fbpx

Titolo

Autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et dolore feugait

Malasanità - Errore medico Responsabilità professionale

Errore intervento ernia del disco: danni e risarcimento

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Un intervento chirurgico per ernia del disco può provocare danni neurologici gravi, fino alla perdita della capacità di camminare, alla paralisi di un arto o a disturbi permanenti delle funzioni urinarie e intestinali. Quando queste conseguenze derivano da un errore nell’esecuzione dell’operazione, da una lesione nervosa evitabile oppure dal mancato riconoscimento di una complicanza, possono sussistere i presupposti per chiedere il risarcimento dei danni al medico e alla struttura sanitaria. Non ogni peggioramento dopo l’intervento costituisce però malasanità: occorre verificare se la condotta dei sanitari sia stata corretta e quale incidenza abbia avuto sul danno subito. Noi dello Studio Legale Calvello affrontiamo queste situazioni attraverso l’esame della documentazione clinica e una valutazione medico-legale specialistica, per accertare le eventuali responsabilità e individuare le possibilità di ottenere un giusto risarcimento.

Quando un intervento di ernia del disco può provocare danni neurologici permanenti

Gli interventi per ernia del disco lombare o cervicale vengono generalmente eseguiti per liberare le strutture nervose compresse dal materiale discale. La discectomia, la microdiscectomia e le altre tecniche di decompressione richiedono particolare attenzione alla posizione delle radici nervose, del sacco durale e, negli interventi cervicali, del midollo spinale. Una lesione di queste strutture può determinare conseguenze molto più gravi dei disturbi che avevano reso necessaria l’operazione.

Tra le complicanze neurologiche più serie rientrano la lesione di una radice nervosa, il deficit motorio permanente, la perdita di sensibilità, il piede cadente e la compromissione delle funzioni sfinteriche. Nei casi più gravi possono verificarsi paraparesi, paraplegia o, in presenza di una lesione midollare cervicale, tetraparesi e tetraplegia. Il paziente che prima dell’intervento camminava autonomamente può ritrovarsi con limitazioni irreversibili, necessità di assistenza continuativa e impossibilità di riprendere la propria attività lavorativa.

Particolare attenzione merita la sindrome della cauda equina, che può manifestarsi con debolezza degli arti inferiori, alterazioni della sensibilità nella regione perineale, ritenzione urinaria e perdita del controllo degli sfinteri. Può essere già presente prima dell’operazione oppure svilupparsi o aggravarsi a causa di una compressione postoperatoria. Quando compaiono sintomi compatibili con questa condizione, la tempestività della valutazione specialistica e degli accertamenti diagnostici assume particolare rilievo. Un ritardo ingiustificato nel riconoscere e trattare una compressione neurologica può incidere sulle possibilità di recupero.

Il danno può dipendere anche da un ematoma epidurale postoperatorio, da un’infezione profonda, da una lesione durale associata ad altre complicanze o da un errore nell’individuazione del livello vertebrale da operare. In queste situazioni la responsabilità sanitaria non riguarda necessariamente soltanto il gesto chirurgico iniziale. Può derivare dalla mancata esecuzione di controlli appropriati, dall’errata interpretazione dei sintomi o dal ritardo nell’effettuare un secondo intervento quando clinicamente necessario.

La distinzione tra complicanza e responsabilità medica richiede un accertamento concreto. Una lesione neurologica può verificarsi anche durante un intervento correttamente indicato ed eseguito secondo le regole della professione. Per stabilire se esista un errore risarcibile occorre ricostruire le condizioni neurologiche precedenti, le immagini diagnostiche, la tecnica utilizzata, le difficoltà incontrate durante l’operazione e l’evoluzione clinica successiva. La presenza di una complicanza conosciuta non esclude, da sola, una responsabilità, così come il suo verificarsi non dimostra automaticamente una condotta colposa.

Quando il paziente presenta una compromissione neurologica permanente, la valutazione può riguardare anche le conseguenze descritte nel nostro approfondimento sull’errore chirurgico con danno neurologico permanente, con particolare attenzione alla possibilità di distinguere i deficit già esistenti da quelli provocati o aggravati dal trattamento sanitario.

