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PRIVACY: Guida al nuovo Regolamento GDPR (Novità – obblighi – sanzioni)

GDPR –  PRIVACY

(a cura del Dott. Marco Martinoia)

Premessa

Il prossimo 25 maggio viene sancita l’obbligatorietà del Regolamento comunitario (UE) 2016/679 che regolamenta la protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali (qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile), nonché alla libera circolazione degli stessi, denominato GDPR (General Data Protection Regulation).

Nonostante la diretta applicabilità e vincolatività del Regolamento del 27 aprile 2016, ai Paesi UE, sono stati concessi due anni di tempo per l’eventuale opera di adattamento degli ordinamenti interni.[1]

In Italia, il Parlamento, con la legge 25 ottobre 2017, n. 163, ha delegato il Governo ad armonizzare il Codice per la protezione dei dati personali con il GDPR, lasciando 6 mesi di tempo per effettuare tali modifiche.

In altri termini, con il GDPR l’Unione europea ha voluto fornire una cornice giuridica alla disciplina della privacy per tutti i Paesi membri[2]: risposta resasi inevitabile dall’enorme sviluppo dell’economia digitale in questa nuova era tecnologica.

1. Le novità.

In primo luogo, risulta di fondamentale importanza evidenziare che, come espresso dalla Commissione europea al Parlamento ed al Consiglio (Bruxelles, 24.01.2018): “Il regolamento non ha modificato in modo sostanziale i concetti e i principi fondamentali della legislazione in materia di protezione dei dati introdotta nel 1995. La grande maggioranza dei titolari del trattamento e dei responsabili del trattamento che rispettano già le attuali disposizioni dell’UE non dovrà quindi introdurre importanti modifiche nelle proprie operazioni di trattamento dei dati per conformarsi al regolamento”.[3]

Il Regolamento pone l’accento sulla responsabilizzazione dei c.d. “titolari del trattamento”, ossia privati, aziende e pubbliche amministrazioni che gestiscono “massivamente” dati personali (es. informazioni sui propri dipendenti e clienti)[4] e che, pertanto, devono dimostrare la conformità del trattamento (es. rilevazione presenze, videosorveglianza, cookie per i siti web) alla nuova disciplina.

In primo luogo, il GDPR ha regolamentato due importanti principi generali di accountability:

  • Privacy by default = ogni soggetto/azienda (titolare del trattamento) deve necessariamente dotarsi (di default, ossia, prima di procedere al trattamento vero e proprio) di misure tecniche ed organizzative idonee a proteggere i dati personali ed evitare il rischio di una loro violazione;
  • Privacy by design = ogni soggetto/azienda (titolare del trattamento) deve realizzare una valutazione preventiva d’impatto e di gestione del rischio privacy legato al trattamento dei dati personali con cui viene in contatto[5] (a mero titolo esemplificativo: descrizione del trattamento, valutazione della necessità e proporzionalità del trattamento, analisi dei rischi specifici per i diritti e le libertà, stima delle conseguenze, misure previste per affrontare i rischi, documentazione monitoraggio regolare e sistematico).

È, inoltre, importante ricordare che il rischio non si riferisce al titolare ma al soggetto interessato (utente).[6]

Il GDPR, con i suoi 99 articoli, oltre a prevedere nuovi adempimenti per i titolari del trattamento, rafforza la tutela della riservatezza degli interessati (soggetti cui si riferiscono i dati trattati):

  • introducendo regole più chiare sull’informativa, sul consenso informato e sull’esercizio dei diritti degli interessati (es. diritto di essere informati sulle violazioni dei propri dati personali – data breaches notification);
  • garantendo che il consenso del soggetto interessato al trattamento dei dati personali sia sempre preventivo ed inequivocabile (anche se espresso con mezzi elettronici) ed assicurando agli interessati la possibilità di revocare in ogni momento il consenso a determinati trattamenti;[7]
  • definendo nello specifico i limiti al trattamento automatizzato dei dati ed al loro trasferimento al di fuori dell’Ue;
  • novellando la disciplina su tematiche di estrema importanza per l’interessato come il diritto d’accesso facilitato (gratuito), la portabilità dei dati personali (per trasferirli da un titolare del trattamento ad un altro), il diritto di opposizione, di rettifica, di cancellazione ed il diritto all’oblio (art. 17).[8]

2. I principali obblighi per i titolari del trattamento

Oltre al rispetto dei su richiamati principi generali (privacy by default e privacy by design), i più significativi obblighi introdotti per i titolari del trattamento sono:

La richiesta di consenso in forma chiara (articolo 7).

Rispetto alle lunghissime informative ancora utilizzate tutt’oggi, le informazioni dirette all’interessato circa le modalità di trattamento dei suoi dati devono essere fornite dal titolare “in modo chiaramente distinguibile dalle altre materie, in forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro”.[9]

Il requisito essenziale della forma scritta lascia spazio ad anche altre forme di manifestazioni della volontà maggiormente compatibili con il progresso tecnologico.[10]

L’istituzione di un registro delle attività (articolo 30).

Tra le novità previste per i titolari, emerge l’obbligo di tenuta del registro delle attività di trattamento in cui devono essere specificate:

  • I riferimenti del titolare del trattamento e, ove applicabile, del contitolare del trattamento, del rappresentante del titolare del trattamento e del responsabile della protezione dei dati (DPO);
  • le finalità dell’elaborazione dei dati;
  • i destinatari degli stessi (compresi Paesi terzi od organizzazioni internazionali);
  • la scadenza per la loro cancellazione (termine ultimo per il trattamento).[11]

I registri devono essere tenuti in forma scritta o in formato elettronico e, se richiesti, devono essere messi a disposizione dell’Autorità di controllo.

