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Danno patrimoniale Malavvocatura - Errori Legali Responsabilità civile Responsabilità professionale

Responsabilità avvocato per causa persa di grande valore

Perdere una causa di valore economico elevato non significa automaticamente che l’avvocato abbia commesso un errore professionale. Quando, però, l’esito negativo è collegato a una condotta negligente, a un’omissione, alla mancata osservanza di un termine processuale o a un errore tecnico che ha concretamente compromesso le possibilità di successo, può sorgere una responsabilità professionale dell’avvocato e il cliente può avere diritto al risarcimento del danno.

Nei contenziosi da centinaia di migliaia o milioni di euro, stabilire se la perdita economica sia realmente riconducibile all’operato del professionista richiede un esame particolarmente rigoroso: occorre ricostruire non soltanto ciò che l’avvocato ha fatto o omesso di fare, ma anche quale risultato il cliente avrebbe ragionevolmente potuto conseguire in assenza dell’errore.

Responsabilità dell’avvocato per una causa persa: quando il risultato negativo può dipendere da un errore professionale

L’avvocato non garantisce al cliente la vittoria della causa. Un giudizio può essere perso anche quando la difesa è stata svolta correttamente, perché l’esito dipende dalla fondatezza delle pretese, dalle prove disponibili, dalle difese della controparte e dalla valutazione del giudice. Per questa ragione, il semplice fatto di avere perso una causa, anche di grande valore, non è sufficiente per ottenere un risarcimento dall’avvocato.

La situazione cambia quando è possibile individuare una specifica condotta professionale che abbia inciso negativamente sul contenzioso. Pensiamo, ad esempio, alla mancata proposizione tempestiva di un’impugnazione, alla prescrizione di un diritto o di un credito, alla decadenza da una facoltà processuale, all’omesso deposito di documenti decisivi, alla mancata formulazione di una domanda o di un’eccezione rilevante oppure a un errore processuale che abbia determinato l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’azione. Anche una consulenza giuridica gravemente errata o l’omessa informazione su circostanze decisive può assumere rilievo quando abbia condizionato le scelte del cliente e prodotto conseguenze patrimoniali concretamente dimostrabili.

In casi di questo tipo, tuttavia, individuare l’errore rappresenta soltanto una parte dell’analisi. Occorre verificare quale fosse esattamente l’incarico conferito all’avvocato, quali attività avrebbe dovuto svolgere, quali informazioni e documenti avesse ricevuto, quali alternative processuali fossero concretamente disponibili e, soprattutto, se una condotta professionale corretta avrebbe consentito al cliente di evitare il pregiudizio o di conseguire un risultato economicamente migliore.

Questo passaggio diventa determinante quando la causa aveva un valore molto elevato. Se, ad esempio, un’impresa perde definitivamente la possibilità di recuperare un credito di 800.000 euro a causa di un errore processuale, non è necessariamente corretto identificare automaticamente il danno risarcibile con l’intero valore nominale del credito. Bisogna valutare anche la fondatezza della pretesa, le prove disponibili, le contestazioni della controparte e le concrete possibilità di recuperare quella somma. Allo stesso modo, quando l’errore dell’avvocato impedisce di proporre un appello, occorre ricostruire quali possibilità effettive vi fossero di ottenere la riforma della decisione.

È proprio nei casi economicamente più importanti che assume particolare rilievo la cosiddetta perdita di chance: non qualsiasi speranza di ottenere un risultato favorevole, ma la perdita di una possibilità concreta, seria e apprezzabile che l’errore professionale abbia definitivamente compromesso. La responsabilità dell’avvocato deve quindi essere ricostruita collegando la condotta contestata alle conseguenze effettivamente prodotte, evitando sia di attribuire automaticamente al professionista ogni esito sfavorevole sia di sottovalutare errori che, in un contenzioso di grande valore, possono determinare perdite patrimoniali estremamente rilevanti.

Quando il pregiudizio raggiunge importi particolarmente elevati, la ricostruzione deve essere necessariamente documentale. Fascicolo processuale, atti difensivi, provvedimenti del giudice, comunicazioni con il cliente, e-mail e PEC, documenti non prodotti, scadenze, pareri e informazioni fornite nel corso dell’incarico possono consentire di comprendere che cosa sia realmente accaduto. Nei casi più complessi, questi elementi devono poi essere messi in relazione con la consistenza economica del diritto compromesso, tema che abbiamo approfondito anche parlando di come dimostrare il danno economico causato da un professionista.

