Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello
Quando una società che deve pagare un credito rilevante inizia a vendere immobili, trasferire beni, cedere rami d’azienda o spostare attività verso società collegate, il problema del creditore non riguarda più soltanto l’esistenza e il recupero del credito. Diventa essenziale capire se, quando arriverà il momento di agire, esisterà ancora un patrimonio concretamente aggredibile sul quale soddisfarsi. Il rischio è particolarmente serio quando l’esposizione supera i 100.000 o 500.000 euro, oppure quando si tratta di un credito milionario.
Non ogni trasferimento compiuto da un’impresa in difficoltà è illecito, fraudolento o automaticamente revocabile. Una società può legittimamente vendere beni, riorganizzare attività o effettuare operazioni infragruppo anche in una fase delicata. Tuttavia, quando tali operazioni coincidono con ritardi nei pagamenti, riduzione della liquidità, cessione degli asset principali o altri segnali di crisi o insolvenza, per il creditore può diventare necessario intervenire tempestivamente. A seconda delle circostanze possono assumere rilievo misure cautelari, sequestro conservativo, azione revocatoria, iniziative esecutive o strumenti collegati alla crisi d’impresa. La scelta dipende però dal credito, dagli atti compiuti, dalle prove disponibili, dalle garanzie esistenti e dalla situazione patrimoniale effettiva del debitore.
Quando il trasferimento dei beni della società debitrice diventa un serio rischio per il creditore
Il primo elemento da valutare è come sta cambiando concretamente il patrimonio della società debitrice. Se un’impresa che fino a poco tempo prima disponeva di immobili, macchinari, partecipazioni, crediti commerciali o altre attività economicamente significative comincia a cederli mentre aumenta l’esposizione verso fornitori e altri creditori, non è prudente limitarsi ad attendere la scadenza di ulteriori promesse di pagamento. Occorre comprendere quale patrimonio rimarrà effettivamente disponibile e quale sarà la posizione del creditore rispetto agli altri soggetti che vantano diritti sul medesimo patrimonio.
La questione è ancora più delicata quando la società trasferisce beni a soggetti collegati: ad esempio una controllante, una controllata, un’altra società riconducibile agli stessi soci oppure una nuova società alla quale vengono progressivamente trasferiti beni, contratti, clienti o attività operative. Anche in questo caso l’operazione non può essere qualificata come fraudolenta per il solo fatto di essere infragruppo. Diventano però determinanti il momento nel quale è stata realizzata, il valore dei beni trasferiti, il corrispettivo effettivamente ricevuto, la destinazione di quel corrispettivo e l’effetto dell’operazione sulla garanzia patrimoniale dei creditori.
Un conto, infatti, è la cessione di un bene a condizioni di mercato che produce liquidità destinata alla prosecuzione dell’attività; altro è una sequenza di operazioni che determina una significativa riduzione del patrimonio aggredibile senza un’apparente contropartita economica adeguata. Per questo, quando emergono trasferimenti sospetti, normalmente non è sufficiente sapere che “la società sta vendendo i beni”: occorre ricostruire gli atti, individuare i soggetti coinvolti e verificare se il patrimonio si sia effettivamente ridotto o semplicemente trasformato.
Particolare attenzione meritano la cessione d’azienda o di un ramo d’azienda, la vendita degli immobili strategici, il trasferimento di crediti, le operazioni con società del gruppo, i finanziamenti infragruppo e i pagamenti selettivi effettuati in una fase di crescente difficoltà finanziaria. Per un creditore esposto per somme importanti, anche la tempistica può assumere un peso decisivo: intervenire quando gli asset sono ancora individuabili può offrire prospettive molto diverse rispetto all’agire quando il patrimonio è già stato disperso e la società è entrata in una procedura di regolazione della crisi o nella liquidazione giudiziale.
Per questo motivo è utile distinguere immediatamente quattro profili che spesso vengono confusi: avere un credito, poterlo dimostrare, disporre eventualmente di un titolo per agire e riuscire concretamente a soddisfarsi sul patrimonio del debitore. Una fattura, un contratto, un riconoscimento del debito o persino un titolo esecutivo possono essere fondamentali per la tutela giuridica del credito, ma non creano da soli il patrimonio sul quale eseguire. Quando vi sono segnali che la società debitrice stia diventando insolvente, diventa quindi importante valutare anche come riconoscere tempestivamente i segnali di possibile insolvenza della società debitrice.
