Quando un’impresa deve recuperare da un’altra azienda un credito di importo elevato, il problema non consiste soltanto nel dimostrare che una fattura, una fornitura o una prestazione non è stata pagata. Nei recuperi crediti di grande importo tra aziende occorre valutare fin dall’inizio tre aspetti distinti: la solidità giuridica e documentale del credito, la possibilità di ottenere rapidamente un titolo esecutivo e, soprattutto, la concreta consistenza del patrimonio sul quale sarà possibile agire. Un decreto ingiuntivo o una sentenza favorevole, infatti, non equivalgono automaticamente all’incasso se la società debitrice non dispone più di liquidità, immobili, crediti verso terzi, partecipazioni o altri beni utilmente aggredibili.
Per questo, quando il credito supera somme economicamente rilevanti – ad esempio 100.000 euro, 500.000 euro o raggiunge importi milionari – noi riteniamo essenziale impostare il recupero come una strategia complessiva. Contratto, ordini, fatture, documenti di consegna, corrispondenza commerciale, eventuali riconoscimenti del debito e contestazioni devono essere esaminati insieme alla situazione economica e patrimoniale della società debitrice. Se emergono segnali di insolvenza, trasferimenti di immobili, cessioni d’azienda, spostamenti di partecipazioni o operazioni infragruppo, la rapidità con cui viene definita la strategia può assumere un peso decisivo.
Quando un credito elevato tra aziende richiede una strategia diversa dal normale recupero crediti
Un credito commerciale può nascere da una fornitura industriale, da un appalto o subappalto, dalla vendita di beni, dall’esecuzione di servizi oppure da rapporti contrattuali più complessi. Se il cliente aziendale interrompe i pagamenti, rinvia continuamente le scadenze o accumula fatture insolute di importo elevato, il primo errore da evitare è considerare la vicenda come un semplice problema di sollecito. Più cresce l’esposizione, più diventa necessario comprendere perché il debitore non paga e quale sia la sua effettiva capacità di adempiere.
La distinzione è importante. Una società può non pagare perché contesta realmente la fornitura o l’esecuzione del contratto; può attraversare una temporanea crisi di liquidità; può essere esposta verso numerosi altri creditori; oppure può trovarsi in una situazione di insolvenza molto più grave. In altri casi, il mancato pagamento può accompagnarsi a operazioni patrimoniali che meritano un’attenta verifica: vendita di immobili, trasferimento di beni, cessione dell’azienda o di un ramo d’azienda, trasferimento di partecipazioni, costituzione di nuove società operative o movimentazioni all’interno dello stesso gruppo. Queste circostanze non dimostrano, da sole, l’intenzione di sottrarre patrimonio ai creditori, ma possono incidere profondamente sulla scelta degli strumenti di tutela.
Prima di avviare un recupero giudiziale del credito occorre quindi stabilire con precisione che cosa può essere provato. Una fattura non pagata è un elemento importante, ma la posizione deve essere ricostruita attraverso l’intero rapporto commerciale: contratto, conferme d’ordine, documenti di trasporto, stati di avanzamento dei lavori quando pertinenti, comunicazioni tra le parti, eventuali contestazioni, riconoscimenti del debito e accordi di pagamento. È inoltre necessario verificare l’esigibilità del credito, l’eventuale presenza di garanzie e i termini di prescrizione.
Se la documentazione consente di ricorrere al procedimento monitorio, il decreto ingiuntivo può rappresentare uno degli strumenti per arrivare al titolo necessario all’esecuzione forzata, ferma restando la possibilità che il debitore proponga opposizione e la necessità di valutare, nel caso concreto, i presupposti per la provvisoria esecuzione. In altre situazioni la strada processuale può essere diversa. Ciò che conta, soprattutto quando sono in gioco centinaia di migliaia di euro, è evitare di confondere l’ottenimento di un titolo con il risultato economico finale: il vero obiettivo del creditore non è semplicemente ottenere un provvedimento favorevole, ma riuscire a soddisfare il proprio credito sul patrimonio effettivamente disponibile.
Questa valutazione diventa ancora più importante quando compaiono segnali di deterioramento finanziario della società debitrice. Se esistono immobili, disponibilità su conti correnti, crediti verso clienti, partecipazioni societarie o altri diritti patrimoniali, tali elementi possono orientare le successive iniziative esecutive. Se, invece, il patrimonio appare in rapido ridimensionamento oppure risultano atti di disposizione recenti, può essere necessario approfondire tempestivamente la loro natura e i loro effetti sulla garanzia patrimoniale del creditore, senza presumere che ogni trasferimento sia illecito o automaticamente revocabile.
