Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello
Quando una società che deve pagare un credito commerciale rilevante trasferisce liquidità ad altre società dello stesso gruppo, il problema per il creditore non riguarda più soltanto l’esistenza del credito. Occorre capire perché il denaro è stato trasferito, a quale titolo, verso quale società e quale patrimonio sia rimasto nella disponibilità della debitrice. Un’operazione infragruppo può avere una normale giustificazione economica; può però assumere una diversa rilevanza quando sottrae risorse alla società debitrice e rende più difficile o incerto il soddisfacimento dei suoi creditori.
Nei crediti di grande importo questa distinzione è particolarmente delicata. Ottenere un decreto ingiuntivo o un altro titolo esecutivo può non essere sufficiente se, nel frattempo, i conti della società sono stati svuotati e la liquidità è confluita verso una controllante, una controllata o un’altra società collegata. Per questo, quando emergono trasferimenti infragruppo sospetti, noi esaminiamo parallelamente il credito, le operazioni patrimoniali compiute dal debitore e i beni o i diritti sui quali sia concretamente possibile agire.
Il trasferimento di denaro a un’altra società del gruppo non è automaticamente illecito
L’appartenenza a un gruppo societario non elimina l’autonomia delle singole società. Il fatto che due imprese abbiano gli stessi soci, siano controllate dalla medesima holding o appartengano allo stesso gruppo non significa che i rispettivi patrimoni possano essere considerati indistintamente come un’unica massa sulla quale ogni creditore può soddisfarsi. Per il creditore della società A, quindi, non è normalmente possibile pignorare il conto corrente della società B soltanto perché entrambe appartengono allo stesso gruppo.
Allo stesso modo, un trasferimento di liquidità infragruppo non può essere qualificato come fraudolento per il solo fatto di essere avvenuto tra società collegate. Possono esistere finanziamenti infragruppo, pagamenti per forniture o servizi, regolazioni di rapporti finanziari, rimborsi, sistemi di tesoreria accentrata e altre operazioni dotate di una causa economica effettiva. L’analisi deve quindi partire dalla documentazione e dalla concreta funzione del trasferimento, evitando di confondere una normale gestione finanziaria di gruppo con un atto compiuto in pregiudizio dei creditori.
Il quadro cambia quando una società con un debito rilevante trasferisce somme consistenti a un’altra società del gruppo e, dopo l’operazione, rimane priva della liquidità necessaria per adempiere o di un patrimonio adeguato sul quale il creditore possa agire. Diventano allora rilevanti il momento in cui sono avvenuti i trasferimenti, il loro importo, la loro frequenza, la causale, l’esistenza di un’effettiva controprestazione e i rapporti tra la società debitrice, la società beneficiaria e gli organi che hanno deciso l’operazione.
Un conto è, ad esempio, il pagamento documentato di un debito realmente esistente verso un’altra società del gruppo; altro è il trasferimento di somme rilevanti privo di una chiara giustificazione economica, effettuato mentre sono già scadute fatture insolute di importo elevato e seguito dal sostanziale depauperamento della società debitrice. Per crediti superiori a 100.000 o 500.000 euro, e ancor più per crediti milionari, ricostruire tempestivamente questa sequenza può incidere direttamente sulla strategia di recupero.
Quando i trasferimenti infragruppo possono pregiudicare il recupero del credito
Il patrimonio del debitore costituisce la garanzia generale delle sue obbligazioni. Per questo il trasferimento di denaro assume rilievo per il creditore quando modifica concretamente la consistenza patrimoniale della società e rende l’esecuzione più difficile, incerta o potenzialmente infruttuosa. Il punto non è quindi dimostrare genericamente che il debitore ha effettuato bonifici verso un’altra società, ma ricostruire l’effetto che quelle operazioni hanno prodotto sulla possibilità di recuperare il credito.
