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Diritto Sportivo

Infortunio per mancata manutenzione: quando risponde il manutentore esterno

Infortunio per mancata manutenzione: quando può rispondere anche il manutentore esterno

Quando un infortunio avviene all’interno di una palestra, di un campo da calcio, di un centro sportivo o di un altro impianto, la responsabilità non ricade necessariamente su un unico soggetto. Se il danno è stato provocato da un problema di manutenzione, occorre verificare anche se gli interventi erano stati affidati a una ditta esterna e quali obblighi quest’ultima avesse concretamente assunto.

È questo il primo aspetto che noi riteniamo necessario chiarire. Il fatto che il gestore abbia affidato la manutenzione a un’impresa specializzata non significa automaticamente che il gestore sia liberato da ogni responsabilità, così come la semplice esistenza di un contratto di manutenzione non rende automaticamente responsabile la ditta esterna per qualsiasi incidente avvenuto nella struttura.

Occorre ricostruire concretamente ciò che è accaduto.

Se, ad esempio, un attrezzo cede perché un componente usurato non è stato sostituito, una porta o una recinzione risultano pericolanti, una pavimentazione presenta un difetto che avrebbe dovuto essere riparato oppure un impianto continua a essere utilizzato nonostante un’anomalia tecnica, diventa fondamentale stabilire chi aveva il compito di controllare, segnalare ed eliminare quella specifica situazione di pericolo.

Le stesse regole tecniche applicabili agli impianti sportivi attribuiscono particolare importanza alla sicurezza delle attrezzature e alla loro manutenzione. Le Norme CONI per l’impiantistica sportiva contemplano espressamente la conduzione e la manutenzione degli impianti e richiedono che attrezzi, attrezzature, ancoraggi e sistemi di ritenuta siano realizzati in condizioni tali da non costituire un pericolo.

Per questo motivo, dopo un infortunio sportivo causato da mancata manutenzione, non è sufficiente sapere chi gestisce formalmente la struttura. È necessario comprendere chi esercitava il controllo effettivo sull’elemento che ha provocato il danno e soprattutto quale fosse la ripartizione dei compiti tra proprietario, gestore e manutentore.

Si pensi a una palestra che abbia affidato a un’impresa esterna il controllo periodico dei macchinari. Se un’attrezzatura si rompe durante l’utilizzo e provoca una lesione, sarà necessario verificare quando era stato eseguito l’ultimo controllo, quali verifiche fossero previste, se il difetto fosse già rilevabile e se fossero state formulate segnalazioni o richieste di intervento. In una situazione simile, il problema non riguarda soltanto la generica responsabilità del gestore della palestra, ma può coinvolgere direttamente anche chi aveva assunto specifici obblighi di manutenzione.

Lo stesso ragionamento vale per campi da gioco, piscine, palazzetti, centri fitness e strutture sportive pubbliche o private. Una mancata manutenzione dell’impianto sportivo può riguardare elementi molto diversi: pavimentazioni, impianti elettrici, recinzioni, gradinate, spogliatoi, attrezzature, porte, canestri, reti, superfici sintetiche e numerose altre componenti della struttura.

Quando l’origine dell’infortunio è riconducibile proprio a uno di questi elementi, diventa quindi decisivo distinguere tra obbligo di gestione, obbligo di custodia e obbligo di manutenzione.

In termini generali, la responsabilità per i danni cagionati dalle cose in custodia trova il proprio riferimento nell’art. 2051 del codice civile. Nell’ambito di un impianto sportivo, tuttavia, l’individuazione del soggetto chiamato a rispondere richiede un’analisi concreta dei poteri di controllo e intervento esistenti sulla struttura o sulla parte di essa che ha determinato l’infortunio.

L’affidamento della manutenzione all’esterno può quindi assumere un’importanza determinante, ma non consente di stabilire la responsabilità attraverso un automatismo.

Proprio per questo, quando il danno deriva da un’attrezzatura deteriorata, da una superficie pericolosa o da un’altra carenza strutturale, è importante ricostruire tempestivamente le condizioni dell’impianto e acquisire gli elementi che consentano di comprendere da quanto tempo esistesse il problema. Abbiamo approfondito questo aspetto anche spiegando come provare la mancata manutenzione di un impianto sportivo.

Il punto centrale può essere riassunto così: il manutentore esterno può essere chiamato a rispondere quando l’infortunio è causalmente collegato all’inadempimento o all’inesatta esecuzione delle attività che rientravano effettivamente nei suoi compiti. Da qui nasce però la questione più delicata: stabilire dove finisca la responsabilità del manutentore e dove inizi, o continui, quella del gestore dell’impianto.

