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Contratti Procedura Civile Recupero Crediti Tutela del patrimonio

Recupero crediti da appalti e subappalti di grande valore

Quando un’impresa ha eseguito lavori, fornito materiali o maturato corrispettivi nell’ambito di un appalto o subappalto di grande valore e il pagamento non arriva, il problema non consiste soltanto nel dimostrare che il credito esiste. Se sono in gioco somme economicamente rilevanti, occorre capire rapidamente se il credito è esigibile, quali documenti consentono di ottenere un titolo esecutivo e, soprattutto, su quale patrimonio sarà possibile soddisfarsi qualora il debitore continui a non pagare. Contratto, SAL, fatture, ordini, contabilità dei lavori, verbali, corrispondenza e riconoscimenti del debito possono assumere un ruolo decisivo, ma devono essere esaminati insieme alle eventuali contestazioni e alla situazione patrimoniale dell’impresa debitrice.

Nei crediti da appalti e subappalti di importo elevato il fattore tempo può diventare determinante. Un appaltatore, un general contractor o un committente che manifesta difficoltà finanziarie può avere altri creditori, esposizioni bancarie, procedure di regolazione della crisi già avviate oppure compiere operazioni sul proprio patrimonio. Per questo, accanto alla messa in mora, al decreto ingiuntivo e all’eventuale esecuzione forzata, può essere necessario valutare tempestivamente conti correnti, crediti verso terzi, immobili, partecipazioni societarie, garanzie disponibili e trasferimenti patrimoniali recenti. Ottenere un decreto ingiuntivo o una sentenza favorevole, infatti, non equivale automaticamente a recuperare le somme dovute.

Perché il recupero di un credito da appalto o subappalto di grande valore richiede una strategia diversa

Un credito derivante da un appalto o da un subappalto presenta spesso una struttura più complessa rispetto a una normale fattura commerciale non pagata. Il rapporto può essersi sviluppato attraverso un contratto principale, ordini successivi, varianti, lavori aggiuntivi, stati di avanzamento, riserve, autorizzazioni, contabilizzazioni e scambi di comunicazioni tra committente, appaltatore e subappaltatore. Il mancato pagamento può riguardare un singolo SAL, il saldo finale, lavori extra, forniture incorporate nell’opera o ritenute contrattuali che avrebbero dovuto essere svincolate. Prima di scegliere lo strumento di recupero è quindi necessario ricostruire con precisione da dove nasce il credito, quale importo può essere effettivamente richiesto e quali prove ne dimostrano l’esistenza e l’esigibilità.

La questione diventa ancora più delicata quando il debitore non si limita a ritardare il pagamento, ma contesta l’esecuzione delle opere, la loro conformità, le quantità contabilizzate, le varianti o l’importo delle fatture. Una contestazione non rende automaticamente inesigibile il credito, ma può incidere sulla possibilità di ottenere rapidamente un decreto ingiuntivo e può determinare un successivo giudizio di opposizione. Per un’impresa che deve recuperare, ad esempio, diverse centinaia di migliaia di euro, è quindi importante evitare di impostare l’azione come una semplice sequenza di solleciti e verificare fin dall’inizio la solidità documentale della posizione.

In questa prospettiva, esistenza del credito, ottenimento del titolo esecutivo e concreta recuperabilità delle somme sono tre questioni differenti. Un’impresa può disporre di una documentazione contrattuale molto solida e ottenere un titolo nei confronti dell’appaltatore o del committente, ma scoprire successivamente che la società debitrice non dispone più di liquidità o di beni facilmente aggredibili. Al contrario, la conoscenza preventiva di immobili, rapporti bancari, crediti verso clienti o committenti, partecipazioni societarie e altre risorse patrimoniali può incidere profondamente sulla strategia da adottare e sulla scelta dei tempi dell’azione.

Questo approccio assume particolare importanza quando emergono segnali di insolvenza della società debitrice: pagamenti sistematicamente rinviati, richieste continue di dilazione, mancato rispetto di precedenti piani di rientro, proteste di altri fornitori, riduzione dell’attività, cessione di beni o rami d’azienda, trasferimenti verso società collegate o altre operazioni che possano ridurre la garanzia patrimoniale del creditore. Non ogni trasferimento di beni costituisce naturalmente un atto illecito o può essere revocato; tuttavia, quando un credito di grande importo è già sorto, operazioni patrimoniali potenzialmente pregiudizievoli meritano di essere esaminate tempestivamente per verificare se ricorrano i presupposti per specifiche forme di tutela.

