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Procedura Civile Recupero Crediti Tutela del patrimonio

Il debitore crea una nuova società per continuare l’attività senza pagare i creditori: come tutelarsi

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Una società smette di pagare fornitori e altri creditori, mentre la stessa attività continua attraverso una nuova società: stessi amministratori o soci, stessi clienti, stessi locali, personale, contratti o beni che vengono progressivamente trasferiti. Per un creditore esposto per centinaia di migliaia di euro o per importi milionari, il problema non è soltanto ottenere un titolo contro la vecchia società, ma capire dove sia finito il patrimonio sul quale quel titolo potrebbe essere concretamente eseguito.

La costituzione di una nuova società, anche quando quella precedente attraversa una grave crisi, non è di per sé illecita. Il punto giuridicamente rilevante è un altro: occorre verificare se siano stati compiuti trasferimenti di beni, azienda, clienti, contratti, immobili o altre attività che abbiano ridotto la garanzia patrimoniale dei creditori e quali rimedi siano effettivamente utilizzabili. Quando emergono questi segnali, attendere può incidere in modo rilevante sulle possibilità di recupero: alcuni beni possono essere ulteriormente trasferiti, altri creditori possono iniziare azioni esecutive e la società può accedere a strumenti di regolazione della crisi o alla liquidazione giudiziale.

Quando la nuova società diventa un problema per i creditori della precedente

Il primo errore consiste nel ritenere che la semplice presenza di una nuova società consenta automaticamente al creditore di agire contro di essa. Le società sono soggetti giuridici distinti e il debito della prima non si trasferisce alla seconda soltanto perché vi siano gli stessi soci, lo stesso amministratore o un’attività economica simile. Per tutelare il credito occorre ricostruire che cosa sia realmente accaduto tra le due imprese.

La situazione cambia quando, mentre la società debitrice accumula insoluti o manifesta segnali di crisi, una parte sostanziale della sua capacità produttiva viene spostata verso un’altra società. Può trattarsi della cessione dell’azienda o di un ramo, del trasferimento di macchinari e immobili, del conferimento dell’azienda in una nuova società, oppure del passaggio di contratti, commesse, marchi e altri asset. In altri casi non esiste un’unica operazione facilmente individuabile: il trasferimento avviene attraverso una successione di atti che, considerati separatamente, possono apparire ordinari, ma che devono essere esaminati nel loro insieme per comprenderne gli effetti sul patrimonio della società debitrice.

Per il creditore è particolarmente rilevante verificare se la società originaria abbia conservato un patrimonio proporzionato alle proprie obbligazioni. Se l’impresa che deve pagare un credito elevato rimane formalmente esistente ma perde progressivamente gli asset utilizzabili per soddisfare i creditori, mentre ricavi e attività operativa si concentrano altrove, il recupero può diventare molto più difficile anche quando il credito è certo ed è già documentato da fatture, contratti, riconoscimenti di debito o da un titolo giudiziale.

È quindi necessario distinguere quattro questioni che nella pratica vengono spesso confuse: l’esistenza del credito, la possibilità di ottenerne l’accertamento, l’esistenza di patrimonio concretamente aggredibile e la posizione del creditore rispetto agli altri creditori. Avere ragione sul credito non significa necessariamente trovare, al termine dell’azione giudiziaria, beni sufficienti sui quali eseguire.

Per questo, quando una società che non paga sta contemporaneamente trasferendo beni o attività, la verifica patrimoniale dovrebbe essere anticipata. Nell’articolo dedicato alla società debitrice che sta vendendo il patrimonio abbiamo esaminato proprio il problema del creditore che deve intervenire prima che la consistenza patrimoniale del debitore si riduca ulteriormente. Quando invece il trasferimento riguarda direttamente il complesso aziendale, assumono rilievo anche le regole specifiche analizzate nella nostra guida sulla società che trasferisce l’azienda lasciando i debiti.

