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Contratti Danno patrimoniale Responsabilità civile

Perito assicurazione quantifica danno troppo basso: cosa fare

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Quando il perito incaricato dalla compagnia assicurativa quantifica il danno in misura molto inferiore rispetto alle conseguenze effettive del sinistro, la differenza può valere decine o centinaia di migliaia di euro e, nei maxi-sinistri, raggiungere importi ancora maggiori. La valutazione del perito non deve essere considerata automaticamente definitiva: occorre verificare come è stato ricostruito il danno, quali voci sono state riconosciute o escluse e soprattutto quali criteri di quantificazione prevede la polizza.

Nei casi che esaminiamo distinguiamo sempre il danno economicamente subito dall’assicurato dall’indennizzo contrattualmente dovuto. Una perdita reale di 800.000 euro, per esempio, non comporta necessariamente un indennizzo dello stesso importo, perché possono incidere somma assicurata, massimale, sottolimiti, franchigie, scoperti, criteri di valorizzazione e, quando applicabile, sottoassicurazione. Il problema nasce quando la riduzione non deriva correttamente dalla polizza o quando la perizia sottostima il valore dei beni, i costi di ripristino, l’estensione materiale del sinistro o altre componenti effettivamente comprese nella garanzia.

Quando la perizia dell’assicurazione può sottostimare un danno di grande valore

La perizia assicurativa è uno dei passaggi centrali nella gestione di un sinistro, ma non coincide necessariamente con la determinazione definitiva di quanto spetta all’assicurato. Il tecnico incaricato dalla compagnia ricostruisce cause, estensione e valore economico dei danni secondo il mandato ricevuto e le condizioni della polizza. Proprio nei sinistri di grande valore possono emergere divergenze rilevanti: sul valore che i beni avevano prima dell’evento, sul costo necessario per ripararli o ricostruirli, sul deprezzamento applicabile, sull’entità dei danni direttamente provocati dal sinistro oppure sull’inclusione di determinate spese nella copertura.

Il problema diventa particolarmente delicato nei maxi-sinistri aziendali. Un incendio, un allagamento o un altro evento grave può interessare contemporaneamente immobili, impianti, macchinari, merci e attrezzature e può determinare un’interruzione dell’attività. In queste situazioni una differenza apparentemente tecnica nel criterio di stima può produrre una variazione molto consistente dell’indennizzo. Se, ad esempio, il costo documentato per ripristinare un impianto è sensibilmente superiore a quello assunto dal perito, occorre comprendere da dove nasce lo scostamento: prezzi utilizzati, caratteristiche tecniche, vetustà, possibilità effettiva di riparazione, criteri di ricostruzione oppure modalità di valorizzazione stabilite dal contratto.

Lo stesso vale quando la compagnia riconosce soltanto una parte dei danni. Una voce non può essere considerata indennizzabile soltanto perché costituisce una conseguenza economica del sinistro, ma non dovrebbe neppure essere esclusa senza verificare la copertura concretamente acquistata. Se la polizza comprende, per esempio, determinate spese conseguenti al sinistro oppure una garanzia per l’interruzione dell’attività, diventa necessario esaminare condizioni generali e particolari, appendici, limiti e sottolimiti e confrontarli con la documentazione tecnica e contabile. Nel caso delle perdite aziendali, inoltre, perdita di fatturato e lucro cessante non sono concetti automaticamente sovrapponibili e la quantificazione deve rispettare il criterio previsto dalla specifica garanzia.

Per questo una perizia assicurativa che sottostima un danno di grande valore va esaminata insieme alla polizza e alla documentazione del sinistro. Contestare semplicemente che “il danno vale di più” è normalmente insufficiente: occorre individuare le singole divergenze, ricostruire il criterio corretto e documentare perché la quantificazione proposta dalla compagnia non rappresenta, in tutto o in parte, l’indennizzo contrattualmente dovuto.

Perito dell’assicurazione e indennizzo troppo basso: cosa verificare prima di accettare la liquidazione

Quando l’assicurazione propone una liquidazione molto inferiore al danno denunciato, la prima verifica riguarda il contratto. Dobbiamo capire quale rischio è stato effettivamente assicurato, quali beni e interessi economici rientrano nella garanzia, quale somma è assicurata, quali limiti sono previsti e se esistono franchigie, scoperti o specifiche esclusioni. Solo dopo questo esame è possibile stabilire se la differenza deriva legittimamente dalla struttura della copertura oppure da una quantificazione contestabile.

