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Responsabilità professionale Tutela del patrimonio

Perdita del patrimonio per mancata diversificazione degli investimenti: quando può emergere la responsabilità della banca

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Concentrare una parte rilevante del patrimonio su pochi titoli, su un unico emittente o su strumenti esposti agli stessi fattori di rischio può trasformare una perdita circoscritta in un danno finanziario molto elevato. Quando il portafoglio è stato costruito nell’ambito di un servizio di consulenza o di gestione, una perdita di centinaia di migliaia di euro, o persino una perdita milionaria, impone di verificare come siano state effettuate le scelte di investimento, quale fosse il profilo del cliente e se la concentrazione del rischio fosse realmente coerente con i suoi obiettivi e con la sua capacità di sostenere perdite. La mancata diversificazione degli investimenti, però, non determina automaticamente una responsabilità della banca o dell’intermediario: occorre ricostruire il rapporto concreto, gli investimenti consigliati o effettuati, le informazioni fornite e il nesso tra eventuali violazioni e il danno subito.

Quando la mancata diversificazione può esporre il patrimonio a perdite rilevanti

Diversificare un portafoglio non significa semplicemente acquistare molti strumenti finanziari. Dieci titoli possono offrire una diversificazione solo apparente se appartengono allo stesso settore, dipendono dallo stesso emittente o gruppo, sono esposti agli stessi mercati oppure presentano caratteristiche di rischio sostanzialmente analoghe. Il problema diventa particolarmente delicato quando una quota rilevante del patrimonio viene concentrata su obbligazioni subordinate o illiquide, azioni, titoli non quotati, certificates, prodotti strutturati o altri strumenti complessi.

Il rischio di concentrazione deve essere letto rispetto all’intero patrimonio finanziario considerato nell’ambito del servizio prestato. Una determinata esposizione può risultare sostenibile per un investitore esperto, dotato di un patrimonio molto elevato, di adeguata capacità di assorbire le perdite e di obiettivi speculativi; la stessa esposizione può risultare incompatibile con le caratteristiche di un cliente che intende preservare il capitale, dispone di una ridotta tolleranza al rischio o concentra in quel portafoglio una parte essenziale delle proprie disponibilità finanziarie.

Per questo non esiste una percentuale astratta oltre la quale un portafoglio diventa automaticamente illecito. Occorre verificare quali rischi siano stati accumulati e quanto incidessero sul portafoglio complessivo: rischio dell’emittente, rischio di credito, rischio di mercato, rischio settoriale, esposizione geografica e valutaria, liquidità degli strumenti e possibilità effettiva di disinvestire. Anche un portafoglio formalmente composto da numerosi prodotti può rimanere fortemente concentrato quando tali prodotti reagiscono agli stessi eventi o presentano esposizioni sostanzialmente sovrapponibili.

La questione assume una dimensione ancora diversa quando il cliente aveva affidato alla banca o all’intermediario un patrimonio di grande valore confidando in una consulenza professionale o in una gestione del portafoglio. In questi casi l’analisi non può fermarsi alla perdita del singolo titolo: deve considerare la costruzione complessiva del portafoglio e verificare se l’esposizione assunta fosse coerente con le caratteristiche dell’investitore. Chi abbia subito una perdita di grandi somme in investimenti finanziari deve quindi ricostruire non soltanto quanto ha perso, ma perché una parte tanto rilevante del patrimonio sia stata esposta proprio a quei rischi.

Profilo di rischio, consulenza e gestione: quando la concentrazione deve essere valutata dall’intermediario

Quando viene prestato un servizio di consulenza in materia di investimenti o di gestione di portafogli, la valutazione di adeguatezza assume un peso centrale. L’intermediario deve acquisire le informazioni necessarie sulle conoscenze ed esperienze finanziarie del cliente, sulla sua situazione finanziaria, compresa la capacità di sostenere perdite, e sui suoi obiettivi di investimento, inclusa la tolleranza al rischio. Non basta quindi domandarsi se il singolo prodotto potesse essere acquistato: occorre verificare, nei casi in cui la disciplina impone una valutazione del portafoglio nel suo complesso, quale effetto quell’investimento producesse sull’esposizione complessiva del cliente.

