Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello
Quando il patrimonio familiare comprende un’azienda o partecipazioni societarie, immobili e investimenti finanziari di valore rilevante, il passaggio generazionale non può essere affrontato come una semplice divisione dell’eredità tra i figli. Occorre decidere chi dovrà assumere il controllo dell’impresa, quali diritti economici attribuire agli altri eredi, come distribuire immobili e attività finanziarie e come rispettare i diritti dei legittimari senza compromettere la continuità aziendale. Una pianificazione effettuata per tempo permette di coordinare strumenti successori e societari diversi, tenendo conto anche delle donazioni già eseguite, degli statuti, degli eventuali patti parasociali e della struttura complessiva del patrimonio.
Nel nostro lavoro partiamo quindi dalla situazione concreta dell’imprenditore e della famiglia. Un patrimonio composto da beni molto diversi richiede infatti soluzioni differenti per ciascuna componente, ma costruite all’interno di un progetto unitario: ciò che può essere appropriato per trasferire una partecipazione societaria di controllo può non esserlo per un portafoglio finanziario o per un patrimonio immobiliare. Il punto non è distribuire matematicamente ogni bene, ma costruire un assetto capace di conciliare proprietà, controllo, diritti economici, tutela successoria e gestione futura.
Perché azienda, immobili e investimenti non possono essere divisi con la stessa logica
La difficoltà emerge soprattutto nelle famiglie nelle quali una parte consistente della ricchezza è concentrata nell’impresa. Se, per esempio, uno dei figli lavora stabilmente nell’azienda mentre gli altri hanno intrapreso percorsi diversi, attribuire a tutti identiche partecipazioni può sembrare una soluzione equilibrata sotto il profilo quantitativo, ma può produrre un assetto societario difficile da governare. Decisioni strategiche, nomina degli amministratori, distribuzione degli utili, investimenti e operazioni straordinarie potrebbero dipendere da soggetti con interessi e aspettative differenti.
Non è però corretto neppure partire dal presupposto opposto, cioè che l’impresa debba necessariamente essere assegnata al figlio che vi lavora e che gli altri possano essere soddisfatti con ciò che rimane. Occorre verificare il valore dell’azienda e delle singole partecipazioni, la consistenza degli immobili e degli investimenti, le eventuali donazioni precedenti e i diritti dei legittimari. Il valore economico di una partecipazione, inoltre, non coincide automaticamente con una frazione matematica del valore complessivo dell’impresa: possono incidere la percentuale detenuta, il controllo che essa consente di esercitare, i diritti amministrativi e patrimoniali collegati e le caratteristiche dello statuto.
È proprio la presenza di attività differenti a offrire, in alcuni casi, maggiori possibilità di costruire un equilibrio. Un patrimonio immobiliare o finanziario sufficientemente consistente può consentire di attribuire determinati beni ai figli estranei alla gestione dell’impresa, preservando una struttura proprietaria dell’azienda più coerente con le esigenze di continuità. Non esiste però una regola per cui immobili e investimenti possano automaticamente “compensare” l’attribuzione dell’impresa: i valori devono essere ricostruiti correttamente e l’intera operazione deve essere compatibile con la disciplina successoria.
Il problema diventa ancora più delicato quando esistono più società, immobili detenuti personalmente dall’imprenditore, immobili strumentali utilizzati dall’azienda, portafogli finanziari, liquidità o una holding familiare. In questi casi la prima attività utile consiste nel ricostruire la struttura effettiva del patrimonio e i rapporti tra i diversi beni. Abbiamo approfondito i criteri generali di questa analisi nella guida sul passaggio generazionale di un grande patrimonio, mentre quando la questione riguarda specificamente la presenza di più figli occorre valutare anche come dividere azienda e patrimonio tra più figli senza considerare separatamente la componente societaria e quella personale.
Come distribuire il patrimonio tra gli eredi senza frammentare il controllo dell’impresa
In una famiglia imprenditoriale dobbiamo distinguere almeno due piani che spesso vengono confusi: la partecipazione economica al patrimonio familiare e il potere di governo dell’impresa. Due figli possono ricevere valori patrimoniali comparabili senza necessariamente disporre degli stessi poteri all’interno della società. Allo stesso modo, il trasferimento della proprietà delle partecipazioni non comporta necessariamente che il fondatore debba rinunciare immediatamente a ogni funzione di controllo. Le soluzioni devono però essere costruite sulla specifica forma societaria, sullo statuto e sull’assetto proprietario esistente.
