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Responsabilità civile Responsabilità professionale

Tumore al seno diagnosticato in ritardo: quando è possibile ottenere il risarcimento

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Una diagnosi tardiva di tumore al seno può incidere in modo rilevante sulle possibilità di cura: una neoplasia che avrebbe potuto essere individuata in uno stadio iniziale può essere scoperta quando è già più estesa, richiede trattamenti maggiormente invasivi o presenta metastasi. Il ritardo, però, non comporta automaticamente una responsabilità sanitaria. Occorre ricostruire il percorso diagnostico e verificare se mammografie, ecografie, visite senologiche, biopsie o altri accertamenti siano stati eseguiti e valutati correttamente e, soprattutto, quale concreta differenza avrebbe prodotto una diagnosi tempestiva.

Nei casi più gravi l’errore può determinare un peggioramento della prognosi, la necessità di una mastectomia o di terapie più aggressive, un’invalidità permanente oppure una riduzione delle possibilità di guarigione o sopravvivenza. Quando la paziente è deceduta, la verifica riguarda anche i diritti dei familiari. Per stabilire se esistano i presupposti per un risarcimento è quindi necessario mettere in relazione la condotta dei sanitari con l’evoluzione effettiva della malattia, sulla base della documentazione clinica e di una valutazione medico-legale e specialistica.

Quando il ritardo nella diagnosi del tumore al seno può costituire un errore medico

Il punto di partenza è stabilire se, nel momento in cui la paziente si è rivolta al medico o è stata sottoposta a un controllo, esistessero elementi che avrebbero dovuto condurre a ulteriori accertamenti o a una diagnosi più tempestiva. Un nodulo mammario, alterazioni sospette alla mammografia, microcalcificazioni, modificazioni cliniche della mammella o risultati dubbi non possono essere valutati a posteriori soltanto perché successivamente è stato diagnosticato un carcinoma. Dobbiamo verificare quali informazioni fossero disponibili in quel preciso momento e quale condotta fosse esigibile dai sanitari.

La responsabilità può emergere, per esempio, quando una lesione già riconoscibile non viene rilevata nella lettura della mammografia, un reperto sospetto viene classificato in modo non adeguato, non vengono prescritti gli approfondimenti necessari oppure un nodulo viene considerato benigno senza un percorso diagnostico coerente con le sue caratteristiche. Problemi analoghi possono riguardare l’ecografia mammaria, la risonanza magnetica, la biopsia o l’esame istologico. In presenza di un possibile falso negativo assume particolare importanza confrontare gli esami precedenti con quelli successivi e, quando necessario, procedere alla revisione delle immagini e dei preparati.

Un caso frequente è quello della paziente che riceve un referto mammografico negativo e, dopo alcuni mesi, scopre un carcinoma già avanzato. La sola successione temporale non basta a dimostrare che la prima mammografia fosse stata letta erroneamente. Occorre accertare se il tumore fosse già visibile, se vi fossero segni che avrebbero imposto ulteriori indagini e se una corretta interpretazione avrebbe consentito di anticipare concretamente la diagnosi. Sul punto abbiamo dedicato uno specifico approfondimento all’errore nella lettura della mammografia e al tumore diagnosticato tardi.

Il ritardo può derivare anche da una catena di omissioni: un controllo non programmato nonostante un reperto da monitorare, una biopsia eseguita tardivamente, un referto non comunicato alla paziente oppure un esame istologico erroneamente interpretato. In questi casi non è sufficiente individuare genericamente un “ritardo”: dobbiamo ricostruirne la durata, la causa e l’incidenza clinica. Per gli errori che riguardano direttamente il campione biologico è utile distinguere questa fattispecie dall’errore nell’esame istologico, che presenta specifici profili di accertamento.

