Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello
Quando un’impresa vanta un credito milionario verso una società insolvente, il problema non consiste soltanto nell’accertare che il credito esista o nell’ottenere un titolo esecutivo. La questione decisiva è capire, con sufficiente anticipo, su quale patrimonio sarà concretamente possibile soddisfarsi, quali altri creditori concorrono sui medesimi beni e se siano già in corso operazioni o procedure capaci di modificare radicalmente le prospettive di recupero.
Un credito documentato da contratti, fatture, riconoscimenti di debito o persino da un titolo esecutivo può infatti avere un valore giuridico indiscutibile e, nello stesso tempo, diventare economicamente difficile da recuperare se il debitore non dispone più di beni utilmente aggredibili. Per crediti superiori a 500.000 euro o di importo milionario, attendere passivamente che la società torni a pagare può quindi aumentare sensibilmente l’esposizione al rischio. Occorre verificare tempestivamente la situazione patrimoniale del debitore, le garanzie esistenti, gli eventuali trasferimenti di beni, la presenza di altri creditori e l’accesso a strumenti di regolazione della crisi.
La strategia può richiedere, secondo il caso concreto, un’azione di recupero ordinaria o esecutiva, una misura cautelare come il sequestro conservativo, la valutazione di un’azione revocatoria rispetto ad atti pregiudizievoli, una negoziazione assistita da adeguate garanzie oppure un intervento tempestivo nella composizione negoziata, nel concordato preventivo o nella liquidazione giudiziale. Nessuno di questi strumenti garantisce automaticamente il pagamento: la loro utilità dipende dalla situazione patrimoniale effettiva e dalla rapidità con cui viene individuata la strada più adatta.
Recuperare un credito milionario significa prima di tutto capire quanto patrimonio è ancora disponibile
Nel recupero di un credito di grande importo verso una società in crisi o insolvente, noi distinguiamo sempre quattro profili che non devono essere confusi: l’esistenza del credito, la possibilità di accertarlo o azionarlo, la presenza di patrimonio effettivamente aggredibile e la posizione del creditore rispetto agli altri soggetti che vantano diritti sul medesimo patrimonio. È questa distinzione a trasformare un semplice recupero crediti in una vera strategia di tutela patrimoniale.
Il primo passaggio consiste nell’esaminare natura, importo ed esigibilità del credito e tutta la documentazione disponibile: contratto, ordini, fatture, documenti di trasporto, corrispondenza, PEC, eventuali riconoscimenti del debito, accordi di pagamento, titoli esecutivi e garanzie. Per un credito milionario anche una contestazione apparentemente marginale può incidere sulla scelta dello strumento da utilizzare e sui tempi dell’azione. Se il credito è già liquido, esigibile e adeguatamente documentato, le possibilità operative sono diverse rispetto al caso in cui il debitore contesti l’esecuzione del contratto, la quantità delle forniture o l’esatto ammontare dovuto.
Contemporaneamente occorre spostare l’attenzione sul debitore. Una società può essere proprietaria di immobili, impianti, partecipazioni, crediti verso clienti, disponibilità finanziarie o altri beni rilevanti, ma tali attività devono essere valutate considerando eventuali ipoteche, pegni, privilegi, pignoramenti e diritti di creditori anteriori. Un immobile di valore elevato, per esempio, può offrire una garanzia patrimoniale molto inferiore a quella apparente quando sia già gravato da ipoteche per importi consistenti. Analogamente, un creditore munito di garanzia reale può trovarsi in una posizione sensibilmente diversa rispetto a un creditore chirografario, ma anche la garanzia deve essere esaminata considerando il suo grado, il valore effettivamente realizzabile del bene e la presenza di cause di prelazione concorrenti.
