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Danno patrimoniale Procedura Civile Responsabilità civile Responsabilità professionale Tutela del patrimonio

Errore avvocato operazione societaria: risarcimento danni

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Un errore dell’avvocato durante l’acquisizione di una società, la cessione di partecipazioni o una riorganizzazione aziendale può provocare perdite economiche considerevoli. Una clausola contrattuale formulata in modo inadeguato, la mancata individuazione di passività rilevanti o l’omessa informazione su un rischio giuridico possono compromettere un investimento, impedire il pagamento del prezzo di vendita o esporre l’impresa a un contenzioso particolarmente oneroso. Quando il pregiudizio deriva da un inadempimento degli obblighi professionali, il cliente può avere diritto al risarcimento, purché siano dimostrati la condotta contestata, il collegamento causale con il danno e le conseguenze patrimoniali effettivamente subite.

Non ogni operazione societaria conclusa negativamente comporta una responsabilità dell’avvocato. Occorre distinguere il rischio imprenditoriale, che rimane normalmente a carico di chi assume la decisione economica, dagli errori che il professionista avrebbe dovuto evitare nell’esecuzione dell’incarico. Nei casi di maggiore valore, una valutazione legale tempestiva consente di ricostruire le responsabilità, verificare le possibilità di recupero del danno e accertare l’eventuale operatività dell’assicurazione professionale.

Quando un errore dell’avvocato in un’acquisizione o in una cessione societaria può generare responsabilità

Le operazioni societarie richiedono spesso il coordinamento di attività giuridiche, contabili e finanziarie. Nell’acquisizione di una società, per esempio, l’acquirente deve conoscere quali partecipazioni sta acquistando, quali obbligazioni gravano sull’impresa, quali controversie potrebbero incidere sul suo patrimonio e quali garanzie contrattuali possono proteggerlo da passività che emergano dopo il trasferimento. L’avvocato incaricato dell’assistenza legale interviene, secondo il contenuto del mandato, nella verifica della documentazione, nell’individuazione dei rischi giuridici, nella negoziazione delle clausole e nella predisposizione degli accordi.

La responsabilità professionale può sorgere quando il legale omette un controllo compreso nell’incarico, interpreta erroneamente una disposizione applicabile all’operazione, predispone un contratto inadeguato rispetto agli interessi del cliente oppure non segnala circostanze che avrebbero dovuto essere rappresentate prima della conclusione dell’affare. Il riferimento normativo comprende gli articoli 1176 e 1218 del Codice civile: il professionista deve adempiere le obbligazioni assunte con la diligenza richiesta dalla natura dell’attività esercitata e può essere chiamato a rispondere dell’inadempimento secondo le regole applicabili al rapporto contrattuale.

Il primo elemento da esaminare è il contenuto effettivo dell’incarico. Un avvocato incaricato esclusivamente di redigere un determinato contratto non assume automaticamente tutti gli obblighi propri di un consulente finanziario, di un commercialista o di un advisor incaricato di coordinare l’intera acquisizione. Occorre però verificare se, nell’esecuzione della prestazione affidatagli, avrebbe dovuto rilevare un problema giuridico, richiedere documentazione integrativa o avvertire il cliente della necessità di ulteriori verifiche specialistiche. La delimitazione dell’incarico non elimina gli obblighi di diligenza e informazione inerenti all’attività concretamente assunta.

Si consideri l’acquisizione di una società per un corrispettivo di diversi milioni di euro. L’avvocato viene incaricato di esaminare i contratti rilevanti e predisporre l’accordo di compravendita delle partecipazioni. Dalla documentazione emergono clausole che consentono a un importante cliente commerciale della società acquisita di interrompere il rapporto in caso di cambiamento del controllo societario. Se il professionista omette di segnalarle, l’acquirente potrebbe perfezionare l’operazione senza conoscere il rischio di perdere una parte considerevole del fatturato. Qualora il cliente commerciale eserciti successivamente il diritto di recesso, diventa necessario verificare se l’omissione abbia concretamente inciso sulla decisione di acquistare, sul prezzo concordato o sulla possibilità di negoziare adeguate condizioni di tutela.

