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Derivati finanziari e perdite elevate: responsabilità banca

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Una perdita rilevante su derivati finanziari non comporta automaticamente una responsabilità della banca o dell’intermediario. Quando, però, un investitore o un’impresa subisce perdite di centinaia di migliaia di euro o persino milionarie, è necessario verificare come il prodotto sia stato proposto, quali rischi siano stati illustrati, quale funzione economica dovesse svolgere e se l’operazione fosse coerente con le caratteristiche e le esigenze del cliente.

Nei casi che esaminiamo, il punto non è stabilire semplicemente quanto denaro sia stato perso. Occorre ricostruire il rapporto dall’origine: contratto quadro, singole operazioni, eventuale consulenza, profilatura, informazioni consegnate, costi, valore del derivato, rendicontazioni e andamento successivo. Solo questa analisi consente di comprendere se la perdita dipenda dal rischio proprio dello strumento oppure se vi siano condotte della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario suscettibili di fondare una contestazione e, quando ne ricorrono i presupposti, una richiesta di risarcimento.

Perché un derivato può generare perdite di centinaia di migliaia di euro o superiori

I derivati sono strumenti finanziari il cui valore dipende dall’andamento di un’attività, di un indice o di un parametro sottostante. In questa categoria rientrano strutture anche molto diverse tra loro e con livelli di complessità differenti. Nel contenzioso bancario assumono particolare rilievo gli swap e gli Interest Rate Swap sottoscritti da imprese per gestire l’esposizione alle variazioni dei tassi di interesse, ma le controversie possono riguardare anche derivati collegati a valute, finanziamenti o altre operazioni finanziarie.

Il fatto che un derivato presenti una componente di rischio non rende illegittima l’operazione. Il problema si pone quando la struttura concreta del contratto, il suo costo, il possibile andamento dei flussi finanziari o l’entità delle perdite potenziali non siano stati compresi dal cliente oppure non siano stati rappresentati in modo sufficientemente chiaro prima della sottoscrizione. In presenza di strumenti complessi, la differenza tra una copertura coerente con l’esposizione dell’impresa e un’operazione capace di generare un rischio ulteriore può avere conseguenze economiche molto rilevanti.

Per un’impresa che abbia sottoscritto un Interest Rate Swap collegato a un finanziamento, ad esempio, occorre confrontare il derivato con il debito che avrebbe dovuto coprire. Sono elementi da verificare il nozionale, la durata, il meccanismo di determinazione dei flussi, l’eventuale valore iniziale negativo, i costi incorporati e l’evoluzione del rapporto rispetto al finanziamento sottostante. Se il derivato continua oltre la durata del debito, presenta un nozionale non coerente con l’esposizione o assume caratteristiche sostanzialmente speculative, la sua funzione economica deve essere esaminata con particolare attenzione.

Lo stesso vale quando un contratto viene rinegoziato più volte e le perdite maturate vengono incorporate in operazioni successive. In situazioni di questo tipo il cliente può trovarsi esposto a una struttura progressivamente più onerosa senza avere una percezione immediata dell’effettivo rischio assunto. La documentazione deve allora consentire di ricostruire l’intera sequenza delle operazioni, evitando di valutare isolatamente soltanto l’ultimo contratto.

Quando le perdite sono molto elevate, questa ricostruzione diventa decisiva anche sotto il profilo quantitativo. Un mark to market negativo o un costo di chiusura particolarmente alto non dimostrano, da soli, un illecito della banca. Possono però rendere necessario verificare quali informazioni fossero state fornite sulla struttura economica del derivato, sui suoi possibili effetti e sui costi dell’operazione. Per gli stessi motivi, chi ha subito una perdita di grandi somme in investimenti finanziari dovrebbe evitare di limitare l’analisi al risultato finale e ricostruire invece il rapporto finanziario nella sua interezza.

Derivati inadeguati e rischi non spiegati: cosa verificare nel rapporto con la banca

Quando un cliente contesta perdite su derivati finanziari, uno dei primi passaggi consiste nell’individuare quale servizio di investimento sia stato effettivamente prestato. La distinzione è importante perché adeguatezza e appropriatezza rispondono a presupposti differenti e non possono essere utilizzate come formule equivalenti. Se vi è stata consulenza in materia di investimenti, assume particolare rilievo la coerenza dell’operazione raccomandata con conoscenze ed esperienza del cliente, situazione finanziaria, capacità di sostenere perdite, obiettivi e tolleranza al rischio. In altri servizi possono invece operare regole differenti, che devono essere applicate al rapporto concretamente intercorso.

