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Procedura Civile Recupero Crediti Tutela del patrimonio

Società debitrice svuota i conti correnti: come può tutelarsi il creditore

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Una società può avere un debito commerciale rilevante, ricevere richieste di pagamento e, nel frattempo, ridurre progressivamente la liquidità disponibile sui propri conti correnti. Per il creditore il problema, a quel punto, non consiste soltanto nel dimostrare l’esistenza del credito: occorre evitare di ottenere un decreto ingiuntivo o una sentenza quando il patrimonio concretamente aggredibile è ormai insufficiente.

Quando emergono prelievi anomali, trasferimenti di denaro verso società collegate, spostamenti di liquidità, cessioni di beni o altre operazioni patrimoniali sospette, noi riteniamo necessario esaminare contemporaneamente il credito e la situazione economico-patrimoniale del debitore. Un credito ben documentato può consentire di ottenere un titolo esecutivo, ma il titolo non equivale all’incasso: se al momento del pignoramento il conto corrente è incapiente, bisogna individuare altri beni, crediti o diritti sui quali procedere oppure verificare se vi siano i presupposti per iniziative conservative o per contestare determinati atti dispositivi.

Quando lo svuotamento dei conti correnti mette concretamente a rischio il recupero del credito

Il semplice fatto che una società trasferisca denaro da un conto corrente non dimostra, da solo, l’intenzione di sottrarre patrimonio ai creditori. Un’impresa movimenta normalmente liquidità per pagare dipendenti, fornitori, banche, imposte e altri debiti. La valutazione cambia quando le operazioni si inseriscono in una situazione di insolvenza o seguono una diffida, una contestazione, un decreto ingiuntivo o comunque un momento nel quale la società è consapevole dell’esistenza di un credito rilevante e, parallelamente, la consistenza patrimoniale utilizzabile dal creditore diminuisce in modo anomalo.

Occorre quindi ricostruire ciò che sta realmente accadendo. Può assumere rilievo, ad esempio, il trasferimento della liquidità verso altre società del gruppo, soci o soggetti collegati; allo stesso modo devono essere esaminate eventuali vendite di immobili, cessioni di partecipazioni, trasferimenti di azienda o di rami aziendali e operazioni attraverso le quali attività e fatturato vengono progressivamente spostati altrove. In presenza di operazioni infragruppo, il rapporto societario tra i soggetti coinvolti non consente automaticamente al creditore di aggredire il patrimonio di un’altra società, ma rende necessario verificare natura, causa ed effetti dei singoli trasferimenti.

È una situazione particolarmente delicata nei recuperi di crediti di grande importo tra aziende. Se sono in gioco centinaia di migliaia di euro o somme ancora superiori, limitarsi ad avviare la procedura per ottenere un titolo senza valutare la solvibilità del debitore può significare intervenire quando la liquidità è già stata trasferita e gli altri beni più facilmente aggredibili non sono più disponibili.

Per questo analizziamo separatamente tre profili: l’esistenza e l’esigibilità del credito, la possibilità di ottenere o utilizzare un titolo esecutivo e la concreta possibilità di soddisfare quel titolo sul patrimonio del debitore. Contratti, ordini, fatture, documenti di trasporto, corrispondenza commerciale, riconoscimenti del debito ed eventuali contestazioni servono a ricostruire il primo profilo; la situazione patrimoniale della società e le operazioni compiute nel periodo precedente servono invece a capire quali possibilità di recupero siano effettivamente disponibili.

Conto corrente svuotato prima del pignoramento: perché la tempestività può cambiare la strategia

Il pignoramento del conto corrente è un pignoramento presso terzi: quando ne ricorrono i presupposti, l’azione esecutiva coinvolge la banca presso la quale il debitore detiene somme. Se però, quando il vincolo diventa efficace, il conto non presenta disponibilità utilmente aggredibili, il creditore può trovarsi con un titolo esecutivo ma senza la liquidità sulla quale soddisfarsi. Proprio per questo, nei crediti commerciali elevati, la scelta dei tempi non dovrebbe essere separata dalla verifica del patrimonio.

Una volta disponibile il titolo esecutivo e ricorrendone le condizioni processuali, la ricerca telematica dei beni da pignorare prevista dall’art. 492-bis c.p.c. può assumere particolare rilievo per individuare beni e rapporti utili all’esecuzione. La tutela non deve necessariamente concentrarsi su un solo conto corrente: a seconda della situazione possono essere valutati crediti vantati dalla società verso clienti o altri terzi, immobili, partecipazioni societarie, beni mobili registrati e ulteriori attività patrimoniali suscettibili di esecuzione.

