Quando il mancato deposito del ricorso da parte dell’avvocato diventa un problema giuridico concreto
Quando un cliente affida una pratica legale a un avvocato, non conferisce soltanto un incarico professionale: affida una posizione giuridica che spesso ha valore economico, personale o persino familiare molto rilevante. Per questo motivo, il rispetto delle scadenze processuali non rappresenta un dettaglio organizzativo, ma uno degli obblighi fondamentali dell’attività difensiva.
Il mancato deposito di un ricorso entro i termini previsti può produrre conseguenze estremamente serie. In alcuni casi, il ritardo comporta semplicemente una difficoltà procedurale sanabile; in altri, invece, determina effetti irreversibili, come la perdita definitiva della possibilità di far valere un diritto.
È proprio qui che occorre fare una distinzione importante: non ogni errore dell’avvocato genera automaticamente responsabilità professionale, ma quando l’omissione riguarda una scadenza essenziale e da quella condotta deriva un danno concreto, il quadro cambia radicalmente.
Pensiamo, ad esempio, a un’opposizione che non viene depositata entro il termine utile, a un appello lasciato decorrere, oppure a un ricorso introduttivo mai formalmente presentato. In queste situazioni, il cliente non perde semplicemente tempo: può perdere l’intera possibilità di difendersi.
Abbiamo approfondito situazioni analoghe anche nell’articolo dedicato a Avvocato che sbaglia le scadenze processuali: puoi chiedere i danni?
https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-sbaglia-scadenze-processuali/
Dal punto di vista giuridico, l’avvocato assume un preciso obbligo di diligenza professionale qualificata. Questo significa che non gli viene richiesto soltanto di conoscere il diritto, ma anche di gestire correttamente tempistiche, adempimenti, notifiche, depositi e termini perentori.
Quando il cliente scopre che il ricorso non è stato depositato in tempo, la prima domanda che si pone è quasi sempre la stessa: si tratta di una semplice disorganizzazione oppure di un errore professionale risarcibile?
La risposta dipende da diversi fattori:
la natura del termine violato, perché non tutte le scadenze producono gli stessi effetti;
la concreta perdita subita dal cliente, economica o processuale;
il nesso tra condotta del professionista e danno finale.
In contesti simili, il problema non è solo tecnico, ma anche fiduciario. Chi si rivolge a un legale lo fa proprio per evitare errori di questo tipo. Quando invece l’errore nasce all’interno della gestione difensiva, è del tutto naturale interrogarsi su possibili rimedi, anche risarcitori.
Quali obblighi ha l’avvocato quando riceve un incarico e perché il rispetto dei termini è centrale
Quando una persona affida una pratica a un avvocato, spesso immagina che il valore del servizio professionale consista principalmente nella conoscenza delle norme, nella capacità di scrivere atti efficaci o nel sostenere una difesa convincente. Tutto questo è certamente vero, ma c’è un aspetto ancora più basilare che, nella pratica, può fare la differenza tra la tutela di un diritto e la sua perdita definitiva: la corretta gestione dei termini processuali.
Nel lavoro quotidiano, le scadenze non sono un elemento accessorio. Sono parte integrante della strategia difensiva. Un diritto perfettamente fondato, se esercitato fuori tempo, può diventare inutilizzabile. È una delle realtà più dure del sistema giuridico, ed è proprio per questo che il cliente si affida a un professionista.
Il punto centrale è semplice: il cliente non è tenuto a conoscere tecnicismi procedurali, termini decadenziali, finestre di impugnazione o modalità di deposito telematico. Questo è esattamente il motivo per cui esiste il mandato professionale.
Quando accettiamo un incarico difensivo, assumiamo obblighi precisi verso il cliente. Non si tratta soltanto di “fare il possibile”, ma di operare con la diligenza qualificata richiesta a un professionista del settore legale.
Tradotto in termini concreti, questo significa che l’avvocato deve:
valutare tempestivamente la situazione giuridica, comprendendo se esistono termini già in corso o scadenze imminenti;
impostare correttamente la strategia processuale, senza lasciare margini a errori organizzativi evitabili;
monitorare in modo rigoroso le scadenze, perché dimenticanze, rinvii interni o cattiva gestione dello studio non possono ricadere sul cliente;
informare correttamente il cliente, soprattutto quando esistono rischi concreti di decadenza o quando servono documenti urgenti;
eseguire materialmente gli adempimenti necessari, compreso il deposito degli atti nei tempi previsti.
