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Procedura Civile Recupero Crediti Tutela del patrimonio

Impresa debitrice in crisi: cosa deve fare subito il creditore

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Quando un’impresa debitrice manifesta segnali concreti di crisi, il tempo può incidere in modo determinante sulla possibilità di recuperare il credito. Questo vale soprattutto quando l’esposizione è rilevante – ad esempio superiore a 100.000 o 500.000 euro o addirittura milionaria – perché non è sufficiente dimostrare di avere un credito: occorre capire se esiste ancora un patrimonio sul quale potersi soddisfare, quali altri creditori concorrono su quel patrimonio, se vi sono garanzie e se il debitore abbia già avviato una composizione negoziata o un’altra procedura di regolazione della crisi.

Di fronte a fatture non pagate, richieste continue di dilazione, improvvisi problemi di liquidità o informazioni preoccupanti sulla situazione della società, noi riteniamo necessario evitare sia l’attesa passiva sia iniziative giudiziarie assunte senza una preventiva analisi patrimoniale. Un decreto ingiuntivo o un altro titolo esecutivo possono essere importanti, ma non assicurano da soli il recupero se, nel frattempo, i beni utilmente aggredibili sono stati venduti, trasferiti o gravati, oppure se altri creditori dispongono di ipoteche, pegni o privilegi che attribuiscono loro una posizione migliore.

Impresa debitrice in crisi: la prima cosa da verificare è se il credito può ancora essere concretamente recuperato

La prima valutazione deve partire dal credito, ma non può fermarsi al credito. Occorre esaminare contratto, ordini, fatture, documenti di trasporto, riconoscimenti del debito, corrispondenza, eventuali contestazioni e garanzie, verificando importo, esigibilità, documentazione disponibile e termini da rispettare. Parallelamente è necessario ricostruire, per quanto concretamente possibile, la situazione economica e patrimoniale della società debitrice. È questa seconda analisi che spesso distingue un recupero crediti ordinario dalla tutela di un grande creditore esposto verso un’impresa che sta entrando in una situazione di insolvenza.

Un credito di 500.000 euro perfettamente documentato può avere prospettive molto diverse a seconda che la società possieda immobili liberi, disponibilità finanziarie, crediti verso clienti, partecipazioni o altri beni utilmente aggredibili oppure che il patrimonio risulti già fortemente gravato o in progressiva riduzione. Per questo distinguiamo sempre l’esistenza del credito, la possibilità di ottenerne l’accertamento o l’esecuzione e la concreta possibilità di soddisfarlo. Chi deve affrontare un’esposizione particolarmente consistente può approfondire anche le problematiche specifiche relative al recupero di un credito di grande importo verso una società in crisi.

Devono inoltre essere valutati i segnali che indicano un possibile deterioramento della garanzia patrimoniale: immobili messi in vendita, cessione dell’azienda o di un ramo, trasferimenti di beni verso società collegate, spostamento di clienti o contratti, operazioni infragruppo, riduzione anomala delle disponibilità, concessione di nuove garanzie o pagamenti selettivi. Questi elementi non significano automaticamente che siano in corso operazioni fraudolente o giuridicamente contestabili. Occorre verificare la natura di ogni atto, il momento nel quale è stato compiuto, il corrispettivo, i soggetti coinvolti e gli effetti prodotti sul patrimonio disponibile per i creditori. Quando emerge il rischio che la società stia effettivamente riducendo la propria consistenza patrimoniale, diventa particolarmente importante approfondire tempestivamente quali strumenti possono essere valutati se la società debitrice sta vendendo il patrimonio.

La stessa urgenza può derivare dall’esistenza di altri creditori. Una società può avere ancora un patrimonio significativo e, tuttavia, non essere in grado di soddisfare integralmente tutti. Occorre quindi verificare, per quanto possibile, chi possa vantare ipoteche, pegni, privilegi o altre cause di prelazione, perché il valore nominale dei beni del debitore non coincide necessariamente con quanto resterà effettivamente disponibile per il singolo creditore. Anche una garanzia reale deve essere valutata considerando il valore concreto del bene, il grado, le garanzie anteriori e l’eventuale procedura già aperta.

