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Whistleblowing: ecco il nostro servizio alle aziende "chiavi in mano"!

Whistleblowing

Come implementare il whistleblowing in azienda: guida operativa

Whistleblowing in azienda: perché oggi non è più una scelta ma una responsabilità organizzativa

Negli ultimi anni il whistleblowing aziendale è passato da strumento facoltativo di buona governance a presidio organizzativo essenziale per imprese, enti e professionisti. Oggi chi guida un’azienda non può più limitarsi a “sapere che esiste”: deve comprendere come implementare il whistleblowing in modo corretto, efficace e conforme, evitando errori che espongono l’organizzazione a rischi sanzionatori, reputazionali e gestionali.

Quando si parla di whistleblowing, infatti, non ci si riferisce a un semplice canale di segnalazione, ma a un vero e proprio sistema interno, composto da procedure, soggetti responsabili, misure di tutela e regole di trattamento dei dati. Un sistema che deve funzionare prima di tutto nell’interesse dell’azienda, perché consente di intercettare tempestivamente condotte illecite, violazioni organizzative e criticità interne che, se trascurate, possono degenerare in danni economici e legali ben più gravi.

Molte aziende arrivano da noi con una convinzione errata: “Abbiamo attivato una piattaforma, quindi siamo a posto”. In realtà, l’implementazione del whistleblowing in azienda non coincide con l’acquisto di un software, ma con la costruzione di un asset organizzativo coerente con la struttura aziendale, il settore di riferimento e i flussi decisionali interni.

Un sistema di whistleblowing efficace non serve solo a ricevere segnalazioni, ma a gestirle correttamente, tutelando tutte le parti coinvolte e rafforzando la compliance aziendale.

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la responsabilità diretta dell’imprenditore e degli organi di vertice. L’assenza di un sistema conforme, o l’adozione meramente formale, può tradursi in criticità rilevanti in caso di controlli, oltre a compromettere la difendibilità dell’azienda qualora emergano irregolarità interne non adeguatamente gestite. Su questo punto abbiamo approfondito in modo specifico quando il whistleblowing è obbligatorio per le aziende e quali sono gli obblighi concreti, tema che va sempre considerato prima di avviare qualsiasi implementazione: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-obbligatorio-aziende-obblighi-sanzioni/

Dal punto di vista operativo, parlare di whistleblowing significa affrontare questioni molto concrete: chi riceve le segnalazioni, come vengono valutate, in quali tempi, con quali garanzie di riservatezza, quali informazioni devono essere fornite ai segnalanti e come vengono conservati i dati. Trascurare anche solo uno di questi passaggi significa costruire un sistema fragile, facilmente contestabile e spesso inutilizzabile nella pratica.

Non è un caso che le linee guida operative elaborate dalle autorità competenti insistano sul concetto di proporzionalità e adeguatezza organizzativa, richiamando le aziende a evitare modelli standardizzati e poco aderenti alla realtà interna. Proprio per questo motivo, quando si parla di implementazione del whistleblowing, è fondamentale partire da un’analisi preliminare dell’organizzazione e dei suoi processi, come abbiamo chiarito anche trattando il tema dei canali di segnalazione interni e della loro corretta strutturazione: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-i-canali-di-segnalazione-interni/

In questa guida operativa accompagniamo imprenditori, amministratori e responsabili aziendali lungo un percorso chiaro e progressivo, pensato per trasformare il whistleblowing da obbligo percepito a strumento di tutela concreta dell’azienda. Non ci limiteremo a spiegare cosa prevede la normativa, ma ci concentreremo su come implementare il whistleblowing in azienda in modo realmente funzionante, evitando gli errori più comuni che riscontriamo quotidianamente nella pratica professionale.

Come implementare il whistleblowing in azienda: dall’analisi organizzativa alla struttura del sistema interno

Quando un’azienda decide – o è tenuta – a implementare il whistleblowing, il primo errore da evitare è partire direttamente dalla scelta dello strumento tecnico. Prima ancora di attivare un canale di segnalazione, è indispensabile svolgere una valutazione organizzativa preliminare, che consenta di comprendere come il sistema di whistleblowing debba innestarsi nella realtà concreta dell’impresa.

Ogni organizzazione presenta infatti assetti interni differenti, livelli decisionali più o meno complessi, flussi informativi specifici e differenti esposizioni al rischio. Implementare il whistleblowing in modo efficace significa costruire un sistema coerente con tali caratteristiche, evitando soluzioni standard che spesso risultano formalmente esistenti ma sostanzialmente inutilizzabili.

