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Responsabilità civile Responsabilità professionale

Tumore al polmone diagnosticato in ritardo: quando è possibile ottenere il risarcimento

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Una diagnosi tardiva di tumore al polmone può incidere in modo decisivo sulle possibilità terapeutiche, sulla prognosi e, nei casi più gravi, sulla sopravvivenza del paziente. Il ritardo, però, non determina automaticamente una responsabilità sanitaria. Occorre ricostruire ciò che è accaduto: quali sintomi erano presenti, quali esami sono stati prescritti, come sono state interpretate radiografie, TAC o altri accertamenti, se un nodulo o una lesione sospetta siano stati adeguatamente approfonditi e quanto tempo sia trascorso prima della diagnosi corretta. Quando emerge un errore o un’omissione causalmente collegati a un aggravamento della malattia, a una perdita di chance o alla morte del paziente, può essere richiesto il risarcimento al medico e/o alla struttura sanitaria responsabile.

Quando il ritardo nella diagnosi del tumore al polmone può costituire un errore medico

Il punto centrale non è stabilire semplicemente che il tumore sia stato scoperto in una fase avanzata, ma verificare se, sulla base delle informazioni cliniche disponibili in precedenza, avrebbe dovuto essere diagnosticato prima. Nel tumore polmonare questa verifica richiede normalmente di ricostruire l’intero percorso del paziente, partendo dai primi sintomi e dagli accertamenti eseguiti. Una tosse persistente, episodi di emottisi, dolore toracico, dispnea o altri elementi clinici possono richiedere approfondimenti diversi a seconda dell’età, della storia personale, dei fattori di rischio e del quadro complessivo. Non è quindi il singolo sintomo, considerato isolatamente, a dimostrare l’errore.

La responsabilità può invece assumere rilievo quando un quadro che richiedeva ulteriori accertamenti viene sottovalutato, quando non viene prescritta una TAC pur essendovi indicazioni cliniche per procedere, oppure quando un’immagine già disponibile mostra una lesione che non viene riconosciuta o adeguatamente segnalata. Pensiamo, per esempio, a un nodulo polmonare visibile in una precedente radiografia o TAC che non venga riportato nel referto, oppure venga descritto senza che siano indicati o effettuati gli approfondimenti necessari. In situazioni di questo tipo, mesi di ritardo possono assumere un peso medico-legale rilevante se nel frattempo la neoplasia progredisce.

Un’altra ipotesi riguarda il mancato monitoraggio di un nodulo polmonare. La lesione può essere stata correttamente individuata, ma il successivo percorso di controllo può interrompersi o essere gestito in modo inadeguato. La questione diventa allora stabilire se, seguendo una condotta sanitaria appropriata, la trasformazione o la crescita della lesione sarebbero state riconosciute in una fase precedente. Lo stesso problema può presentarsi quando un reperto sospetto viene attribuito a una bronchite, a una polmonite o ad altra patologia e, nonostante la persistenza del quadro clinico, non vengono disposti ulteriori accertamenti.

Particolare attenzione richiedono gli errori nell’interpretazione degli esami. Una errata lettura di una TAC e la conseguente diagnosi tardiva possono assumere rilevanza quando immagini già acquisite contenevano elementi riconoscibili che avrebbero dovuto condurre a ulteriori verifiche. Analogamente, possono essere determinanti un falso negativo, un errore nell’esame istologico o la mancata comunicazione di un risultato sospetto. In questi casi occorre esaminare non soltanto i referti scritti, ma, quando disponibili, anche le immagini diagnostiche originali e la sequenza temporale degli accertamenti.

Per questo una diagnosi tardiva non va valutata con il senno di poi. Noi ricostruiamo ciò che il medico o la struttura sanitaria potevano e dovevano conoscere nel momento in cui furono assunte le singole decisioni. Solo confrontando quella situazione con la condotta concretamente esigibile è possibile distinguere l’evoluzione naturale di una malattia oncologica da un ritardo diagnostico giuridicamente rilevante.

