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Malavvocatura - Errori Legali

Errore grave dell’avvocato: come scoprirlo e cosa fare

Che cosa si intende davvero per “errore grave” dell’avvocato (e cosa, invece, non lo è)

Quando un cliente ci dice “il mio avvocato ha sbagliato”, spesso sta descrivendo due situazioni molto diverse tra loro: da un lato la sconfitta in giudizio, dall’altro un comportamento tecnicamente inadempiente che ha compromesso (o reso più difficile) la tutela dei suoi diritti. Questa distinzione è il primo passaggio per capire se siamo davanti a un “errore grave”.

In diritto, l’attività dell’avvocato è normalmente qualificata come obbligazione di mezzi: il professionista non “garantisce” la vittoria, ma deve lavorare con diligenza professionale, adottare le iniziative ragionevoli e informare correttamente il cliente. Il parametro di riferimento è quello della diligenza richiesta al professionista in base alla natura dell’attività svolta (art. 1176, comma 2, c.c.).

In concreto: perdere una causa non equivale automaticamente a malavvocatura. Diventa un problema serio quando la causa è stata gestita in modo non diligente, con omissioni, ritardi, scelte processuali “indifendibili” o mancanza di informazione al cliente.

I 3 “blocchi” che, nella pratica, fanno scattare il sospetto fondato di errore grave

Nel lavoro quotidiano, gli errori che più spesso determinano conseguenze pesanti rientrano in tre macro-aree. Le indichiamo in modo chiaro, perché è su questi aspetti che chi cerca informazioni online digita query come “avvocato ha sbagliato termini processuali”, “avvocato non ha impugnato la sentenza”, “avvocato non mi informa”, “causa persa per colpa avvocato”.

1) Errori “di tempo” (termini, decadenze, prescrizioni)
Sono, di frequente, quelli più pericolosi perché possono rendere irreversibile un danno. Alcuni esempi tipici che incontriamo nella realtà:

  • mancato deposito di un atto entro il termine;

  • mancata iscrizione a ruolo o riassunzione nei tempi;

  • mancata impugnazione (appello o ricorso) quando ancora era possibile farlo;

  • notifiche eseguite fuori termine o in modo inefficace.

Quando il problema è un termine saltato, la domanda da porsi non è “abbiamo perso?”, ma: “la mia posizione è stata pregiudicata in modo non recuperabile?”. Su questi casi, se vuoi approfondire con un taglio molto pratico (e capire anche come si ragiona sul profilo risarcitorio), puoi leggere l’articolo dedicato alla causa persa per colpa dell’avvocato e risarcimento: https://www.studiolegalecalvello.it/causa-persa-colpa-avvocato-risarcimento/

2) Errori “di metodo” (scelte tecniche non diligenti o omissioni istruttorie)
Qui rientrano le situazioni in cui l’avvocato:

  • non ha acquisito o prodotto documenti essenziali senza una ragione strategica sensata;

  • non ha chiesto prove disponibili o non ha impostato correttamente le domande;

  • non ha eccepito o contestato circostanze decisive quando era doveroso farlo;

  • non ha partecipato a udienze o attività rilevanti, oppure le ha gestite senza preparazione adeguata.

Questo tipo di errori non si riconosce “a occhio” leggendo una sentenza o un verbale. Si riconosce ricostruendo cosa era ragionevolmente esigibile da un professionista diligente, rispetto a quella causa, in quel momento, con quei documenti.

3) Errori “di relazione” (mancata informazione, mancata condivisione, mancato consenso consapevole)
Qui la questione è spesso sottovalutata dal cliente, ma per noi è centrale: un avvocato deve mettere la persona assistita in condizione di capire rischi, tempi, costi e possibilità reali.

Il Codice Deontologico Forense richiama espressamente i doveri di informazione: il cliente deve essere informato sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili, e, se richiesto, sul prevedibile costo della prestazione.

Quando manca l’informazione, spesso manca anche la possibilità del cliente di scegliere consapevolmente: proseguire, transigere, cambiare strategia, cambiare difensore.

