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Danno patrimoniale Responsabilità civile Responsabilità professionale

Errore professionale con danno milionario: risarcimento

Quando l’errore di un professionista compromette una causa di valore elevato, determina la perdita di un credito importante, provoca conseguenze fiscali o societarie oppure pregiudica un’operazione economica rilevante, il problema non riguarda soltanto l’esistenza di una condotta sbagliata. Nei casi in cui il danno può raggiungere centinaia di migliaia o milioni di euro, occorre ricostruire con precisione quale obbligo professionale sia stato violato, quali conseguenze economiche siano effettivamente derivate dall’errore e quale risultato sarebbe stato ragionevolmente conseguibile se il professionista avesse operato correttamente.

La responsabilità può riguardare avvocati, commercialisti, consulenti fiscali o societari e altri professionisti. Una causa persa, una prescrizione non interrotta, una dichiarazione fiscale errata, una transazione economicamente pregiudizievole o un’operazione societaria compromessa, però, non danno automaticamente diritto al risarcimento. Per ottenere un giusto risarcimento è necessario dimostrare una condotta professionale concretamente censurabile, il nesso causale e un danno patrimoniale effettivo e quantificabile. Nei casi di particolare valore economico è quindi opportuno esaminare tempestivamente incarico, documentazione, comunicazioni, atti predisposti, conseguenze dell’errore ed eventuale polizza di responsabilità civile professionale.

Quando un errore professionale può causare un danno da centinaia di migliaia o milioni di euro

L’entità del danno professionale non dipende necessariamente dalla gravità apparente dell’errore. Anche un’omissione apparentemente circoscritta può produrre conseguenze economiche molto elevate quando interviene in una causa milionaria, nella gestione di un credito consistente, in un’operazione societaria, in una compravendita immobiliare di grande valore oppure nell’adempimento di obblighi fiscali che riguardano somme rilevanti. Un termine processuale lasciato decorrere, una prescrizione non interrotta, una valutazione fiscale errata o una clausola contrattuale predisposta in modo inadeguato possono incidere su patrimoni e operazioni dal valore molto superiore al compenso ricevuto dal professionista.

Nel caso dell’avvocato, per esempio, il cliente può contestare la perdita della possibilità di recuperare un credito, l’omessa proposizione di un’impugnazione, una decadenza processuale o la gestione negligente di una controversia economicamente importante. Non è sufficiente, tuttavia, affermare che senza quell’errore la causa sarebbe stata certamente vinta. Occorre valutare quale concreta probabilità vi fosse di ottenere un risultato favorevole e quale pregiudizio sia stato prodotto dalla condotta contestata. È proprio questa ricostruzione che consente di distinguere una semplice insoddisfazione per l’esito del processo da una possibile responsabilità professionale dell’avvocato.

Un problema analogo può presentarsi nei rapporti con il commercialista o con il consulente fiscale. Una dichiarazione errata, il mancato adempimento di un obbligo, un’impostazione fiscale non adeguatamente valutata o l’omessa informazione su un rischio rilevante possono determinare accertamenti, sanzioni, perdita di agevolazioni, perdita di crediti d’imposta o altre conseguenze patrimoniali. Anche in questo caso non basta che l’impresa abbia ricevuto una contestazione dall’Amministrazione finanziaria: bisogna verificare se il professionista abbia effettivamente violato gli obblighi derivanti dall’incarico e quale parte della perdita economica sia causalmente riconducibile al suo operato.

Nei rapporti con consulenti aziendali, societari o altri professionisti, il danno può assumere dimensioni ancora maggiori quando l’attività riguarda una cessione d’azienda, una cessione di partecipazioni, una riorganizzazione societaria, una valutazione economica, una due diligence o un’operazione immobiliare di rilevante valore. Un’informazione omessa, una verifica non eseguita o una consulenza professionalmente negligente possono incidere sulla decisione di concludere l’operazione, sul prezzo concordato o sulla possibilità stessa di portarla a termine.

È importante, però, non confondere il valore complessivo dell’operazione con il danno risarcibile. Se un affare da tre milioni di euro viene compromesso, ciò non significa automaticamente che il danno sia pari a tre milioni. La quantificazione deve riguardare il pregiudizio patrimoniale effettivamente provocato dall’errore professionale: somme inutilmente sostenute, perdite direttamente subite, utili che sarebbero stati ragionevolmente conseguibili oppure, quando ne ricorrono i presupposti, perdita di una possibilità concreta e seria di ottenere un risultato economico favorevole.

