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Contratti finanziari con costi occulti: come contestarli

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Nei contratti finanziari, i costi possono incidere in misura rilevante sul risultato economico dell’investimento, soprattutto quando riguardano patrimoni elevati, prodotti complessi, gestioni patrimoniali o strumenti derivati. Il problema giuridico nasce quando commissioni, margini, costi impliciti o altri oneri non sono stati rappresentati al cliente in modo chiaro, completo e tempestivo, impedendogli di comprendere il costo effettivo dell’operazione e la sua convenienza. In questi casi occorre verificare la documentazione contrattuale e le informazioni fornite prima dell’investimento, ricostruire gli oneri effettivamente sostenuti e accertare se la condotta della banca, dell’intermediario o del consulente abbia determinato un danno risarcibile. Non ogni costo elevato è illegittimo e non ogni perdita comporta automaticamente una responsabilità dell’intermediario: ciò che conta è stabilire che cosa il cliente conosceva al momento della decisione e quale sarebbe stata la sua scelta se avesse ricevuto un’informazione corretta.

Quando i costi di un investimento possono essere considerati occulti o non adeguatamente comunicati

Un investimento non può essere valutato considerando soltanto il rendimento promesso o atteso. Il cliente deve poter comprendere anche quanto l’operazione gli costa realmente e quale incidenza tali oneri possono avere sul rendimento. Commissioni di ingresso o di uscita, costi di gestione, commissioni legate alle singole operazioni, remunerazioni percepite dall’intermediario, costi incorporati nel prodotto e altri oneri possono modificare sensibilmente il risultato economico dell’investimento, soprattutto quando vengono applicati a capitali di centinaia di migliaia o milioni di euro.

La disciplina dei servizi di investimento impone specifici obblighi di trasparenza sui costi e sugli oneri. L’informazione deve consentire al cliente di comprendere il costo complessivo del servizio e dello strumento finanziario e la sua incidenza sul rendimento. Non è quindi sufficiente che un costo sia astrattamente ricavabile da una documentazione estesa o attraverso formule di difficile comprensione se, considerando il servizio prestato e la disciplina applicabile, il cliente non è stato posto nelle condizioni di valutarne concretamente la portata economica prima di assumere la decisione di investimento.

Il problema diventa particolarmente delicato nei prodotti finanziari complessi. Certificates, derivati, swap, Interest Rate Swap e altri strumenti strutturati possono incorporare componenti economiche che non risultano immediatamente percepibili da un investitore privo di competenze specialistiche. In queste situazioni occorre esaminare la struttura dell’operazione, la documentazione consegnata, le condizioni economiche applicate e le informazioni effettivamente ricevute dal cliente. Per i derivati sottoscritti da imprese, ad esempio, l’analisi può richiedere anche una ricostruzione tecnica del valore dell’operazione e delle condizioni economiche iniziali. Sul tema abbiamo approfondito anche i casi di derivati finanziari con perdite di grande importo e di swap e derivati venduti alle imprese.

Anche nei prodotti apparentemente più semplici l’incidenza dei costi può diventare rilevante. Un portafoglio sottoposto a frequenti operazioni di acquisto e vendita può generare commissioni considerevoli; una gestione patrimoniale può presentare costi che, nel tempo, riducono sensibilmente il capitale; un prodotto finanziario può prevedere meccanismi remunerativi o oneri che devono essere valutati insieme al rischio e alle prospettive di rendimento. La verifica, quindi, non consiste semplicemente nel cercare una voce denominata “commissione occulta”, ma nel ricostruire l’intera economia del rapporto e stabilire quali costi siano stati sostenuti, come siano stati rappresentati e quale informazione sia stata fornita al cliente.