In questa fase iniziale occorre individuare, con precisione, le aree sensibili dell’organizzazione, ovvero quei contesti nei quali è più probabile che possano emergere segnalazioni di illeciti, irregolarità o violazioni organizzative. Pensiamo, ad esempio, ai rapporti con fornitori e appaltatori, alla gestione del personale, agli ambiti amministrativi e contabili, fino alle dinamiche legate alla sicurezza sul lavoro e alla protezione dei dati. È proprio partendo da questa mappatura che diventa possibile definire un sistema di whistleblowing realmente funzionale, e non soltanto conforme sulla carta.

Il whistleblowing efficace nasce dall’organizzazione interna, non dal software.

Una volta chiarito il contesto aziendale, il passo successivo riguarda la strutturazione dei canali di segnalazione interni, che rappresentano il cuore operativo del sistema. Tali canali devono garantire accessibilità, riservatezza e tracciabilità, consentendo al segnalante di comunicare in modo sicuro e protetto, anche in forma anonima ove previsto. Su questo aspetto, è fondamentale evitare improvvisazioni, perché una scelta errata del canale può compromettere l’intero sistema. Abbiamo analizzato nel dettaglio quali sono i canali interni e come devono essere strutturati per evitare errori in un approfondimento dedicato: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-i-canali-di-segnalazione-interni/

Parallelamente, l’implementazione del whistleblowing richiede l’individuazione dei soggetti incaricati della gestione delle segnalazioni, tema centrale e spesso sottovalutato. Non tutte le figure interne sono idonee a ricoprire questo ruolo, e in molti casi è opportuno valutare soluzioni esterne o miste, in grado di garantire indipendenza, competenza e imparzialità. Lo Studio Legale Calvello fornisce questo servizio.  La scelta del soggetto gestore incide direttamente sulla credibilità del sistema e sulla fiducia dei potenziali segnalanti. Per questo motivo, abbiamo approfondito a chi deve essere affidata la gestione delle segnalazioni e quali requisiti devono essere rispettati: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-i-soggetti-a-cui-va-affidata-la-gestione-delle-segnalazioni/

Un sistema di whistleblowing aziendale correttamente implementato non può prescindere dalla definizione di procedure chiare e formalizzate, che disciplinino ogni fase del processo: dalla ricezione della segnalazione alla sua valutazione, fino agli eventuali approfondimenti e alle misure conseguenti. Tali procedure devono essere coerenti con gli altri strumenti organizzativi dell’azienda, come il Modello 231, i piani di prevenzione o gli atti di governance interna. In questo senso, il whistleblowing non è un corpo estraneo, ma un elemento che deve integrarsi in modo armonico nell’assetto organizzativo complessivo.

Un aspetto che merita particolare attenzione riguarda la comunicazione interna del sistema di whistleblowing. Molte aziende attivano canali e procedure, ma non forniscono ai destinatari informazioni chiare su come utilizzarli correttamente. Questo genera segnalazioni incomplete, inviate a soggetti non competenti o, peggio, l’assenza totale di segnalazioni. Proprio per evitare tali criticità, è essenziale predisporre informazioni corrette e complete sul sito aziendale e sulla piattaforma di segnalazione, come abbiamo evidenziato in questo approfondimento operativo: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-le-informazioni-da-inserire-sul-sito-e-sulla-pagina-della-piattaforma-per-evitare-errori-da-parte-del-segnalante/

Implementare il whistleblowing in azienda, dunque, significa progettare un sistema, non limitarsi ad adempiere formalmente a un obbligo. Un sistema ben costruito consente all’imprenditore di intercettare criticità prima che diventino problemi, rafforzare il controllo interno e dimostrare, anche verso l’esterno, l’adozione di una governance responsabile e consapevole.

Gestione delle segnalazioni whistleblowing: riservatezza, anonimato e tutela di tutti i soggetti coinvolti (servizio fornito dal nostro studio)

Una volta implementata correttamente la struttura del sistema, il vero banco di prova del whistleblowing aziendale è la gestione concreta delle segnalazioni. È in questa fase che molte organizzazioni, pur avendo formalmente attivato il whistleblowing, commettono errori che ne compromettono l’efficacia e, nei casi più gravi, espongono l’azienda a responsabilità rilevanti.

