del catalogo ex dlgs 231/2001, in molti avevano già evidenziato che di fatto i reati tributari avrebbero dovuto considerarsi, pur in via indiretta, già ricompresi tra i reati-presupposto del decreto, e che pertanto nei propri modelli le imprese avrebbero dovuto già contemplare la prevenzione dal rischio di questo reato.

In particolare, essendosi posta la questione se i reati tributari potessero generare un’utilità e questa potesse avere una evidente concretezza nel patrimonio del reo, nonché se il legislatore avesse inteso far riferimento a qualsiasi beneficio patrimoniale, fino a ricomprendervi una mancata diminuzione patrimoniale, gli studiosi avevano richiamato quella giurisprudenza penale che aveva già affrontato e definito i termini del concetto di risparmio fiscale, includendo nel profitto del reato tributario anche il «risparmio di spesa o di imposta».

La Suprema Corte a Ss.Uu. (sentenza n. 8374/2013) ha chiarito infatti che «il profitto è costituito da qualsivoglia vantaggio patrimoniale e può, dunque, consistere anche in un risparmio di spesa, come quello derivante dal mancato pagamento del tributo, interessi e sanzioni dovuti a seguito di accertamento del debito tributario».

Sulla scia di tale pronuncia, gli interpreti avevano osservato che anche i reati fiscali, producendo un profitto economicamente quantificabile e facendo acquisire al reo quella res infungibile che può essere poi oggetto di trasferimento e reimpiego, fossero da idonei a fungere da presupposto per l’azionabilità delle ipotesi di riciclaggio di cui agli artt. 648-bis ss. c.p.

Ragionamento condiviso dalla Suprema Corte, che nel tempo ha consolidato l’orientamento per cui «tutti i delitti dolosi, e, quindi, anche quello di frode fiscale, sono idonei a fungere da reato presupposto del riciclaggio», puntualizzando altresì che il riferimento normativo alle «altre utilità» ricomprende il risparmio di spesa da omesso pagamento delle imposte dovute, poiché lo stesso produce un mancato decremento del patrimonio che si concretizza in una utilità di natura economica (così già Cass. pen. n. 6061/2012; Cass. pen. n. 49427/2009).

Con l’ulteriore conseguenza, quindi, che anche i modelli organizzativi funzionali alla prevenzione del suddetto reato di riciclaggio avrebbero già dovuto tenere conto del rischio di commissione degli illeciti tributari.

Le aziende «facilitate». Ciò detto, avendo il legislatore introdotto qualche mese fa nel dlgs n. 231/2001, con l’art. 25-quinquiesdecies, una fattispecie specifica relativa ai reati tributari, nonché avendone ora ampliato ulteriormente la portata con il dlgs n. 75/2020, l’opportunità di aggiornamento è diventata adesso un’urgenza non più procrastinabile.

Restano pertanto da chiarire le azioni e le misure da porre in essere per prevenire la commissione del reato e di conseguenza per la costruzione di uno modello 231 efficace ed efficiente.

In posizione agevolata si trovano innanzitutto le banche che hanno adempiuto all’obbligo di istituire, nei tempi, nelle forme e con le modalità prescritte dalla Banca d’Italia nella circolare n. 285 del 17 dicembre 2013, un efficace presidio del rischio fiscale basato sull’articolata collaborazione tra funzione fiscale interna (ove esistente) e funzione compliance.

Altresì avvantaggiate sono le imprese di grandi dimensioni che hanno aderito al «regime di adempimento collaborativo» (c.d. Tax Control Framework), istituito con il dlgs n. 128/2015, e che ha l’obiettivo di instaurare, tra amministrazione finanziaria e contribuenti, un rapporto di fiducia e collaborazione tramite l’interlocuzione costante e preventiva sulle questioni fiscali rilevanti: specificamente, i soggetti che hanno aderito al regime di adempimento collaborativo dovevano essere già in possesso, alla data di presentazione della domanda, di un efficace sistema di controllo del rischio fiscale inserito nel contesto del sistema di governo aziendale e di controllo interno.

Consigli operativi per tutte le altre. Per tutti gli altri soggetti, invece, il lavoro di adeguamento potrebbe non essere immediato, e questo per più di una ragione.

In primis, va considerato che il ciclo attivo e passivo accomuna tutte le imprese, così come la presenza di plurimi soggetti abilitati ad acquistare beni e servizi per la società e di centri dai quali pervengono dati e informazioni per la fatturazione attiva; con la conseguenza che, a differenza di molte altre fattispecie di reato, i reati tributari sono pervasivi nel contesto dell’attività di impresa ed è quasi impossibile relegarli in ambiti di attività specifici o circoscritti.

Inoltre, il rischio che possano essere perpetrati gli illeciti di utilizzo ed emissione di fatture false è direttamente proporzionale alla complessità del meccanismo pocanzi descritto, il più delle volte purtroppo nemmeno adeguatamente digitalizzato, nonché al numero di Paesi esteri, oltre che dei soggetti, spesso coinvolti.

