Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello
Affidare un patrimonio di valore elevato a una società fiduciaria, a una banca o a un gestore professionale significa instaurare un rapporto nel quale assumono particolare rilievo le istruzioni impartite dal cliente, i poteri effettivamente conferiti e gli obblighi dell’intermediario. Quando la gestione degli investimenti provoca perdite di centinaia di migliaia di euro, o addirittura milionarie, occorre verificare se il danno dipenda dall’andamento dei mercati oppure da operazioni non autorizzate, violazioni del mandato, investimenti inadeguati o comportamenti professionalmente negligenti.
La perdita del capitale non comporta automaticamente il diritto al risarcimento, ma neppure può essere giustificata dalla banca o dalla fiduciaria richiamando genericamente il rischio finanziario. Noi dello Studio Legale Calvello esaminiamo questi rapporti partendo dalla documentazione contrattuale, dalle operazioni effettivamente eseguite e dalle responsabilità dei soggetti coinvolti, per valutare se esistano i presupposti per una contestazione e per ottenere un congruo risarcimento del danno patrimoniale effettivamente subito.
Quando la gestione fiduciaria di un grande patrimonio può diventare fonte di responsabilità
La prima questione da chiarire riguarda la natura del rapporto fiduciario. Nell’amministrazione fiduciaria cosiddetta statica, la società fiduciaria può risultare intestataria di strumenti finanziari o partecipazioni per conto del fiduciante, svolgendo attività di amministrazione ed eseguendo le istruzioni ricevute, senza necessariamente disporre del potere di scegliere autonomamente gli investimenti. Diversa è la gestione individuale di portafogli, nella quale un intermediario autorizzato assume decisioni di investimento nell’ambito di un mandato discrezionale e secondo i limiti contrattualmente stabiliti. Confondere queste due situazioni significa rischiare di attribuire alla fiduciaria responsabilità che appartengono al gestore, oppure di trascurare violazioni direttamente imputabili alla fiduciaria stessa.
Nei patrimoni di grande valore questa distinzione assume conseguenze economiche particolarmente rilevanti. Un imprenditore potrebbe affidare alla fiduciaria l’intestazione e l’amministrazione di un portafoglio di diversi milioni di euro, mentre le decisioni di investimento vengono assunte da una banca privata o da un altro intermediario. Se il portafoglio subisce perdite elevate, dobbiamo ricostruire chi abbia proposto le operazioni, chi le abbia autorizzate, chi fosse tenuto a verificarne l’adeguatezza e quali obblighi spettassero a ciascun soggetto. La semplice presenza di una società fiduciaria nel rapporto non dimostra che essa fosse responsabile delle scelte finanziarie compiute da altri.
Una responsabilità della fiduciaria può invece emergere quando vengono eseguite operazioni contrarie alle istruzioni ricevute, quando non sono rispettati i limiti del mandato, quando si verificano omissioni nell’amministrazione dei beni affidati oppure quando la società non adempie correttamente ai propri obblighi di rendiconto e restituzione. Occorre considerare anche l’eventuale affidamento di attività a soggetti terzi, verificando i poteri di delega, gli obblighi contrattuali e la condotta concretamente tenuta. La responsabilità va accertata sulla base delle obbligazioni effettivamente assunte e delle violazioni dimostrabili, non sulla sola entità della perdita registrata.
Se il rapporto comprende un servizio di gestione di portafogli prestato da una banca o da una società di intermediazione mobiliare, la valutazione si estende alla strategia concordata, agli obiettivi del cliente, alla sua tolleranza al rischio e alla capacità di sostenere eventuali perdite. Un patrimonio milionario può essere destinato alla conservazione del capitale familiare, al mantenimento di liquidità per esigenze imprenditoriali oppure a investimenti con un orizzonte temporale lungo. Non è corretto presumere che la disponibilità di ingenti risorse economiche comporti automaticamente una maggiore esperienza finanziaria o l’accettazione di qualsiasi rischio.
