Un investimento presentato come prudente, affidabile o coerente con l’esigenza di conservare il capitale può rivelarsi, nella realtà, molto più rischioso di quanto il cliente avesse compreso al momento della sottoscrizione. Quando la perdita riguarda somme rilevanti, il problema non consiste soltanto nel verificare quanto denaro sia stato perso, ma soprattutto nel ricostruire come l’investimento sia stato proposto, quali rischi siano stati effettivamente illustrati e se il prodotto fosse coerente con il profilo dell’investitore.
La perdita, anche molto elevata, non determina automaticamente una responsabilità della banca, dell’intermediario finanziario o del consulente. Gli investimenti sono per loro natura esposti a rischi differenti e il semplice andamento negativo dei mercati non è sufficiente per fondare una richiesta di risarcimento. La situazione cambia quando emergono possibili violazioni nella fase di consulenza, collocamento o gestione: ad esempio un prodotto ad alto rischio presentato come sostanzialmente sicuro, informazioni incomplete sulla possibilità di perdere il capitale, un investimento incompatibile con la tolleranza al rischio del cliente oppure una concentrazione patrimoniale difficilmente conciliabile con gli obiettivi dichiarati.
In presenza di perdite di centinaia di migliaia di euro o comunque economicamente rilevanti, riteniamo essenziale ricostruire l’intera operazione attraverso la documentazione bancaria e finanziaria. Solo così è possibile stabilire se vi siano elementi per contestare la condotta dell’intermediario e se esista un nesso causale tra l’eventuale violazione e il danno concretamente subito dall’investitore.
Quando un investimento rischioso può essere stato presentato al cliente come sicuro
La definizione commerciale utilizzata per proporre un investimento non è l’unico elemento da considerare. Un prodotto può essere stato descritto verbalmente come prudente o adatto alla conservazione del patrimonio, mentre dalla documentazione emergono caratteristiche assai diverse: possibilità di perdita significativa o totale del capitale, subordinazione, scarsa liquidità, esposizione a determinati sottostanti, meccanismi condizionati, elevata volatilità oppure una struttura finanziaria difficile da comprendere per un investitore privo di specifica esperienza.
Il problema assume particolare rilievo quando il cliente dichiara obiettivi conservativi, una ridotta tolleranza al rischio o una limitata capacità di sostenere perdite e viene invece indirizzato verso obbligazioni subordinate o illiquide, titoli non quotati, azioni, certificates, derivati o altri prodotti finanziari complessi. In questi casi non basta fermarsi al nome del prodotto o alla perdita successivamente verificatasi: occorre confrontare le caratteristiche effettive dell’investimento con quelle dell’investitore e con il servizio concretamente prestato dalla banca o dall’intermediario.
Un primo documento particolarmente importante è quindi il questionario di profilatura. Esperienza e conoscenze finanziarie, situazione patrimoniale, obiettivi di investimento, orizzonte temporale, capacità di sostenere perdite e tolleranza al rischio contribuiscono a delineare il profilo rispetto al quale deve essere valutata l’operazione. Quando emerge una marcata distanza tra quel profilo e il rischio effettivamente assunto, è necessario comprendere perché il prodotto sia stato proposto o acquistato e quali informazioni siano state fornite prima della decisione.
La questione diventa ancora più delicata quando una parte consistente del patrimonio viene destinata a uno stesso emittente, settore o tipo di strumento. Anche la concentrazione del portafoglio deve però essere valutata nel caso concreto: non è automaticamente illecita, ma può assumere rilievo se, considerate le caratteristiche complessive del rapporto e il servizio prestato, ha determinato un’esposizione al rischio incoerente con le esigenze e gli obiettivi del cliente.
Per questa ragione, quando un investitore sostiene che un prodotto ad alto rischio gli sia stato prospettato come sicuro, analizziamo non soltanto il risultato economico finale, ma il percorso che ha condotto alla sottoscrizione. Contratto quadro, profilatura, ordini, documenti informativi, rendicontazioni e comunicazioni possono consentire di verificare concretamente che cosa il cliente avrebbe dovuto conoscere e che cosa gli sia stato effettivamente rappresentato. Questo esame è strettamente collegato alla violazione degli obblighi informativi negli investimenti finanziari e alla verifica dell’eventuale responsabilità della banca per investimenti non adeguati al profilo di rischio.