Proprio nei casi di importo elevato diventa quindi essenziale ricostruire la situazione economica che si sarebbe verosimilmente verificata in assenza dell’errore. Contratti, bilanci, documentazione contabile, corrispondenza, PEC, atti giudiziari o fiscali, pareri, incarichi professionali e documenti relativi all’operazione possono assumere un ruolo decisivo. Abbiamo approfondito questo profilo anche nell’articolo dedicato a come dimostrare il danno economico causato da un professionista, perché nelle controversie di grande valore la prova del danno è spesso tanto importante quanto la dimostrazione dell’errore.

La stessa attenzione è necessaria quando il pregiudizio supera determinate soglie economiche. Un danno superiore a 100.000 euro o a 500.000 euro richiede normalmente una valutazione documentale e tecnico-economica particolarmente accurata, mentre nei danni milionari assumono rilievo anche la consistenza patrimoniale del professionista, l’esistenza della polizza RC professionale, il relativo massimale e le condizioni che disciplinano la copertura del sinistro. La presenza di un’assicurazione, infatti, non rende automaticamente indennizzabile qualsiasi pretesa né garantisce che l’intero danno trovi copertura, soprattutto quando l’importo richiesto è particolarmente elevato.

Come si dimostra la responsabilità del professionista e si quantifica un danno milionario

Quando il danno economico è molto elevato, individuare un errore professionale è soltanto il primo passaggio. Per formulare una richiesta di risarcimento solida occorre ricostruire l’intero rapporto tra cliente e professionista, partendo dal contenuto dell’incarico e dagli obblighi concretamente assunti. È necessario verificare quali informazioni e documenti fossero disponibili, quali attività dovessero essere svolte, quali scadenze dovessero essere rispettate, quali avvertimenti siano stati forniti al cliente e quale condotta alternativa fosse ragionevolmente esigibile. Solo attraverso questa ricostruzione è possibile stabilire se ci troviamo realmente di fronte a negligenza, imprudenza, imperizia, omissione o inadempimento professionale e non semplicemente a un risultato economico sfavorevole.

Questo accertamento assume particolare importanza nelle controversie contro avvocati, commercialisti e consulenti. Se un avvocato lascia prescrivere un credito di notevole importo, per esempio, non è sufficiente considerare il valore nominale del credito per determinare automaticamente il risarcimento. Occorre verificare se il credito avrebbe potuto essere effettivamente recuperato, quali contestazioni avrebbe potuto sollevare il debitore e quali concrete possibilità di soddisfazione esistessero. Analogamente, se viene contestata la perdita di una causa per un errore processuale, bisogna valutare quale sarebbe stato il probabile sviluppo del giudizio in assenza dell’errore. La responsabilità professionale non coincide infatti con l’esito negativo della causa, ma richiede di dimostrare che la condotta censurata abbia inciso concretamente sulla possibilità di ottenere un risultato diverso.

Lo stesso metodo deve essere utilizzato quando l’errore riguarda un commercialista o un consulente. Se una società subisce una perdita economica milionaria in conseguenza di un’operazione fiscale o societaria contestata, occorre distinguere le conseguenze direttamente riconducibili alla condotta professionale da quelle che si sarebbero comunque verificate. Una sanzione tributaria, la perdita di un beneficio fiscale, il venir meno di un credito d’imposta o il fallimento di un’operazione societaria possono costituire componenti rilevanti del danno, ma devono essere esaminate alla luce dell’incarico ricevuto dal professionista, delle informazioni disponibili al momento della consulenza e delle alternative concretamente praticabili.

Il punto centrale è quindi il nesso causale tra errore professionale e danno economico. Nei casi di maggiore valore non è sufficiente dimostrare che il professionista abbia sbagliato: bisogna ricostruire, con elementi concreti, cosa sarebbe ragionevolmente accaduto se avesse adempiuto correttamente ai propri obblighi. È questa comparazione tra la situazione patrimoniale effettivamente verificatasi e quella che presumibilmente si sarebbe prodotta senza l’errore a consentire di individuare le conseguenze economicamente imputabili alla condotta professionale.

La quantificazione può comprendere il danno emergente, cioè la perdita patrimoniale direttamente subita, e il lucro cessante, quando sia possibile dimostrare il mancato conseguimento di utilità economiche causalmente riconducibile all’errore. In determinate situazioni può assumere rilievo anche la perdita di chance, che non deve però essere utilizzata come formula generica per trasformare qualsiasi opportunità mancata in un danno risarcibile. Deve trattarsi della perdita di una possibilità concreta, seria e apprezzabile di conseguire un risultato favorevole o di evitare un pregiudizio.