Per questo motivo, quando un cliente lamenta una gestione patrimoniale con perdite elevate, verifichiamo anzitutto quale servizio fosse stato effettivamente prestato e quali obblighi ne derivassero. La disciplina applicabile può cambiare sensibilmente a seconda che si tratti di amministrazione fiduciaria, consulenza in materia di investimenti, gestione discrezionale oppure mera esecuzione di ordini. Anche l’eventuale responsabilità del consulente finanziario e dell’intermediario per il quale opera deve essere valutata tenendo conto dei rispettivi comportamenti e del rapporto instaurato con il cliente.
Investimenti rischiosi, mancata diversificazione e violazione del mandato fiduciario
Una delle situazioni più frequenti nelle controversie relative alla gestione di grandi patrimoni riguarda la composizione del portafoglio. Il cliente può aver richiesto una gestione prudente, orientata alla conservazione del capitale, e ritrovarsi esposto in misura rilevante ad azioni speculative, obbligazioni subordinate, titoli illiquidi, certificates o altri strumenti finanziari complessi. In questi casi il problema giuridico non consiste semplicemente nell’aver acquistato prodotti rischiosi, ma nello stabilire se quelle operazioni fossero compatibili con il mandato, con le caratteristiche del cliente e con gli obblighi gravanti sull’intermediario.
Nella gestione di portafogli e nella consulenza in materia di investimenti assume particolare rilievo la valutazione di adeguatezza prevista dalla disciplina MiFID. L’intermediario deve acquisire le informazioni necessarie sulle conoscenze ed esperienze finanziarie del cliente, sulla sua situazione finanziaria, inclusa la capacità di sostenere perdite, e sui suoi obiettivi di investimento, compresa la tolleranza al rischio. La valutazione di appropriatezza, prevista per determinati servizi diversi dalla consulenza e dalla gestione di portafogli, risponde invece a criteri differenti e non può essere considerata equivalente. La qualificazione del servizio concretamente prestato è quindi indispensabile per individuare gli obblighi violati.
Quando il patrimonio è affidato a un gestore discrezionale, occorre confrontare le operazioni eseguite con la politica di investimento concordata. Una linea conservativa non può essere valutata come se fosse una gestione speculativa e l’eventuale superamento dei limiti di esposizione deve essere verificato attraverso il contratto, i rendiconti e la composizione del portafoglio nel tempo. Se, ad esempio, una quota molto elevata del patrimonio è stata concentrata in strumenti finanziari subordinati o in prodotti strutturati, dobbiamo accertare se tale esposizione fosse consentita e coerente con il rischio complessivamente accettato dal cliente.
La mancata diversificazione degli investimenti può costituire un elemento rilevante nella valutazione della condotta professionale, ma la concentrazione del portafoglio non rappresenta di per sé una violazione. Un investitore può legittimamente scegliere di assumere un’esposizione elevata verso determinati strumenti o emittenti. Diverso è il caso in cui tale concentrazione derivi da decisioni del gestore incompatibili con il mandato oppure da raccomandazioni formulate senza rispettare gli obblighi di adeguatezza. La verifica deve considerare l’intero patrimonio investito, gli obiettivi concordati e le informazioni disponibili al momento delle operazioni.
Particolare attenzione meritano gli investimenti in prodotti complessi o difficilmente liquidabili. Un’obbligazione subordinata può esporre il cliente a perdite rilevanti in caso di crisi dell’emittente; un certificate può prevedere condizioni di rimborso e meccanismi di perdita del capitale che richiedono una comprensione specifica; un titolo non quotato può presentare difficoltà di disinvestimento anche prima di un eventuale deterioramento del suo valore. Quando questi strumenti vengono inseriti in un patrimonio destinato a esigenze di conservazione o disponibilità della liquidità, occorre esaminare le caratteristiche effettive dei prodotti, le informazioni fornite e la compatibilità con il profilo del cliente. Il problema è approfondito anche nel nostro articolo sugli investimenti complessi sottoscritti senza adeguata informazione.