Il paragrafo 5 dell’art. 30 prevede che gli obblighi in esame non si applicano alle imprese o organizzazioni con meno di 250 dipendenti, a meno che il trattamento che esse effettuano possa presentare un rischio per i diritti e le libertà dell’interessato, il trattamento non sia occasionale o includa il trattamento di categorie particolari di dati o i dati personali relativi a condanne penali e a reati. [12]

È stato recentemente istituito il “Gruppo Art. 29”, organismo consultivo e indipendente, composto da un rappresentante delle autorità di protezione dei dati personali designate da ciascuno Stato membro, dal GEPD (Garante europeo della protezione dei dati), nonché da un rappresentante della Commissione al fine di dirimere i contrasti in ordine all’interpretazione dell’art. 30.

Il Gruppo sostiene che la tenuta di tale registro non comporti oneri particolarmente gravosi a carico delle piccole/medie imprese ma diventa estremamente utile per il titolare/responsabile nelle analisi delle attività di trattamento dei dati (privacy by design) essenziali per dimostrare la concreta osservanza agli altri adempimenti previsti dal GDPR.[13]

La notifica delle violazioni entro 72 ore (articolo 33)

In caso di data breach (letteralmente violazione dei dati) il Regolamento in commento introduce l’obbligo per il titolare di comunicazione al Garante ed agli interessati “entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile che la violazione dei dati personali presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche»[14] offrendo indicazioni su come intende limitare i danni.

In ogni caso, tutti i Titolari di trattamento devono documentare le violazioni di dati personali subite, anche se non notificate all’autorità di controllo e non comunicate agli interessati, nonché le relative circostanze e conseguenze ed i provvedimenti adottati (essendo tenuti a fornire tale documentazione se richiesto dal Garante).

La nomina di un DPO (Data Protection Officer – artt. 37 -39).

Il GDPR prevede, inoltre, la creazione della figura del responsabile della protezione dei dati (già in uso in alcuni Paesi) che può considerarsi uno strumento di Accontability come le valutazioni di impatto (privacy by design).

Il DPO deve essere in possesso di specifici requisiti come competenza (della normativa e delle prassi in materia di dati personali nonché delle norme e delle procedure amministrative che caratterizzano il settore), autonomia di risorse, assenza di conflitti di interesse ed in piena indipendenza.

Avendo riguardo alla specifica struttura organizzativa, alla dimensione e alle attività del singolo titolare o responsabile del trattamento, il DPO si occuperà di:

  • informare e fornire consulenza al titolare o al responsabile del trattamento necessaria per progettare, organizzare e mantenere efficiente il sistema di gestione dei dati personali;
  • sorvegliare l’attuazione e l’applicazione del Regolamento ed in generale della normativa vigente in materia di privacy;
  • sensibilizzare e formare il personale;
  • fornire, se richiesto, pareri circa l’impatto della protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento;
  • fungere da contatto diretto per qualsiasi problema degli interessati rispetto all’esercizio dei loro diritti e verso l’Autorità (e proprio per questo, il suo nominativo va comunicato al Garante).[15]

Non è necessario che il soggetto sia in possesso di specifiche attestazioni formali o iscritto in appositi albi. Con questa designazione il titolare/responsabile del trattamento non è liberato dalle sue responsabilità in materia di protezione dei dati.

Il ruolo di DPO può essere ricoperto anche da un soggetto esterno (anche una persona giuridica) alla struttura interessata, che opererà in base a un contratto di servizi nel quale verranno indicati i compiti attribuiti e le risorse assegnate allo stesso. [16]

Il Garante per la protezione dei dati personali ha, da poco, specificato quali sono i soggetti privati (aziende e professionisti) obbligati alla nomina di un DPO.[17]

L’organismo consultivo “Gruppo Art. 29”, su richiamato, sostiene che, col tempo, verranno via via individuati alcuni standard utili a specificare chi rientra o meno nelle categorie relative al trattamento di dati per “larga scala” e ritiene che, nel frattempo, l’atteggiamento più prudente sia quello di nominare un DPO nei casi “dubbi”.[18]

3. Sanzioni

All’indipendente Autorità di controllo (Garante per la protezione dei dati personali) sono conferiti ampi poteri di indagine, correttivi, autorizzativi e consultivi (art. 58) oltre al potere di infliggere sanzioni amministrative pecuniarie (art. 83) che verranno prossimamente disciplinate nel dettaglio dal Legislatore.

In caso di violazione della disciplina sul trattamento dei dati personali, infatti, il Regolamento prevede delle gravi sanzioni:

fino a un massimo di 10 milioni di euro o, per le imprese, il 2% del fatturato (se superiore) – per l’inosservanza di principi come la privacy by design o la carenza di misure adatte a garantire un buon standard di sicurezza.

- fino a un massimo di 20 milioni o il 4% del fatturato – per la trasgressione dei principi fondamentali, come la negazione del diritto all’oblio (richiesta di cancellazione dei propri dati) o l’opacità nella richiesta di consenso dei dati.[19]

È probabile, anche se non ancora ufficiale, che il Garante per la protezione dei dati personali dovrebbe consentire un periodo di “tolleranza” di sei mesi alle aziende che, comunque, dimostrino di aver avviato un piano di gestione del rischio privacy in osservanza del GDPR.

Fermo restando che chiunque (persona fisica) subisca un danno causato da una violazione del Regolamento in esame ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno dal Titolare del trattamento.