Un passaggio particolarmente sensibile riguarda il valore attribuito ai beni. Nelle assicurazioni contro i danni il contratto opera nei modi e nei limiti pattuiti e l’accertamento deve rispettare anche i criteri legali e contrattuali di determinazione del valore. Occorre quindi verificare se la polizza prevede valore a nuovo, valore allo stato d’uso, particolari criteri di ricostruzione o altre modalità di stima. La somma indicata in polizza non può essere letta isolatamente: nei casi in cui ricorrano i presupposti dell’assicurazione parziale può entrare in gioco la regola proporzionale, salvo che il contratto disponga diversamente. Prima di accettare una riduzione per sottoassicurazione è quindi necessario controllare il tipo di copertura e il meccanismo contrattuale concretamente applicabile.

Va poi ricostruito ciò che il perito ha effettivamente considerato. Preventivi, fatture, inventari, fotografie, documentazione relativa ai beni, relazioni tecniche, contabilità aziendale e prove delle spese sostenute possono mostrare differenze sostanziali rispetto alla valutazione della compagnia. Nei sinistri complessi può essere necessario affiancare alla valutazione giuridica una perizia di parte in un maxi-sinistro assicurativo, costruita sui medesimi elementi tecnici e contrattuali che incidono sulla liquidazione. La perizia di parte non prevale automaticamente su quella della compagnia, ma consente di trasformare una contestazione generica in un confronto tecnico puntuale su quantità, valori, cause e criteri utilizzati.

Occorre prestare attenzione anche alla motivazione con cui viene ridotto l’importo. La compagnia potrebbe non contestare soltanto il valore economico del danno, ma sostenere che alcune conseguenze erano preesistenti, che una parte del sinistro non rientra nella garanzia oppure che opera una specifica limitazione contrattuale. In altri casi possono essere sollevate questioni relative alle dichiarazioni rese alla stipula, all’aggravamento del rischio o alla tempestività della denuncia. Sono profili diversi dalla pura quantificazione e devono essere affrontati separatamente, perché una controversia nata dalla stima del perito può trasformarsi in una contestazione sull’operatività stessa della copertura.

Quando lo scostamento economico è elevato, è quindi prudente non concentrare l’attenzione soltanto sulla cifra finale proposta dall’assicurazione. Prima di accettare una liquidazione o sottoscrivere atti che possano incidere sulle ulteriori pretese, occorre ricostruire come quella cifra è stata ottenuta. Se il punto di partenza è una valutazione tecnica incompleta o non condivisibile, la contestazione della perizia della compagnia assicurativa deve indicare con precisione le voci controverse e collegarle alle prove disponibili e alle condizioni della polizza. Nei sinistri di importo elevato è questo confronto tra contratto, accertamento tecnico e documentazione del danno che permette di stabilire se l’offerta sia effettivamente inferiore a quanto dovuto e su quali basi chiedere una diversa quantificazione.

Come contestare una perizia assicurativa che quantifica il danno troppo basso

Quando dalla verifica emerge che la quantificazione della compagnia non rappresenta correttamente il danno indennizzabile, la contestazione deve essere costruita su elementi tecnici, contrattuali e documentali precisi. Nei sinistri di grande valore una semplice richiesta di aumento dell’offerta difficilmente è sufficiente. Occorre individuare quali voci sono state sottostimate o escluse, quale criterio ha utilizzato il perito, quale criterio prevede invece la polizza e quali documenti consentono di sostenere una diversa valutazione.

Il primo elemento da ricostruire è il contenuto della copertura. L’esistenza di un danno economicamente rilevante non significa, da sola, che l’intera perdita debba essere indennizzata. Dobbiamo verificare il rischio assicurato, le condizioni generali e particolari, eventuali appendici, somme assicurate, massimali e sottolimiti, franchigie e scoperti. Se la compagnia applica una riduzione per sottoassicurazione, occorre controllare se ricorrano effettivamente i presupposti della regola proporzionale e se il contratto contenga deroghe o modalità di copertura incompatibili con il criterio adottato.