Solo attraverso questa verifica è possibile distinguere una causa semplicemente persa da una causa il cui esito sia stato concretamente compromesso da un errore dell’avvocato e valutare se esistano i presupposti per richiedere un giusto risarcimento del danno effettivamente subito.

Quali errori dell’avvocato possono compromettere una causa di grande valore

Nei contenziosi economicamente rilevanti, la responsabilità professionale dell’avvocato può assumere particolare importanza quando l’errore contestato non riguarda un aspetto marginale della difesa, ma incide su un passaggio capace di compromettere concretamente l’esito della causa. La valutazione deve essere effettuata caso per caso, partendo dall’incarico ricevuto e ricostruendo ciò che il professionista avrebbe dovuto fare secondo la diligenza richiesta nello svolgimento dell’attività professionale.

Una delle situazioni più delicate riguarda il mancato rispetto dei termini. Se l’avvocato lascia decorrere il termine per proporre un’impugnazione, non interrompe tempestivamente la prescrizione di un diritto, determina una decadenza processuale oppure omette un adempimento necessario alla prosecuzione del giudizio, il cliente può perdere definitivamente una possibilità di tutela. Quando il diritto o la controversia hanno un valore di centinaia di migliaia o milioni di euro, le conseguenze economiche possono essere estremamente rilevanti. Un caso specifico è quello dell’avvocato che lascia prescrivere un diritto di grande valore, situazione nella quale occorre verificare sia l’errore professionale sia ciò che il cliente avrebbe concretamente potuto ottenere se il diritto fosse stato esercitato tempestivamente.

Altrettanto rilevanti possono essere gli errori commessi nella gestione processuale della controversia. L’omessa produzione di un documento decisivo, la mancata deduzione di una prova, un’eccezione non formulata quando avrebbe potuto incidere sull’esito del giudizio, un atto dichiarato inammissibile per un errore tecnico o la mancata impugnazione di una decisione sfavorevole possono compromettere la posizione del cliente. Non ogni scelta difensiva successivamente rivelatasi inefficace costituisce, però, una negligenza professionale: è necessario distinguere tra una scelta tecnico-discrezionale ragionevolmente sostenibile nel momento in cui è stata compiuta e una condotta che si discosta dagli obblighi concretamente gravanti sul professionista.

Questa distinzione è particolarmente importante quando il cliente contesta la strategia adottata dall’avvocato. Il fatto che, a posteriori, un’altra impostazione possa apparire preferibile non consente da solo di affermare una responsabilità. Occorre verificare quali informazioni fossero disponibili in quel momento, quali prove potessero essere utilizzate, quali rischi presentassero le diverse alternative e se la scelta contestata fosse giuridicamente e professionalmente giustificabile. Diverso è il caso in cui una possibilità processuale decisiva non sia stata neppure considerata, un termine sia stato dimenticato o il cliente non sia stato informato di un rischio che avrebbe potuto modificare consapevolmente le sue decisioni.

La responsabilità può infatti riguardare anche gli obblighi di informazione e consulenza. In una causa di grande valore il cliente deve poter comprendere, nei limiti ragionevolmente prevedibili, i rischi della controversia, le possibili alternative, le conseguenze di determinate scelte e l’opportunità di accettare o rifiutare eventuali proposte transattive. Una valutazione professionale gravemente errata può produrre un danno anche al di fuori dell’errore processuale in senso stretto: si pensi al cliente che, sulla base di informazioni incomplete o inesatte, rinunci a una soluzione economicamente conveniente oppure assuma una decisione che esponga l’impresa a una perdita patrimoniale molto elevata.

Nei rapporti con imprenditori e società, inoltre, una causa può essere collegata a operazioni commerciali, immobiliari o societarie di valore considerevole. Un errore nella gestione del contenzioso può quindi avere conseguenze che vanno oltre l’importo formalmente indicato nella domanda giudiziale: può determinare la perdita di un credito, impedire un’operazione, generare ulteriori costi o incidere sui risultati economici dell’impresa. Anche in queste situazioni non è sufficiente prospettare genericamente un danno: le conseguenze devono essere individuate e dimostrate in rapporto alla condotta professionale contestata.

