fbpx

Titolo

Autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et dolore feugait

Infortunistica Stradale Responsabilità civile

Incidente mortale in luogo aperto al pubblico: chi risponde

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Quando una persona perde la vita in un luogo aperto al pubblico, stabilire chi debba rispondere dell’accaduto richiede un esame molto più approfondito della semplice individuazione del proprietario o del gestore della struttura. Un incidente mortale può verificarsi in un centro commerciale, un supermercato, un hotel, una piscina, uno stabilimento balneare, un parco acquatico, un parco divertimenti, durante un concerto o una manifestazione, ma il fatto che l’evento sia avvenuto all’interno di uno spazio accessibile al pubblico non determina, da solo, una responsabilità automatica.

Occorre ricostruire la dinamica dell’incidente, individuare la causa concreta dell’evento e verificare quali obblighi di custodia, manutenzione, organizzazione, controllo, vigilanza e sicurezza gravassero sui diversi soggetti coinvolti. A seconda del caso possono assumere rilievo la posizione del proprietario, del gestore, dell’organizzatore, dell’impresa incaricata della manutenzione o di altri soggetti ai quali erano affidate specifiche attività. Per i familiari della vittima, questa ricostruzione è essenziale anche per comprendere nei confronti di chi possa essere formulata una richiesta di risarcimento e quali danni possano essere concretamente fatti valere.

Chi può essere responsabile quando una persona muore in un luogo aperto al pubblico

Il primo punto da chiarire è che non esiste una regola secondo la quale il gestore risponde necessariamente di qualsiasi incidente avvenuto all’interno della struttura. La responsabilità civile deve essere accertata considerando la causa dell’evento, gli obblighi riferibili a ciascun soggetto e il nesso causale tra un’eventuale condotta negligente o omissione e la morte della vittima. Proprio negli eventi più gravi è quindi importante evitare conclusioni affrettate e ricostruire con precisione chi avesse l’effettivo controllo del luogo, dell’impianto, dell’attrezzatura o dell’attività dalla quale è derivato il pericolo.

In una struttura aperta al pubblico possono infatti coesistere responsabilità e funzioni differenti. Il proprietario può avere determinati obblighi connessi alle condizioni dell’immobile; il gestore può essere responsabile dell’organizzazione dell’attività e della sicurezza degli utenti; un’impresa esterna può essere incaricata della manutenzione di un impianto; durante un concerto o una manifestazione l’organizzatore può avere specifici obblighi relativi alla gestione degli accessi, dei flussi di persone e delle procedure di emergenza. In altri casi può essere decisiva la posizione di chi aveva concretamente in custodia il bene dal quale è derivato il danno.

Una caduta mortale provocata da una struttura deteriorata, il cedimento di un elemento non adeguatamente mantenuto, un incidente causato da un impianto pericoloso, un annegamento in piscina, un grave incidente su una giostra o un evento verificatosi durante una manifestazione presentano problemi giuridici profondamente diversi. Per questo la responsabilità del proprietario, del gestore o dell’organizzatore deve essere verificata sulla specifica situazione e non semplicemente desunta dal luogo nel quale si è verificata la morte.

Assumono particolare importanza le condizioni di sicurezza esistenti prima dell’incidente: manutenzione della struttura e degli impianti, presenza di protezioni adeguate, segnalazione dei pericoli, attività di vigilanza, organizzazione degli spazi, procedure previste per le emergenze e, quando rilevante, tempestività dei soccorsi. Anche un eventuale ritardo nell’intervento deve però essere valutato sotto il profilo causale: non è sufficiente dimostrare che il soccorso sia stato tardivo, ma occorre verificare se e in quale misura tale ritardo abbia concretamente inciso sull’esito dell’evento.

La distinzione tra i diversi possibili responsabili diventa ancora più importante quando la struttura è gestita da un soggetto diverso dal proprietario o quando alcune attività sono affidate a imprese esterne. In queste situazioni è necessario ricostruire i rapporti esistenti tra i soggetti coinvolti e individuare chi fosse tenuto a prevenire proprio il rischio che si è poi concretizzato. Un approfondimento collegato riguarda l’incidente mortale in struttura privata e la responsabilità del proprietario e del gestore, dove la ripartizione degli obblighi può assumere un ruolo decisivo nell’accertamento della responsabilità.

Quando dall’incidente deriva la morte, questa analisi costituisce anche il presupposto per valutare la posizione dei familiari. Una volta individuata una responsabilità causalmente collegata all’evento, i congiunti possono infatti avere diritto al risarcimento dei danni direttamente subiti per la perdita del rapporto familiare e, quando ne ricorrono i presupposti e vi sia adeguata prova, degli ulteriori pregiudizi patrimoniali conseguenti alla morte. La gravità dell’evento, da sola, non determina né la responsabilità né l’entità del risarcimento: entrambe devono essere costruite sulla concreta vicenda e sulle conseguenze effettivamente dimostrabili.

