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Certificates in perdita: responsabilità banca e risarcimento

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Una perdita rilevante su certificates non comporta automaticamente una responsabilità della banca. Questi strumenti possono esporre il capitale a rischi anche molto elevati, legati al sottostante, alla barriera, alla struttura del prodotto, all’emittente e alle condizioni di disinvestimento. Il problema giuridico nasce quando il cliente ha acquistato un certificate senza essere stato posto nelle condizioni di comprenderne realmente funzionamento e rischi, quando il prodotto non era coerente con il suo profilo oppure quando la raccomandazione dell’intermediario non rispettava gli obblighi previsti per il servizio concretamente prestato.

Quando la perdita raggiunge centinaia di migliaia di euro o incide in misura rilevante sul patrimonio finanziario, noi riteniamo necessario ricostruire l’intera operazione: non basta osservare quanto vale oggi il certificate. Questionario di profilatura, documentazione precontrattuale, caratteristiche del prodotto, ordini, eventuale consulenza, composizione complessiva del portafoglio e informazioni fornite al cliente consentono di verificare se la perdita costituisca la normale conseguenza di un rischio consapevolmente assunto oppure se esistano violazioni dell’intermediario dalle quali possa derivare un diritto al risarcimento.

Perché un certificate può provocare perdite molto superiori a quelle percepite dal cliente

I certificates sono strumenti finanziari il cui rendimento dipende dall’andamento di uno o più sottostanti e possono avere strutture molto diverse. Dietro formule commercialmente attraenti, come cedole periodiche, premi condizionati o possibilità di rimborso anticipato, possono esserci meccanismi che espongono l’investitore a una perdita rilevante del capitale. La presenza di una barriera, per esempio, non equivale necessariamente alla protezione del capitale: occorre capire quando viene osservata, quali conseguenze produce il suo superamento e quale sia il meccanismo di rimborso previsto alla scadenza.

Il rischio diventa particolarmente delicato nei certificates legati a più sottostanti, nei quali il risultato può dipendere dal titolo con la performance peggiore, oppure quando il prodotto presenta strutture autocallable, cash collect, phoenix o altre condizioni che rendono poco intuitivo il rapporto tra rendimento atteso e perdita potenziale. Anche il rischio emittente, la liquidità sul mercato secondario e la possibilità di disinvestire prima della scadenza devono essere compresi nella valutazione. Un investitore può quindi trovarsi con un prodotto che ha distribuito cedole per un certo periodo ma che, al verificarsi delle condizioni previste, determina una perdita del capitale molto superiore ai rendimenti precedentemente percepiti.

Per questo, quando un cliente ci riferisce di aver perso 100.000, 500.000 euro o somme ancora maggiori su certificates, il primo accertamento non riguarda soltanto l’entità della perdita. Occorre verificare quale prodotto sia stato acquistato, quanto capitale vi sia stato investito, quale percentuale rappresentasse rispetto al patrimonio finanziario complessivo, quali rischi fossero concretamente comprensibili per quel cliente e in quale contesto l’operazione sia stata eseguita. Una concentrazione rilevante in certificates non è di per sé illecita, ma assume un significato diverso se riguarda un investitore esperto e consapevole oppure un cliente con obiettivi conservativi, limitata esperienza in strumenti complessi e ridotta capacità di sostenere perdite.

Lo stesso vale quando il certificate è stato acquistato su proposta della banca. Il fatto che l’investimento sia stato presentato o collocato dall’intermediario non trasforma ogni perdita in un danno risarcibile; allo stesso tempo, la sottoscrizione della documentazione non esaurisce necessariamente l’accertamento. Nei casi di perdita di grandi somme in investimenti finanziari occorre verificare concretamente quando possa configurarsi una responsabilità della banca, mettendo in relazione il prodotto, il servizio prestato e la posizione effettiva dell’investitore.

Certificates inadeguati al profilo di rischio e informazioni insufficienti: cosa deve essere verificato

Uno dei punti più delicati riguarda la coerenza dell’investimento con le caratteristiche del cliente. Se la banca presta consulenza in materia di investimenti, la valutazione di adeguatezza deve considerare conoscenze ed esperienza finanziaria, situazione economica e capacità di sostenere perdite, obiettivi di investimento e tolleranza al rischio. Non è quindi sufficiente qualificare genericamente il cliente come disponibile ad assumere un certo livello di rischio: occorre verificare se proprio quel certificate, per struttura, complessità, durata e perdita potenziale, fosse compatibile con le informazioni raccolte dall’intermediario.