In una controversia milionaria questa distinzione può incidere profondamente sulla somma richiesta. La perdita di un’operazione del valore di cinque milioni di euro, ad esempio, non determina automaticamente un danno risarcibile di cinque milioni. Potrebbero essere rilevanti il margine economico che l’operazione avrebbe prodotto, i costi che sarebbero stati comunque sostenuti, la probabilità che l’affare giungesse effettivamente a compimento e gli ulteriori fattori che avrebbero potuto influenzarne il risultato. Analogamente, la perdita di un credito da un milione di euro richiede di considerare anche le concrete prospettive di recupero che esistevano prima dell’errore contestato.

Per questo motivo, quando il danno patrimoniale è particolarmente elevato, assumono un peso decisivo la documentazione contrattuale e contabile, le e-mail e le PEC scambiate con il professionista, gli atti giudiziari, fiscali o societari, i pareri ricevuti, le scadenze, i bilanci, le valutazioni economiche e ogni documento capace di ricostruire sia la condotta professionale sia le conseguenze che ne sono derivate. Nei casi più complessi può inoltre essere necessario affiancare alla valutazione giuridica specifiche competenze tecniche, contabili, fiscali o finanziarie per arrivare a una quantificazione attendibile del pregiudizio.

Una volta delineati responsabilità, nesso causale e danno, deve essere verificata anche l’eventuale polizza RC professionale. Il massimale assume particolare rilevanza quando la richiesta risarcitoria raggiunge importi molto elevati, ma non è l’unico elemento da considerare. Occorre esaminare il soggetto assicurato, l’attività coperta, il periodo di efficacia della garanzia, l’eventuale regime claims made, la tempestività della denuncia, le franchigie, gli scoperti e le esclusioni previste dal contratto. Se il danno supera il massimale o la compagnia contesta la copertura, la questione assicurativa può diventare un elemento determinante nella strategia complessiva per ottenere un congruo risarcimento.

Per una visione più ampia dei criteri da considerare nei casi economicamente rilevanti è possibile consultare anche il nostro approfondimento sulla responsabilità del professionista per perdita economica di grande importo. Nei danni milionari, infatti, la solidità della domanda risarcitoria dipende soprattutto dalla capacità di collegare in modo rigoroso l’errore contestato alla specifica perdita patrimoniale che si intende recuperare.

Responsabilità, nesso causale e prova del danno: cosa serve per ottenere il risarcimento

Nei casi di errore professionale con danno milionario, la richiesta di risarcimento deve poggiare su una ricostruzione particolarmente rigorosa. Non è sufficiente individuare una condotta negligente o un adempimento mancato: occorre dimostrare che proprio quell’errore abbia determinato, secondo criteri giuridicamente rilevanti, il danno economico lamentato. Errore, nesso causale e danno costituiscono quindi passaggi distinti che devono essere analizzati congiuntamente, evitando di attribuire automaticamente al professionista tutte le conseguenze negative verificatesi dopo la sua attività.

Il primo elemento da ricostruire è il contenuto concreto dell’incarico professionale. Contratti, lettere di incarico, preventivi, e-mail, PEC, verbali e altre comunicazioni consentono di comprendere quali attività fossero state affidate al professionista, quali informazioni gli fossero state fornite e quali obblighi avesse assunto. Questa verifica è essenziale perché la condotta deve essere valutata rispetto a ciò che il professionista era effettivamente tenuto a fare, tenendo conto della natura e della complessità dell’incarico.

Una volta individuato l’errore o l’omissione, occorre affrontare il problema del nesso causale. La domanda fondamentale è: che cosa sarebbe ragionevolmente accaduto se il professionista avesse operato correttamente? Nei danni di grande valore questa ricostruzione può diventare complessa. Se un avvocato ha lasciato decorrere un termine per impugnare una decisione relativa a una controversia milionaria, bisognerà valutare quali concrete possibilità avrebbe avuto l’impugnazione. Se un commercialista ha commesso un errore fiscale, occorrerà verificare quale sarebbe stata la posizione economica e tributaria del cliente adottando una condotta professionale corretta. Se una consulenza negligente ha compromesso un’operazione societaria, dovrà essere ricostruito lo scenario economico che ragionevolmente si sarebbe prodotto senza quell’errore.