Quando la morte può essere collegata a carenze di sicurezza, manutenzione, vigilanza o soccorso

Negli incidenti mortali avvenuti in luoghi aperti al pubblico, uno degli aspetti più delicati consiste nel comprendere se l’evento sia riconducibile a un rischio che avrebbe dovuto essere prevenuto o adeguatamente gestito. Non basta quindi accertare che una persona sia deceduta all’interno di una struttura: occorre verificare perché l’incidente si è verificato e se, prima dell’evento, esistessero condizioni di pericolo che il soggetto tenuto alla sicurezza avrebbe potuto e dovuto conoscere, eliminare, ridurre o segnalare.

La questione assume caratteristiche diverse a seconda del luogo. In un centro commerciale o in un supermercato possono essere rilevanti, ad esempio, le condizioni di pavimenti, scale, parapetti, ascensori, scale mobili, impianti e percorsi destinati ai clienti. In un hotel o in un villaggio turistico possono assumere rilievo anche balconi, terrazze, piscine, impianti, aree comuni e sistemi di sicurezza. In un parco divertimenti o acquatico occorre invece considerare le condizioni delle attrazioni e delle attrezzature, la manutenzione, i controlli, la vigilanza e l’organizzazione dell’attività. Concerti, manifestazioni e grandi eventi possono porre problemi ulteriori legati alla gestione degli accessi, al numero e ai movimenti delle persone, alle barriere, alle vie di fuga e alle procedure previste per affrontare un’emergenza.

La mancata manutenzione può diventare un elemento centrale quando l’incidente sia stato provocato, per esempio, dal deterioramento di una parte della struttura, dal cedimento di un elemento, dal malfunzionamento di un impianto o da una situazione pericolosa che avrebbe dovuto essere rilevata attraverso controlli adeguati. Anche in questo caso, tuttavia, occorre individuare chi fosse concretamente tenuto alla manutenzione e verificare il collegamento tra la carenza riscontrata e la morte. Se la manutenzione era affidata a un’impresa esterna, la ricostruzione può coinvolgere anche i rapporti tra proprietario, gestore e manutentore e i rispettivi obblighi.

Analoga attenzione richiedono le ipotesi di mancata vigilanza. In determinati contesti la presenza e l’attività del personale addetto possono rappresentare una componente essenziale delle misure di sicurezza: si pensi a una piscina, a un parco acquatico, a un’attrazione oppure a un evento con una considerevole presenza di pubblico. Non è però sufficiente affermare genericamente che la vigilanza fosse inadeguata. Occorre stabilire quale attività di controllo fosse concretamente richiesta, se sia stata omessa o svolta in modo insufficiente e soprattutto se una condotta adeguata avrebbe potuto evitare l’evento o modificarne le conseguenze.

Lo stesso criterio vale quando viene contestata una carenza nell’organizzazione dei soccorsi e delle procedure di emergenza. Dopo un incidente mortale può emergere che l’intervento sia stato tardivo, che mancasse personale adeguatamente organizzato o che le procedure previste non siano state correttamente attuate. Per attribuire rilevanza risarcitoria a queste circostanze è però necessario verificare, anche attraverso la documentazione sanitaria e gli opportuni accertamenti tecnici, se una diversa e tempestiva gestione dell’emergenza avrebbe avuto una concreta incidenza causale sull’esito.

Per questa ragione, nei casi di maggiore gravità, è importante acquisire tempestivamente tutto ciò che consenta di ricostruire le condizioni esistenti al momento dell’incidente. Fotografie e filmati, registrazioni eventualmente disponibili, testimonianze, verbali delle autorità intervenute, documenti relativi alla manutenzione e alla sicurezza, procedure interne, accertamenti tecnici e documentazione sanitaria possono assumere un valore determinante. Con il trascorrere del tempo, infatti, i luoghi possono essere modificati, un impianto può essere riparato, le condizioni materiali possono cambiare e alcune prove possono diventare più difficili da reperire.

Questo tipo di approfondimento è particolarmente importante quando si sospetta che la morte sia stata provocata dalla negligenza di un soggetto che esercita un’attività organizzata. Abbiamo affrontato specificamente anche il tema della morte causata dalla negligenza di un’impresa e del relativo risarcimento, perché negli eventi di eccezionale gravità l’individuazione dell’omissione o della condotta negligente costituisce soltanto una parte dell’accertamento: occorre collegarla causalmente all’evento e individuare con precisione il soggetto al quale quell’obbligo era effettivamente riferibile.