Se ti ritrovi in una situazione in cui il legale non risponde, rimanda, non chiarisce, o non consegna aggiornamenti, prima di pensare subito alla “denuncia”, conviene capire come tutelarsi subito sul piano pratico: abbiamo trattato questo scenario qui: https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-che-non-ti-risponde-cosa-fare/

“Errore grave” vs scelta difensiva: come non cadere nel tranello più comune

Molti clienti confondono l’errore con la strategia. È un punto delicato: una difesa può essere anche “perdente” senza essere negligente. Però ci sono indicatori che, più di altri, fanno propendere per un problema serio:

  • il professionista non documenta nulla (nessuna mail, nessun riepilogo, nessun aggiornamento scritto);

  • emergono “scoperte” tardive del tipo: “il termine era ieri”, “non sapevo dell’udienza”, “mancava un documento fondamentale”;

  • la causa viene gestita con assenza di pianificazione (nessuna scaletta, nessuna previsione dei passaggi, nessuna valutazione dei rischi);

  • il cliente viene “accompagnato” a scelte importanti senza spiegazioni: “si fa e basta”.

In questi casi, la domanda giusta non è “posso denunciare?”, ma: “posso dimostrare che, senza quell’errore, l’esito sarebbe stato ragionevolmente migliore?” (è il cuore del tema nei contenziosi di responsabilità professionale).

Se, leggendo quanto sopra, ti stai domandando se convenga cambiare avvocato subito per non aggravare la situazione, abbiamo una guida operativa su come farlo senza pregiudicare i diritti: https://www.studiolegalecalvello.it/cambiare-avvocato-causa-senza-perdere-diritti/

Quali elementi concreti permettono di capire se l’avvocato ha davvero sbagliato (prove, documenti e segnali da non ignorare)

Quando una persona arriva nel nostro Studio con il dubbio che il proprio avvocato abbia commesso un errore grave, la prima cosa che facciamo non è formulare giudizi, ma ricostruire i fatti in modo oggettivo. La malavvocatura non si dimostra con le sensazioni, con la rabbia o con l’esito negativo di una causa, ma attraverso elementi verificabili, documenti e comportamenti che, letti insieme, consentono di capire se la gestione della pratica è stata diligente oppure no.

Dal punto di vista pratico, chi cerca online frasi come “come dimostrare l’errore dell’avvocato”, “avvocato ha sbagliato la causa”, “responsabilità professionale avvocato” o “causa persa per colpa dell’avvocato” ha bisogno di sapere da dove partire, senza perdersi in tecnicismi inutili.

Il primo passaggio: ricostruire la “storia” della causa, non solo l’esito

Un errore molto comune è concentrarsi esclusivamente sulla sentenza o sull’atto finale. In realtà, per capire se c’è stata negligenza dell’avvocato, è necessario analizzare l’intero percorso della pratica: dall’incarico iniziale fino all’ultimo atto compiuto.

Gli elementi che assumono maggiore rilevanza sono:

  • il mandato professionale (anche verbale, ma meglio se scritto);

  • le comunicazioni tra cliente e avvocato (email, messaggi, lettere);

  • gli atti depositati e quelli che avrebbero dovuto essere depositati;

  • le scelte processuali adottate e le alternative realisticamente disponibili.

Spesso emergono situazioni in cui il cliente scopre solo a posteriori che un atto non è mai stato depositato, che un termine è decorso inutilmente o che una possibilità difensiva non è stata nemmeno valutata. È in questi casi che iniziano a prendere forma query come “avvocato non ha depositato atti” o “avvocato ha fatto scadere i termini”.

I documenti chiave che permettono una prima verifica seria

Senza entrare in un’analisi tecnica riservata agli addetti ai lavori, esistono alcuni documenti che, già da soli, consentono di orientarsi e capire se vale la pena approfondire.

1) Il fascicolo di causa completo
È fondamentale verificare:

  • quali atti risultano effettivamente depositati;

  • in che date;

  • con quali contenuti.

Molti clienti restano sorpresi nello scoprire che mancano passaggi essenziali o che determinate iniziative non sono mai state formalmente intraprese. In questi casi, non siamo davanti a una “strategia”, ma a un possibile profilo di inadempimento professionale.