Che cosa cambia se il tumore viene scoperto mesi o anni dopo

Nel tumore al seno il tempo assume rilievo giuridico quando il ritardo diagnostico modifica concretamente il percorso della paziente. Dobbiamo quindi confrontare due situazioni: quella realmente verificatasi e quella che, secondo una valutazione medico-scientifica, si sarebbe ragionevolmente determinata con una diagnosi corretta e tempestiva. Non basta affermare che “prima sarebbe stato meglio”. Occorre stabilire, con criteri clinici, se l’anticipazione diagnostica avrebbe consentito uno stadio meno avanzato, un trattamento diverso, una prognosi migliore o una maggiore probabilità di sopravvivenza.

Si pensi a una neoplasia che, se individuata al primo esame, avrebbe potuto essere trattata con chirurgia conservativa e che al momento della diagnosi effettiva richieda invece una mastectomia, terapie sistemiche più impegnative o ulteriori interventi. Il danno da valutare non coincide semplicemente con l’esistenza del tumore, che non è stato causato dal medico, ma con le conseguenze che possono essere attribuite al ritardo. Questa distinzione è essenziale anche per quantificare correttamente il danno biologico, le eventuali conseguenze sulla capacità lavorativa, le spese sostenute e gli altri pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali concretamente provati.

La questione diventa ancora più delicata quando, al momento della diagnosi, il carcinoma mammario è metastatico oppure la malattia ha assunto caratteristiche che riducono le possibilità terapeutiche. Anche qui non possiamo presumere che una diagnosi anticipata avrebbe certamente evitato l’evoluzione sfavorevole. La documentazione sanitaria deve consentire di valutare lo stadio presumibile della malattia al momento dell’omissione, la sua evoluzione biologica e le possibilità terapeutiche disponibili. Quando il problema riguarda la progressione non individuata tempestivamente, può assumere rilievo anche la mancata diagnosi di metastasi.

In alcune situazioni non è possibile dimostrare che una diagnosi tempestiva avrebbe evitato il danno finale, ma può emergere che il ritardo abbia privato la paziente di una seria e apprezzabile possibilità di ottenere un esito più favorevole. È il terreno della perdita di chance, che non deve essere confusa con il danno finale né riconosciuta sulla base di una possibilità puramente teorica. Occorre accertare quale opportunità di guarigione, maggiore sopravvivenza o migliore qualità di vita sia stata concretamente compromessa dalla condotta sanitaria.

Se la diagnosi tardiva ha contribuito alla morte della paziente, l’analisi deve essere ancora più rigorosa. La responsabilità può riguardare l’anticipazione del decesso oppure, quando ne ricorrono i presupposti, la perdita di una concreta possibilità di maggiore sopravvivenza. I familiari possono avere diritti risarcitori propri, distinti da quelli eventualmente maturati dalla paziente. Abbiamo esaminato specificamente questi profili nell’approfondimento sulla diagnosi tardiva di tumore e morte del paziente e in quello dedicato alla perdita di chance di sopravvivenza per errore medico.

Responsabilità sanitaria, prove e risarcimento per la diagnosi tardiva del tumore al seno

Per valutare una richiesta di risarcimento dobbiamo ricostruire l’intera sequenza clinica, evitando di concentrare l’attenzione soltanto sull’esame immediatamente precedente alla diagnosi. Sono rilevanti la comparsa dei primi sintomi, le visite effettuate, le mammografie e le ecografie precedenti, gli eventuali controlli programmati, le biopsie, gli esami istologici, i referti e le immagini diagnostiche. La cartella clinica deve essere esaminata insieme alla documentazione radiologica originale, perché proprio il confronto tra immagini eseguite in momenti diversi può consentire di stabilire se una lesione fosse già presente e riconoscibile.

L’accertamento deve poi individuare chi abbia determinato il ritardo diagnostico. La responsabilità può riguardare il radiologo che non abbia riconosciuto un reperto rilevabile, il sanitario che non abbia disposto gli approfondimenti richiesti dal quadro clinico, l’anatomopatologo in caso di errata interpretazione del campione oppure la struttura sanitaria quando il problema dipenda dall’organizzazione del percorso diagnostico, dalla mancata comunicazione di un risultato o da un ritardo imputabile alla struttura stessa. Nei casi di falso negativo oncologico occorre quindi individuare con precisione il passaggio nel quale il percorso si è interrotto o è stato gestito in modo non corretto; sul tema abbiamo approfondito anche la responsabilità sanitaria per falso negativo oncologico.