Diventa quindi essenziale comprendere se il patrimonio sia stabile oppure si stia rapidamente riducendo. Vendite immobiliari, cessioni d’azienda o di rami d’azienda, trasferimenti di clienti e contratti, operazioni con società collegate, finanziamenti infragruppo e pagamenti selettivi possono assumere particolare rilevanza quando intervengono mentre il debitore manifesta crescenti difficoltà finanziarie. Non significa che tali operazioni siano automaticamente illecite, fraudolente o revocabili: occorre valutarne data, struttura, corrispettivo, soggetti coinvolti, ragioni economiche e conseguenze sulla garanzia patrimoniale dei creditori.
Quando emergono segnali di questo tipo, il tempo può diventare una componente della tutela. Abbiamo approfondito questo profilo anche nell’analisi dedicata alla società debitrice che sta vendendo il patrimonio e agli strumenti a disposizione del creditore e nell’articolo relativo alla società debitrice che trasferisce beni prima dell’insolvenza. Per un grande creditore, infatti, conoscere tempestivamente questi movimenti può incidere sulla possibilità di valutare misure conservative o altre iniziative prima che la consistenza patrimoniale cambi ulteriormente.
La stessa attenzione è necessaria quando la società non è ancora formalmente assoggettata a una procedura, ma presenta ritardi sistematici, richieste continue di dilazione, esposizioni crescenti verso fornitori, difficoltà nell’adempimento o altri segnali di deterioramento. In questi casi può essere utile verificare come capire se una società debitrice sta per diventare insolvente, perché intervenire quando esiste ancora un patrimonio significativo può offrire opzioni che potrebbero ridursi con l’aggravarsi della crisi.
Per questo, davanti a un credito milionario, la domanda non dovrebbe essere soltanto “possiamo ottenere un decreto ingiuntivo o iniziare un’esecuzione?”, ma soprattutto “quale iniziativa offre oggi la migliore possibilità concreta di preservare e recuperare il valore del credito?”. La risposta dipende dalla fotografia patrimoniale e finanziaria del debitore e, soprattutto, da ciò che sta accadendo a quel patrimonio nel momento in cui il creditore decide di agire.
La strategia cambia quando la società è già insolvente o sta entrando in una procedura di regolazione della crisi
Una volta verificati il credito e il patrimonio potenzialmente aggredibile, occorre stabilire in quale fase della crisi si trovi realmente la società debitrice. Non è la stessa cosa agire contro un’impresa che presenta tensioni finanziarie ma continua regolarmente l’attività, contro una società che manifesta uno stato di insolvenza, oppure nei confronti di un debitore che ha già avviato una composizione negoziata, richiesto misure protettive, presentato una domanda di concordato preventivo o è stato assoggettato a liquidazione giudiziale. Per un creditore milionario, individuare correttamente questa fase può determinare quali iniziative siano ancora concretamente percorribili e quali, invece, siano limitate o debbano essere esercitate nell’ambito della procedura.
Se non è ancora intervenuto uno strumento di regolazione della crisi capace di incidere sulle azioni individuali, può essere necessario valutare rapidamente se procedere all’accertamento giudiziale del credito, ottenere un titolo esecutivo o iniziare un’esecuzione sui beni individuati. Ma la decisione non dovrebbe essere automatica. Ottenere un decreto ingiuntivo non significa necessariamente recuperare il credito: se nel frattempo il patrimonio disponibile viene assorbito da creditori muniti di cause di prelazione, sottoposto ad altre esecuzioni o trasferito, il titolo potrebbe arrivare quando le possibilità concrete di soddisfacimento si sono già ridotte.
Per questo motivo, soprattutto quando l’esposizione raggiunge centinaia di migliaia o milioni di euro, noi valutiamo parallelamente la posizione patrimoniale del debitore e quella degli altri creditori. Un credito garantito da ipoteca, pegno o privilegio deve essere esaminato verificando il valore effettivo del bene, il grado della garanzia e le eventuali prelazioni anteriori; per il creditore chirografario diventa ancora più importante comprendere quale parte del patrimonio potrebbe rimanere disponibile. La strategia deve quindi essere costruita sulla possibilità concreta di trasformare il credito in soddisfacimento economico, non soltanto sull’esistenza di strumenti processuali astrattamente utilizzabili.