Qui emerge un equivoco molto diffuso. Alcuni pensano che l’avvocato risponda solo se perde una causa. In realtà, il problema può nascere molto prima. Talvolta il danno non deriva dalla decisione del giudice, ma dal fatto che il giudice non arriverà mai a valutare il merito, perché la procedura è stata compromessa a monte.
È il caso classico del ricorso non depositato in tempo.
Chi vive questa situazione spesso descrive la stessa sensazione: scopre improvvisamente che il problema non è più la controparte, ma la gestione della propria difesa.
E questo produce una seconda conseguenza, spesso sottovalutata: il danno psicologico della perdita di fiducia.
Perché chi affida una questione importante a un professionista si aspetta almeno una cosa fondamentale: che i termini vengano rispettati.
Se invece emerge che una scadenza è stata ignorata, dimenticata o gestita male, il tema non riguarda più solo l’organizzazione dello studio, ma può entrare nel terreno della responsabilità professionale.
Abbiamo affrontato scenari molto vicini anche in Avvocato che non rispetta il termine di costituzione in giudizio
https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-non-rispetta-termine-costituzione-giudizio/
e in Avvocato che perde una scadenza decisiva: come dimostrare il danno
https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-perde-scadenza-decisiva-danno/
Dal punto di vista pratico, però, c’è una domanda ancora più importante: quando questo errore diventa davvero risarcibile?
Perché non ogni ritardo genera automaticamente diritto al risarcimento. Occorre capire se da quell’omissione sia derivata una perdita concreta e giuridicamente rilevante.
Ed è proprio questo il punto che analizzeremo nella prossima sezione.
Quando il mancato deposito del ricorso può dare diritto al risarcimento del danno
Questa è la domanda che interessa davvero chi si trova in una situazione del genere, ed è giusto affrontarla in modo chiaro, senza tecnicismi inutili.
Scoprire che il proprio avvocato non ha depositato un ricorso in tempo genera immediatamente un senso di smarrimento. La prima reazione è spesso emotiva: rabbia, frustrazione, incredulità. Ma subito dopo arriva il vero interrogativo pratico: posso fare qualcosa oppure il danno ormai è irreversibile?
La risposta richiede un’analisi seria del caso concreto.
Il punto fondamentale da comprendere è questo: non basta l’errore in sé.
Il semplice fatto che un avvocato abbia depositato un atto in ritardo non significa automaticamente che esista un diritto al risarcimento. Perché il diritto civile non tutela l’errore astratto: tutela il danno concreto che da quell’errore deriva.
Facciamo chiarezza.
Se il professionista commette una dimenticanza ma questa, in concreto, non produce alcuna perdita giuridica reale, il quadro cambia radicalmente rispetto al caso in cui quella omissione abbia fatto perdere una possibilità concreta di tutela.
Qui entra in gioco un concetto centrale nella responsabilità professionale dell’avvocato: la perdita di chance.
In termini pratici, significa questo: se il cliente aveva una possibilità seria e concreta di ottenere un risultato favorevole, e quella possibilità viene compromessa dal comportamento negligente del professionista, può emergere un danno risarcibile.
Pensiamo a una persona che avrebbe potuto proporre un’opposizione efficace contro un decreto ingiuntivo, oppure impugnare una decisione sfavorevole, oppure attivare una tutela giudiziaria entro un termine preciso.
Se il ricorso non viene depositato e quella finestra processuale si chiude definitivamente, il problema non è più organizzativo. Diventa patrimoniale, giuridico e potenzialmente risarcitorio.
Occorre però evitare un equivoco importante.
Non è sufficiente affermare: “il mio avvocato ha sbagliato, quindi deve pagare.”
Bisogna dimostrare una catena logica precisa.
Primo punto: l’avvocato aveva un incarico effettivo e un obbligo professionale concreto.
Secondo punto: c’è stato un errore o un’omissione oggettiva.