Quando invece il servizio prestato richiede una valutazione di appropriatezza, l’analisi ha un oggetto diverso e riguarda essenzialmente la conoscenza e l’esperienza necessarie per comprendere i rischi del prodotto o del servizio. Adeguatezza e appropriatezza non sono quindi sinonimi e la contestazione deve partire dalla qualificazione del rapporto realmente intercorso con la banca. Questo aspetto diventa particolarmente importante quando il cliente afferma di avere acquistato il certificate perché suggerito dal proprio referente o consulente: occorre ricostruire documentalmente se vi sia stata una raccomandazione di investimento e in quali termini sia stata formulata.

Il questionario MiFID assume in questo esame un peso rilevante, ma non può essere letto isolatamente. Noi verifichiamo quando è stato compilato, quali informazioni contiene, se era aggiornato al momento dell’operazione e se emergono incongruenze rispetto alla storia finanziaria del cliente. Un profilo formalmente propenso al rischio può richiedere un esame più approfondito quando, per esempio, il cliente non aveva mai acquistato strumenti comparabili, perseguiva obiettivi incompatibili con perdite rilevanti oppure la concentrazione del patrimonio in prodotti complessi risultava difficilmente conciliabile con la sua situazione finanziaria. Per gli stessi motivi, quando emerge una possibile divergenza tra investimento e caratteristiche del cliente, è necessario approfondire la disciplina degli investimenti non adeguati al profilo di rischio e della responsabilità della banca.

Un secondo livello di verifica riguarda le informazioni ricevute prima dell’acquisto. Per comprendere un certificate il cliente deve poter valutare gli elementi che incidono realmente sul risultato economico: condizioni per il pagamento delle cedole, funzionamento e livello della barriera, scenari di perdita, caratteristiche dei sottostanti, rischio di mercato e dell’emittente, durata, possibilità di rimborso anticipato, liquidità e costi. La consegna del KID e della documentazione prevista costituisce un elemento dell’analisi, ma nei casi controversi occorre ricostruire nel complesso se l’investitore sia stato messo nella condizione di assumere una decisione consapevole rispetto alla natura e ai rischi dell’operazione.

La questione assume maggiore rilievo quando il cliente sostiene che il certificate gli sia stato prospettato come investimento relativamente sicuro, come alternativa a strumenti più prudenti o ponendo l’accento sulle cedole senza una rappresentazione comprensibile della possibile perdita del capitale. In situazioni di questo tipo devono essere esaminati gli obblighi informativi relativi agli investimenti finanziari e, per i prodotti strutturalmente più difficili da comprendere, la disciplina degli investimenti complessi sottoscritti senza adeguata informazione.

La verifica diventa ancora più rigorosa quando somme molto elevate sono state concentrate su uno o pochi certificates. Anche in questo caso la concentrazione non determina automaticamente una responsabilità dell’intermediario. Devono essere considerate la composizione dell’intero portafoglio, le disponibilità complessive del cliente, gli obiettivi dichiarati, il rischio dei singoli strumenti e soprattutto il servizio effettivamente prestato dalla banca. Se, però, una raccomandazione ha determinato un’esposizione sproporzionata a uno stesso sottostante, settore, emittente o meccanismo di rischio, la concentrazione del patrimonio in un unico investimento può diventare uno degli elementi da valutare per ricostruire la condotta dell’intermediario e il rapporto tra eventuali violazioni e perdita subita.

Quando la perdita sui certificates può tradursi in una responsabilità della banca e in un diritto al risarcimento

Accertare una violazione degli obblighi dell’intermediario è soltanto una parte dell’analisi. Per ottenere un risarcimento occorre collegare la condotta contestata alla perdita concretamente subita. Non è quindi corretto sostenere che ogni perdita registrata dal certificate debba essere automaticamente restituita dalla banca: una parte del risultato negativo può dipendere dall’andamento del sottostante e dal rischio proprio dello strumento, mentre il danno risarcibile deve essere ricostruito sulla base delle specifiche violazioni riscontrate e del loro effettivo rapporto causale con la decisione di investimento.