Per questo il recupero crediti di grande importo tra aziende richiede normalmente una valutazione che vada oltre il solo mancato pagamento della fattura. Come approfondiamo nel nostro articolo sul recupero crediti di grande importo tra aziende, la scelta tra iniziativa stragiudiziale, azione monitoria, tutela cautelare ed esecuzione forzata deve essere rapportata non soltanto alla consistenza del credito, ma anche alla situazione concreta del debitore. Negli appalti e nei subappalti questa verifica è ancora più importante, perché dietro il mancato pagamento possono esserci contestazioni tecniche, rapporti contrattuali articolati, altri creditori e una situazione patrimoniale che può modificarsi mentre il credito viene fatto valere.

Dal mancato pagamento alla tutela del credito: cosa verificare prima di agire

Quando un appaltatore, un general contractor o un committente non paga, la prima valutazione riguarda la natura esatta delle somme rimaste insolute. Nei rapporti di appalto e subappalto il credito può infatti derivare da fatture già emesse, stati di avanzamento lavori approvati, saldo finale dell’opera, lavori aggiuntivi, varianti, forniture, ritenute di garanzia oppure da prestazioni eseguite la cui contabilizzazione è ancora oggetto di confronto tra le parti. Per crediti di centinaia di migliaia di euro o di valore ancora superiore, questa ricostruzione deve precedere l’iniziativa giudiziaria: agire per un importo non adeguatamente documentato o senza avere esaminato le contestazioni della controparte può rendere il recupero più lungo e complesso.

Noi partiamo quindi dall’esame del contratto di appalto o di subappalto e dell’intera documentazione formatasi durante l’esecuzione del rapporto. Contratto, ordini, capitolati, SAL, contabilità, verbali, fatture, documenti relativi alle lavorazioni eseguite, comunicazioni tra le parti ed eventuali riconoscimenti del debito consentono di ricostruire non soltanto l’esistenza e l’ammontare del credito, ma anche le possibili difese che il debitore potrebbe opporre. Particolare attenzione richiedono i casi nei quali l’appaltatore contesti tardivamente le fatture del subappaltatore, il committente eccepisca difetti delle opere o vengano contestati lavori extra e varianti dopo che le relative prestazioni sono già state eseguite.

Se il credito risulta sufficientemente documentato, può essere possibile richiedere un decreto ingiuntivo, ricorrendone i presupposti, per ottenere un titolo che consenta di procedere verso l’esecuzione forzata qualora il pagamento continui a mancare. La scelta, tuttavia, non deve essere automatica. Occorre considerare la prevedibilità di un’opposizione, la consistenza delle contestazioni già formulate, l’eventuale disponibilità di un diverso titolo, i tempi dell’iniziativa e, soprattutto nei recuperi di grande valore, la situazione economica e patrimoniale della società debitrice.

Questo aspetto diventa decisivo quando il mancato pagamento non rappresenta un episodio isolato ma è accompagnato da segnali di difficoltà finanziaria o di insolvenza. Se l’impresa appaltatrice ha smesso di pagare anche altri subappaltatori e fornitori, chiede ripetutamente proroghe, non rispetta accordi di rientro o sta riducendo sensibilmente la propria attività, attendere per mesi confidando in promesse di pagamento può aumentare il rischio che, una volta ottenuto il titolo, il patrimonio disponibile sia insufficiente. Nei crediti di grande importo è quindi opportuno valutare parallelamente la posizione giuridica del creditore e la concreta possibilità di soddisfarsi sui beni e sui diritti patrimoniali del debitore.

La medesima attenzione è necessaria quando emergano cessioni d’azienda, trasferimenti di immobili o partecipazioni, operazioni infragruppo o spostamenti di attività verso altre società. Tali operazioni non possono essere considerate di per sé fraudolente e devono essere analizzate nella loro effettiva natura, nei tempi e negli effetti prodotti sulla garanzia patrimoniale. Se però il debitore ha compiuto atti che pregiudicano concretamente le ragioni del creditore, può essere necessario verificare tempestivamente quali strumenti di conservazione della garanzia patrimoniale siano utilizzabili e se, ricorrendone i presupposti, vi sia spazio per un’azione revocatoria o per altre iniziative previste dall’ordinamento.