Un cliente classificato come prudente o conservativo che si ritrovi con una parte consistente del patrimonio esposta a strumenti ad alto rischio presenta una situazione che merita un esame documentale approfondito. Lo stesso vale quando investimenti successivi abbiano progressivamente aumentato l’esposizione verso il medesimo emittente, gruppo, settore o categoria di prodotti. La circostanza che ogni acquisto, considerato isolatamente, rappresentasse una percentuale limitata non esclude che la successione delle operazioni possa aver determinato nel tempo un portafoglio finanziario eccessivamente concentrato.

È quindi necessario esaminare il questionario di profilatura e la sua evoluzione, gli obiettivi dichiarati, l’orizzonte temporale, la situazione patrimoniale comunicata, la capacità di sostenere perdite e la tolleranza al rischio. Se, per esempio, un investitore interessato alla conservazione del capitale viene progressivamente esposto a prodotti complessi o a strumenti caratterizzati da elevata volatilità, subordinazione o scarsa liquidità, occorre comprendere su quali elementi sia stata ritenuta coerente quella composizione. Il problema può intrecciarsi con quello degli investimenti non adeguati al profilo di rischio, ma i due aspetti non coincidono necessariamente: la concentrazione riguarda anche l’effetto cumulativo che le singole operazioni producono sul portafoglio.

Particolare attenzione richiedono le situazioni nelle quali il cliente abbia ricevuto raccomandazioni personalizzate. In questo contesto diventa rilevante verificare le dichiarazioni di adeguatezza e le ragioni indicate dall’intermediario per spiegare la coerenza dell’investimento con le caratteristiche del cliente. Una formula generica non chiarisce, da sola, perché un’esposizione rilevante verso determinati rischi fosse compatibile con gli obiettivi e con la capacità di sopportare perdite dell’investitore.

Diversa è la valutazione di appropriatezza prevista, in determinate condizioni, per servizi di investimento differenti dalla consulenza e dalla gestione di portafogli: essa riguarda in particolare le conoscenze e l’esperienza necessarie per comprendere i rischi del prodotto o del servizio. Adeguatezza e appropriatezza non possono quindi essere utilizzate come concetti intercambiabili. Per stabilire quali obblighi gravassero concretamente sulla banca o sull’intermediario dobbiamo prima ricostruire quale servizio sia stato effettivamente prestato e come siano state impartite ed eseguite le operazioni.

Quando la perdita riguarda somme superiori a 100.000 o 500.000 euro, oppure un patrimonio di valore ancora maggiore, questa ricostruzione assume un rilievo economico evidente. Il fatto che l’investimento sia andato male non basta a fondare una richiesta di risarcimento; allo stesso modo, la sottoscrizione degli ordini da parte del cliente non rende irrilevante, di per sé, il modo in cui il portafoglio è stato costruito. La verifica deve partire dai documenti e dalla sequenza effettiva delle operazioni, perché è su questi elementi che può emergere se la perdita sia riconducibile al normale rischio finanziario assunto dal cliente oppure se vi siano condotte dell’intermediario da esaminare sotto il profilo della responsabilità.

Responsabilità della banca e risarcimento: quali elementi devono essere provati

Quando una grave perdita finanziaria viene ricondotta alla mancata diversificazione degli investimenti, il punto decisivo non è dimostrare soltanto che il portafoglio fosse concentrato, ma verificare se quella concentrazione fosse compatibile con il profilo dell’investitore e con il servizio concretamente prestato. Occorre quindi ricostruire il comportamento della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario nel momento in cui le operazioni sono state raccomandate, disposte o eseguite. Una perdita rilevante può infatti dipendere dal normale rischio di mercato; la responsabilità richiede invece l’accertamento di specifiche violazioni e del loro rapporto causale con il pregiudizio economico lamentato.

