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Procedura Civile Recupero Crediti Tutela del patrimonio

Revocatoria di pagamenti e trasferimenti patrimoniali prima della crisi: come può tutelarsi il creditore

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Quando una società in difficoltà comincia a effettuare pagamenti selettivi, vendere immobili, trasferire beni o spostare attività e risorse verso società collegate, il problema del creditore non è soltanto ottenere un titolo per il proprio credito. Occorre verificare se il patrimonio sul quale quel titolo potrà essere concretamente eseguito si stia riducendo e se le operazioni già compiute possano essere contestate. Per crediti superiori a 100.000 o 500.000 euro, e ancor più per esposizioni milionarie, attendere l’apertura di una procedura concorsuale senza analizzare ciò che sta accadendo al patrimonio del debitore può incidere sensibilmente sulle possibilità di recupero.

Non ogni pagamento effettuato da una società in crisi è illegittimo e non ogni trasferimento patrimoniale è automaticamente fraudolento o revocabile. Data dell’operazione, natura dell’atto, corrispettivo, soggetto beneficiario, situazione economico-patrimoniale del debitore e consistenza del patrimonio residuo possono cambiare radicalmente la valutazione. Per questo, quando assistiamo un grande creditore, ricostruiamo anzitutto il credito e le garanzie esistenti, quindi esaminiamo le operazioni che possono avere ridotto la garanzia patrimoniale e valutiamo quali iniziative siano ancora concretamente utili.

Pagamenti e trasferimenti prima dell’insolvenza: quali operazioni devono allarmare il creditore

Il primo segnale da esaminare è spesso una modifica nel comportamento della società debitrice. Un’impresa che per anni ha operato normalmente può iniziare a ritardare sistematicamente i pagamenti, chiedere continue dilazioni, interrompere improvvisamente i rapporti con alcuni fornitori o pagare soltanto determinati creditori. Nello stesso periodo possono comparire vendite di immobili, cessioni di rami d’azienda, trasferimenti di liquidità, concessioni di nuove garanzie, rimborsi di finanziamenti, operazioni con soci o società del gruppo. Considerate isolatamente, queste operazioni possono avere una giustificazione economica; considerate insieme e collocate temporalmente nell’aggravarsi della crisi, richiedono una verifica molto più attenta.

Per il creditore è particolarmente delicata la situazione nella quale l’attività prosegue, ma una parte sostanziale degli asset viene progressivamente trasferita. Può accadere, ad esempio, che immobili o macchinari siano ceduti, che l’azienda o un ramo venga trasferito, oppure che clienti, contratti e attività operative confluiscano in una nuova società mentre i debiti rimangono nella precedente. In presenza di circostanze di questo tipo occorre ricostruire la struttura effettiva dell’operazione, i rapporti tra cedente e cessionario, il prezzo pattuito e il suo effettivo pagamento, nonché ciò che rimane nel patrimonio della società debitrice.

Un profilo analogo riguarda le operazioni patrimoniali tra società dello stesso gruppo prima dell’insolvenza. Un trasferimento infragruppo non è illecito per il solo fatto di intervenire tra soggetti collegati. Assume però rilievo per il creditore quando determina un concreto impoverimento della società debitrice senza un’adeguata contropartita oppure quando beni e liquidità vengono spostati verso soggetti economicamente collegati lasciando nella società originaria passività rilevanti e pochi beni aggredibili.

Devono essere valutati con attenzione anche i pagamenti effettuati ad alcuni creditori prima della crisi, i rimborsi ai soci, la costituzione di ipoteche o pegni per debiti già esistenti e i finanziamenti infragruppo che possono pregiudicare i creditori. La questione non può essere risolta semplicemente osservando che un creditore è stato pagato mentre un altro non lo è stato: occorre stabilire quale disciplina sia applicabile, quando l’operazione sia stata compiuta, quale fosse in quel momento la situazione dell’impresa e quali effetti abbia prodotto sulla garanzia patrimoniale.

Quando un pagamento o un trasferimento può essere colpito da azione revocatoria

L’azione revocatoria non serve a dichiarare nullo l’atto compiuto dal debitore, ma, ricorrendone i presupposti, a renderlo inefficace nei confronti del creditore che agisce, consentendogli di conservare la possibilità di soddisfarsi sul bene secondo le regole applicabili. È quindi uno strumento di conservazione della garanzia patrimoniale e assume particolare rilievo quando il debitore ha già compiuto l’operazione: il bene non è più nel suo patrimonio, ma il creditore ritiene che quel trasferimento abbia reso più difficile o incerta la soddisfazione del proprio credito.

