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Responsabilità professionale Tutela del patrimonio

Portafoglio finanziario troppo rischioso rispetto al profilo del cliente: quando può emergere la responsabilità della banca

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Un portafoglio finanziario può generare perdite anche molto elevate senza che ciò comporti automaticamente una responsabilità della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario. Il problema giuridico nasce quando il livello di rischio assunto non risulta coerente con le caratteristiche del cliente, con i suoi obiettivi di investimento e con la sua capacità di sostenere perdite, oppure quando le operazioni sono state consigliate o eseguite senza un’adeguata valutazione e senza informazioni sufficienti sui rischi effettivi.

Quando un investitore prudente o con un profilo conservativo scopre di avere una parte rilevante del patrimonio esposta ad azioni, obbligazioni subordinate o illiquide, certificates, titoli non quotati o altri prodotti complessi, la sola lettura del questionario MiFID non è sufficiente per stabilire se vi sia stata una violazione. Occorre ricostruire il rapporto nel suo complesso: come è stato determinato il profilo del cliente, quale servizio di investimento è stato prestato, quali operazioni sono state effettuate, quanto pesavano sul patrimonio complessivo, quali informazioni erano state fornite e quale perdita può essere concretamente collegata alla condotta contestata.

Quando il rischio del portafoglio non è coerente con il profilo dell’investitore

La valutazione parte dal cliente reale, non dall’etichetta sintetica attribuita dalla banca. Esperienza e conoscenze finanziarie, situazione patrimoniale, capacità di sostenere perdite, obiettivi dell’investimento e tolleranza al rischio concorrono a definire il quadro nel quale devono essere valutate le operazioni. Un cliente che intende prevalentemente conservare il capitale e dispone di una limitata capacità di assorbire perdite rilevanti presenta esigenze diverse da quelle di un investitore esperto che accetta consapevolmente un’elevata volatilità e la possibilità di perdere una parte consistente del patrimonio.

Per questo, in presenza di un portafoglio finanziario troppo rischioso rispetto al profilo del cliente, noi verifichiamo anzitutto se la profilatura rappresentasse correttamente la situazione dell’investitore al momento delle operazioni. Un questionario MiFID formalmente sottoscritto non rende di per sé adeguato qualsiasi investimento. Possono assumere rilievo risposte incoerenti tra loro, variazioni significative del profilo intervenute in prossimità di operazioni particolarmente rischiose, indicazioni incompatibili con l’esperienza effettiva del cliente o una rappresentazione della capacità di sostenere perdite che non trovi riscontro nella sua situazione finanziaria.

La verifica deve poi essere rapportata al servizio concretamente prestato. Adeguatezza e appropriatezza non sono concetti intercambiabili: la disciplina applicabile dipende, tra l’altro, dal fatto che vi sia stata consulenza in materia di investimenti, gestione di portafogli oppure un diverso servizio di investimento. Se la banca o l’intermediario ha formulato una raccomandazione nell’ambito di un servizio di consulenza, assume particolare rilievo la coerenza dell’investimento raccomandato con il profilo e gli obiettivi del cliente. In altri contesti può venire in considerazione la valutazione dell’appropriatezza rispetto alle conoscenze ed esperienze necessarie per comprendere i rischi del prodotto.

Il problema diventa economicamente rilevante quando l’inadeguatezza non riguarda una singola operazione marginale, ma coinvolge una parte consistente del patrimonio. È il caso, per esempio, di un cliente con propensione al rischio contenuta che si ritrovi con centinaia di migliaia di euro investiti in strumenti caratterizzati da elevata volatilità, subordinazione, scarsa liquidità o particolare complessità. In situazioni di questo tipo è necessario verificare sia le singole operazioni sia l’esposizione complessiva, perché una sequenza di investimenti considerati isolatamente può produrre un livello di rischio del portafoglio molto diverso da quello che il cliente era concretamente disposto e in grado di sopportare.

Questo profilo è strettamente collegato al tema degli investimenti non adeguati al profilo di rischio e della possibile responsabilità della banca. Quando la perdita raggiunge importi elevati, la ricostruzione documentale deve essere particolarmente accurata, perché occorre distinguere il normale rischio finanziario consapevolmente assunto dall’investitore dalla perdita che potrebbe invece derivare dalla violazione degli obblighi gravanti sull’intermediario.