Per la stessa ragione, quando l’importo insoluto è particolarmente elevato, il valore nominale del credito non dovrebbe essere l’unico parametro con cui decidere come procedere. Un credito superiore a 500.000 euro, ad esempio, richiede una strategia proporzionata non soltanto alla somma da recuperare, ma alla solvibilità del debitore, alla presenza di eventuali garanzie, alla concorrenza di altri creditori e alla possibilità che siano già in corso o imminenti strumenti di regolazione della crisi o procedure concorsuali. Nei crediti derivanti da appalti e subappalti, quindi, la tempestività non significa necessariamente iniziare subito qualsiasi azione disponibile: significa individuare quella concretamente più utile prima che la situazione del debitore renda il recupero sensibilmente più difficile.

Decreto ingiuntivo, pignoramento e ricerca del patrimonio nei crediti da appalto e subappalto

Quando la documentazione consente di ottenere un titolo esecutivo, il recupero entra nella fase in cui diventa essenziale stabilire quali beni o crediti del debitore possano essere concretamente aggrediti. Nei grandi appalti questo passaggio assume un rilievo particolare: una società appaltatrice può avere una liquidità bancaria limitata ma vantare, a sua volta, crediti molto consistenti nei confronti del committente, di altre imprese o di soggetti per i quali sta eseguendo lavori. In altri casi il patrimonio può comprendere immobili, partecipazioni societarie, beni mobili registrati o ulteriori diritti suscettibili di esecuzione. Per questo non consideriamo il decreto ingiuntivo come il punto di arrivo del recupero, ma come uno degli strumenti attraverso i quali, ricorrendone i presupposti, arrivare alla soddisfazione effettiva del credito.

Dopo l’ottenimento di un titolo esecutivo e gli adempimenti necessari per procedere, può essere valutato il pignoramento presso terzi, particolarmente rilevante quando sia possibile individuare conti correnti o crediti che la società debitrice vanta verso altri soggetti. Nel contesto di un appalto, ad esempio, può assumere rilievo la posizione creditoria dell’appaltatore verso il proprio committente. La scelta del bene o del credito da sottoporre a esecuzione deve però essere effettuata sulla base della situazione concreta: procedere senza conoscere sufficientemente il patrimonio del debitore può comportare iniziative incapienti o scarsamente utili, con conseguente perdita di tempo proprio mentre altri creditori potrebbero tentare di soddisfarsi sulle medesime risorse.

La ricerca del patrimonio della società debitrice diventa quindi parte integrante della strategia. Nei limiti e attraverso gli strumenti consentiti dall’ordinamento possono essere acquisite informazioni utili a individuare beni e rapporti patrimoniali aggredibili, anche mediante la ricerca telematica dei beni da pignorare prevista dall’art. 492-bis c.p.c., quando ne ricorrano le condizioni. A seconda del caso possono assumere rilievo rapporti finanziari, crediti verso terzi, immobili, partecipazioni societarie e altri beni o diritti. Per un credito di grande importo, conoscere anticipatamente la composizione del patrimonio può inoltre consentire di valutare se concentrare l’esecuzione su una determinata risorsa o se sia necessario considerare più iniziative.

Quando la società debitrice dispone di immobili, può essere presa in considerazione anche l’espropriazione immobiliare, previa valutazione del valore dei beni, delle formalità pregiudizievoli già esistenti e della presenza di creditori ipotecari o di altre cause di prelazione. Un immobile di valore elevato non significa necessariamente che il creditore chirografario possa recuperare integralmente il proprio credito: ipoteche, precedenti pignoramenti e posizione degli altri creditori possono ridurre sensibilmente la quota concretamente disponibile. Analoghe valutazioni sono necessarie quando si ipotizzi il pignoramento di partecipazioni societarie, la cui effettiva utilità dipende anche dal valore della società partecipata e dalla concreta possibilità di monetizzare la partecipazione.

