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Danno patrimoniale Responsabilità civile Responsabilità professionale

Errore del professionista: danno oltre 500.000 euro

Quando un errore professionale provoca una perdita economica superiore a 500.000 euro, la questione non riguarda soltanto l’esistenza di una condotta sbagliata, ma soprattutto la possibilità di dimostrare che proprio quell’errore abbia causato un danno patrimoniale di tale entità. Può accadere per una causa compromessa da un errore dell’avvocato, un credito divenuto irrecuperabile per il mancato rispetto di un termine, un grave errore fiscale del commercialista, una consulenza societaria inadeguata oppure un’operazione immobiliare o aziendale pregiudicata dall’attività del professionista.

In situazioni di questo tipo è necessario ricostruire con precisione l’incarico ricevuto, la condotta concretamente tenuta, ciò che il professionista avrebbe dovuto fare e, soprattutto, quale sarebbe stata con ragionevole probabilità la situazione economica del cliente in assenza dell’errore. Un danno dichiarato di 500.000 euro, infatti, non coincide automaticamente con un risarcimento dello stesso importo: responsabilità, nesso causale e quantificazione del pregiudizio devono essere verificati e provati. Quando sono in gioco somme così rilevanti, assume inoltre particolare importanza esaminare tempestivamente la polizza di responsabilità civile professionale, il relativo massimale e i termini entro i quali far valere la pretesa risarcitoria.

Quando un errore professionale può provocare un danno superiore a 500.000 euro

Un danno economico di grande valore può derivare anche da un singolo errore apparentemente circoscritto, quando l’incarico professionale riguarda un credito importante, un contenzioso di valore elevato, un investimento, una complessa operazione societaria o immobiliare oppure decisioni fiscali capaci di incidere in misura significativa sul patrimonio di una persona o di un’impresa. Per questo, prima ancora di quantificare il risarcimento, occorre comprendere esattamente che cosa sia accaduto e quali obblighi derivassero dall’incarico affidato al professionista.

Pensiamo, ad esempio, all’avvocato che non rispetti un termine processuale decisivo, ometta un’impugnazione o lasci prescrivere un diritto. La perdita della causa o del credito non dimostra, da sola, che l’intero valore economico della controversia costituisca un danno risarcibile. Bisogna verificare quale possibilità concreta vi fosse di conseguire il risultato favorevole se l’attività professionale fosse stata correttamente svolta. Proprio nei contenziosi di grande valore questa analisi può diventare determinante: una causa del valore di un milione di euro non comporta necessariamente un danno di un milione, così come la perdita di un credito di 600.000 euro non significa automaticamente che il creditore avrebbe recuperato integralmente quella somma.

Problemi analoghi possono sorgere nell’attività del commercialista o del consulente fiscale. Una dichiarazione errata, un adempimento omesso, la mancata segnalazione di un rischio fiscale, la perdita di un beneficio o una consulenza non adeguata possono determinare accertamenti, sanzioni e conseguenze economiche molto consistenti. Anche in questi casi, tuttavia, occorre distinguere ciò che costituisce effettivamente conseguenza dell’errore professionale da somme che il cliente avrebbe comunque dovuto sostenere. Se, per esempio, a seguito dell’errore vengono richieste imposte, interessi e sanzioni, non è corretto presumere che ogni voce rappresenti automaticamente un danno imputabile al professionista.

Ancora più articolata può essere la ricostruzione quando l’errore riguarda una cessione d’azienda o di partecipazioni, una riorganizzazione societaria, un investimento o un’operazione immobiliare di rilevante valore. Una consulenza negligente può compromettere un affare, determinare costi imprevisti, far perdere un’opportunità economica o esporre una società a passività che avrebbero potuto essere evitate. In queste situazioni la valutazione deve considerare non soltanto le somme immediatamente perdute, ma anche gli eventuali ulteriori effetti patrimoniali causalmente riconducibili alla condotta contestata.

Per questo, quando il pregiudizio supera 500.000 euro, è particolarmente importante evitare una valutazione basata sulla semplice equazione “errore uguale danno”. Il punto centrale è stabilire quale condotta fosse concretamente esigibile dal professionista e ricostruire lo scenario che, con ragionevole probabilità, si sarebbe verificato se l’incarico fosse stato eseguito correttamente. È questo confronto che consente di comprendere se esista effettivamente una responsabilità professionale e quale sia la reale dimensione economica del pregiudizio.