Lo stesso vale quando il creditore scopre che sono già in corso vendite o trasferimenti rilevanti. In questi casi può essere necessario approfondire immediatamente quali strumenti possono essere valutati quando la società debitrice sta vendendo il patrimonio, perché la strategia deve essere costruita sulla situazione concreta e non sulla sola entità nominale del credito. Un credito di 500.000 euro assistito da una garanzia reale capiente presenta, ad esempio, un profilo molto diverso dallo stesso credito chirografario verso una società che sta rapidamente riducendo gli asset disponibili.
Quali trasferimenti patrimoniali devono essere esaminati con maggiore attenzione
Quando una società debitrice manifesta segnali di crisi, la verifica non dovrebbe fermarsi alla vendita degli immobili o dei beni materiali più evidenti. La capacità di un creditore di ottenere soddisfazione può essere compromessa anche attraverso operazioni meno immediate da individuare, come una cessione d’azienda o di ramo d’azienda, il trasferimento di crediti, contratti, partecipazioni o attività operative, oppure operazioni infragruppo che modificano in modo significativo la consistenza economica della società debitrice. Per chi vanta un credito di grande importo, comprendere che cosa è stato trasferito, a chi e a quali condizioni può diventare determinante per scegliere tempestivamente la strategia di tutela.
Un caso particolarmente delicato si presenta quando la società che accumula debiti continua formalmente a esistere, ma una parte sostanziale dell’attività viene progressivamente trasferita a un’altra società. Possono essere ceduti beni strumentali, contratti commerciali, rami d’azienda o altri asset essenziali per la produzione di ricavi. In una situazione simile occorre verificare se l’operazione abbia una reale giustificazione economica, quale corrispettivo sia stato pattuito e soprattutto se tale corrispettivo sia effettivamente entrato nel patrimonio della società debitrice e vi sia ancora disponibile.
La semplice circostanza che il trasferimento avvenga tra società riconducibili agli stessi soci o appartenenti allo stesso gruppo non consente di considerarlo automaticamente illecito. Le operazioni infragruppo fanno parte della normale attività di molte organizzazioni societarie. Il problema per il creditore nasce quando, esaminando complessivamente le operazioni, emerge una possibile riduzione della garanzia patrimoniale sulla quale egli avrebbe potuto fare affidamento per il recupero del proprio credito. Assume quindi rilievo non soltanto il destinatario del trasferimento, ma anche la congruità del corrispettivo, la situazione finanziaria della società nel momento dell’operazione e l’effetto prodotto sui beni concretamente aggredibili.
La stessa attenzione deve essere riservata ai trasferimenti immobiliari. Se una società debitrice vende un immobile di valore significativo mentre non riesce più a pagare regolarmente fornitori e altri creditori, occorre comprendere se si tratti di una normale operazione finalizzata, ad esempio, a reperire liquidità oppure di un atto che possa avere inciso negativamente sulle ragioni creditorie. Prezzo di vendita, modalità di pagamento, rapporto tra venditore e acquirente, destinazione delle somme ricevute e situazione patrimoniale precedente e successiva all’atto sono elementi che possono modificare radicalmente la valutazione giuridica.
Un ulteriore profilo riguarda i pagamenti selettivi e i finanziamenti infragruppo. Il fatto che una società in difficoltà paghi determinati soggetti mentre altri creditori rimangono insoddisfatti richiede una valutazione che tenga conto della natura del pagamento, del momento in cui è stato effettuato, del rapporto sottostante e dell’eventuale successiva apertura di una procedura. Analogamente, trasferimenti di liquidità verso società collegate, rimborsi di finanziamenti o costituzione di nuove garanzie in una fase prossima all’insolvenza possono assumere rilevanza per la posizione dei creditori, ma non possono essere giudicati isolatamente o sulla base della sola vicinanza temporale alla crisi.
Per il grande creditore è quindi importante ricostruire la sequenza delle operazioni patrimoniali. Una singola vendita può apparire perfettamente coerente con l’attività dell’impresa; una successione ravvicinata di cessioni di immobili, beni produttivi, crediti e attività verso soggetti collegati può invece richiedere un approfondimento molto più incisivo, soprattutto se contemporaneamente la società interrompe i pagamenti o propone continui rinvii ai propri fornitori.