Nei casi più delicati, la verifica patrimoniale può evidenziare che beni precedentemente appartenenti al debitore sono stati venduti, conferiti, ceduti o trasferiti. Se tali operazioni hanno determinato un pregiudizio per le ragioni del creditore, occorre ricostruirne natura, data, soggetti coinvolti e conseguenze patrimoniali. In presenza dei presupposti previsti dalla legge può assumere rilievo l’azione revocatoria, finalizzata a rendere inefficace l’atto nei confronti del creditore che agisce e a preservare la possibilità di soddisfarsi sul bene secondo le regole applicabili. Non basta, tuttavia, constatare che il debitore abbia ceduto un immobile, un’azienda o una partecipazione: la revocatoria richiede specifici presupposti, che devono essere verificati caso per caso.

Una particolare attenzione va riservata alla cessione d’azienda o di ramo d’azienda e alle operazioni tra società appartenenti allo stesso gruppo. Se l’impresa debitrice trasferisce l’attività, i beni produttivi o altri asset rilevanti mentre rimangono insoluti crediti consistenti verso appaltatori, subappaltatori o fornitori, è necessario comprendere quale sia stata l’effettiva struttura dell’operazione e quali conseguenze produca sulla posizione del creditore. La semplice appartenenza delle società al medesimo gruppo non consente di aggredire indistintamente i patrimoni delle altre società, ma i trasferimenti patrimoniali possono assumere rilevanza quando ricorrano i presupposti previsti dall’ordinamento per specifiche forme di tutela.

Se invece le verifiche mostrano una situazione di insolvenza ormai strutturale, la strategia deve tenere conto dell’eventuale apertura o presenza di una procedura concorsuale o di strumenti di regolazione della crisi. In tale scenario, proseguire come se si trattasse esclusivamente di un’esecuzione individuale potrebbe non essere possibile o conveniente. Diventa necessario verificare tempestivamente la natura del credito, eventuali cause di prelazione o garanzie, i termini e le modalità attraverso cui far valere la propria posizione e l’effettiva consistenza del patrimonio destinato al soddisfacimento dei creditori.

Per crediti particolarmente consistenti, come quelli che possono derivare da grandi opere, appalti industriali o subappalti complessi, la strategia deve quindi collegare prova del credito, titolo esecutivo e patrimonio aggredibile. È lo stesso principio che assume rilievo quando occorre recuperare un credito milionario da un’impresa: prima e durante l’azione giudiziaria occorre considerare non soltanto quanto è dovuto, ma dove si trovano le risorse sulle quali il creditore potrà concretamente tentare di soddisfarsi e se il loro mantenimento nel patrimonio del debitore presenti elementi di rischio.

Un credito da appalto non pagato: come valutare concretamente la posizione del debitore

Immaginiamo una situazione tutt’altro che rara nei rapporti tra imprese. Un’azienda ha eseguito una parte significativa di un’opera nell’ambito di un appalto o di un subappalto, ha emesso regolarmente le proprie fatture e dispone della documentazione relativa ai lavori eseguiti. Il credito, anche dopo una prima verifica contabile, è di alcune centinaia di migliaia di euro. Il debitore, inizialmente, assicura che il pagamento verrà effettuato a breve; successivamente iniziano i rinvii, vengono formulate contestazioni sui lavori oppure viene proposto un piano di rientro che non viene rispettato.

In una situazione di questo tipo, il problema non è soltanto ottenere il pagamento delle fatture insolute. Diventa necessario ricostruire l’intero rapporto contrattuale e verificare contemporaneamente la consistenza del credito e la situazione patrimoniale della società debitrice. Contratto, SAL, fatture, documenti relativi alle prestazioni eseguite, comunicazioni intercorse e eventuali riconoscimenti del debito vengono esaminati per stabilire quale sia la posizione effettivamente azionabile. Parallelamente, assumono rilievo le informazioni disponibili sull’impresa: eventuali immobili, crediti verso committenti e clienti, partecipazioni societarie, rapporti con altre società del gruppo e segnali di progressiva difficoltà finanziaria.

Supponiamo poi che, mentre il creditore sta tentando di ottenere il pagamento, emerga che la società debitrice ha trasferito una parte delle proprie attività a un’altra società e che alcuni beni rilevanti siano stati ceduti. Un simile comportamento non può essere automaticamente qualificato come fraudolento e ogni operazione deve essere esaminata nei suoi specifici presupposti. Tuttavia, quando esiste già un credito di grande importo, la successione temporale degli eventi può rendere necessario approfondire rapidamente la natura dei trasferimenti e verificare se abbiano inciso sulla garanzia patrimoniale del creditore.

