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Procedura Civile Recupero Crediti Tutela del patrimonio

Cessione d’azienda per sottrarsi ai creditori: cosa può fare il creditore

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Quando una società debitrice cede l’azienda, o il suo principale ramo operativo, mentre sono già pendenti crediti commerciali di importo rilevante, il creditore deve verificare rapidamente che cosa sia stato realmente trasferito e quale patrimonio sia rimasto alla società cedente. La cessione, infatti, è un’operazione del tutto lecita e non può essere considerata fraudolenta per il solo fatto di essere intervenuta in presenza di debiti. Il problema nasce quando il trasferimento rende concretamente più difficile il recupero: ad esempio perché nella vecchia società rimangono i debiti mentre attività, beni, contratti e capacità produttiva vengono trasferiti altrove.

In situazioni di questo tipo noi distinguiamo tre questioni che spesso vengono confuse: l’esistenza del credito, l’individuazione dei soggetti tenuti al pagamento e la presenza di un patrimonio sul quale poter effettivamente agire. Un credito documentato, anche se di centinaia di migliaia o milioni di euro, non comporta automaticamente il suo incasso. Occorre valutare la posizione della società cedente, l’eventuale responsabilità del cessionario, le caratteristiche dell’operazione e, quando ne ricorrono i presupposti, gli strumenti per conservare o ricostituire la garanzia patrimoniale compromessa dal trasferimento.

La società debitrice cede l’azienda: che cosa accade ai crediti già esistenti

Il primo punto da chiarire è che la cessione dell’azienda non libera automaticamente la società cedente dai debiti anteriori. L’art. 2560 c.c. prevede che l’alienante non sia liberato dai debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta se i creditori non hanno consentito alla liberazione. Per il creditore, quindi, il trasferimento dell’attività non significa di per sé perdere il debitore originario.

Per le aziende commerciali la stessa norma disciplina anche la responsabilità dell’acquirente: il cessionario risponde dei debiti anteriori al trasferimento quando essi risultano dai libri contabili obbligatori. Questo profilo deve essere verificato con attenzione perché, ricorrendone i presupposti, il creditore può avere la possibilità di rivolgere la propria pretesa anche nei confronti del soggetto che ha acquistato l’azienda. Non è però corretto affermare in astratto che qualsiasi debito della cedente passi automaticamente alla cessionaria: occorre esaminare natura e origine del credito, documentazione contabile e contrattuale, contenuto dell’atto di cessione e specifiche circostanze dell’operazione.

Per un’impresa che debba recuperare, ad esempio, un credito derivante da una grande fornitura industriale, da un appalto o da un contratto commerciale complesso, questa verifica può modificare sensibilmente la strategia. Se il debitore originario ha ceduto l’attività e dispone ormai di un patrimonio insufficiente, concentrare l’intervento esclusivamente sulla vecchia società potrebbe portare all’ottenimento di un decreto ingiuntivo o di una sentenza senza che esistano poi beni sufficienti da pignorare. Per questo, nei recuperi di crediti di grande importo tra aziende, esaminiamo il credito insieme alla situazione patrimoniale del debitore e alle operazioni societarie che possono avere inciso sulla possibilità concreta di soddisfarlo.

Una cessione merita particolare attenzione quando avviene dopo ripetute richieste di pagamento, contestazioni, messa in mora o avvio dell’azione giudiziaria; quando riguarda sostanzialmente tutta l’attività produttiva; quando il corrispettivo e le sue modalità di pagamento appaiono incompatibili con il valore economico del complesso trasferito; oppure quando la società cessionaria presenta collegamenti con soci, amministratori o soggetti vicini alla cedente. Sono elementi da accertare nel loro insieme, non prove automatiche di una frode.

Quando la cessione d’azienda può pregiudicare il creditore e diventare oggetto di revocatoria

La questione cambia quando la cessione incide sulla garanzia patrimoniale del creditore. In base all’art. 2740 c.c., il debitore risponde delle proprie obbligazioni con i beni presenti e futuri. Se l’azienda, un ramo essenziale o altri cespiti rilevanti escono dal patrimonio della società debitrice, occorre quindi comprendere che cosa sia rimasto e se il trasferimento abbia reso più difficile o incerto il soddisfacimento del credito.

Si pensi a una società che deve 600.000 euro a un fornitore e che, durante la controversia, ceda a una nuova società macchinari, avviamento, contratti e organizzazione produttiva, lasciando nella cedente pochi beni e i debiti pregressi. Oppure a un’impresa che continui sostanzialmente la stessa attività attraverso una società diversa, con gli stessi locali, mezzi o interlocutori commerciali. In casi simili è necessario ricostruire l’operazione nel suo complesso: data della cessione, valore attribuito all’azienda, pagamento effettivo del prezzo, destinazione delle somme ricevute, rapporti tra cedente e cessionario e consistenza del patrimonio residuo.