Gestore e ditta di manutenzione: come si stabilisce chi è responsabile dell’infortunio

Quando la manutenzione di un impianto sportivo è affidata a un soggetto esterno, uno degli aspetti più delicati riguarda l’individuazione di chi debba effettivamente rispondere dell’infortunio e del conseguente risarcimento dei danni. Non sempre, infatti, è possibile attribuire ogni responsabilità alla ditta manutentrice soltanto perché esiste un contratto di manutenzione.

Occorre innanzitutto verificare quali attività siano state concretamente affidate all’impresa esterna. Un contratto può prevedere semplici interventi periodici, controlli programmati, manutenzione ordinaria oppure obblighi molto più estesi di verifica, sorveglianza e intervento sulle attrezzature o sulle strutture dell’impianto.

La distinzione è importante perché la responsabilità deve essere valutata in relazione al difetto che ha provocato l’infortunio e ai compiti effettivamente attribuiti al manutentore.

Se, ad esempio, una società esterna è incaricata esclusivamente della manutenzione dell’impianto elettrico, difficilmente potrà esserle attribuito un incidente provocato da una buca presente sul terreno di gioco. Diversa sarebbe la situazione qualora il danno derivasse proprio da un componente elettrico che avrebbe dovuto essere controllato o sostituito nell’ambito degli interventi previsti.

Lo stesso principio può essere applicato alle attrezzature utilizzate in palestra. Quando la manutenzione dei macchinari è affidata a una società specializzata e un attrezzo presenta un deterioramento che avrebbe dovuto essere individuato durante i controlli, sarà necessario accertare se il manutentore abbia eseguito correttamente le verifiche previste e se abbia segnalato tempestivamente eventuali anomalie. Sul tema delle attrezzature abbiamo dedicato uno specifico approfondimento alle attrezzature sportive non a norma e alla responsabilità per i danni.

La presenza di una ditta esterna, tuttavia, non comporta necessariamente l’esclusione della responsabilità del gestore. Quest’ultimo può conservare poteri di controllo sulla struttura e può essere tenuto ad adottare le misure necessarie per evitare che una situazione pericolosa continui a esporre a rischio chi utilizza l’impianto.

Si pensi al caso in cui il manutentore abbia segnalato al gestore che una determinata attrezzatura non può più essere utilizzata in sicurezza. Se, nonostante la segnalazione, l’attrezzatura rimane disponibile e si verifica un incidente, la ricostruzione della responsabilità sarà necessariamente diversa rispetto all’ipotesi in cui il manutentore non abbia individuato o comunicato un difetto che rientrava nei controlli di sua competenza.

Può verificarsi anche la situazione opposta: il gestore segnala tempestivamente un’anomalia alla ditta incaricata, ma l’intervento viene eseguito in maniera inadeguata oppure non viene effettuato nei tempi previsti. Se proprio quel difetto provoca successivamente un infortunio, la condotta del manutentore esterno può assumere un ruolo centrale nella richiesta di risarcimento.

Per stabilire chi debba rispondere occorre quindi ricostruire la sequenza degli eventi: quando è comparso il difetto, chi poteva conoscerlo, chi doveva controllarlo, se era stato segnalato, quali interventi erano stati programmati e quali attività siano state effettivamente eseguite.

Questa analisi diventa ancora più importante quando l’infortunio deriva dalle condizioni generali della struttura. Un impianto sportivo non sicuro può determinare una responsabilità del gestore, ma la presenza di specifici contratti di manutenzione può rendere necessario valutare anche la posizione delle imprese incaricate degli interventi.

In alcuni casi, pertanto, il problema non consiste nello scegliere semplicemente tra gestore e manutentore. Le rispettive condotte possono concorrere nella produzione del danno e la ricostruzione delle responsabilità deve tenere conto del ruolo concretamente svolto da ciascun soggetto.

È proprio per questa ragione che, in presenza di un infortunio causato da una presunta carenza manutentiva, noi riteniamo essenziale evitare conclusioni premature. Prima di formulare una richiesta di risarcimento è opportuno individuare con precisione il difetto che ha provocato l’incidente e ricostruire chi avesse il potere e il dovere di intervenire.

Solo attraverso questa verifica è possibile comprendere se la responsabilità debba essere attribuita al gestore dell’impianto, al manutentore esterno oppure se debba essere valutata la posizione di entrambi.