Se il credito è sufficientemente documentato, può essere valutata la richiesta di un decreto ingiuntivo, qualora ne ricorrano i presupposti. Se il debitore non adempie e viene ottenuto un titolo esecutivo utilizzabile, la fase successiva non consiste semplicemente nel chiedere nuovamente il pagamento, ma nell’individuare le risorse patrimoniali sulle quali poter eventualmente procedere. Nel caso ipotizzato, potrebbe assumere rilievo un credito che la società debitrice vanta verso il proprio committente, così come potrebbero essere rilevanti conti correnti, immobili o altre attività patrimoniali. La scelta dello strumento esecutivo deve essere effettuata sulla base delle verifiche concretamente disponibili e della situazione esistente al momento dell’azione.

L’elemento decisivo, in un recupero di questo genere, è quindi il collegamento tra documentazione del credito, tempestività dell’iniziativa e conoscenza del patrimonio del debitore. Se nel frattempo la società entra in una procedura di regolazione della crisi o in una procedura concorsuale, il quadro cambia ulteriormente e il creditore deve verificare come far valere la propria posizione secondo le regole applicabili alla procedura. Se invece emergono atti patrimoniali potenzialmente pregiudizievoli, può essere necessario valutare strumenti di tutela diversi dalla semplice esecuzione sul patrimonio residuo, compresa, quando ne ricorrano i presupposti, l’azione revocatoria.

La soluzione, pertanto, non può essere individuata in astratto. Un credito di 100.000 euro, 500.000 euro o di importo milionario può presentare problemi completamente differenti a seconda della documentazione disponibile, delle contestazioni, delle garanzie, della solvibilità della società e dei beni effettivamente aggredibili. È proprio per questo che, nei recuperi di grande valore, la valutazione giuridica dovrebbe essere accompagnata da una verifica concreta della possibilità di trasformare il diritto di credito in un effettivo recupero patrimoniale, tenendo conto anche dei tempi, dei costi e della posizione degli eventuali altri creditori.

Domande frequenti sul recupero di crediti da appalti e subappalti di grande valore

È possibile recuperare un credito elevato se l’appaltatore sostiene di non dover pagare le fatture?

Sì, ma occorre verificare concretamente la ragione della contestazione. Nei rapporti di appalto e subappalto possono essere contestati lavori, SAL, varianti, quantità, conformità delle opere o modalità di esecuzione. La possibilità di recuperare il credito dipende dalla documentazione contrattuale e contabile, dalle prove delle prestazioni eseguite e dalle difese che il debitore può effettivamente opporre. Quando la posizione è sufficientemente documentata, può essere valutato anche il ricorso per decreto ingiuntivo, tenendo conto dell’eventuale opposizione.

Cosa possiamo fare se la società debitrice è insolvente e non sembra avere liquidità?

In presenza di segnali di insolvenza non è sufficiente verificare se la società possieda denaro immediatamente disponibile. Occorre cercare di individuare l’insieme delle risorse patrimoniali che possono assumere rilievo: conti correnti, crediti verso clienti o committenti, immobili, partecipazioni societarie e altri beni o diritti. Se esiste già un titolo esecutivo, possono essere valutate le forme di esecuzione concretamente praticabili. Se invece è intervenuta una procedura di regolazione della crisi o una procedura concorsuale, bisogna verificare tempestivamente come far valere il credito all’interno del relativo procedimento.

Possiamo agire se il debitore ha trasferito immobili, azienda o partecipazioni dopo essere diventato nostro debitore?

Il trasferimento di un bene non è di per sé sufficiente per affermare che sia stato compiuto un atto in frode ai creditori. Occorre esaminare l’operazione, la sua data, i soggetti coinvolti, il rapporto con il credito e gli effetti prodotti sulla garanzia patrimoniale. Quando ne ricorrono i presupposti, può essere valutata l’azione revocatoria o altra forma di tutela prevista dall’ordinamento. Nei crediti di importo elevato è particolarmente importante ricostruire tempestivamente eventuali cessioni d’azienda, trasferimenti di beni e operazioni infragruppo.

È possibile pignorare i crediti che l’appaltatore deve ancora ricevere dal proprio committente?