Questo passaggio impedisce anche di confondere il valore dell’operazione compromessa con l’ammontare del danno risarcibile. Una cessione d’azienda da dieci milioni di euro non genera necessariamente un danno di dieci milioni se viene compromessa dall’errore di un consulente. Allo stesso modo, la perdita della possibilità di recuperare un credito di due milioni di euro non significa necessariamente che il danno coincida con il valore nominale del credito. Devono essere considerate le effettive probabilità di recupero, la solvibilità del debitore, le contestazioni esistenti e gli altri elementi che avrebbero potuto incidere sul risultato.

La quantificazione deve quindi concentrarsi sul pregiudizio patrimoniale concretamente riconducibile all’errore. Può comprendere il danno emergente, rappresentato dalle perdite economiche direttamente subite, il lucro cessante, quando sia possibile dimostrare utilità economiche che sarebbero state ragionevolmente conseguite, e, nei casi in cui ne ricorrano effettivamente i presupposti, la perdita di chance. Quest’ultima non coincide con una generica speranza di ottenere un risultato migliore: deve riguardare la perdita di una possibilità concreta, seria e apprezzabile di conseguire un vantaggio o evitare un pregiudizio.

La prova assume perciò un’importanza determinante. In una richiesta di risarcimento per centinaia di migliaia o milioni di euro possono diventare decisivi gli atti giudiziari, la documentazione fiscale e societaria, i contratti, i bilanci, le fatture, i flussi finanziari, le valutazioni d’azienda, la corrispondenza con il professionista, i pareri ricevuti e i documenti relativi all’operazione compromessa. Quando necessario, questi elementi devono essere letti anche con l’ausilio di competenze tecniche, contabili o finanziarie capaci di ricostruire il danno secondo criteri verificabili.

Un ulteriore profilo riguarda la prescrizione dell’azione risarcitoria. Nei casi complessi non è prudente attendere, perché l’individuazione del termine applicabile e della sua decorrenza richiede una valutazione della specifica vicenda e del rapporto professionale. Quando emergono elementi che fanno ipotizzare un danno rilevante, è quindi opportuno acquisire rapidamente la documentazione e verificare anche eventuali decadenze o altri termini che possano incidere sulle possibilità di tutela.

Infine, nei danni milionari deve essere esaminata con attenzione la posizione assicurativa del professionista. L’esistenza di una polizza RC professionale può essere rilevante ai fini del risarcimento, ma non significa che la compagnia sia necessariamente tenuta a corrispondere l’intero importo richiesto. Massimale, franchigia, scoperto, attività assicurata, periodo di copertura, eventuali clausole claims made ed esclusioni possono incidere concretamente sulla gestione del sinistro. Quando il danno supera il massimale assicurativo o l’assicuratore contesta la copertura, occorre valutare la posizione del professionista e quella della compagnia nell’ambito della strategia risarcitoria complessiva.

Per questo, soprattutto quando la perdita economica è particolarmente elevata, la domanda non dovrebbe essere semplicemente “il professionista ha sbagliato?”, ma se sia possibile dimostrare documentalmente l’errore, ricostruire ciò che sarebbe accaduto senza quella condotta e quantificare il danno che ne è effettivamente derivato. È su questa ricostruzione che può fondarsi una richiesta finalizzata a ottenere un giusto e congruo risarcimento.

Un esempio pratico di errore professionale con conseguenze economiche milionarie

Si consideri il caso di una società che vanta un credito di importo superiore al milione di euro nei confronti di un’altra impresa e affida a un professionista la gestione della controversia e delle iniziative necessarie per tutelarne il recupero. La documentazione disponibile evidenzia l’esistenza del rapporto contrattuale, le prestazioni eseguite e gli importi dovuti, mentre la controparte contesta alcune voci e ritarda progressivamente i pagamenti. In una situazione di questo tipo, il valore nominale del credito rende particolarmente rilevante ogni scelta relativa ai termini, agli atti da compiere e alle iniziative necessarie per conservarne la possibilità di recupero.

Nel corso della gestione della pratica emerge che una parte determinante del credito non è stata tempestivamente tutelata e che il decorso del tempo ha prodotto conseguenze non più rimediabili. La società si trova così nella condizione di contestare al professionista un’omissione che potrebbe avere compromesso la possibilità di ottenere somme estremamente rilevanti. Il punto decisivo, tuttavia, non consiste semplicemente nel verificare che sia stato commesso un errore o che un termine non sia stato rispettato. Occorre stabilire quale sarebbe stata la concreta possibilità di recuperare il credito se l’attività professionale fosse stata correttamente eseguita.