Infine, occorre accertare se la crisi abbia già assunto una dimensione formalizzata. L’accesso alla composizione negoziata, la richiesta di misure protettive, l’avvio di trattative strutturate con i creditori, una domanda di concordato preventivo o l’apertura della liquidazione giudiziale possono modificare significativamente lo spazio disponibile per le iniziative individuali. Muoversi subito significa quindi comprendere quale sia lo scenario prima di scegliere lo strumento: in alcuni casi può essere necessario accelerare il recupero; in altri valutare una tutela cautelare, una garanzia o un accordo; in altri ancora intervenire correttamente nella procedura o nelle trattative evitando che il trascorrere del tempo deteriori ulteriormente la posizione del creditore.

Quando il debitore entra in crisi, attendere può ridurre le possibilità di recupero

Una volta accertata l’esistenza di segnali seri di difficoltà, il creditore deve decidere rapidamente se sia ancora opportuno limitarsi a sollecitare il pagamento oppure se la situazione richieda una strategia di tutela più incisiva. Il problema non è soltanto ottenere il riconoscimento del credito, ma evitare che nel tempo necessario per farlo il patrimonio concretamente aggredibile si riduca o diventi insufficiente rispetto all’insieme dei debiti della società. Quanto maggiore è l’esposizione, tanto più questa valutazione assume rilievo: un credito superiore a 100.000 o 500.000 euro, e ancor più un credito milionario, difficilmente dovrebbe essere gestito come una normale fattura scaduta quando emergono elementi compatibili con una crisi d’impresa.

Uno degli errori più rischiosi consiste nel concedere ripetute dilazioni confidando nelle rassicurazioni del debitore senza verificare che cosa stia accadendo nel frattempo. La richiesta di tempo può essere giustificata da una temporanea tensione finanziaria, ma può anche accompagnarsi a una situazione patrimoniale in rapido deterioramento. Occorre quindi valutare se la società abbia iniziato a dismettere immobili o altri beni significativi, se abbia ceduto l’azienda o un ramo d’azienda, se attività, clienti o contratti siano stati trasferiti verso altre società, se siano intervenute operazioni con soggetti collegati o se determinati creditori abbiano ricevuto pagamenti mentre altri continuano a rimanere esposti.

In presenza di questi elementi non è corretto presumere automaticamente l’esistenza di una sottrazione fraudolenta del patrimonio. Una cessione d’azienda, una vendita immobiliare o un’operazione infragruppo possono avere una giustificazione economica del tutto legittima. Per il creditore, però, diventa essenziale comprendere se e in quale misura l’operazione abbia modificato la garanzia patrimoniale sulla quale faceva affidamento. Se, ad esempio, un bene viene trasferito a fronte di un corrispettivo congruo effettivamente acquisito dalla società, la situazione è diversa da quella in cui il trasferimento determini un significativo depauperamento patrimoniale. Allo stesso modo, devono essere considerate la data dell’operazione, la situazione economica esistente in quel momento, i rapporti tra i soggetti coinvolti e la destinazione del corrispettivo.

Particolare attenzione richiedono le situazioni nelle quali l’attività economica sembra proseguire altrove mentre i debiti rimangono nella società originaria. Il trasferimento di beni, contratti, clientela o attività verso un’altra società, soprattutto quando appartenente allo stesso gruppo o riconducibile ai medesimi interessi economici, deve essere analizzato attraverso documenti e dati concreti. Se il creditore rileva movimenti di questo tipo, può essere utile approfondire specificamente il problema della società debitrice che trasferisce beni prima dell’insolvenza, perché la possibilità di intervenire dipende dalle caratteristiche delle singole operazioni e dai presupposti previsti per i diversi rimedi.

Anche la liquidità merita una verifica particolare. Una società che continua a operare può progressivamente ridurre le disponibilità sui conti, effettuare pagamenti, rimborsare determinate posizioni o trasferire risorse nell’ambito del gruppo. Se emergono elementi anomali, occorre ricostruirli tempestivamente e valutarne la rilevanza giuridica. Il problema diventa ancora più delicato quando il creditore scopre che la società debitrice sta svuotando i conti prima di una procedura concorsuale, perché l’esistenza formale del credito potrebbe progressivamente separarsi dalla concreta disponibilità di beni sui quali tentare di soddisfarlo.