Se l’investimento ha provocato una perdita importante, questa ricostruzione consente inoltre di separare ciò che può dipendere dal normale rischio finanziario da ciò che potrebbe invece essere causalmente riconducibile a una condotta contestabile dell’intermediario. È proprio questa distinzione a diventare decisiva quando si valuta se esistano i presupposti per chiedere un giusto e congruo risarcimento.
Profilo di rischio e obblighi informativi: quando la banca può essere chiamata a rispondere
Per comprendere se un investimento ad alto rischio sia stato correttamente proposto al cliente, occorre verificare quale servizio di investimento sia stato concretamente prestato e ricostruire il rapporto esistente tra cliente, banca, intermediario e, quando presente, consulente finanziario. Non tutte le operazioni sono soggette alle medesime valutazioni e, in particolare, adeguatezza e appropriatezza non sono concetti sovrapponibili: la disciplina applicabile dipende dal servizio prestato e dalle concrete modalità attraverso le quali l’investitore è arrivato alla decisione di investire.
Quando vi è un servizio di consulenza in materia di investimenti o di gestione di portafogli, assume particolare importanza la valutazione di adeguatezza. L’intermediario deve acquisire le informazioni necessarie sul cliente, considerando, secondo la disciplina applicabile, le sue conoscenze ed esperienze finanziarie, la situazione finanziaria, la capacità di sostenere perdite, gli obiettivi di investimento e la tolleranza al rischio. La raccomandazione non può quindi essere valutata isolatamente: deve essere confrontata con il patrimonio e con le caratteristiche dell’investitore al quale è stata rivolta.
Questo aspetto può diventare determinante quando un cliente con un profilo prudente o conservativo sostiene di essere stato indirizzato verso strumenti caratterizzati da un rischio significativamente superiore. Se, ad esempio, l’obiettivo dichiarato era prevalentemente quello di preservare il patrimonio e una quota rilevante delle disponibilità è stata collocata in prodotti complessi, subordinati, illiquidi o comunque esposti a consistenti perdite, occorre verificare la coerenza dell’operazione con le informazioni raccolte dalla banca. Sul punto è utile approfondire anche il tema della banca che propone investimenti inadeguati al profilo del cliente.
La profilatura, tuttavia, non esaurisce l’analisi. Anche un investimento compatibile sotto determinati profili con la propensione al rischio del cliente deve essere accompagnato dalle informazioni richieste dalla disciplina applicabile. Per prodotti particolarmente complessi o rischiosi è quindi importante verificare se l’investitore sia stato posto concretamente nelle condizioni di comprendere la natura dello strumento e i rischi che avrebbe assunto, compresa l’eventuale possibilità di subire perdite molto elevate o, quando prevista dalle caratteristiche dello strumento, di perdere l’intero capitale investito.
La semplice consegna di documentazione non consente, da sola e in ogni situazione, di risolvere la questione. Occorre esaminare quali informazioni siano state effettivamente fornite, con quale contenuto e in quale momento, tenendo conto anche della complessità dello strumento. Un cliente che sostiene di aver acquistato un prodotto finanziario perché presentato come sostanzialmente sicuro può aver ricevuto documenti nei quali erano formalmente indicate determinate caratteristiche del prodotto; ciò rende necessario confrontare l’intera documentazione con le modalità attraverso le quali l’investimento è stato proposto e con le informazioni che l’intermediario era tenuto a fornire.
Questo controllo assume particolare rilievo per certificates, obbligazioni subordinate o illiquide, titoli non quotati, derivati e altri prodotti finanziari complessi, nei quali il rischio può dipendere da elementi che un investitore non professionale potrebbe non essere in grado di comprendere senza informazioni adeguate. Struttura del prodotto, rischio dell’emittente, condizioni di rimborso, liquidità, possibilità di disinvestimento e scenari di perdita possono incidere profondamente sul rischio effettivamente assunto. Quando tali aspetti non sono stati correttamente rappresentati, può diventare necessario verificare se vi sia stata una sottoscrizione di investimenti complessi senza adeguata informazione.