L’analisi deve quindi estendersi alla documentazione relativa al credito, alle contestazioni formulate dal debitore, agli atti compiuti dal professionista, alle comunicazioni intercorse con il cliente e alla situazione patrimoniale della controparte. Se, per esempio, il credito era adeguatamente documentato e il debitore disponeva di beni o risorse sui quali sarebbe stato concretamente possibile agire, l’omissione professionale può assumere una rilevanza economica molto diversa rispetto al caso in cui il credito fosse fortemente contestato oppure sostanzialmente irrecuperabile già prima dell’errore.

Supponiamo che dall’esame complessivo emerga che una parte significativa della somma avrebbe avuto concrete prospettive di recupero. La richiesta risarcitoria non dovrebbe essere costruita limitandosi ad affermare che, essendo stato perso un credito superiore al milione di euro, il professionista debba automaticamente risarcire lo stesso importo. È necessario ricostruire la situazione che presumibilmente si sarebbe verificata in assenza dell’omissione, valutando la fondatezza della pretesa, le probabilità di successo delle iniziative che avrebbero potuto essere intraprese e le effettive possibilità di soddisfazione sul patrimonio del debitore.

Su questa base può essere determinato il danno patrimoniale concretamente riconducibile all’errore professionale e può essere formulata una richiesta risarcitoria supportata da elementi documentali ed economici. Contestualmente assume rilievo l’esame della polizza RC del professionista, verificando l’operatività della copertura, il massimale disponibile, eventuali franchigie o scoperti e le possibili contestazioni della compagnia assicurativa. Se il danno accertabile eccede il massimale, la differenza non scompare per il solo fatto che la copertura assicurativa sia insufficiente: devono essere valutate separatamente la responsabilità del professionista e le obbligazioni derivanti dalla polizza.

Un’impostazione di questo tipo consente di affrontare anche la trattativa stragiudiziale su basi più solide. Quando professionista o assicuratore contestano il nesso causale, la probabilità di recupero del credito o l’entità del danno, la documentazione raccolta e la ricostruzione dello scenario alternativo diventano centrali per sostenere la richiesta. Se non è possibile raggiungere un accordo adeguato, gli stessi elementi costituiscono la base sulla quale valutare l’azione giudiziaria finalizzata al riconoscimento della responsabilità e al conseguimento del congruo risarcimento del danno effettivamente dimostrabile.

L’esempio mostra perché, nelle controversie professionali milionarie, il valore economico della vicenda richieda un’analisi che vada molto oltre la semplice individuazione dell’errore. La tutela dipende dalla possibilità di ricostruire in modo convincente l’intera sequenza causale: ciò che il professionista avrebbe dovuto fare, ciò che ha effettivamente fatto o omesso, quale scenario si sarebbe ragionevolmente verificato con una condotta corretta e quale perdita patrimoniale sia derivata dalla differenza tra i due scenari.

Domande frequenti sul risarcimento per errori professionali di grande valore

Un errore del professionista dà sempre diritto al risarcimento?
No. L’esistenza di un errore, di un’omissione o di una condotta negligente non comporta automaticamente il diritto al risarcimento. È necessario dimostrare che il professionista abbia violato gli obblighi derivanti dall’incarico, che tale condotta abbia causato il pregiudizio lamentato e che esista un danno patrimoniale concretamente dimostrabile e quantificabile. Nei casi milionari questa verifica è particolarmente importante, perché occorre distinguere le perdite effettivamente causate dall’errore dalle conseguenze economiche che si sarebbero verificate comunque.

Se un avvocato fa perdere una causa da un milione di euro, il cliente può chiedere un milione di risarcimento?
Non automaticamente. La perdita della causa non dimostra, da sola, la responsabilità professionale dell’avvocato e il valore della controversia non coincide necessariamente con il danno risarcibile. Occorre verificare quale errore sia stato commesso e quale concreta possibilità vi fosse di ottenere un risultato favorevole in assenza di quell’errore. Lo stesso principio vale quando la condotta contestata riguarda la prescrizione di un credito, una mancata impugnazione, una decadenza processuale o la perdita di un’altra opportunità economicamente rilevante.