Come provare la responsabilità del manutentore e ottenere il risarcimento dei danni

Individuare una possibile responsabilità del manutentore esterno non è sufficiente per ottenere il risarcimento. Occorre ricostruire in maniera concreta il collegamento tra la carenza nella manutenzione e l’infortunio avvenuto nell’impianto sportivo, raccogliendo gli elementi utili prima che le condizioni dei luoghi o delle attrezzature vengano modificate.

Questo passaggio assume particolare importanza perché, dopo un incidente, il difetto può essere rapidamente eliminato. Un macchinario può essere riparato, una pavimentazione sistemata, una recinzione sostituita oppure una zona pericolosa messa in sicurezza. A distanza di tempo può quindi diventare molto più difficile dimostrare quali fossero le condizioni effettive dell’impianto al momento dell’infortunio.

Per questo noi riteniamo fondamentale partire dalla ricostruzione dell’accaduto. Fotografie, filmati, eventuali registrazioni delle telecamere presenti nella struttura, testimonianze e documentazione relativa all’infortunio possono contribuire a dimostrare l’esistenza del difetto e il rapporto tra quella situazione di pericolo e le lesioni riportate.

Particolarmente importante può essere anche la documentazione relativa alla manutenzione. Registri degli interventi, rapporti tecnici, fatture, verbali di controllo, segnalazioni di anomalie, comunicazioni tra gestore e manutentore e contratto stipulato con la ditta esterna possono consentire di comprendere quali verifiche dovessero essere eseguite e se siano state effettivamente effettuate.

Se, ad esempio, un componente avrebbe dovuto essere controllato ogni sei mesi e dalla documentazione emerge che l’ultimo intervento risale a un periodo molto precedente, questa circostanza può assumere rilievo nella ricostruzione dell’accaduto. Allo stesso modo, può risultare importante accertare se il manutentore avesse già individuato il problema e lo avesse segnalato al gestore oppure se, al contrario, un’anomalia rilevabile durante un controllo sia rimasta inosservata.

Non sempre, inoltre, la causa dell’incidente è immediatamente evidente. In presenza di un’attrezzatura che cede, di un ancoraggio che si rompe o di una componente strutturale difettosa può essere necessario comprendere se il problema derivi da usura, cattiva manutenzione, installazione non corretta oppure da un difetto diverso. In questi casi una valutazione tecnica può diventare determinante per ricostruire la causa dell’infortunio.

La prova deve riguardare anche le conseguenze fisiche ed economiche dell’incidente. Referti del pronto soccorso, certificazioni mediche, esami diagnostici, prescrizioni, spese sostenute e successiva documentazione sanitaria consentono di ricostruire le lesioni e il percorso necessario per la guarigione. Nei casi più significativi può rendersi necessaria anche una valutazione medico-legale per determinare correttamente l’entità del danno.

Abbiamo approfondito gli aspetti relativi alla documentazione nell’articolo dedicato a come raccogliere prove e testimonianze dopo un infortunio sportivo, proprio perché la tempestività con cui vengono conservati gli elementi disponibili può incidere in maniera significativa sulla successiva richiesta di risarcimento.

Quando l’incidente deriva dalle condizioni del terreno di gioco, inoltre, può essere utile documentare con particolare attenzione buche, avvallamenti, cedimenti o altre anomalie della superficie. Nel nostro approfondimento sul risarcimento per un infortunio avvenuto su un campo sportivo maltenuto abbiamo esaminato proprio l’importanza di collegare le condizioni della struttura alla dinamica dell’incidente.

Una volta raccolti gli elementi disponibili, occorre individuare correttamente i soggetti coinvolti e verificare l’eventuale presenza di coperture assicurative. La richiesta di risarcimento può infatti coinvolgere il gestore dell’impianto, la società incaricata della manutenzione e, a seconda delle circostanze, altri soggetti che avevano specifici obblighi di controllo o intervento.

Il fatto che gestore e manutentore si attribuiscano reciprocamente la responsabilità non esclude di per sé il diritto al risarcimento. È proprio la ricostruzione dei rispettivi obblighi, delle condotte tenute e della causa concreta dell’infortunio che permette di stabilire verso chi indirizzare la richiesta e su quali elementi fondarla.

Per questa ragione, quando l’infortunio è potenzialmente collegato alla manutenzione dell’impianto, riteniamo opportuno verificare il caso nel suo complesso prima di attribuire la responsabilità a un solo soggetto. Una corretta ricostruzione delle prove consente di distinguere una semplice fatalità da un danno riconducibile a una carenza di manutenzione e di valutare concretamente la possibilità di ottenere il risarcimento.