Terzo punto: quell’errore ha causato una perdita reale.
Quarto punto: senza quell’errore, esisteva una possibilità concreta di tutela o di risultato utile.
Ed è proprio qui che molte persone sottovalutano il tema.
Perché spesso si concentrano esclusivamente sul comportamento del professionista e non sul danno tecnicamente dimostrabile.
In realtà, le due cose devono procedere insieme.
Chi si trova in questa situazione dovrebbe farsi subito alcune domande molto concrete:
Il termine perso era davvero perentorio?
Il ricorso avrebbe avuto una base giuridica seria?
Esistevano documenti o prove che rendevano la posizione difendibile?
Il professionista aveva ricevuto tutte le informazioni necessarie per agire?
Il ritardo dipende davvero da una negligenza difensiva?
Sono domande decisive, perché cambiano completamente l’inquadramento del caso.
Abbiamo affrontato aspetti strettamente collegati anche in Avvocato che fa scadere un termine perentorio: responsabilità e risarcimento
https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-fa-scadere-termine-perentorio/
e in Errore nel calcolo del termine di impugnazione: puoi rivalerti?
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Dal punto di vista del lettore, la vera utilità pratica è questa: non fermarsi alla rabbia iniziale, ma capire subito se esistono elementi concreti per agire.
Perché esistono casi in cui un errore processuale apparentemente devastante può avere margini di rimedio.
Ed esistono altri casi in cui ogni giorno perso peggiora ulteriormente la posizione del cliente.
Quando si sospetta una negligenza professionale, il fattore tempo torna ad essere centrale.
Paradossalmente, proprio dopo un errore sui termini.
Cosa fare concretamente se scopri che il tuo avvocato non ha depositato il ricorso nei termini
Quando emerge il sospetto che un ricorso non sia stato depositato in tempo, la reazione istintiva è spesso il panico. È comprensibile. In pochi minuti ci si ritrova a chiedersi se un diritto importante sia stato compromesso, se la causa sia definitivamente persa, se esista ancora un rimedio o se ormai sia troppo tardi.
In questa fase, l’errore più pericoloso è agire impulsivamente oppure, al contrario, restare immobili sperando che la situazione si chiarisca da sola.
La cosa più utile da fare è trasformare l’emotività in verifica concreta.
Il primo aspetto da chiarire è molto semplice ma fondamentale: il deposito è realmente mancato oppure c’è stato un problema di comunicazione?
Può sembrare banale, ma nella pratica capita che il cliente interpreti un silenzio, un ritardo o una spiegazione poco chiara come assenza totale di attività, mentre esistono atti effettivamente depositati. Prima di ipotizzare responsabilità professionali, serve certezza documentale.
Per questo il primo passo è ottenere conferma oggettiva dello stato della pratica.
Non bastano rassicurazioni verbali. Non basta un generico “stiamo seguendo tutto”. In una situazione del genere occorre chiarezza.
Bisogna capire:
se il ricorso è stato effettivamente depositato;
in quale data;
con quale numero di procedimento;
se il termine utile era stato rispettato;
se esistono eventuali anomalie tecniche o procedurali.
Questa fase è decisiva, perché consente di separare il sospetto dalla realtà documentale.
Se invece emerge che il termine è realmente decorso senza deposito, cambia completamente il quadro.
A quel punto il focus non deve essere solo sull’errore commesso, ma sulle conseguenze concrete e sui possibili rimedi ancora praticabili.
Ed è qui che molte persone compiono un secondo errore: affrontano immediatamente il rapporto conflittuale con il proprio avvocato senza prima mettere in sicurezza la propria posizione giuridica.
Comprensibilmente, la tentazione è chiedere spiegazioni, pretendere chiarimenti immediati o interrompere il rapporto professionale.
Ma prima ancora della contestazione, bisogna capire se esista ancora una tutela utile.
In alcune situazioni, infatti, esistono margini tecnici che consentono interventi correttivi. In altre, il danno processuale è ormai consolidato e bisogna ragionare su un diverso percorso di tutela.