La questione diventa ancora più delicata quando il danno lamentato consiste nella perdita di una possibilità di conseguire un risultato favorevole. La perdita di chance non coincide con qualsiasi mancato guadagno: deve riguardare una possibilità concreta, seria e apprezzabile che l’errore professionale abbia fatto venir meno. Nei casi economicamente più importanti, questa verifica può richiedere l’esame coordinato di atti, contratti, corrispondenza, documentazione contabile e, quando necessario, valutazioni tecniche capaci di ricostruire le conseguenze economiche dell’errore.

Per una visione più ampia dei criteri utilizzati nella valutazione di queste controversie è utile anche approfondire la responsabilità del professionista per una perdita economica di grande importo, perché nei casi di valore elevato l’ammontare della pretesa deve essere sempre collegato alla prova concreta del danno e del rapporto causale con l’attività professionale.

Come si accerta la responsabilità del professionista nei danni economici di grande valore

Quando viene contestato un errore professionale con un danno superiore a 500.000 euro, l’entità della perdita rende ancora più importante ricostruire con precisione il rapporto tra cliente e professionista. Non è sufficiente dimostrare che il risultato atteso non sia stato raggiunto: occorre partire dall’incarico conferito e stabilire quali obblighi il professionista avesse concretamente assunto, quali informazioni e documenti avesse a disposizione, quali attività abbia effettivamente svolto e se vi siano state omissioni, negligenze, errori tecnici o violazioni di specifici doveri professionali.

Questa ricostruzione può assumere caratteristiche molto diverse a seconda del professionista coinvolto. Nel caso di un avvocato, per esempio, possono essere rilevanti gli atti processuali, le scadenze, le comunicazioni con il cliente, le strategie adottate e le alternative concretamente disponibili. Se viene contestata la mancata impugnazione di una decisione o la perdita di un termine, bisogna verificare non soltanto l’errore, ma anche quali prospettive avrebbe avuto l’iniziativa giudiziaria correttamente intrapresa. Per approfondire questo aspetto abbiamo dedicato una specifica analisi a come dimostrare il danno economico causato da un professionista.

Nel caso del commercialista o del consulente fiscale, invece, l’esame può riguardare dichiarazioni, bilanci, comunicazioni, documentazione contabile, adempimenti effettuati o omessi e indicazioni fornite al cliente. Se una società sostiene di avere subito un danno di centinaia di migliaia di euro per una consulenza fiscale errata, occorre comprendere quale fosse la soluzione corretta, se il professionista disponesse delle informazioni necessarie per individuarla e quali conseguenze sarebbero state evitate adottando una condotta diligente. Particolare attenzione richiedono le situazioni nelle quali l’errore abbia determinato sanzioni, perdita di agevolazioni, decadenza da benefici fiscali o conseguenze che abbiano inciso su un’operazione societaria di rilevante valore.

Lo stesso metodo deve essere seguito quando il danno deriva dall’attività di consulenti o altri professionisti coinvolti in operazioni societarie, contrattuali o immobiliari economicamente importanti. Se, per esempio, una consulenza viene indicata come causa del fallimento di un’operazione da diversi milioni di euro, non è sufficiente utilizzare il valore complessivo dell’affare come misura del danno. Bisogna verificare quali effetti economici siano realmente derivati dall’errore, quali costi siano stati inutilmente sostenuti, quali utili avrebbero potuto essere conseguiti e quale probabilità concreta vi fosse che l’operazione producesse il risultato economico prospettato.

Una parte decisiva dell’analisi riguarda quindi la documentazione. Contratto o lettera di incarico, preventivi, e-mail, PEC, pareri, atti giudiziari, documenti fiscali e societari, verbali, contratti relativi all’operazione e documentazione economico-contabile possono consentire di ricostruire ciò che il professionista sapeva, ciò che avrebbe dovuto fare e le decisioni adottate dal cliente sulla base della consulenza ricevuta. Nei casi di maggiore valore economico può essere necessario affiancare alla valutazione giuridica una ricostruzione tecnica, contabile o finanziaria del pregiudizio.

È importante anche conservare le comunicazioni successive alla scoperta dell’errore. Le spiegazioni fornite dal professionista, eventuali ammissioni, le comunicazioni alla compagnia assicurativa, le proposte transattive e le contestazioni sulla responsabilità possono assumere rilievo nella gestione della controversia. La documentazione dovrebbe essere esaminata nel suo complesso e non attraverso singoli messaggi estrapolati dal contesto, perché nei contenziosi professionali di grande valore la sequenza degli avvenimenti può essere determinante per comprendere le effettive responsabilità.