Un ulteriore elemento da esaminare riguarda il ruolo concretamente svolto dal consulente finanziario. Quando il cliente afferma di essersi affidato alle indicazioni ricevute e di non essere stato correttamente informato sul rischio dell’operazione, devono essere ricostruite le raccomandazioni formulate, le caratteristiche dell’investimento e le informazioni disponibili al momento della sottoscrizione. La possibile responsabilità del consulente finanziario per mancata informazione sui rischi dell’investimento deve quindi essere valutata sulla base delle circostanze effettive e non semplicemente sulla base della perdita successivamente registrata.
Quando il danno raggiunge importi molto elevati, questa verifica diventa particolarmente delicata perché una differenza apparentemente limitata nella composizione o nel livello di rischio del portafoglio può tradursi in perdite di centinaia di migliaia di euro. Per stabilire se esistano i presupposti di una contestazione occorre pertanto mettere in relazione profilo dell’investitore, caratteristiche del prodotto, informazioni ricevute, servizio prestato e decisione di investimento, ricostruendo ciò che è avvenuto prima che la perdita si manifestasse.
Quando la perdita può diventare un danno risarcibile: responsabilità, prova e quantificazione
Una volta ricostruiti il profilo dell’investitore, le caratteristiche effettive del prodotto e le informazioni ricevute, occorre affrontare il punto centrale della controversia: stabilire se la perdita sia conseguenza del normale rischio dell’investimento oppure se possa essere collegata a una condotta contestabile della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario. È questo passaggio che consente di comprendere se una perdita, anche di grande entità, possa tradursi in una concreta domanda di risarcimento.
La distinzione è fondamentale. Un investimento correttamente proposto, coerente con il profilo del cliente e accompagnato da informazioni adeguate può comunque produrre perdite anche molto consistenti per effetto dell’andamento dei mercati, del deterioramento dell’emittente o della concreta struttura dello strumento finanziario. Diversa è la situazione nella quale il cliente abbia assunto un rischio che non avrebbe ragionevolmente assunto se fosse stato correttamente informato, oppure sia stato indirizzato verso un investimento non coerente con il proprio profilo nell’ambito di un servizio per il quale tale valutazione era richiesta.
Per questo motivo, nelle controversie relative a investimenti ad alto rischio venduti come sicuri, la documentazione assume un ruolo decisivo. Contratto quadro, questionari di profilatura, ordini di investimento, documentazione informativa, rendicontazioni periodiche, estratti conto, comunicazioni con la banca o con il consulente e composizione complessiva del portafoglio devono essere letti unitariamente. Se la perdita riguarda somme particolarmente elevate, può inoltre essere necessario ricostruire tecnicamente l’andamento dell’investimento e confrontarlo con le caratteristiche che il prodotto presentava al momento della sottoscrizione.
Un questionario dal quale emerge un investitore prudente, ad esempio, assume un significato diverso se viene confrontato con un portafoglio composto in misura rilevante da strumenti ad elevata volatilità, prodotti strutturati o investimenti illiquidi. Allo stesso modo, una dichiarazione generica relativa alla conoscenza dei rischi deve essere valutata insieme alla restante documentazione e alle caratteristiche concrete dell’operazione. La responsabilità non può essere affermata sulla base di un singolo documento isolato, ma deve emergere dalla ricostruzione complessiva del rapporto.
Particolare attenzione deve essere dedicata anche al nesso causale tra la condotta contestata e la perdita subita. Non è infatti corretto identificare automaticamente il danno risarcibile con tutta la differenza tra il capitale originariamente investito e quanto successivamente recuperato. Occorre verificare quale pregiudizio sia effettivamente riconducibile all’eventuale violazione e quale parte della perdita dipenda invece da fattori che avrebbero potuto incidere sull’investimento indipendentemente dalla condotta dell’intermediario.
Questo aspetto diventa ancora più importante quando si discutono portafogli di grande valore. Se l’investitore ha perso oltre 100.000 euro, diverse centinaia di migliaia di euro o somme ancora superiori, la quantificazione del danno può richiedere una ricostruzione analitica delle singole operazioni, dei flussi finanziari, degli eventuali disinvestimenti, dei rendimenti percepiti e dell’evoluzione del portafoglio. Per le situazioni nelle quali il pregiudizio economico assume dimensioni particolarmente significative abbiamo approfondito anche il tema dell’investitore che perde oltre 100.000 euro e dei presupposti per chiedere il risarcimento.