Per un’impresa creditrice, quindi, decidere quando inviare una messa in mora, quando tentare una soluzione stragiudiziale, quando chiedere un decreto ingiuntivo e quando preparare l’esecuzione forzata non dovrebbe dipendere da una sequenza standard. Nei crediti di grande importo la strategia deve essere costruita sulla documentazione disponibile, sul comportamento del debitore, sulla presenza di altri creditori e sulla concreta possibilità di individuare beni sui quali intervenire. È da questa analisi che si può stabilire se vi siano le condizioni per procedere rapidamente oppure se sia necessario adottare una tutela più articolata prima che la situazione patrimoniale della società debitrice possa ulteriormente deteriorarsi.
Dal credito documentato al recupero effettivo: scegliere tempi e strumenti in base al debitore
Quando il credito tra aziende è economicamente rilevante, la scelta dello strumento da utilizzare non dovrebbe dipendere soltanto dall’importo della fattura insoluta. Prima di procedere è necessario comprendere se ci troviamo davanti a un debitore che dispone ancora di un patrimonio adeguato, a un’impresa che attraversa una difficoltà temporanea oppure a una società che presenta segnali concreti di insolvenza. La stessa iniziativa giudiziaria può avere prospettive molto diverse a seconda che il debitore possieda immobili, mantenga disponibilità finanziarie, vanti crediti consistenti verso clienti o altre società, detenga partecipazioni oppure abbia già iniziato a trasferire beni e attività.
In presenza di un credito certo, liquido ed esigibile adeguatamente documentato, una richiesta formale di pagamento può rappresentare il primo passaggio, ma nei recuperi crediti aziendali di grande importo la fase stragiudiziale deve essere gestita tenendo conto anche del fattore tempo. Se l’impresa debitrice continua a operare regolarmente e manifesta una difficoltà finanziaria superabile, può avere senso valutare un accordo o un piano di rientro, purché le condizioni siano sostenibili e, quando possibile, accompagnate da garanzie adeguate. Diversa è la situazione in cui alle promesse di pagamento seguano continui rinvii, nuove esposizioni, mancati versamenti verso più fornitori o altri elementi che facciano dubitare della futura capacità di adempiere.
In questi casi prolungare senza una precisa strategia una trattativa che non produce risultati può ridurre le possibilità di recupero. Per un creditore che deve incassare centinaia di migliaia di euro, infatti, alcuni mesi possono incidere sensibilmente sulla situazione patrimoniale del debitore: un conto corrente può essere svuotato, un immobile può essere alienato, un credito verso un importante cliente può essere riscosso, un ramo d’azienda può essere ceduto oppure altri creditori possono iniziare per primi le proprie azioni esecutive. Non significa che ogni operazione compiuta dalla società debitrice sia diretta a pregiudicare il creditore, ma significa che la solvibilità deve essere considerata come un elemento dinamico, destinato a modificarsi anche rapidamente.
Quando ne ricorrono i presupposti, ottenere un decreto ingiuntivo può consentire di arrivare a un titolo esecutivo e, successivamente, al precetto e all’esecuzione forzata. Anche in questa fase, tuttavia, non esiste un pignoramento astrattamente migliore degli altri. L’iniziativa deve essere indirizzata verso ciò che, nella situazione concreta, offre una ragionevole prospettiva di soddisfacimento. Se la società dispone di liquidità bancaria, può assumere rilievo il pignoramento del conto corrente; se vanta crediti verso clienti o altri soggetti, può essere valutato il pignoramento presso terzi; se possiede immobili di valore, può entrare in considerazione l’esecuzione immobiliare; se detiene partecipazioni societarie economicamente significative, anche queste possono assumere rilievo nella strategia esecutiva.
Per questo motivo, soprattutto quando si deve recuperare il corrispettivo di una fornitura aziendale di grande valore, non riteniamo sufficiente concentrarsi esclusivamente sulla prova del mancato pagamento. È necessario collegare la tutela del credito alla verifica delle possibilità concrete di esecuzione. Un credito perfettamente dimostrabile può risultare difficile da soddisfare se l’azione viene intrapresa quando il patrimonio utile è ormai insufficiente; al contrario, conoscere tempestivamente la struttura patrimoniale della società debitrice permette di orientare in maniera più consapevole le iniziative successive.