Conclusioni

Le imprese e le PA devono considerare l’attuazione del GDPR non come un costo ma come un investimento fondamentale per sviluppare il proprio futuro nell’attuale mercato globalizzato e digitalizzato.

Proteggere i dati, infatti, non significa solo tutelare i propri utenti ma, soprattutto, assicurare la qualità del trattamento in un’ottica di continua crescita informatico-digitale della propria struttura aziendale e/o amministrativa.

___________________

[1] Così, N. Menegolli, Obliterazione digitale. Il diritto di essere dimenticati tra UE e USA, Tesi di Laurea.

[2] Cfr. F. Piraino, Il regolamento generale sulla protezione dei dati personali e i diritti dell’interessato in Le nuove leggi civili commentate 2/2017.

[3] Si veda, A. Lisi, Slide al Webinar, GDPR Countdown: le 10 cose indispensabili da sapere per provare ad adeguarsi, Euroconference.

[4] In tal senso, A. Magnani, Privacy, che cos’è il Gdpr e perché ci riguarda, Ilsole24ore, 02.05.2018.

[5] Sul punto, C. Samperisi, Responsabile protezione dati: chi è e chi deve nominarlo?, in Business.laleggepertutti.it.

[6] Così A. Lisi, ivi.

[7] Sul punto, C. Samperisi, ivi.

[8] Cfr., Privacy: il Nuovo Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali, StudioCerbone.com.

[9] Si veda, A. Magnani, ivi.

[10] Così, A. Nenzioni, Consenso al trattamento dati nel passaggio al GDPR: gli adempimenti prima del 25 maggio 2018, in Quotidiano giuridico del 14.02.2018.

[11] In tal senso, A. Magnani, ivi.

[12]  Cfr., Privacy, come tenere il registro delle attività secondo il Gdpr, in LeggiOggi.it, 26.04.2018.

[13] Così, Privacy: il Nuovo Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali, StudioCerbone.com.

[14] Sul punto, A. Magnani, ivi.

[15] In tal senso, N. Menegolli, ivi.

[16] Si veda, Garante per la protezione dei dati personali, Nuove FAQ sul responsabile della protezione dei dati in ambito privato.

[17] Sono tenuti alla designazione del responsabile della protezione dei dati personali il titolare e il responsabile del trattamento che rientrino nei casi previsti dall’art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679. Si tratta di soggetti le cui principali attività (in primis, le attività c.d. di “core business”) consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala o in trattamenti su larga scala di categorie particolari di dati personali o di dati relative a condanne penali e a reati. Il diritto dell’Unione o degli Stati membri può prevedere ulteriori casi di designazione obbligatoria del responsabile della protezione dei dati (art. 37, par. 4).

Ricorrendo i suddetti presupposti, sono tenuti alla nomina, a titolo esemplificativo e non esaustivo: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle “utilities” (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento.

Nei casi diversi da quelli previsti dall’art. 37, par. 1, lett. b) e c), del Regolamento (UE) 2016/679, la designazione del responsabile del trattamento non è obbligatoria (ad esempio, in relazione a trattamenti effettuati da liberi professionisti operanti in forma individuale; agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala; imprese individuali o familiari; piccole e medie imprese, con riferimento ai trattamenti dei dati personali connessi alla gestione corrente dei rapporti con fornitori e dipendenti).

In ogni caso, resta comunque raccomandata, anche alla luce del principio di “accountability” che permea il Regolamento, la designazione di tale figura, i cui criteri di nomina, in tale evenienza, rimangono gli stessi sopra indicati. – Cfr. Garante per la protezione dei dati personali, ivi.

[18] Così, D. Lesce e V. De Lucia, Quando è obbligatoria la nomina di un data protection officer? I chiarimenti dell’”article 29 worgink party” sul regolamento europeo, in Diritto24, Ilsole24ore.it.

[19] Così, A. Magnani, ivi

ALCOLTEST: vademecum sugli aspetti importanti che si devono conoscere

Alcoltest: gli aspetti importanti che si devono conoscere

(a cura del Dott. Marco Martinoia)

Con l’alcoltest – esame realizzato tramite prelievo del sangue o con etilometro – si accerta il valore di alcol presente nel sangue, al fine di verificare il rispetto dei limiti fissati dalla legge.

L’attuale normativa in materia di guida in stato di ebrezza, non sempre ben conosciuta, è molto severa: essa, infatti, prevede gravi sanzioni per chi non rispetta le regole.

  1. I limiti e le sanzioni.

Il livello massimo di alcol nel sangue consentito è di 0,50 g/l (0,00 g/l per i minori di 21 anni, per i cd. neopatentati e per chi esercita professionalmente l’attività di trasporto di persone o di cose).

Oltre tale soglia, l’articolo 186 del Codice della Strada prevede le seguenti conseguenze:

  1. a) un valore tra lo 0,5 g/l e lo 0,8 g/l, comporta una sanzione amministrativa da € 532,00 ad € 2.127,00 e la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
  2. b) un tasso tra lo 0,8 g/l e l’1,5 g/l, implica un’ammenda da € 800,00 ad € 3.200,00, l’arresto fino a sei mesi e la sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;
  3. c) un livello superiore all’1,5 g/l, determina un’ammenda da € 1.500,00 ad € 6.000,00, l’arresto da sei mesi a un anno, la sospensione della patente di guida da uno a due anni (da due a quattro se il veicolo appartiene a persona estranea al reato) e sequestro preventivo del veicolo e sua confisca (salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato).[1]

Inoltre, le ammende su richiamate sono aumentate quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle ore 7.