La qualifica di imprenditore o di società non significa, di per sé, possedere competenze specialistiche in materia di derivati. Un’impresa industriale può avere notevole esperienza nel proprio settore e non essere in grado di comprendere autonomamente la struttura finanziaria di uno swap complesso. Per questo, nell’analisi del caso, verifichiamo la classificazione attribuita al cliente, le informazioni raccolte dall’intermediario, l’esperienza dichiarata, la documentazione di profilatura e le caratteristiche effettive delle operazioni precedentemente compiute.

Un altro profilo riguarda gli obblighi informativi della banca e dell’intermediario. Dire che un derivato comporta dei rischi può non essere sufficiente quando il cliente deve assumere una decisione consapevole su un contratto capace di produrre perdite molto elevate. L’informazione deve essere valutata rispetto allo specifico prodotto e al servizio prestato: struttura dell’operazione, funzionamento dei flussi, durata, esposizione economica, condizioni di uscita, costi e commissioni sono tutti elementi che possono incidere sulla comprensione effettiva dell’investimento. Sul tema abbiamo approfondito specificamente il caso dei derivati sottoscritti senza adeguata informazione sui rischi.

Per gli swap stipulati dalle imprese occorre poi confrontare quanto rappresentato dalla banca con la concreta funzione del contratto. Se il prodotto era stato proposto come strumento di copertura, è necessario comprendere quale rischio dovesse neutralizzare e se la struttura fosse effettivamente coerente con tale obiettivo. Un derivato presentato come protezione dalle oscillazioni dei tassi ma capace, per caratteristiche proprie, di creare un’esposizione ulteriore richiede un esame tecnico e giuridico approfondito. Lo stesso criterio vale per gli Interest Rate Swap che hanno prodotto perdite aziendali rilevanti e, più in generale, per swap e derivati venduti alle imprese.

L’esame comprende normalmente contratto quadro e conferme delle singole operazioni, questionari di profilatura, ordini, comunicazioni intercorse con la banca, prospetti dei flussi, rendicontazioni, documentazione relativa ai costi, eventuali rinegoziazioni e dati necessari a ricostruire l’andamento economico del derivato. Nei rapporti di grande valore può essere necessaria anche una valutazione tecnica finanziaria, perché la responsabilità non può essere desunta dalla sola esistenza della perdita.

È altrettanto necessario evitare l’errore opposto: considerare una firma sulla documentazione bancaria come sufficiente, da sola, a escludere qualsiasi contestazione. Il punto è verificare il rapporto nel suo complesso e accertare quali informazioni siano state concretamente fornite, quale fosse il livello di conoscenza del cliente e quale condotta fosse richiesta all’intermediario in relazione al servizio prestato. Quando emergono possibili violazioni, il passaggio successivo consiste nel determinare se esse abbiano effettivamente inciso sulla decisione di sottoscrivere il derivato e quale parte della perdita possa essere causalmente ricondotta alla condotta contestata.

Quando le perdite sui derivati possono essere contestate e quale risarcimento può essere richiesto

Una perdita anche molto elevata non è, da sola, sufficiente per attribuire responsabilità alla banca. Nei derivati finanziari occorre distinguere il risultato negativo riconducibile al rischio consapevolmente assunto dal cliente dal pregiudizio che possa derivare dalla violazione degli obblighi gravanti sull’intermediario. La contestazione deve quindi partire dai fatti e dalla documentazione: come è nato il rapporto, perché il derivato è stato sottoscritto, quali caratteristiche aveva, quali informazioni sono state fornite, quale servizio di investimento è stato prestato e quale fosse il profilo effettivo del cliente.

Nel caso di un’impresa, assume particolare rilievo la funzione attribuita allo strumento. Se uno swap era destinato a coprire il rischio di variazione dei tassi di un finanziamento, dobbiamo verificare la corrispondenza tra derivato ed esposizione sottostante: importo nozionale, durata, parametri utilizzati, struttura dei flussi e andamento del debito. Un Interest Rate Swap che presenti caratteristiche non coerenti con il finanziamento o che determini un’esposizione ulteriore rispetto al rischio da coprire richiede un esame diverso da quello di un contratto che abbia effettivamente svolto la funzione per la quale era stato stipulato.