In questa fase assume particolare importanza anche la documentazione disponibile: contratto da cui nasce il credito, fatture, ordini, riconoscimenti del debito, corrispondenza commerciale, eventuale titolo esecutivo, garanzie personali o reali e informazioni patrimoniali sul debitore. A questi elementi devono essere affiancate, quando necessario, verifiche sui trasferimenti recenti e sulle eventuali modificazioni dell’attività societaria. Chi vanta un’esposizione significativa può trovare utile anche l’approfondimento dedicato al recupero di un credito di grande importo verso una società in crisi, perché la tutela del credito deve essere valutata insieme alla concreta consistenza del patrimonio sul quale sarà possibile agire.
Il fattore tempo diventa ancora più rilevante se la società debitrice entra nella composizione negoziata della crisi, richiede misure protettive, presenta una proposta di concordato preventivo o viene successivamente assoggettata a liquidazione giudiziale. Sono situazioni giuridicamente differenti, che possono incidere in modo diverso sulle iniziative individuali del creditore. Per questo l’analisi dei trasferimenti patrimoniali non dovrebbe essere separata dalla verifica dell’eventuale percorso di regolazione della crisi già intrapreso dal debitore e dalla posizione che il creditore occupa rispetto agli altri creditori, soprattutto quando dispone di ipoteca, pegno, privilegio o altre garanzie.
Quali strumenti può valutare il creditore per impedire la dispersione del patrimonio
Quando dalle verifiche emerge che il patrimonio della società debitrice si sta riducendo in modo significativo, il problema non può essere affrontato scegliendo astrattamente uno strumento giuridico. Occorre prima stabilire quale credito deve essere tutelato, quali beni risultano ancora disponibili, quali trasferimenti sono già avvenuti e quali potrebbero essere imminenti. Da questa ricostruzione può dipendere la scelta tra un’iniziativa cautelare diretta a preservare determinati beni, un’azione revocatoria relativa ad atti già compiuti, un’azione esecutiva quando ne esistono i presupposti oppure una strategia da sviluppare nell’ambito della procedura di regolazione della crisi eventualmente intrapresa dal debitore.
Se esiste il concreto pericolo che, durante il tempo necessario per ottenere o far valere il proprio diritto, il debitore disperda la garanzia patrimoniale, può essere valutato il sequestro conservativo. Si tratta di una misura cautelare che non viene concessa per il semplice fatto che esista un credito non pagato o che la società attraversi una situazione di difficoltà. Devono ricorrere i relativi presupposti e occorre fornire al giudice elementi adeguati sia in relazione al diritto fatto valere sia rispetto al pericolo che la garanzia patrimoniale possa essere compromessa. Trasferimenti ravvicinati di beni, dismissioni significative o altre circostanze concretamente documentabili possono assumere rilievo nella valutazione, ma devono essere esaminate nel contesto specifico.
Quando invece il trasferimento è già stato realizzato, può assumere rilievo l’azione revocatoria. Anche in questo caso non basta dimostrare che la società debitrice abbia venduto un immobile, ceduto un bene o effettuato un’altra operazione patrimoniale. Occorre verificare la natura dell’atto, la sua data, l’eventuale pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore, la posizione dei soggetti coinvolti e gli ulteriori presupposti richiesti dalla disciplina applicabile. L’obiettivo della revocatoria non è semplicemente “annullare” qualsiasi operazione effettuata dal debitore, ma consentire, quando ne ricorrono le condizioni, di rendere l’atto inefficace nei confronti del creditore che abbia ottenuto tutela, nei limiti necessari a preservarne la possibilità di soddisfazione.
La distinzione è importante soprattutto nei casi di cessione d’azienda, trasferimenti immobiliari o operazioni infragruppo di valore elevato. Se, ad esempio, l’attività produttiva viene trasferita a un’altra società, occorre verificare la struttura dell’operazione e le conseguenze sul patrimonio del debitore, senza presumere che la sola cessione consenta automaticamente al creditore di aggredire i beni trasferiti. Analogamente, quando vengono ceduti immobili o altri asset strategici, è necessario ricostruire il corrispettivo e la sua destinazione, perché la vendita di un bene a condizioni congrue con acquisizione effettiva del prezzo presenta caratteristiche differenti rispetto a un trasferimento che abbia determinato una concreta diminuzione della garanzia patrimoniale.