Se non è disposto il sequestro, il veicolo, qualora non possa essere affidato ad altra persona idonea, può essere fatto trasportare fino al luogo indicato dall’interessato o fino alla più vicina autorimessa e lasciato in consegna al proprietario o al gestore di essa.

Le spese per il recupero ed il trasporto, ovviamente, sono a carico del trasgressore.

  1. L’incidente stradale.

L’aver provocato un incidente stradale comporta, altresì, il raddoppio di tutte le sanzioni richiamate ed il fermo amministrativo del veicolo per centottanta giorni, salvo che appartenga a persona estranea all’illecito.

Scatta addirittura il ritiro (revoca) della patente quando al guidatore venga riscontrato un tasso alcolemico superiore all’1,5 g/l (lettera c).

Sul punto, è importante ricordare che: “L’aggravante dell’aver provocato un incidente va intesa come qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettività, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli” (Cfr. Cass. pen., 26/11/2015, n. 49352 –  https://www.studiolegalecalvello.it/guida-in-stato-di-ebbrezza-anche-una-lievissima-collisione-comporta-la-revoca-della-patente-cass-penale-493522015/)

  1. I controlli.

Le Autorità che intendano sottoporre un utente della strada all’esame dell’alcol hanno l’obbligo di effettuare due verifiche ad intervallo almeno di cinque minuti l’una dall’altra e considerare rilevante quello riportante il valore inferiore.

Inoltre, è ormai pacifico in giurisprudenza che lo stato di ebbrezza alcolica possa essere determinato anche senza una verifica strumentale (esami del sangue o etilometro).

In questi particolari casi, non essendo possibile indicare con precisione in quale delle tre ipotesi individuate dall’art. 186 C.d.S. ricada la condotta del guidatore, allo stesso verrà contestata l’ipotesi più lieve di cui alla lettera a (tra lo 0,5 g/l e lo 0,8 g/l – solo sanzione amministrativa – Cfr. Cass. pen. sez. IV, 21 aprile 2016, n. 19176).[2]

Il risultato positivo dell’etilometro costituisce, invece, prova certa della sussistenza dello stato di ebbrezza.

Solo la difesa dell’imputato potrà fornire una prova contraria al test, come, ad esempio, dei difetti dello strumento utilizzato per l’esame, delle irregolarità nelle operazioni o nella verbalizzazione o l’assunzione da parte del guidatore di farmaci ad elevata componente alcolica idonea ad influenzare l’esito del test.[3]

  1. L’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore.

La polizia giudiziaria, prima di procedere all’alcoltest, ai sensi dell’art. 114 disp. att. c.p.p., deve dare avviso alla persona sottoposta alle indagini della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, ma NON ha l’obbligo di attendere l’arrivo del difensore dell’indagato, anche qualora questi abbia comunque avuto notizia dell’imminente perquisizione e intenda parteciparvi (Cfr. Cass. pen. sez. IV, 12 novembre 2014, n. 50053).[4]

Sul punto, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno recentemente chiarito che la nullità dell’accertamento, conseguente al mancato avviso della suddetta facoltà, può essere dedotta – dal difensore dell’imputato – fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado.[5]

L’avviso di cui sopra deve essere fornito anche nel caso in cui, dopo l’incidente stradale, il guidatore sia trasportato all’ospedale e l’alcoltest venga eseguito dagli operatori di una struttura sanitaria come atto urgente richiesto dalla polizia giudiziaria (Cass. pen. Sez. IV, Sent., 09-11-2017, n. 51284).[6]

Diverso invece, se, a seguito dell’incidente, l’esame del sangue venga effettuato autonomamente dai sanitari, per ragioni di cura, secondo il protocollo di pronto soccorso della struttura ospedaliera.

In questo secondo caso, infatti, l’esame non è indirizzato alla ricerca di una prova del reato di guida in stato di ebbrezza e, di conseguenza, non sussiste alcun obbligo di avviso al paziente poiché non viene toccato il suo diritto di difesa. [7]

I risultati del prelievo ematico saranno, comunque, utilizzabili nel processo per l’accertamento del reato.

Sul punto, tuttavia, si tenga in dovuta considerazione la recente sentenza n. 904/2017 del Tribunale di Padova: procedimento nel quale un motociclista è andato assolto poiché per l’accertamento della concentrazione di alcol nel sangue, secondo protocollo sanitario, veniva utilizzato il metodo immunoenzimatico, test che viene eseguito su siero e non su sangue intero e misura non solamente l’alcol, ma anche una serie di metaboliti da esso derivati, determinando necessariamente una sovrastima.

Il Tribunale patavino ha, infatti, ritenuto che il test doveva considerarsi inattendibile e, pertanto, non poteva dirsi accertato oltre ogni ragionevole dubbio che la concentrazione di alcol nel sangue fosse superiore a 0,8 g/L – Cfr. https://www.studiolegalecalvello.it/alcoltest-mediante-prelievo-ematico-inattendibile-motociclista-assolto-trib-pen-padova-sent-9042017/

  1. Il rifiuto di sottoporsi all’etilometro.

Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il guidatore che rifiuta di sottoporsi all’alcoltest viene considerato, ai sensi del settimo comma dell’articolo 186 C.d.S., come se avesse un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l (lettera c).