Quando esiste invece un concreto pericolo che il debitore disperda il patrimonio prima che il creditore possa procedere efficacemente in via esecutiva, deve essere valutata la possibilità di ricorrere agli strumenti di conservazione della garanzia patrimoniale previsti dall’ordinamento. Il sequestro conservativo, quando ne ricorrono rigorosamente i presupposti, può servire a evitare che determinati beni vengano sottratti alla futura esecuzione. Se sono già stati compiuti atti dispositivi pregiudizievoli, può assumere rilievo anche l’azione revocatoria prevista dall’art. 2901 c.c., che richiede però la verifica dei relativi presupposti e non può essere considerata una conseguenza automatica di qualsiasi movimento di denaro o trasferimento patrimoniale.

Questo punto è particolarmente importante quando la società non si limita a movimentare liquidità, ma realizza una più ampia operazione di depauperamento. Il trasferimento di denaro ad altre società del gruppo, la cessione di beni della società debitrice o il trasferimento dell’attività possono richiedere rimedi differenti. La natura dell’atto, la sua data, il destinatario, l’eventuale corrispettivo, la destinazione delle somme ricevute e l’effetto prodotto sulla garanzia patrimoniale del creditore sono elementi che devono essere ricostruiti prima di scegliere l’azione.

Se compaiono anche segnali di insolvenza, occorre infine verificare se siano già pendenti o imminenti strumenti di regolazione della crisi o procedure concorsuali, perché l’apertura di una procedura può modificare profondamente tempi e modalità attraverso cui far valere il credito. Per un’impresa che deve recuperare una somma elevata, quindi, la domanda non è soltanto “possiamo ottenere un decreto ingiuntivo?”, ma soprattutto “su quale patrimonio potremo concretamente recuperare il credito e quali iniziative devono essere assunte prima che quel patrimonio venga ulteriormente ridotto?”.

Come individuare il patrimonio ancora aggredibile e scegliere gli strumenti di tutela

Quando il conto corrente della società debitrice risulta vuoto o presenta una disponibilità incompatibile con il volume dell’attività svolta, la strategia non dovrebbe fermarsi all’esito negativo del primo pignoramento. Occorre verificare se esistano altri rapporti bancari, crediti verso clienti o committenti, immobili, partecipazioni societarie, beni mobili registrati o altri diritti patrimoniali sui quali possa essere utilmente avviata l’esecuzione. In questa fase assume rilievo anche la ricostruzione delle operazioni compiute dalla società nel periodo in cui il credito era già sorto o era comunque prevedibile la richiesta di pagamento.

Per un credito derivante, ad esempio, da una fornitura industriale, da un appalto o da un contratto commerciale di importo elevato, può essere particolarmente utile individuare i crediti che la società debitrice vanta a propria volta verso clienti e committenti. Il pignoramento presso terzi non riguarda infatti soltanto il denaro depositato in banca: ricorrendone i presupposti, può consentire di aggredire anche somme che altri soggetti devono corrispondere al debitore. Una società con poca liquidità bancaria può quindi avere un portafoglio di crediti commerciali rilevante, immobili o partecipazioni che modificano completamente la valutazione delle concrete possibilità di recupero.

Parallelamente bisogna verificare se il patrimonio sia semplicemente insufficiente oppure sia stato trasferito. Se emergono vendite di immobili, cessioni d’azienda, trasferimenti di partecipazioni o spostamenti di attività verso altri soggetti, l’analisi deve riguardare i singoli atti e il loro effetto sulla garanzia patrimoniale. Quando il debitore ha trasferito beni in pregiudizio delle ragioni creditorie, l’azione revocatoria può consentire, in presenza dei presupposti previsti dall’art. 2901 c.c., di rendere inefficace l’atto nei confronti del creditore che agisce. Non comporta quindi, di per sé, il ritorno del bene nel patrimonio del debitore e richiede una valutazione specifica dell’atto, della sua natura e delle circostanze nelle quali è stato compiuto.

La stessa attenzione è necessaria quando lo svuotamento della liquidità si accompagna alla cessione dell’attività. Se la società trasferisce azienda, beni, clienti o rapporti commerciali e conserva prevalentemente i debiti, può essere necessario approfondire anche la cessione d’azienda effettuata in presenza dei creditori oppure il trasferimento di clienti e attività a una nuova società. Non esiste però un rimedio unico applicabile a tutte queste situazioni: occorre stabilire quali beni siano stati trasferiti, a chi, a quale titolo, quale corrispettivo sia stato previsto e quale patrimonio sia rimasto nella società debitrice.

Nei crediti economicamente rilevanti questa ricostruzione permette di decidere se concentrare l’azione sull’esecuzione forzata, affiancarla a iniziative conservative, valutare un’azione revocatoria o considerare gli strumenti previsti dalla disciplina della crisi e dell’insolvenza. Anche costi e tempi devono essere rapportati alla consistenza del credito e al patrimonio concretamente raggiungibile: l’obiettivo non è moltiplicare le azioni giudiziarie, ma individuare quelle che possono effettivamente aumentare le possibilità di soddisfacimento del creditore.