La decisione su come procedere deve inoltre tenere conto dell’eventuale presenza di trattative per la regolazione della crisi. Se l’impresa ha intrapreso una composizione negoziata e ha richiesto misure protettive, oppure sta accedendo a un diverso strumento previsto dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la strategia del creditore deve essere coordinata con gli effetti della procedura e con gli eventuali limiti alle iniziative individuali. Composizione negoziata, concordato preventivo e liquidazione giudiziale non sono situazioni equivalenti e non producono automaticamente gli stessi effetti sulla posizione del creditore.

Per questa ragione, quando il debitore mostra segnali concreti di crisi, noi consideriamo prioritario ricostruire contemporaneamente quattro aspetti: la solidità giuridica del credito, il patrimonio ancora disponibile, la posizione degli altri creditori e lo stato effettivo della crisi. Non si tratta di iniziare necessariamente una causa nel più breve tempo possibile, ma di evitare che una decisione importante venga presa quando le alternative utili si sono già ridotte. Solo dopo questa verifica è possibile stabilire se convenga procedere verso il recupero giudiziale, negoziare chiedendo adeguate garanzie, valutare una tutela cautelare o intervenire nell’ambito della procedura di regolazione della crisi eventualmente già avviata.

Quali strumenti può utilizzare il creditore per proteggere un credito rilevante

Dopo avere verificato la consistenza del credito, la situazione patrimoniale del debitore e gli eventuali segnali di dispersione dei beni, occorre individuare quale iniziativa sia concretamente utile prima che la crisi riduca ulteriormente le possibilità di soddisfacimento. Non esiste uno strumento valido in ogni situazione. La scelta dipende dalla documentazione disponibile, dall’esigibilità del credito, dall’esistenza di un titolo esecutivo, dalla presenza di beni aggredibili, dalle garanzie già costituite, dalle operazioni compiute recentemente dal debitore e dall’eventuale apertura di una procedura o dall’applicazione di misure protettive.

Quando il credito è certo, liquido ed esigibile e la documentazione lo consente, può essere necessario valutare rapidamente gli strumenti diretti a ottenere un titolo e, quando ne ricorrono i presupposti, procedere esecutivamente sui beni del debitore. Ma nei crediti di grande importo la domanda da porsi non è soltanto se sia possibile ottenere un decreto ingiuntivo o iniziare un’esecuzione. Occorre verificare dove si trovi il patrimonio sul quale l’azione dovrebbe essere concretamente esercitata e quale valore possa effettivamente avere per quel creditore. Conti correnti, immobili, crediti verso terzi, partecipazioni e altri cespiti devono essere considerati anche alla luce delle garanzie e delle pretese concorrenti. Un creditore che disponga già di un’ipoteca, di un pegno o di un privilegio può trovarsi in una posizione profondamente diversa rispetto a un creditore chirografario, ma anche la garanzia deve essere valutata rispetto al valore effettivo del bene, al suo grado e alle eventuali cause di prelazione anteriori.

Se invece emergono elementi concreti dai quali desumere il pericolo che il debitore possa disperdere o diminuire le garanzie del credito, può assumere rilievo la tutela cautelare. Il sequestro conservativo può consentire, quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge, di vincolare beni del debitore prima che il creditore disponga di una decisione definitiva. Non si tratta però di una misura automaticamente ottenibile per il semplice fatto che una società non paghi o attraversi una crisi. È necessario valutare la fondatezza della pretesa e il concreto pericolo per la garanzia patrimoniale, documentando gli elementi che rendono attuale l’esigenza cautelare. Vendite patrimoniali, trasferimenti anomali o altri comportamenti possono assumere rilievo, ma devono essere esaminati nel loro contesto e provati adeguatamente.

Una problematica diversa si presenta quando il patrimonio sia già stato trasferito. Se la società debitrice ha venduto immobili, ceduto beni, trasferito un’azienda o compiuto altri atti dispositivi che abbiano pregiudicato le ragioni del creditore, può essere necessario valutare l’azione revocatoria e gli altri rimedi concretamente applicabili alla specifica operazione. Anche in questo caso il trasferimento non è revocabile per il solo fatto di essere avvenuto durante una situazione di difficoltà economica. Devono essere verificati i presupposti richiesti dalla legge, la cronologia dell’operazione, la natura onerosa o gratuita dell’atto, la posizione dei soggetti coinvolti e il pregiudizio arrecato alle ragioni creditorie. L’obiettivo della revocatoria, quando esperibile, non è quello di cancellare genericamente l’operazione, ma di consentire al creditore che abbia ottenuto la relativa tutela di agire sul bene nei limiti e secondo gli effetti previsti dall’ordinamento.