Un ulteriore profilo riguarda le operazioni effettuate senza una valida autorizzazione oppure al di fuori dei poteri conferiti. Nella gestione discrezionale il gestore non deve normalmente richiedere il consenso del cliente per ogni singola operazione compresa nel mandato; ciò non significa, però, che possa ignorarne i limiti o modificarne unilateralmente la strategia. Nell’amministrazione fiduciaria priva di poteri discrezionali, invece, le istruzioni del fiduciante possono assumere un rilievo decisivo. Occorre quindi confrontare ordini, deleghe, comunicazioni e rendicontazioni, distinguendo le operazioni legittimamente rientranti nei poteri attribuiti da quelle eventualmente eseguite in violazione degli accordi.
La stessa analisi può riguardare l’eccessiva movimentazione del portafoglio, soprattutto quando acquisti e vendite ripetuti hanno generato commissioni elevate senza una giustificazione coerente con gli obiettivi di investimento. Anche i conflitti di interesse meritano attenzione, in particolare quando il gestore ha privilegiato strumenti emessi o distribuiti da soggetti appartenenti al proprio gruppo. Non ogni operazione economicamente svantaggiosa è illecita, ma una sequenza di decisioni incompatibili con il mandato, accompagnata da costi non adeguatamente rappresentati o da carenze informative, può giustificare un approfondimento delle responsabilità.
Responsabilità della fiduciaria e del gestore: quali prove servono per ottenere il risarcimento
Quando una gestione fiduciaria di grande valore ha prodotto perdite rilevanti, la possibilità di ottenere un risarcimento dipende dall’accertamento di una condotta giuridicamente imputabile alla fiduciaria, alla banca o all’intermediario incaricato della gestione. Non è sufficiente dimostrare che il patrimonio si sia ridotto, anche quando la perdita supera 500.000 euro o raggiunge importi milionari. Occorre individuare quali obblighi siano stati violati, quale soggetto fosse tenuto a rispettarli e in quale misura l’inadempimento abbia contribuito al danno economico. Questa ricostruzione è particolarmente delicata nei rapporti che coinvolgono più operatori, perché l’amministrazione fiduciaria, la consulenza finanziaria e la gestione discrezionale possono essere disciplinate da contratti distinti.
Il nostro esame parte dal mandato fiduciario e dagli eventuali contratti di investimento, che devono essere confrontati con la documentazione relativa alle operazioni concretamente effettuate. Acquistano rilievo le istruzioni impartite dal fiduciante, le deleghe, gli ordini di acquisto e vendita, i questionari MiFID, le rendicontazioni periodiche e le comunicazioni intercorse con la banca o il consulente. Nei rapporti di gestione di portafogli verifichiamo anche la strategia concordata, i limiti di rischio e le eventuali modifiche intervenute durante il rapporto. La documentazione consente di stabilire se il gestore abbia operato entro i poteri ricevuti e se le scelte finanziarie fossero coerenti con gli obblighi applicabili.
Quando emergono operazioni anomale, può essere necessario ricostruire cronologicamente la composizione del portafoglio e le movimentazioni che hanno determinato la perdita. Un patrimonio inizialmente diversificato potrebbe essere stato progressivamente concentrato in pochi strumenti ad alto rischio; in altri casi, acquisti e vendite ripetuti potrebbero aver generato commissioni sproporzionate rispetto alla strategia dichiarata. La presenza di queste circostanze richiede una verifica delle condizioni contrattuali, delle ragioni delle operazioni e delle informazioni disponibili nel momento in cui furono effettuate. Per le contestazioni riguardanti gli investimenti eseguiti oltre i poteri conferiti al gestore, assumono particolare importanza il contenuto del mandato e la prova delle singole disposizioni.
Nei giudizi riguardanti i servizi di investimento, l’articolo 23 del D.Lgs. 58/1998 prevede una specifica disciplina dell’onere della prova: nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati al cliente nello svolgimento di tali servizi, spetta ai soggetti abilitati provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta. Questa previsione non elimina la necessità di accertare il danno e il rapporto causale con la condotta contestata. Occorre inoltre distinguere l’intermediario che presta un servizio di investimento dalla società fiduciaria che svolge esclusivamente attività di intestazione e amministrazione, poiché la disciplina probatoria non può essere estesa automaticamente a qualsiasi rapporto fiduciario.