2) Le comunicazioni informative (o la loro assenza)
Un altro aspetto centrale riguarda il dovere di informazione. Se il cliente:

  • non è stato avvertito dei rischi;

  • non è stato informato della probabilità di soccombenza;

  • non è stato coinvolto in decisioni rilevanti,

siamo in presenza di un tema che incide direttamente sulla responsabilità professionale dell’avvocato. Su questo punto abbiamo approfondito l’importanza dell’informazione e del consenso consapevole in un articolo dedicato:
https://www.studiolegalecalvello.it/la-responsabilita-professionale-dellavvocato-la-cruciale-importanza-del-conseguimento-del-consenso-informato-da-parte-del-cliente/

3) La gestione dei termini processuali
Quando il danno deriva da un termine perso, la verifica è relativamente più immediata: esistono date, scadenze e atti che parlano da soli. Tuttavia, ciò che conta non è solo l’errore in sé, ma l’effetto concreto che ha prodotto sulla posizione del cliente. È su questo aspetto che si gioca la possibilità di ottenere un risarcimento, come spieghiamo nel nostro approfondimento sulla prova del danno:
https://www.studiolegalecalvello.it/causa-persa-colpa-dellavvocato-cosa-deve-provare-cliente-ottenere-risarcimento/

Quando l’errore non è evidente, ma emerge dall’insieme dei comportamenti

Non sempre l’errore dell’avvocato è “plateale”. In molte situazioni, ciò che fa la differenza è l’insieme dei segnali:

  • ritardi sistematici;

  • risposte evasive o assenti;

  • mancanza di strategia;

  • improvvisazione nella gestione delle udienze;

  • assenza di valutazioni preventive sui rischi.

Questi comportamenti, se isolati, possono sembrare trascurabili. Se invece si ripetono nel tempo e incidono sull’esito della causa, possono integrare una condotta negligente. In casi estremi, il disinteresse totale del professionista può addirittura portare a una causa irrimediabilmente compromessa, come abbiamo analizzato qui:
https://www.studiolegalecalvello.it/causa-irrimediabilmente-pregiudicata-o-persa-e-responsabilita-dellavvocato-per-totale-suo-disinteresse/

Perché “sentirsi danneggiati” non basta (ma è un campanello d’allarme)

Chi cerca online “denunciare il proprio avvocato” o “fare causa al proprio avvocato” spesso è già convinto di aver subito un torto. È comprensibile, ma non sufficiente. Dal punto di vista giuridico, è necessario dimostrare:

  • l’errore o l’omissione;

  • la colpa professionale;

  • il danno subito;

  • il nesso causale tra errore e danno.

Il lavoro serio di verifica serve proprio a evitare illusioni e, allo stesso tempo, a non lasciare impuniti errori che hanno causato perdite economiche, processuali o patrimoniali rilevanti.

Se stai valutando se intervenire subito o se attendere l’esito finale della causa, è importante sapere che in alcuni casi il tempo gioca contro il cliente, non contro l’avvocato.

Quando l’errore dell’avvocato diventa giuridicamente rilevante e può dare diritto a un risarcimento

Uno dei punti su cui riceviamo più domande – e che genera moltissime ricerche online come “quando l’avvocato è responsabile”, “errore avvocato risarcimento”, “responsabilità professionale avvocato” – riguarda il momento esatto in cui un errore smette di essere una semplice criticità difensiva e diventa un fatto giuridicamente rilevante.

È un passaggio decisivo, perché non tutti gli errori consentono di ottenere un risarcimento e, soprattutto, non ogni comportamento discutibile dell’avvocato integra automaticamente la cosiddetta malavvocatura.

La regola di fondo: non basta che l’avvocato abbia sbagliato

Dal punto di vista tecnico, la responsabilità professionale dell’avvocato non nasce per il solo fatto che il cliente abbia perso la causa o che l’attività difensiva non abbia prodotto il risultato sperato. Quello che rileva è la violazione dei doveri professionali, valutata alla luce di ciò che era ragionevolmente esigibile da un avvocato medio, competente e diligente, in quella specifica situazione.