Su questa base si passa alla quantificazione. Se il perito ha stimato in 300.000 euro un danno che la documentazione tecnica indica in misura sensibilmente superiore, non basta contrapporre una cifra diversa: bisogna spiegare perché. Possono assumere rilievo il costo effettivo di ricostruzione o sostituzione, le caratteristiche dei beni distrutti, il loro stato precedente al sinistro, l’eventuale deprezzamento, i preventivi acquisiti, le fatture, gli inventari, la documentazione fotografica e le relazioni dei tecnici intervenuti. Nei sinistri aziendali possono aggiungersi dati contabili e produttivi quando la polizza comprende determinate perdite conseguenti all’interruzione dell’attività.

Una perizia di parte può essere particolarmente utile quando la divergenza riguarda aspetti tecnici complessi o importi elevati. Il consulente dell’assicurato deve poter ricostruire le singole componenti del danno e confrontarle con quelle considerate dal perito della compagnia. L’obiettivo non è produrre una seconda stima genericamente più alta, ma individuare e documentare le ragioni dello scostamento. In questo modo la contestazione della perizia della compagnia assicurativa può essere formulata su basi verificabili e utilizzata sia nella trattativa stragiudiziale sia, quando necessario, nel successivo contenzioso.

Nei casi in cui il contrasto tecnico non possa essere risolto attraverso il confronto tra le parti, può essere necessario valutare gli strumenti previsti dalla polizza e dall’ordinamento. A seconda della controversia possono assumere rilievo le procedure peritali contemplate dal contratto oppure, quando ne ricorrano i presupposti, un accertamento tecnico preventivo in una controversia assicurativa di grande valore. La scelta dello strumento dipende dal tipo di accertamento necessario, dallo stato della prova e dalle caratteristiche del sinistro.

La contestazione deve considerare anche eventuali questioni ulteriori sollevate dalla compagnia. Se l’assicurazione sostiene che parte dei danni fosse preesistente, che una determinata voce non rientri nella copertura o che operi un’esclusione, la controversia non riguarda più soltanto la stima economica. Lo stesso accade quando vengono contestate dichiarazioni inesatte o reticenze, un aggravamento del rischio o una denuncia tardiva. Ciascuna eccezione richiede una verifica autonoma dei fatti e della disciplina applicabile e non può essere utilizzata automaticamente per giustificare qualsiasi riduzione dell’indennizzo.

Nei maxi-sinistri è importante intervenire prima che la posizione delle parti si cristallizzi. La conservazione delle prove, la documentazione dello stato dei beni, l’acquisizione delle relazioni tecniche e la corretta ricostruzione dei costi possono diventare più difficili con il trascorrere del tempo. Devono essere controllati anche prescrizione, eventuali decadenze e gli altri termini applicabili al rapporto assicurativo. Se la compagnia riconosce soltanto una parte dell’importo, occorre inoltre valutare attentamente natura ed effetti di eventuali anticipi, pagamenti parziali, quietanze o proposte transattive prima della loro accettazione.

Un maxi-sinistro aziendale con una perizia molto inferiore ai costi effettivi di ripristino

In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con nomi e alcuni elementi identificativi modificati per tutelare la riservatezza del cliente, una società che chiameremo Alfa aveva subito un grave sinistro in uno stabilimento produttivo. L’evento aveva danneggiato impianti, macchinari e una parte rilevante dell’immobile, causando anche il fermo temporaneo dell’attività. La prima quantificazione effettuata nell’ambito della gestione assicurativa risultava sensibilmente inferiore rispetto ai costi che l’impresa riteneva necessari per ripristinare i beni interessati.

Abbiamo esaminato la polizza insieme alla documentazione tecnica e alle valutazioni economiche disponibili, separando le voci effettivamente comprese nella copertura dalle perdite che non potevano essere automaticamente trasferite sull’assicuratore. Il punto decisivo riguardava alcune componenti rilevanti del danno materiale e i criteri utilizzati per determinarne il valore. Il confronto tra le risultanze della perizia assicurativa, le caratteristiche degli impianti e la documentazione relativa ai costi di ripristino mostrava scostamenti che richiedevano una contestazione analitica, non una semplice richiesta di aumentare l’indennizzo.