Concentrazione, prodotti complessi e informazioni sui rischi: come si valuta il portafoglio nel suo insieme

La composizione del portafoglio assume un peso particolare quando una quota rilevante del patrimonio è concentrata nello stesso emittente, nella medesima categoria di strumenti o in prodotti accomunati da fattori di rischio analoghi. La mancata diversificazione non determina automaticamente un illecito: occorre considerare il servizio prestato, le scelte consapevolmente compiute dal cliente, i suoi obiettivi e la struttura complessiva degli investimenti. Una concentrazione molto elevata può però diventare un elemento centrale quando non appare coerente con il profilo dell’investitore e deriva da raccomandazioni o scelte gestorie dell’intermediario.

La questione è ancora più delicata quando il portafoglio comprende obbligazioni subordinate, strumenti illiquidi, titoli non quotati, certificates, derivati o altri prodotti finanziari complessi. In questi casi non basta sapere genericamente che “ogni investimento comporta un rischio”. Il cliente deve essere posto nelle condizioni di comprendere le caratteristiche concretamente rilevanti dello strumento: possibilità e misura della perdita del capitale, scenari che possono incidere sul rendimento, difficoltà di disinvestimento, eventuale subordinazione, complessità del meccanismo finanziario, durata, costi e altri elementi capaci di incidere sulla decisione di investimento.

Quando, per esempio, prodotti ad alto rischio vengono presentati a un cliente come sostanzialmente sicuri o compatibili con finalità conservative, può essere necessario verificare se vi sia stata una violazione degli obblighi informativi negli investimenti finanziari. La documentazione consegnata prima della sottoscrizione, gli ordini di investimento, le raccomandazioni, le rendicontazioni e gli altri documenti relativi al rapporto consentono di ricostruire quali informazioni siano state effettivamente fornite e quale fosse il quadro conosciuto dal cliente quando ha deciso di investire.

Anche la concentrazione deve essere valutata concretamente. Investire una quota limitata del patrimonio in uno strumento rischioso produce conseguenze diverse rispetto all’impiego di una parte dominante delle disponibilità finanziarie nello stesso titolo o in strumenti esposti ai medesimi rischi. Per questo, quando una perdita importante deriva da un portafoglio fortemente concentrato, può essere utile approfondire anche la specifica problematica dell’eccessiva concentrazione del patrimonio in un unico investimento e della perdita del patrimonio per mancata diversificazione degli investimenti.

Una perdita di 100.000, 500.000 euro o di importo ancora superiore non dimostra, da sola, che la banca debba risarcire il cliente. L’entità del danno rende però necessario ricostruire con precisione come il patrimonio sia arrivato a quella esposizione: quali operazioni siano state consigliate o effettuate, quale rischio presentassero al momento dell’acquisto, quale fosse il profilo dell’investitore e se quest’ultimo avesse ricevuto informazioni idonee a comprendere ciò che stava assumendo. È su questa ricostruzione, e non sul solo risultato negativo dell’investimento, che può essere valutata l’eventuale responsabilità dell’intermediario e il successivo rapporto tra violazione contestata e perdita economicamente risarcibile.

Responsabilità della banca e risarcimento: quali elementi occorre provare

Quando il portafoglio presenta un livello di rischio incompatibile con il profilo dell’investitore, l’accertamento della responsabilità richiede di ricostruire il comportamento concretamente tenuto dalla banca, dall’intermediario o dal consulente finanziario. Non è sufficiente dimostrare che gli investimenti abbiano prodotto una perdita rilevante. Occorre individuare gli obblighi applicabili al servizio prestato, verificare se siano stati rispettati e stabilire se l’eventuale violazione abbia inciso sulla decisione di investimento e sul danno successivamente verificatosi.

Per questo noi esaminiamo innanzitutto la documentazione bancaria e finanziaria: contratto quadro, questionari di profilatura, ordini di acquisto e vendita, eventuali raccomandazioni di investimento, rendicontazioni periodiche, prospetti e documenti informativi, comunicazioni intercorse con il cliente e documentazione relativa alla composizione del portafoglio nel tempo. Nei rapporti di lunga durata è spesso necessario ricostruire anche la successione delle operazioni, perché il rischio eccessivo può derivare non da un singolo investimento, ma dal progressivo accumulo di strumenti rischiosi o dalla crescente concentrazione del patrimonio.