La situazione richiede un’attenzione ancora maggiore quando emergono elementi che fanno pensare a un progressivo impoverimento patrimoniale. Una società può aver ceduto un immobile, trasferito un ramo d’azienda, venduto partecipazioni, spostato determinate attività verso un’altra società del gruppo o realizzato altre operazioni prima dell’avvio dell’esecuzione. Tali atti devono essere esaminati singolarmente, verificandone natura, data, soggetti coinvolti ed effetti. Non ogni cessione d’azienda, vendita immobiliare o trasferimento patrimoniale può essere contestato dal creditore; quando però sussistono i presupposti previsti dalla legge, può assumere rilievo anche l’azione revocatoria, finalizzata a rendere inefficace nei confronti del creditore un atto dispositivo che abbia pregiudicato la garanzia patrimoniale.
Se, invece, la società debitrice presenta una situazione di insolvenza e risulta coinvolta in uno degli strumenti o delle procedure previsti dalla disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la strategia deve essere nuovamente adattata. L’esistenza di una procedura può modificare modalità e tempi attraverso i quali il credito deve essere fatto valere e rende particolarmente importante verificare tempestivamente natura del credito, eventuali garanzie, posizione degli altri creditori e possibilità concreta di soddisfacimento. Nei crediti di grande importo, attendere passivamente l’evoluzione della crisi senza conoscere la posizione patrimoniale e giuridica del debitore può esporre l’impresa creditrice a un rischio ulteriore rispetto al semplice mancato pagamento originario.
Individuare il patrimonio della società debitrice prima di arrivare al pignoramento
Nei recuperi di crediti di grande importo, conoscere la situazione patrimoniale del debitore può essere importante quanto disporre della documentazione necessaria per dimostrare il credito. L’esistenza del credito, la possibilità di ottenere un titolo esecutivo e la concreta possibilità di incassare sono infatti tre piani diversi. Una società può essere debitrice di una somma rilevante e il creditore può ottenere un decreto ingiuntivo o una sentenza favorevole, ma il recupero dipenderà poi dall’esistenza di beni e diritti patrimoniali effettivamente aggredibili.
La verifica deve essere impostata in funzione delle caratteristiche del debitore. Per una società operativa possono assumere particolare rilievo i conti correnti, ma anche i crediti vantati verso clienti, committenti o altre imprese: in presenza dei necessari presupposti, il pignoramento presso terzi può consentire di agire sulle somme che altri soggetti devono corrispondere alla società debitrice. In altri casi l’interesse può concentrarsi sugli immobili, sulle partecipazioni societarie, sui beni mobili registrati o su altri cespiti e diritti aventi un valore economicamente apprezzabile. La scelta non dovrebbe quindi precedere l’analisi patrimoniale, ma esserne la conseguenza.
Gli strumenti previsti dall’ordinamento per la ricerca telematica dei beni da pignorare, quando utilizzabili e secondo le modalità stabilite dalla legge, possono contribuire all’individuazione di rapporti e beni rilevanti ai fini dell’esecuzione. A questi elementi possono affiancarsi le informazioni ricavabili dai registri e dalle fonti legittimamente consultabili, utili per ricostruire la presenza di immobili, partecipazioni, cariche societarie e operazioni che abbiano interessato il patrimonio. Nei recuperi più complessi è importante non limitarsi a una fotografia statica: occorre comprendere anche se la consistenza patrimoniale del debitore sia cambiata nel periodo in cui il credito è rimasto insoluto.
Particolare attenzione può essere necessaria quando una società che disponeva di un patrimonio rilevante comincia a cedere immobili, trasferire partecipazioni, alienare beni aziendali o effettuare operazioni con società collegate. Anche una cessione d’azienda o di ramo d’azienda deve essere esaminata nel suo concreto assetto giuridico ed economico, verificando gli effetti dell’operazione e la disciplina applicabile ai debiti relativi all’azienda ceduta. Lo stesso vale per le operazioni infragruppo: la semplice appartenenza a un gruppo non consente di aggredire indistintamente il patrimonio delle altre società, ma i singoli rapporti e trasferimenti possono richiedere un esame approfondito quando incidono sulla posizione del creditore.