Un caso di credito commerciale rilevante con liquidità trasferita prima del pignoramento

In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con nomi e alcuni elementi identificativi modificati per tutelare la riservatezza del rapporto professionale, una società fornitrice, che chiameremo Alfa, vantava nei confronti di Beta un credito commerciale di diverse centinaia di migliaia di euro. Dopo ripetute richieste di pagamento, Beta continuava formalmente a operare, ma la liquidità disponibile risultava progressivamente ridotta e parte dell’attività economica appariva collegata ad altre società riconducibili alla medesima area imprenditoriale.

La gestione del caso non si è limitata alla documentazione necessaria per ottenere tutela giudiziale del credito. Abbiamo esaminato la situazione patrimoniale della debitrice e i rapporti utilmente aggredibili, ricostruendo anche le operazioni che avevano accompagnato la diminuzione della liquidità. L’elemento decisivo è stato distinguere i normali pagamenti connessi all’attività d’impresa dalle operazioni che richiedevano un approfondimento specifico sotto il profilo della tutela del creditore.

Questo ha consentito di impostare l’azione sulla base del patrimonio effettivamente individuato e non soltanto sul conto corrente originariamente considerato per il pignoramento, coordinando il recupero giudiziale con le ulteriori iniziative compatibili con la situazione accertata. Nei casi di importo elevato, ricostruire tempestivamente dove si trova il patrimonio può incidere quanto l’ottenimento del titolo esecutivo; ogni situazione richiede però una valutazione autonoma, perché natura del credito, operazioni compiute dal debitore e beni disponibili possono condurre a soluzioni differenti.

Domande frequenti sulla società che svuota i conti correnti

Se la società ha svuotato il conto corrente, il credito è perso?

No. Un conto corrente incapiente non significa necessariamente che la società sia priva di patrimonio. Possono esistere altri conti, crediti verso clienti o committenti, immobili, partecipazioni societarie o ulteriori beni e diritti aggredibili. Occorre quindi valutare la situazione patrimoniale complessiva e non fermarsi all’esito negativo di un singolo pignoramento.

È possibile sapere su quali conti correnti opera la società debitrice?

Quando il creditore dispone dei presupposti necessari per procedere esecutivamente, l’ordinamento prevede strumenti per la ricerca telematica dei beni da pignorare, tra cui quelli disciplinati dall’art. 492-bis c.p.c. La possibilità concreta di utilizzarli deve essere verificata in relazione al titolo disponibile e alla fase nella quale si trova il recupero.

Il trasferimento del denaro ad altre società può essere contestato?

Dipende dalla natura dell’operazione. Il trasferimento di denaro, anche verso una società appartenente allo stesso gruppo, non è automaticamente illecito. Occorre verificare causa, destinatario, momento dell’operazione, eventuale controprestazione e conseguenze sul patrimonio della debitrice. Se l’operazione ha pregiudicato la garanzia patrimoniale del creditore, possono essere valutati gli strumenti previsti dall’ordinamento, compresa l’azione revocatoria quando ne ricorrono i presupposti.

Si può intervenire prima che la società trasferisca tutto il patrimonio?

In presenza di un concreto pericolo di dispersione della garanzia patrimoniale possono essere valutate misure conservative, tra cui il sequestro conservativo quando sussistono i relativi presupposti. La scelta richiede un esame tempestivo del credito, delle prove disponibili, delle condotte del debitore e del rischio effettivo che i beni vengano sottratti alla futura esecuzione.

Oltre ai conti correnti, cosa può essere pignorato a una società debitrice?

In funzione del patrimonio individuato e delle regole applicabili al singolo bene, l’esecuzione può interessare crediti verso clienti e altri terzi, immobili, partecipazioni societarie, beni mobili registrati e ulteriori attività patrimoniali. Per crediti di grande importo può essere opportuno valutare più possibili obiettivi dell’esecuzione, anziché concentrare l’intera strategia sulla liquidità bancaria.

La società debitrice sta trasferendo la liquidità? Richiedi una valutazione del caso

Quando una società debitrice svuota i conti correnti, trasferisce denaro verso soggetti collegati o riduce il proprio patrimonio mentre un credito rilevante è ancora insoluto, il fattore tempo può incidere concretamente sulle possibilità di recupero. Occorre esaminare il titolo disponibile o la documentazione necessaria per ottenerlo, la consistenza del patrimonio, gli eventuali trasferimenti già effettuati e gli strumenti giudiziali, esecutivi o conservativi utilizzabili nel caso specifico.

Se la vostra impresa deve recuperare un credito economicamente rilevante e vi sono segnali di dispersione o trasferimento del patrimonio della società debitrice, potete richiedere una valutazione allo Studio Legale Calvello compilando il modulo e descrivendo il credito, il debitore e le circostanze che fanno temere lo svuotamento dei conti o del patrimonio.

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