Neppure il trasferimento di un’attività a una società collegata può essere qualificato automaticamente come fraudolento. Devono essere esaminati la natura dell’operazione, il momento nel quale è stata effettuata, il corrispettivo previsto e quello effettivamente versato, i rapporti tra le società coinvolte, la situazione patrimoniale precedente e successiva e l’effetto concreto prodotto sulla possibilità dei creditori di soddisfarsi. È questa ricostruzione, e non la sola coincidenza tra soci o amministratori, a consentire di individuare le iniziative giuridiche realmente sostenibili.

Trasferimento di azienda, clienti e patrimonio: quali elementi deve controllare il creditore

Quando la vecchia società continua ad accumulare debiti mentre la nuova inizia a operare nello stesso mercato, occorre ricostruire il passaggio dell’attività attraverso documenti e dati verificabili. Una visura camerale delle due società costituisce soltanto il punto di partenza. Devono essere confrontati assetti societari e amministrativi, sedi, unità locali, oggetto sociale, partecipazioni e operazioni straordinarie, verificando poi ciò che è accaduto sul piano patrimoniale e commerciale.

Se risultano trasferiti l’azienda o un ramo d’azienda, la questione assume una disciplina specifica anche sotto il profilo dei debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta. Non basta quindi constatare che l’attività sia passata alla nuova società: devono essere esaminati il titolo dell’operazione, le risultanze contabili rilevanti, la natura del credito e le condizioni dalle quali può dipendere la responsabilità del soggetto che ha acquisito l’azienda. Una cessione effettuata a condizioni economicamente coerenti e con un corrispettivo realmente entrato nel patrimonio della società debitrice presenta un quadro diverso rispetto a un trasferimento che abbia lasciato la cedente senza risorse adeguate a fronteggiare i propri debiti.

Altrettanto delicato è il caso nel quale non venga formalmente ceduta l’azienda, ma siano trasferiti progressivamente gli elementi che ne costituiscono il valore economico. Se i principali clienti iniziano a contrattare con la nuova società, le commesse vengono spostate, determinati beni vengono ceduti e l’impresa originaria resta sostanzialmente priva di attività, è necessario comprendere attraverso quali rapporti giuridici ciò sia avvenuto. Il tema è approfondito anche nell’articolo sulla società che trasferisce clienti e contratti a una nuova società lasciando i debiti.

La stessa analisi deve estendersi alle operazioni con società controllate, controllanti o comunque collegate. Trasferimenti patrimoniali infragruppo, finanziamenti, pagamenti e cessioni possono avere una giustificazione economica perfettamente legittima; possono però assumere un rilievo diverso quando intervengono in prossimità della crisi e determinano un depauperamento della società debitrice. In queste situazioni esaminiamo la sequenza delle operazioni, i rapporti tra i soggetti coinvolti e soprattutto l’effetto che ciascun atto ha prodotto sulla garanzia patrimoniale disponibile per il creditore. Sul punto è utile anche l’approfondimento dedicato ai trasferimenti patrimoniali tra società dello stesso gruppo prima dell’insolvenza.

Per un creditore con un’esposizione superiore a 100.000 o 500.000 euro, e ancor più quando il credito è milionario, questa ricostruzione dovrebbe procedere parallelamente alla valutazione dell’azione di recupero. Contratto, ordini, fatture, documenti di trasporto, estratti conto, corrispondenza commerciale, PEC, eventuali riconoscimenti del debito e garanzie devono essere esaminati insieme alle informazioni disponibili sul debitore. È necessario stabilire non soltanto quanto è dovuto e sulla base di quale titolo, ma anche quali beni siano ancora presenti, quali siano stati trasferiti, se esistano creditori privilegiati o garantiti e quali iniziative siano già state intraprese da altri soggetti.

Particolare attenzione richiede la presenza di ipoteche, pegni, privilegi o fideiussioni. Una garanzia può modificare sensibilmente la posizione del creditore, ma la sua utilità concreta dipende dal bene sul quale insiste, dal relativo valore, dal grado, dall’eventuale presenza di garanzie anteriori e dalla procedura nella quale il credito dovrà essere fatto valere. Per la stessa ragione, quando l’impresa mostra già segnali di insolvenza, la strategia non può essere definita guardando soltanto all’importo nominale del credito.