Se un atto di disposizione ha determinato un pregiudizio per la garanzia patrimoniale, può essere necessario verificare se ricorrano i presupposti dell’azione revocatoria. Lo strumento non determina automaticamente l’annullamento dell’atto né può essere utilizzato contro qualsiasi trasferimento effettuato dal debitore: richiede la presenza delle condizioni previste dalla legge, che devono essere accertate in relazione alla natura dell’atto, al momento in cui è stato compiuto, alla posizione del creditore e, quando rilevante, alla consapevolezza del pregiudizio. Nei casi appropriati, tuttavia, la revocatoria può consentire al creditore di rendere l’atto inefficace nei propri confronti e di conservare la possibilità di agire esecutivamente sul bene interessato.
La tempestività assume quindi particolare importanza quando il debitore mostra segnali di difficoltà finanziaria o di progressiva riduzione del patrimonio. Prima o parallelamente all’azione diretta a ottenere il titolo può essere opportuno ricostruire ciò che la società possiede, ciò che ha recentemente trasferito e quali rapporti economici possano avere valore ai fini del recupero. Se ne ricorrono i rigorosi presupposti, possono inoltre essere valutati gli strumenti cautelari previsti dall’ordinamento, come il sequestro conservativo, proprio per tutelare la garanzia patrimoniale in situazioni nelle quali l’attesa del normale sviluppo del giudizio potrebbe esporre il creditore al rischio di perdere concrete possibilità di soddisfacimento.
Un’ulteriore verifica riguarda l’esistenza di garanzie personali o reali. Fideiussioni, garanzie autonome, ipoteche o altre forme di garanzia possono modificare significativamente la strategia, perché il recupero potrebbe non dover essere concentrato esclusivamente sulla società che ha originariamente assunto il debito. Anche in questo caso occorre esaminare il testo della garanzia, i suoi limiti, le condizioni per l’escussione e gli eventuali termini, evitando di presumere che la presenza formale di un garante equivalga necessariamente alla possibilità di ottenere immediatamente il pagamento.
La medesima impostazione diventa ancora più importante quando il credito è vantato verso una società estera. In tal caso, oltre alla prova del credito e alla solvibilità del debitore, possono assumere rilievo la sede della società, il foro competente, la legge applicabile, le clausole del contratto, la localizzazione dei beni e le modalità attraverso le quali un titolo può essere riconosciuto ed eseguito nel Paese interessato. Per crediti commerciali di importo elevato, la convenienza dell’azione deve essere valutata anche alla luce dei costi e delle concrete prospettive di esecuzione: ottenere un titolo in un determinato ordinamento può avere un’utilità limitata se il patrimonio sul quale soddisfarsi si trova altrove o non è stato preventivamente individuato.
È per questa ragione che l’aggressione del patrimonio della società debitrice non dovrebbe essere considerata soltanto come l’ultima fase del recupero crediti. Quando l’esposizione è elevata, l’analisi patrimoniale può accompagnare fin dall’inizio quella giuridica e documentale, consentendo di decidere se privilegiare una soluzione negoziale adeguatamente garantita, procedere rapidamente per ottenere un titolo, preparare un pignoramento mirato oppure valutare specifiche iniziative dirette a preservare la garanzia patrimoniale. In un recupero da centinaia di migliaia di euro o di valore milionario, la qualità di questa valutazione può incidere concretamente sull’effettiva utilità dell’intera azione intrapresa.
Un esempio pratico: credito rilevante, ritardi nei pagamenti e patrimonio della società debitrice
Si consideri il caso di un’impresa che abbia eseguito regolarmente una serie di forniture di valore significativo nei confronti di una società cliente e che, dopo un periodo di rapporti commerciali regolari, inizi a registrare ritardi sempre più consistenti nei pagamenti. Le prime fatture vengono saldate oltre la scadenza, successivamente alcuni pagamenti vengono effettuati soltanto in parte e, infine, rimane insoluto un credito complessivamente molto elevato. La società debitrice non nega espressamente il rapporto commerciale e continua a prospettare pagamenti imminenti, chiedendo però nuove dilazioni e rinviando ripetutamente le scadenze concordate.
In una situazione di questo tipo, limitarsi a reiterare i solleciti potrebbe essere rischioso. L’analisi dovrebbe partire dalla documentazione disponibile – contratto, ordini, fatture, documenti relativi alle forniture, comunicazioni tra le parti ed eventuali riconoscimenti del debito – per verificare la consistenza della pretesa e individuare lo strumento più appropriato per ottenere un titolo. Parallelamente, però, assume particolare importanza comprendere quale sia la reale situazione economica e patrimoniale della società debitrice, soprattutto quando i continui rinvii iniziano ad accompagnarsi ad altri segnali di difficoltà.