Commette il reato anche colui che, dopo essersi sottoposto alla prima prova, rifiuti di eseguire la seconda, poiché non permette di terminare il normale iter degli accertamenti necessari al controllo dello stato di ebbrezza (Cass. pen. sez. VI, 8 marzo 2016, n. 15967; Cass. pen. sez. IV, 3 aprile 2013, n. 45919).[8]

Tuttavia, il suddetto rifiuto viene considerato legittimo nel caso in cui, in assenza di incidente, il conducente rifiuti di seguire le Autorità – sfornite dello strumento per il rilevamento dell’alcol nel sangue – presso il Comando o l’ospedale più vicino (Cfr. Cassazione penale, sezione IV, sentenza 7 settembre 2017, n. 40758 – https://www.studiolegalecalvello.it/alcoltest-non-reato-assenza-incidente-rifiutare-sottoporsi-al-test-nel-piu-vicino-ospedale-cass-penale-n-4075817/)

 

[1] Si veda, V. Zeppilli, Alcoltest: tutto quello che c’è da sapere, in Studio Cataldi il diritto quotidiano, ottobre 2017.

[2] Cfr., M. Lombardo, La giurisprudenza sull’accertamento dello stato di ebbrezza mediante alcoltest, in Quotidiano giuridico 08.02.2017.

[3] Così, A. Scarcella, Guida in stato di ebbrezza: colpevole anche se usa farmaco che interferisce con l’alcooltest, in Quotidiano giuridico, 24.07.2017.

[4] In tal senso, M. Lombardo, La giurisprudenza sull’accertamento dello stato di ebbrezza mediante alcoltest, in Quotidiano giuridico 08.02.2017.

[5] Il Supremo organo nomofilattico ha, infatti, escluso che tale nullità “debba essere personalmente eccepita, a pena di decadenza, dal soggetto indagato o imputato, non solo nell’immediatezza dell’atto nullo, ma anche successivamente, poiché tale soggetto non ha, o si presume per postulato legale che non abbia, le conoscenze tecniche indispensabili per apprezzare che l’atto o il mancato atto sia non rispettoso delle regole processuali, e per di più che egli debba attivarsi per eccepire ciò, entro certi termini, a pena di decadenza” – Cfr. Cass. pen. sez. Un., n. 5396/2015 https://www.studiolegalecalvello.it/ss-uu-penali-n-53962015-nullo-lalcol-test-se-manca-lavvertimento-dellassistenza-del-difensore/

[6] Si veda, M. Caprino, Alcol-test con avviso anche in ospedale, Il Sole 24 ore, 10.11.2017.

[7]  Così, S. Marani, Guida in stato ebbrezza: esame del sangue si può rifiutare se richiesto da polizia ma non dai medici, in Altalex, 14.02.2018.

[8] Cfr., Lombardo, La giurisprudenza sull’accertamento dello stato di ebbrezza mediante alcoltest, in Quotidiano giuridico 08.02.2017.

 

Decreto del fare: multe stradali meno care, problematiche, vademecum

(Articolo del 02.09.2013 – Nicolò Cecchini – Studio Legale Calvello)

Di seguito riportiamo una vera e propria GUIDA PRATICA arricchita di alcuni esempi a beneficio del cittadino che si è, purtroppo, visto destinatario di una sanzione amministrativa del codice della strada (c.d. multa), che gli saranno di sicura utilità, al fine di verificare se egli possa usufruire o meno delle nuove agevolazioni previste dal decreto del fare (di seguito si ipotizzano casi nei quali l’automobilista non voglia esperire ricorsi avanti al Prefetto o al Giudice di Pace per l’annullamento del verbale di accertamento e della relativa sanzione).

Vi sono infatti alcune tipologie di sanzioni escluse dal nuovo regime.

A) Tizio, alla guida di un veicolo, viene fermato da una pattuglia delle forze dell’ordine, che gli contesta la violazione di una norma del Codice della Strada e gli consegna il relativo verbale di accertamento: cosa può fare il cittadino?

– Se la pattuglia è dotata di strumentazione per il pagamento elettronico, Tizio può subito pagare l’importo della sanzione ridotto del 30%;

Oppure:

– Entro 5 giorni dalla contestazione Tizio ha la possibilità di pagare la sanzione amministrativa con la riduzione (sconto) del 30%.

B) Tizio riceve la notificazione di una sanzione amministrativa a mezzo posta:

– Anche in questo caso Tizio può effettuare il pagamento dell’importo della sanzione, diminuito del 30% entro 5 giorni dalla notificazione (es. la notificazione si perfeziona lunedì: ciò significa che entro sabato va pagata la sanzione)

C) Tizio trova sul parabrezza della sua automobile un c.d. “preavviso di sanzione”:

– Ebbene, in questo caso più spinoso, si ritiene che Tizio possa corrispondere ugualmente l’importo della sanzione scontato del 30%; qualora talune amministrazioni non contemplassero tale eventualità, dovrebbe essere sufficiente attendere la notificazione del verbale a mezzo posta e, dal momento in cui si è perfezionata la notifica, calcolare i 5 giorni per il pagamento scontato.

D) Tizio ha violato una norma del Codice della Strada e tale trasgressione è stata accertata dalle forze di polizia prima dell’entrata in vigore della legge di conversione, tuttavia la notificazione del verbale si perfeziona successivamente all’entrata in vigore delle modifiche normative:

– Tizio potrà beneficiare dello “sconto” del 30%

E) Tizio ha violato una norma del Codice della Strada: tale trasgressione è stata accertata dalle forze di polizia prima dell’entrata in vigore della legge di conversione e così la notificazione del verbale si è perfezionata precedentemente all’entrata in vigore delle modifiche normative:

– Tizio non potrà beneficiare della riduzione del 30%

Attenzione: è fondamentale specificare che non tutte le sanzioni amministrative contenute nel Codice della Strada accolgono il nuovo meccanismo delineato dal legislatore. La riduzione non si applica alle violazioni per cui sono previste le sanzioni accessorie della confisca del veicolo e della sospensione della patente di guida.