Nella revocatoria ordinaria prevista dall’art. 2901 c.c. la valutazione deve riguardare, tra gli altri elementi, l’esistenza della posizione creditoria, il pregiudizio arrecato dall’atto alle ragioni del creditore e gli elementi soggettivi richiesti dalla legge, che variano anche in relazione alla natura gratuita od onerosa dell’atto e al rapporto temporale tra il sorgere del credito e l’operazione contestata. Non è necessario che il debitore abbia eliminato integralmente il proprio patrimonio: può essere rilevante anche un atto che renda concretamente più difficile o incerta l’esecuzione sul patrimonio residuo.

Questo punto è decisivo nei crediti di grande importo. Se una società deve 700.000 euro a un fornitore e disponeva di immobili, partecipazioni e liquidità per diversi milioni, la successiva cessione di una parte degli asset non può essere valutata soltanto sulla base del valore del singolo bene trasferito. Occorre comprendere quale patrimonio rimanga effettivamente aggredibile, quali altri debiti insistano sulla società, se vi siano ipoteche o privilegi anteriori e se, dopo l’operazione, la prospettiva di soddisfacimento del creditore sia divenuta più difficile.

Anche il soggetto che riceve il bene può assumere rilievo. Una vendita effettuata a un terzo indipendente, a condizioni di mercato e con effettivo pagamento del prezzo presenta un quadro diverso rispetto al trasferimento verso una società collegata, un socio o un soggetto con rapporti economici stretti con il debitore. Questo non significa che la seconda operazione sia automaticamente revocabile: i rapporti tra le parti, le modalità di pagamento, la situazione patrimoniale conosciuta al momento dell’atto e gli altri elementi disponibili possono però assumere valore nella ricostruzione dei presupposti dell’azione.

Se riguarda specificamente un immobile, la verifica deve comprendere anche titolarità, trascrizioni, ipoteche, prezzo e destinazione del corrispettivo; abbiamo approfondito questo profilo nella pagina dedicata alla revocatoria della vendita di immobili della società insolvente. Se invece l’operazione riguarda l’intera attività o un ramo, occorre considerare la disciplina propria della cessione e gli effetti sui creditori, oltre agli eventuali presupposti della revocatoria della cessione d’azienda effettuata dal debitore.

Un’ulteriore disciplina opera quando sopravviene la liquidazione giudiziale. Il Codice della crisi e dell’insolvenza prevede regole specifiche per gli atti pregiudizievoli ai creditori, distinguendo tipologie di atti, pagamenti e garanzie e prevedendo presupposti, periodi temporali ed esenzioni differenti. Per questo la strategia del creditore deve tenere distinti due piani: le iniziative che può assumere mentre la società è ancora fuori da una procedura concorsuale e gli effetti che l’eventuale successiva apertura della liquidazione giudiziale produce sulle azioni recuperatorie e sulla posizione dei diversi creditori.

La tempestività diventa quindi parte della valutazione giuridica. Quando emergono trasferimenti patrimoniali sospetti, aspettare che l’insolvenza sia conclamata può significare trovarsi di fronte a ulteriori cessioni, nuovi vincoli sui beni o all’apertura di una procedura che modifica gli strumenti disponibili. Prima di promuovere un’azione occorre però ricostruire documentalmente ciò che è accaduto: contratto e fatture da cui deriva il credito, riconoscimenti del debito, bilanci, visure societarie e ipotecarie, atti di trasferimento conosciuti, informazioni sulle società collegate e ogni elemento utile a individuare il patrimonio effettivamente rimasto al debitore. È su questa ricostruzione, non sulla semplice percezione che la società stia “svuotando” il patrimonio, che deve essere costruita la tutela del creditore.

Come intervenire prima che il patrimonio diventi insufficiente: revocatoria, sequestro conservativo e altre tutele

Quando il credito è rilevante e gli elementi disponibili indicano che il patrimonio della società debitrice si sta riducendo, la scelta dello strumento deve dipendere anzitutto da ciò che è già accaduto e da ciò che rischia di accadere. L’azione revocatoria riguarda un atto dispositivo già compiuto e mira, ricorrendone i presupposti, a renderlo inefficace nei confronti del creditore. Il sequestro conservativo opera invece sul diverso piano della tutela cautelare e può essere richiesto quando sussistono i requisiti previsti dalla legge, compreso il concreto pericolo di perdere la garanzia del credito. I due rimedi non sono quindi intercambiabili e la loro utilità deve essere valutata sulla situazione patrimoniale effettivamente riscontrata.