Quando sono coinvolte cessioni d’azienda, trasferimenti di attività o operazioni infragruppo, l’analisi deve essere ancora più accurata. Occorre verificare che cosa sia stato effettivamente trasferito, a quale corrispettivo, verso quale soggetto e quali conseguenze l’operazione abbia prodotto sulla capacità della società originaria di rispondere dei propri debiti. La presenza di società appartenenti allo stesso gruppo o riconducibili ai medesimi interessi economici non rende di per sé illegittima l’operazione, ma può rendere necessario ricostruire i rapporti patrimoniali, i flussi finanziari e le eventuali responsabilità che possano emergere dalla concreta vicenda.

La strategia cambia ulteriormente quando la società debitrice abbia avviato una composizione negoziata della crisi. In questa fase il grande creditore deve valutare attentamente le proposte ricevute, le prospettive di continuità dell’impresa, le garanzie eventualmente offerte e la convenienza economica di un accordo rispetto alle alternative realisticamente disponibili. Se sono state richieste o concesse misure protettive, occorre verificare quali effetti producano concretamente sulle iniziative del creditore, la loro estensione e la loro durata, nonché se sussistano i presupposti per assumere iniziative rispetto alla loro conferma, modifica o revoca. Partecipare alle trattative non significa necessariamente accettare le condizioni proposte dal debitore: per un creditore esposto per centinaia di migliaia o milioni di euro è essenziale comprendere quale sacrificio gli venga richiesto e quale prospettiva di recupero offra realmente il percorso prospettato.

Se la crisi sfocia invece in un concordato preventivo o nella liquidazione giudiziale, la tutela deve essere adattata alla procedura. In particolare, nella liquidazione giudiziale diventa essenziale far valere correttamente il credito attraverso l’ammissione al passivo, documentandone natura, importo ed eventuali cause di prelazione. L’esistenza di un credito elevato non determina infatti una priorità nel pagamento: la posizione dipende dalle regole concorsuali e dall’eventuale presenza di privilegi, ipoteche, pegni o altre cause legittime di prelazione, oltre naturalmente dalla consistenza dell’attivo disponibile.

Per questo, soprattutto quando il credito è economicamente rilevante, noi riteniamo che la scelta tra negoziazione, richiesta di garanzie, azione giudiziaria, esecuzione, misura cautelare, revocatoria o intervento nella procedura debba derivare da una valutazione complessiva. Agire velocemente non significa utilizzare contemporaneamente tutti gli strumenti disponibili, ma individuare quello che può proteggere meglio il credito nella situazione patrimoniale esistente, evitando iniziative costose che arrivino quando il patrimonio utile è ormai insufficiente o quando la procedura in corso impone una strategia differente.

Un esempio pratico: credito rilevante e patrimonio della società che inizia a ridursi

Si consideri una situazione nella quale un’impresa fornitrice vanti nei confronti di una società cliente un credito di importo molto rilevante derivante da forniture regolarmente eseguite e documentate. Dopo un periodo di rapporti commerciali senza particolari criticità, i pagamenti iniziano a essere rinviati. La società debitrice propone inizialmente brevi dilazioni, poi chiede un piano di rientro più lungo e, nel frattempo, emergono informazioni che fanno ritenere la difficoltà finanziaria più seria di quanto inizialmente rappresentato.

In una situazione di questo tipo, limitarsi a negoziare nuove scadenze potrebbe non essere sufficiente. L’analisi viene quindi estesa alla documentazione del credito, alle eventuali contestazioni, alla situazione patrimoniale della società e alle informazioni disponibili sulle operazioni compiute nel periodo più recente. L’elemento decisivo emerge quando si rileva che alcuni beni significativi sono interessati da operazioni di trasferimento e che la consistenza patrimoniale sulla quale il creditore aveva fatto affidamento rischia di ridursi. La circostanza, da sola, non consente di qualificare tali operazioni come fraudolente né di considerarle automaticamente revocabili, ma modifica radicalmente la valutazione del rischio.