La verifica riguarda anche il momento precedente alla sottoscrizione. Se il cliente sostiene che i rischi non siano stati adeguatamente illustrati, occorre confrontare la complessità dello strumento con le informazioni concretamente ricevute e con le conoscenze finanziarie che potevano ragionevolmente essergli attribuite. Quando il derivato è stato raccomandato nell’ambito di un servizio di consulenza, deve essere esaminata anche la sua coerenza con il profilo del cliente e con gli obiettivi dell’operazione. Una dichiarazione standardizzata o la mera sottoscrizione di moduli non esauriscono necessariamente questa verifica, che deve riguardare l’intero rapporto.

Particolare attenzione richiedono anche i costi impliciti o non chiaramente percepibili, il valore iniziale dell’operazione, il mark to market e gli eventuali costi di estinzione anticipata. Questi elementi devono essere esaminati tecnicamente e nel contesto della specifica operazione, senza ricavarne automatismi. Quando il problema riguarda proprio l’incidenza economica di componenti non adeguatamente rappresentate, è utile approfondire anche la disciplina dei contratti finanziari con costi occulti e le condizioni per contestarli.

Se dall’esame emergono violazioni imputabili alla banca o all’intermediario, resta da affrontare il tema del nesso causale e della quantificazione del danno. Non è corretto identificare automaticamente il danno risarcibile con tutto ciò che il cliente ha perso. Occorre stabilire quale pregiudizio economico sia effettivamente conseguenza della condotta contestata e ricostruire, quando necessario anche mediante una consulenza tecnica, quale sarebbe stata la situazione patrimoniale in assenza della violazione. A seconda del caso possono assumere rilievo il danno emergente, il lucro cessante o la perdita di chance, ma queste categorie devono essere utilizzate soltanto quando i relativi presupposti siano concretamente dimostrabili.

Per una perdita di 100.000 euro, 500.000 euro o di diversi milioni, la differenza può essere considerevole. Una parte del risultato negativo potrebbe dipendere dall’andamento dei mercati o dal rischio legittimamente assunto, mentre un’altra potrebbe essere causalmente collegata alla struttura dell’operazione o a una condotta contestabile dell’intermediario. È su questa seconda componente che deve concentrarsi la domanda di un giusto e congruo risarcimento, supportata da documenti e da una ricostruzione economico-finanziaria attendibile.

Per questo, nei contenziosi di grande valore esaminiamo il contratto quadro, le conferme delle operazioni, i questionari di profilatura, la documentazione informativa, gli estratti e le rendicontazioni, la corrispondenza con la banca, i finanziamenti eventualmente collegati, le successive rinegoziazioni e i dati necessari a ricostruire i flussi economici. Devono essere verificati anche i termini entro i quali far valere le diverse pretese, perché prescrizione e altre eventuali preclusioni dipendono dalla domanda concretamente formulata e dalla vicenda contrattuale. Quando la perdita raggiunge importi particolarmente elevati, abbiamo approfondito questi profili anche nella pagina dedicata alla perdita milionaria su investimenti finanziari e alla possibile responsabilità della banca.

Un’impresa con perdite rilevanti su Interest Rate Swap: dalla ricostruzione dei contratti alla contestazione

In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con nomi e riferimenti modificati per tutelare la riservatezza del cliente, una società aveva sottoscritto con la propria banca alcuni Interest Rate Swap collegati a finanziamenti aziendali. Nel corso degli anni i derivati erano stati rinegoziati e la società aveva sostenuto esborsi di importo molto rilevante. L’impresa riteneva di avere utilizzato strumenti destinati principalmente a proteggerla dall’aumento dei tassi, mentre la documentazione mostrava una situazione più articolata.

Abbiamo ricostruito la sequenza dei finanziamenti e dei derivati, confrontando durata, nozionali, flussi, condizioni economiche, rinegoziazioni e informazioni disponibili al momento delle sottoscrizioni. L’elemento decisivo non era la sola entità della perdita, ma il rapporto tra la struttura delle operazioni, la funzione di copertura prospettata e l’esposizione finanziaria effettiva della società. La ricostruzione giuridica è stata quindi affiancata dall’analisi tecnica dei contratti e dei relativi effetti economici.