Quando uno o più figli sono destinati a proseguire l’attività imprenditoriale, occorre esaminare chi debba detenere le partecipazioni, con quali diritti e attraverso quale strumento. Donazione delle quote, trasferimento della nuda proprietà con riserva di usufrutto, patto di famiglia, riorganizzazione societaria, holding, modifiche statutarie e patti parasociali rispondono a esigenze diverse e non sono alternative intercambiabili. La scelta dipende, tra l’altro, dall’obiettivo del fondatore, dalla presenza dei legittimari, dalla distribuzione attuale delle quote, dai diritti di voto, dalla governance desiderata e dalla necessità di mantenere o trasferire gradualmente il controllo.
Se l’imprenditore intende iniziare il trasferimento delle partecipazioni ai figli senza abbandonare immediatamente il governo della società, la struttura dell’operazione deve essere esaminata anche alla luce dei diritti amministrativi ed economici connessi alle partecipazioni. Abbiamo affrontato specificamente questo problema nell’approfondimento dedicato a come trasferire quote societarie ai figli senza perdere il controllo dell’azienda. Anche una donazione con riserva di usufrutto richiede una verifica concreta: non basta separare formalmente usufrutto e nuda proprietà, perché occorre stabilire quali effetti l’operazione produca sui diritti di voto, sugli utili, sulla governance e sul futuro assetto successorio.
Il patto di famiglia può assumere rilievo quando si vuole trasferire l’azienda o determinate partecipazioni nell’ambito di un progetto generazionale, ma non costituisce una soluzione standard per qualsiasi patrimonio complesso. Devono essere esaminati i soggetti coinvolti, la natura e la consistenza delle partecipazioni, la posizione degli altri legittimari e gli effetti patrimoniali dell’operazione. Lo stesso vale per la holding familiare: può essere utile in determinate strutture societarie e patrimoniali, ma la sua utilità dipende dalla funzione concreta che dovrebbe svolgere nel governo e nella trasmissione del patrimonio.
Statuto e patti parasociali meritano una verifica specifica prima di trasferire le partecipazioni. Clausole relative alla circolazione delle quote, prelazione, gradimento, amministrazione e formazione delle maggioranze possono incidere direttamente sul risultato perseguito. Una pianificazione successoria che stabilisca chi riceverà le partecipazioni ma ignori come la società sarà governata il giorno successivo al trasferimento lascia irrisolto uno dei problemi principali del passaggio generazionale.
Gli immobili e gli investimenti finanziari devono essere coordinati con questo assetto. Possono contribuire a costruire attribuzioni patrimoniali differenziate tra gli eredi, soprattutto quando non tutti partecipano all’impresa, ma la loro distribuzione deve essere valutata insieme al valore delle partecipazioni e ai diritti successori coinvolti. È in questo punto che pianificazione societaria e pianificazione successoria devono procedere insieme: l’obiettivo è evitare che una scelta apparentemente corretta su un singolo bene produca, considerando l’intero patrimonio, squilibri tra gli eredi, contestazioni future o una frammentazione del controllo incompatibile con la continuità dell’azienda.
Gli strumenti giuridici per coordinare impresa, patrimonio e tutela dei legittimari
Una volta individuato l’assetto che la famiglia vuole raggiungere, occorre verificare quali strumenti giuridici permettano di realizzarlo senza considerare separatamente azienda, immobili e investimenti. Il primo controllo riguarda la posizione dei legittimari e le attribuzioni patrimoniali già effettuate. Donazioni compiute negli anni, trasferimenti di partecipazioni, anticipazioni patrimoniali e altri atti di liberalità possono incidere sulla futura successione e devono essere ricostruiti prima di progettare nuove operazioni. Un passaggio generazionale organizzato durante la vita dell’imprenditore non può essere considerato, per il solo fatto di essere stato pianificato anticipatamente, immune da future contestazioni successorie.
Quando l’obiettivo è concentrare l’impresa nelle mani del figlio o dei figli destinati a proseguirne la gestione, il patto di famiglia può consentire, ricorrendone i presupposti, il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni societarie secondo la disciplina prevista dagli artt. 768-bis e seguenti del codice civile. La sua concreta utilità dipende però dalla struttura dell’operazione e dalla posizione degli altri soggetti coinvolti. Occorre valutare quali partecipazioni siano trasferite, chi debba riceverle, quali siano i legittimari interessati e come debbano essere regolati i rispettivi diritti economici. In un patrimonio composto anche da immobili e investimenti finanziari, questi beni possono assumere rilievo nella costruzione dell’equilibrio complessivo, ma la loro presenza non consente di prescindere dalle regole proprie del patto di famiglia e della successione necessaria.
In altre situazioni può essere presa in considerazione la donazione dell’azienda o delle partecipazioni societarie. Anche qui la decisione non dovrebbe limitarsi alla domanda su chi debba diventare proprietario delle quote. Se il fondatore vuole trasferire progressivamente il patrimonio conservando determinati poteri, può essere valutata, quando compatibile con l’assetto desiderato, la separazione tra nuda proprietà e usufrutto delle partecipazioni. Occorre però disciplinare con precisione gli effetti sui diritti economici e amministrativi e coordinare l’operazione con lo statuto. Il trasferimento anticipato delle quote deve inoltre essere esaminato considerando le possibili conseguenze successorie e la posizione degli altri legittimari. Sul tema abbiamo dedicato uno specifico approfondimento alla donazione di quote societarie ai figli e alla tutela del fondatore.