Quali sono, dunque, le violazioni escluse dalla novella? Le riassumiamo per articoli del Codice della Strada, cosicché, controllando semplicemente l’articolo di legge riportato nel verbale di violazione, potrete agevolmente verificare se è possibile fruire delle nuove agevolazioni previste dal Decreto del Fare.

Articolo 6 commi 1 e 12 (veicoli adibiti al trasporto di cose che circolano nonostante il divieto

Articolo 9 bis commi 1 e 5 (partecipazione a competizione sportiva in velocità con veicoli a motore non autorizzata)

Articolo 9 ter commi 1 e 3 (gare di velocità con veicoli a motore)

Articolo 10 commi 1 e 18 (circolazione senza autorizzazione di veicoli eccezionali per dimensioni e/o massa)

Articolo 10 commi 2 lett. a) e 18 (trasporti in condizioni di eccezionalità per superamento di limiti di sagoma)

Articolo 10 commi 2 lett. b) e 18 (trasporti eccezionali di blocchi di pietra, prodotti siderurgici, coils, laminati grezzi, prefabbricati, apparecchiature industriali)

Articolo 10 commi 3 lett. a) e 18 (carichi con sporgenze posteriori di oltre 3/10 senza autorizzazione)

Articolo 10 commi 3 lett. a) e 18 (carichi con sporgenze posteriori di oltre 3/10 senza autorizzazione)

–  Articolo 10 commi 3 lett. b) e 18 (carichi sporgenti posteriormente con superamento di limiti di sagoma)

Articolo 10 commi 3 lett. c) e 18 (sporgenze anteriori)

Articolo 10 commi 3 lett. d) e 18 (trasporto specifico di veicoli)

Articolo 10 commi 3 lett. e) e 18 (trasporto di container e casse mobili)

Articolo 10 commi 3 lett. g) e 18 (trasporto di animali con veicolo sprovvisto di autorizzazione)

Articolo 10 commi 3 lett. g-bis e 18 (trasporto di balle o rotoli di paglia o fieno con veicoli, senza autorizzazione, che superano i limiti di altezza)

Articolo 10 commi 3 lett. g-ter e 18 (trasporto di macchine agricole con veicolo senza autorizzazione che supera i limiti di altezza)

Articolo 10 comma 7 lett. a) e 18 (mezzi d’opera che superano i limiti di massa)

Articolo 10 comma 7 lett. b e 18 (mezzi d’opera circolanti su strade diverse da quelle autorizzate)

Articolo 10 comma 7 lett. c e 18 (conducente di mezzo d’opera che non verifica  l’esistenza di limitazioni di massa)

Articolo 10 comma 18 (inosservanza delle prescrizioni relative ai percorsi stabiliti, periodi temporali, scorta tecnica, limitazione dimensionale e di massa)

Articolo 10 comma 21 (trasporto con mezzo d’opera di cose diverse da quelle autorizzate)

Articolo 10 commi 7 lett. c) e 22 (circolazione con mezzo d’opera o veicolo eccezionale eccedente i limiti di cui all’articolo 62 su strada non percorribile)

Articolo 61 comma 7 e articolo 10 commi 2 lett. a) e 18 (veicolo con carico indivisibile eccedente i limiti di sagoma)

Articolo 62 comma 7 (superamento dei limiti di massa)

Articolo 70 comma 4 (Veicolo a trazione animale – o slitta – destinato a servizio pubblico di piazza senza autorizzazione)

Articolo 86 comma 2 (servizio di piazza – taxi – senza licenza)

Articolo 93 comma 7 (circolazione con veicolo per il quale non era stata rilasciata la carta di circolazione)

Articolo 97 commi 5 e 14 (fabbricazione, produzione, commercio o vendita di ciclomotori irregolari)

Articolo 97, comma 5 (fabbricazione e commercio di ciclomotori irregolari / effettuazione di modifiche per la maggiorazione del ciclomotore)

Articolo 97, comma 7 e 14 (mancanza del certificato di circolazione)

Articolo 98 comma 4 (circolazione con veicolo munito di targa prova – ripetute infrazioni)

Articolo 99 comma 5 (circolazione alla guida del veicolo munito del foglio di via – violazioni compiute per più di tre volte)

Articolo 104 commi 10 e 13 (circolazione con macchina agricola eccezionale senza autorizzazione)

Articolo 104 commi 11 e 13 (inosservanza delle prescrizioni relative alla guida della macchina agricola)

Articolo 114 comma 1 e articolo 104 comma 10 (circolazione di macchina operatrice eccezionale senza autorizzazione)

Articolo 114 comma 1 e articolo 104 comma 11 (inosservanza delle prescrizioni contenute nel titolo autorizzativo)

Articolo 116 commi 15 e 17 (recidiva nel biennio per guida senza patente, ovvero con patente revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti fisici e psichici)

Articolo 116 comma 15 bis (titolare di patente A1, B1, C1 o D1 che guida veicoli che richiedono rispettivamente la patente di guida A2, A, B, C o D)

Articolo 117 commi 2 e 5 (limitazioni di velocità per titolari di patente di guida di categoria A2, A, B1 e B conseguita da meno di tre anni)

Articolo 117 commi 2-bis e 5 (guida di autoveicoli di potenza specifica – conseguimento della patente B da meno di 1 anno)

Articolo 125 commi 3 e 5 (violazione dei codici unionali o nazionali riportati sulla patente di guida relativi alle modifiche del veicolo)