La rapidità della verifica diventa ancora più importante quando emergono cessioni recenti, trasferimenti di immobili o beni produttivi, pagamenti selettivi oppure il progressivo spostamento dell’attività verso una nuova società. Sono circostanze che possono rendere necessario valutare strumenti conservativi o azioni dirette sugli atti compiuti dal debitore, ma la loro praticabilità dipende dai presupposti previsti dalla legge e dalle prove disponibili. È proprio in questa fase che occorre decidere se limitarsi al normale recupero del credito o affiancargli iniziative rivolte a preservare il patrimonio sul quale quel credito dovrebbe essere soddisfatto.

Come può agire il creditore quando il patrimonio viene trasferito alla nuova società

Una volta ricostruito il passaggio dell’attività, occorre scegliere gli strumenti in funzione di un obiettivo concreto: evitare che il patrimonio residuo venga ulteriormente disperso, rendere inefficaci nei confronti del creditore determinati atti di disposizione, ottenere rapidamente un titolo oppure individuare eventuali responsabilità ulteriori. Non esiste un’unica azione adatta a tutte le situazioni. La strategia dipende dalla natura e dall’esigibilità del credito, dalle prove disponibili, dagli atti compiuti dal debitore e soprattutto dalla situazione patrimoniale esistente nel momento in cui si interviene.

Se vi è il fondato timore che, durante il tempo necessario per ottenere una decisione giudiziale, la società debitrice possa ulteriormente diminuire le proprie garanzie patrimoniali, può essere valutato il sequestro conservativo. Si tratta di una misura cautelare che richiede la verifica dei relativi presupposti e non può essere ottenuta per il solo fatto che il debitore sia in difficoltà finanziaria. Occorrono elementi idonei a sostenere sia la fondatezza della pretesa creditoria sia il concreto pericolo per la conservazione della garanzia patrimoniale. Trasferimenti recenti, dismissioni, riduzioni anomale del patrimonio o altre circostanze documentabili possono assumere rilievo nella valutazione complessiva. Abbiamo esaminato specificamente questo strumento nell’approfondimento sul sequestro conservativo contro una società in grave crisi.

Quando invece il patrimonio è già stato trasferito, può assumere rilievo l’azione revocatoria, se ricorrono i presupposti previsti dalla legge. L’obiettivo non è ottenere l’annullamento generale dell’atto, ma farne dichiarare l’inefficacia nei confronti del creditore che agisce, così da poter esercitare sul bene le iniziative consentite nonostante l’atto di disposizione. La valutazione richiede particolare attenzione alla data del credito e dell’operazione, al carattere oneroso o gratuito dell’atto, al pregiudizio arrecato alle ragioni creditorie e agli elementi soggettivi richiesti nel caso concreto.

La revocatoria non può quindi essere invocata automaticamente ogni volta che una società in difficoltà trasferisce un bene. Se, ad esempio, un asset viene ceduto a condizioni di mercato e il prezzo effettivamente incassato rimane nel patrimonio della società, la situazione è diversa da quella nella quale beni economicamente rilevanti vengono trasferiti senza un corrispettivo adeguato o con modalità che rendono più difficile il soddisfacimento del creditore. Per questo è necessario ricostruire l’operazione nella sua interezza e verificare quale effetto abbia prodotto sulla garanzia patrimoniale.

La costituzione della nuova società può inoltre accompagnarsi a una vera cessione d’azienda o di ramo d’azienda. In questo caso devono essere valutate anche le norme che disciplinano la responsabilità per i debiti relativi all’azienda ceduta. La possibilità di rivolgersi al cessionario non deriva semplicemente dalla continuità dell’attività economica, ma dalla concreta configurazione dell’operazione e dai presupposti previsti dalla disciplina applicabile. Diventa quindi essenziale acquisire e analizzare l’atto di cessione, le risultanze contabili pertinenti e la documentazione relativa al credito.