A quel punto diventa necessario mettere in relazione il valore del credito con i beni ancora concretamente aggredibili, verificare l’esistenza di eventuali ipoteche o altre cause di prelazione, ricostruire per quanto possibile le operazioni patrimoniali recenti e comprendere se vi siano altri creditori già attivi. Vengono inoltre esaminate la natura dei trasferimenti, il corrispettivo previsto, i soggetti coinvolti e il momento nel quale le operazioni sono state compiute. La strategia non viene quindi scelta sulla base del solo mancato pagamento, ma sulla combinazione tra solidità del credito e rischio concreto di deterioramento della garanzia patrimoniale.

In uno scenario simile può diventare opportuno valutare tempestivamente se sussistano i presupposti per ottenere un titolo, intraprendere iniziative esecutive sui beni ancora disponibili oppure richiedere una misura cautelare. Per gli atti dispositivi già compiuti può invece essere necessario verificare separatamente l’eventuale esperibilità dell’azione revocatoria o di altri rimedi. Se, nel frattempo, la società accede alla composizione negoziata e richiede misure protettive, anche questa circostanza deve essere immediatamente inserita nella strategia, perché può incidere sulle iniziative individuali del creditore e rendere necessario intervenire nelle trattative con una valutazione precisa delle alternative disponibili.

Il risultato più importante, in casi di questa natura, consiste nel non lasciare che il credito venga gestito come una semplice posizione scaduta mentre la situazione patrimoniale del debitore continua a evolversi. Una verifica effettuata quando esistono ancora beni individuabili e operazioni patrimoniali ricostruibili consente di scegliere gli strumenti sulla base di elementi concreti. Se invece l’analisi viene rinviata fino a quando la società è ormai priva di patrimonio significativo o è già intervenuta una procedura concorsuale, il creditore può trovarsi con un credito perfettamente documentato ma con possibilità di soddisfacimento sensibilmente inferiori.

Per un’impresa esposta per un importo elevato, quindi, la tutela non consiste necessariamente nell’avviare immediatamente ogni possibile azione giudiziaria. Consiste soprattutto nel individuare tempestivamente il patrimonio, preservare le iniziative ancora utili e scegliere il momento corretto per utilizzarle, tenendo conto delle garanzie, degli altri creditori, delle operazioni compiute dal debitore e dell’eventuale evoluzione verso uno degli strumenti di regolazione della crisi.

Domande frequenti sulla tutela del creditore quando l’impresa debitrice è in crisi

Cosa deve fare per prima cosa il creditore quando scopre che la società debitrice è in crisi?
È opportuno verificare contemporaneamente la solidità e l’esigibilità del credito, la documentazione disponibile, l’eventuale presenza di garanzie e la situazione patrimoniale del debitore. Occorre inoltre controllare se siano già emersi trasferimenti di beni, cessioni d’azienda, operazioni infragruppo o altri elementi che possano incidere sulla garanzia patrimoniale. Se l’esposizione è particolarmente elevata, attendere semplicemente le promesse di pagamento può aumentare il rischio. Può essere utile anche verificare tempestivamente come capire se una società debitrice sta diventando insolvente.

È possibile chiedere il sequestro conservativo dei beni della società?
Il sequestro conservativo può essere valutato quando ricorrono i presupposti richiesti dalla legge e vi sia un concreto pericolo per la garanzia del credito. Il semplice mancato pagamento o la situazione di crisi non rendono automaticamente ottenibile la misura cautelare. È necessario esaminare la fondatezza della pretesa e gli elementi dai quali possa emergere il rischio che il patrimonio disponibile per il creditore venga disperso o diminuito durante il tempo necessario per ottenere tutela.

Cosa può fare il creditore se la società ha già trasferito beni o immobili?
Occorre ricostruire l’operazione prima di stabilire quale rimedio possa essere utilizzato. Devono essere valutati la data dell’atto, il soggetto che ha acquistato il bene, il corrispettivo, i rapporti tra le parti, la situazione patrimoniale della società e il pregiudizio eventualmente prodotto alle ragioni del creditore. Quando ne ricorrono i presupposti può essere valutata un’azione revocatoria, ma non ogni vendita o trasferimento effettuato da una società in crisi è automaticamente revocabile.