Quando il creditore dispone già di un titolo esecutivo, deve inoltre essere valutata la possibilità e l’utilità concreta dell’azione esecutiva sui beni ancora aggredibili. Anche qui la rapidità non deve essere confusa con l’automatismo: prima di procedere è opportuno conoscere, per quanto possibile, la consistenza patrimoniale del debitore, l’esistenza di ipoteche, pegni, privilegi o precedenti vincoli, il valore presumibile dei beni e la presenza di altri creditori. Un bene formalmente appartenente alla società può infatti offrire prospettive di soddisfazione molto limitate se gravato da garanzie anteriori di importo elevato.
Per questa ragione, soprattutto quando il credito supera i 100.000 o 500.000 euro o raggiunge importi milionari, la strategia dovrebbe considerare contemporaneamente titolo, patrimonio e grado di priorità del creditore. Chi dispone di un’ipoteca o di un pegno non si trova nella stessa posizione di un creditore chirografario, ma neppure l’esistenza di una garanzia reale consente di presumere il recupero integrale: occorre verificare il valore effettivo del bene, il grado della garanzia, eventuali iscrizioni anteriori e gli effetti di una procedura concorsuale. Quando l’esposizione raggiunge importi particolarmente elevati, può essere utile approfondire anche la strategia di recupero di un credito milionario verso una società insolvente.
La situazione cambia ulteriormente se la società ha avviato una composizione negoziata della crisi e ha richiesto misure protettive. La composizione negoziata non coincide con il concordato preventivo né con la liquidazione giudiziale, ma l’eventuale presenza di misure protettive può incidere sulle iniziative individuali dei creditori. Occorre quindi verificare esattamente quali misure siano state richieste e confermate, la loro estensione, la durata e gli effetti prodotti sulla specifica posizione del creditore. Il grande creditore può avere interesse a partecipare consapevolmente alle trattative, valutando la proposta del debitore alla luce delle alternative concretamente disponibili e della consistenza patrimoniale dell’impresa.
Se invece viene aperto un concordato preventivo o una liquidazione giudiziale, la tutela deve essere coordinata con le regole della specifica procedura. Nella liquidazione giudiziale, ad esempio, assume rilievo l’insinuazione al passivo e la corretta qualificazione del credito e delle eventuali cause di prelazione, mentre gli atti compiuti dal debitore prima dell’apertura della procedura devono essere valutati secondo la disciplina applicabile. La presenza di una procedura concorsuale non significa automaticamente che il credito sia perduto, ma rende ancora più importante comprendere quale posizione il creditore occupi rispetto al patrimonio disponibile e agli altri creditori.
Per un creditore esposto per somme rilevanti, quindi, l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente quello di iniziare una causa il prima possibile, ma di individuare l’iniziativa capace di preservare o migliorare concretamente le possibilità di soddisfazione. Se il debitore sta trasferendo beni, la tempestività dell’analisi può essere determinante: contratto, fatture, eventuale titolo, garanzie, visure, atti di trasferimento, rapporti societari e informazioni sulle procedure di crisi devono essere letti insieme. È questa ricostruzione complessiva che consente di valutare se esistano i presupposti per un sequestro conservativo, un’azione revocatoria, un’iniziativa esecutiva, una trattativa assistita da adeguate garanzie o una diversa forma di tutela del credito.
Un esempio pratico: credito rilevante e trasferimento degli asset prima dell’insolvenza
Consideriamo una situazione realistica nella quale un’impresa vanta un credito di importo molto rilevante nei confronti di una società cliente, maturato nell’ambito di un rapporto commerciale continuativo e documentato da contratto, ordini, fatture e corrispondenza intercorsa tra le parti. Dopo una prima fase caratterizzata da semplici ritardi nei pagamenti, la società debitrice comincia a chiedere dilazioni sempre più ampie e, contemporaneamente, emergono informazioni secondo cui alcuni beni utilizzati nell’attività vengono trasferiti e una parte dell’operatività viene progressivamente concentrata presso un’altra società collegata.
In una situazione di questo tipo sarebbe rischioso limitarsi a inviare ulteriori solleciti di pagamento. Il punto decisivo diventa comprendere se il credito sia concretamente recuperabile sul patrimonio ancora disponibile e quale effetto abbiano prodotto le operazioni compiute dal debitore. L’esame deve quindi partire dalla documentazione del credito e proseguire con la ricostruzione della situazione societaria e patrimoniale: beni ancora intestati alla società, eventuali immobili, garanzie già concesse ad altri creditori, trasferimenti recenti, rapporti con società collegate e possibili cessioni di attività o rami d’azienda.