Come contestare commissioni e costi nascosti applicati dalla banca o dall’intermediario

Quando il cliente scopre che il rendimento dell’investimento è stato significativamente eroso da costi che non ricorda di avere conosciuto o compreso al momento della sottoscrizione, il primo passaggio consiste nell’analisi della documentazione. Contratto quadro, ordini di investimento, documenti informativi, rendicontazioni periodiche, prospetti relativi a costi e oneri, questionari di profilatura e comunicazioni intercorse con la banca consentono di ricostruire ciò che era stato rappresentato prima dell’operazione e ciò che è emerso durante il rapporto. Nei casi economicamente rilevanti può essere necessario affiancare all’esame giuridico una ricostruzione finanziaria dei costi effettivamente sostenuti.

La contestazione non dovrebbe essere costruita sulla sola constatazione che le commissioni sono elevate. Occorre individuare la specifica violazione imputata all’intermediario e verificare se abbia inciso sulla decisione del cliente. Se, per esempio, un investitore ha impiegato 500.000 euro in un prodotto complesso confidando in determinate prospettive di rendimento, la mancata rappresentazione di costi capaci di incidere materialmente sul risultato economico dell’operazione può assumere un peso diverso rispetto a un onere chiaramente comunicato, compreso e consapevolmente accettato.

Lo stesso vale quando alla mancata trasparenza sui costi si accompagnano altri profili problematici. Un prodotto può essere stato proposto nell’ambito di un servizio di consulenza pur risultando incoerente con il profilo del cliente; l’investitore può non essere stato adeguatamente informato della possibilità di perdere una parte rilevante del capitale; un portafoglio può essere stato sottoposto a un numero di operazioni tale da generare costi considerevoli; una gestione patrimoniale può essersi discostata dal mandato conferito. In questi casi l’esame dei costi deve essere inserito nella valutazione complessiva del rapporto, senza confondere gli obblighi di informazione con le diverse regole in materia di adeguatezza o appropriatezza, che dipendono dal servizio di investimento concretamente prestato.

Per questa ragione, quando la perdita è consistente, noi ricostruiamo anzitutto la sequenza delle operazioni e confrontiamo le informazioni disponibili al cliente con le caratteristiche effettive del prodotto e con il servizio prestato. La violazione degli obblighi informativi negli investimenti finanziari può assumere rilievo insieme alla mancata trasparenza dei costi, ma resta necessario dimostrare il collegamento tra la condotta contestata e il pregiudizio economico subito.

Questo passaggio è particolarmente importante quando si pretende il risarcimento di perdite elevate. Il danno non coincide automaticamente con la differenza tra il capitale investito e quello recuperato: una parte della perdita può dipendere dall’andamento dei mercati o dal rischio proprio dello strumento. Occorre quindi distinguere le conseguenze economiche dell’investimento da quelle riconducibili alle eventuali violazioni dell’intermediario. Quando il capitale coinvolto è rilevante, una ricostruzione documentale e finanziaria accurata consente di stabilire se esistano i presupposti per formulare una contestazione e quale pregiudizio possa essere concretamente richiesto a titolo di risarcimento.

Responsabilità della banca e risarcimento: quali elementi devono essere provati

La presenza di costi non adeguatamente comunicati può assumere rilievo nella responsabilità della banca o dell’intermediario quando ha inciso sulla consapevolezza con cui il cliente ha effettuato l’investimento. L’accertamento deve partire dal rapporto concretamente instaurato: occorre verificare quale servizio di investimento sia stato prestato, quali informazioni sui costi e sugli oneri siano state fornite prima dell’operazione, quali caratteristiche avesse il prodotto e quale fosse il profilo dell’investitore. Se vi era un servizio di consulenza, assumono rilievo anche l’esperienza e le conoscenze finanziarie del cliente, gli obiettivi perseguiti, la capacità di sostenere perdite e la tolleranza al rischio.