Accertato l’eventuale errore, resta da dimostrare il nesso causale tra il ritardo e il danno concretamente subito. È uno dei passaggi più delicati. Se una diagnosi tempestiva avrebbe consentito, secondo una valutazione medico-legale e specialistica, un trattamento meno invasivo o avrebbe evitato un aggravamento della malattia, il danno deve essere individuato nella differenza tra il decorso effettivo e quello ragionevolmente prevedibile in assenza del ritardo. Se invece non è possibile ricondurre il danno finale alla condotta sanitaria, occorre verificare separatamente se sia stata compromessa una seria e concreta possibilità di guarigione, maggiore sopravvivenza o migliore qualità di vita.

La quantificazione del risarcimento dipende dalle conseguenze effettivamente attribuibili all’errore. Una mastectomia che avrebbe potuto essere evitata, una maggiore estensione dell’intervento, terapie più aggressive, un’invalidità permanente o una riduzione della capacità lavorativa possono determinare pregiudizi diversi, che devono essere provati e valutati singolarmente. Possono assumere rilievo il danno biologico, le ripercussioni sulla vita personale e relazionale, le conseguenze lavorative e reddituali e le spese rese necessarie dall’aggravamento. Il giusto risarcimento non deriva quindi da una cifra standard associata alla diagnosi tardiva, ma dalla ricostruzione medico-legale delle conseguenze imputabili al ritardo e dalla loro concreta quantificazione.

Quando la paziente è deceduta, la posizione dei familiari richiede un’analisi distinta. Il coniuge, i figli, i genitori e, ricorrendone i presupposti, altri congiunti possono chiedere il risarcimento dei pregiudizi direttamente subiti per la perdita del rapporto parentale e degli eventuali danni patrimoniali dimostrabili. Devono essere valutati separatamente anche gli eventuali diritti maturati dalla paziente prima della morte e trasmessi agli eredi. Per questi profili rinviamo all’approfondimento dedicato alla morte per errore medico e al risarcimento dei familiari.

Prima di intraprendere un’azione è quindi opportuno acquisire tutta la documentazione sanitaria e sottoporla a una valutazione integrata legale, medico-legale e, quando necessario, specialistica oncologica o radiologica. Questo consente di verificare se esista realmente un errore, quanto tempo diagnostico sia stato perduto, quale fosse presumibilmente lo stadio della malattia nel momento in cui avrebbe dovuto essere riconosciuta e quali conseguenze possano essere causalmente ricondotte al ritardo. Solo dopo questa verifica è possibile valutare con serietà una richiesta di congruo risarcimento.

Un caso di tumore al seno individuato dopo una mammografia risultata negativa

In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con nomi e dettagli modificati per tutelare la riservatezza della cliente, una donna che chiameremo Anna si era sottoposta a una mammografia ricevendo un referto che non segnalava reperti sospetti. A distanza di tempo, per la comparsa di un nodulo, ulteriori accertamenti avevano portato alla diagnosi di carcinoma mammario in uno stadio più avanzato, con necessità di un trattamento chirurgico e oncologico più invasivo.

Abbiamo acquisito la documentazione sanitaria completa, comprese le immagini della precedente mammografia, e sottoposto il percorso diagnostico a valutazione medico-legale e specialistica. L’elemento decisivo non era la semplice circostanza che il tumore fosse stato scoperto successivamente, ma stabilire se la neoplasia fosse già riconoscibile nell’esame precedente e quali conseguenze cliniche avesse prodotto il ritardo. Il confronto tra la documentazione radiologica e il quadro riscontrato alla diagnosi ha consentito di definire gli elementi utili per formulare la richiesta risarcitoria nei confronti dei soggetti interessati e avviare la procedura per il riconoscimento dei danni concretamente riconducibili al ritardo diagnostico. Il risultato ottenuto in quel caso è dipeso dalle sue specifiche caratteristiche cliniche e documentali e non può essere automaticamente esteso a situazioni differenti.