Un problema analogo può presentarsi nella due diligence legale, ossia nell’attività di verifica dei profili giuridici dell’impresa oggetto dell’operazione. La mancata individuazione di un contenzioso pendente, di un vincolo sulle partecipazioni, di garanzie prestate a favore di terzi o di obbligazioni contrattuali particolarmente onerose può incidere sul valore dell’investimento. Per contestare l’operato dell’avvocato non basta però dimostrare che, dopo l’acquisizione, sia emersa una passività. Bisogna accertare se la verifica rientrasse nel mandato, se il professionista disponesse dei documenti necessari o dovesse ragionevolmente richiederli e se il rischio fosse riconoscibile attraverso una diligente attività di controllo.

La responsabilità può riguardare anche la fase di negoziazione. Nelle compravendite di partecipazioni societarie assumono particolare rilievo le dichiarazioni e garanzie del venditore, gli obblighi di indennizzo, le condizioni sospensive, le modalità di pagamento del prezzo e gli eventuali meccanismi di aggiustamento successivo. Una clausola di indennizzo formulata in modo ambiguo, una garanzia contrattuale inadeguata rispetto a un rischio conosciuto o l’omessa previsione di una condizione essenziale possono rendere più difficile ottenere quanto economicamente dovuto.

Il venditore può subire un pregiudizio altrettanto rilevante. Un contratto che preveda il pagamento differito del prezzo senza adeguate garanzie, oppure che disciplini in modo impreciso le condizioni per il versamento di una componente variabile del corrispettivo, può esporlo al rischio di non incassare somme considerevoli. L’eventuale responsabilità del legale richiede di verificare quali istruzioni avesse ricevuto, quali alternative fossero concretamente disponibili e quali rischi fossero stati comunicati e consapevolmente accettati dal cliente.

La presenza di più professionisti rende l’accertamento più articolato. Nelle operazioni di acquisizione possono intervenire avvocati, commercialisti, revisori e consulenti finanziari con incarichi differenti. Se il danno deriva da una valutazione fiscale errata, da una verifica contabile omessa o da una clausola contrattuale inadeguata, occorre individuare le prestazioni affidate a ciascuno e le rispettive condotte. Possono emergere responsabilità concorrenti, ma non è corretto attribuire indistintamente a tutti i consulenti ogni conseguenza negativa dell’operazione.

Gli errori contrattuali e le omissioni che possono compromettere un’operazione societaria di grande valore

Una parte considerevole delle controversie professionali nasce dalla distanza tra l’assetto economico che il cliente intendeva realizzare e quello effettivamente disciplinato dai contratti. Nella cessione di quote di una società a responsabilità limitata, per esempio, l’acquirente può voler ottenere il controllo dell’impresa, la continuità dei rapporti commerciali e una protezione contro passività anteriori al trasferimento. Il venditore, invece, può avere interesse alla certezza dell’incasso e alla delimitazione delle responsabilità successive alla vendita. L’avvocato deve tradurre gli obiettivi giuridicamente perseguibili, nei limiti dell’incarico, in disposizioni coerenti con la struttura dell’operazione.

Un errore può riguardare le garanzie sulle passività pregresse. Se l’accordo non disciplina adeguatamente le conseguenze dell’emersione di debiti anteriori alla cessione, l’acquirente potrebbe incontrare difficoltà nell’ottenere dal venditore un indennizzo. Le dichiarazioni e garanzie contrattuali, spesso indicate nelle operazioni di acquisizione come representations and warranties, servono proprio a distribuire tra le parti determinati rischi. La loro efficacia dipende dal contenuto delle dichiarazioni, dalle condizioni di operatività, dai termini per formulare le richieste e dai limiti economici eventualmente concordati.