Può emergere anche un possibile profilo di responsabilità degli amministratori, ma occorre evitare un automatismo frequente: l’amministratore di una società di capitali non diventa personalmente debitore dei debiti sociali per il solo fatto che la società non li abbia pagati. Una diversa responsabilità deve fondarsi sui relativi presupposti e sulla condotta concretamente tenuta. Il trasferimento o la sottrazione di risorse in una fase di crisi può quindi richiedere un esame specifico, distinto dalla normale azione per il pagamento del credito. Sul tema abbiamo dedicato un approfondimento al caso in cui l’amministratore sottrae patrimonio prima dell’insolvenza.

Il quadro può cambiare ancora se la società accede alla composizione negoziata della crisi e richiede misure protettive. La composizione negoziata non coincide con la liquidazione giudiziale né con il concordato preventivo e l’esistenza delle trattative non comporta, da sola, che ogni iniziativa del creditore sia automaticamente preclusa. Se vengono richieste e applicate misure protettive, però, è necessario verificare con precisione il loro contenuto, la durata e gli effetti sulle iniziative cautelari ed esecutive, nonché la posizione del singolo creditore nell’ambito delle trattative.

Per il titolare di un credito di grande importo, la scelta deve quindi essere effettuata considerando contemporaneamente il recupero giudiziale, la conservazione del patrimonio, gli eventuali atti già compiuti e l’evoluzione della crisi. Quando vi sono segnali concreti di dispersione patrimoniale, limitarsi ad attendere la conclusione di un ordinario giudizio di pagamento può non essere sufficiente. Il problema diventa preservare una possibilità reale di soddisfacimento, scegliendo tempestivamente gli strumenti compatibili con le prove disponibili e con la situazione del debitore.

Esempio pratico: l’attività continua con una nuova società mentre la precedente rimane senza patrimonio

Consideriamo il caso di un’impresa fornitrice titolare di un credito di importo elevato verso una società che, dopo un periodo di pagamenti irregolari, interrompe quasi completamente i versamenti. La società debitrice continua formalmente a esistere, ma dalle verifiche emerge che una nuova società opera nello stesso settore e che una parte dell’attività economica precedentemente riconducibile alla debitrice si sta progressivamente spostando verso il nuovo soggetto.

In una situazione di questo tipo non sarebbe corretto concludere, sulla sola base della somiglianza tra le due imprese, che la nuova società debba rispondere del debito. L’analisi deve partire dal credito e dalla documentazione che lo prova, per poi ricostruire le vicende patrimoniali della debitrice e i rapporti con la nuova società. L’elemento decisivo può trovarsi nella cessione dell’azienda, nel trasferimento di determinati beni, nel passaggio di contratti o in una sequenza di operazioni che abbia modificato in modo sostanziale la consistenza patrimoniale della società originaria.

Supponiamo che la documentazione acquisita mostri che alcuni asset necessari allo svolgimento dell’attività siano stati trasferiti e che la società debitrice abbia contemporaneamente ridotto in misura rilevante il proprio patrimonio disponibile. A quel punto l’azione per ottenere il pagamento deve essere valutata insieme agli strumenti destinati a impedire un ulteriore deterioramento della posizione del creditore e, quando ne ricorrano i presupposti, alle iniziative relative agli atti di disposizione già compiuti.

Il risultato giuridicamente utile, in un caso simile, non consiste semplicemente nell’ottenere una sentenza che riconosca un credito già documentalmente fondato. La questione centrale è evitare che, quando sarà possibile procedere esecutivamente, la società contro la quale è stato ottenuto il titolo sia ormai priva di beni utilmente aggredibili. Per questo la verifica documentale e patrimoniale deve accompagnare fin dall’inizio la strategia di recupero.

Se nel frattempo la società avvia una composizione negoziata, richiede misure protettive o accede a una procedura di regolazione della crisi, occorre riconsiderare le iniziative alla luce della nuova situazione. Anche la presenza di ipoteche, pegni, privilegi o altre garanzie deve essere verificata concretamente, tenendo conto del valore dei beni, dell’ordine delle cause di prelazione e degli altri creditori concorrenti. In presenza di un credito milionario verso una società insolvente, questi elementi possono incidere direttamente sulla strategia di recupero e sull’utilità economica delle singole azioni.

Domande frequenti sulla nuova società creata mentre la precedente lascia i debiti

La nuova società risponde automaticamente dei debiti della vecchia?