Articolo 125 commi 4 e 5 (conducente con patente speciale che guida un veicolo diverso da quello indicato e adattato o con caratteristiche diverse)

Articolo 126 comma 12 e articolo 116 comma 15 bis (circolazione con autotreno o autoarticolato di massa complessiva superiore a 20 t avendo superato 65 anni di età // circolazione con veicolo per il quale è richiesta patente di categoria D1, D, D1E e DE avendo superato i 60 anni di età)

Articolo 134 commi 1 e 2 (veicoli stranieri con carta di circolazione temporanea scaduta di validità)

Articolo 138 comma 12 (guida di veicoli privati con patente militare)

Articolo 142 comma 9 (superamento dei limiti di velocità di oltre 40 km/h e fino a 60 km/h)

Articolo 142 comma 9 bis (superamento dei limiti di velocità di oltre 60 km/h)

Articolo 143 commi 4 e 12 (circolazione contromano su strada avente carreggiate separate)

Articolo 143 comma 12 (circolazione contromano in corrispondenza di una curva)

Articolo 148 commi 9 e 16 (circolazione di tram e filobus fermi)

Articolo 148 commi 10 e 16 (sorpasso in prossimità o corrispondenza di curve o dossi e in caso di insufficiente visibilità)

Articolo 148 commi 11 e 16 (sorpasso di veicoli fermi ai passaggi a livello, al semaforo o per altre cause // sorpasso di veicolo che ne sta sorpassando un altro)

Articolo 148 commi 12 e 16 (sorpasso in corrispondenza di intersezione stradale)

Articolo 148 commi 13 e 16 (sorpasso in corrispondenza di passaggi a livello o passaggi pedonali)

Articolo 148 commi 14 e 16 (sorpasso con autocarri con massa a pieno carico superiore a 3,5 t)

Articolo 168 commi 8 e 8 bis (trasporto di esplosivi senza licenza o autorizzazione // di gas tossici // di rifiuti pericolosi // di rifiuti ospedalieri // di materiali o rifiuti radioattivi // di merci pericolose)

Articolo 168 comma 9 (violazione di prescrizioni di sicurezza)

Articolo 169 comma 8 (sovrannumero o sovraccarico di unità rispetto al documento di circolazione per veicoli adibiti a servizio di piazza)

Articolo 176 commi 1 lett. c) e 20 (circolazione sulle corsie di emergenza)

Articolo 176 commi 1 lett. d) e 20 (circolazione sulle corsie di variazione di velocità)

Articolo 179 commi 1, 2 e 9 (circolazione con veicolo sprovvisto di cronotachigrafo)

Articolo 179 commi 2 e 9 (circolazione con veicolo con cronotachigrafo non omologato // conducente che non inserisce il foglio di registrazione o la carta tachigrafica // cronotachigrafo non funzionante // cronotachigrafo alterato o con sigilli manomessi)

Articolo 179 commi 1, 2 bis e 9 (veicolo sprovvisto di limitatore di velocità o con limitatore non funzionante o con caratteristiche diverse)

Articolo 186 comma 2 lett. a) (guida in stato di ebbrezza – tasso alcolemico superiore 0,5 g/l e non superiore 0,8 g/l)

Articolo 186 comma  2 lett. a) e articolo 186 bis comma 3) (conducente di età inferiore a anni 21)

Articolo 189 commi 1) e 5 (mancata fermata a seguito di sinistro stradale con gravi danni a cose)

Articolo 193 comma 4 bis (veicolo con assicurazione falsa)

Articolo 213 comma 2 ter  (rifiuto di custodire il veicolo sequestrato)

Articolo 213 comma 4 (circolazione con veicolo sottoposto al sequestro amministrativo)

Articolo 214 comma 1 (rifiuto di trasportare o custodire il veicolo sottoposto a fermo amministrativo)

Articolo 214 comma 8 (circolazione con veicolo sottoposto a fermo amministrativo)

Articolo 217 comma 6 ( circolazione con la carta di circolazione sospesa)

Come ci si deve comportare, invece, qualora vengano irrogate sanzioni amministrative che prevedano, quale sanzione accessoria la revoca della patente di guida?

Se si aderisse precisamente al dettato normativo, in questi casi la riduzione della sanzione dovrebbe essere ammessa (la riforma non menziona, infatti, la sanzione della revoca della patente, nonostante sia ben più grave della sospensione): si tratta di una svista del legislatore o di una consapevole e precisa intenzione?

Vedremo se i Ministeri competenti forniranno, sul punto, delle circolari esplicative.

A questo punto, per maggiore chiarezza, riportiamo nella seguente tavola sinottica l’articolo 202 Codice della Strada, prima e dopo la riforma (decreto legge 69/2013, convertito nella legge 98/2013).

P R I M A   D E L L A  R I F O R M A

1. Per le violazioni per le quali il presente codice stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria, ferma restando l’applicazione delle eventuali sanzioni accessorie, il trasgressore è ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme.

2. Il trasgressore può corrispondere la somma dovuta presso l’ufficio dal quale dipende l’agente accertatore oppure a mezzo di versamento in conto corrente postale, oppure, se l’amministrazione lo prevede, a mezzo di conto corrente bancario ovvero mediante strumenti di pagamento elettronico. All’uopo, nel verbale contestato o notificato devono essere indicate le modalità di pagamento, con il richiamo delle norme sui versamenti in conto corrente postale, o, eventualmente, su quelli in conto corrente bancario.