Per questa ragione, soprattutto quando si ipotizza un danno superiore a 100.000 o 500.000 euro oppure un danno milionario, è opportuno evitare valutazioni fondate esclusivamente sull’esito della sentenza. La ricostruzione deve comprendere l’intero fascicolo, gli atti depositati, i documenti disponibili, le comunicazioni tra cliente e avvocato, le scadenze processuali e le decisioni assunte durante il mandato. Solo confrontando ciò che è stato effettivamente fatto con ciò che avrebbe dovuto essere fatto è possibile individuare l’eventuale errore e comprenderne la reale incidenza economica.

Quanto maggiore è il valore della controversia, tanto più questa analisi deve essere rigorosa, perché anche la quantificazione del pregiudizio può diventare complessa. Il tema si collega più in generale alla responsabilità del professionista per una perdita economica di grande importo: il punto decisivo non è soltanto dimostrare che qualcosa sia stato fatto in modo errato, ma stabilire se proprio quell’errore abbia privato il cliente di un risultato economicamente apprezzabile che, senza la condotta negligente, avrebbe avuto concrete possibilità di conseguire.

Come dimostrare la responsabilità dell’avvocato, il nesso causale e il danno risarcibile

Una volta individuato un possibile errore professionale dell’avvocato, il passaggio decisivo consiste nel dimostrare che quella condotta abbia effettivamente causato un danno al cliente. Nei casi in cui sia stata persa una causa di grande valore, questo accertamento può essere particolarmente complesso, perché non basta dimostrare che l’avvocato abbia commesso un errore: occorre ricostruire quale sarebbe stato, con ragionevole probabilità, lo sviluppo della controversia se il professionista avesse agito correttamente.

Se, ad esempio, un’impugnazione non è stata proposta entro il termine previsto, la responsabilità non può essere valutata fermandosi alla sola scadenza del termine. È necessario esaminare la decisione che avrebbe dovuto essere impugnata, i motivi che avrebbero potuto essere fatti valere, gli atti del precedente giudizio e gli elementi sui quali avrebbe potuto fondarsi l’impugnazione. Solo attraverso questa ricostruzione è possibile valutare se il cliente abbia realmente perso una possibilità concreta di ottenere un risultato più favorevole. Lo stesso metodo deve essere applicato quando l’errore riguarda un credito lasciato prescrivere, una prova non introdotta, un’eccezione omessa o un atto processuale dichiarato inammissibile.

Il nesso causale assume quindi un ruolo centrale. Bisogna distinguere l’errore che non ha modificato sostanzialmente la posizione del cliente dall’errore che, invece, ha inciso concretamente sulle possibilità di successo. Se una causa sarebbe stata verosimilmente persa anche in presenza di una condotta professionale corretta, la semplice esistenza di una negligenza non consente di attribuire automaticamente all’avvocato il valore economico dell’intera controversia. Se, al contrario, l’omissione ha impedito di far valere una pretesa fondata, di utilizzare una prova decisiva o di sottoporre una decisione a un’impugnazione che presentava concrete prospettive favorevoli, il pregiudizio può assumere una consistenza patrimoniale rilevante.

È in questo contesto che deve essere valutata con particolare attenzione la perdita di chance. La chance risarcibile non coincide con una possibilità meramente teorica o con la semplice speranza del cliente di vincere la causa. Occorre accertare l’esistenza di una possibilità seria, concreta e apprezzabile di conseguire un risultato favorevole o di evitare una perdita. Nei contenziosi di grande valore, la valutazione della chance può incidere in maniera determinante sulla quantificazione del danno, perché il valore economico della controversia non coincide necessariamente con il danno effettivamente risarcibile.

Supponiamo che una società abbia agito per ottenere il pagamento di un credito di un milione di euro e che, a causa di un errore dell’avvocato, perda definitivamente la possibilità di proseguire utilmente il giudizio. Non sarebbe corretto concludere, per il solo fatto che la domanda aveva valore di un milione di euro, che il danno sia automaticamente pari alla stessa cifra. Occorrerebbe verificare la fondatezza del credito, le contestazioni del debitore, la documentazione disponibile, le probabilità di accoglimento della domanda e, quando rilevante, anche le concrete prospettive di recupero. È questa ricostruzione controfattuale a consentire di determinare ciò che il cliente ha realmente perso a causa dell’errore.