Se, per esempio, un immobile è già stato ceduto a una società collegata, può assumere rilievo la verifica dei presupposti dell’azione revocatoria. Se invece l’immobile appartiene ancora al debitore ma emergono elementi concreti che fanno temere una sua imminente alienazione e la conseguente compromissione della garanzia patrimoniale, può essere necessario valutare tempestivamente una misura cautelare. Nella pagina dedicata al sequestro conservativo contro una società in grave crisi esaminiamo specificamente questo secondo strumento.

Per crediti di grande importo, la decisione non dovrebbe essere presa sulla base del solo ammontare nominale del patrimonio. Un immobile del valore di un milione di euro può offrire una garanzia molto diversa a seconda dell’esistenza di ipoteche anteriori, del loro grado e dell’esposizione garantita. Lo stesso vale per partecipazioni, crediti, disponibilità liquide, macchinari e altri beni aziendali. Dobbiamo quindi distinguere tra esistenza del credito, disponibilità di un titolo, patrimonio formalmente intestato al debitore e patrimonio sul quale il creditore può realisticamente trovare soddisfazione.

Questa analisi assume ancora maggiore rilievo quando il creditore è già assistito da ipoteca, pegno o privilegio. La presenza di una garanzia non rende inutile l’esame delle operazioni compiute dal debitore: occorre verificare il valore effettivo del bene vincolato, il grado della garanzia, l’esistenza di creditori anteriori e l’eventuale apertura di una procedura concorsuale. Allo stesso modo, un creditore chirografario con un’esposizione di 500.000 euro o di diversi milioni può avere interesse ad agire rapidamente se individua beni concretamente aggredibili che rischiano di essere trasferiti.

Se la società accede alla composizione negoziata della crisi, l’analisi deve comprendere anche l’eventuale richiesta e concessione di misure protettive. La composizione negoziata non coincide con la liquidazione giudiziale né con il concordato preventivo e l’accesso alle trattative non determina, da solo, la cancellazione dei diritti del creditore. Le misure protettive richieste nella composizione negoziata possono però incidere sulle iniziative individuali e richiedono quindi di verificare immediatamente il loro contenuto, la loro estensione e gli effetti sulla specifica posizione creditoria.

Un creditore esposto per importi rilevanti deve inoltre valutare le trattative proposte dal debitore in rapporto all’alternativa concretamente disponibile. Accettare una dilazione, una riduzione del credito o una nuova garanzia senza conoscere la consistenza patrimoniale della società e le operazioni effettuate nei mesi precedenti può impedire una valutazione economica corretta. Al contrario, iniziare un’azione giudiziaria senza considerare una composizione negoziata già avviata, eventuali misure protettive o la prospettiva di una procedura concorsuale può comportare costi senza produrre un vantaggio proporzionato.

Per questo, quando esaminiamo la posizione di un grande creditore, partiamo dai documenti che provano il credito e ricostruiamo parallelamente la situazione del debitore: bilanci, assetti societari, visure, immobili, garanzie, trasferimenti recenti, operazioni con parti correlate, eventuali cessioni d’azienda e informazioni sulle procedure in corso. Se emergono atti potenzialmente pregiudizievoli, valutiamo separatamente i presupposti dell’azione revocatoria contro gli atti compiuti dalla società debitrice e quelli delle misure cautelari per crediti di grande importo verso un’impresa insolvente. La scelta deve essere collegata a un risultato patrimoniale concretamente perseguibile, non alla semplice possibilità astratta di promuovere un’azione.

Un caso di trasferimenti patrimoniali prima dell’aggravarsi della crisi

In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con nomi e dettagli modificati per tutelare la riservatezza del rapporto professionale, una società fornitrice vantava un credito di alcune centinaia di migliaia di euro verso un’impresa che aveva progressivamente interrotto i pagamenti. Il cliente temeva che l’imminente insolvenza rendesse inutile qualsiasi successiva azione di recupero. Dall’esame della documentazione e delle informazioni patrimoniali emerse che, mentre il debito rimaneva insoluto, la società aveva realizzato alcune operazioni che avevano modificato sensibilmente la composizione del proprio patrimonio, coinvolgendo anche soggetti societari collegati.