Quando il patrimonio comprende più società o partecipazioni rilevanti, può essere necessario intervenire anche sull’architettura societaria. Una holding familiare, se coerente con la situazione concreta, può contribuire a concentrare le partecipazioni e a organizzare la governance, ma non deve essere costituita semplicemente perché esiste un passaggio generazionale da affrontare. Bisogna stabilire quale funzione debba svolgere, chi ne deterrà le partecipazioni, chi eserciterà il controllo e come saranno disciplinati i rapporti tra i diversi rami familiari. Nei patrimoni che presentano questa struttura, il tema richiede una valutazione specifica del passaggio generazionale di una holding familiare.
Accanto agli atti di trasferimento, assumono particolare rilievo statuto, patti parasociali e regole di governance. Clausole di prelazione o gradimento, maggioranze richieste per determinate decisioni, poteri di nomina e assetto dell’organo amministrativo possono incidere concretamente sulla stabilità della società dopo il passaggio alle generazioni successive. Il rischio da evitare è costruire un trasferimento patrimonialmente equilibrato che lasci però l’impresa esposta a contrasti decisionali tra fratelli o tra diversi rami della famiglia.
La pianificazione deve quindi essere verificata nel suo insieme: valore dell’azienda e delle partecipazioni, immobili, investimenti finanziari, liquidità, eventuali holding, donazioni precedenti, posizione dei legittimari e regole societarie. Se sono presenti beni o società all’estero, devono essere considerati anche gli elementi internazionali effettivamente rilevanti, evitando di applicare automaticamente a tutto il patrimonio una soluzione costruita soltanto sulla componente italiana. La funzione dell’assistenza legale è proprio quella di coordinare strumenti successori, societari e patrimoniali all’interno di un unico assetto, verificando prima della sua attuazione le conseguenze che ciascuna scelta può produrre sulle altre.
Un esempio: un figlio nell’impresa, gli altri estranei all’azienda e un patrimonio composto da beni diversi
Consideriamo una situazione realistica nella quale un imprenditore possieda una partecipazione di controllo nella società di famiglia, diversi immobili e un patrimonio finanziario. Uno dei figli lavora da anni nell’impresa e partecipa alla sua gestione, mentre gli altri hanno attività professionali autonome e non intendono assumere ruoli operativi nella società. L’imprenditore vuole avviare il passaggio generazionale, ma teme che una suddivisione identica delle partecipazioni possa creare in futuro contrasti sulla gestione e, nello stesso tempo, non vuole compromettere i diritti patrimoniali degli altri figli.
Il problema non viene affrontato partendo dalla percentuale di quote da assegnare a ciascun erede, ma dalla ricostruzione dell’intero patrimonio e dell’assetto societario. Occorre valutare separatamente il valore della partecipazione di controllo, la consistenza degli immobili e degli investimenti, le attribuzioni già effettuate nel tempo e la posizione dei legittimari. Parallelamente devono essere esaminati lo statuto, i diritti connessi alle partecipazioni e le regole che determineranno chi potrà effettivamente governare la società dopo il trasferimento.
L’elemento decisivo consiste nel comprendere che uguaglianza tra gli eredi e identità dei beni ricevuti sono questioni diverse. In una configurazione di questo tipo può essere valutata un’attribuzione differenziata, concentrando maggiormente la componente imprenditoriale sul figlio coinvolto nell’azienda e utilizzando immobili, attività finanziarie o altre componenti patrimoniali nella costruzione dell’assetto destinato agli altri. La soluzione deve però essere verificata sotto il profilo dei diritti dei legittimari e dei valori effettivamente attribuiti; non è sufficiente stabilire informalmente che l’azienda “vale quanto” gli altri beni.
Una volta definito l’equilibrio patrimoniale perseguibile, diventa possibile valutare lo strumento più adatto per attuarlo e, se necessario, intervenire contemporaneamente sulle regole societarie. Il trasferimento delle partecipazioni può essere coordinato con il mantenimento temporaneo di determinati diritti in capo al fondatore, oppure può essere esaminato il ricorso a strumenti differenti in funzione della struttura familiare e societaria. Statuto e governance devono essere coerenti con l’assetto progettato, così da evitare che il passaggio della proprietà produca una situazione nella quale nessuno disponga di poteri sufficientemente chiari per assumere le decisioni necessarie all’impresa.