Il questionario MiFID assume particolare rilievo, ma deve essere letto insieme agli altri elementi disponibili. Se il cliente risulta formalmente classificato con una propensione al rischio elevata, mentre la sua esperienza finanziaria, gli obiettivi dichiarati, la situazione patrimoniale o la capacità di sostenere perdite restituiscono un quadro differente, occorre verificare come sia stata effettuata la profilatura. Allo stesso modo, una modifica del profilo intervenuta prima di operazioni particolarmente rischiose può richiedere un approfondimento sulle ragioni e sulle circostanze nelle quali quella variazione è avvenuta.

La possibile responsabilità può riguardare anche la qualità delle informazioni ricevute. Un investitore deve poter comprendere il rischio concretamente collegato all’operazione che gli viene proposta. Questo assume particolare importanza quando si tratta di obbligazioni subordinate o illiquide, titoli non quotati, certificates, derivati o altri strumenti complessi, rispetto ai quali caratteristiche come rischio di perdita del capitale, difficoltà di disinvestimento e meccanismi di determinazione del rendimento possono non essere immediatamente comprensibili a un cliente non esperto. Sul punto può essere utile approfondire anche il caso degli investimenti ad alto rischio venduti come sicuri e della possibile richiesta di risarcimento.

Accertare una violazione non significa ancora identificare automaticamente il danno risarcibile con tutta la perdita registrata dal portafoglio. È necessario ricostruire il nesso causale tra la condotta contestata e il pregiudizio economico. In concreto occorre valutare quale decisione avrebbe ragionevolmente assunto il cliente se fosse stato correttamente profilato e informato, quali perdite siano riconducibili alla violazione e quali possano invece dipendere dal normale andamento dei mercati o da rischi consapevolmente accettati. Anche la quantificazione deve quindi essere effettuata sulla situazione specifica, evitando di considerare automaticamente come risarcibile l’intera differenza tra capitale investito e valore finale.

Quando le somme coinvolte sono elevate, questa distinzione assume un peso economico evidente. Una perdita superiore a 100.000 o 500.000 euro, fino ai casi di perdita milionaria su investimenti finanziari, richiede una ricostruzione analitica delle operazioni e della loro incidenza sul patrimonio. Se dalla documentazione emergono violazioni causalmente collegate al danno, può essere valutata una richiesta di congruo risarcimento, individuando il rimedio concretamente utilizzabile e verificando anche i termini applicabili alla specifica pretesa prima di intraprendere un’azione stragiudiziale o giudiziale.

Un portafoglio incompatibile con un profilo prudente: esempio pratico

Si consideri il caso di un investitore che abbia affidato alla banca una parte molto rilevante del proprio patrimonio finanziario con l’obiettivo di conservarne il valore e ottenere un rendimento compatibile con una propensione al rischio contenuta. Nel corso del rapporto, il portafoglio viene progressivamente modificato e una quota importante delle disponibilità finisce investita in strumenti caratterizzati da maggiore volatilità, prodotti complessi e titoli con possibilità di perdita del capitale. Dopo un andamento negativo dei mercati, il cliente registra una perdita di diverse centinaia di migliaia di euro.

In una situazione di questo tipo, il dato decisivo non sarebbe la perdita considerata isolatamente. L’analisi dovrebbe partire dal rapporto tra profilo dell’investitore e rischio complessivamente assunto. Il questionario di profilatura andrebbe confrontato con gli obiettivi dichiarati, l’esperienza finanziaria del cliente, la capacità di sostenere perdite e la documentazione relativa alle singole operazioni. Andrebbe poi ricostruita l’evoluzione del portafoglio per verificare quando e attraverso quali investimenti l’esposizione al rischio sia aumentata e se tale trasformazione fosse coerente con il servizio prestato.

Supponiamo che dall’esame documentale emerga che una parte consistente del patrimonio era stata concentrata in strumenti complessi e ad elevato rischio, mentre gli elementi relativi al cliente indicavano esigenze prevalentemente conservative. Se risultasse anche che le informazioni fornite prima delle operazioni non consentivano di comprendere adeguatamente la possibilità e l’entità delle perdite, questi elementi potrebbero assumere rilievo nella contestazione della condotta dell’intermediario. La verifica dovrebbe comprendere anche eventuali raccomandazioni, ordini, autorizzazioni e rendicontazioni, così da distinguere le decisioni effettivamente assunte dal cliente da quelle riconducibili all’attività di consulenza o gestione.