Dal tumore iniziale alla malattia avanzata: perché il tempo perduto può incidere sul risarcimento

Accertare un errore nella diagnosi è soltanto il primo passaggio. Per ottenere un risarcimento occorre verificare quali conseguenze abbia prodotto quel ritardo. Nel tumore al polmone il dato può essere particolarmente delicato, perché tipo istologico, caratteristiche biologiche della neoplasia, stadio della malattia e condizioni generali del paziente possono modificare sensibilmente prognosi e possibilità terapeutiche. Non sarebbe corretto sostenere che una diagnosi anticipata avrebbe necessariamente determinato la guarigione.

La domanda medico-legale è più precisa: che cosa sarebbe ragionevolmente cambiato se il tumore fosse stato diagnosticato nel momento corretto? Può accadere, per esempio, che una neoplasia potenzialmente trattabile chirurgicamente venga individuata soltanto dopo la diffusione della malattia, quando l’intervento non è più praticabile. In altri casi il ritardo può aver comportato terapie più invasive, una progressione metastatica, un peggioramento delle condizioni generali, una maggiore invalidità o una riduzione della sopravvivenza attesa.

Quando non è possibile dimostrare che la condotta corretta avrebbe evitato il danno finale, deve essere esaminata con particolare rigore l’eventuale perdita di chance di sopravvivenza causata dalla diagnosi tardiva. La perdita di chance non coincide con la morte o con l’aggravamento della malattia: riguarda la perdita di una seria e apprezzabile possibilità di conseguire un risultato clinico più favorevole. Nel caso oncologico può trattarsi della possibilità di vivere più a lungo, di accedere a un trattamento con maggiori prospettive terapeutiche, di evitare o ritardare la progressione della malattia oppure di conservare una migliore qualità di vita.

La differenza è importante anche sul piano risarcitorio. Se il ritardo diagnostico viene riconosciuto come causa dell’aggravamento, dell’invalidità o della morte, la valutazione del danno deve essere costruita su quel rapporto causale. Se invece ciò che può essere provato è la perdita di una concreta possibilità favorevole, il danno deve essere individuato e quantificato in relazione alla chance effettivamente perduta, senza trasformarla artificialmente nella certezza di un risultato che la medicina non consente di affermare.

Quando il paziente sopravvive ma la malattia è progredita, possono assumere rilievo il danno biologico permanente, le conseguenze sulla vita quotidiana e relazionale, l’eventuale compromissione della capacità lavorativa e i danni patrimoniali documentabili. Se invece il paziente muore, occorre distinguere i danni maturati nella sua sfera giuridica da quelli subiti direttamente dai familiari. Il coniuge, i figli, i genitori e, ricorrendone concretamente i presupposti, altri congiunti possono far valere i propri pregiudizi, compreso il danno derivante dalla perdita del rapporto parentale.

Nei casi in cui si sospetti che il decesso sia collegato proprio al ritardo con cui è stato individuato il carcinoma, diventa quindi necessario confrontare il decorso reale con quello che, secondo una valutazione medico-legale, avrebbe avuto il paziente in caso di diagnosi tempestiva. È su questa ricostruzione, e non sulla sola constatazione che il tumore sia stato scoperto tardi, che si costruisce la verifica della responsabilità sanitaria e dell’eventuale diritto a un giusto risarcimento.

Responsabilità sanitaria, prova del ritardo diagnostico e quantificazione del danno

Per stabilire se una diagnosi tardiva di tumore al polmone possa dare diritto al risarcimento è necessario ricostruire cronologicamente il percorso sanitario. Noi partiamo dalla documentazione completa: cartelle cliniche, accessi al pronto soccorso, visite specialistiche, prescrizioni, referti, esami istologici e, soprattutto quando viene contestato un errore radiologico, dalle immagini originali di radiografie e TAC. Il semplice referto può infatti non essere sufficiente: una nuova valutazione delle immagini può consentire di verificare se un nodulo, una massa o un altro reperto sospetto fosse già riconoscibile mesi prima della diagnosi.