La documentazione assume per questo un rilievo determinante. Noi esaminiamo il contratto relativo ai servizi di investimento, i questionari MiFID succedutisi nel tempo, gli ordini di acquisto, le eventuali raccomandazioni di investimento, il KID e gli altri documenti consegnati, gli estratti del dossier titoli, le rendicontazioni, la composizione del portafoglio prima e dopo l’operazione e ogni elemento utile a ricostruire il rapporto tra cliente e intermediario. Nei casi di patrimoni elevati è spesso necessario analizzare una sequenza di operazioni, perché la responsabilità può emergere non dal singolo certificate considerato isolatamente, ma dal modo in cui più prodotti complessi sono stati progressivamente inseriti nel portafoglio.

Un caso tipico è quello dell’investitore che dispone di un patrimonio finanziario consistente e che, nel corso del rapporto di consulenza, concentra alcune centinaia di migliaia di euro in diversi certificates accomunati dagli stessi sottostanti o da analoghi fattori di rischio. Se il mercato si muove negativamente, la perdita può manifestarsi contemporaneamente su più strumenti. In una situazione simile occorre verificare se la concentrazione fosse coerente con il profilo del cliente e con i suoi obiettivi oppure se le raccomandazioni abbiano determinato un’esposizione eccessiva. Il tema si collega alla verifica del portafoglio finanziario troppo rischioso rispetto al profilo del cliente, soprattutto quando la perdita non deriva da un investimento isolato ma dalla struttura complessiva delle scelte consigliate.

Può assumere rilievo anche il modo in cui il prodotto è stato presentato. Se l’investitore dimostra di aver ricevuto una rappresentazione incompleta dei rischi, oppure se la raccomandazione era incompatibile con le informazioni che la banca possedeva sul cliente, occorre ricostruire quale decisione sarebbe stata ragionevolmente assunta in presenza di una condotta corretta. È in questo passaggio che devono essere valutati il nesso causale e la quantificazione del danno. L’intera perdita nominale non coincide necessariamente con il danno risarcibile e, a seconda del caso concreto, può essere necessario considerare l’andamento dell’investimento, le somme eventualmente percepite, le operazioni successive e gli scenari alternativi realmente pertinenti.

Quando la perdita supera 100.000 o 500.000 euro, oppure raggiunge importi milionari, questa ricostruzione diventa particolarmente delicata perché anche differenze percentuali relativamente contenute possono incidere in modo considerevole sulla domanda risarcitoria. L’analisi deve quindi evitare sia di attribuire automaticamente alla banca ogni perdita, sia di considerare inevitabile il risultato negativo soltanto perché il cliente aveva sottoscritto la documentazione dell’investimento. Per le perdite economicamente più rilevanti è utile approfondire anche la responsabilità dell’intermediario in caso di perdita di centinaia di migliaia di euro e, quando il pregiudizio assume dimensioni ancora maggiori, i presupposti per il risarcimento di una perdita milionaria su investimenti finanziari.

Anche i termini entro i quali esercitare le pretese devono essere verificati sul caso concreto. Prescrizione e altre eventuali questioni temporali non possono essere determinate guardando soltanto alla data in cui il cliente si accorge della perdita. Natura della domanda, rapporto contrattuale, condotta contestata e successione degli eventi possono incidere sulla valutazione giuridica. Quando il danno è rilevante è quindi opportuno acquisire tempestivamente la documentazione e ricostruire cronologicamente le operazioni, così da stabilire quali contestazioni possano essere formulate e quale possa essere il congruo risarcimento effettivamente sostenibile sulla base delle prove disponibili.

Un caso seguito dallo Studio: patrimonio rilevante concentrato in certificates e perdita superiore a 400.000 euro

In un caso seguito dal nostro Studio, che descriviamo con nomi e alcuni elementi identificativi modificati per tutelare la riservatezza del rapporto professionale, un imprenditore che chiameremo Marco disponeva di un patrimonio finanziario di valore elevato, destinato anche a essere progressivamente trasferito ai figli nell’ambito del passaggio generazionale. Nel corso del rapporto con la banca una parte consistente del portafoglio era stata investita in diversi certificates, alcuni dei quali collegati a sottostanti comuni e caratterizzati da meccanismi di barriera che esponevano il capitale a perdite rilevanti.