Quando il danno potenziale supera 500.000 euro, inoltre, è opportuno verificare tempestivamente l’esistenza e le condizioni della polizza RC professionale. Il fatto che il professionista sia assicurato non significa che la compagnia debba necessariamente corrispondere l’intero importo richiesto: devono essere esaminati l’attività coperta, il periodo di efficacia della polizza, l’eventuale regime claims made, il massimale, franchigie, scoperti ed esclusioni, oltre alle modalità e ai tempi con cui il sinistro è stato denunciato. Se il danno accertato dovesse eccedere il massimale disponibile, la questione della copertura assicurativa diventa ancora più importante nella strategia complessiva diretta al conseguimento di un congruo risarcimento.

Proprio perché queste controversie possono richiedere una ricostruzione complessa e coinvolgere importi molto elevati, è opportuno evitare valutazioni fondate esclusivamente sulla gravità apparente dell’errore. Prima di intraprendere una causa o formulare una richiesta risarcitoria di centinaia di migliaia di euro è necessario individuare con precisione la condotta contestabile, le conseguenze che possono essere causalmente ricondotte a quella condotta e gli elementi documentali disponibili per dimostrarle.

Come dimostrare il nesso causale e quantificare un danno superiore a 500.000 euro

Una volta individuato un possibile errore professionale, il passaggio decisivo consiste nel dimostrare che proprio quella condotta abbia prodotto il danno economico per il quale viene richiesto il risarcimento. Nei casi superiori a 500.000 euro questo accertamento assume un peso particolare, perché una richiesta risarcitoria di grande valore deve poggiare su una ricostruzione rigorosa: occorre confrontare la situazione patrimoniale effettivamente determinatasi con quella che, secondo una valutazione ragionevole e supportata da elementi concreti, si sarebbe verificata se il professionista avesse adempiuto correttamente al proprio incarico.

Il nesso causale rappresenta quindi uno degli aspetti centrali della responsabilità professionale. Non basta individuare una negligenza, un’omissione, un errore tecnico o il mancato rispetto di una scadenza: bisogna stabilire quali conseguenze economiche siano effettivamente riconducibili a quella condotta. Se un avvocato lascia decorrere un termine per proporre un’impugnazione, per esempio, occorre valutare quale concreta possibilità vi fosse di ottenere un esito favorevole. Se un professionista causa la prescrizione di un credito di 700.000 euro, bisogna considerare anche se il credito fosse effettivamente esigibile e quali possibilità vi fossero di recuperarlo dal debitore. L’importo nominale del credito non può essere automaticamente identificato con il danno risarcibile.

Analogamente, se viene contestato al commercialista un errore che avrebbe prodotto una perdita fiscale di 600.000 euro, occorre separare le conseguenze realmente evitabili dalle somme che il cliente avrebbe comunque dovuto corrispondere. Se invece l’errore ha determinato la perdita di un’agevolazione legittimamente ottenibile, l’applicazione di sanzioni evitabili oppure ha compromesso una scelta societaria o fiscale economicamente vantaggiosa, sarà necessario ricostruire documentalmente quale sarebbe stata la posizione del cliente in assenza dell’inadempimento professionale.

La stessa attenzione è necessaria quando viene compromessa un’operazione societaria o immobiliare di grande valore. Immaginiamo un’operazione da diversi milioni di euro che non venga conclusa a causa di una consulenza professionale ritenuta negligente. Il valore dell’operazione non rappresenta, di per sé, il danno. Occorre verificare quali costi siano stati sostenuti inutilmente, quali passività siano sorte, quale utile sarebbe stato concretamente conseguibile, quali rischi economici gravassero comunque sull’operazione e quale probabilità vi fosse che l’affare arrivasse effettivamente a compimento alle condizioni previste.

È proprio in questa fase che assume rilievo la distinzione tra danno emergente, lucro cessante e perdita di chance. Il danno emergente può comprendere le perdite patrimoniali direttamente prodotte dall’errore e i costi che si siano resi necessari per affrontarne le conseguenze, purché ne sia dimostrata la riconducibilità causale. Il lucro cessante riguarda invece il guadagno che il cliente possa dimostrare di avere perduto per effetto dell’inadempimento. Quando non è possibile affermare che il risultato economico favorevole si sarebbe certamente verificato, può assumere rilievo la perdita di chance, purché sia stata compromessa una possibilità concreta, seria e apprezzabile e non una semplice aspettativa.