Un caso concreto: infortunio causato da un’attrezzatura che non era stata correttamente manutenuta

Un caso concreto consente di comprendere meglio quanto possa essere importante individuare correttamente le responsabilità quando la manutenzione dell’impianto sportivo è affidata a un’impresa esterna.

Abbiamo seguito una vicenda nella quale, durante una normale attività all’interno di una struttura sportiva, si era verificato il cedimento improvviso di un componente di un’attrezzatura. L’incidente aveva provocato una caduta e conseguenti lesioni che avevano richiesto accertamenti medici, cure e un periodo di recupero.

In un primo momento la questione appariva relativamente semplice: l’infortunio era avvenuto all’interno dell’impianto e sembrava quindi naturale concentrare l’attenzione esclusivamente sulla posizione del gestore. Dalle verifiche successive era però emerso che la manutenzione periodica di quella specifica attrezzatura era stata affidata a una società esterna.

È stato quindi necessario ricostruire non soltanto la dinamica dell’incidente, ma anche ciò che era accaduto prima. In particolare, abbiamo verificato quali controlli fossero previsti sull’attrezzatura, quali interventi fossero stati effettuati e quale fosse la ripartizione degli obblighi tra il gestore della struttura e la società incaricata della manutenzione.

L’aspetto decisivo riguardava proprio le condizioni del componente che aveva ceduto. La documentazione disponibile e gli accertamenti eseguiti hanno consentito di ricostruire un deterioramento compatibile con una situazione che avrebbe richiesto un controllo e un intervento manutentivo adeguato.

La vicenda dimostra perché, in casi di questo tipo, non sia opportuno fermarsi alla prima ricostruzione. Il gestore può sostenere che la manutenzione fosse stata affidata a terzi; il manutentore, a sua volta, può contestare che lo specifico intervento rientrasse nei propri obblighi oppure sostenere che il problema non fosse rilevabile durante i controlli ordinari.

Occorre invece verificare concretamente chi doveva controllare quella parte dell’impianto, con quale periodicità e quali interventi avrebbero dovuto essere effettuati.

Nel caso esaminato, la ricostruzione tecnica e documentale ha consentito di superare il reciproco rinvio delle responsabilità e di impostare correttamente la richiesta risarcitoria, fino alla definizione positiva della vicenda.

Situazioni analoghe possono verificarsi anche quando l’incidente deriva da una superficie deteriorata, da un ancoraggio non sicuro, da una recinzione, da una porta, da una gradinata o da altre componenti dell’impianto. Anche una superficie sintetica difettosa può determinare una richiesta di risarcimento quando sia possibile collegare le sue condizioni all’infortunio.

Lo stesso vale quando il problema riguarda più in generale la sicurezza della struttura. In questi casi è necessario valutare attentamente come dimostrare la responsabilità nell’infortunio sportivo, evitando che il semplice affidamento della manutenzione a una società esterna diventi un ostacolo all’individuazione del soggetto tenuto al risarcimento.

L’elemento determinante resta sempre il rapporto tra la causa dell’incidente e gli obblighi concretamente assunti dai diversi soggetti coinvolti. È attraverso questa ricostruzione che diventa possibile stabilire se il danno sia riconducibile alla condotta del manutentore, a quella del gestore oppure a responsabilità concorrenti.

FAQ sulla responsabilità del manutentore esterno e sul risarcimento dell’infortunio sportivo

Il manutentore esterno è sempre responsabile se l’infortunio deriva dalla mancata manutenzione?

No. La presenza di un contratto di manutenzione non rende automaticamente responsabile la ditta esterna per qualsiasi incidente avvenuto nell’impianto sportivo. Occorre verificare quali attività fossero state effettivamente affidate al manutentore e se il difetto che ha provocato l’infortunio rientrasse nei controlli o negli interventi di sua competenza. È inoltre necessario accertare il collegamento tra l’eventuale omissione manutentiva e il danno verificatosi.

Se la manutenzione è affidata a una ditta esterna, il gestore dell’impianto non risponde più?

Non necessariamente. L’affidamento della manutenzione a un’impresa specializzata non comporta automaticamente l’esclusione di ogni responsabilità del gestore. È necessario valutare quali poteri di controllo siano rimasti in capo al gestore, se fosse a conoscenza della situazione di pericolo e se avrebbe potuto impedire l’utilizzo dell’attrezzatura o della parte dell’impianto non sicura. In determinate circostanze, quindi, la posizione del gestore e quella del manutentore devono essere valutate congiuntamente. Sul punto abbiamo approfondito anche i casi di responsabilità condivisa nell’infortunio sportivo e individuazione del soggetto tenuto al risarcimento.