Pertanto, una valutazione preliminare delle attività e delle aree dell’impresa a maggiore rischio fiscale, unitamente alla consulenza di professionisti che nell’esaminare i processi e l’organizzazione interni ne intercettino eventuali carenze e suggeriscano tempestivamente misure correttive, diviene oggi più che mai imprescindibile.

A titolo esemplificativo, tra le attività sensibili, il monitoraggio continuo nonché la definizione di ruoli formalizzati e di codificate procedure di rilevazione e gestione dei rischi saranno raccomandabili in primis per la gestione degli approvvigionamenti di beni e servizi, intervenendo tanto sulla scelta dei fornitori (e in generale dei contraenti), mediante un processo selettivo documentato e tracciabile, quanto sull’oggetto della prestazione, regolando gli approvvigionamenti tramite contratti e ordini in forma scritta, nei quali vengano espressamente indicati il prezzo del bene o il corrispettivo del servizio (peraltro già anticipatamente definiti in linea con i prezzi del mercato).

Inoltre, tra le ulteriori aree altamente a rischio di reati tributari, spiccano la gestione contabile-amministrativa e la predisposizione del bilancio e delle dichiarazioni fiscali, così da imporsi la correttezza, la completezza e la tracciabilità dei dati utilizzati per tali adempimenti, mediante conservazione e archiviazione della documentazione rilevante.

 

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Modello Organizzativo 231: perchè adottarlo a tutela della propria Azienda (evento organizzato)

Il Modello Organizzativo 231

(articolo pubblicato sul periodico n. 144 “InformAbano“)

In questo numero di InformAbano ci occupiamo del mondo aziendale. Anche per le aziende vale il famoso detto “meglio prevenire che curare”. Vediamo in che senso. Il Decreto Legislativo 231/2001, è un provvedimento che ha introdotto novità rilevanti nell’ordinamento nazionale: stabilisce che gli Enti (aziende) possano essere ritenute responsabili in caso di reati, commessi a vantaggio dell’ente stesso da personale interno. In pratica, se sbaglia un dipendente, può risponderne anche l’azienda stessa con gravissime sanzioni e ripercussioni. L’eventuale condanna anche dell’impresa è un giudizio di rimproverabilità basato proprio sul concetto di “colpa organizzativa.”. Tradotto: se tu azienda ti fossi meglio organizzata quel fatto – reato non sarebbe accaduto. Ed allora ecco perché dotarsi del modello 231: per salvaguardare l’azienda da eventuali reati commessi dai propri dipendenti. In pratica l’azienda, applicando adeguatamente il “Sistema 231”, può immediatamente beneficiare di una presunzione di innocenza rispetto ad una infrazione commessa dal suo delegato. L’efficace implementazione del Modello 231 permette, inoltre, alle imprese di divulgare i principi etici e i valori sui quali l’attività si fonda e di determinare procedure operative che assicurano la più completa trasparenza nei processi esecutivi aziendali. La Società che voglia costruire una solida reputazione e implementare una politica di best practice non può, quindi, non dotarsi del Modello 231. Nel considerare l’opportunità di dotarsi di un modello organizzativo idoneo a prevenire i reati occorre tener conto di tutti i possibili vantaggi. Per esempio, gli obiettivi di molte aziende che guardano al futuro non sono più solo legati esclusivamente alla mera sfera economica, ma tendono ad inglobare scenari più ampi, legando l’organizzazione alla sostenibilità dell’ambiente ad essa circostante. Non è una scelta limitata alle sole grandi aziende ma rappresenta un vantaggio competitivo che impatterà anche sulla sopravvivenza delle piccole e medie imprese. I vantaggi sono riscontrabili sotto diversi profili: strategici e reputazionali, economici. In estrema sintesi, scegliere di adottare un modello organizzativo 231 costituisce: a) un elemento sempre più diffuso di valutazione nella scelta e selezione dei partner commerciali il che significa più opportunità di business, b) aumenta la diffusione della cultura della gestione dei rischi, c) tutela il vertice apicale agevolando l’analisi delle inefficienze e la risoluzione delle problematiche di gestione, evidenziando, per l’effetto, le opportunità di miglioramento di tutti i principali processi aziendali, d) permette l’accesso ai bandi di gara della P.A. (Oggi la P.A. chiede all’azienda che voglia partecipare ad un bando il possesso del modello organizzativo 231). Il nostro Studio fornisce assistenza e consulenza nella predisposizione della modulistica necessaria atta a consentire alle Imprese di dotarsi del Modello Organizzativo ai sensi del D. lgs. 231/2001; svolgiamo inoltre l’incarico di Organo di Vigilanza (OdV) e di tutte le altre attività accessorie.