Nei danni professionali di grande valore la quantificazione può quindi richiedere un’analisi economica molto più articolata rispetto alla semplice somma delle perdite immediatamente visibili. Bilanci, dichiarazioni fiscali, flussi finanziari, contratti, valore delle partecipazioni, documentazione relativa ai crediti, prospettive del contenzioso, costi sostenuti e utili ragionevolmente conseguibili possono diventare elementi essenziali per determinare la reale consistenza del pregiudizio. Quando necessario, la documentazione può essere sottoposta anche a consulenti tecnici con competenze specifiche, affinché la richiesta di risarcimento sia sostenuta da una ricostruzione economicamente verificabile.

Questo aspetto è particolarmente importante quando la perdita lamentata supera i 500.000 euro ma deriva da un’operazione di valore ancora maggiore. Un investimento da due milioni di euro, una compravendita immobiliare da tre milioni o una controversia relativa a un credito da un milione non consentono di assumere automaticamente tali importi come misura del risarcimento. Per comprendere quale possa essere il giusto risarcimento occorre isolare il danno effettivamente prodotto dalla condotta professionale e dimostrarne l’entità attraverso elementi coerenti tra loro.

La ricostruzione deve inoltre essere coordinata con l’eventuale copertura assicurativa del professionista. In presenza di un danno superiore a 500.000 euro è necessario verificare se il massimale della polizza RC professionale sia sufficiente, quali condizioni regolino la copertura e se la compagnia assicurativa abbia sollevato contestazioni. Un rifiuto dell’assicuratore o un’offerta ritenuta insufficiente non determina automaticamente la fondatezza della richiesta del danneggiato né la libera disponibilità dell’intero massimale: occorre esaminare le ragioni della contestazione, le condizioni contrattuali e la responsabilità effettivamente imputabile al professionista.

Infine, anche una pretesa risarcitoria fondata può essere compromessa se viene fatta valere tardivamente. La prescrizione della responsabilità professionale deve essere valutata sulla base del rapporto concretamente esistente, della natura della responsabilità contestata e delle circostanze del caso. Nei contenziosi economicamente rilevanti è quindi prudente verificare tempestivamente i termini applicabili e adottare, quando necessario, gli atti idonei a tutelare la posizione del danneggiato, senza attendere che siano definitivamente chiariti tutti gli aspetti economici della controversia.

Per questo, prima di formulare una richiesta risarcitoria superiore a 500.000 euro, è essenziale costruire una sequenza probatoria coerente: incarico professionale, condotta contestata, conseguenza dell’errore, nesso causale e quantificazione del danno devono essere analizzati come parti dello stesso problema. È su questa ricostruzione, e non sul solo valore economico dell’affare compromesso, che può fondarsi una richiesta di risarcimento per un errore professionale che abbia provocato un danno di grande valore.

Un esempio pratico di errore professionale con un danno superiore a 500.000 euro

Per comprendere quanto possa essere complessa una controversia di questo tipo, consideriamo un esempio realistico e anonimizzato relativo a un’impresa titolare di un credito di rilevante valore nei confronti di un’altra società. Il professionista incaricato di tutelare il credito dispone della documentazione contrattuale e contabile necessaria e segue la posizione per un periodo significativo. Nel corso dell’incarico, tuttavia, non viene compiuta tempestivamente un’attività necessaria a preservare il diritto e, quando l’impresa tenta di procedere al recupero, emerge una possibile prescrizione del credito. Il valore nominale della posizione supera 500.000 euro.

Di fronte a una situazione simile, il primo impulso del cliente potrebbe essere quello di considerare automaticamente perduto, e quindi risarcibile, l’intero credito. Una corretta valutazione della responsabilità professionale richiede invece un’analisi più approfondita. Occorre innanzitutto ricostruire l’incarico conferito al professionista, verificare se comprendesse effettivamente la gestione delle attività necessarie a impedire la prescrizione e accertare quali iniziative siano state adottate. Diventano quindi essenziali la lettera di incarico, le comunicazioni intercorse, le PEC, gli eventuali atti inviati alla controparte e ogni documento capace di ricostruire cronologicamente la gestione della pratica.