Immaginiamo una società industriale che debba 600.000 euro a un fornitore. Dopo le richieste di pagamento, il creditore rileva che l’impresa continua formalmente a operare, ma la liquidità disponibile si riduce rapidamente mentre vengono effettuati trasferimenti consistenti verso una società controllata o verso un’altra impresa riconducibile allo stesso gruppo. Se tali operazioni hanno una causa effettiva e lasciano comunque alla debitrice un patrimonio adeguato, la situazione è diversa da quella in cui, dopo i trasferimenti, i conti risultano incapienti e non emergono altri beni utilmente aggredibili.
È proprio in quest’ultima ipotesi che non conviene limitare l’analisi al percorso ordinario messa in mora, decreto ingiuntivo, precetto e pignoramento. Credito, titolo esecutivo e concreta possibilità di incasso sono tre questioni diverse. Un’impresa può avere documentazione sufficiente per ottenere un titolo per centinaia di migliaia di euro e scoprire, al momento dell’esecuzione, che la società debitrice ha già trasferito una parte rilevante delle proprie risorse.
Occorre allora verificare se vi siano i presupposti per strumenti diretti alla conservazione della garanzia patrimoniale. Tra questi può assumere rilievo l’azione revocatoria, quando l’operazione presenta i requisiti previsti dalla legge e ha arrecato pregiudizio alle ragioni del creditore. La revocatoria non opera automaticamente per ogni pagamento o trasferimento infragruppo: natura dell’atto, anteriorità o posteriorità rispetto al credito, posizione della società beneficiaria e consapevolezza del pregiudizio devono essere valutate nel caso concreto.
Nei gruppi societari può inoltre essere necessario esaminare se le operazioni siano riconducibili all’attività di direzione e coordinamento e se abbiano prodotto una lesione dell’integrità patrimoniale della società debitrice rilevante per i suoi creditori. Anche sotto questo profilo non basta l’esistenza del gruppo: occorre ricostruire chi ha disposto le operazioni, nell’interesse di chi siano state realizzate, quale vantaggio abbia eventualmente ricevuto la società debitrice e quale effetto complessivo abbiano avuto sul suo patrimonio.
Quando il credito è elevato e i trasferimenti sono già iniziati, il fattore tempo diventa quindi parte della tutela. Attendere il completamento di un giudizio senza verificare nel frattempo la consistenza patrimoniale della società può significare ottenere un titolo quando le risorse originariamente disponibili non sono più facilmente aggredibili. È la ragione per cui, nei crediti verso grandi aziende e gruppi societari, noi valutiamo fin dall’inizio anche i segnali di insolvenza, i trasferimenti patrimoniali e la concreta destinazione della liquidità.
Quali verifiche servono per individuare il denaro trasferito e scegliere come agire
Quando vi sono indizi di trasferimenti di liquidità verso altre società del gruppo, la prima esigenza è ricostruire il patrimonio effettivamente disponibile e la sequenza delle operazioni. Per un creditore di importo rilevante non è sufficiente sapere che la società debitrice possiede o possedeva un conto corrente: occorre verificare, per quanto concretamente accertabile, quali beni e diritti siano ancora aggredibili, quali risorse siano state trasferite e se esistano crediti verso clienti, immobili, partecipazioni societarie o altri cespiti sui quali indirizzare l’esecuzione.
La strategia dipende anche dallo stato del credito. Contratti, ordini, fatture, documenti di consegna, corrispondenza commerciale, eventuali riconoscimenti del debito e contestazioni ricevute servono a stabilire se il credito sia certo, liquido ed esigibile e quale sia la via più adatta per ottenere un titolo esecutivo. Quando un titolo esiste già, l’attenzione può concentrarsi immediatamente sull’esecuzione e sulla consistenza patrimoniale del debitore; quando invece deve ancora essere ottenuto, può essere necessario valutare contemporaneamente il rischio che il patrimonio venga ulteriormente disperso.