La ricostruzione deve individuare anche il momento nel quale sarebbe stato ragionevole formulare la diagnosi o procedere con ulteriori approfondimenti. Può trattarsi della prima TAC nella quale era già visibile una lesione, di una radiografia che avrebbe richiesto un controllo, della mancata esecuzione del follow-up di un nodulo polmonare oppure della persistenza di sintomi che avrebbe dovuto indurre il medico a modificare l’originario percorso diagnostico. Quando il problema deriva da un esame falsamente negativo o da un errore nell’analisi di un campione, può essere necessario verificare anche la correttezza dell’accertamento istologico; sul punto abbiamo dedicato uno specifico approfondimento all’errore nell’esame istologico e alla responsabilità sanitaria.

Una volta individuata l’eventuale omissione, resta da affrontare il passaggio più delicato: il nesso causale. Occorre confrontare la situazione realmente verificatasi con quella che, secondo una valutazione medico-legale e specialistica, si sarebbe ragionevolmente determinata con una diagnosi tempestiva. Devono quindi essere considerate la presumibile stadiazione del tumore nel momento in cui avrebbe potuto essere individuato, le terapie allora disponibili, l’eventuale possibilità di intervento chirurgico, la successiva progressione della neoplasia e l’incidenza del ritardo sulla prognosi. Se nel frattempo sono comparse metastasi, deve essere verificato anche quando esse fossero riconoscibili e quale effetto abbia avuto la loro individuazione tardiva; abbiamo affrontato separatamente il tema della mancata diagnosi di metastasi e della responsabilità medica.

Questa analisi richiede normalmente competenze mediche diverse da quelle giuridiche. La valutazione medico-legale deve essere affiancata, quando necessario, dallo specialista della materia interessata, ad esempio radiologo, oncologo, pneumologo o chirurgo toracico. L’obiettivo non è soltanto individuare una condotta censurabile, ma comprendere se e quanto quella condotta abbia concretamente modificato il decorso della malattia. Un errore privo di conseguenze causalmente riconducibili ad esso non comporta, per il solo fatto di essere stato commesso, il diritto al risarcimento del danno finale.

Se il ritardo ha determinato un aggravamento della patologia o conseguenze permanenti, la quantificazione deve considerare il danno biologico effettivamente riconducibile alla condotta sanitaria e le ulteriori ripercussioni concretamente dimostrabili, comprese quelle lavorative e patrimoniali. Nei casi più gravi può invece emergere che la diagnosi tempestiva avrebbe consentito una diversa prospettiva di sopravvivenza oppure che il ritardo abbia anticipato il decesso. Quest’ultima situazione presenta caratteristiche proprie, approfondite anche nell’articolo sull’errore medico che anticipa la morte del paziente e sul relativo risarcimento.

Quando il paziente è deceduto, la valutazione riguarda anche la posizione dei familiari. I danni devono essere individuati caso per caso e documentati, distinguendo quelli eventualmente trasmessi agli eredi dai pregiudizi sofferti direttamente dai congiunti per la perdita del rapporto familiare. Non esiste quindi un importo predeterminato per una diagnosi tardiva di tumore al polmone: il congruo risarcimento dipende dal danno effettivamente provato e dal rapporto causale che può essere ricostruito tra il ritardo sanitario e le conseguenze subite dal paziente e dai suoi familiari.

Un caso di tumore al polmone individuato dopo il mancato approfondimento di una TAC

In un caso seguito dallo Studio, che descriviamo con nomi e alcuni dettagli modificati per tutelare la riservatezza del rapporto professionale, un paziente che chiameremo Marco si era sottoposto a una TAC del torace per problemi respiratori. L’esame non aveva portato a una diagnosi oncologica e, dopo diversi mesi, il persistere e l’aggravarsi dei sintomi aveva determinato nuovi accertamenti, dai quali era emerso un tumore polmonare ormai in fase più avanzata.

I familiari ci hanno chiesto di verificare se la precedente indagine diagnostica potesse avere un rilievo. Abbiamo acquisito la documentazione sanitaria e le immagini radiologiche originali, sottoponendo il percorso clinico a valutazione medico-legale e specialistica. L’elemento decisivo è stato il confronto tra gli esami eseguiti nei due diversi momenti, necessario per stabilire se nella prima TAC fossero già presenti elementi meritevoli di approfondimento e quale fosse stata l’incidenza del tempo trascorso sull’evoluzione della malattia.