L’elemento decisivo non è però soltanto stabilire se sia stato commesso un errore. Anche qualora emerga che il professionista avrebbe dovuto interrompere tempestivamente la prescrizione e non lo abbia fatto, rimane da verificare quale danno economico sia stato realmente causato da tale omissione. La valutazione deve quindi spostarsi sul credito originario: bisogna esaminarne la fondatezza, le eventuali contestazioni del debitore, la documentazione disponibile e le concrete possibilità che l’impresa avrebbe avuto di ottenerne il pagamento se il diritto fosse stato correttamente preservato.

Supponiamo che dall’analisi emerga una documentazione particolarmente consistente a sostegno del credito, ma anche che la situazione patrimoniale del debitore renda necessario valutare quale parte della somma sarebbe stata concretamente recuperabile. È proprio questo passaggio a impedire di identificare automaticamente il valore nominale del credito con il danno. Se il credito supera 500.000 euro, la richiesta risarcitoria deve essere costruita sulla perdita effettivamente riconducibile all’errore professionale e, quando non sia possibile dimostrare che l’intera somma sarebbe stata recuperata, sulla concreta probabilità di conseguire il risultato economico perduto.

La ricostruzione può diventare ancora più articolata se, a causa del mancato incasso, l’impresa sostiene ulteriori costi finanziari, perde liquidità necessaria per un investimento oppure subisce altre conseguenze patrimoniali. Anche tali voci non possono essere semplicemente aggiunte alla richiesta: per ciascuna deve essere verificato il rapporto causale con l’errore contestato e devono essere disponibili elementi idonei a dimostrarne l’esistenza e l’entità. In questo modo è possibile distinguere il danno emergente, l’eventuale lucro cessante e, quando ne ricorrano effettivamente i presupposti, la perdita di chance.

Accertati questi elementi, la tutela può proseguire con una contestazione formalizzata nei confronti del professionista e con la verifica della sua polizza RC professionale. Se il professionista denuncia il sinistro alla compagnia assicurativa, occorre esaminare anche il massimale disponibile, le condizioni della copertura e le eventuali eccezioni sollevate dall’assicuratore. Nei casi in cui la compagnia contesti la responsabilità, neghi la copertura oppure formuli un’offerta significativamente inferiore al danno documentato, la valutazione della posizione assicurativa deve procedere parallelamente a quella della responsabilità del professionista.

Un caso di questo tipo mostra perché, davanti a una perdita superiore a 500.000 euro, la soluzione non consiste semplicemente nel formulare una richiesta dello stesso importo del credito o dell’affare compromesso. È necessario costruire una ricostruzione documentale e giuridica capace di collegare l’incarico, l’omissione contestata, ciò che sarebbe ragionevolmente accaduto in assenza dell’errore e il pregiudizio effettivamente subito. Solo su queste basi può essere formulata e sostenuta una richiesta diretta a ottenere un congruo risarcimento del danno, valutando prima la possibilità di una soluzione stragiudiziale e, quando questa non sia praticabile o adeguata, l’eventuale azione giudiziaria.

FAQ sull’errore professionale che provoca un danno superiore a 500.000 euro

Se il professionista causa un danno superiore a 500.000 euro deve risarcire l’intera somma?

Non necessariamente. L’importo del risarcimento non dipende soltanto dal valore dell’affare, del credito o della controversia coinvolta. Occorre dimostrare l’inadempimento o la condotta colposa del professionista, il nesso causale tra l’errore e il danno e l’effettiva consistenza del pregiudizio patrimoniale. Se, per esempio, viene perduto per errore un credito di 600.000 euro, è necessario valutare anche la fondatezza del credito e le concrete possibilità che vi erano di recuperarlo.

Posso chiedere il risarcimento se ho perso una causa importante per un errore dell’avvocato?

Sì, quando ne ricorrono i presupposti, ma la perdita della causa non determina automaticamente la responsabilità dell’avvocato. Occorre individuare uno specifico errore o un’omissione professionale e valutare quale concreta possibilità vi sarebbe stata di ottenere un risultato diverso in assenza della condotta contestata. Se l’errore ha fatto perdere una possibilità seria e apprezzabile di conseguire un risultato favorevole, può assumere rilievo anche la perdita di chance, che deve comunque essere provata e valutata nel caso concreto.

Il commercialista risponde delle sanzioni e delle perdite fiscali causate da un suo errore?