La documentazione assume per questo un ruolo centrale. Noi esaminiamo normalmente il contratto relativo ai servizi di investimento, i questionari di profilatura, gli ordini di acquisto e vendita, le raccomandazioni eventualmente formulate, le dichiarazioni di adeguatezza, la documentazione informativa sui prodotti, gli estratti del deposito titoli e le rendicontazioni periodiche. La sequenza cronologica delle operazioni può mostrare come si sia formata la concentrazione e se il cliente abbia ricevuto informazioni comprensibili sulla progressiva esposizione del proprio patrimonio. Quando sono coinvolti strumenti complessi, subordinati o illiquidi, deve essere verificato anche se siano stati illustrati in modo adeguato il rischio di perdita del capitale, le condizioni di liquidabilità e le caratteristiche specifiche del prodotto.

Un’analisi di questo tipo può far emergere situazioni molto diverse. Può risultare, per esempio, che il cliente avesse consapevolmente scelto una strategia fortemente concentrata e compatibile con il proprio profilo; oppure che la concentrazione sia stata determinata da raccomandazioni successive che hanno esposto una quota crescente del patrimonio allo stesso rischio. Nei casi più delicati, la documentazione può mostrare una distanza tra il profilo formalmente attribuito al cliente e la sua effettiva esperienza, i suoi obiettivi o la capacità di sostenere perdite. Quando il problema riguarda specificamente una concentrazione del patrimonio del cliente su titoli ad alto rischio, occorre esaminare anche le caratteristiche dei singoli strumenti e il peso che essi avevano assunto nel portafoglio.

Accertare una violazione non significa ancora identificare automaticamente il danno risarcibile con l’intera perdita registrata. È necessario ricostruire il nesso causale tra la condotta contestata e il pregiudizio economico: in altri termini, stabilire quale parte della perdita sia concretamente riconducibile alla violazione e quale possa invece dipendere dal rischio che il cliente avrebbe comunque assunto. La quantificazione può richiedere il confronto con scenari alternativi coerenti con il caso concreto e, nelle controversie finanziarie di maggiore valore, anche valutazioni tecniche sulla composizione e sull’andamento del portafoglio.

La verifica deve comprendere anche i termini entro i quali le pretese possono essere esercitate. Prescrizione e altre eventuali preclusioni dipendono dalla natura dell’azione e dalle circostanze del rapporto, per cui è opportuno esaminare tempestivamente la documentazione senza presumere che il momento della perdita coincida necessariamente, in ogni situazione, con quello da cui decorre il termine applicabile. Quando gli elementi raccolti consentono di configurare una responsabilità, la tutela può essere avviata attraverso una contestazione stragiudiziale e, se necessario, proseguita nella sede competente per ottenere il congruo risarcimento del danno effettivamente dimostrabile.

Un portafoglio di grande valore progressivamente concentrato su strumenti ad alto rischio

Consideriamo un esempio realistico. Un investitore dispone di un patrimonio finanziario rilevante e manifesta l’esigenza di conservarne una parte consistente, accettando un livello di rischio limitato. Nel corso del rapporto vengono effettuati diversi investimenti e il portafoglio, inizialmente più articolato, finisce progressivamente per concentrare una quota considerevole delle disponibilità su pochi strumenti caratterizzati da rischi tra loro correlati. Le singole operazioni, osservate separatamente, possono non mostrare immediatamente la dimensione del problema; considerate nel loro insieme, rivelano invece un’esposizione capace di incidere pesantemente sul patrimonio in caso di andamento negativo.

Dopo una forte perdita, l’esame non si limita alla differenza tra capitale investito e valore residuo. Vengono ricostruiti il profilo del cliente, gli obiettivi dichiarati, la capacità di sostenere perdite, la cronologia degli acquisti, le informazioni ricevute e il peso assunto progressivamente dai diversi strumenti. Dalla documentazione può emergere che operazioni successive abbiano aumentato la concentrazione senza che risulti adeguatamente spiegato perché un’esposizione di tale entità fosse coerente con le caratteristiche dell’investitore e con l’obiettivo di preservazione di una parte rilevante del patrimonio.