Si possono chiedere i danni al commercialista per sanzioni fiscali o perdite subite dall’impresa?
Sì, quando ne ricorrono i presupposti. Una dichiarazione fiscale errata, l’omissione di un adempimento, il mancato rispetto di una scadenza o una consulenza negligente possono determinare una responsabilità professionale se viene dimostrato il collegamento tra la condotta del commercialista e il danno. La quantificazione deve però essere effettuata concretamente: sanzioni, interessi, perdita di agevolazioni, crediti d’imposta o altre conseguenze economiche devono essere esaminate distinguendo ciò che deriva dall’errore professionale da quanto sarebbe stato comunque dovuto o si sarebbe comunque verificato.

Cosa succede se il danno milionario supera il massimale dell’assicurazione professionale?
Il massimale indica il limite della prestazione assicurativa secondo quanto previsto dalla polizza, ma non determina necessariamente il limite del danno imputabile al professionista. Se, per esempio, viene accertato un danno superiore al massimale disponibile, occorre valutare separatamente l’obbligazione risarcitoria del professionista e l’effettiva estensione della copertura assicurativa. Devono inoltre essere esaminate le condizioni della polizza, comprese eventuali franchigie, scoperti, esclusioni, delimitazioni temporali e clausole claims made. Nei danni di grande valore, verificare tempestivamente la copertura assicurativa può quindi essere un passaggio particolarmente importante.

Quanto tempo c’è per chiedere il risarcimento per responsabilità professionale?
Non è opportuno individuare un termine senza esaminare il caso concreto. La prescrizione dipende dalla natura della responsabilità, dal rapporto professionale e dalle circostanze della vicenda, mentre possono assumere rilievo anche il momento dal quale il diritto può essere esercitato e gli eventuali atti interruttivi. Per questo, quando emerge un possibile danno economico di centinaia di migliaia o milioni di euro, attendere può essere rischioso: è preferibile verificare tempestivamente documentazione, cronologia degli eventi e termini applicabili, così da preservare le eventuali possibilità di tutela.

Hai subito un danno economico rilevante per un errore professionale? Valutiamo il tuo caso

Quando un errore professionale ha prodotto o può avere prodotto un danno di centinaia di migliaia o milioni di euro, è importante ricostruire la vicenda prima che il trascorrere del tempo renda più difficile acquisire le prove, ricostruire le conseguenze economiche o tutelare i propri diritti. Nel nostro Studio esaminiamo controversie di responsabilità professionale caratterizzate da danni patrimoniali rilevanti, valutando non soltanto la condotta del professionista, ma soprattutto il rapporto tra l’errore contestato e la perdita economica concretamente subita.

L’analisi può riguardare, a seconda del caso, l’incarico professionale, i contratti e i preventivi, le comunicazioni intercorse, le e-mail e le PEC, gli atti giudiziari, fiscali, societari o amministrativi, le scadenze non rispettate, i pareri ricevuti, la documentazione economica e contabile e le eventuali alternative che avrebbero potuto evitare il pregiudizio. Nei casi che coinvolgono avvocati, commercialisti, consulenti o altri professionisti, questa ricostruzione permette di verificare se esistano gli elementi per contestare una responsabilità e, soprattutto, se sia possibile dimostrare il nesso causale tra errore professionale e danno milionario.

Particolare attenzione deve essere dedicata alla quantificazione. Il valore della causa, del credito, dell’immobile, dell’azienda o dell’operazione compromessa non coincide necessariamente con l’importo risarcibile. Per formulare una richiesta adeguatamente fondata occorre individuare il danno emergente, l’eventuale lucro cessante e, quando ne ricorrono i presupposti, la perdita di una chance concreta, seria e apprezzabile. L’obiettivo è arrivare a una ricostruzione documentata del pregiudizio sulla quale fondare la richiesta di un giusto e congruo risarcimento.

Verifichiamo inoltre l’eventuale polizza RC professionale e gli aspetti che possono incidere concretamente sulla copertura: massimale, periodo di efficacia, condizioni assicurative, franchigie, scoperti, esclusioni ed eventuali contestazioni formulate dalla compagnia. Questo passaggio può essere particolarmente importante quando il danno supera il massimale assicurativo oppure quando l’assicuratore rifiuta il sinistro o formula un’offerta ritenuta insufficiente rispetto al danno documentato.

Se ritieni che l’errore di un avvocato, commercialista, consulente o altro professionista abbia provocato una perdita economica di grande valore, puoi contattare lo Studio Legale Calvello per richiedere una valutazione del caso. L’esame tempestivo della documentazione consente di verificare la possibile responsabilità professionale, la prova del danno, l’eventuale copertura assicurativa e i termini applicabili, così da individuare le iniziative stragiudiziali o giudiziali concretamente percorribili.

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