La figura dell’amministratore è spesso percepita come il fulcro della gestione condominiale. Tuttavia, non in tutti gli edifici tale nomina è obbligatoria. Esistono situazioni in cui il condominio può operare anche senza un amministratore formalmente incaricato.
Ma, in concreto, chi prende le decisioni quando questa figura manca?
Condominio senza amministratore: chi ha il potere decisionale?
Quando non è stato nominato un amministratore – perché non obbligatorio o perché i condomini non vi hanno provveduto – la gestione non si blocca. In questi casi, il potere decisionale resta in capo all’assemblea dei condomini.
Ogni scelta relativa alla gestione delle parti comuni, alla ripartizione delle spese o agli interventi di manutenzione deve essere deliberata collegialmente, nel rispetto delle maggioranze previste dal Codice Civile.
Se ti stai chiedendo in quali casi l’amministratore è obbligatorio, puoi approfondire leggendo l’articolo dedicato a Quando c’è l’obbligo dell’amministratore di condominio?:
https://www.studiolegalecalvello.it/obbligo-amministratore-condominio/
Può un singolo condomino occuparsi della gestione?
Sì, ma non in modo arbitrario.
In assenza di amministratore, l’assemblea può autorizzare uno o più condomini a occuparsi di specifiche attività gestionali. Si tratta di un incarico fiduciario, circoscritto alle materie deliberate, che non attribuisce automaticamente tutti i poteri tipici dell’amministratore professionista.
Ad esempio, un condomino può essere incaricato di:
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gestire i pagamenti delle utenze comuni;
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richiedere preventivi per lavori urgenti;
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curare i rapporti con fornitori o tecnici.
È fondamentale che tale autorizzazione risulti da una delibera assembleare chiara, per evitare contestazioni future.
Gestione condivisa: è possibile nominare più referenti?
Certamente. L’assemblea può decidere di suddividere i compiti tra più condomini, assegnando a ciascuno specifiche competenze (ad esempio manutenzione, contabilità, rapporti con professionisti).
Questa soluzione è frequente nei piccoli condomini, soprattutto quando il numero delle unità immobiliari è limitato. Se vuoi capire meglio quando un edificio può definirsi condominio, puoi consultare l’approfondimento su Quanti appartamenti devono esserci per aversi un condominio?:
https://www.studiolegalecalvello.it/quanti-appartamenti-per-condominio/
Attenzione alle responsabilità
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le responsabilità. Anche in assenza di amministratore, il condominio continua a esistere come ente di gestione delle parti comuni. A tal proposito, può essere utile leggere l’articolo su Il condominio è un soggetto autonomo?: https://www.studiolegalecalvello.it/condominio-soggetto-giuridico-autonomo/
Le obbligazioni assunte nell’interesse comune ricadono comunque sui condomini secondo i criteri di ripartizione previsti dalla legge. Per comprendere meglio questo tema delicato, ti suggerisco anche l’approfondimento su Chi paga per i debiti del condominio?: https://www.studiolegalecalvello.it/chi-paga-debiti-condominio/
In assenza di una figura centrale, è quindi ancora più importante che le decisioni siano formalizzate correttamente e che vi sia trasparenza nella gestione economica.
Quando conviene nominare un amministratore?
Anche se non obbligatorio, nominare un amministratore può rivelarsi una scelta strategica, soprattutto quando:
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aumentano le controversie tra condomini;
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sono necessari lavori straordinari;
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la gestione contabile diventa complessa.
Nei piccoli edifici, invece, una gestione interna può risultare più snella ed economica, purché vi sia collaborazione tra i proprietari e chiarezza nelle decisioni.
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