Quando la perdita raggiunge centinaia di migliaia di euro, l’analisi deve essere ancora più rigorosa, perché diventa essenziale individuare quali specifiche operazioni abbiano generato il danno e se siano riconducibili alla condotta contestata. In questi casi può essere utile approfondire anche la responsabilità dell’intermediario per perdite di centinaia di migliaia di euro negli investimenti, soprattutto quando il rapporto comprende numerose operazioni o una gestione articolata del patrimonio.
La verifica può riguardare anche situazioni ulteriori rispetto alla vendita iniziale del prodotto: operazioni non autorizzate, movimentazioni eccessive del portafoglio, costi e commissioni particolarmente rilevanti, concentrazioni anomale, gestione non coerente con il mandato oppure raccomandazioni reiterate che abbiano progressivamente aumentato l’esposizione del cliente. In tali circostanze è necessario verificare ordini, eventuali deleghe, frequenza delle operazioni, rendicontazioni e utilità economica delle scelte effettuate, evitando di considerare automaticamente ogni movimentazione frequente come fonte di responsabilità.
Anche la quantificazione del danno richiede quindi prudenza. A seconda delle caratteristiche della vicenda possono assumere rilievo il danno emergente e, quando ne ricorrano effettivamente i presupposti, ulteriori componenti del pregiudizio patrimoniale, che devono però essere concretamente provate e causalmente collegate alla condotta contestata. Nei casi di particolare complessità può rendersi necessario anche un approfondimento tecnico-finanziario per ricostruire correttamente operazioni, perdite e scenari alternativi concretamente rilevanti.
Quando dall’esame complessivo emergono violazioni rilevanti e un danno causalmente riconducibile a esse, può essere valutata una richiesta di giusto e congruo risarcimento nei confronti del soggetto responsabile. L’iniziativa può svilupparsi attraverso una contestazione e una richiesta stragiudiziale oppure, quando ne ricorrono i presupposti, attraverso gli strumenti di tutela applicabili e l’azione giudiziaria. Per questo motivo, soprattutto davanti a perdite patrimoniali elevate, è importante non limitarsi alla constatazione che “l’investimento è andato male”, ma ricostruire documentalmente perché sia stato effettuato, quali rischi siano stati rappresentati e quale sarebbe stata la posizione dell’investitore in assenza della condotta contestata.
Un esempio pratico: una perdita rilevante dopo la sottoscrizione di prodotti presentati come prudenti
Consideriamo il caso di un investitore con un patrimonio finanziario rilevante che, nel corso del rapporto con il proprio intermediario, manifesta l’esigenza di preservare il capitale e di evitare esposizioni speculative. Una parte significativa delle disponibilità viene progressivamente destinata a strumenti finanziari caratterizzati da una struttura complessa e da un livello di rischio sensibilmente superiore rispetto a quello che il cliente riteneva di avere assunto. Nel tempo il portafoglio subisce una perdita di diverse centinaia di migliaia di euro.
Di fronte a una situazione di questo tipo, non sarebbe corretto concludere immediatamente che la banca debba risarcire l’intera perdita. Il punto decisivo è ricostruire quale investimento sia stato realmente sottoscritto, come sia stato presentato, quale fosse il profilo dell’investitore e quali informazioni gli siano state fornite prima delle operazioni. Per questa ragione l’analisi parte dalla documentazione e non semplicemente dall’entità del risultato negativo.
Dall’esame del contratto quadro, dei questionari di profilatura, degli ordini di investimento, della documentazione informativa e delle rendicontazioni può, ad esempio, emergere una significativa distanza tra gli obiettivi dichiarati dal cliente e il rischio effettivamente assunto. Può inoltre risultare che una quota rilevante del patrimonio sia stata concentrata in strumenti complessi o difficilmente liquidabili e che il cliente non abbia ricevuto informazioni sufficientemente chiare sulla possibilità di subire perdite molto elevate.
In una situazione del genere assume particolare importanza anche la ricostruzione delle comunicazioni intercorse con la banca o con il consulente. Se l’investitore riferisce che i prodotti gli erano stati prospettati come prudenti o sostanzialmente sicuri, occorre verificare se tale rappresentazione trovi riscontro nella documentazione disponibile e come si concili con le caratteristiche effettive degli strumenti acquistati. Il fatto che un prodotto abbia successivamente perso valore non dimostra, da solo, che le informazioni fossero scorrette; allo stesso modo, la presenza di avvertenze formali nei documenti non rende superfluo l’esame complessivo delle modalità con cui l’operazione è stata proposta e conclusa.