Errore chirurgico, diagnosi tardiva e mancato monitoraggio: quando può essere responsabile il medico o l’ospedale

La responsabilità per un danno neurologico conseguente all’intervento di ernia del disco può originare in momenti diversi del percorso assistenziale. Prima dell’operazione occorre verificare se l’indicazione chirurgica fosse appropriata, se gli accertamenti fossero sufficienti e se le condizioni del paziente richiedessero un trattamento urgente. Durante l’intervento assume rilievo la correttezza della tecnica eseguita. Dopo l’operazione diventa necessario accertare se siano stati riconosciuti e gestiti tempestivamente eventuali segni di sofferenza neurologica.

Un primo profilo riguarda il ritardo nel trattamento di una compressione nervosa grave. Un paziente con ernia lombare che sviluppi ritenzione urinaria, anestesia a sella o un rapido peggioramento della forza agli arti inferiori necessita di una valutazione urgente per escludere, tra le altre condizioni, una sindrome della cauda equina. Se i sintomi vengono sottovalutati, la risonanza magnetica viene ingiustificatamente ritardata oppure non viene eseguita una decompressione tempestiva quando indicata, può verificarsi un aggravamento neurologico permanente. Per accertare la responsabilità occorre stabilire se un comportamento corretto avrebbe evitato il danno o ne avrebbe ridotto le conseguenze secondo i criteri medico-legali e giuridici applicabili.

Un secondo profilo riguarda l’esecuzione dell’intervento. La lesione di una radice nervosa durante una microdiscectomia, l’operazione a un livello vertebrale errato o una manovra chirurgica tecnicamente inappropriata possono costituire elementi di responsabilità professionale. L’accertamento richiede l’esame del verbale operatorio, delle immagini preoperatorie, delle condizioni anatomiche e degli eventuali eventi verificatisi durante la procedura. Non è sufficiente constatare che il paziente, dopo l’operazione, abbia perso forza o sensibilità: bisogna individuare il meccanismo della lesione e verificare se fosse evitabile attraverso una condotta conforme alle conoscenze mediche.

Un’ulteriore situazione riguarda il paziente che si risveglia dall’intervento con un deficit neurologico nuovo oppure manifesta un peggioramento nelle ore successive. La comparsa di una paralisi, di una grave debolezza muscolare o di disturbi sfinterici può richiedere accertamenti immediati per individuare un eventuale ematoma compressivo o un’altra complicanza trattabile. Se il personale sanitario non riconosce i segnali di allarme, omette gli esami necessari o ritarda ingiustificatamente il reintervento, la responsabilità può riguardare anche la gestione postoperatoria. Sul punto assume rilievo la disciplina della responsabilità per complicanza chirurgica non riconosciuta.

La posizione del chirurgo deve essere distinta da quella della struttura sanitaria. Il medico risponde secondo il regime giuridico applicabile alla propria condotta, mentre l’ospedale o la clinica possono essere chiamati a rispondere delle prestazioni sanitarie rese nell’ambito del rapporto con il paziente, anche quando il danno dipenda dall’attività dei professionisti di cui si avvalgono. La legge n. 24 del 2017 disciplina questa distinzione, prevedendo, in particolare, il regime contrattuale della responsabilità della struttura e, di regola, quello extracontrattuale dell’esercente la professione sanitaria, salvo che quest’ultimo abbia assunto un’obbligazione contrattuale direttamente con il paziente.

Occorre poi esaminare il consenso informato. Prima di un intervento alla colonna vertebrale il paziente deve ricevere informazioni comprensibili sui benefici attesi, sui rischi rilevanti, sulle alternative terapeutiche praticabili e sulle conseguenze dell’eventuale rinuncia al trattamento. La mancata o insufficiente informazione può determinare una responsabilità distinta da quella relativa all’esecuzione dell’intervento, purché siano accertati i presupposti del danno risarcibile. La firma di un modulo non dimostra necessariamente che il processo informativo sia stato adeguato, ma neppure l’assenza di una determinata informazione comporta automaticamente il risarcimento di ogni conseguenza dell’operazione.