Non è sufficiente che il contratto contenga genericamente una clausola di garanzia. Se una passività rilevante rimane esclusa dalla tutela oppure la richiesta di indennizzo è subordinata a condizioni difficilmente realizzabili, bisogna comprendere se tale assetto derivi da una scelta negoziale consapevole o da un errore nella consulenza. L’avvocato non è tenuto a ottenere condizioni che la controparte non avrebbe accettato, ma deve svolgere correttamente l’attività affidatagli e rappresentare al cliente i rischi giuridici rilevanti delle soluzioni proposte.

Altre controversie riguardano il pagamento del prezzo. Nelle cessioni societarie di importo elevato possono essere previsti versamenti differiti, depositi vincolati, garanzie bancarie o meccanismi di aggiustamento collegati alla situazione patrimoniale dell’impresa. Se il legale omette di disciplinare correttamente una garanzia richiesta dal cliente, quest’ultimo potrebbe trovarsi esposto all’inadempimento della controparte senza gli strumenti di protezione che avrebbe potuto ottenere. Per dimostrare il danno occorre comunque accertare che la garanzia fosse concretamente negoziabile e che la sua corretta predisposizione avrebbe evitato o ridotto la perdita.

Particolarmente delicate sono le clausole di earn-out, attraverso le quali una parte del corrispettivo viene collegata ai risultati economici successivi alla cessione. Una definizione imprecisa degli indicatori di riferimento, dei criteri contabili o dei poteri gestionali dell’acquirente può generare controversie sul pagamento di somme anche molto elevate. L’eventuale responsabilità dell’avvocato dipende dal contenuto della prestazione, dalla riconoscibilità delle criticità e dalla possibilità di predisporre una disciplina contrattuale più adeguata.

Un ulteriore rischio riguarda le condizioni sospensive e la fase di perfezionamento dell’operazione, comunemente denominata closing. Il trasferimento delle partecipazioni può essere subordinato all’ottenimento di autorizzazioni, alla rinuncia a diritti di prelazione, al consenso di determinati soggetti o all’adempimento di specifiche obbligazioni. Una verifica incompleta dei presupposti giuridici può determinare il mancato perfezionamento dell’affare, contestazioni sulla validità degli atti o richieste risarcitorie della controparte. L’accertamento deve considerare anche gli adempimenti di competenza notarile e le attività eventualmente affidate ad altri consulenti.

Nelle fusioni, nelle scissioni e nelle riorganizzazioni societarie, gli errori possono interessare la struttura giuridica dell’operazione, la tutela dei soci, i rapporti con i creditori o la predisposizione degli accordi necessari. Una consulenza inadeguata può esporre l’impresa a contenziosi, ritardi o costi non previsti. Occorre distinguere gli errori propriamente giuridici da quelli relativi alle valutazioni economiche, contabili e fiscali, verificando in concreto le competenze e gli obblighi assunti dai diversi professionisti.

Anche gli accordi tra soci possono generare danni di grande valore. Patti parasociali, clausole di prelazione, diritti di accompagnamento nella vendita, meccanismi di uscita e disposizioni sulla governance incidono direttamente sul valore e sulla disponibilità delle partecipazioni. Se una clausola è inefficace, ambigua o incompatibile con gli obiettivi comunicati dal cliente, possono sorgere controversie sulla possibilità di vendere le quote, mantenere il controllo della società o esercitare determinati diritti. La responsabilità del professionista deve essere valutata considerando il quadro normativo, il contenuto degli accordi e le conseguenze concretamente riconducibili alla condotta contestata.