La prova assume ancora maggiore importanza quando vengono richiesti danni superiori a 100.000 o 500.000 euro oppure risarcimenti di importo milionario. In queste controversie è normalmente necessario ricostruire il pregiudizio attraverso una documentazione coerente: incarico professionale, fascicolo della causa originaria, atti processuali, sentenze e altri provvedimenti, e-mail e PEC intercorse con il professionista, documenti che avrebbero dovuto essere utilizzati, eventuali pareri e, per le imprese, documentazione economica e contabile utile a dimostrare le conseguenze patrimoniali dell’errore.

Il danno può assumere forme differenti. Può esservi un danno emergente, rappresentato da una perdita patrimoniale effettivamente sostenuta; può configurarsi un lucro cessante, quando l’errore abbia impedito di conseguire utilità economiche concretamente dimostrabili; oppure può venire in considerazione la perdita di una chance, quando sia stata compromessa una seria possibilità di ottenere un determinato risultato. Proprio perché la quantificazione può diventare particolarmente delicata, nei casi economicamente più rilevanti è essenziale dimostrare il danno economico causato dal professionista attraverso elementi oggettivi, evitando di identificare automaticamente il danno con il valore nominale della causa persa.

Accertata la possibile responsabilità, deve essere considerata anche l’eventuale polizza RC professionale dell’avvocato. La presenza dell’assicurazione non significa che il danno venga automaticamente riconosciuto o integralmente pagato. Occorre verificare l’effettiva operatività della copertura, il periodo assicurato, le condizioni della polizza, l’eventuale regime claims made, la corretta denuncia del sinistro, le esclusioni, le franchigie o gli scoperti e soprattutto il massimale disponibile. Questo aspetto diventa particolarmente importante quando il danno contestato è molto elevato, perché il massimale assicurativo può essere insufficiente rispetto al danno causato dal professionista.

Può inoltre accadere che la compagnia contesti l’operatività della polizza, neghi la copertura oppure formuli un’offerta ritenuta non congrua rispetto al pregiudizio documentato. In tali circostanze la posizione del professionista, quella dell’assicuratore e il contenuto della polizza devono essere esaminati separatamente, senza presumere che l’esistenza dell’assicurazione risolva automaticamente la controversia risarcitoria. Quando l’assicurazione del professionista rifiuta il risarcimento, diventa quindi necessario verificare anche le ragioni della contestazione e le condizioni contrattuali invocate dalla compagnia.

Errore professionale, nesso causale, prova e quantificazione del danno costituiscono pertanto parti della stessa ricostruzione. È dalla loro valutazione congiunta che può emergere se la perdita della causa abbia determinato un danno effettivamente imputabile all’avvocato e quale possa essere, sulla base delle circostanze documentate, un congruo risarcimento.

Un esempio pratico: una causa di elevato valore compromessa da un errore processuale

Per comprendere concretamente come possa essere valutata la responsabilità dell’avvocato per la perdita di una causa di grande valore, possiamo considerare un esempio realistico e anonimizzato. Una società agisce giudizialmente per ottenere il pagamento di un credito di importo molto rilevante, fondato su rapporti contrattuali e supportato da una consistente documentazione. La controversia presenta questioni complesse e viene decisa in primo grado in senso sfavorevole alla società, nonostante vi siano elementi che potrebbero consentire di contestare la decisione attraverso l’impugnazione.

Dopo la sentenza, tuttavia, l’impugnazione non viene proposta tempestivamente e la decisione diventa definitiva. Il problema, in una situazione di questo tipo, non consiste semplicemente nel constatare che l’avvocato abbia lasciato decorrere un termine: per stabilire se esista un danno risarcibile occorre esaminare anche la causa ormai conclusa e verificare quali possibilità avrebbe avuto la società di ottenere un risultato diverso se l’appello fosse stato correttamente proposto.

L’analisi parte quindi dal fascicolo originario. Vengono esaminati il rapporto contrattuale dal quale derivava il credito, la documentazione prodotta dalle parti, le contestazioni formulate dalla controparte, gli atti difensivi, la motivazione della sentenza e le questioni che avrebbero potuto essere sottoposte al giudice dell’impugnazione. Parallelamente assumono rilievo le comunicazioni tra cliente e professionista, perché consentono di ricostruire l’incarico ricevuto, le informazioni fornite dopo la decisione e le ragioni per le quali l’impugnazione non è stata tempestivamente proposta.