Gestire una segnalazione di whistleblowing non significa semplicemente leggerla e archiviarla. Significa attivare un processo strutturato, che deve garantire equilibrio tra più esigenze: da un lato la tutela del segnalante, dall’altro la protezione del segnalato, fino alla salvaguardia dell’azienda stessa. Questo equilibrio è il cuore del whistleblowing e rappresenta uno dei motivi principali per cui l’improvvisazione è estremamente pericolosa.

Il primo principio che deve guidare la gestione delle segnalazioni è la riservatezza. La riservatezza non è solo una buona prassi, ma un requisito imprescindibile dell’intero sistema. Ogni segnalazione deve essere trattata in modo da limitare l’accesso alle informazioni esclusivamente ai soggetti autorizzati, evitando qualsiasi diffusione non necessaria. Abbiamo approfondito in modo specifico il requisito della riservatezza nel whistleblowing e le sue implicazioni operative, tema centrale per chi gestisce le segnalazioni: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-il-requisito-della-riservatezza/

Accanto alla riservatezza si colloca il tema, spesso frainteso, dell’anonimato. Molte aziende ritengono che consentire segnalazioni anonime sia rischioso o addirittura controproducente. In realtà, se correttamente gestito, l’anonimato rappresenta uno strumento di emersione delle criticità, soprattutto in contesti organizzativi complessi o fortemente gerarchizzati. È fondamentale, tuttavia, che l’anonimato sia supportato da procedure adeguate, in grado di consentire interlocuzioni con il segnalante e approfondimenti efficaci. Sul punto abbiamo dedicato un focus specifico a come funziona l’anonimato nel whistleblowing e quali cautele adottare: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-lanonimato/

Un altro snodo cruciale riguarda la corretta individuazione del soggetto competente a ricevere e gestire la segnalazione. L’invio della segnalazione a un soggetto non competente, oltre a rallentare la gestione, può compromettere la riservatezza e la validità dell’intero processo. Questo è un errore che riscontriamo frequentemente nella pratica e che può essere evitato solo attraverso una chiara definizione dei ruoli e delle responsabilità, accompagnata da un’adeguata informazione interna. Abbiamo analizzato le criticità connesse a questo aspetto in un approfondimento dedicato: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-la-segnalazione-inviata-ad-un-seggetto-non-competente/

La gestione delle segnalazioni comporta anche un’attenta valutazione del trattamento dei dati personali, aspetto spesso sottovalutato ma di assoluta rilevanza. Le informazioni contenute nelle segnalazioni possono riguardare dati sensibili, dati giudiziari e informazioni particolarmente delicate, che devono essere trattate nel rispetto dei principi di minimizzazione, limitazione delle finalità e conservazione. La mancata integrazione tra whistleblowing e protezione dei dati rappresenta una delle principali fonti di rischio per le aziende. Per questo motivo abbiamo approfondito il rapporto tra whistleblowing e trattamento dei dati personali, offrendo indicazioni operative concrete: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-trattamento-dei-dati-personali/

Un sistema di whistleblowing ben gestito deve inoltre garantire la tutela del segnalato, evitando che la segnalazione si traduca automaticamente in una presunzione di colpevolezza. Questo principio è fondamentale non solo per ragioni di correttezza giuridica, ma anche per preservare il clima aziendale e la fiducia interna. Il whistleblowing non è uno strumento punitivo, ma un meccanismo di prevenzione e gestione delle criticità. Proprio per questo abbiamo chiarito quali sono le forme di tutela previste per il segnalato e come devono essere applicate: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-la-tutela-del-segnalato/

Infine, la gestione delle segnalazioni deve essere accompagnata da tempistiche chiare, modalità di riscontro definite e criteri di archiviazione trasparenti. Un sistema che non fornisce feedback, che accumula segnalazioni senza gestirle o che conserva i dati oltre il necessario è un sistema che, nel tempo, perde credibilità e può diventare fonte di contestazioni.

In questa fase, l’esperienza professionale gioca un ruolo determinante. La gestione corretta delle segnalazioni di whistleblowing richiede competenze giuridiche, organizzative e operative che difficilmente possono essere improvvisate. È per questo che molte aziende scelgono di affidarsi a soluzioni chiavi in mano, pensate per garantire continuità, competenza e riduzione del rischio, come illustrato anche nella nostra analisi dedicata ai costi e ai vantaggi di un servizio whistleblowing strutturato: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-ecco-il-costo-del-nostro-servizio-chiavi-in-mano/

Errori più comuni nell’implementazione del whistleblowing e conseguenze per l’azienda

Nel nostro lavoro quotidiano di consulenza alle imprese, riscontriamo spesso che il problema non è la mancanza di volontà di adeguarsi al whistleblowing aziendale, ma la sottovalutazione delle conseguenze operative di un’implementazione errata o incompleta. Il whistleblowing, infatti, non ammette approcci superficiali: un sistema mal strutturato può risultare persino più pericoloso della sua totale assenza.