Abbiamo approfondito passaggi molto simili in Come capire se il tuo avvocato ha commesso un errore professionale
https://www.studiolegalecalvello.it/come-capire-errore-professionale-avvocato/
e in Come raccogliere le prove contro il tuo avvocato
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Dal punto di vista pratico, il lettore deve comprendere una cosa molto importante: la documentazione conta più delle impressioni.
Se ci sono email, messaggi, conferme di incarico, richieste di pagamento, scambi sulla gestione della pratica o comunicazioni relative ai termini, tutto può diventare rilevante.
Perché quando si valuta una possibile responsabilità professionale, il punto non è solo “cosa è successo”, ma anche cosa può essere dimostrato con precisione.
Un altro errore frequente è lasciare trascorrere settimane o mesi per delusione, stanchezza o sfiducia.
Questo è estremamente rischioso.
Se esiste un rimedio processuale residuo, il tempo può essere determinante.
Se invece il danno si è già consolidato, ritardare la valutazione può rendere più complessa anche la successiva tutela risarcitoria.
In alcuni casi può essere necessario acquisire rapidamente un parere tecnico indipendente sulla gestione della pratica.
Su questo punto può essere utile anche Come chiedere un parere indipendente sull’operato dell’avvocato
https://www.studiolegalecalvello.it/parere-indipendente-operato-avvocato/
L’approccio corretto, in sostanza, non è reagire di impulso ma ricostruire con lucidità.
Perché la vera domanda non è solo se l’avvocato abbia sbagliato.
La vera domanda è: oggi esiste ancora qualcosa che possiamo fare per proteggere il tuo diritto?
Ed è esattamente il tipo di analisi che distingue una semplice frustrazione da una strategia legale concreta.
Esempio pratico: quando un deposito tardivo cambia completamente la vita del cliente
Per comprendere davvero quanto possa essere grave un mancato deposito del ricorso nei termini, conviene uscire per un momento dalla teoria giuridica e osservare una situazione concreta, molto simile a quelle che possono verificarsi nella vita reale.
Immaginiamo un imprenditore che riceve un decreto ingiuntivo per una somma rilevante, magari collegata a un rapporto commerciale contestato. Convinto di avere valide ragioni per opporsi, si rivolge tempestivamente a un avvocato, consegna documenti, ricostruzione dei fatti, email, contratti e tutto ciò che può essere utile alla difesa.
Il professionista rassicura: la questione verrà gestita.
Passano i giorni.
Poi le settimane.
Il cliente chiede aggiornamenti, riceve risposte generiche, comunicazioni rassicuranti ma poco precise, magari qualche rinvio dovuto a “verifiche interne” o a presunti tempi tecnici.
Finché emerge la verità.
L’opposizione non è stata depositata entro il termine previsto.
A questo punto il cliente pensa che il problema sia semplicemente “aver perso una causa”.
In realtà, il danno potrebbe essere molto più profondo.
Perché qui non stiamo parlando di un giudice che ha valutato le difese e le ha rigettate.
Stiamo parlando di una tutela che potrebbe non essere mai stata realmente esercitata.
La differenza è enorme.
Nel primo caso, esiste una decisione sul merito.
Nel secondo, la possibilità stessa di discutere il merito potrebbe essere stata compromessa.
Ed è proprio questo il punto che spesso chi legge sottovaluta.
Un errore del genere non produce solo un danno teorico.
Può generare conseguenze economiche immediate:
esecuzioni forzate;
blocchi patrimoniali;
pressioni creditorie;
difficoltà bancarie;
pregiudizi reputazionali;
stress personale e familiare.
Ma non finisce qui.
Supponiamo che quella opposizione avrebbe avuto solide possibilità di successo.
In quel caso il danno non riguarda soltanto la procedura persa, ma anche il valore economico della chance concretamente compromessa.
Ed è qui che l’analisi giuridica diventa particolarmente delicata.
Perché bisogna distinguere tra:
una pratica che, anche se depositata in tempo, avrebbe avuto scarsissime possibilità;
e una pratica che presentava elementi concreti di difesa.
Questa distinzione cambia radicalmente tutto.
Ed è il motivo per cui non basta limitarsi a dire: “l’avvocato ha sbagliato.”