No. La presenza degli stessi soci o amministratori, lo svolgimento della medesima attività o l’utilizzo della stessa sede non determinano, da soli, il trasferimento dei debiti. Occorre verificare concretamente come l’attività sia passata da una società all’altra. Se vi è stata una cessione d’azienda o di un ramo, possono assumere rilievo le specifiche regole sulla responsabilità per i debiti dell’azienda ceduta; se invece sono stati trasferiti singoli beni o altri asset, devono essere valutati la natura degli atti e gli eventuali rimedi esperibili dal creditore.

Il creditore può bloccare i beni prima che vengano trasferiti?

Quando esiste un concreto pericolo di dispersione della garanzia patrimoniale può essere valutato il sequestro conservativo. Non è sufficiente dimostrare che la società attraversi una crisi o abbia smesso di pagare: devono sussistere i presupposti della tutela cautelare e occorre disporre di elementi idonei a documentarli. Per questo la tempestività nell’acquisizione delle informazioni patrimoniali può incidere sulla possibilità di intervenire prima che ulteriori operazioni rendano più difficile il recupero.

È possibile agire se i beni sono già stati trasferiti alla nuova società?

Dipende dal tipo di trasferimento e dalle circostanze nelle quali è stato effettuato. Quando un atto di disposizione pregiudica le ragioni creditorie può essere valutata, ricorrendone i presupposti, l’azione revocatoria. Se invece il passaggio riguarda un’azienda o un ramo d’azienda, devono essere considerate anche le norme relative ai debiti dell’azienda ceduta. Data dell’operazione, corrispettivo, rapporti tra cedente e cessionario, consistenza del patrimonio residuo e documentazione disponibile sono elementi che devono essere esaminati prima di individuare l’azione appropriata.

Si può agire personalmente contro l’amministratore che ha creato la nuova società?

Non per il semplice fatto che la vecchia società sia insolvente o non abbia pagato il credito. L’eventuale responsabilità personale dell’amministratore richiede autonomi presupposti e deve essere collegata alle condotte concretamente tenute e al danno giuridicamente rilevante. La responsabilità dell’amministratore va quindi valutata separatamente dall’obbligazione della società.

Cosa cambia se la società debitrice entra in composizione negoziata o richiede misure protettive?

Occorre verificare immediatamente quali misure siano state richieste e quali effetti producano sulla posizione del singolo creditore. Le misure protettive sono strumenti temporanei richiesti dal debitore per evitare che determinate azioni o condotte dei creditori compromettano le trattative; la loro applicazione può quindi incidere sulle iniziative individuali. La posizione del creditore deve essere valutata considerando anche l’importo e la natura del credito, le eventuali garanzie, le operazioni patrimoniali già compiute e la proposta formulata nell’ambito delle trattative.

La società debitrice ha trasferito l’attività a una nuova società? Richiedi una valutazione

Quando un’impresa non paga un credito di importo rilevante e contemporaneamente beni, azienda, clienti, contratti o altre attività vengono trasferiti a una nuova società, il tempo può incidere concretamente sulle possibilità di tutela. Non basta verificare se il credito esiste: occorre ricostruire le operazioni compiute, individuare il patrimonio ancora disponibile e stabilire quali iniziative possano essere realmente utili prima che la situazione patrimoniale o concorsuale cambi ulteriormente.

Esaminiamo la documentazione relativa al credito, i rapporti tra la società debitrice e la nuova società, gli eventuali trasferimenti patrimoniali, le garanzie esistenti e lo stato della crisi per valutare gli strumenti concretamente utilizzabili, comprese, quando ne ricorrono i presupposti, iniziative cautelari, azioni revocatorie, azioni nei confronti del cessionario o degli amministratori e interventi nell’ambito degli strumenti di regolazione della crisi e delle procedure concorsuali.

Se il credito è economicamente rilevante e vi sono segnali che la società debitrice stia trasferendo l’attività o riducendo il patrimonio disponibile per i creditori, puoi richiedere una valutazione allo Studio Legale Calvello. Esamineremo le informazioni e la documentazione disponibili per verificare la situazione concreta e individuare le possibili forme di tutela del credito.

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