Uno degli errori più frequenti consiste nella mancata istituzione dei canali interni, oppure nella loro attivazione in modo non conforme. In questi casi l’azienda si espone a contestazioni che non riguardano solo l’assenza formale del sistema, ma anche la sua inefficacia sostanziale. Questo tema è particolarmente rilevante perché molte organizzazioni credono di essere “in regola” solo per aver previsto una procedura interna, senza verificarne la reale funzionalità. Abbiamo analizzato nel dettaglio le conseguenze della mancata o non conforme istituzione dei canali interni di whistleblowing, chiarendo perché si tratta di una criticità da non sottovalutare: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-la-mancata-istituzione-dei-canali-interni-e-delle-relative-procedure-o-istituzione-non-conforme/

Un altro errore ricorrente riguarda la confusione tra whistleblowing e altri strumenti di segnalazione aziendale, come le segnalazioni HR o le comunicazioni informali. Il whistleblowing è un sistema autonomo, con regole proprie, che richiede canali dedicati, soggetti specificamente incaricati e procedure tracciabili. Quando le segnalazioni vengono gestite in modo promiscuo o affidate a figure non adeguatamente formate, il rischio è duplice: da un lato si compromette la tutela del segnalante, dall’altro si indebolisce la posizione dell’azienda in caso di verifiche.

Particolarmente delicata è poi la gestione delle condotte ritorsive, che rappresentano una delle principali fonti di rischio per l’impresa. Anche comportamenti apparentemente marginali – come l’isolamento del segnalante, la modifica delle mansioni o il deterioramento del clima lavorativo – possono essere qualificati come ritorsivi se collegati alla segnalazione. È fondamentale che l’azienda sia consapevole di questo rischio e adotti misure preventive chiare. Su questo aspetto, abbiamo illustrato come le autorità di controllo intervengano in presenza di condotte ritorsive e perché la prevenzione sia centrale: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-anac-linee-guida-e-tutela-contro-le-eventuali-ritorsioni/

Un ulteriore errore riguarda la mancata integrazione del whistleblowing con gli altri strumenti di governance aziendale, come il Modello 231, i piani anticorruzione o gli atti organizzativi interni. Il whistleblowing non può vivere isolato: deve dialogare con l’assetto organizzativo complessivo dell’ente. La frammentazione documentale e procedurale genera confusione operativa e rende difficile dimostrare l’effettiva adozione di un sistema coerente. Proprio per questo abbiamo approfondito come disciplinare correttamente la procedura di gestione delle segnalazioni all’interno degli atti organizzativi aziendali, evitando sovrapposizioni e incongruenze: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-la-disciplina-della-procedura-di-gestione-delle-segnalazioni-nel-piao-ptptc-mog-231-o-in-altro-atto-organizzativo/

Non meno rilevante è l’errore di trascurare la fase di conservazione della documentazione. Ogni segnalazione, ogni attività istruttoria e ogni esito devono essere conservati secondo criteri chiari e proporzionati. L’assenza di regole sulla conservazione può tradursi in violazioni dei principi di protezione dei dati e in difficoltà probatorie per l’azienda. Abbiamo affrontato questo tema chiarendo come e per quanto tempo conservare la documentazione relativa alle segnalazioni di whistleblowing: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-conservazione-della-documentazione-inerente-alle-segnalazioni-2/

Tutti questi errori hanno un denominatore comune: l’assenza di una visione strategica del whistleblowing. Quando il sistema viene visto solo come un obbligo normativo, anziché come uno strumento di tutela e controllo interno, l’implementazione risulta inevitabilmente debole. Al contrario, un whistleblowing progettato correttamente consente all’azienda di dimostrare attenzione alla compliance, di prevenire criticità e di rafforzare la propria posizione anche in ottica difensiva.

Un esempio reale di vita aziendale: quando il whistleblowing fa davvero la differenza

Immaginiamo una media impresa privata, strutturata, con diversi livelli gerarchici e una gestione amministrativa interna consolidata. Un dipendente dell’area contabile si accorge che alcune procedure di affidamento a fornitori esterni presentano anomalie ricorrenti: preventivi sempre riconducibili agli stessi soggetti, documentazione incompleta, giustificazioni poco chiare. Si tratta di una situazione delicata, perché coinvolge figure apicali e perché il dipendente teme conseguenze personali.