Quali prove servono per dimostrare che l’incidente è stato causato dalla cattiva manutenzione?

La prova dipende dalle caratteristiche dell’incidente. Possono assumere rilievo fotografie e filmati realizzati subito dopo l’accaduto, testimonianze, registrazioni disponibili, documentazione sanitaria e accertamenti tecnici. Particolarmente importanti possono risultare anche contratti di manutenzione, registri degli interventi, rapporti tecnici, precedenti segnalazioni e comunicazioni tra il gestore e la ditta manutentrice. Questi elementi possono contribuire a ricostruire chi fosse tenuto a intervenire e se i controlli previsti siano stati correttamente eseguiti.

Chi paga il risarcimento se sono responsabili sia il gestore sia il manutentore?

Quando dalle circostanze emerge che più condotte hanno contribuito alla produzione del danno, occorre valutare la posizione di tutti i soggetti coinvolti. Non è quindi sempre necessario individuare un unico responsabile prima ancora di formulare la richiesta. La ripartizione delle responsabilità dipende dagli obblighi concretamente gravanti sul gestore e sulla società di manutenzione e dal contributo causale delle rispettive condotte. Devono inoltre essere verificate le eventuali coperture assicurative esistenti.

Quanto tempo c’è per chiedere il risarcimento dopo un infortunio nell’impianto sportivo?

I termini per esercitare il diritto al risarcimento dipendono dalla natura della responsabilità e dalle caratteristiche concrete della vicenda. Per questo motivo non è opportuno individuare un termine unico valido per qualsiasi infortunio sportivo. È comunque importante non attendere inutilmente, anche perché con il trascorrere del tempo possono diventare più difficili la conservazione delle prove, la ricostruzione delle condizioni dell’impianto e l’acquisizione della documentazione relativa alla manutenzione. Una valutazione tempestiva consente inoltre di verificare correttamente i termini applicabili al caso concreto.

Infortunio per mancata manutenzione: come possiamo valutare la richiesta di risarcimento

Quando un infortunio avviene in una palestra, in un campo da gioco, in una piscina o in un altro impianto sportivo e vi è il sospetto che sia stato provocato da una mancata o cattiva manutenzione, individuare correttamente il soggetto responsabile rappresenta uno dei passaggi più importanti per impostare la richiesta di risarcimento.

Come abbiamo visto, non è sempre sufficiente rivolgersi esclusivamente al gestore della struttura. La presenza di una ditta esterna incaricata della manutenzione può rendere necessario verificare il contratto, gli interventi eseguiti, i controlli programmati, le eventuali segnalazioni e soprattutto chi avesse concretamente il dovere di intervenire sul difetto che ha causato l’incidente.

Nel nostro Studio affrontiamo queste situazioni partendo dalla ricostruzione dell’accaduto e dall’analisi della documentazione disponibile. Valutiamo la dinamica dell’infortunio, le condizioni dell’impianto o dell’attrezzatura, gli obblighi del gestore e quelli eventualmente assunti dal manutentore esterno, oltre alle conseguenze fisiche ed economiche derivanti dall’incidente.

L’obiettivo è evitare che il reciproco rinvio di responsabilità tra gestore, proprietario, manutentore e compagnie assicurative renda più difficile ottenere il risarcimento. Quando esistono elementi per ricondurre l’infortunio a una carenza nella manutenzione, occorre individuare con precisione le responsabilità e formulare la richiesta nei confronti dei soggetti effettivamente coinvolti.

Una valutazione tempestiva è particolarmente importante anche per preservare le prove. Le condizioni dell’impianto possono cambiare, un’attrezzatura difettosa può essere riparata o sostituita e alcuni elementi utili alla ricostruzione dell’incidente possono diventare più difficili da recuperare con il trascorrere del tempo.

Per sottoporre il caso allo Studio Legale Calvello è possibile utilizzare la nostra pagina dedicata alla richiesta di consulenza legale. Esamineremo gli elementi disponibili per verificare se sussistano i presupposti per una richiesta di risarcimento e quali soggetti possano essere chiamati a rispondere dell’infortunio.

Un infortunio causato da un impianto maltenuto non deve essere considerato automaticamente una fatalità: quando il danno deriva dall’omesso o inesatto adempimento degli obblighi di manutenzione, è necessario accertare le responsabilità e tutelare correttamente il diritto al risarcimento.

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