Cosa cambia se la società debitrice entra in composizione negoziata e ottiene misure protettive?
La posizione deve essere rivalutata alla luce delle misure effettivamente richieste e applicabili. Le misure protettive possono incidere sulle iniziative individuali dei creditori, ma occorre verificarne concretamente contenuto, durata ed effetti. Per un creditore titolare di un credito rilevante diventa inoltre importante valutare le proposte formulate durante le trattative, le prospettive economiche prospettate dal debitore, le eventuali garanzie offerte e la convenienza dell’accordo rispetto alle alternative concretamente disponibili.

Un’ipoteca, un pegno o un privilegio garantiscono il recupero integrale del credito?
No. Una causa di prelazione può attribuire al creditore una posizione più favorevole rispetto ai creditori chirografari, ma la concreta possibilità di recupero dipende dal valore dei beni, dal grado della garanzia, dall’esistenza di creditori anteriori e dalla procedura eventualmente aperta. Per questo, anche quando esiste una garanzia, è necessario valutarne tempestivamente l’effettiva consistenza economica e giuridica rispetto all’importo del credito da recuperare.

Studio Legale Calvello: valutiamo come tutelare il credito prima che la crisi riduca le possibilità di recupero

Quando un’impresa debitrice entra in una situazione di crisi e il credito assume un valore economicamente rilevante, la tempestività della valutazione può essere decisiva per comprendere quali strumenti siano ancora concretamente utilizzabili. Un credito superiore a 100.000 o 500.000 euro, e ancor più un credito milionario, richiede un’analisi che non si limiti alla verifica delle fatture non pagate, ma consideri l’intera posizione del creditore rispetto al patrimonio del debitore e agli altri soggetti che potrebbero concorrere sullo stesso patrimonio.

Noi esaminiamo innanzitutto il contratto, le fatture, la corrispondenza intercorsa, gli eventuali riconoscimenti del debito, le contestazioni, il titolo esecutivo eventualmente già disponibile e le garanzie personali o reali. A questi elementi affianchiamo la valutazione delle informazioni patrimoniali accessibili, delle eventuali ipoteche, dei pegni e dei privilegi, nonché dei trasferimenti di beni che possano assumere rilievo. Se sono intervenute cessioni d’azienda, vendite immobiliari, operazioni infragruppo, trasferimenti verso società collegate o altri atti patrimoniali recenti, è importante ricostruirne natura, cronologia ed effetti prima di stabilire quale iniziativa possa essere realmente utile.

Particolare attenzione deve essere riservata alle situazioni nelle quali la crisi è già entrata in una fase formale. L’eventuale composizione negoziata, la presenza di misure protettive, l’avvio di un concordato preventivo o l’apertura della liquidazione giudiziale possono incidere profondamente sulla strategia del creditore. Occorre quindi verificare lo stato della procedura, la posizione degli altri creditori, le eventuali cause di prelazione e i termini applicabili, evitando di utilizzare strumenti che, pur astrattamente disponibili, non risultino più adeguati allo scenario concreto.

Per i crediti di grande importo, inoltre, può essere necessario confrontare diverse strategie: ottenere o utilizzare rapidamente un titolo esecutivo, individuare beni aggredibili, valutare una misura cautelare quando ne ricorrano i presupposti, esaminare l’esperibilità di un’azione revocatoria rispetto ad atti già compiuti oppure partecipare alle trattative chiedendo condizioni e garanzie coerenti con l’entità dell’esposizione. La scelta deve essere effettuata sulla base delle concrete prospettive di recupero e non soltanto dell’importo nominale del credito.

Se la vostra impresa vanta un credito economicamente rilevante verso una società che non paga, manifesta segnali di insolvenza, sta trasferendo il proprio patrimonio oppure ha già avviato uno strumento di regolazione della crisi, potete richiedere una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello. Esaminare tempestivamente documenti, garanzie, patrimonio disponibile, operazioni recenti e procedure eventualmente in corso permette di individuare le iniziative giuridicamente percorribili e di valutarne utilità, tempi e proporzione rispetto al credito da tutelare.

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