In assenza di un sistema di whistleblowing aziendale correttamente implementato, questa informazione molto probabilmente non emergerebbe mai, oppure verrebbe comunicata in modo informale, senza tutele, generando tensioni interne e possibili ritorsioni. Con un sistema strutturato, invece, il dipendente può effettuare una segnalazione riservata, utilizzando un canale interno conforme, sapendo che la propria identità sarà protetta e che la segnalazione verrà gestita da soggetti competenti.

La segnalazione viene presa in carico, valutata secondo una procedura predefinita, e approfondita senza esporre inutilmente il segnalante né il segnalato. L’azienda ha così la possibilità di intervenire tempestivamente, correggere eventuali criticità organizzative e dimostrare, anche verso l’esterno, di aver adottato strumenti efficaci di controllo interno. In questo scenario, il whistleblowing non è un problema, ma una risorsa strategica per la tutela dell’impresa.

Questo esempio riflette ciò che accade nella pratica: il whistleblowing funziona quando è pensato per essere utilizzato, non solo per essere dichiarato.

Domande frequenti sul whistleblowing in azienda

Chi è obbligato a implementare il whistleblowing in azienda?
Sono obbligate le aziende che rientrano nei presupposti normativi previsti, ma anche le imprese non formalmente obbligate traggono vantaggi concreti dall’adozione di un sistema strutturato.

Il whistleblowing è obbligatorio anche per le aziende private?
Sì, il whistleblowing riguarda anche le aziende private che presentano determinati requisiti dimensionali o organizzativi.

È sufficiente attivare una piattaforma per essere in regola?
No. La piattaforma è solo uno strumento. L’implementazione del whistleblowing richiede procedure, soggetti incaricati, informative e integrazione organizzativa.

Le segnalazioni possono essere anonime?
Sì, l’anonimato è ammesso e, se correttamente gestito, rappresenta un elemento di rafforzamento del sistema.

Chi deve gestire le segnalazioni di whistleblowing?
Devono essere affidate a soggetti competenti, imparziali e adeguatamente formati, interni o esterni all’organizzazione.

Cosa succede se la segnalazione viene inviata al soggetto sbagliato?
L’invio a un soggetto non competente può compromettere riservatezza ed efficacia del sistema, generando criticità rilevanti.

Il whistleblowing deve essere collegato al Modello 231?
Sì, quando presente, il whistleblowing deve integrarsi con il Modello 231 e con gli altri strumenti di governance aziendale.

Come vanno trattati i dati personali contenuti nelle segnalazioni?
Nel rispetto dei principi di minimizzazione, sicurezza e limitazione della conservazione, secondo una procedura chiara.

Per quanto tempo devono essere conservate le segnalazioni?
La conservazione deve essere limitata al tempo necessario, secondo criteri proporzionati e documentati.

Cosa rischia l’azienda se implementa male il whistleblowing?
Rischi organizzativi, reputazionali, sanzionatori e difficoltà difensive in caso di verifiche o contestazioni.


Perché affidare l’implementazione del whistleblowing a uno studio legale specializzato

Implementare correttamente il whistleblowing non significa solo adempiere a un obbligo normativo, ma proteggere l’azienda, l’imprenditore e l’organizzazione nel suo complesso. Un sistema mal strutturato o non conforme espone a rischi sanzionatori, contestazioni e responsabilità dirette.

Lo Studio Legale Calvello offre un servizio whistleblowing “chiavi in mano”, pensato per garantire piena conformità normativa e reale operatività. In particolare:

  • forniamo una piattaforma conforme ai requisiti ANAC, sicura e tecnicamente adeguata;

  • offriamo il servizio esterno di gestione delle segnalazioni, assicurando indipendenza, riservatezza e corretta istruttoria;

  • curiamo tutti gli aspetti legali, organizzativi e documentali, evitando soluzioni improvvisate o solo formalmente compliant.

Puoi approfondire il servizio completo qui: https://www.studiolegalecalvello.it/whistleblowing-ecco-il-nostro-servizio-alle-aziende-chiavi-in-mano/

Per una consulenza personalizzata sull’implementazione del whistleblowing o per richiedere un preventivo, è possibile contattare direttamente lo Studio al seguente link: https://www.studiolegalecalvello.it/consulenza-studio-legale/

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