Su questa base è stato possibile individuare con precisione i profili contestabili e separare le perdite riconducibili al normale andamento finanziario da quelle rispetto alle quali poteva essere sostenuto un collegamento con le condotte oggetto di contestazione. La controversia è stata così impostata su elementi documentali e quantitativi verificabili, consentendo di definire una soluzione economica favorevole per la società senza assumere la perdita complessiva come automatica misura del danno. Il risultato ottenuto riguardava le caratteristiche specifiche di quel rapporto e non implica che casi apparentemente analoghi possano avere il medesimo esito.

Domande frequenti su derivati finanziari, perdite e responsabilità della banca

Una perdita elevata su un derivato è sufficiente per chiedere il risarcimento alla banca?

No. Anche una perdita di centinaia di migliaia di euro o milionaria non dimostra automaticamente una responsabilità della banca. Occorre verificare il servizio di investimento prestato, le caratteristiche del derivato, le informazioni fornite, il profilo e le competenze del cliente, l’eventuale funzione di copertura e il nesso causale tra la condotta contestata e il danno. Solo dopo questa ricostruzione è possibile valutare se esistano i presupposti per una richiesta di risarcimento.

Un’impresa può contestare un Interest Rate Swap sottoscritto con la propria banca?

Sì, quando emergano specifici profili giuridicamente contestabili. La verifica può riguardare, tra gli altri elementi, gli obblighi informativi, la coerenza dello swap con il finanziamento e con la funzione di copertura prospettata, il nozionale, la durata, i costi, le rinegoziazioni e le caratteristiche economiche dell’operazione. Il fatto che il cliente sia un’impresa non significa automaticamente che possieda conoscenze specialistiche sui derivati finanziari.

Cosa bisogna controllare se lo swap era stato presentato come copertura dal rischio di aumento dei tassi?

Occorre confrontare il derivato con l’esposizione che avrebbe dovuto coprire. In particolare devono essere esaminati finanziamento sottostante, nozionale, durata, parametri di riferimento, struttura dei flussi e successive modifiche. Se il derivato determina un’esposizione non coerente con il debito o presenta caratteristiche sostanzialmente diverse dalla funzione prospettata, può essere necessario approfondire la condotta della banca e le informazioni fornite prima della sottoscrizione.

Quali documenti servono per valutare una possibile causa relativa a derivati finanziari?

Sono normalmente rilevanti il contratto quadro, le conferme delle singole operazioni, i questionari di profilatura, la documentazione informativa, gli ordini, le rendicontazioni, gli estratti, le comunicazioni con la banca, i documenti relativi ai finanziamenti collegati e quelli riguardanti eventuali rinegoziazioni o chiusure anticipate. Nei contenziosi economicamente rilevanti può essere necessaria anche un’analisi tecnica dei flussi, dei costi e dell’evoluzione del valore del derivato.

Il risarcimento corrisponde a tutte le perdite prodotte dal derivato?

Non necessariamente. La quantificazione richiede di individuare il pregiudizio effettivamente riconducibile alla condotta contestata. Una parte della perdita può dipendere dal rischio proprio dello strumento o dall’andamento dei mercati. Per chiedere un giusto e congruo risarcimento occorre quindi dimostrare il nesso causale e quantificare il danno sulla base delle caratteristiche concrete dell’operazione.

Hai subito una perdita rilevante su derivati finanziari o Interest Rate Swap?

Se un derivato finanziario, uno swap o un Interest Rate Swap ha prodotto perdite di centinaia di migliaia di euro o di importo milionario, possiamo esaminare la documentazione per verificare la struttura dell’operazione, le informazioni ricevute, la coerenza del prodotto con il profilo e le esigenze del cliente, gli eventuali costi, le rinegoziazioni e la condotta della banca o dell’intermediario.

La valutazione deve essere effettuata sul singolo rapporto: l’entità della perdita non basta a dimostrare una responsabilità, ma può rendere particolarmente importante ricostruire tempestivamente i contratti e gli effetti economici delle operazioni. Richiedi una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello, indicando le operazioni contestate, l’importo approssimativo delle perdite e la documentazione disponibile.

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