Perdere una causa è un evento che, comprensibilmente, genera frustrazione e disorientamento. Il cliente si chiede se il risultato negativo sia dipeso dalla debolezza della propria posizione o, piuttosto, da un errore del difensore. È proprio in questo spazio – delicato e tecnico – che si colloca il tema della responsabilità professionale dell’avvocato.
Occorre partire da un presupposto giuridico chiaro: l’avvocato non garantisce il risultato. La sua è un’obbligazione di mezzi, non di risultato. Ciò significa che egli è tenuto ad operare con diligenza qualificata, competenza tecnica, prudenza e correttezza, ma non può assicurare l’esito favorevole del giudizio. La sconfitta processuale, di per sé, non è prova di responsabilità.
Tuttavia, quando la causa venga compromessa per negligenza, omissione o errore tecnico grave, il discorso cambia radicalmente. In questi casi può emergere un inadempimento professionale con conseguente diritto al risarcimento del danno. La cornice generale del tema è approfondita nel nostro contributo dedicato a la responsabilità professionale dell’avvocato, che costituisce il punto di partenza per ogni analisi.
Non ogni errore genera responsabilità
È importante evitare una lettura semplificata del problema. L’attività difensiva implica scelte strategiche, valutazioni giuridiche talvolta opinabili e decisioni assunte in contesti complessi. Non ogni scelta rivelatasi ex post inefficace può tradursi in colpa.
Come abbiamo chiarito nell’approfondimento Avvocato: non un qualsiasi errore professionale fa scattare la sua responsabilità, la responsabilità sussiste solo quando vi sia violazione del dovere di diligenza adeguato alla natura dell’attività esercitata.
Diverso è il caso in cui il difensore ometta attività essenziali o incorra in negligenze macroscopiche: la mancata proposizione di un’impugnazione nei termini, l’omessa riassunzione del processo, la mancata formulazione di una domanda decisiva o, nei casi più gravi, un totale disinteresse per la causa.
In tal senso, abbiamo esaminato specificamente ipotesi quali:
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la mancata proposizione del ricorso per Cassazione, con le relative implicazioni probatorie, nel contributo dedicato alla responsabilità per omessa proposizione del ricorso;
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la mancata riassunzione del processo, analizzata in Responsabilità per negligenza e mancata riassunzione;
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le ipotesi in cui la causa risulti irrimediabilmente pregiudicata per totale disinteresse del difensore, oggetto dell’articolo Causa irrimediabilmente pregiudicata e responsabilità dell’avvocato.
In tali situazioni, la valutazione non riguarda l’esito in sé, ma la qualità della condotta professionale.
Il nodo centrale: il nesso di causalità e la perdita di chance
Anche laddove si accerti un errore, il risarcimento non è automatico. Il cliente deve dimostrare che, in assenza di quell’inadempimento, avrebbe avuto concrete e apprezzabili probabilità di ottenere un risultato diverso e più favorevole.
Qui entra in gioco il criterio del “più probabile che non”, analizzato nel nostro approfondimento sulla regola applicabile alla condotta omissiva dell’avvocato. Si tratta di un giudizio prognostico: il giudice deve chiedersi se, ipotizzando una condotta diligente, l’esito sarebbe stato verosimilmente diverso.
Non basta, dunque, affermare che l’avvocato ha sbagliato. Occorre dimostrare che quell’errore ha fatto perdere una reale possibilità di successo. Senza questa prova, manca il nesso causale tra condotta e danno.
L’onere della prova e la struttura del giudizio
Nel rapporto tra cliente e avvocato, l’onere probatorio assume un ruolo decisivo. Il cliente deve allegare e dimostrare:
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l’inadempimento professionale;
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il danno subito;
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il collegamento causale tra errore e pregiudizio.
Su questo aspetto si sofferma l’articolo La responsabilità professionale dell’avvocato: incombe sul cliente l’onere della prova, che evidenzia come il giudizio risarcitorio sia tecnicamente complesso e richieda un’accurata ricostruzione controfattuale.
Particolarmente rilevanti sono i casi di errori tecnici su istituti elementari del diritto, che possono integrare colpa professionale significativa, come approfondito nel contributo su Responsabilità per ignoranza di istituti elementari del diritto.
Il dovere di informazione e la lealtà professionale
Un profilo spesso sottovalutato riguarda l’obbligo di informazione. L’avvocato non è soltanto un tecnico del processo, ma un consulente che deve rappresentare al cliente rischi, criticità e probabilità di successo.
Se il professionista omette di segnalare questioni ostative al raggiungimento del risultato, può profilarsi responsabilità, come illustrato nell’approfondimento dedicato all’obbligo di rappresentare tutte le questioni ostative.
Ancora più delicato è il tema del consenso informato del cliente, analizzato nel contributo sulla cruciale importanza del consenso consapevole. L’assenza di un’informazione completa può incidere sulla legittimità stessa della strategia difensiva.
In talune circostanze, il difensore può essere ritenuto responsabile persino per non avere sconsigliato un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole, come spiegato nell’articolo L’avvocato è responsabile se non sconsiglia un giudizio con esito negativo prevedibile.
Il compenso in caso di grave inadempimento
Un ulteriore aspetto riguarda il diritto al compenso. In presenza di grave inadempimento, il professionista può perdere il diritto alla propria parcella. Questo principio è approfondito nell’articolo Nessun compenso in caso di grave inadempimento professionale.
La logica è coerente: la retribuzione presuppone una prestazione eseguita secondo i criteri di diligenza richiesti.
Domande frequenti
La causa persa implica automaticamente colpa dell’avvocato?
No. La responsabilità non deriva dall’esito sfavorevole, ma dalla violazione del dovere di diligenza e dalla prova del nesso causale con il danno.
È sufficiente dimostrare che l’avvocato ha commesso un errore?
No. Occorre dimostrare che, senza quell’errore, vi sarebbero state concrete probabilità di ottenere un risultato migliore.
Se l’avvocato non mi informa correttamente dei rischi della causa?
L’omessa informazione su rischi e criticità può integrare responsabilità professionale, specie se incide sulle scelte del cliente.
Posso cambiare avvocato durante la causa?
Sì. È possibile farlo senza perdere diritti, come illustrato nell’approfondimento su Cambiare avvocato durante la causa senza perdere diritti.
Ritieni che la tua causa sia stata compromessa da un errore professionale?
La valutazione della responsabilità dell’avvocato non può essere improvvisata. Richiede l’analisi tecnica degli atti, delle scelte difensive, dei termini processuali e delle concrete probabilità di successo che sarebbero potute emergere in assenza dell’errore.
Se nutri dubbi sulla correttezza dell’operato del tuo difensore, è fondamentale procedere con un esame specialistico e riservato della tua posizione.
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