2-bis.  In deroga a quanto previsto dal comma 2, quando la violazione degli articoli 142, commi 9 e 9-bis, 148,167, in tutte le ipotesi di eccedenza del carico superiore al 10 per cento della massa complessiva a pieno carico, 174, commi 5, 6 e 7, e 178, commi 5, 6 e 7, è commessa da un conducente titolare di patente di guida di categoria C, C+E, D o D+E nell’esercizio dell’attività di autotrasporto di persone o cose, il conducente è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell’agente accertatore, il pagamento in misura ridotta di cui al comma 1. L’agente trasmette al proprio comando o ufficio il verbale e la somma riscossa e ne rilascia ricevuta al trasgressore, facendo menzione del pagamento nella copia del verbale che consegna al trasgressore medesimo.

2-ter.  Qualora il trasgressore non si avvalga della facoltà di cui al comma 2-bis, è tenuto a versare all’agente accertatore, a titolo di cauzione, una somma pari alla metà del massimo della sanzione pecuniaria prevista per la violazione. Del versamento della cauzione è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. La cauzione è versata al comando o ufficio da cui l’agente accertatore dipende.

2-quater.  In mancanza del versamento della cauzione di cui al comma 2-ter, è disposto il fermo amministrativo del veicolo fino a quando non sia stato adempiuto il predetto onere e, comunque, per un periodo non superiore a sessanta giorni. Il veicolo sottoposto a fermo amministrativo è affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione, ad uno dei soggetti individuati ai sensi del comma 1 dell’articolo 214-bis.

3.  Il pagamento in misura ridotta non è consentito quando il trasgressore non abbia ottemperato all’invito a fermarsi ovvero, trattandosi di conducente di veicolo a motore, si sia rifiutato di esibire il documento di circolazione, la patente di guida o qualsiasi altro documento che, ai sensi delle presenti norme, deve avere con sé; in tal caso il verbale di contestazione della violazione deve essere trasmesso al prefetto entro dieci giorni dell’identificazione.

 

D O P O   L A   R I F O R M A

1. Per le violazioni per le quali il presente codice stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria, ferma restando l’applicazione delle eventuali sanzioni accessorie, il trasgressore è ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme. Tale somma è ridotta del 30 per cento se il pagamento è effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione. La riduzione di cui al periodo precedente non si applica alle violazioni del presente codice per cui è prevista la sanzione accessoria della confisca del veicolo, ai sensi del comma 3 dell’articolo 210, e la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida. 

2. Il trasgressore può corrispondere la somma dovuta presso l’ufficio dal quale dipende l’agente accertatore oppure a mezzo di versamento in conto corrente postale, oppure, se l’amministrazione lo prevede, a mezzo di conto corrente bancario ovvero mediante strumenti di pagamento elettronico. All’uopo, nel verbale contestato o notificato devono essere indicate le modalità di pagamento, con il richiamo delle norme sui versamenti in conto corrente postale, o, eventualmente, su quelli in conto corrente bancario ovvero mediante strumenti di pagamento elettronico. 

2.1.   Qualora l’agente accertatore sia munito di idonea apparecchiatura il conducente, in deroga a quanto previsto dal comma 2, è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell’agente accertatore medesimo, il pagamento mediante strumenti di pagamento elettronico, nella misura ridotta di cui al secondo periodo del comma 1. L’agente trasmette il verbale al proprio comando o ufficio e rilascia al trasgressore una ricevuta della somma riscossa, facendo menzione del pagamento nella copia del verbale che consegna al trasgressore medesimo. 

2-bis.  In deroga a quanto previsto dal comma 2, quando la violazione degli articoli 142, commi 9 e 9-bis, 148,167, in tutte le ipotesi di eccedenza del carico superiore al 10 per cento della massa complessiva a pieno carico, 174, commi 5, 6 e 7, e 178, commi 5, 6 e 7, è commessa da un conducente titolare di patente di guida di categoria C, C+E, D o D+E nell’esercizio dell’attività di autotrasporto di persone o cose, il conducente è ammesso ad effettuare immediatamente, nelle mani dell’agente accertatore, il pagamento in misura ridotta di cui al comma 1. L’agente trasmette al proprio comando o ufficio il verbale e la somma riscossa e ne rilascia ricevuta al trasgressore, facendo menzione del pagamento nella copia del verbale che consegna al trasgressore medesimo. Qualora l’agente accertatore sia dotato di idonea apparecchiatura, il conducente può effettuare il pagamento anche mediante strumenti di pagamento elettronico. 

2-ter.  Qualora il trasgressore non si avvalga della facoltà di cui al comma 2-bis, è tenuto a versare all’agente accertatore, a titolo di cauzione, una somma pari al minimo della sanzione pecuniaria prevista per la violazione. Del versamento della cauzione è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. La cauzione è versata al comando o ufficio da cui l’agente accertatore dipende.

2-quater.  In mancanza del versamento della cauzione di cui al comma 2-ter, è disposto il fermo amministrativo del veicolo fino a quando non sia stato adempiuto il predetto onere e, comunque, per un periodo non superiore a sessanta giorni. Il veicolo sottoposto a fermo amministrativo è affidato in custodia, a spese del responsabile della violazione, ad uno dei soggetti individuati ai sensi del comma 1 dell’articolo 214-bis.

3.  Il pagamento in misura ridotta non è consentito quando il trasgressore non abbia ottemperato all’invito a fermarsi ovvero, trattandosi di conducente di veicolo a motore, si sia rifiutato di esibire il documento di circolazione, la patente di guida o qualsiasi altro documento che, ai sensi delle presenti norme, deve avere con sé; in tal caso il verbale di contestazione della violazione deve essere trasmesso al prefetto entro dieci giorni dell’identificazione.