L’elemento decisivo diventa la verifica controfattuale: occorre chiedersi che cosa avrebbe potuto ragionevolmente accadere in assenza dell’errore professionale. Se dall’esame della controversia emerge che l’impugnazione avrebbe avuto concrete e apprezzabili possibilità di modificare l’esito del giudizio, la perdita definitiva della possibilità di proporla può assumere rilevanza sotto il profilo risarcitorio. Se invece la pretesa originaria risultasse comunque priva di adeguato fondamento o l’appello non presentasse realistiche prospettive favorevoli, il solo errore nel rispetto del termine non consentirebbe di attribuire automaticamente all’avvocato l’intero valore economico della causa.

Nel caso considerato, la documentazione consente di individuare specifici profili della decisione che avrebbero potuto essere sottoposti al giudice di secondo grado e di ricostruire una possibilità concreta e seria di conseguire un risultato economicamente favorevole. A questo punto l’accertamento non riguarda più soltanto l’esistenza dell’omissione, ma la consistenza patrimoniale della possibilità perduta. Il valore nominale del credito costituisce un dato importante, ma deve essere rapportato alla fondatezza della pretesa, alle concrete prospettive dell’impugnazione e, quando rilevante, alla possibilità effettiva di recuperare le somme dalla controparte.

Su queste basi può essere formulata una richiesta risarcitoria documentata, ricostruendo distintamente la condotta professionale contestata, il nesso causale e il pregiudizio economico. Se esiste una polizza RC professionale, deve inoltre essere verificata la copertura assicurativa e può essere aperto il confronto con la compagnia, senza dare per scontato che l’importo richiesto venga riconosciuto integralmente o che il massimale sia sufficiente. Nei casi in cui il pregiudizio raggiunga cifre particolarmente elevate può essere utile considerare anche le problematiche specifiche dell’assicurazione professionale e del risarcimento di danni di grande importo.

Un caso di questo tipo mostra perché, soprattutto quando la causa originaria vale centinaia di migliaia o milioni di euro, non sia sufficiente affermare che “la causa è stata persa per colpa dell’avvocato”. È necessario ricostruire tecnicamente la controversia originaria e trasformare la contestazione in una domanda risarcitoria fondata su elementi verificabili, individuando quale risultato sia stato realmente compromesso e quale pregiudizio patrimoniale possa essere causalmente ricondotto all’errore professionale.

Domande frequenti sulla responsabilità dell’avvocato per una causa persa

Se perdo una causa posso chiedere automaticamente il risarcimento al mio avvocato?

No. La perdita della causa non determina automaticamente la responsabilità professionale dell’avvocato. Occorre individuare uno specifico errore, omissione o comportamento negligente e verificare se, in assenza di quella condotta, il cliente avrebbe avuto concrete possibilità di ottenere un risultato più favorevole. È quindi necessario esaminare sia l’attività svolta dall’avvocato sia la causa originaria, perché anche un errore effettivamente commesso può non avere prodotto alcun danno risarcibile se l’esito negativo si sarebbe comunque verificato.

Se l’avvocato non presenta l’appello entro il termine ho diritto al risarcimento?

La mancata impugnazione entro i termini può costituire un grave inadempimento professionale, ma anche in questo caso il risarcimento non è automatico. Bisogna valutare quali motivi avrebbero potuto essere proposti, quali possibilità concrete vi fossero di ottenere la riforma della sentenza e quale conseguenza economica abbia prodotto la perdita definitiva dell’impugnazione. Se l’appello presentava serie e apprezzabili prospettive di successo, può assumere particolare rilievo anche la perdita di chance.

Il risarcimento corrisponde al valore della causa che ho perso?

Non necessariamente. Una causa del valore di 500.000 euro o di un milione di euro non comporta automaticamente un danno risarcibile dello stesso importo. La quantificazione richiede di ricostruire ciò che sarebbe ragionevolmente accaduto senza l’errore dell’avvocato, considerando la fondatezza della pretesa, le prove disponibili, le probabilità di ottenere un risultato favorevole e, quando si discute della perdita di un credito, anche le concrete prospettive di recuperarlo. Soltanto attraverso questa analisi è possibile individuare il danno patrimoniale effettivamente riconducibile all’errore professionale e valutare un congruo risarcimento.

Quali documenti servono per verificare se l’avvocato è responsabile della perdita della causa?