Una volta individuato l’eventuale inadempimento, dobbiamo affrontare la quantificazione del pregiudizio. Il danno risarcibile non coincide necessariamente con l’intera perdita finanziaria registrata dal cliente. Se un portafoglio di tre milioni di euro si è ridotto di un milione, non possiamo presumere che tutto il decremento sia riconducibile a una gestione negligente. È necessario verificare quale risultato economico sarebbe ragionevolmente derivato da una condotta conforme agli obblighi professionali, considerando la strategia legittimamente concordata, l’andamento dei mercati e le specifiche operazioni contestate. Nei casi più complessi può risultare opportuna una consulenza tecnica finanziaria per ricostruire le perdite causalmente attribuibili all’inadempimento, distinguendole da quelle riconducibili ai rischi che il cliente aveva validamente assunto.
La richiesta risarcitoria può riguardare il danno emergente e, quando ne ricorrono i presupposti e sia adeguatamente provato, ulteriori conseguenze patrimoniali, compreso il lucro cessante. L’eventuale perdita di chance richiede invece la dimostrazione di una concreta possibilità favorevole compromessa dalla condotta illecita e non può essere utilizzata per attribuire automaticamente al cliente rendimenti ipotetici. La quantificazione deve evitare duplicazioni tra le diverse voci di danno e mantenere un collegamento con le violazioni effettivamente accertate.
Prima di avviare una causa valutiamo anche i termini di prescrizione applicabili, la natura contrattuale o eventualmente extracontrattuale delle responsabilità e gli strumenti disponibili per la risoluzione della controversia. A seconda del soggetto coinvolto e delle caratteristiche della domanda, possono assumere rilievo il reclamo all’intermediario, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, nei limiti della sua competenza, oppure i procedimenti di mediazione e l’azione giudiziaria. Per controversie di valore particolarmente elevato occorre considerare anche i limiti economici dell’ACF e verificare quale percorso consenta di tutelare adeguatamente l’intero credito risarcitorio. L’obiettivo è formulare una richiesta fondata su elementi documentali e tecnici, evitando iniziative prive di un sufficiente supporto probatorio.
Un esempio pratico: patrimonio familiare affidato a una fiduciaria e perdita di 600.000 euro
Si consideri il caso di un imprenditore, che chiameremo Marco, titolare di un patrimonio finanziario di circa due milioni di euro, affidato a una società fiduciaria per l’amministrazione e a un intermediario per la gestione degli investimenti. L’obiettivo concordato era preservare prevalentemente il capitale, mantenendo una parte delle somme disponibile per esigenze familiari e aziendali. Dopo alcuni anni, il cliente riscontra una perdita di circa 600.000 euro e scopre che una quota consistente del portafoglio era stata investita in prodotti strutturati e titoli caratterizzati da un rischio superiore a quello previsto dalla linea di gestione.
In una situazione di questo tipo, il nostro intervento consiste nell’esaminare separatamente il mandato fiduciario e il contratto di gestione, acquisire la documentazione delle operazioni e ricostruire l’esposizione finanziaria nel periodo interessato. L’elemento decisivo è verificare se gli investimenti contestati rientrassero nei limiti contrattuali e fossero adeguati al profilo del cliente, individuando il soggetto responsabile delle eventuali violazioni. Una ricostruzione tecnica delle perdite permette quindi di determinare il pregiudizio effettivamente riconducibile alle condotte contestate e di valutare una richiesta risarcitoria nei confronti dell’intermediario responsabile, anche attraverso un tentativo di definizione stragiudiziale.
Domande frequenti sulla gestione fiduciaria e sul risarcimento delle perdite finanziarie
La società fiduciaria è responsabile se il patrimonio affidato perde valore?