Occorre capire quanto quel singolo errore abbia inciso realmente sul risultato finale.
Lo stesso ragionamento può valere in moltissimi altri contesti.
Pensiamo a un lavoratore che perde il termine per impugnare un licenziamento.
A un contribuente che non riesce a proporre tempestivamente un ricorso.
A una persona che intendeva contestare una decisione giudiziaria sfavorevole.
A chi aveva diritto a una tutela amministrativa entro termini rigorosi.
In ciascuno di questi casi, il deposito tardivo può produrre effetti profondamente diversi.
Ecco perché ogni situazione va letta con precisione chirurgica.
Abbiamo affrontato casi vicini anche in:
Avvocato che perde il termine per opposizione: rimedi possibili
https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-perde-termine-opposizione/
Avvocato che non propone appello entro i termini
https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-non-propone-appello-termini/
Avvocato che fa decadere un ricorso amministrativo
https://www.studiolegalecalvello.it/avvocato-fa-decadere-ricorso-amministrativo/
Il valore concreto che il lettore deve portare con sé è questo:
non tutti gli errori processuali hanno lo stesso peso, ma alcuni possono cambiare radicalmente l’esito di una vicenda giuridica.
Ed è proprio per questo che serve una valutazione lucida, indipendente e tecnicamente rigorosa.
FAQ: domande frequenti su avvocato che non deposita il ricorso in tempo
Se il mio avvocato non deposita il ricorso nei termini, perdo automaticamente ogni diritto?
Non sempre, ed è importante chiarirlo subito perché molte persone, appena scoprono un problema del genere, pensano che tutto sia definitivamente compromesso.
La realtà giuridica è più articolata.
Esistono situazioni in cui la scadenza mancata produce effetti immediati e molto gravi, soprattutto quando si tratta di termini perentori o decadenze processuali rigide. In questi casi, la mancata attività difensiva può effettivamente impedire di esercitare una tutela.
Esistono però anche casi in cui il quadro va analizzato più attentamente, perché potrebbero esserci rimedi residuali, questioni tecniche da verificare oppure margini che il cliente, comprensibilmente, non conosce.
Per questo motivo la vera priorità non è trarre conclusioni affrettate, ma capire con precisione cosa sia realmente accaduto.
Posso fare causa al mio avvocato se ha depositato un atto in ritardo?
In linea generale, sì, ma il semplice ritardo non basta automaticamente.
Questo è un passaggio fondamentale.
La responsabilità professionale dell’avvocato non nasce perché esiste un errore formale in astratto. Occorre verificare se quell’errore abbia prodotto un danno concreto, economicamente o giuridicamente rilevante.
In altri termini: bisogna dimostrare non solo che il professionista abbia sbagliato, ma anche che, senza quell’errore, la tua posizione avrebbe avuto una concreta possibilità di tutela.
Abbiamo approfondito questo aspetto anche in Malavvocatura: cosa fare se pensi che il tuo avvocato abbia sbagliato
https://www.studiolegalecalvello.it/malavvocatura-avvocato-ha-sbagliato/
Come posso verificare se il ricorso è stato davvero depositato?
Questa è una delle domande più intelligenti che un cliente possa porsi.
Perché prima di parlare di negligenza professionale serve certezza documentale.
Non basta una sensazione negativa, né un silenzio del professionista.
Occorre ricostruire lo stato reale della pratica attraverso dati oggettivi: esistenza del deposito, data, numero di procedimento, cronologia degli atti, comunicazioni ricevute e documentazione disponibile.
In alcune situazioni può essere utile acquisire rapidamente un controllo indipendente della pratica, proprio per evitare ulteriori perdite di tempo.
Posso cambiare avvocato se sospetto un errore grave?
Sì.
Il rapporto fiduciario con il proprio difensore è centrale.
Quando emergono dubbi seri sulla gestione della pratica, il cliente ha pieno diritto di valutare un cambio di difesa, soprattutto se la fiducia risulta compromessa.
Naturalmente questa decisione dovrebbe essere presa con lucidità e non solo sull’onda emotiva del momento.
In alcuni casi, infatti, è prioritario comprendere se esistano rimedi urgenti prima di affrontare la questione del rapporto professionale.