Una volta individuate eventuali violazioni, resterebbe da determinare quale parte della perdita sia causalmente riconducibile ad esse. Il confronto tra il portafoglio effettivamente costruito, il profilo dell’investitore e le alternative concretamente compatibili con le sue caratteristiche può diventare determinante per quantificare il danno. In presenza dei necessari presupposti, questa ricostruzione permette di formulare una richiesta di risarcimento fondata su elementi documentali e finanziari specifici, anziché sulla semplice circostanza che l’investimento abbia avuto un risultato negativo.

Domande frequenti sul portafoglio finanziario troppo rischioso

Se il portafoglio ha perso molto denaro, la banca è automaticamente responsabile?

No. Una perdita, anche di centinaia di migliaia di euro, può dipendere dal rischio proprio degli strumenti finanziari e dall’andamento dei mercati. Per accertare una possibile responsabilità occorre verificare il servizio prestato, il profilo dell’investitore, le caratteristiche degli investimenti, le informazioni fornite e l’eventuale collegamento causale tra una violazione dell’intermediario e il danno subito.

Un investimento può essere contestato anche se ho firmato il questionario MiFID?

Sì, la firma del questionario non impedisce di verificare la correttezza della profilatura e la condotta dell’intermediario. Occorre esaminare se le risposte rappresentassero realmente conoscenze, esperienza, situazione finanziaria, capacità di sostenere perdite, obiettivi e tolleranza al rischio del cliente e se gli investimenti contestati fossero coerenti con il quadro risultante dalla documentazione.

La concentrazione di gran parte del patrimonio in prodotti rischiosi può determinare un risarcimento?

Non automaticamente. La concentrazione deve essere valutata considerando la composizione complessiva del portafoglio, il profilo del cliente, gli obiettivi perseguiti e il servizio di investimento prestato. Se l’esposizione eccessiva deriva da operazioni o raccomandazioni non coerenti con il profilo dell’investitore e da tale condotta deriva una perdita dimostrabile, possono sussistere i presupposti per una richiesta risarcitoria.

Quali documenti servono per valutare la responsabilità della banca?

Sono particolarmente utili il contratto relativo ai servizi di investimento, i questionari MiFID e le loro eventuali modifiche, gli ordini di investimento e disinvestimento, le raccomandazioni ricevute, gli estratti e le rendicontazioni del portafoglio, la documentazione informativa sui prodotti e le comunicazioni intercorse con banca, intermediario o consulente. Nei rapporti protratti nel tempo può essere necessario ricostruire l’intera evoluzione del portafoglio.

Come viene determinato il risarcimento se il portafoglio era troppo rischioso?

Il risarcimento non coincide necessariamente con l’intera perdita finanziaria. Occorre stabilire quali violazioni siano effettivamente imputabili all’intermediario, dimostrare il nesso causale e quantificare il pregiudizio economicamente riconducibile a quelle condotte. Solo questa analisi permette di valutare se vi siano i presupposti per richiedere un giusto e congruo risarcimento.

Hai subito una perdita rilevante con un portafoglio finanziario troppo rischioso? Richiedi una valutazione

Se una parte rilevante del tuo patrimonio è stata investita in strumenti finanziari che ritieni incompatibili con il tuo profilo di rischio, soprattutto in presenza di perdite superiori a 100.000 o 500.000 euro o di importi ancora maggiori, è opportuno esaminare il caso concreto prima di attribuire la perdita al normale andamento dei mercati.

Noi possiamo valutare la documentazione relativa al rapporto, il profilo MiFID, la composizione e l’evoluzione del portafoglio, le operazioni effettuate e le informazioni ricevute, verificando se emergano elementi utili per accertare una possibile responsabilità della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario e l’eventuale danno risarcibile.

Per sottoporci il caso, richiedi una valutazione compilando il modulo dello Studio Legale Calvello, descrivendo la perdita subita e, quando disponibile, la documentazione relativa agli investimenti contestati.

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