Supponiamo che dagli approfondimenti emergano operazioni patrimoniali intervenute mentre il credito era già esistente: alcuni beni risultano trasferiti e una parte dell’attività viene interessata da operazioni societarie che modificano la precedente consistenza patrimoniale dell’impresa. Questo dato non permette, da solo, di affermare che vi sia stato un comportamento fraudolento né che gli atti possano automaticamente essere contestati. Impone però di esaminare le singole operazioni, la loro cronologia, i soggetti coinvolti e gli effetti prodotti sulla garanzia patrimoniale del creditore.
A quel punto la strategia non può più essere costruita soltanto attorno alla domanda se il credito sia dimostrabile. Occorre valutare contemporaneamente la possibilità di ottenere in tempi utili un titolo esecutivo, individuare i beni e i rapporti patrimoniali ancora aggredibili e verificare se determinati atti di disposizione possano assumere rilevanza ai fini della tutela del creditore. Se ne ricorrono i presupposti, possono essere considerate le iniziative previste dall’ordinamento per conservare la garanzia patrimoniale e, rispetto a specifici atti pregiudizievoli, anche la possibile azione revocatoria.
L’elemento decisivo, in uno scenario del genere, è quindi il coordinamento tra recupero del credito e analisi patrimoniale. Ottenuto il titolo necessario, l’esecuzione può essere indirizzata verso le risorse che risultino concretamente utili – ad esempio disponibilità finanziarie, crediti verso terzi, immobili, partecipazioni o altri diritti patrimoniali – evitando, per quanto possibile, di avviare iniziative esecutive senza una preventiva valutazione della loro effettiva utilità. Allo stesso tempo, gli eventuali trasferimenti compiuti dal debitore devono essere esaminati tempestivamente per stabilire se esistano strumenti giuridici concretamente utilizzabili per tutelare il credito.
Un caso di questo tipo mostra perché, quando l’esposizione raggiunge importi rilevanti, attendere che la società debitrice mantenga spontaneamente le proprie promesse di pagamento può modificare sensibilmente le prospettive di recupero. La soluzione non consiste necessariamente nell’avviare immediatamente ogni azione giudiziaria disponibile, ma nel definire rapidamente una strategia proporzionata al credito, alla documentazione, alla solvibilità del debitore e al patrimonio effettivamente aggredibile. È questa valutazione complessiva che permette di decidere se negoziare un pagamento adeguatamente garantito, procedere per ottenere il titolo, preparare un’esecuzione mirata o affiancare al recupero ulteriori strumenti di tutela patrimoniale.
FAQ sul recupero crediti di grande importo tra aziende
Come si recupera un credito di grande importo da un’azienda?
Il primo passaggio consiste nel verificare la documentazione che prova il credito e ricostruire con precisione il rapporto commerciale: contratto, ordini, fatture, documenti di consegna, eventuali riconoscimenti del debito, comunicazioni e contestazioni. Occorre poi valutare la solvibilità della società debitrice e la presenza di beni o diritti patrimoniali utilmente aggredibili. In base alla situazione concreta si può procedere con una richiesta formale di pagamento, valutare una soluzione stragiudiziale adeguatamente garantita oppure intraprendere l’azione giudiziaria necessaria per ottenere un titolo esecutivo e procedere, quando possibile, al pignoramento.
Il decreto ingiuntivo garantisce il recupero della somma?
No. Il decreto ingiuntivo può consentire al creditore, secondo i presupposti e le modalità previste dalla legge, di ottenere un titolo utilizzabile per l’esecuzione forzata, ma ottenere un titolo non significa automaticamente recuperare il denaro. Il risultato economico dipende anche dalla possibilità di individuare conti correnti, crediti verso terzi, immobili, partecipazioni o altri beni del debitore sui quali sia concretamente possibile agire.
Cosa si può fare se la società debitrice sta trasferendo o vendendo i propri beni?
È necessario esaminare tempestivamente le singole operazioni. Una vendita di immobili, una cessione d’azienda, un trasferimento di partecipazioni o un’operazione infragruppo non sono, per il solo fatto di essere stati compiuti, illeciti o automaticamente inefficaci nei confronti dei creditori. Se però l’atto pregiudica la garanzia patrimoniale e ricorrono gli ulteriori presupposti previsti dalla legge, può essere valutata un’azione revocatoria o, nelle situazioni che ne presentano i requisiti, l’utilizzo di altri strumenti di tutela o conservazione del patrimonio.
Come si individuano i beni di una società debitrice da pignorare?