È particolarmente importante disporre del fascicolo della controversia, degli atti predisposti dai professionisti e dalle controparti, dei provvedimenti del giudice, dei documenti prodotti o eventualmente non prodotti, nonché delle comunicazioni intercorse con l’avvocato tramite e-mail, PEC o lettere. Possono essere rilevanti anche l’incarico professionale, eventuali pareri ricevuti e, nei casi che coinvolgono imprese o società, la documentazione economica e contabile necessaria a ricostruire l’entità della perdita. La documentazione deve consentire di analizzare congiuntamente errore, nesso causale e danno.

Chi paga il risarcimento se viene accertata la responsabilità dell’avvocato?

Deve essere considerata anche l’eventuale assicurazione per la responsabilità civile professionale dell’avvocato, ma la presenza della polizza non comporta automaticamente che la compagnia sia tenuta a pagare integralmente qualsiasi richiesta. Occorre verificare le condizioni della copertura, il periodo di efficacia, il massimale, eventuali franchigie, scoperti o esclusioni e le possibili contestazioni dell’assicuratore. Se il danno supera il massimale oppure la compagnia nega la copertura, diventa necessario esaminare distintamente la posizione dell’avvocato e quella dell’assicurazione.

Studio Legale Calvello: valutazione della responsabilità dell’avvocato nei contenziosi di grande valore

Quando una causa economicamente importante viene persa e vi sono elementi per ritenere che l’esito possa essere stato compromesso da un errore o da un’omissione dell’avvocato, è opportuno ricostruire tempestivamente quanto accaduto. Nei contenziosi che coinvolgono centinaia di migliaia o milioni di euro, una valutazione attendibile non può basarsi sulla sola percezione che la difesa sia stata inadeguata: occorre individuare la condotta concretamente contestabile, verificare il nesso causale e determinare quale danno patrimoniale sia effettivamente riconducibile all’errore professionale.

Noi dello Studio Legale Calvello affrontiamo questa valutazione partendo dalla documentazione disponibile. L’incarico professionale, gli atti della causa, i provvedimenti giudiziari, le prove prodotte o eventualmente omesse, le comunicazioni tra cliente e professionista, le e-mail e le PEC, le scadenze processuali e gli eventuali pareri consentono di ricostruire l’attività svolta e di verificare se vi siano state omissioni, decadenze, prescrizioni, mancate impugnazioni o altri errori potenzialmente rilevanti.

Quando il danno riguarda un imprenditore o una società, può essere necessario estendere l’esame alla documentazione economica e contabile. La perdita di una causa può infatti incidere sul recupero di un credito, sui risultati di un’operazione commerciale o societaria, sulla disponibilità di determinate risorse o sulla possibilità di conseguire utilità economiche ulteriori. In questi casi è particolarmente importante distinguere il valore della controversia dal danno concretamente risarcibile, ricostruendo ciò che sarebbe ragionevolmente accaduto se l’errore professionale non fosse stato commesso.

La tempestività è importante anche sotto un altro profilo. Un’eventuale azione di responsabilità è soggetta a termini che devono essere verificati in relazione alle caratteristiche del caso concreto. Attendere eccessivamente può rendere più difficile reperire documenti, ricostruire determinate circostanze e tutelare efficacemente i propri diritti. Per questo motivo, quando si sospetta che una causa di grande valore sia stata compromessa dall’operato dell’avvocato, è utile sottoporre il fascicolo a una valutazione prima di assumere iniziative nei confronti del professionista o della sua compagnia assicurativa.

Anche la polizza RC professionale deve essere esaminata quando assume rilievo nella vicenda. Occorre verificare l’operatività della copertura, il massimale, eventuali franchigie o scoperti, le esclusioni e le possibili contestazioni dell’assicuratore. Nei casi di danno particolarmente elevato, l’importo richiesto può inoltre superare il massimale disponibile, rendendo necessario valutare attentamente sia la posizione della compagnia sia quella personale del professionista.

Se avete perso una causa di rilevante valore economico e ritenete che l’esito possa essere stato determinato o significativamente compromesso da un errore professionale, potete richiedere una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello. Esamineremo la documentazione disponibile per verificare la condotta professionale contestata, le concrete possibilità che la causa avrebbe avuto in assenza dell’errore, il nesso causale, il danno patrimoniale eventualmente subito, la possibile perdita di chance e gli elementi utili per valutare una richiesta di giusto e congruo risarcimento, senza presupporre un risultato prima dell’analisi completa del caso.

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