La documentazione bancaria è quindi determinante. Contratto quadro, ordini di investimento, questionari MiFID, documentazione informativa, rendicontazioni dei costi e degli oneri, estratti del dossier titoli e comunicazioni tra cliente e intermediario possono consentire di ricostruire le condizioni nelle quali l’investimento è stato proposto e sottoscritto. Per prodotti complessi può rendersi necessaria anche una consulenza tecnica che individui componenti di costo non immediatamente percepibili, ne quantifichi l’incidenza economica e ricostruisca il valore dell’operazione.

Nei contratti derivati questa analisi può diventare particolarmente complessa. Un Interest Rate Swap, per esempio, deve essere esaminato nella sua concreta struttura finanziaria, verificando le condizioni pattuite, i flussi attesi, gli eventuali costi incorporati e le informazioni rese al cliente. Quando un’impresa registra perdite rilevanti non è sufficiente affermare che lo strumento si sia rivelato economicamente sfavorevole: occorre accertare quali caratteristiche avesse il derivato al momento della stipulazione e quali elementi fossero stati effettivamente rappresentati. Abbiamo affrontato specificamente questi profili nell’approfondimento dedicato a Interest Rate Swap e perdite aziendali: responsabilità della banca.

Un altro elemento da verificare riguarda l’eventuale conflitto di interessi. La remunerazione percepita dall’intermediario, direttamente o indirettamente, può assumere rilievo quando si inserisce nella distribuzione di un prodotto finanziario e deve essere valutata alla luce delle regole applicabili al rapporto. Il punto non è presumere che ogni remunerazione renda illegittima l’operazione, ma accertare se il cliente abbia ricevuto le informazioni dovute e se sia stato posto nella condizione di comprendere il costo complessivo dell’investimento e le circostanze capaci di incidere sulla prestazione del servizio.

Per ottenere un giusto risarcimento non basta dimostrare una violazione formale. Occorre affrontare il nesso causale e la quantificazione del danno. Se il cliente sostiene che, conoscendo i costi reali, non avrebbe effettuato l’investimento oppure avrebbe destinato il capitale a una diversa operazione, tale ricostruzione deve essere valutata sulla base delle circostanze concrete. Nei patrimoni di grande valore anche differenze percentuali apparentemente contenute possono tradursi in importi considerevoli, ma il danno risarcibile deve essere ricostruito senza attribuire automaticamente alla banca l’intera perdita subita dal portafoglio.

Prima di promuovere una causa è quindi opportuno verificare la solidità documentale della contestazione, l’entità del pregiudizio concretamente riconducibile alla condotta contestata e i termini applicabili. Nei casi in cui emergano violazioni rilevanti, la richiesta può essere formulata inizialmente in sede stragiudiziale e, quando non sia possibile raggiungere una soluzione adeguata, valutata in sede contenziosa. Per perdite di importo particolarmente elevato può essere utile confrontare il caso anche con i criteri esaminati nel nostro approfondimento sulla responsabilità della banca in caso di perdita di grandi somme negli investimenti finanziari.

Un caso di costi non adeguatamente rappresentati su un patrimonio finanziario rilevante

In un caso seguito dallo Studio, che descriviamo con nomi e dettagli modificati per tutelare la riservatezza del rapporto professionale, una famiglia aveva affidato alla banca un patrimonio finanziario di valore superiore al milione di euro, derivante in parte dalla liquidità ottenuta dopo il passaggio generazionale dell’azienda familiare. Dopo alcuni anni, gli eredi si erano accorti che il risultato della gestione era sensibilmente inferiore alle aspettative e che il portafoglio era stato interessato da numerose operazioni e da prodotti caratterizzati da una struttura di costi non immediatamente comprensibile.