In altre parole, la domanda corretta non è:
“L’avvocato ha sbagliato?”
ma piuttosto:
“L’avvocato ha tenuto una condotta non diligente che ha causato un danno concreto al cliente?”

È su questo punto che si gioca la maggior parte delle azioni per errore professionale dell’avvocato.

I requisiti che rendono l’errore “risarcibile”

Per capire se un errore dell’avvocato può dare luogo a una richiesta di risarcimento, occorre verificare la presenza di alcuni elementi fondamentali, che nella pratica emergono sempre dall’analisi combinata dei fatti.

La condotta colposa o negligente
L’errore deve consistere in un comportamento oggettivamente non diligente: omissioni, ritardi, ignoranza di regole basilari, mancata attività quando era doverosa. È il caso, ad esempio, dell’avvocato che:

  • non propone un’impugnazione possibile;

  • non deposita un atto essenziale;

  • non informa il cliente di rischi prevedibili;

  • prosegue un giudizio chiaramente sfavorevole senza alcun filtro valutativo.

Su questo aspetto abbiamo dedicato un approfondimento specifico al concetto di negligenza professionale dell’avvocato, chiarendo quando l’omissione diventa rilevante:
https://www.studiolegalecalvello.it/responsabilita-professionale-dellavvocato-per-negligenza-se-omette-di-formulare-tempestivamente-una-domanda-complementare/

Il danno effettivo subito dal cliente
Non esiste responsabilità senza danno. Questo significa che l’errore deve aver prodotto una perdita concreta, economica o giuridica. È qui che molte aspettative si infrangono: se l’errore non ha inciso realmente sull’esito o sulla posizione del cliente, non si può parlare di risarcimento.

Per chiarire questo passaggio, è utile leggere l’approfondimento dedicato al danno effettivo e alla sua dimostrazione:
https://www.studiolegalecalvello.it/responsabilita-professionale-dellavvocato-per-negligenza-mancata-riassunzione-processo-deve-esserci-un-danno-effettivo/

Il nesso causale tra errore e danno
È il punto più delicato e, spesso, quello decisivo. Bisogna dimostrare che, senza quell’errore, la situazione del cliente sarebbe stata probabilmente diversa e migliore. Non serve la certezza assoluta, ma una ricostruzione logica e coerente basata su elementi oggettivi.

Questo è il motivo per cui molte ricerche online contengono espressioni come “avvocato ha fatto perdere la causa” o “causa persa per colpa dell’avvocato”: il cliente percepisce il danno, ma serve dimostrarne il collegamento diretto con la condotta del professionista.

Su questo tema, abbiamo analizzato come si valuta la responsabilità dell’avvocato e il nesso causale in modo approfondito qui:
https://www.studiolegalecalvello.it/la-responsabilita-professionale-dellavvocato/

Errori “recuperabili” ed errori irreversibili: una distinzione decisiva

Non tutti gli errori producono effetti definitivi. In alcuni casi, l’errore può essere corretto in corso di causa o sanato con iniziative successive. In altri, invece, il danno diventa irreversibile: il diritto decade, l’azione non è più proponibile, l’impugnazione non è più esperibile.

È proprio in questi casi che il tema della malavvocatura emerge con maggiore forza, perché l’errore non è solo tecnico, ma ha chiuso definitivamente una possibilità giuridica.

Abbiamo affrontato il tema degli errori che compromettono irrimediabilmente la posizione del cliente anche in relazione a casi di disinteresse o grave inadempimento del difensore:
https://www.studiolegalecalvello.it/nessun-compenso-in-caso-di-grave-inadempimento-professionale-responsabilita-professionale-dellavvocato/

Quando l’errore incide anche sul compenso dell’avvocato

Un altro aspetto spesso ignorato riguarda il diritto al compenso. In presenza di un grave inadempimento professionale, non solo può sorgere una responsabilità risarcitoria, ma può essere messo in discussione anche il diritto dell’avvocato a essere pagato.