Dopo il deterioramento dei sottostanti, il portafoglio aveva registrato una perdita complessiva superiore a 400.000 euro. L’elemento decisivo non era però l’importo della perdita in sé. L’esame dei questionari di profilatura, delle raccomandazioni, degli ordini, della documentazione sui prodotti e della composizione complessiva del patrimonio consentì di ricostruire il grado di concentrazione assunto nel tempo e di confrontarlo con gli obiettivi finanziari dichiarati dal cliente. La contestazione fu quindi costruita sulle specifiche operazioni e sulle violazioni documentalmente riscontrabili, distinguendo il rischio di mercato dalla parte del pregiudizio riconducibile alla condotta contestata.

La ricostruzione tecnica e giuridica consentì di avviare il confronto con l’intermediario su basi documentali precise e di raggiungere una soluzione economica ritenuta congrua dal cliente, evitando di fondare la richiesta sulla semplice differenza tra capitale investito e valore finale dei certificates. Il risultato ottenuto appartiene naturalmente alle circostanze specifiche di quel caso e non consente di prevedere l’esito di controversie analoghe.

FAQ sui certificates in perdita e sulla responsabilità della banca

Ho perso molti soldi con i certificates: posso chiedere il risarcimento alla banca?

La perdita, anche se molto elevata, non è sufficiente da sola a dimostrare la responsabilità della banca. Occorre verificare come il certificate è stato acquistato, quale servizio di investimento è stato prestato, il profilo del cliente, le caratteristiche e la complessità del prodotto, le informazioni ricevute e l’eventuale raccomandazione dell’intermediario. Se emergono violazioni e può essere dimostrato il nesso causale con il danno, può essere formulata una richiesta di risarcimento.

La firma del KID e dei documenti di investimento impedisce di contestare il certificate?

No. La documentazione sottoscritta deve essere esaminata attentamente, ma la firma non consente, da sola, di stabilire che tutti gli obblighi dell’intermediario siano stati correttamente adempiuti. È necessario verificare il contenuto dei documenti, le informazioni concretamente fornite, il servizio prestato e, quando applicabile, la coerenza della raccomandazione con il profilo dell’investitore.

Un questionario MiFID con profilo di rischio elevato esclude la responsabilità della banca?

Non necessariamente. Il questionario deve essere valutato nel suo contenuto e nel contesto del rapporto. Occorre verificare se fosse aggiornato, se rappresentasse correttamente conoscenze, esperienza, situazione finanziaria, capacità di sostenere perdite, obiettivi e tolleranza al rischio del cliente. Un profilo formalmente elevato non rende automaticamente adeguato qualsiasi prodotto finanziario complesso.

Se il portafoglio contiene molti certificates la banca è responsabile per mancata diversificazione?

Non automaticamente. La concentrazione deve essere valutata rispetto al patrimonio complessivo, ai sottostanti, agli emittenti, ai fattori di rischio comuni, agli obiettivi del cliente e al servizio prestato. Se più certificates espongono sostanzialmente il patrimonio agli stessi rischi, la diversificazione apparente può non corrispondere a una reale diversificazione economica.

Il risarcimento corrisponde a tutto il capitale perso nei certificates?

Non necessariamente. Il danno deve essere determinato in relazione alle violazioni effettivamente accertate e al relativo nesso causale. Possono assumere rilievo il capitale investito, le somme eventualmente incassate, l’andamento delle operazioni e gli scenari alternativi concretamente pertinenti. Per questo la quantificazione di un giusto risarcimento richiede l’esame della documentazione e delle singole operazioni, soprattutto quando le perdite raggiungono centinaia di migliaia o milioni di euro.

Certificates con perdite elevate: richiedi una valutazione del caso

Se hai subito una perdita rilevante su certificates e ritieni che il prodotto non fosse coerente con il tuo profilo di rischio, che i rischi non siano stati spiegati correttamente oppure che il patrimonio sia stato eccessivamente concentrato in strumenti complessi, è necessario esaminare il caso concreto prima di stabilire se esistano i presupposti per agire nei confronti della banca, dell’intermediario o del consulente finanziario.

Lo Studio Legale Calvello esamina la documentazione relativa all’investimento, il rapporto con l’intermediario, la profilatura MiFID, gli ordini, le eventuali raccomandazioni, la composizione del portafoglio e le perdite subite per valutare la presenza di possibili violazioni, il nesso causale e il danno concretamente contestabile. Per sottoporre il caso allo Studio puoi richiedere una valutazione compilando il modulo e descrivendo l’investimento e la perdita subita.

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