La pratica è stata quindi impostata sulla ricostruzione documentale del ritardo e delle sue conseguenze, individuando le condotte sanitarie rilevanti e formulando la richiesta risarcitoria sulla base del danno concretamente accertabile. È questo il metodo che adottiamo nei casi di sospetta diagnosi tardiva: prima di attribuire una responsabilità al medico o alla struttura sanitaria verifichiamo se l’errore sia effettivamente dimostrabile e, soprattutto, quale conseguenza abbia prodotto nel singolo caso.

Domande frequenti sulla diagnosi tardiva del tumore al polmone

Se il tumore al polmone è stato diagnosticato tardi ho automaticamente diritto al risarcimento?

No. Occorre dimostrare che vi sia stata una condotta sanitaria censurabile e che il ritardo abbia provocato un danno. Bisogna quindi verificare se il tumore avrebbe potuto essere ragionevolmente individuato prima e quale differenza avrebbe prodotto una diagnosi tempestiva sulla terapia, sulla progressione della malattia, sull’invalidità o sulla sopravvivenza del paziente.

Se il radiologo non ha visto un nodulo nella TAC può esserci responsabilità?

Può esserci, ma la valutazione deve essere effettuata sulle immagini originali. Occorre stabilire se il nodulo o la lesione fossero effettivamente riconoscibili al momento dell’esame e se il loro tempestivo riscontro avrebbe determinato ulteriori accertamenti e una diagnosi anticipata. Per questo, nei casi di sospetto errore radiologico, è importante acquisire non soltanto il referto ma anche le immagini diagnostiche.

È possibile ottenere un risarcimento se non si può dimostrare che una diagnosi tempestiva avrebbe salvato il paziente?

In determinate circostanze può assumere rilievo la perdita di chance. Deve però essere dimostrato che l’errore abbia privato il paziente di una seria e apprezzabile possibilità di ottenere un risultato migliore, per esempio una maggiore sopravvivenza, un trattamento terapeutico più favorevole o una migliore qualità di vita. Non basta affermare genericamente che una diagnosi anticipata sarebbe stata preferibile.

I familiari possono chiedere il risarcimento se il paziente è morto?

Sì, quando ne ricorrono i presupposti. Occorre distinguere i danni eventualmente maturati nella sfera del paziente e trasmessi agli eredi dai danni subiti direttamente dai familiari. Tra questi può rientrare il danno da perdita del rapporto parentale, da valutare in relazione alla concreta relazione con la persona deceduta e alle conseguenze effettivamente patite.

Quali documenti servono per verificare un caso di tumore al polmone diagnosticato in ritardo?

È opportuno raccogliere l’intera documentazione sanitaria relativa al periodo precedente e successivo alla diagnosi: cartelle cliniche, referti, prescrizioni, visite specialistiche, accessi al pronto soccorso, esami istologici e immagini di radiografie, TAC, PET e degli altri accertamenti eseguiti. La sequenza cronologica consente di individuare l’eventuale momento nel quale la diagnosi avrebbe potuto essere formulata e di valutare le conseguenze del ritardo.

Tumore al polmone diagnosticato in ritardo: richiedi una valutazione del caso

Se un tumore al polmone è stato individuato quando la malattia era già in fase avanzata, oppure una precedente TAC, radiografia o altro accertamento non aveva portato al riconoscimento di una lesione successivamente risultata tumorale, è necessario esaminare il percorso sanitario prima di formulare qualsiasi valutazione sulla responsabilità.

Lo stesso vale quando il ritardo può avere determinato una progressione della malattia, la perdita di possibilità terapeutiche, un’invalidità permanente rilevante, una riduzione della sopravvivenza o la morte del paziente. In questi casi analizziamo la documentazione sanitaria per verificare se vi siano gli elementi per approfondire il caso sotto il profilo medico-legale e valutare l’eventuale richiesta di risarcimento.

Puoi richiedere una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello compilando il modulo e descrivendo sinteticamente quanto accaduto. Lo Studio esaminerà la richiesta e, quando il caso presenta elementi che richiedono un approfondimento, ricontatterà l’interessato per valutare la documentazione e i successivi passaggi.

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