Supponiamo che dagli approfondimenti emerga che alcuni asset siano effettivamente passati a un’altra società e che ulteriori operazioni siano ancora in corso. Questo elemento, isolatamente considerato, non consente di affermare che vi sia stata una sottrazione fraudolenta del patrimonio. Diventa però necessario verificare quando siano avvenuti i trasferimenti, quale corrispettivo sia stato previsto, se il prezzo sia stato effettivamente versato e quale consistenza patrimoniale sia rimasta alla società debitrice. È proprio questa ricostruzione che permette di distinguere una normale riorganizzazione aziendale da operazioni potenzialmente pregiudizievoli per le ragioni del creditore.
Se il quadro documentale evidenzia un concreto rischio di ulteriore dispersione del patrimonio, può essere valutata la possibilità di richiedere una misura cautelare, compreso il sequestro conservativo quando ne ricorrono i presupposti, individuando i beni sui quali la misura potrebbe risultare effettivamente utile. Per gli atti già perfezionati deve invece essere esaminata separatamente l’eventuale azione revocatoria, verificando per ciascuna operazione i presupposti richiesti dalla legge. Non si tratta quindi di utilizzare indistintamente tutti gli strumenti disponibili, ma di scegliere quelli coerenti con la situazione patrimoniale riscontrata e con le prove concretamente acquisibili.
La strategia può cambiare ancora se, durante queste verifiche, la società debitrice avvia una composizione negoziata, richiede misure protettive oppure accede successivamente a uno strumento di regolazione della crisi o viene assoggettata a liquidazione giudiziale. In tale scenario occorre coordinare le iniziative già valutate con gli effetti della specifica procedura, verificando anche la posizione degli altri creditori e l’esistenza di ipoteche, pegni, privilegi o ulteriori cause di prelazione. Un patrimonio apparentemente consistente, infatti, può offrire prospettive di recupero molto diverse se risulta già gravato da garanzie anteriori per importi elevati.
L’elemento determinante, in una vicenda di questo genere, è dunque la tempestiva ricostruzione del rapporto tra credito, trasferimenti patrimoniali e beni effettivamente aggredibili. Agire rapidamente non significa necessariamente iniziare immediatamente un giudizio: può significare acquisire le informazioni necessarie prima che ulteriori operazioni modifichino il patrimonio, conservare la documentazione utile, valutare una tutela cautelare oppure impostare una trattativa nella quale eventuali dilazioni siano accompagnate da garanzie adeguate. È questa valutazione complessiva che consente di evitare che un credito giuridicamente fondato rimanga privo, al momento dell’esecuzione o della procedura concorsuale, di una concreta possibilità di soddisfazione.
Domande frequenti sulla tutela del creditore quando la società trasferisce i propri beni
Il creditore può bloccare la vendita dei beni di una società debitrice?
Non automaticamente. Il semplice mancato pagamento di un credito non impedisce alla società di disporre del proprio patrimonio. Se però esiste un concreto rischio che la garanzia patrimoniale venga compromessa, possono essere valutate specifiche misure cautelari, tra cui il sequestro conservativo, quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge. È quindi necessario esaminare il credito, la situazione patrimoniale del debitore, gli atti già compiuti e gli elementi che dimostrano il pericolo di dispersione dei beni.
Se la società ha già trasferito un immobile o altri beni, il creditore può agire con l’azione revocatoria?
L’azione revocatoria può essere uno degli strumenti da valutare, ma il trasferimento di un bene non è automaticamente revocabile. Occorre verificare, in relazione allo specifico atto, il pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore e gli ulteriori presupposti richiesti dalla disciplina applicabile. Devono quindi essere analizzati la data dell’operazione, la sua natura, il corrispettivo, i soggetti coinvolti e la situazione patrimoniale del debitore.
Cosa succede se la società con i debiti trasferisce l’azienda, i clienti o i contratti a un’altra società?
Una situazione di questo tipo richiede un esame particolarmente attento dell’operazione. Occorre comprendere se vi sia stata una cessione d’azienda o di ramo d’azienda, quali beni e rapporti siano stati effettivamente trasferiti, quale corrispettivo sia stato previsto e quali conseguenze si siano prodotte sul patrimonio della società debitrice. Se l’operazione avviene tra società collegate, questo elemento deve essere considerato insieme a tutti gli altri, senza presumere automaticamente l’illiceità del trasferimento.