Per noi è particolarmente importante ricostruire la successione temporale degli eventi. La documentazione deve permettere di comprendere quando sia comparso il primo deficit neurologico, quali sintomi siano stati riferiti dal paziente, quali controlli siano stati effettuati e quanto tempo sia trascorso prima dell’eventuale trattamento correttivo. Questa ricostruzione consente di valutare se il danno derivi dall’evoluzione della patologia originaria, da un rischio chirurgico non evitabile oppure da una condotta sanitaria censurabile. Nei casi in cui il ritardo abbia compromesso una seria e apprezzabile possibilità di recupero neurologico, può rendersi necessario esaminare anche un’eventuale perdita di chance, distinta dalla prova che il danno finale sarebbe stato evitato.

Come accertare la responsabilità sanitaria e ottenere il risarcimento per i danni neurologici permanenti

Quando un paziente subisce una grave lesione neurologica dopo un intervento di ernia del disco, l’accertamento della responsabilità sanitaria richiede una valutazione congiunta degli aspetti clinici e giuridici. Il primo passaggio consiste nell’acquisire la cartella clinica completa, comprensiva del verbale operatorio, della documentazione anestesiologica, dei controlli infermieristici, dei referti specialistici e delle immagini diagnostiche precedenti e successive all’intervento. Questi documenti permettono di confrontare le condizioni neurologiche del paziente prima dell’operazione con quelle riscontrate successivamente e di verificare se siano intervenuti errori tecnici, omissioni diagnostiche o ritardi nella gestione delle complicanze.

La documentazione deve essere esaminata con il supporto di un medico legale e, secondo le caratteristiche del caso, di uno specialista in neurochirurgia o chirurgia vertebrale. Non basta dimostrare che l’intervento abbia avuto un esito sfavorevole. Occorre individuare una condotta sanitaria non conforme alle regole professionali e verificare il rapporto causale tra tale condotta e le conseguenze lamentate. Se il paziente presentava già una compressione nervosa con deficit motori, ad esempio, bisogna distinguere il danno preesistente dall’eventuale aggravamento provocato dall’operazione o da un ritardo nel trattamento. La responsabilità può riguardare l’intero danno neurologico oppure soltanto la parte che, secondo l’accertamento causale, risulti riconducibile alla condotta contestata.

La ricostruzione diventa particolarmente delicata quando il paziente avrebbe potuto recuperare almeno parzialmente le funzioni neurologiche attraverso un intervento tempestivo. Se non è possibile dimostrare che una condotta corretta avrebbe evitato il danno finale, può essere necessario verificare se sia stata perduta una possibilità seria e apprezzabile di recupero funzionale. La perdita di chance costituisce un pregiudizio distinto dall’invalidità finale e richiede una valutazione specifica della probabilità favorevole compromessa. Non può essere utilizzata per sostituire automaticamente la prova del nesso causale mancante.

Una volta accertati i presupposti della responsabilità, il risarcimento deve essere commisurato alle conseguenze effettivamente subite. Nei casi di invalidità neurologica permanente assume rilievo il danno biologico, valutato attraverso l’accertamento medico-legale della menomazione e della sua incidenza sull’integrità psicofisica. La quantificazione deve considerare anche le specifiche ripercussioni sulla vita quotidiana, quando ne ricorrano i presupposti, evitando duplicazioni risarcitorie. Un paziente che abbia perso la capacità di camminare, il controllo degli sfinteri o l’autonomia personale può presentare conseguenze profondamente diverse da quelle di una persona che abbia riportato un deficit motorio circoscritto.

Accanto al danno non patrimoniale possono essere richiesti i danni patrimoniali concretamente dimostrabili. Rientrano nella valutazione le spese mediche e riabilitative, i costi dell’assistenza personale, gli ausili necessari, gli eventuali adattamenti dell’abitazione e la perdita o riduzione della capacità di produrre reddito. Per una persona ancora professionalmente attiva, l’impossibilità di riprendere il lavoro può rappresentare una componente economica particolarmente rilevante. La quantificazione richiede documenti reddituali, giustificativi delle spese e una valutazione delle necessità assistenziali future, rapportate alle condizioni cliniche e alla prevedibile durata delle conseguenze.