In presenza dei necessari presupposti esecutivi, il pignoramento presso terzi può assumere particolare importanza proprio quando il debitore vanta crediti nei confronti di altri soggetti. Nei rapporti di appalto può quindi essere rilevante verificare se l’appaltatore abbia somme dovute da un committente, da un altro soggetto contrattuale o da un cliente. L’effettiva utilità dell’iniziativa deve essere valutata considerando l’esistenza e l’ammontare del credito del debitore verso il terzo, eventuali contestazioni e la presenza di altri vincoli o creditori.

Quando conviene rivolgersi a un avvocato per un credito da appalto o subappalto?

È opportuno effettuare una valutazione legale tempestiva quando il credito è economicamente rilevante, soprattutto se il debitore non paga nonostante i solleciti, formula contestazioni, manifesta difficoltà finanziarie oppure compie operazioni che possono incidere sul proprio patrimonio. In questi casi è necessario esaminare contemporaneamente il rapporto contrattuale, le prove del credito, l’esigibilità delle somme, le eventuali garanzie, la solvibilità del debitore, i beni aggredibili e la presenza di altri creditori. Una strategia anticipata può consentire di scegliere con maggiore consapevolezza tra iniziative stragiudiziali, giudiziali, cautelari ed esecutive.

Recuperare un credito da appalto o subappalto: affidare il caso a uno studio legale esperto

Quando il credito derivante da un appalto o da un subappalto raggiunge un valore significativo, la gestione della posizione richiede una valutazione complessiva che tenga insieme rapporto contrattuale, documentazione, solvibilità del debitore e concreta possibilità di aggredirne il patrimonio. Un credito di grande importo non dovrebbe essere trattato come una semplice fattura scaduta, soprattutto quando il debitore è una società che manifesta difficoltà finanziarie, contesta le somme dovute o sta effettuando operazioni sul proprio patrimonio.

Nel corso della valutazione è importante poter esaminare il contratto e gli eventuali allegati, gli ordini e le conferme d’ordine, i SAL, le fatture, i documenti relativi alla consegna o all’esecuzione delle opere, le comunicazioni tra le parti, le contestazioni ricevute e gli eventuali riconoscimenti del debito. Devono inoltre essere considerate le garanzie eventualmente disponibili, la situazione patrimoniale conosciuta del debitore, i trasferimenti recenti di beni o attività, la presenza di altri creditori, eventuali procedure di regolazione della crisi o procedure concorsuali e, quando il rapporto presenta elementi internazionali, la sede della società debitrice, la legge applicabile, il foro competente e la possibilità concreta di ottenere ed eseguire il titolo.

Per un’impresa che deve recuperare somme di importo rilevante, l’obiettivo non è semplicemente ottenere una pronuncia favorevole, ma individuare la strategia giuridica e patrimoniale più coerente con la concreta situazione del debitore. In alcuni casi può essere opportuno iniziare con un’iniziativa stragiudiziale; in altri può essere necessario valutare rapidamente un decreto ingiuntivo e le successive iniziative esecutive. Quando emergono rischi di dispersione del patrimonio, possono inoltre assumere rilievo gli strumenti cautelari o, se ne ricorrono i presupposti, l’azione revocatoria. Ogni scelta deve essere proporzionata al valore del credito, alla documentazione disponibile, ai costi prevedibili e alle effettive possibilità di recupero.

Lo Studio Legale Calvello assiste imprese, società e creditori nella valutazione di posizioni creditorie complesse, comprese quelle derivanti da appalti, subappalti, forniture e rapporti commerciali di rilevante valore. Quando il credito è già esistente e il pagamento non arriva, è possibile sottoporre la posizione a una valutazione legale esaminando la documentazione disponibile e le circostanze concrete del caso.

Per richiedere una valutazione della propria posizione è possibile contattare lo Studio attraverso la pagina consulenza dello Studio Legale Calvello, fornendo le informazioni essenziali sul credito, sul rapporto contrattuale e sulla situazione del debitore.

Una valutazione tempestiva può essere particolarmente importante quando il credito è di grande importo e vi sono segnali che fanno temere un aggravamento dell’insolvenza o una modifica della situazione patrimoniale del debitore. In questi casi, conoscere rapidamente la consistenza del credito e le concrete possibilità di tutela consente di valutare con maggiore consapevolezza il percorso più adeguato per la sua tutela.

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