Abbiamo acquisito e ricostruito la documentazione del rapporto, confrontando gli ordini, le rendicontazioni, i costi applicati, il profilo degli investitori e le informazioni disponibili al momento delle operazioni. L’elemento decisivo non era la semplice esistenza di commissioni, ma la verifica di come quei costi fossero stati rappresentati e quale incidenza avessero avuto sulle operazioni contestate. La ricostruzione economica e documentale ha consentito di delimitare le contestazioni effettivamente sostenibili e di quantificare il pregiudizio riferibile alle condotte esaminate, distinguendolo dalle perdite riconducibili all’andamento dei mercati. Su questa base è stato possibile gestire la controversia con la banca e definire una soluzione economica ritenuta congrua dal cliente, senza assumere che lo stesso risultato possa essere ottenuto in casi diversi.

Domande frequenti sui costi occulti nei contratti finanziari

Posso contestare un investimento se la banca non mi ha comunicato chiaramente tutti i costi?

Sì, la mancata o inadeguata informazione sui costi e sugli oneri può costituire un elemento rilevante della contestazione. Occorre però verificare quale informativa fosse dovuta nel caso concreto, quali documenti siano stati consegnati, quando siano state fornite le informazioni e se la carenza informativa abbia inciso sulla decisione di investimento e sul danno lamentato.

È sufficiente dimostrare che le commissioni applicate erano molto elevate?

No. L’entità delle commissioni, da sola, non dimostra automaticamente una responsabilità della banca o dell’intermediario. È necessario ricostruire il rapporto contrattuale, verificare la trasparenza delle condizioni economiche, il servizio di investimento prestato e l’incidenza effettiva dei costi. Se vengono contestate perdite, deve essere esaminato anche il nesso causale tra l’eventuale violazione e il pregiudizio economico richiesto a titolo di risarcimento.

Come posso verificare se un prodotto finanziario conteneva costi che non avevo compreso?

La verifica parte normalmente dal contratto quadro, dalla documentazione relativa al prodotto, dagli ordini di investimento e dalle rendicontazioni sui costi e sugli oneri. Nei prodotti complessi, come certificates, derivati o swap, può essere necessaria un’analisi tecnica per ricostruire la struttura economica dell’operazione e individuare costi o componenti finanziarie che non risultano immediatamente comprensibili dalla sola lettura dei documenti.

Se ho perso 100.000 o 500.000 euro posso chiedere alla banca l’intero importo?

La perdita registrata non coincide necessariamente con il danno risarcibile. Occorre stabilire quale parte del pregiudizio sia causalmente riconducibile alla condotta contestata e quale possa invece dipendere dal normale rischio dell’investimento o dall’andamento dei mercati. Nei casi di perdite elevate è quindi particolarmente importante ricostruire le singole operazioni e quantificare il danno sulla base della documentazione disponibile.

Posso contestare anche i costi di una gestione patrimoniale o di operazioni molto frequenti sul portafoglio?

Sì, quando ne ricorrono i presupposti. In una gestione patrimoniale devono essere esaminati il mandato conferito, le operazioni effettuate, i costi prodotti dalla gestione e la loro coerenza con le condizioni concordate. Se il portafoglio è stato movimentato con particolare frequenza, occorre verificare anche l’utilità economica delle operazioni e l’incidenza delle commissioni generate. Sul tema abbiamo approfondito la responsabilità del gestore in caso di perdite elevate nella gestione patrimoniale.

Contratti finanziari con costi non dichiarati: richiedi una valutazione del caso

Quando un investimento di valore rilevante presenta commissioni, costi impliciti o altri oneri che non risultano essere stati adeguatamente rappresentati, è opportuno esaminare il rapporto prima di stabilire se esistano i presupposti per una contestazione. Noi analizziamo la documentazione contrattuale e finanziaria, le informazioni fornite dalla banca o dall’intermediario, i costi effettivamente sostenuti e le perdite subite, verificando l’eventuale responsabilità e il danno concretamente riconducibile alle condotte contestate.

Se il capitale coinvolto è rilevante e desideri sottoporre il caso allo Studio Legale Calvello, puoi richiedere una valutazione compilando il modulo, indicando l’investimento effettuato, l’importo coinvolto, le perdite subite e la documentazione disponibile.

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