Quando l’errore sanitario abbia determinato una compromissione particolarmente grave, possono assumere rilievo anche i pregiudizi autonomamente subiti dai familiari, purché ne ricorrano i presupposti e siano adeguatamente provati. Se invece il paziente è deceduto per una complicanza chirurgica imputabile a responsabilità sanitaria, occorre distinguere i diritti risarcitori eventualmente maturati in capo alla vittima e trasmissibili agli eredi dai danni direttamente sofferti dai congiunti. Per questi ultimi può essere riconosciuto, tra gli altri, il risarcimento per la morte causata da errore medico, secondo le condizioni previste dall’ordinamento.

Sotto il profilo procedurale, l’azione risarcitoria in materia sanitaria è soggetta alle condizioni di procedibilità previste dall’articolo 8 della legge n. 24 del 2017, attraverso il procedimento di consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’articolo 696-bis del codice di procedura civile oppure, in alternativa, la mediazione. L’accertamento tecnico può consentire di esaminare anticipatamente le questioni medico-legali e favorire una soluzione conciliativa. Se non viene raggiunto un accordo, la controversia può proseguire davanti all’autorità giudiziaria secondo le regole applicabili.

Anche i termini di prescrizione devono essere valutati tempestivamente. In linea generale, la responsabilità contrattuale è soggetta al termine ordinario di dieci anni, mentre quella extracontrattuale è normalmente soggetta al termine quinquennale, ferme le particolarità del caso e le eventuali disposizioni applicabili. Nei danni alla salute, l’individuazione del momento iniziale della prescrizione richiede attenzione alla conoscibilità del danno e della sua possibile origine sanitaria. Per questo motivo riteniamo opportuno esaminare quanto prima la documentazione, soprattutto quando il paziente abbia subito un errore chirurgico con invalidità permanente e le conseguenze economiche siano destinate a protrarsi nel tempo.

Esempio pratico: deficit neurologico permanente dopo un intervento di ernia lombare

Consideriamo il caso esemplificativo di Marco, 49 anni, sottoposto a microdiscectomia per un’ernia lombare L4-L5. Prima dell’operazione presentava dolore irradiato alla gamba, ma conservava una capacità di camminare sostanzialmente autonoma. Dopo l’intervento comparivano un’importante perdita di forza al piede e un progressivo peggioramento motorio. Nonostante i sintomi, gli approfondimenti diagnostici venivano eseguiti soltanto dopo diverse ore, quando una risonanza magnetica documentava una compressione postoperatoria delle strutture nervose. Il successivo reintervento non consentiva un recupero completo e il paziente riportava una limitazione permanente della deambulazione.

In una situazione di questo tipo, il nostro lavoro consiste nel ricostruire i tempi di comparsa dei sintomi, verificare le annotazioni cliniche e accertare, con l’assistenza di specialisti, se il ritardo diagnostico e terapeutico abbia contribuito al danno residuo. L’elemento decisivo è stabilire se un riconoscimento tempestivo della compressione avrebbe evitato o ridotto la menomazione. Qualora la responsabilità e il nesso causale risultino dimostrati, la richiesta risarcitoria può comprendere il danno biologico permanente, le spese di riabilitazione e le conseguenze sulla capacità lavorativa.

Il caso descritto è un esempio ipotetico, costruito per illustrare il percorso di accertamento e tutela, e non rappresenta una vicenda effettivamente seguita dallo Studio. L’esito di ogni controversia dipende dalle condizioni cliniche, dalle prove disponibili e dalla valutazione delle specifiche responsabilità.

Domande frequenti sul risarcimento per danni neurologici dopo l’intervento di ernia del disco

1. Se dopo l’intervento di ernia del disco non riesco più a camminare, posso chiedere il risarcimento?

Sì, è possibile chiedere il risarcimento quando la perdita della capacità di camminare deriva da una condotta sanitaria colposa e sussiste il necessario nesso causale. Occorre verificare le condizioni neurologiche precedenti, l’esecuzione dell’intervento e la gestione postoperatoria. Una paralisi o un grave deficit motorio comparsi dopo l’operazione giustificano un approfondimento medico-legale, ma non dimostrano automaticamente un errore chirurgico.