Quando tale ricostruzione consente di accertare una responsabilità, diventa possibile affrontare il profilo risarcitorio dei familiari della persona deceduta. Il giusto risarcimento non può essere determinato attraverso automatismi o sulla base della sola gravità della morte: devono essere considerate la posizione di ciascun congiunto, l’effettività e le caratteristiche del rapporto con la vittima e le conseguenze non patrimoniali e, quando sussistenti e provate, patrimoniali prodotte dalla perdita. Per questo anche la quantificazione richiede un esame individuale della vicenda, distinto ma strettamente collegato all’accertamento della responsabilità.

Risarcimento ai familiari della vittima: quali danni possono essere richiesti e come si prova la responsabilità

Quando l’accertamento sulla dinamica dell’incidente evidenzia una responsabilità riconducibile al proprietario, al gestore, all’organizzatore, a un’impresa o ad altro soggetto coinvolto, occorre affrontare il tema del risarcimento spettante ai familiari della persona deceduta. Anche sotto questo profilo non esistono automatismi: la morte di una persona costituisce un evento di eccezionale gravità, ma ciascuna voce di danno deve essere valutata secondo i suoi presupposti e, quando necessario, adeguatamente provata.

Uno dei profili principali è il danno da perdita del rapporto parentale, che riguarda le conseguenze non patrimoniali subite dai familiari per la perdita del congiunto. Nella sua valutazione assumono rilievo elementi concreti quali il rapporto esistente con la vittima, l’intensità del legame affettivo, la convivenza quando presente, la frequenza dei rapporti e le effettive conseguenze determinate dalla perdita nella vita del familiare. Non si tratta quindi di attribuire automaticamente lo stesso risarcimento a ogni congiunto, ma di ricostruire la specifica situazione personale e familiare affinché la richiesta risarcitoria rappresenti, per quanto possibile, la reale dimensione del pregiudizio subito.

Accanto ai danni non patrimoniali possono assumere rilievo anche danni patrimoniali conseguenti alla morte. Se la vittima contribuiva stabilmente al mantenimento della famiglia, ad esempio, può essere necessario valutare la perdita del contributo economico che ragionevolmente avrebbe continuato a fornire. Possono inoltre emergere ulteriori conseguenze economicamente valutabili, purché concretamente riconducibili all’evento e documentabili. La quantificazione richiede quindi un’analisi della situazione reddituale e professionale della vittima, della composizione del nucleo familiare e delle circostanze effettive del caso.

Un ulteriore profilo deve essere esaminato quando il decesso non è immediato e la vittima sopravvive per un determinato periodo dopo l’incidente. In presenza dei relativi presupposti possono infatti venire in considerazione anche diritti risarcitori maturati direttamente in capo alla vittima e successivamente trasmessi agli eredi. Si tratta di una valutazione distinta dai danni che i familiari chiedono in proprio per la perdita del congiunto e che deve essere condotta sulla base delle concrete condizioni della persona nel periodo compreso tra l’incidente e il decesso, evitando di presumere l’esistenza di determinate voci di danno per il solo fatto che la morte non sia stata istantanea.

Abbiamo approfondito separatamente il tema dell’evento accidentale con morte e del risarcimento ai familiari, proprio perché negli eventi mortali è essenziale distinguere i danni direttamente sofferti dai congiunti dagli eventuali diritti maturati dalla vittima prima del decesso.

Prima ancora della quantificazione, tuttavia, nei casi di incidente mortale in un luogo aperto al pubblico assume un ruolo decisivo la prova della responsabilità e del nesso causale. Occorre ricostruire ciò che è realmente accaduto e verificare se la morte sia conseguenza di una condizione pericolosa della struttura, di una carenza di manutenzione, dell’inadeguatezza delle misure di sicurezza, di un difetto organizzativo, di una vigilanza insufficiente o di un’altra condotta od omissione giuridicamente rilevante. La circostanza che l’incidente sia avvenuto nei locali o negli spazi gestiti da un determinato soggetto non consente, da sola, di attribuirgli ogni conseguenza dell’evento.

Per questo possono risultare determinanti fotografie e video realizzati immediatamente dopo l’accaduto, registrazioni delle telecamere presenti nella struttura, testimonianze delle persone che hanno assistito all’incidente, verbali delle autorità e degli operatori intervenuti, documentazione relativa alla manutenzione e ai controlli, certificazioni e documenti sulla sicurezza, nonché eventuali perizie e consulenze tecniche. Nei casi più complessi può essere necessario ricostruire anche quali interventi fossero stati eseguiti prima dell’incidente, chi ne fosse incaricato e quali anomalie o situazioni di pericolo fossero già presenti o conoscibili.