Quando ne ricorrono i presupposti, uno degli strumenti da valutare è l’azione revocatoria prevista dall’art. 2901 c.c., attraverso la quale il creditore può chiedere che l’atto dispositivo pregiudizievole sia dichiarato inefficace nei suoi confronti. L’obiettivo non è ottenere l’annullamento generale della cessione, ma preservare la possibilità del creditore di soddisfarsi rispetto a un’operazione che abbia compromesso la garanzia patrimoniale.

La revocatoria non consegue automaticamente alla semplice esistenza di una cessione d’azienda. Devono essere accertati i presupposti richiesti dalla legge, a partire dal pregiudizio arrecato alle ragioni creditorie e dalla consapevolezza del debitore; per gli atti a titolo oneroso assume rilievo anche la posizione del terzo acquirente secondo quanto previsto dall’art. 2901 c.c. La verifica è particolarmente delicata quando il credito o l’operazione sono anteriori l’uno all’altra, perché mutano i requisiti che il creditore deve allegare e provare.

Per questa ragione, quando emergono trasferimenti sospetti, non ci limitiamo a considerare se il creditore possa ottenere un titolo esecutivo. Occorre verificare tempestivamente quale patrimonio sia ancora aggredibile e quale effetto abbia prodotto la cessione. È lo stesso problema che può presentarsi quando la società debitrice trasferisce beni per evitare il pagamento o quando il debitore trasferisce l’azienda prima del pignoramento: aspettare che il giudizio sul credito sia terminato senza considerare ciò che nel frattempo accade al patrimonio può rendere il successivo recupero molto più complesso.

Come ricostruire il patrimonio e scegliere le azioni realmente utili al recupero del credito

Quando la cessione d’azienda è già avvenuta, la strategia non dovrebbe partire automaticamente dal pignoramento o dall’azione revocatoria. Prima occorre ricostruire la situazione economica e patrimoniale creatasi dopo il trasferimento. Per crediti di importo elevato può essere determinante verificare quali beni siano rimasti alla società cedente, se il prezzo della cessione sia stato effettivamente corrisposto, dove siano confluite le somme, se esistano immobili, conti correnti, crediti verso clienti, partecipazioni societarie o altri diritti utilmente aggredibili e se vi siano garanzie personali o reali a tutela del credito.

Parallelamente va esaminata la documentazione relativa al credito: contratto, ordini, fatture, documenti di consegna, corrispondenza commerciale, eventuali riconoscimenti del debito e contestazioni formulate dalla controparte. Avere un credito fondato, poter ottenere un titolo esecutivo e riuscire concretamente a recuperare le somme sono tre passaggi distinti. Se manca un titolo, può essere necessario procedere con un decreto ingiuntivo o con un giudizio ordinario; se il titolo esiste già, l’attenzione si sposta sull’individuazione dei beni e dei crediti da sottoporre a esecuzione.

La ricerca patrimoniale può consentire di individuare conti correnti, immobili, crediti vantati dalla società debitrice verso clienti o altri terzi, partecipazioni societarie e ulteriori attività suscettibili di esecuzione. Nei casi previsti dalla legge può assumere rilievo anche la ricerca telematica dei beni da pignorare ai sensi dell’art. 492-bis c.p.c.. Se emergono rapporti commerciali ancora attivi, il pignoramento presso terzi può interessare anche somme che clienti o altri soggetti devono versare alla società debitrice. La scelta dipende dal patrimonio concretamente individuato e dalla probabilità che l’esecuzione produca un risultato economicamente utile.

Se, invece, le verifiche mostrano che la cessione ha privato la società dei principali beni aggredibili, occorre approfondire l’operazione e valutare se ricorrano i presupposti dell’azione revocatoria. In presenza di un rischio attuale di dispersione del patrimonio può essere necessario esaminare anche l’eventuale ricorso a strumenti cautelari, come il sequestro conservativo, quando sussistano i relativi requisiti. Per un credito superiore a 500.000 euro, o comunque per esposizioni economicamente rilevanti, costi e tempi delle diverse iniziative devono essere confrontati con il valore e la concreta aggredibilità del patrimonio individuato.

Un ulteriore elemento riguarda lo stato della società cedente. Se la cessione dell’azienda si accompagna a insolvenza, cessazione dell’attività o apertura di uno degli strumenti o delle procedure disciplinati dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la posizione deve essere esaminata anche sotto questo profilo. L’esistenza di una procedura può incidere sulle modalità con cui far valere il credito e sulle iniziative individuali del creditore. La tempestività delle verifiche patrimoniali diventa quindi particolarmente importante quando alla cessione seguono segnali concreti di crisi o insolvenza.