Il quadro diventa ancora più delicato se la società accede alla composizione negoziata della crisi. L’avvio della composizione negoziata non equivale alla liquidazione giudiziale e non determina, di per sé, la perdita dei diritti del creditore. Tuttavia, se il debitore richiede e ottiene misure protettive, le iniziative individuali dei creditori possono subire limitazioni secondo il contenuto e l’estensione delle misure applicabili. In presenza di un credito milionario è quindi importante verificare tempestivamente se le misure siano state richieste, quale sia il loro perimetro, quale incidenza abbiano sulla specifica posizione creditoria e se vi siano i presupposti per formulare osservazioni o assumere iniziative rispetto alla loro conferma, modifica, proroga o revoca.
La partecipazione alle trattative richiede inoltre una valutazione economica, oltre che giuridica. Una proposta di pagamento dilazionato o parziale può essere conveniente soltanto se confrontata con le alternative realisticamente disponibili. Occorre considerare la consistenza del patrimonio, la continuità aziendale, le garanzie offerte, la sostenibilità del piano prospettato, la posizione degli altri creditori e ciò che potrebbe ragionevolmente accadere qualora le trattative non producessero un accordo. Per un credito di grande importo, accettare una dilazione senza analizzare la capacità futura di pagamento e senza valutare garanzie adeguate può semplicemente rinviare il problema.
Se invece la crisi evolve verso il concordato preventivo o la liquidazione giudiziale, cambia ulteriormente il terreno sul quale il creditore deve operare. Nel concordato occorre esaminare il trattamento proposto, la classe eventualmente attribuita al credito, le cause di prelazione, il valore dei beni e le prospettive offerte dall’alternativa liquidatoria. Nella liquidazione giudiziale diventa centrale far valere correttamente il credito nella procedura, documentandone importo, titolo ed eventuali privilegi o garanzie, oltre a verificare gli atti e le vicende patrimoniali che possono assumere rilievo per la massa dei creditori.
È proprio quando la situazione comincia a deteriorarsi che il creditore dovrebbe evitare di considerare il recupero come una semplice sequenza di solleciti, decreto ingiuntivo e pignoramento. Come abbiamo approfondito nell’articolo dedicato a cosa deve fare subito il creditore quando l’impresa debitrice entra in crisi, per esposizioni rilevanti può essere necessario costruire una strategia capace di adattarsi rapidamente all’evoluzione della situazione, preservando le iniziative ancora utili prima che una procedura o un ulteriore deterioramento patrimoniale modifichino le possibilità di recupero.
Questo significa anche evitare due errori opposti: attendere troppo nella speranza che il debitore riprenda spontaneamente i pagamenti oppure avviare immediatamente ogni azione disponibile senza valutarne l’utilità economica. Di fronte a una società insolvente, la tempestività è importante, ma deve essere accompagnata da una scelta selettiva degli strumenti, perché costi, tempi, patrimonio disponibile, garanzie e posizione concorsuale possono rendere molto diversa l’efficacia concreta di ciascuna iniziativa.
Quali strumenti utilizzare per proteggere e recuperare un credito milionario
Quando l’analisi evidenzia che il debitore dispone ancora di un patrimonio significativo, ma esiste un rischio concreto che tale patrimonio venga ridotto o trasferito, la strategia deve concentrarsi non soltanto sull’accertamento del credito, ma anche sulla sua conservazione patrimoniale. È in questa fase che possono assumere rilievo strumenti diversi tra loro, come il sequestro conservativo, l’azione revocatoria, l’esecuzione forzata, l’acquisizione di nuove garanzie o una trattativa strutturata con il debitore. La scelta dipende dalla situazione concreta e non esiste uno strumento che, per il solo fatto di essere disponibile, sia necessariamente quello più efficace.