La questione diventa particolarmente rilevante quando l’errore determina una perdita economica superiore a 100.000 o 500.000 euro oppure compromette un’operazione milionaria. L’importo dell’investimento, però, non coincide necessariamente con il danno risarcibile: un’acquisizione da cinque milioni di euro conclusa a condizioni meno favorevoli può avere prodotto un pregiudizio limitato alla differenza di valore o a specifici costi aggiuntivi. In altri casi, l’operazione potrebbe essere stata economicamente conveniente nonostante l’errore contestato. La ricostruzione del danno richiede quindi di confrontare la situazione effettiva con quella che, secondo una valutazione fondata su elementi concreti, si sarebbe verificata attraverso un corretto adempimento professionale.

Come si dimostrano responsabilità, nesso causale e danno nell’errore dell’avvocato

Quando un’operazione societaria ha prodotto una perdita rilevante, il punto centrale non è soltanto individuare ciò che l’avvocato avrebbe dovuto fare diversamente. Per ottenere il risarcimento occorre ricostruire l’intera sequenza causale: quale fosse l’incarico ricevuto, quale condotta professionale fosse concretamente esigibile, quale errore o omissione sia stato commesso e quale situazione patrimoniale si sarebbe verosimilmente determinata se la prestazione fosse stata eseguita correttamente. È questo confronto a consentire di distinguere un danno provocato dall’inadempimento professionale da una perdita che sarebbe comunque derivata dall’operazione o dal normale rischio imprenditoriale.

La prima verifica riguarda quindi il mandato professionale. Lettere di incarico, preventivi, e-mail, PEC, verbali delle riunioni, bozze contrattuali e scambi con gli altri consulenti permettono di comprendere quali attività fossero state affidate al legale. Nelle operazioni complesse questo passaggio è particolarmente importante, perché una due diligence può essere circoscritta ad alcuni profili, mentre le verifiche fiscali, contabili o finanziarie possono essere attribuite ad altri professionisti. Per valutare una possibile responsabilità del professionista per una perdita economica di grande importo dobbiamo quindi evitare ricostruzioni astratte e partire dagli obblighi concretamente assunti.

Accertato il perimetro dell’incarico, occorre individuare la condotta contestabile. Può trattarsi dell’omessa segnalazione di una clausola particolarmente rischiosa, della mancata verifica di un documento rilevante, di una garanzia contrattuale formulata in modo inadeguato oppure dell’assenza di un avvertimento necessario per consentire al cliente di assumere una decisione consapevole. In altri casi il problema nasce dalla struttura stessa dell’operazione: un meccanismo di pagamento non sufficientemente protetto, una disciplina inefficace delle passività pregresse, condizioni di closing non correttamente coordinate o accordi tra soci incapaci di realizzare l’assetto concordato.

La presenza dell’errore non determina però automaticamente il diritto al risarcimento. Bisogna dimostrare che proprio quella condotta abbia prodotto il pregiudizio lamentato. Se, ad esempio, una passività da un milione di euro non viene rilevata durante la due diligence, occorre verificare che una corretta attività professionale avrebbe consentito di individuarla e, successivamente, stabilire quale comportamento avrebbe ragionevolmente tenuto il cliente: avrebbe rinunciato all’acquisizione, negoziato una riduzione del prezzo, richiesto una specifica garanzia o concluso comunque l’affare alle medesime condizioni? La risposta non può essere presunta, ma deve trovare riscontro nella documentazione, nella struttura dell’operazione e nelle concrete possibilità negoziali esistenti in quel momento.

Lo stesso metodo vale quando l’errore riguarda una clausola contrattuale. Se il venditore non riesce a incassare una parte del prezzo perché la garanzia prevista nel contratto risulta inefficace, il danno non coincide necessariamente con l’intera somma insoluta. Deve essere valutata anche la solvibilità dell’acquirente, la possibilità di recuperare comunque il credito, l’esistenza di altri strumenti di tutela e la concreta possibilità che una diversa garanzia venisse accettata durante la negoziazione. Nei danni di grande valore, questa ricostruzione controfattuale è spesso uno dei passaggi più delicati dell’intera controversia.