L’elemento determinante può emergere proprio dal confronto tra profilo del cliente, rischio reale dei prodotti e processo attraverso il quale sono state assunte le decisioni di investimento. Se la documentazione dimostra che il cliente cercava una gestione prevalentemente conservativa mentre una parte significativa del patrimonio è stata esposta a rischi incompatibili con tali obiettivi, oppure se risultano carenze informative rilevanti rispetto alla complessità dei prodotti, diventa possibile valutare concretamente la responsabilità dell’intermediario.
A quel punto è necessario ricostruire anche il danno. La perdita complessivamente visualizzata sul portafoglio non viene automaticamente considerata risarcibile nella sua interezza: occorre individuare le operazioni interessate dalle possibili violazioni, verificare il loro andamento e stabilire quale pregiudizio possa essere causalmente ricondotto alla condotta contestata. Quando sono in gioco patrimoni importanti, questa fase può richiedere un’analisi tecnica delle movimentazioni e dei risultati economici delle singole operazioni.
Una ricostruzione documentale e finanziaria di questo tipo può fornire gli elementi necessari per formulare una contestazione circostanziata e avanzare, quando ne ricorrano i presupposti, una richiesta di giusto e congruo risarcimento. Nei casi in cui le perdite assumano dimensioni particolarmente elevate, il medesimo metodo di analisi è essenziale anche per valutare una possibile responsabilità della banca per la perdita di grandi somme in investimenti finanziari, distinguendo il rischio normalmente assunto dall’investitore dalle conseguenze economicamente riconducibili a eventuali violazioni.
Domande frequenti sugli investimenti ad alto rischio venduti come sicuri
Posso chiedere il risarcimento se la banca mi ha proposto un investimento rischioso come sicuro?
È possibile valutare una richiesta di risarcimento quando emergono violazioni imputabili alla banca o all’intermediario e queste risultano causalmente collegate al danno subito. Non è sufficiente che l’investimento abbia prodotto una perdita: occorre verificare, tra gli altri elementi, come il prodotto sia stato presentato, quali informazioni siano state fornite, quale fosse il profilo dell’investitore e quale servizio di investimento sia stato concretamente prestato. Se un prodotto caratterizzato da rischi elevati è stato prospettato in termini incompatibili con le sue caratteristiche effettive, la documentazione dell’operazione può assumere particolare importanza.
La firma dei documenti impedisce di contestare successivamente l’investimento?
La presenza della firma del cliente sui documenti deve essere attentamente considerata, ma la valutazione non può normalmente esaurirsi nella constatazione che determinati moduli siano stati sottoscritti. Occorre esaminare il contenuto della documentazione, le informazioni concretamente fornite, le caratteristiche del prodotto, il servizio prestato e le circostanze nelle quali l’operazione è stata effettuata. Per questo motivo contratto quadro, questionari di profilatura, ordini e documenti informativi devono essere analizzati nel loro insieme.
Se il mio profilo di rischio era prudente ma ho acquistato prodotti molto rischiosi, la banca è responsabile?
Non automaticamente. Una significativa incoerenza tra il profilo del cliente e gli investimenti effettuati può però costituire un elemento importante dell’analisi, soprattutto quando sia stato prestato un servizio di consulenza o di gestione del portafoglio. È necessario verificare la disciplina applicabile al servizio concretamente prestato, la correttezza della profilatura e la coerenza delle operazioni rispetto a conoscenze ed esperienza finanziaria, obiettivi di investimento, capacità di sostenere perdite e tolleranza al rischio.
Posso ottenere il risarcimento dell’intera somma persa?
La perdita complessiva non coincide necessariamente con il danno risarcibile. Occorre dimostrare il collegamento causale tra l’eventuale violazione contestata e il pregiudizio economico subito, ricostruendo le operazioni interessate, il capitale investito, eventuali rendimenti o somme recuperate e gli altri elementi concretamente rilevanti. Nei portafogli di grande valore la quantificazione può richiedere un’analisi finanziaria particolarmente accurata, soprattutto quando siano state effettuate numerose operazioni nel corso del tempo.
Cosa devo conservare se ho perso una somma rilevante in un investimento?