In questo modo azienda, immobili e investimenti finanziari vengono considerati come componenti di un unico progetto successorio, pur mantenendo ciascuno le proprie caratteristiche giuridiche ed economiche. È questo coordinamento che consente di affrontare contemporaneamente la continuità dell’impresa, la posizione del fondatore e i diritti degli eredi, riducendo il rischio che questioni lasciate irrisolte durante la pianificazione si trasformino, al momento della successione, in conflitti familiari o societari.
Le domande più frequenti quando il patrimonio comprende azienda, immobili e investimenti
È necessario dividere in parti uguali azienda, immobili e investimenti tra tutti i figli?
No. La tutela dei legittimari riguarda il valore delle quote loro riservate dalla legge, ma questo non significa che ciascun figlio debba necessariamente ricevere la stessa percentuale di ogni singolo bene. In presenza di un patrimonio articolato può essere possibile costruire attribuzioni differenti per natura e composizione, verificando però il valore complessivamente destinato a ciascun interessato e gli effetti delle eventuali donazioni già effettuate. Questo può assumere particolare rilievo quando soltanto uno dei figli lavora nell’impresa e una divisione indistinta delle partecipazioni rischierebbe di frammentare il controllo societario.
È possibile trasferire le quote ai figli continuando a mantenere il controllo dell’azienda?
In determinate configurazioni sì, ma occorre distinguere la proprietà delle partecipazioni dai diritti amministrativi ed economici collegati. Possono assumere rilievo, secondo la struttura societaria e l’obiettivo perseguito, usufrutto e nuda proprietà delle quote, disciplina del diritto di voto, statuto, categorie o diritti particolari consentiti dalla forma societaria e patti parasociali. Prima del trasferimento deve quindi essere verificato quale potere il fondatore intenda effettivamente conservare e per quanto tempo, evitando di affidare il risultato alla sola intestazione formale delle partecipazioni.
Il patto di famiglia può comprendere anche immobili e investimenti finanziari?
Il patto di famiglia disciplinato dagli artt. 768-bis e seguenti del codice civile ha come oggetto il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni societarie a uno o più discendenti. Gli altri partecipanti non assegnatari devono essere liquidati secondo le regole dell’art. 768-quater, salvo rinuncia totale o parziale, e la liquidazione può essere convenuta anche in natura. Immobili e altre componenti patrimoniali possono quindi assumere rilievo nella costruzione dell’assetto complessivo, ma non bisogna confondere il patto di famiglia con uno strumento generale per dividere anticipatamente l’intero patrimonio. La disciplina richiede un coordinamento accurato tra trasferimento dell’impresa, posizione dei legittimari e restante patrimonio familiare.
Una holding familiare risolve il problema del passaggio generazionale?
Non automaticamente. Una holding può essere utile quando occorre concentrare partecipazioni in più società, organizzare il controllo o disciplinare i rapporti tra diversi componenti della famiglia, ma deve essere progettata in funzione della struttura effettiva del patrimonio. Costituire una holding senza definire chi la controllerà, quali saranno i diritti dei soci e come funzionerà la governance può semplicemente trasferire il futuro conflitto dagli asset sottostanti alle partecipazioni della holding.
Quando è opportuno iniziare a pianificare il passaggio generazionale?
La pianificazione dovrebbe essere affrontata quando l’imprenditore può ancora decidere consapevolmente tempi, strumenti e modalità del trasferimento. Se il patrimonio comprende un’azienda, partecipazioni societarie, immobili e investimenti finanziari rilevanti, aspettare l’apertura della successione significa lasciare che molte conseguenze derivino direttamente dalle regole successorie e dagli assetti societari già esistenti. Una verifica preventiva permette invece di esaminare valori patrimoniali, legittimari, donazioni precedenti, statuto, governance, esigenze dei figli e continuità dell’impresa prima di compiere operazioni difficili da coordinare successivamente.
Passaggio generazionale di un patrimonio complesso: richiedi una valutazione del caso
Quando devono essere trasmessi contemporaneamente azienda, partecipazioni societarie, immobili e investimenti finanziari, una decisione presa su un singolo bene può modificare l’equilibrio dell’intero patrimonio. Occorre ricostruire la situazione familiare e patrimoniale, verificare i diritti dei legittimari, valutare l’assetto societario e stabilire quali strumenti possano consentire il trasferimento senza compromettere il controllo dell’impresa o creare le condizioni per futuri conflitti tra gli eredi.
Lo Studio Legale Calvello assiste imprenditori e famiglie nella valutazione giuridica del passaggio generazionale e nella definizione degli strumenti più coerenti con la struttura dell’impresa e del patrimonio. Per sottoporci la situazione è possibile richiedere una valutazione compilando il modulo dello Studio, indicando la composizione essenziale del patrimonio, la struttura societaria e il problema successorio che si intende affrontare.