2. Il chirurgo è responsabile se durante l’operazione viene lesionato un nervo?

La lesione di una radice nervosa può costituire un evento avverso non necessariamente imputabile a colpa. La responsabilità deve essere accertata verificando se il chirurgo abbia rispettato le regole tecniche applicabili e adottato le precauzioni richieste dalle condizioni anatomiche e cliniche. Se la lesione è riconducibile a una manovra inappropriata o a un errore evitabile, possono sussistere i presupposti per il risarcimento. Per approfondire questa problematica è possibile consultare il nostro articolo sulla lesione di un nervo durante un intervento chirurgico.

3. Quanto può essere risarcito un paziente rimasto invalido dopo l’operazione?

Non esiste un importo fisso. Il risarcimento dipende dall’entità dell’invalidità permanente, dall’età del paziente, dalle conseguenze personali concretamente accertate e dai danni economici dimostrabili. Una grave compromissione della deambulazione, la perdita dell’autonomia o la necessità di assistenza continuativa possono comportare richieste risarcitorie rilevanti. La quantificazione deve essere effettuata attraverso una valutazione medico-legale e l’applicazione dei criteri risarcitori pertinenti al caso concreto.

4. Posso agire contro l’ospedale se il danno neurologico è peggiorato perché il secondo intervento è stato eseguito troppo tardi?

Sì, quando sia dimostrato che il ritardo nel riconoscimento o nel trattamento della complicanza è stato ingiustificato e ha causato o aggravato il danno. Occorre verificare quando siano comparsi i sintomi, quali controlli siano stati effettuati e se un reintervento tempestivo avrebbe consentito un risultato neurologico migliore. La questione riguarda anche la responsabilità sanitaria per ritardo nel reintervento chirurgico.

5. È possibile chiedere il risarcimento anche se l’intervento è stato eseguito molti anni fa?

Dipende dal regime di responsabilità applicabile e dal momento in cui il danno e la sua possibile origine sanitaria siano divenuti oggettivamente conoscibili. Il termine di prescrizione non decorre necessariamente dalla data dell’operazione. È necessario esaminare la documentazione clinica e la cronologia degli eventi per verificare se il diritto al risarcimento possa ancora essere esercitato. Il semplice fatto di aver scoperto recentemente un possibile errore non comporta, da solo, lo spostamento automatico della decorrenza della prescrizione.

Errore nell’intervento di ernia del disco e danni neurologici: richiedi una valutazione del caso

Se dopo un intervento di ernia del disco hai riportato paralisi, perdita di forza, lesioni nervose, disturbi sfinterici o altre conseguenze neurologiche permanenti, è opportuno verificare se il danno sia riconducibile a un errore chirurgico, a un ritardo nelle cure oppure a una complicanza non adeguatamente riconosciuta e trattata. Lo stesso vale per i familiari di un paziente che abbia subito conseguenze gravissime o sia deceduto a seguito di possibili responsabilità sanitarie.

Noi dello Studio Legale Calvello, con oltre 25 anni di esperienza professionale, esaminiamo le circostanze del caso e la documentazione disponibile per valutare, anche attraverso il necessario approfondimento medico-legale, se sussistano i presupposti per un’azione risarcitoria. L’obiettivo è individuare le responsabilità concretamente dimostrabili e tutelare il diritto del paziente o dei familiari a un giusto e congruo risarcimento.

Per sottoporci la tua situazione, richiedi una valutazione compilando il modulo dello Studio Legale Calvello, descrivendo l’intervento eseguito, i danni neurologici riportati e le eventuali complicanze successive. Esamineremo la richiesta e ti ricontatteremo per comunicarti le possibili modalità di approfondimento.

Condividi l'articolo su:

    3297 richieste gestite

    Raccontaci brevemente il tuo caso

    Gli avvocati dello Studio Legale Calvello esamineranno attentamente la tua richiesta e riceverai a breve una prima valutazione sulla possibilità di assistenza e sulle modalità della consulenza.

    Nome

    Cognome

    Città

    Email

    La problematica

    Iscriviti a LEGALNEWS (newsletter no pubblicità)