È opportuno conservare tutta la documentazione relativa al rapporto: contratto quadro, questionari di profilatura, ordini di investimento, documenti informativi, rendicontazioni, estratti conto, comunicazioni con la banca o con il consulente, documenti relativi ai costi e alle commissioni ed eventuali deleghe. Anche la ricostruzione della composizione del portafoglio prima e dopo le operazioni può essere determinante. Quando la perdita è particolarmente elevata, una valutazione tempestiva consente inoltre di verificare i termini applicabili e di comprendere se vi siano elementi sufficienti per intraprendere una contestazione nei confronti della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario.
Hai subito una perdita rilevante dopo un investimento presentato come sicuro? Possiamo valutare il tuo caso
Quando un investimento ad alto rischio è stato presentato come prudente, affidabile o coerente con la conservazione del capitale e la perdita economica è rilevante, riteniamo importante evitare valutazioni basate soltanto sul risultato negativo dell’operazione. Per comprendere se vi siano i presupposti per contestare la condotta della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario è necessario ricostruire come l’investimento sia stato proposto, quale rischio fosse realmente incorporato nel prodotto e quali informazioni siano state fornite prima della sottoscrizione.
Nel nostro Studio esaminiamo con particolare attenzione le controversie nelle quali sono coinvolti patrimoni finanziari di valore significativo e perdite di decine o centinaia di migliaia di euro, fino alle situazioni nelle quali il danno assume dimensioni ancora maggiori. L’entità della perdita, tuttavia, non sostituisce la prova della responsabilità: occorre verificare se siano ravvisabili specifiche violazioni e se esista un collegamento causale tra tali condotte e il pregiudizio economico concretamente subito.
Per questa ragione può essere determinante acquisire ed esaminare tempestivamente il contratto quadro, i questionari di profilatura, gli ordini di investimento, i documenti informativi, le rendicontazioni, gli estratti conto e le comunicazioni intercorse con la banca, l’intermediario o il consulente finanziario. A seconda del caso analizziamo anche la composizione complessiva del portafoglio, l’eventuale concentrazione degli investimenti, i costi e le commissioni, le deleghe conferite, le movimentazioni effettuate e l’andamento delle singole operazioni.
Questa documentazione consente di verificare se prodotti finanziari complessi, obbligazioni subordinate o illiquide, azioni, titoli non quotati, certificates, derivati o altri strumenti caratterizzati da un rischio elevato fossero coerenti con il profilo del cliente e se i relativi rischi siano stati correttamente rappresentati. Nei rapporti di consulenza o gestione occorre inoltre ricostruire le raccomandazioni e le decisioni adottate nel tempo, soprattutto quando il portafoglio abbia progressivamente assunto un livello di rischio molto superiore rispetto agli obiettivi originariamente dichiarati.
Se la documentazione evidenzia possibili irregolarità, procediamo alla valutazione della loro rilevanza giuridica e del danno che possa essere effettivamente ricondotto alla condotta contestata. Nei casi più complessi può essere necessario affiancare all’analisi giuridica una ricostruzione tecnica delle operazioni finanziarie, così da distinguere le perdite derivanti dal normale rischio dell’investimento da quelle eventualmente riconducibili alle violazioni riscontrate e valutare i presupposti per richiedere un giusto e congruo risarcimento.
È importante inoltre verificare tempestivamente i termini applicabili alla specifica vicenda. Lasciare trascorrere molto tempo può rendere più difficile la ricostruzione del rapporto e, soprattutto, può incidere sugli strumenti di tutela concretamente utilizzabili. Quando sono in gioco somme elevate, un esame iniziale della documentazione permette di comprendere se esistano elementi sufficienti per formulare una contestazione stragiudiziale o intraprendere, quando necessario e giuridicamente sostenibile, un’azione nei confronti dei soggetti responsabili.
Se hai subito una perdita economica rilevante dopo aver sottoscritto investimenti che ti erano stati presentati come sicuri o comunque meno rischiosi di quanto si siano successivamente rivelati, puoi contattare lo Studio Legale Calvello per richiedere una valutazione del caso. Esamineremo la documentazione disponibile per verificare la natura degli investimenti, il profilo di rischio, le informazioni ricevute, le eventuali responsabilità della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario e le concrete possibilità di tutela.