Domande frequenti sulla diagnosi tardiva del tumore al seno

Posso chiedere un risarcimento se il tumore al seno è stato diagnosticato in ritardo?

Sì, quando sia possibile dimostrare che vi è stato un errore o un’omissione nel percorso diagnostico e che il ritardo ha prodotto un danno. Occorre verificare, per esempio, se il tumore fosse già riconoscibile in una precedente mammografia, se un reperto sospetto avrebbe richiesto ulteriori accertamenti o se siano stati omessi controlli necessari. Deve poi essere accertato quale conseguenza sia concretamente derivata dal ritardo: aggravamento della malattia, trattamento più invasivo, invalidità permanente, peggioramento della prognosi o perdita di una seria possibilità di guarigione o sopravvivenza.

No. Il fatto che un tumore venga scoperto dopo una mammografia negativa non dimostra, da solo, un errore diagnostico. È necessario riesaminare le immagini originali e stabilire se, alla data dell’esame, fossero presenti segni riconoscibili che avrebbero dovuto essere rilevati o approfonditi. La valutazione deve tenere conto anche delle caratteristiche biologiche e dell’evoluzione della neoplasia.

Si può ottenere un risarcimento se la diagnosi tardiva ha comportato una mastectomia?

È possibile quando venga dimostrato che una diagnosi tempestiva avrebbe ragionevolmente consentito un trattamento meno invasivo e che il ritardo abbia invece reso necessaria la mastectomia o un intervento più esteso. In questo caso devono essere valutate le conseguenze fisiche, funzionali, estetiche e psicologiche effettivamente riconducibili al ritardo, oltre agli eventuali danni patrimoniali documentabili.

Cosa possono chiedere i familiari se la paziente è morta?

Se il ritardo diagnostico ha causalmente inciso sul decesso o sulla sopravvivenza della paziente, i familiari possono far valere i danni direttamente subiti, compreso, quando ne ricorrono i presupposti, il danno da perdita del rapporto parentale. Devono essere esaminati separatamente gli eventuali diritti risarcitori maturati dalla paziente prima della morte e trasmessi agli eredi. La quantificazione dipende dalle circostanze concrete e non esiste un importo automaticamente dovuto per il solo fatto del decesso.

Quali documenti servono per verificare una diagnosi tardiva di tumore al seno?

Sono particolarmente importanti la cartella clinica, i referti delle visite e degli esami, le immagini originali di mammografie, ecografie e risonanze, gli esami istologici e i relativi preparati quando disponibili, la documentazione oncologica e chirurgica e gli esami successivi alla diagnosi. La sequenza completa consente di ricostruire l’evoluzione della malattia e valutare se il tumore avrebbe potuto essere individuato prima e con quali conseguenze.

Diagnosi tardiva del tumore al seno: richiedi una valutazione del caso

Se un tumore al seno è stato diagnosticato in ritardo e il ritardo ha comportato un aggravamento della malattia, trattamenti più invasivi, un’invalidità permanente, una riduzione delle possibilità di guarigione o sopravvivenza oppure il decesso della paziente, è necessario esaminare il percorso sanitario prima di stabilire se esistano i presupposti per una richiesta di risarcimento.

Lo Studio Legale Calvello valuta la documentazione del caso per individuare eventuali errori od omissioni, verificare la necessità di un approfondimento medico-legale e specialistico e determinare se vi siano elementi per procedere nei confronti del medico, dell’ospedale o della struttura sanitaria. Per richiedere una valutazione del caso, è possibile compilare il modulo di contatto dello Studio Legale Calvello, descrivendo quanto accaduto e indicando gli esami e la documentazione sanitaria disponibili.

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