Può esserne chiamato a rispondere quando sia possibile dimostrare che le conseguenze economiche derivano causalmente da un suo inadempimento professionale. È però necessario distinguere, ad esempio, le imposte che il cliente avrebbe comunque dovuto corrispondere dalle sanzioni, dai maggiori costi o dalla perdita di benefici fiscali effettivamente riconducibili all’errore. Nei casi di valore elevato può essere necessaria una ricostruzione contabile e fiscale specifica per determinare il danno concretamente risarcibile.

Cosa succede se il danno supera il massimale dell’assicurazione professionale?

La presenza di una polizza RC professionale non significa che qualsiasi danno sia integralmente coperto. Devono essere verificate le condizioni della polizza, il periodo di copertura, l’eventuale regime claims made, le esclusioni, le franchigie e soprattutto il massimale assicurativo. Se il danno accertato è superiore al massimale, la parte eccedente non scompare per il solo fatto che la copertura assicurativa sia insufficiente: occorre valutare la responsabilità del professionista e la concreta possibilità di ottenere il risarcimento anche per la quota non coperta dalla polizza.

Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento per un errore professionale?

I termini di prescrizione devono essere individuati considerando il rapporto professionale, la natura della responsabilità e le specifiche circostanze nelle quali il danno si è prodotto ed è divenuto rilevante. Nei casi in cui siano in gioco centinaia di migliaia di euro è prudente non attendere: occorre verificare tempestivamente la documentazione, le date degli eventi e gli eventuali atti già compiuti, così da valutare i termini applicabili e adottare, quando necessario, le iniziative idonee a tutelare il diritto al risarcimento.

Hai subito un danno economico rilevante per un errore professionale? Possiamo valutare il tuo caso

Quando un errore di un avvocato, commercialista, consulente o altro professionista ha provocato una perdita economica superiore a 500.000 euro, una valutazione tempestiva può essere determinante per comprendere se esistano i presupposti per una richiesta di risarcimento. Nei casi di grande valore non è sufficiente individuare ciò che il professionista avrebbe fatto male: occorre ricostruire l’incarico ricevuto, gli obblighi concretamente assunti, la condotta contestata e soprattutto il rapporto tra l’errore e il danno patrimoniale effettivamente subito.

Come Studio Legale Calvello esaminiamo la documentazione disponibile per verificare la possibile responsabilità professionale e la sostenibilità della pretesa risarcitoria. Contratti e lettere di incarico, preventivi, e-mail, PEC, atti giudiziari, documentazione fiscale o societaria, pareri, verbali, comunicazioni con il professionista e documenti economico-contabili possono essere decisivi per ricostruire ciò che è accaduto e stabilire quale risultato avrebbe potuto ragionevolmente essere conseguito in assenza dell’errore.

Quando il danno riguarda la perdita di una causa o di un credito, una prescrizione o una decadenza, un errore fiscale, una consulenza societaria, una transazione economicamente pregiudizievole oppure un’operazione immobiliare o aziendale compromessa, è necessario valutare anche le alternative concretamente disponibili al momento dell’incarico. Questo consente di distinguere il valore complessivo dell’operazione dal danno effettivamente risarcibile e di verificare l’eventuale presenza di danno emergente, lucro cessante o perdita di chance.

Nei casi economicamente più rilevanti esaminiamo inoltre l’eventuale polizza RC professionale, il massimale, le condizioni della copertura e le possibili contestazioni della compagnia assicurativa. Un rifiuto dell’assicuratore, un’offerta ritenuta insufficiente oppure un danno superiore al massimale richiedono una valutazione coordinata della posizione del professionista e di quella assicurativa, senza dare per scontato né il diritto al pagamento dell’intero importo richiesto né l’adeguatezza della somma eventualmente proposta.

È altrettanto importante verificare tempestivamente i termini applicabili. Attendere troppo può rendere più difficile acquisire documenti, ricostruire gli avvenimenti e, soprattutto, tutelare il diritto prima che intervenga la prescrizione. Per controversie superiori a 500.000 euro, l’analisi iniziale dovrebbe quindi riguardare contemporaneamente responsabilità, prove, nesso causale, quantificazione del danno, copertura assicurativa e termini per agire.

Se ritieni di avere subito una perdita economica di grande valore a causa dell’errore, dell’omissione o della negligenza di un professionista, puoi richiedere una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello. L’esame della documentazione consente di comprendere se vi siano elementi per contestare la responsabilità professionale e quali iniziative, stragiudiziali o giudiziali, possano essere valutate per perseguire un giusto e congruo risarcimento del danno effettivamente dimostrabile.

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