L’elemento determinante diventa allora la ricostruzione dell’intero rapporto: non il semplice fatto che alcuni titoli abbiano perso valore, ma il modo in cui il rischio complessivo è stato costruito e mantenuto nel tempo. Su questa base è possibile contestare le specifiche condotte ritenute rilevanti, documentare il collegamento con la perdita e procedere alla quantificazione del danno effettivamente riferibile alle violazioni accertate. In una controversia di grande valore, questa distinzione è essenziale perché consente di formulare una richiesta risarcitoria fondata sulla situazione concreta, anziché far coincidere automaticamente il danno con ogni perdita registrata dal portafoglio.

Domande frequenti sulla perdita del patrimonio per mancata diversificazione

La banca è responsabile ogni volta che il portafoglio è poco diversificato?
No. Un portafoglio concentrato non determina automaticamente una responsabilità della banca o dell’intermediario. Occorre verificare il servizio prestato, il profilo di rischio del cliente, gli obiettivi di investimento, la capacità di sostenere perdite, le caratteristiche degli strumenti e le ragioni per cui si è determinata quella specifica concentrazione. La responsabilità può emergere quando siano accertate violazioni degli obblighi applicabili e sia dimostrato il collegamento causale con il danno subito.

La firma degli ordini di investimento impedisce di chiedere il risarcimento?
Non necessariamente. La sottoscrizione dell’ordine documenta l’operazione, ma deve essere valutata insieme al servizio effettivamente prestato, alle eventuali raccomandazioni ricevute, alla profilatura del cliente e alle informazioni fornite. In presenza di una contestazione relativa alla consulenza o alla gestione del portafoglio, occorre quindi esaminare l’intera documentazione e non il singolo ordine isolatamente.

Se ho perso oltre 100.000 o 500.000 euro posso chiedere alla banca di risarcire l’intera perdita?
L’entità della perdita non determina, da sola, né la responsabilità né l’importo risarcibile. Anche quando siano state perse centinaia di migliaia di euro è necessario individuare la condotta contestabile, dimostrare il nesso causale e quantificare il danno effettivamente riconducibile alla violazione. Per approfondire questo profilo abbiamo dedicato un’analisi specifica al caso dell’investitore che perde oltre 100.000 euro e intende chiedere il risarcimento.

Quali documenti servono per verificare una possibile responsabilità dell’intermediario?
Sono particolarmente utili il contratto relativo ai servizi di investimento, i questionari MiFID e gli eventuali aggiornamenti, gli ordini, le raccomandazioni e dichiarazioni di adeguatezza, la documentazione informativa sui prodotti, gli estratti del deposito titoli e le rendicontazioni. Nei portafogli di grande valore è importante disporre di una documentazione sufficientemente estesa nel tempo per ricostruire come sia aumentata l’esposizione verso determinati strumenti o rischi.

È possibile contestare anche una perdita milionaria derivante da un portafoglio concentrato?
Sì, l’elevato valore del patrimonio non esclude una verifica della condotta dell’intermediario. In presenza di una perdita milionaria su investimenti finanziari, l’analisi richiede particolare attenzione alla composizione complessiva del portafoglio, all’evoluzione delle operazioni e alla quantificazione del pregiudizio effettivamente riconducibile alle eventuali violazioni.

Hai subito una grave perdita per un portafoglio finanziario eccessivamente concentrato?

Se una parte rilevante del tuo patrimonio è stata concentrata su pochi titoli, sullo stesso emittente o su strumenti finanziari caratterizzati da rischi correlati e hai subito una perdita economica importante, possiamo esaminare il rapporto con la banca, l’intermediario o il consulente finanziario per verificare se la composizione del portafoglio fosse coerente con il tuo profilo e se siano stati rispettati gli obblighi applicabili.

Per valutare una possibile richiesta di risarcimento è necessario partire dalla documentazione, ricostruire le operazioni e distinguere il normale rischio dell’investimento dall’eventuale danno riconducibile a condotte contestabili. Richiedi una valutazione del tuo caso allo Studio Legale Calvello, indicando l’entità approssimativa della perdita e gli investimenti interessati.

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