La quantificazione può comprendere il danno emergente, cioè la perdita patrimoniale effettivamente subita, e il lucro cessante, quando sia possibile dimostrare il mancato conseguimento di utilità economiche causalmente riconducibili all’inadempimento. Possono assumere rilievo il maggior prezzo pagato per una partecipazione rispetto al suo valore reale, passività che avrebbero potuto essere trasferite contrattualmente sul venditore, costi aggiuntivi sostenuti per rimediare all’errore, somme non incassate o altri pregiudizi patrimoniali documentabili. Nei casi economicamente più complessi può essere necessario integrare la valutazione giuridica con analisi contabili, finanziarie o estimative. Abbiamo approfondito specificamente questo profilo nell’articolo dedicato a come dimostrare il danno economico causato da un professionista.

Un tema distinto è la perdita di chance. Non coincide con qualsiasi guadagno sperato che non si sia realizzato. Deve essere individuata una possibilità concreta, seria e apprezzabile di conseguire un risultato economicamente favorevole o di evitare una perdita. Se l’errore dell’avvocato ha impedito al cliente di negoziare condizioni migliori, di esercitare tempestivamente un diritto o di scegliere consapevolmente un’alternativa, occorre stimare la consistenza effettiva della possibilità perduta, senza trasformare un risultato soltanto ipotetico nell’equivalente di un danno certo. Sul punto è utile distinguere la perdita definitiva di un valore patrimoniale dalla perdita di chance causata dall’avvocato.

Quando il danno raggiunge centinaia di migliaia o milioni di euro assume rilievo anche la possibilità di recuperare concretamente il risarcimento. L’avvocato è tenuto ad avere una copertura assicurativa per la responsabilità civile professionale, ma l’esistenza della polizza non significa che qualsiasi richiesta venga automaticamente indennizzata. Devono essere verificati il periodo di copertura, il regime temporale applicabile, la denuncia del sinistro, il massimale, eventuali franchigie o scoperti e le esclusioni previste dal contratto. Se il danno eccede il limite assicurato, la questione del massimale professionale insufficiente rispetto al danno può diventare determinante nella strategia di recupero.

Occorre infine verificare tempestivamente la prescrizione della pretesa risarcitoria e individuare correttamente il momento dal quale il termine applicabile decorre. Nelle operazioni societarie il pregiudizio può manifestarsi anche a distanza di tempo dalla prestazione professionale: una passività può emergere dopo l’acquisizione, una garanzia può rivelarsi inadeguata quando viene azionata o una clausola può mostrare i propri effetti soltanto quando nasce una controversia. La ricostruzione temporale deve quindi essere effettuata sul caso concreto, evitando di attendere che il conflitto con il professionista o con la compagnia assicurativa diventi irreversibile prima di acquisire e conservare la documentazione necessaria.

Un esempio pratico: acquisizione societaria e passività non adeguatamente protette

Consideriamo un esempio realistico. Un’impresa decide di acquisire la totalità delle partecipazioni di una società operativa, con un investimento di alcuni milioni di euro. L’operazione viene preceduta da una fase di verifica documentale e dalla negoziazione del contratto di cessione. Tra i documenti messi a disposizione emergono elementi relativi a una possibile esposizione economica derivante da rapporti anteriori alla vendita. Il rischio non viene però adeguatamente tradotto nella struttura contrattuale: la disciplina delle dichiarazioni e garanzie del venditore non protegge in modo sufficiente l’acquirente rispetto a quella specifica passività e non viene predisposto un meccanismo efficace che consenta di neutralizzarne l’impatto economico.

Dopo il closing la passività si concretizza e la società acquisita deve sostenere un esborso di diverse centinaia di migliaia di euro. L’acquirente chiede al venditore di essere tenuto indenne, ma la formulazione del contratto rende la pretesa fortemente contestabile. A questo punto non sarebbe corretto affermare che l’avvocato debba rispondere automaticamente dell’intero importo. La prima attività consiste nel ricostruire ciò che era noto prima della firma: documenti disponibili, bozze successive del contratto, osservazioni formulate dai consulenti, comunicazioni con il cliente e trattative svolte con la controparte.