Può essere utile leggere anche Quando cambiare avvocato dopo una delusione professionale
https://www.studiolegalecalvello.it/quando-cambiare-avvocato/
Se il mio avvocato ha sbagliato, devo continuare a pagarlo?
Dipende dalla situazione concreta.
Questa domanda emerge spesso quando il cliente percepisce di aver subito un danno serio.
Tuttavia, prima di assumere decisioni drastiche sul piano economico o contrattuale, è fondamentale valutare correttamente la posizione giuridica complessiva.
Perché una contestazione sulla qualità dell’attività professionale non si traduce automaticamente in conseguenze immediate sul compenso.
Abbiamo affrontato questo tema in Posso sospendere il pagamento dell’avvocato per negligenza?
https://www.studiolegalecalvello.it/sospendere-pagamento-avvocato-negligenza/
Le decisioni impulsive, in questi casi, raramente aiutano.
Serve una strategia.
Quando un errore del tuo avvocato può diventare il momento giusto per reagire e proteggere davvero i tuoi interessi
Quando si scopre che un ricorso non è stato depositato in tempo, la sensazione più comune è quella di aver perso il controllo della situazione.
Ed è perfettamente comprensibile.
Chi si rivolge a un avvocato lo fa proprio per sentirsi protetto in un terreno tecnico, complesso e spesso emotivamente pesante. Quando invece emerge che proprio la gestione professionale potrebbe aver compromesso la tutela del proprio diritto, il senso di disorientamento può essere molto forte.
Ma c’è un punto fondamentale che vogliamo lasciarti con assoluta chiarezza.
Scoprire un possibile errore professionale non significa automaticamente che tutto sia perduto.
Significa, piuttosto, che quel momento richiede lucidità, metodo e una valutazione tecnica indipendente.
Ogni caso ha una sua storia.
Esistono situazioni in cui un deposito tardivo produce conseguenze definitive.
Altre in cui esistono ancora margini tecnici da verificare.
Altre ancora in cui il vero tema non è recuperare il procedimento originario, ma comprendere se il danno subito possa essere oggetto di tutela risarcitoria.
Ed è qui che la differenza tra improvvisazione e strategia diventa decisiva.
Molte persone, dopo una delusione professionale, commettono due errori opposti.
Il primo è non fare nulla.
La stanchezza, la sfiducia o il timore di affrontare un nuovo percorso legale portano a lasciare sedimentare il problema, sperando quasi che perda importanza con il tempo.
Spesso accade esattamente il contrario.
Il secondo errore è reagire in modo esclusivamente emotivo, senza prima comprendere cosa sia realmente successo, quali documenti esistano, quali margini siano ancora aperti e quale sia la strada giuridicamente più efficace.
Anche questa, molto spesso, è una scelta che penalizza.
Quando si sospetta una malagestione professionale, serve un approccio tecnico, freddo e rigoroso.
Non basta la sensazione di essere stati trattati male.
Non basta la frustrazione.
Non basta neppure l’errore apparente.
Occorre capire se esista un danno giuridicamente rilevante, se vi sia un collegamento concreto tra la condotta del professionista e la perdita subita, e soprattutto quale strategia possa oggi offrire la migliore tutela.
Abbiamo approfondito aspetti complementari anche in:
Avvocato negligente: segnali da non ignorare
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Cosa fare se l’avvocato non tutela i tuoi interessi
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Checklist: cosa fare prima di fare causa al tuo avvocato
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Se stai vivendo una situazione simile, il consiglio più utile che possiamo darti è semplice: non restare nel dubbio.
Il dubbio, in ambito legale, spesso è il peggior consulente possibile.
Una verifica tecnica seria può aiutarti a capire se:
il ricorso fosse realmente decaduto;
esistano rimedi ancora percorribili;
vi sia stata una condotta professionalmente censurabile;
il danno subito sia concretamente tutelabile.
Presso il nostro Studio affrontiamo da anni situazioni delicate legate a responsabilità professionale, errori nella gestione delle pratiche e tutela di chi si trova improvvisamente a dover difendere i propri diritti due volte: prima contro il problema originario, poi contro una possibile gestione negligente.
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