La posizione è stata quindi riformulata sulla base delle singole voci contestate e della relativa documentazione, consentendo di riaprire il confronto sulla quantificazione e di arrivare a una definizione economica più favorevole rispetto alla valutazione iniziale. Il risultato dipese dalle caratteristiche specifiche della polizza, dalle prove disponibili e dalla ricostruzione tecnica del sinistro; casi apparentemente simili possono avere esiti diversi. Proprio per questo, quando il perito dell’assicurazione quantifica un danno troppo basso, la verifica deve partire dai documenti del singolo caso e non dalla sola differenza tra la somma richiesta dall’assicurato e quella proposta dalla compagnia.

Domande frequenti sulla perizia assicurativa che sottostima il danno

La valutazione del perito dell’assicurazione è vincolante per l’assicurato?

Non necessariamente. Occorre verificare la disciplina prevista dalla polizza e l’eventuale procedura peritale applicabile. Se la quantificazione presenta errori, omissioni o criteri non coerenti con il contratto, l’assicurato può avere interesse a contestarla producendo documentazione tecnica ed economica idonea a sostenere una diversa determinazione del danno indennizzabile.

Posso rifiutare un indennizzo che ritengo troppo basso?

Prima di assumere una decisione è opportuno verificare contenuto e conseguenze della proposta della compagnia. Un pagamento parziale, un anticipo, una quietanza o un accordo transattivo possono avere effetti diversi. Nei sinistri di grande valore è quindi necessario esaminare attentamente il documento che viene sottoposto all’assicurato e stabilire se l’accettazione possa incidere sulla possibilità di richiedere ulteriori somme.

Serve una perizia di parte per contestare quella dell’assicurazione?

Non in ogni controversia, ma quando il disaccordo riguarda valutazioni tecniche complesse o importi rilevanti una perizia di parte può consentire di individuare con precisione gli errori o le divergenze nella stima. Il suo valore dipende dalla qualità dell’accertamento, dalla documentazione disponibile e dalla coerenza dei criteri adottati con quanto stabilito dalla polizza.

La compagnia può ridurre l’indennizzo perché il bene era sottoassicurato?

La sottoassicurazione non deve essere applicata automaticamente. Occorre verificare il tipo di polizza, il valore assicurabile, la somma assicurata e le specifiche condizioni contrattuali. Quando ne ricorrono i presupposti può operare la regola proporzionale, mentre altre forme di copertura o specifiche clausole possono prevedere criteri differenti. Una riduzione rilevante dell’indennizzo deve quindi essere verificata sulla concreta disciplina del contratto.

Cosa fare se la differenza tra il danno e l’indennizzo proposto è di centinaia di migliaia di euro?

Quando lo scostamento è economicamente rilevante è opportuno esaminare prima di tutto polizza, perizia della compagnia, documentazione tecnica, preventivi, fatture e ogni prova utile a ricostruire il danno. Se l’assicurazione riconosce soltanto una parte della somma richiesta, può essere necessario verificare analiticamente le ragioni della riduzione e valutare una contestazione stragiudiziale o, quando ne ricorrono i presupposti, un’azione giudiziaria. Sul tema abbiamo approfondito anche il caso in cui l’assicurazione paga solo una parte del danno e occorre valutare come ottenere la differenza.

Perizia assicurativa troppo bassa: richiedi una valutazione del caso

Se il perito dell’assicurazione ha quantificato un sinistro di grande valore in misura sensibilmente inferiore rispetto al danno che ritenete coperto dalla polizza, possiamo esaminare la documentazione per verificare le ragioni dello scostamento. Nei maxi-sinistri la valutazione richiede il confronto tra contratto, condizioni e appendici di polizza, perizie, prove del danno e criteri utilizzati per determinare l’indennizzo.

Lo Studio Legale Calvello assiste persone, professionisti e imprese nelle controversie assicurative economicamente rilevanti, anche quando la compagnia contesta l’entità del danno, riconosce soltanto un pagamento parziale o la divergenza tra la valutazione dell’assicurato e quella del perito riguarda somme di centinaia di migliaia di euro o superiori.

Per sottoporci il caso potete richiedere una valutazione compilando il modulo dello Studio Legale Calvello, descrivendo il sinistro e allegando, quando disponibili, la polizza, la comunicazione della compagnia e la documentazione utile a comprendere la quantificazione contestata.

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