Dall’esame coordinato di questa documentazione può emergere un elemento decisivo: il rischio era stato individuato durante la preparazione dell’operazione, ma la tutela contrattuale predisposta non risultava coerente con la sua dimensione economica e il cliente non era stato adeguatamente informato delle conseguenze che avrebbe potuto produrre quella formulazione. Diventa allora necessario verificare se, con una prestazione diligente, sarebbe stato concretamente possibile negoziare una garanzia specifica, trattenere parte del prezzo, prevedere un diverso meccanismo di indennizzo oppure modificare le condizioni economiche dell’acquisizione.

La valutazione del danno procede parallelamente. Se la passività è pari, ad esempio, a 700.000 euro, non possiamo assumere senza ulteriori verifiche che 700.000 euro costituiscano automaticamente il risarcimento dovuto. Occorre stabilire quale parte della perdita sarebbe stata evitata attraverso una corretta impostazione dell’operazione, se il venditore avrebbe accettato la diversa allocazione del rischio, quale fosse la sua capacità patrimoniale e se esistessero comunque rimedi contrattuali utilizzabili. Quando l’alternativa non può essere ricostruita in termini di certezza, può assumere rilievo la perdita di una concreta possibilità di ottenere condizioni economiche più favorevoli, purché tale possibilità sia seria e dimostrabile.

Su queste basi la contestazione professionale può essere formulata in modo molto diverso da una generica richiesta fondata sul fatto che l’affare abbia prodotto una perdita. L’errore viene collegato agli obblighi assunti, alle informazioni disponibili al momento della consulenza e alle conseguenze patrimoniali che ne sono derivate. La documentazione economica consente poi di delimitare il pregiudizio effettivamente attribuibile alla condotta contestata e di formulare una richiesta di congruo risarcimento fondata su elementi verificabili.

La stessa ricostruzione è utile nei confronti dell’assicurazione professionale. La richiesta deve essere confrontata con le condizioni della polizza, il massimale disponibile e le eventuali contestazioni sulla copertura. Se la compagnia nega l’operatività della garanzia o formula un’offerta sensibilmente inferiore al danno documentato, occorre esaminare separatamente le ragioni dell’assicuratore e la posizione del professionista. L’obiettivo rimane individuare il giusto risarcimento concretamente sostenibile sulla base dell’inadempimento, del nesso causale e del danno provato, senza confondere il valore complessivo dell’operazione societaria con la perdita effettivamente risarcibile.

Domande frequenti sulla responsabilità dell’avvocato nelle operazioni societarie

Posso chiedere il risarcimento se l’avvocato ha commesso un errore durante l’acquisizione di una società?

Sì, quando l’errore costituisce un inadempimento degli obblighi professionali e ha provocato un danno economicamente dimostrabile. Occorre verificare il contenuto dell’incarico, la condotta contestata e ciò che sarebbe ragionevolmente accaduto senza l’errore. La semplice perdita di valore dell’investimento o la successiva emersione di debiti societari non sono sufficienti, da sole, a dimostrare la responsabilità del legale.

Se l’avvocato non ha previsto adeguate garanzie nel contratto di cessione delle quote, chi risponde del danno?

La responsabilità dipende dagli obblighi assunti dal professionista e dalle circostanze della negoziazione. Se l’avvocato avrebbe dovuto predisporre una determinata tutela o informare il cliente della sua assenza, occorre accertare se tale omissione abbia provocato una perdita evitabile. Devono essere considerate anche le condizioni che la controparte avrebbe concretamente accettato e gli eventuali rimedi contrattuali ancora disponibili.

È possibile ottenere un risarcimento superiore a 500.000 euro per un errore professionale?