Questo tema l’abbiamo approfondito nel nostro articolo dedicato: https://www.studiolegalecalvello.it/nessun-compenso-in-caso-di-grave-inadempimento-professionale-responsabilita-professionale-dellavvocato/

Perché è fondamentale una valutazione preventiva e indipendente

Prima di intraprendere qualunque iniziativa – esposto all’Ordine, richiesta di risarcimento, causa civile – è essenziale valutare tecnicamente la fondatezza della pretesa. Agire senza questa verifica significa esporsi a ulteriori costi, tempi e frustrazioni.

Un esempio reale di vita quotidiana: quando l’errore dell’avvocato compromette davvero la causa

Per comprendere fino in fondo come nasce un caso di malavvocatura e perché alcune persone cercano online frasi come “avvocato ha sbagliato la causa”, “causa persa per colpa dell’avvocato” o “errore grave avvocato risarcimento”, è utile calare questi concetti nella realtà quotidiana, senza astrattezze.

Immaginiamo una situazione molto frequente.
Un cliente affida al proprio avvocato una causa civile con un obiettivo chiaro: ottenere un risarcimento per un danno subito. La documentazione c’è, i presupposti giuridici sembrano solidi e il cliente viene rassicurato sull’opportunità di agire. Il giudizio inizia, ma nel corso del tempo emergono alcune anomalie: risposte tardive, comunicazioni poco chiare, udienze di cui il cliente viene a conoscenza solo dopo che si sono svolte.

A un certo punto arriva la notizia: la causa è stata dichiarata improcedibile perché un atto non è stato depositato nei termini. Il cliente scopre, solo allora, che esisteva una scadenza perentoria e che quella scadenza è stata superata senza possibilità di rimedio. È in questo momento che scatta il sospetto: “il mio avvocato ha sbagliato?”, “posso chiedere un risarcimento?”, “sono stato danneggiato dalla negligenza dell’avvocato?”.

In una situazione del genere, non siamo davanti a una semplice causa persa. Siamo di fronte a una perdita della possibilità giuridica di far valere un diritto, ed è proprio questo il cuore della responsabilità professionale dell’avvocato. Il danno non è tanto la sentenza negativa, quanto il fatto che il cliente non ha mai avuto una decisione nel merito, perché la sua posizione è stata pregiudicata da un errore procedurale.

In casi simili, l’analisi non si ferma al termine saltato. Occorre verificare:

  • se l’avvocato fosse consapevole della scadenza;

  • se il cliente fosse stato informato del rischio;

  • se esistessero alternative difensive;

  • se l’omissione abbia inciso in modo determinante sul risultato.

È esattamente questo il tipo di situazione che affrontiamo quando ci viene chiesto di valutare una causa persa per colpa dell’avvocato, tema che abbiamo approfondito anche in relazione all’onere della prova e alla dimostrazione del danno:
https://www.studiolegalecalvello.it/causa-persa-colpa-dellavvocato-cosa-deve-provare-cliente-ottenere-risarcimento/

Un altro esempio, altrettanto comune, riguarda l’assenza di informazione. Il cliente viene accompagnato per anni in un giudizio che presenta sin dall’inizio margini di successo molto ridotti. Nessuna valutazione scritta, nessuna indicazione sui rischi, nessuna proposta di soluzione alternativa. Quando la causa si conclude negativamente, il cliente non si lamenta solo della sconfitta, ma del fatto di non essere mai stato messo in condizione di scegliere consapevolmente.

In questo caso, l’errore non è solo tecnico, ma riguarda il rapporto fiduciario e il dovere dell’avvocato di rappresentare al cliente tutte le questioni ostative al raggiungimento del risultato. Su questo punto abbiamo scritto un approfondimento specifico che aiuta a capire quando la mancata informazione assume rilevanza giuridica:
https://www.studiolegalecalvello.it/la-responsabilita-dellavvocato-grava-sul-professionista-lobbligo-di-rappresentare-al-cliente-tutte-le-questioni-ostative-al-raggiungimento-del-risultato/

Questi esempi mostrano chiaramente perché non ogni errore è malavvocatura, ma perché, quando l’errore incide in modo concreto sui diritti del cliente, è legittimo chiedersi se esistano i presupposti per una tutela ulteriore. Ed è anche il motivo per cui, prima di agire, è sempre opportuno effettuare una valutazione seria e indipendente, senza affidarsi a impressioni o a giudizi emotivi.