Il sequestro conservativo, quando ne ricorrono i presupposti, può rappresentare uno degli strumenti più incisivi nei casi in cui vi sia il fondato timore di perdere la garanzia del credito. Non è sufficiente, però, che il debitore attraversi una situazione finanziaria difficile o che il credito abbia un importo elevato. Occorre valutare gli elementi relativi al credito e quelli che dimostrano concretamente il pericolo per la garanzia patrimoniale. La vendita di beni rilevanti, una rapida diminuzione del patrimonio, determinate operazioni dispositive o altri comportamenti oggettivamente significativi possono assumere rilievo nell’analisi, ma devono essere esaminati nel loro contesto e documentati adeguatamente.
Per un credito milionario la possibilità di intervenire cautelarmente può essere particolarmente importante quando siano individuabili immobili, partecipazioni, disponibilità finanziarie, crediti verso terzi o altri beni di valore. Anche in questo caso, tuttavia, occorre verificare preventivamente l’utilità concreta dell’iniziativa: sottoporre a vincolo un bene già gravato da garanzie di grado anteriore per valori prossimi o superiori al suo presumibile realizzo potrebbe offrire al creditore una protezione economica molto più limitata di quanto appaia inizialmente.
Diversa è la funzione dell’azione revocatoria, che può assumere rilievo quando il debitore abbia già compiuto atti di disposizione capaci di pregiudicare la garanzia patrimoniale del creditore. Se una società in difficoltà ha venduto un immobile, ceduto un’azienda o un ramo d’azienda, trasferito beni a una società collegata oppure posto in essere altre operazioni patrimoniali, non possiamo concludere automaticamente che l’atto sia revocabile. Devono essere verificati i presupposti previsti dalla legge, la natura dell’atto, la sua collocazione temporale, il pregiudizio arrecato al creditore e, quando necessario, la posizione e la consapevolezza del terzo coinvolto nell’operazione.
Questa verifica diventa particolarmente delicata nelle operazioni infragruppo. Il trasferimento di beni, contratti, clienti o attività tra società appartenenti allo stesso gruppo può avere una propria giustificazione economica e non costituisce di per sé un comportamento pregiudizievole. Quando però una società fortemente indebitata perde progressivamente gli elementi patrimoniali e produttivi di maggior valore mentre il debito rimane concentrato nella società originaria, è necessario ricostruire con attenzione le operazioni effettuate, i corrispettivi pattuiti, i flussi finanziari e i rapporti tra le società coinvolte.
Analoga attenzione richiedono finanziamenti infragruppo, rimborsi, costituzione di garanzie e pagamenti effettuati in favore soltanto di alcuni soggetti mentre la situazione economica del debitore si deteriora. Non ogni pagamento selettivo è automaticamente illegittimo e la sua rilevanza dipende anche dalla fase in cui viene eseguito e dall’eventuale successiva procedura di regolazione della crisi o di insolvenza. Per il grande creditore, tuttavia, ricostruire tempestivamente questi movimenti può essere determinante per comprendere perché il patrimonio disponibile si stia riducendo e quali rimedi possano essere concretamente valutati.
Quando invece esiste ancora spazio per una soluzione negoziale, un piano di rientro relativo a un credito milionario dovrebbe essere valutato con particolare prudenza. Una semplice promessa di pagamento dilazionato può avere un’utilità molto limitata se il debitore continua a deteriorare la propria posizione finanziaria. Può essere necessario negoziare scadenze compatibili con la capacità di pagamento, riconoscimenti del debito e, quando concretamente ottenibili, garanzie reali o personali adeguate. Ipoteca, pegno, fideiussione o altre forme di garanzia devono comunque essere esaminate sotto il profilo della validità, del valore economico effettivo e della loro tenuta rispetto alla situazione di crisi e alle eventuali procedure successive.