Non esiste un limite generale di 500.000 euro al risarcimento dovuto dall’avvocato. L’importo dipende dal danno effettivamente risarcibile, dal nesso causale e dalle prove disponibili. Una perdita di grande valore può giustificare una richiesta risarcitoria altrettanto elevata, ma il valore complessivo dell’operazione societaria non coincide automaticamente con il pregiudizio subito. Occorre verificare separatamente anche il massimale della polizza professionale.

Posso chiedere direttamente il risarcimento all’assicurazione dell’avvocato?

La polizza RC professionale può intervenire nei limiti e alle condizioni della copertura, ma non esiste, in via generale, un diritto del cliente danneggiato ad agire direttamente contro l’assicuratore dell’avvocato. Occorre verificare se una specifica disposizione o un diverso titolo consentano l’azione diretta. Normalmente la pretesa risarcitoria viene rivolta al professionista, mentre la gestione assicurativa richiede l’esame della polizza e delle contestazioni eventualmente formulate dalla compagnia.

Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento all’avvocato che ha sbagliato un’operazione societaria?

La responsabilità contrattuale è ordinariamente soggetta alla prescrizione decennale, ma la decorrenza deve essere individuata in relazione alla specifica vicenda e alle disposizioni applicabili. Occorre considerare il momento in cui il danno risarcibile si è manifestato ed è diventato oggettivamente percepibile, verificando anche l’eventuale applicazione di discipline speciali. Non è prudente attendere la conclusione di tutte le controversie derivanti dall’operazione: una verifica tempestiva permette di individuare i termini e valutare gli atti necessari a tutelare il diritto.

Errore dell’avvocato e danni societari rilevanti: richiedere una valutazione allo Studio Legale Calvello

Quando un errore professionale compromette un’acquisizione, una cessione di partecipazioni o un’altra operazione societaria di grande valore, la tutela del cliente richiede una ricostruzione precisa delle responsabilità e delle conseguenze economiche. Una contestazione generica dell’operato dell’avvocato rischia di lasciare irrisolte le questioni decisive: quali obblighi siano stati violati, quali alternative fossero concretamente disponibili e quale parte della perdita sia effettivamente riconducibile all’inadempimento.

Presso lo Studio Legale Calvello affrontiamo le controversie di responsabilità professionale attraverso l’esame dell’incarico, dei contratti societari, delle comunicazioni intercorse con il professionista e della documentazione relativa all’operazione. Nei casi economicamente rilevanti, la valutazione deve comprendere anche gli elementi contabili e finanziari necessari a ricostruire il danno, le eventuali responsabilità concorrenti di altri consulenti e le possibilità di recupero attraverso la copertura assicurativa.

Un’acquisizione conclusa a condizioni pregiudizievoli, una cessione societaria che abbia determinato la perdita del corrispettivo o un errore contrattuale che esponga l’impresa a passività considerevoli richiedono un esame tempestivo. La conservazione delle bozze negoziali, delle e-mail, dei pareri, dei verbali e dei documenti contabili può risultare determinante per ricostruire le scelte compiute e distinguere le conseguenze dell’errore professionale dai rischi economici propri dell’affare.

La nostra attività è orientata a individuare una pretesa risarcitoria giuridicamente sostenibile, verificando la possibilità di una soluzione stragiudiziale e, quando necessario, i presupposti per promuovere un’azione giudiziaria. L’obiettivo è ottenere un giusto risarcimento dei danni patrimoniali effettivamente subiti, attraverso una valutazione documentata dell’inadempimento, del nesso causale e delle concrete prospettive di recupero.

Se ritenete di aver subito un danno economico rilevante a causa di un errore dell’avvocato in un’operazione societaria, potete richiedere una consulenza allo Studio Legale Calvello. Esamineremo gli elementi disponibili per valutare l’esistenza di una possibile responsabilità professionale, l’entità del pregiudizio e le iniziative concretamente percorribili per la tutela dei vostri interessi.

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