Cosa può fare un creditore se la società entra in composizione negoziata e ottiene misure protettive?
Occorre verificare concretamente quali misure siano state richieste e confermate, la loro durata e gli effetti sulla posizione dello specifico creditore. Le misure protettive possono incidere sulle iniziative individuali, ma la loro presenza non significa che il creditore debba limitarsi ad attendere passivamente l’esito delle trattative. Soprattutto per crediti di grande importo, è opportuno valutare la proposta del debitore, le garanzie disponibili, la consistenza del patrimonio e le alternative concretamente praticabili.
Quando conviene rivolgersi a un avvocato se la società debitrice sta trasferendo il patrimonio?
Quando il credito è economicamente rilevante e vi sono segnali concreti di riduzione o trasferimento del patrimonio, attendere può rendere più difficile la tutela successiva. È particolarmente importante intervenire tempestivamente quando emergono vendite di immobili, cessioni d’azienda, trasferimenti verso società collegate, pagamenti selettivi, richieste ripetute di dilazione o l’avvio di una procedura di regolazione della crisi. L’analisi preventiva consente di verificare quali beni siano ancora aggredibili e se esistano i presupposti per iniziative cautelari, esecutive, revocatorie o per una diversa strategia di tutela del credito.
Studio Legale Calvello: valutiamo come tutelare il credito prima che il patrimonio venga disperso
Quando una società debitrice trasferisce beni, vende immobili, cede attività o compie operazioni che possono ridurre il patrimonio disponibile, la tempestività della valutazione può incidere concretamente sulle possibilità di tutela del creditore. Questo assume particolare importanza quando il credito supera i 100.000 o 500.000 euro, raggiunge importi milionari oppure rappresenta un’esposizione economicamente significativa per l’impresa creditrice.
Nel nostro Studio esaminiamo innanzitutto la posizione creditoria nel suo complesso: contratto, fatture, ordini, riconoscimenti del debito, corrispondenza, eventuale titolo esecutivo e garanzie personali o reali. Parallelamente occorre ricostruire, per quanto possibile, la situazione economica e patrimoniale della società debitrice, verificando i beni ancora aggredibili, gli eventuali trasferimenti recenti, le cessioni d’azienda o di ramo d’azienda, le operazioni infragruppo e la presenza di ipoteche, pegni, privilegi o altri vincoli che possano incidere sulle prospettive di soddisfazione.
Se il patrimonio appare in progressiva riduzione, valutiamo inoltre se esistano i presupposti per iniziative che possano preservare le ragioni del creditore. A seconda del caso possono assumere rilievo sequestro conservativo, altre misure cautelari, azione revocatoria, iniziative esecutive o soluzioni stragiudiziali accompagnate da garanzie adeguate. Nessuno di questi strumenti può essere considerato automaticamente applicabile: la scelta deve essere effettuata sulla base delle prove disponibili, degli atti compiuti dal debitore, dei termini applicabili e dell’utilità concreta dell’iniziativa rispetto al patrimonio effettivamente recuperabile.
Quando la società ha già avviato una composizione negoziata della crisi, ha ottenuto misure protettive oppure è interessata da un concordato preventivo o da una liquidazione giudiziale, è necessario coordinare la tutela del credito con la specifica disciplina della procedura. In queste situazioni assumono particolare rilievo anche la posizione degli altri creditori, le eventuali cause di prelazione e il valore effettivo delle garanzie. Essere titolari di un credito certo o persino di un titolo esecutivo, infatti, non equivale necessariamente ad avere la certezza di poterlo soddisfare integralmente.
Per chi vanta un credito significativo verso un’impresa che manifesta segnali di difficoltà può essere utile approfondire anche come tutelarsi quando una società insolvente presenta debiti elevati e cosa dovrebbe valutare subito il creditore quando l’impresa debitrice entra in crisi. Il momento nel quale vengono individuati i trasferimenti patrimoniali e ricostruita la situazione del debitore può essere determinante per scegliere una strategia coerente prima che il quadro patrimoniale o concorsuale cambi ulteriormente.
Se la vostra impresa deve recuperare un credito di grande importo verso una società che sta trasferendo beni o presenta segnali di insolvenza, potete sottoporci la documentazione disponibile per una valutazione preliminare della posizione. Attraverso la pagina contatta lo Studio Legale Calvello per una valutazione del caso è possibile descrivere la vicenda e indicare gli elementi principali del credito e della situazione patrimoniale del debitore.