Anche l’esistenza di una garanzia già acquisita non deve indurre a considerare il recupero come assicurato. Un’ipoteca può essere preceduta da altre iscrizioni, un pegno può avere a oggetto beni il cui valore è diminuito e una fideiussione può essere prestata da un soggetto privo di patrimonio sufficiente. Per questo la qualità della garanzia deve essere verificata insieme al credito e non soltanto sulla base della sua esistenza formale.
La documentazione assume quindi un ruolo decisivo. Contratti, fatture, ordini, corrispondenza commerciale, riconoscimenti del debito, estratti contabili, garanzie, visure, informazioni patrimoniali e documentazione relativa a trasferimenti recenti possono consentire di ricostruire sia la posizione creditoria sia l’evoluzione del patrimonio del debitore. Per esposizioni di particolare entità è opportuno collegare queste informazioni in una valutazione unitaria, perché il rimedio migliore non è necessariamente quello che consente di agire più velocemente, ma quello che offre una prospettiva concreta di tutela rispetto ai beni effettivamente disponibili.
È questa la ragione per cui il recupero di un credito di grande importo verso una società in crisi richiede normalmente una valutazione più ampia rispetto al recupero di una fattura ordinaria: bisogna mettere in relazione credito, prove, patrimonio, garanzie, operazioni compiute dal debitore, altri creditori e possibile evoluzione della crisi, scegliendo le iniziative che abbiano un’utilità concreta prima che la situazione patrimoniale cambi ulteriormente.
Un esempio realistico: credito di grande importo e patrimonio della società in rapido deterioramento
Consideriamo il caso realistico di un’impresa fornitrice titolare di un credito di importo milionario nei confronti di una società che ha progressivamente smesso di pagare. Il rapporto commerciale era consolidato e il credito risultava supportato da contratti, fatture e documentazione relativa alle prestazioni eseguite. Inizialmente il debitore aveva giustificato i ritardi con una temporanea difficoltà di liquidità e aveva prospettato un piano di rientro, chiedendo nel frattempo di non interrompere il rapporto commerciale.
Il problema non era però limitato alle fatture scadute. Dall’esame complessivo della situazione emergevano segnali che rendevano necessario verificare rapidamente la consistenza della garanzia patrimoniale: il debitore aveva accumulato ulteriori esposizioni, alcuni pagamenti venivano continuamente rinviati e una parte delle attività aziendali stava interessando operazioni con soggetti collegati. Di fronte a un credito di tale entità, limitarsi a inviare ulteriori solleciti o accettare una nuova dilazione avrebbe significato valutare soltanto il debito, senza comprendere quale patrimonio sarebbe rimasto concretamente disponibile per soddisfarlo.
La documentazione del credito è stata quindi esaminata insieme alle informazioni patrimoniali della società e alle operazioni più recenti. L’attenzione si è concentrata sulla presenza di beni utilmente aggredibili, sulle garanzie già esistenti, sulla posizione di eventuali creditori privilegiati e sui trasferimenti che avrebbero potuto incidere sulla consistenza patrimoniale. Alcune operazioni richiedevano un approfondimento proprio perché intervenute in una fase di crescente difficoltà finanziaria, senza tuttavia poter essere qualificate automaticamente come fraudolente o pregiudizievoli sulla sola base della loro esistenza.
L’elemento decisivo è stato quindi il fattore tempo. La situazione richiedeva di confrontare immediatamente diverse possibilità: procedere per ottenere o utilizzare un titolo esecutivo, verificare i presupposti per una tutela cautelare del credito, approfondire gli atti patrimoniali suscettibili di incidere sulla garanzia del creditore e, contemporaneamente, valutare se una soluzione negoziale potesse ancora avere un’utilità concreta. La trattativa non poteva essere considerata un’alternativa astratta all’azione giudiziaria: avrebbe avuto senso soltanto in presenza di condizioni di pagamento credibili e di garanzie proporzionate all’entità dell’esposizione.