Non necessariamente. Occorre distinguere l’attività di amministrazione fiduciaria dalle decisioni di investimento assunte da un eventuale gestore. La fiduciaria può essere chiamata a rispondere quando viola gli obblighi derivanti dal mandato, esegue operazioni contrarie alle istruzioni ricevute o tiene altre condotte inadempienti che provocano un danno dimostrabile. Se le perdite derivano dalle scelte di un intermediario incaricato della gestione, dobbiamo accertare le rispettive responsabilità sulla base dei contratti e delle operazioni effettuate.
È possibile chiedere il risarcimento per una perdita superiore a 500.000 euro?
Sì, anche perdite di centinaia di migliaia di euro o milionarie possono formare oggetto di una richiesta risarcitoria, purché sussistano i presupposti della responsabilità. L’importo della perdita non determina automaticamente il diritto alla restituzione dell’intero capitale. Occorre dimostrare l’inadempimento, il danno e il nesso causale. Per le controversie superiori al limite di valore previsto dall’Arbitro per le Controversie Finanziarie, attualmente pari a 500.000 euro, è necessario valutare gli altri strumenti di tutela disponibili.
Il cliente può contestare investimenti rischiosi anche se ha firmato il questionario MiFID?
Sì. La sottoscrizione del questionario non esclude automaticamente la responsabilità dell’intermediario. Occorre verificare se le informazioni raccolte fossero attendibili, complete e aggiornate, se il cliente avesse effettivamente compreso le caratteristiche degli investimenti e se le operazioni fossero adeguate al suo profilo, quando tale valutazione era richiesta. La documentazione sottoscritta deve essere esaminata insieme al servizio prestato, alle comunicazioni ricevute e alle caratteristiche del portafoglio.
Quali documenti servono per contestare una gestione fiduciaria con perdite elevate?
I documenti principali sono il mandato fiduciario, gli eventuali contratti di gestione patrimoniale e consulenza finanziaria, i questionari MiFID, gli ordini di investimento, le deleghe, gli estratti conto, i rendiconti periodici e le comunicazioni intercorse con i soggetti coinvolti. Sono particolarmente utili anche le istruzioni impartite dal cliente e le informazioni relative ai costi. La documentazione permette di ricostruire le operazioni e individuare eventuali violazioni contrattuali o professionali.
Quanto tempo ha l’investitore per agire contro la fiduciaria o la banca?
Il termine dipende dalla natura della responsabilità, dal rapporto contrattuale e dalla domanda proposta. Per le azioni risarcitorie fondate sull’inadempimento contrattuale opera, in linea generale, la prescrizione ordinaria decennale, ma la decorrenza deve essere individuata in relazione alla specifica vicenda. Possono trovare applicazione termini differenti per altre azioni o procedure. È quindi opportuno verificare tempestivamente la documentazione, senza presumere che il termine inizi necessariamente dalla scoperta della perdita.
Hai subito perdite rilevanti nella gestione fiduciaria del tuo patrimonio? Richiedi una valutazione del caso
Se hai affidato un patrimonio di valore elevato a una società fiduciaria, a una banca o a un gestore finanziario e hai subito perdite superiori a 100.000 o 500.000 euro, oppure danni patrimoniali di importo milionario, è opportuno verificare se le operazioni siano state eseguite nel rispetto del mandato, del profilo di rischio e degli obblighi professionali applicabili.
Noi dello Studio Legale Calvello, con oltre 25 anni di esperienza professionale, esaminiamo la documentazione contrattuale e finanziaria per individuare eventuali responsabilità della fiduciaria, della banca o dell’intermediario e valutare le condizioni per ottenere un giusto risarcimento. Ogni situazione richiede un accertamento specifico, soprattutto quando sono coinvolti grandi patrimoni, più soggetti e operazioni finanziarie complesse.
Per sottoporci il tuo caso, richiedi una valutazione compilando il modulo di contatto dello Studio Legale Calvello, indicando l’entità indicativa della perdita, il soggetto al quale era affidato il patrimonio e le principali criticità riscontrate. Esamineremo la richiesta per valutare un successivo approfondimento della vicenda.