Non abbiamo qualificato automaticamente tali operazioni come fraudolente. Abbiamo ricostruito cronologia degli atti, rapporti tra le società interessate, consistenza del credito, beni ancora disponibili, garanzie esistenti e incidenza dei trasferimenti sulla possibilità concreta di soddisfacimento. Questo esame ha consentito di individuare le iniziative realmente utili e di utilizzare la posizione giuridica e patrimoniale ricostruita anche nel confronto con la controparte, evitando di limitare la strategia alla sola richiesta di pagamento delle fatture insolute. La posizione è stata gestita intervenendo prima che l’evoluzione della crisi riducesse ulteriormente le alternative disponibili al creditore. Il risultato ottenuto in quel caso dipendeva dalle specifiche circostanze accertate e non implica che situazioni apparentemente analoghe consentano le medesime iniziative o producano lo stesso esito.

Domande frequenti sulla revocatoria di pagamenti e trasferimenti patrimoniali

Un creditore può agire in revocatoria prima che la società venga posta in liquidazione giudiziale?

Sì, quando ricorrono i presupposti dell’azione revocatoria ordinaria prevista dall’art. 2901 c.c. Non è necessario attendere l’apertura della liquidazione giudiziale. Per un creditore che scopre una vendita immobiliare, una cessione d’azienda o un altro atto dispositivo potenzialmente pregiudizievole, attendere può anzi modificare sensibilmente il quadro nel quale dovrà essere esercitata la tutela. Occorre però verificare in concreto il credito, la data dell’atto, il pregiudizio arrecato alla garanzia patrimoniale e gli ulteriori presupposti richiesti dalla legge.

È possibile revocare un pagamento effettuato dalla società a un altro creditore?

Il semplice fatto che una società in difficoltà abbia pagato un creditore e lasciato insoluto un altro non consente di affermare automaticamente che quel pagamento sia revocabile. La disciplina varia in relazione al tipo di azione esercitabile, alla natura e alle modalità del pagamento, al momento nel quale è stato effettuato e all’eventuale successiva apertura della liquidazione giudiziale. Devono essere considerate anche le specifiche esenzioni previste dalla disciplina concorsuale.

Cosa può fare il creditore se scopre che la società sta trasferendo immobili, azienda o altri beni?

Occorre anzitutto accertare quali operazioni siano già state perfezionate e quali siano soltanto programmate, chi siano i destinatari dei trasferimenti, quale corrispettivo sia previsto e quale patrimonio rimanga alla società. A seconda della situazione possono essere valutate un’azione revocatoria, una misura cautelare come il sequestro conservativo o altre iniziative dirette alla conservazione e al recupero del credito. Nessuno di questi strumenti è automatico: presupposti, tempi e utilità concreta devono essere verificati sul singolo caso.

Una cessione a una società dello stesso gruppo è automaticamente revocabile?

No. Il rapporto societario tra cedente e cessionario è un elemento da esaminare, ma non rende di per sé l’operazione revocabile. Occorre verificare natura e data dell’atto, valore dei beni trasferiti, corrispettivo, effettività del pagamento, situazione patrimoniale della società debitrice, rapporti tra i soggetti coinvolti e pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore.

Il creditore deve agire anche se possiede un’ipoteca, un pegno o un privilegio?

La presenza di una garanzia può modificare sensibilmente la posizione del creditore, ma non consente di presumere che il credito sarà integralmente soddisfatto. Occorre verificare il valore effettivo del bene, il grado della garanzia, l’esistenza di creditori anteriori e gli effetti dell’eventuale procedura concorsuale. Per crediti di importo elevato è quindi opportuno confrontare il valore concretamente recuperabile attraverso la garanzia con l’esposizione complessiva e con la situazione patrimoniale del debitore.

La società debitrice ha effettuato pagamenti o trasferimenti patrimoniali? Richiedi una valutazione

Se vantate un credito economicamente rilevante e avete scoperto che la società debitrice ha venduto immobili, ceduto l’azienda, trasferito beni o liquidità, effettuato operazioni infragruppo o pagato selettivamente altri creditori, è necessario esaminare tempestivamente documenti, operazioni compiute e patrimonio ancora disponibile. Per crediti superiori a 100.000 o 500.000 euro o per esposizioni milionarie, la strategia deve essere costruita considerando insieme possibilità di recupero, eventuale azione revocatoria, misure cautelari, garanzie esistenti e procedure di regolazione della crisi già avviate o prevedibili.

Lo Studio Legale Calvello assiste imprese e creditori nella tutela di crediti di grande importo verso società in crisi o insolventi. Potete richiedere una valutazione del vostro caso compilando il modulo dello Studio, indicando l’importo del credito, la società debitrice, le operazioni patrimoniali conosciute e l’eventuale presenza di garanzie o procedure in corso. L’esame preliminare consente di verificare quali iniziative siano giuridicamente praticabili e, soprattutto, quali possano avere concreta utilità rispetto al patrimonio effettivamente disponibile.

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