La ricerca telematica dei beni da pignorare, nei casi e secondo le modalità previste dall’ordinamento, può consentire di individuare rapporti finanziari e altri beni o crediti utili all’esecuzione. In base alla situazione concreta possono essere valutati il pignoramento dei conti correnti, il pignoramento presso terzi dei crediti vantati dalla società debitrice verso propri clienti, l’esecuzione immobiliare oppure l’aggressione di partecipazioni societarie e di altri diritti patrimoniali. La scelta non dovrebbe dipendere soltanto dal valore nominale del bene individuato, ma dalla possibilità effettiva di trasformare l’azione esecutiva in un recupero economicamente conveniente.
Se emerge che la società aveva disponibilità rilevanti e le ha trasferite prima dell’esecuzione, l’indagine assume una funzione diversa. Occorre ricostruire la natura dell’operazione infragruppo, la sua data, il beneficiario, l’eventuale corrispettivo e la situazione patrimoniale della debitrice prima e dopo il trasferimento. Questi elementi possono essere determinanti per valutare se l’atto possa essere contestato e quali strumenti conservativi o giudiziari siano concretamente utilizzabili. Il tema si collega direttamente alle situazioni nelle quali la società debitrice trasferisce beni per evitare il pagamento o procede a operazioni che riducono progressivamente il patrimonio disponibile.
In presenza dei relativi presupposti può essere valutata l’azione revocatoria, il cui effetto non consiste nel far rientrare automaticamente il bene o la somma nel patrimonio del debitore, ma nel rendere inefficace l’atto nei confronti del creditore che abbia ottenuto la relativa pronuncia, nei limiti previsti dalla legge. In altre situazioni può assumere rilievo una tutela cautelare, come il sequestro conservativo, purché ne ricorrano i presupposti. Per questo non esiste un unico rimedio applicabile a qualsiasi trasferimento di denaro tra società del gruppo: la scelta dipende dalla struttura dell’operazione, dalle prove disponibili, dalla situazione del credito e dal patrimonio ancora concretamente raggiungibile.
Se la società presenta anche segnali di insolvenza, deve essere verificata l’eventuale presenza di una procedura concorsuale o di uno strumento di regolazione della crisi. In tale scenario i tempi e le modalità di tutela possono cambiare sensibilmente e il creditore deve valutare la propria posizione, le eventuali garanzie e le modalità con cui far valere il credito, senza presumere che un’esecuzione individuale possa proseguire nello stesso modo. Nei recuperi di importo elevato, quindi, l’analisi patrimoniale e quella processuale devono procedere insieme: ottenere rapidamente un titolo ha valore soprattutto se esiste una strategia concreta per conservarne e sfruttarne l’effettiva utilità.
Un caso di trasferimenti di liquidità tra società dello stesso gruppo
In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con nomi e riferimenti modificati per tutelare la riservatezza, una società fornitrice vantava un credito commerciale di diverse centinaia di migliaia di euro nei confronti di un’impresa appartenente a un gruppo societario. Il credito risultava documentato, ma durante le interlocuzioni per il pagamento erano emersi elementi che facevano ritenere che una parte della liquidità della debitrice fosse stata progressivamente trasferita verso altre società riconducibili al medesimo gruppo.
Abbiamo quindi impostato l’attività senza separare il recupero giudiziale dall’analisi patrimoniale. La documentazione commerciale è stata esaminata per definire il credito e gli strumenti utilizzabili per ottenere tutela, mentre parallelamente sono stati valutati la struttura del gruppo, i rapporti tra le società coinvolte, le operazioni patrimoniali rilevanti e i beni o crediti ancora utilmente aggredibili. L’elemento decisivo è stato evitare che l’intervento si riducesse alla sola acquisizione di un titolo esecutivo, quando il problema concreto era ormai anche la conservazione della possibilità di soddisfarsi.
Sulla base degli elementi disponibili è stato possibile concentrare le iniziative sulle posizioni patrimoniali effettivamente utili e affrontare i trasferimenti infragruppo nell’ambito della strategia complessiva di tutela del credito. Il caso mostra perché, soprattutto davanti a importi elevati e a strutture societarie articolate, sia necessario intervenire considerando contemporaneamente il credito da accertare o azionare e il patrimonio sul quale il creditore potrà concretamente tentare di soddisfarsi. Modalità e risultati dipendono naturalmente dalle circostanze e dalle prove disponibili nel singolo caso.