La strategia è stata pertanto costruita evitando di affidarsi a un solo strumento. L’esistenza di un credito milionario rendeva necessario preservare le iniziative giudiziali potenzialmente utili e, nello stesso tempo, utilizzare la pressione derivante da una posizione creditoria adeguatamente documentata per verificare la possibilità di una soluzione capace di offrire una tutela patrimoniale effettiva. Il punto centrale non era ottenere dal debitore un’ulteriore promessa di pagamento, ma evitare che il trascorrere del tempo riducesse ulteriormente le possibilità concrete di recupero.
Una situazione di questo tipo mostra perché, quando una società non paga un debito superiore a 500.000 euro, l’importo del credito cambia anche il modo in cui deve essere affrontato il problema. Quanto maggiore è l’esposizione, tanto più diventa importante conoscere non soltanto ciò che il debitore deve, ma ciò che possiede, ciò che ha recentemente trasferito, quali garanzie gravano sui suoi beni, quali altri creditori possono concorrere e quale scenario potrebbe aprirsi in caso di composizione negoziata, concordato preventivo o liquidazione giudiziale.
Per questo una strategia di recupero costruita tempestivamente può avere un obiettivo più ampio del semplice avvio di una causa: conservare le possibilità di soddisfacimento ancora disponibili e impedire che decisioni tardive rendano economicamente inefficace un credito giuridicamente fondato. Nei crediti milionari verso società in grave difficoltà, è spesso questa valutazione preventiva a determinare quali strumenti meritino realmente di essere utilizzati e con quale priorità.
Domande frequenti sul recupero di un credito milionario verso una società insolvente
È possibile recuperare un credito milionario se la società debitrice è insolvente?
Sì, l’insolvenza non significa automaticamente che il credito sia irrecuperabile, ma impone di verificare rapidamente quale patrimonio sia ancora disponibile e quale posizione abbia il creditore rispetto agli altri creditori. Occorre distinguere l’esistenza del credito dalla concreta possibilità di soddisfarlo. Immobili, crediti verso clienti, partecipazioni, disponibilità finanziarie e altri beni possono rappresentare fonti di soddisfacimento, ma devono essere valutati considerando ipoteche, pegni, privilegi, pignoramenti e altri diritti concorrenti. Se è già iniziata una procedura di regolazione della crisi o una liquidazione giudiziale, devono inoltre essere considerate le specifiche regole della procedura.
Cosa possiamo fare se la società debitrice sta vendendo o trasferendo il patrimonio?
È necessario ricostruire tempestivamente le operazioni compiute e verificare quali effetti producano sulla garanzia patrimoniale. Una vendita immobiliare, una cessione d’azienda o un trasferimento di beni a una società collegata non sono automaticamente fraudolenti o revocabili. Devono essere analizzati natura dell’atto, data, corrispettivo, soggetti coinvolti, situazione economica della società e pregiudizio eventualmente arrecato al creditore. Quando ne ricorrono i presupposti possono essere valutati strumenti cautelari o un’azione revocatoria, tenendo conto anche dei relativi termini.
Possiamo chiedere un sequestro conservativo dei beni della società?
Il sequestro conservativo può essere valutato quando sussistono i presupposti previsti dalla legge e vi sia un concreto pericolo per la garanzia del credito. Non è sufficiente che il credito sia molto elevato o che la società attraversi una crisi finanziaria. Occorre verificare e documentare gli elementi che giustificano la tutela cautelare, oltre a individuare beni sui quali il provvedimento possa avere un’effettiva utilità. La valutazione deve quindi essere effettuata sul caso concreto, soprattutto quando esiste il rischio che il patrimonio venga progressivamente disperso.
Cosa succede al credito se la società entra in composizione negoziata e chiede misure protettive?
L’accesso alla composizione negoziata non cancella il credito e non equivale alla liquidazione giudiziale. Se vengono richieste e applicate misure protettive, tuttavia, determinate iniziative individuali dei creditori possono subire limitazioni. Per un grande creditore è importante verificare il contenuto delle misure, la loro effettiva incidenza sulla propria posizione e l’andamento delle trattative, valutando anche le iniziative consentite rispetto alla conferma, modifica, proroga o revoca delle protezioni richieste dal debitore.