La ricerca patrimoniale può riguardare diverse categorie di beni e rapporti: conti correnti, crediti vantati dalla società verso clienti o altri terzi, immobili, partecipazioni societarie, beni mobili registrati e ulteriori diritti patrimoniali. Nei casi e secondo le modalità previste dall’ordinamento possono assumere rilievo anche gli strumenti di ricerca telematica dei beni da pignorare. L’obiettivo non è semplicemente individuare un bene intestato al debitore, ma comprendere quali risorse possano offrire una concreta prospettiva di soddisfacimento del credito.
Quando conviene rivolgersi a un avvocato per un credito aziendale di importo elevato?
Quando l’esposizione è economicamente rilevante è opportuno valutare la posizione senza attendere necessariamente che il debitore diventi manifestamente insolvente. Continui rinvii dei pagamenti, richieste di dilazione, fatture che si accumulano, informazioni sulla presenza di altri creditori, cessioni di beni o modifiche nella struttura dell’attività possono rendere particolarmente importante un intervento tempestivo. Per crediti superiori a 100.000 o 500.000 euro, e a maggior ragione per crediti milionari, l’analisi dovrebbe riguardare contemporaneamente prova del credito, strategia per ottenere il titolo e concrete possibilità di aggressione del patrimonio del debitore.
Studio Legale Calvello: assistenza nel recupero di crediti aziendali di grande importo
Quando un’impresa deve recuperare un credito economicamente rilevante, intervenire tempestivamente consente di valutare la posizione quando esistono ancora margini concreti per impostare una strategia efficace. Noi dello Studio Legale Calvello esaminiamo il recupero partendo non soltanto dall’esistenza del credito, ma anche dalla documentazione disponibile, dalla situazione della società debitrice e dalle effettive possibilità di soddisfacimento sul suo patrimonio.
Nei casi di maggiore valore è particolarmente importante ricostruire con precisione il rapporto commerciale attraverso contratti, ordini e conferme d’ordine, fatture, documenti di consegna, corrispondenza tra le parti, eventuali riconoscimenti del debito, contestazioni e accordi di pagamento. Allo stesso tempo occorre verificare l’esistenza di garanzie personali o reali, i beni conosciuti del debitore, eventuali trasferimenti patrimoniali recenti, la presenza di altri creditori, possibili procedure connesse alla crisi o all’insolvenza e i termini di prescrizione applicabili al credito.
Se emergono vendite di immobili, cessioni d’azienda o di rami d’azienda, trasferimenti di partecipazioni, operazioni infragruppo o altri atti che abbiano modificato la consistenza patrimoniale della società debitrice, tali operazioni devono essere analizzate nel loro concreto contenuto giuridico ed economico. Quando ne ricorrono i presupposti, può essere necessario valutare strumenti diretti alla conservazione della garanzia patrimoniale o iniziative come l’azione revocatoria. Se invece esiste già un titolo esecutivo, l’attenzione può concentrarsi sull’individuazione di conti correnti, crediti verso terzi, immobili, partecipazioni o altri beni sui quali orientare l’esecuzione forzata.
Un’analisi specifica è necessaria anche quando il debitore ha sede all’estero. In un recupero crediti internazionale di importo elevato possono assumere rilievo il contratto, la legge applicabile, il foro competente, la localizzazione del patrimonio e le modalità attraverso le quali ottenere, riconoscere o eseguire il titolo nel Paese interessato. Anche in questi casi la scelta dell’iniziativa deve essere rapportata alla concreta possibilità di recuperare il credito e non soltanto alla possibilità teorica di intraprendere un procedimento.
Per crediti superiori a 100.000 o 500.000 euro, e soprattutto quando sono in gioco importi milionari, ritardare l’analisi può diventare particolarmente rischioso se la situazione economica del debitore sta peggiorando o il suo patrimonio si sta modificando. Per questo valutiamo preventivamente credito, titolo, solvibilità e patrimonio aggredibile, così da individuare gli strumenti giudiziali, esecutivi o stragiudiziali concretamente coerenti con la posizione del creditore.
Le imprese, le società e gli imprenditori che devono affrontare un recupero crediti di grande importo possono richiedere una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello, mettendo a disposizione la documentazione relativa al rapporto e le informazioni già conosciute sulla situazione del debitore. L’esame tempestivo di questi elementi permette di definire una strategia costruita sul caso concreto, tenendo conto anche dei costi, dei tempi e della reale utilità delle iniziative che possono essere intraprese.