Domande frequenti sui trasferimenti di denaro tra società del gruppo
Posso pignorare il conto di un’altra società del gruppo se la società debitrice ha trasferito lì il denaro?
Non automaticamente. Le società appartenenti allo stesso gruppo conservano, in linea generale, patrimoni distinti e il creditore di una società non può pignorare il conto corrente di un’altra soltanto perché esiste un rapporto di controllo o collegamento. Occorre verificare la natura del trasferimento, il titolo dell’operazione e gli eventuali strumenti giuridici che consentano di contestarne gli effetti nei confronti del creditore.
Il trasferimento di denaro a una società collegata può essere oggetto di azione revocatoria?
Può esserlo quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge, ma non ogni trasferimento infragruppo è revocabile. Devono essere esaminati il tipo di atto, il momento in cui è stato compiuto rispetto alla nascita del credito, il pregiudizio arrecato alle ragioni creditorie e gli ulteriori requisiti richiesti in relazione alla specifica operazione. È quindi necessario ricostruire documentalmente il trasferimento e i suoi effetti sul patrimonio della società debitrice.
Cosa fare se la società debitrice sta svuotando i conti prima del pignoramento?
È opportuno valutare tempestivamente sia gli strumenti necessari per ottenere o utilizzare il titolo esecutivo sia la situazione patrimoniale del debitore. Se vi è un concreto pericolo di dispersione della garanzia patrimoniale, possono essere esaminati gli strumenti conservativi previsti dall’ordinamento, compreso, quando ne ricorrono i presupposti, il sequestro conservativo. Attendere il pignoramento senza considerare ciò che sta accadendo al patrimonio può ridurre le possibilità effettive di recupero.
È possibile agire contro amministratori o altre società del gruppo?
L’esistenza di un credito verso una società non determina automaticamente la responsabilità degli amministratori, della controllante o delle altre società appartenenti al gruppo. Una loro eventuale responsabilità richiede specifici presupposti giuridici e una prova riferita alle condotte concretamente poste in essere. Nei casi di trasferimenti patrimoniali rilevanti può quindi essere necessario analizzare anche chi abbia deciso le operazioni, nell’interesse di quale soggetto siano state compiute e quali conseguenze abbiano prodotto sul patrimonio della debitrice.
Conviene ottenere prima il decreto ingiuntivo o cercare il patrimonio del debitore?
Nei recuperi di grande importo le due attività non dovrebbero essere considerate necessariamente alternative o successive. La documentazione del credito serve a individuare il percorso per ottenere un titolo; l’analisi patrimoniale serve a comprendere se e dove quel titolo potrà essere concretamente utilizzato. Quando esistono segnali di trasferimenti infragruppo o di progressivo depauperamento, rinviare ogni verifica patrimoniale al momento successivo al decreto ingiuntivo può essere una scelta inefficiente.
La società debitrice sta trasferendo denaro ad altre società del gruppo? Richiedi una valutazione
Se la vostra impresa deve recuperare un credito economicamente rilevante e avete elementi per ritenere che la società debitrice stia trasferendo liquidità, beni o altre risorse verso società controllanti, controllate o collegate, è necessario esaminare il caso concreto prima di scegliere come procedere.
Lo Studio Legale Calvello valuta la documentazione del credito, la situazione patrimoniale della società debitrice, i trasferimenti infragruppo emersi e gli strumenti giudiziari, esecutivi o conservativi concretamente utilizzabili, con particolare attenzione ai crediti commerciali di importo elevato e alle situazioni nelle quali il patrimonio del debitore rischia di non essere più utilmente aggredibile.
Potete richiedere una valutazione del vostro caso allo Studio Legale Calvello, indicando l’importo del credito, la società debitrice, l’origine del rapporto e gli elementi dai quali risultano o si sospettano trasferimenti di denaro o altre operazioni patrimoniali verso società del gruppo.