Conviene accettare un piano di rientro per un credito milionario?
Dipende dalla situazione patrimoniale e finanziaria del debitore e dalle condizioni concretamente offerte. Prima di accettare una dilazione è opportuno verificare la sostenibilità del piano, il patrimonio disponibile, le garanzie offerte, l’esistenza di altri creditori e il rischio di una successiva procedura di crisi o insolvenza. Per un credito milionario una dilazione priva di adeguati presidi può comportare la perdita di tempo prezioso mentre il patrimonio del debitore continua a deteriorarsi. La convenienza dell’accordo deve quindi essere confrontata con le alternative giudiziali, cautelari ed eventualmente concorsuali concretamente disponibili.
Studio Legale Calvello: valutazione della strategia per il recupero di crediti milionari
Quando il credito verso una società in crisi o insolvente raggiunge un importo milionario, riteniamo importante intervenire con una valutazione che non si limiti alla sola esistenza del debito. Occorre comprendere quali possibilità concrete di recupero siano ancora disponibili, quale patrimonio possa essere utilmente aggredito, quali altri creditori abbiano diritti concorrenti e se siano già in corso operazioni o procedure capaci di modificare la posizione del creditore.
Per questo esaminiamo innanzitutto il contratto, le fatture e gli altri documenti che provano il credito, l’eventuale titolo esecutivo e le garanzie personali o reali già acquisite. A questi elementi affianchiamo l’analisi delle informazioni patrimoniali disponibili sulla società debitrice, verificando, quando pertinente, immobili, partecipazioni, crediti, ipoteche, pegni, privilegi e altri vincoli che possono incidere sulla concreta possibilità di soddisfacimento.
Particolare attenzione deve essere riservata alle situazioni nelle quali emergano trasferimenti recenti di beni, cessioni d’azienda o di rami d’azienda, operazioni infragruppo, pagamenti selettivi o una progressiva riduzione del patrimonio. Queste circostanze non comportano automaticamente l’esistenza di atti fraudolenti o revocabili, ma possono rendere necessario approfondire tempestivamente le operazioni compiute e valutare se sussistano i presupposti per misure cautelari, azioni revocatorie o differenti strumenti di tutela.
La valutazione cambia ulteriormente se la società ha già avviato una composizione negoziata, ha richiesto misure protettive, ha presentato una domanda di concordato preventivo oppure è stata assoggettata a liquidazione giudiziale. In questi casi è necessario verificare quali iniziative individuali siano ancora esercitabili, quali termini debbano essere rispettati e quale posizione abbia il creditore all’interno della procedura, considerando anche l’eventuale presenza di ipoteche, pegni, privilegi o altre cause di prelazione.
Nei crediti di grande importo il fattore tempo può incidere direttamente sulle prospettive economiche del recupero. Attendere ulteriori promesse di pagamento senza conoscere la reale situazione del debitore può consentire al quadro patrimoniale di deteriorarsi; allo stesso modo, iniziare un’azione giudiziaria senza aver prima verificato beni, garanzie e posizione degli altri creditori può comportare costi e tempi senza una corrispondente utilità concreta. La strategia deve quindi essere costruita sul credito, ma soprattutto sulle effettive possibilità di soddisfarlo.
Lo Studio Legale Calvello assiste imprese, società, imprenditori e creditori nella valutazione e nella tutela di crediti economicamente rilevanti verso società in crisi o insolventi. Quando l’esposizione è significativa, un esame tempestivo della documentazione e della situazione patrimoniale può consentire di individuare gli strumenti realmente utilizzabili e le priorità con cui intervenire. È possibile richiedere una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello, fornendo le informazioni essenziali sul credito, sul debitore e sulle eventuali criticità patrimoniali già emerse.