Domande frequenti sulla malavvocatura e sugli errori gravi dell’avvocato

Nel corso degli anni, assistendo clienti che sospettano di aver subito un danno a causa del proprio legale, abbiamo raccolto una serie di domande ricorrenti. Sono le stesse che emergono digitando su Google ricerche come “avvocato ha sbagliato la causa”, “responsabilità professionale avvocato”, “denunciare il proprio avvocato” o “risarcimento per errore dell’avvocato”. Le affrontiamo in modo diretto, con un linguaggio chiaro e concreto.

1. Perdere una causa significa automaticamente che l’avvocato ha sbagliato?
No. La perdita di una causa non implica di per sé un errore professionale. L’avvocato risponde solo se la sconfitta è conseguenza di una condotta negligente, imprudente o omissiva, non di una valutazione giuridica legittima ma sfavorevole.

2. Quando si può parlare davvero di malavvocatura?
Si parla di malavvocatura quando l’avvocato viola i doveri professionali e questa violazione causa un danno concreto al cliente, come la perdita di un diritto, di una possibilità processuale o di un vantaggio economico.

3. L’avvocato è responsabile se non mi ha informato dei rischi della causa?
Sì, la mancata informazione può essere rilevante. Il cliente deve essere messo in condizione di scegliere consapevolmente se iniziare, proseguire o interrompere un giudizio. La carenza informativa incide direttamente sulla responsabilità professionale dell’avvocato.

4. Cosa succede se l’avvocato ha fatto scadere un termine processuale?
La gestione dei termini è uno degli obblighi più delicati. Se la scadenza persa ha reso impossibile proseguire la causa o impugnare una decisione, l’errore può essere considerato grave e potenzialmente risarcibile, se ne deriva un danno effettivo.

5. Posso chiedere il risarcimento se l’avvocato ha perso la causa per un errore?
È possibile solo se si dimostra che, senza quell’errore, l’esito sarebbe stato probabilmente diverso. Non basta affermare che l’avvocato ha sbagliato: occorre provare il nesso tra errore e danno.

6. È necessario denunciare l’avvocato all’Ordine per ottenere il risarcimento?
No. Il procedimento disciplinare davanti all’Ordine degli Avvocati è distinto dall’azione civile di risarcimento. Quest’ultima può essere avviata indipendentemente da eventuali sanzioni disciplinari.

7. Posso fare causa al mio avvocato mentre la causa principale è ancora in corso?
In linea generale, è opportuno attendere la conclusione del giudizio principale per valutare se l’errore abbia prodotto un danno definitivo. Tuttavia, in alcuni casi, una valutazione preventiva è fondamentale per evitare ulteriori pregiudizi.

8. L’avvocato ha diritto al compenso anche se ha commesso un errore grave?
In presenza di un grave inadempimento professionale, il diritto al compenso può essere escluso o ridotto. Ogni caso va valutato singolarmente, analizzando la qualità e l’utilità dell’attività svolta.

9. Come posso dimostrare l’errore professionale dell’avvocato?
È necessario ricostruire l’intera gestione della pratica, analizzare gli atti, le comunicazioni e le scelte difensive. La prova dell’errore e del danno richiede un’analisi tecnica accurata, non basata su impressioni.

10. Cambiare avvocato significa perdere i diritti maturati nella causa?
No, cambiare avvocato è un diritto del cliente e, se fatto correttamente, non comporta la perdita dei diritti già acquisiti. È però fondamentale gestire il passaggio in modo ordinato e consapevole.

Come possiamo aiutarti a capire se hai davvero subito un danno (e quali sono i prossimi passi)

Nel nostro Studio affrontiamo questi casi partendo sempre da un principio chiaro: non promettiamo risarcimenti automatici e non alimentiamo illusioni, ma analizziamo in modo rigoroso la gestione della causa, gli atti compiuti, le omissioni e le conseguenze concrete sulla posizione del cliente. Solo così è possibile capire se si è davvero in presenza di malavvocatura, se l’errore dell’avvocato è giuridicamente rilevante e se sussistono i presupposti per una tutela efficace.

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