Un caso seguito dallo Studio: l’azienda trasferita mentre era pendente un credito commerciale rilevante

In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con elementi identificativi modificati per rispettare la riservatezza del rapporto professionale, una società fornitrice vantava un credito commerciale di alcune centinaia di migliaia di euro nei confronti di un’impresa cliente. Dopo le richieste di pagamento, emerse che l’attività operativa era stata trasferita a un’altra società mentre nella debitrice originaria erano rimaste gran parte delle passività.

Prima di concentrare l’intervento esclusivamente sull’ottenimento del titolo esecutivo, abbiamo ricostruito la documentazione del credito, la cessione dell’azienda, i rapporti tra i soggetti coinvolti e il patrimonio rimasto alla cedente. L’elemento decisivo è stato considerare il recupero del credito e il trasferimento patrimoniale come parti dello stesso problema, individuando le iniziative nei confronti dei soggetti interessati e i beni sui quali poteva essere concretamente impostata la tutela.

Il caso è stato quindi gestito coordinando l’azione relativa al credito con quella diretta a preservarne l’effettiva possibilità di soddisfacimento, evitando di attendere la conclusione della controversia prima di affrontare il problema patrimoniale. La soluzione adottata dipendeva dalle caratteristiche specifiche dell’operazione e dalla documentazione disponibile e, naturalmente, non implica che situazioni analoghe conducano necessariamente allo stesso risultato.

Domande frequenti sulla cessione d’azienda e sulla tutela del creditore

Se la società debitrice cede l’azienda, il credito rimane esigibile?

Sì. La cessione dell’azienda non determina automaticamente la liberazione della società cedente dai debiti anteriori. L’art. 2560 c.c. prevede che l’alienante non sia liberato dai debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta senza il consenso dei creditori. Occorre poi verificare se, nel caso concreto, ricorrano anche i presupposti per agire nei confronti del cessionario.

Il creditore può chiedere il pagamento alla società che ha acquistato l’azienda?

Per le aziende commerciali l’art. 2560 c.c. prevede la responsabilità dell’acquirente per i debiti anteriori al trasferimento quando risultano dai libri contabili obbligatori. La possibilità di agire contro il cessionario deve quindi essere valutata sulla base della natura del debito, delle risultanze contabili e della documentazione relativa alla cessione.

Una cessione d’azienda può essere revocata se danneggia i creditori?

Quando ricorrono i presupposti dell’art. 2901 c.c., il creditore può esercitare l’azione revocatoria per ottenere l’inefficacia dell’atto nei propri confronti. Non è sufficiente dimostrare che l’azienda è stata ceduta: devono essere accertati il pregiudizio alle ragioni creditorie e gli ulteriori requisiti previsti dalla norma, anche in relazione alla posizione del terzo acquirente.

Cosa succede se dopo la cessione la vecchia società non possiede più beni?

La mancanza apparente di patrimonio rende necessario verificare sia i beni e i diritti eventualmente ancora aggredibili sia le operazioni che hanno determinato il depauperamento. Possono assumere rilievo conti correnti, immobili, crediti verso terzi, partecipazioni societarie e il prezzo dovuto per la stessa cessione. Se il trasferimento ha pregiudicato la garanzia patrimoniale, devono essere valutate le specifiche azioni esperibili nei confronti degli atti compiuti.

È meglio ottenere prima il decreto ingiuntivo o verificare il patrimonio del debitore?

Le due attività non devono necessariamente essere considerate in successione. Soprattutto nel recupero di crediti di grande importo tra aziende, può essere opportuno valutare il patrimonio già mentre si procede per ottenere il titolo. Un decreto ingiuntivo o una sentenza consentono di avviare l’esecuzione forzata, ma non assicurano l’incasso se nel frattempo non esistono più beni utilmente aggredibili.

La società debitrice ha ceduto l’azienda? Richiedi una valutazione del caso

Quando un’impresa debitrice cede l’azienda, trasferisce l’attività a un’altra società o riduce sensibilmente il proprio patrimonio mentre esiste un credito di importo rilevante, è necessario esaminare tempestivamente il credito, l’operazione di cessione e il patrimonio ancora aggredibile. La documentazione disponibile può consentire di valutare la responsabilità della società cedente e dell’eventuale cessionario, le possibilità di esecuzione forzata e, quando ne ricorrono i presupposti, l’azione revocatoria o altre forme di tutela patrimoniale.

Lo Studio Legale Calvello assiste imprese e creditori nel recupero di crediti commerciali economicamente rilevanti e nelle situazioni in cui trasferimenti societari o patrimoniali possono compromettere il soddisfacimento del credito. Per sottoporci la documentazione e descrivere la situazione, puoi richiedere una valutazione compilando il modulo dello Studio Legale Calvello. Esamineremo la richiesta per verificare quali iniziative possano essere concretamente appropriate rispetto al credito e al patrimonio del debitore.

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