La documentazione sanitaria conserva a sua volta un’importanza centrale, soprattutto quando tra l’incidente e il decesso trascorre un intervallo di tempo. Cartelle cliniche, referti, accertamenti diagnostici e documentazione relativa ai trattamenti effettuati possono contribuire a ricostruire il rapporto causale tra l’evento e la morte e, quando ne ricorrano i presupposti, le condizioni vissute dalla vittima prima del decesso.

In una controversia di questa gravità deve inoltre essere verificata l’eventuale presenza di una copertura assicurativa del soggetto ritenuto responsabile. L’esistenza di una polizza non significa però che il risarcimento venga automaticamente riconosciuto o integralmente corrisposto dalla compagnia: occorre esaminare il rischio assicurato, la posizione del soggetto responsabile, il massimale, le condizioni della copertura e le eventuali contestazioni formulate dall’assicuratore. Quando il danno è di grandissima entità, questi aspetti possono incidere concretamente sulla gestione della richiesta risarcitoria.

Responsabilità, prova e quantificazione devono quindi procedere insieme. Nei casi di morte non è sufficiente individuare astrattamente una possibile negligenza, così come non è sufficiente applicare criteri standardizzati alla posizione dei familiari. L’obiettivo deve essere quello di ricostruire in maniera documentata l’intera vicenda, individuare tutti i soggetti effettivamente responsabili e rappresentare correttamente tutte le conseguenze risarcibili, così da formulare una richiesta di congruo risarcimento fondata sulla reale portata del danno subito.

Un esempio pratico: incidente mortale causato da una grave carenza di sicurezza della struttura

Per comprendere come questi principi possano operare concretamente, possiamo considerare un esempio realistico e anonimizzato. Una persona si trova all’interno di una struttura privata aperta al pubblico e, mentre utilizza uno spazio normalmente destinato agli utenti, subisce una caduta da un’altezza rilevante. Le conseguenze sono gravissime e, nonostante i soccorsi e il successivo ricovero, la persona muore a causa delle lesioni riportate.

In una situazione di questo tipo non sarebbe corretto concludere immediatamente che il proprietario o il gestore debbano rispondere della morte soltanto perché l’incidente si è verificato all’interno della struttura. L’attività iniziale deve concentrarsi sulla ricostruzione della dinamica e delle condizioni di sicurezza presenti al momento dell’evento. Diventa quindi necessario verificare le caratteristiche del punto dal quale è avvenuta la caduta, l’esistenza e l’adeguatezza delle protezioni, lo stato di manutenzione, l’eventuale presenza di anomalie o deterioramenti, le segnalazioni disponibili e la possibilità che quella situazione di pericolo fosse già conosciuta o comunque rilevabile attraverso controlli adeguati.

Supponiamo che dall’esame delle fotografie scattate subito dopo l’incidente, dalle testimonianze delle persone presenti, dai verbali redatti nell’immediatezza e dalla documentazione tecnica emerga un elemento particolarmente significativo: la protezione destinata a impedire la caduta presentava una condizione di grave inadeguatezza e tale situazione risultava collegabile alla dinamica dell’incidente. A quel punto l’indagine non può fermarsi alla constatazione del difetto. Occorre stabilire chi avesse il controllo della struttura, chi fosse tenuto alla manutenzione e chi avrebbe dovuto verificare le condizioni di sicurezza.

L’analisi dei rapporti tra i diversi soggetti può infatti mostrare che il proprietario dell’immobile non coincide con il gestore dell’attività e che determinate operazioni di manutenzione erano state affidate a un’impresa esterna. Contratti, incarichi, registri degli interventi, controlli eseguiti e documentazione relativa alla sicurezza diventano allora essenziali per evitare di attribuire indistintamente la responsabilità a tutti i soggetti coinvolti e per comprendere quali obblighi gravassero concretamente su ciascuno di essi.

L’elemento decisivo diventa il collegamento tra la carenza riscontrata e l’evento mortale. Una volta ricostruita tecnicamente la dinamica, occorre verificare se quella specifica condizione di pericolo abbia avuto un’effettiva incidenza causale sulla caduta e, attraverso la documentazione sanitaria, se le lesioni provocate dall’incidente abbiano determinato il successivo decesso. In un caso di questa natura, quindi, la richiesta di risarcimento non viene costruita sulla semplice affermazione che la struttura fosse pericolosa, ma su una sequenza probatoria precisa: condizione dei luoghi, obbligo di prevenzione o manutenzione, eventuale omissione, dinamica dell’incidente, nesso causale e conseguenze della morte.

Parallelamente deve essere ricostruita la posizione dei familiari. Per ciascuno di essi occorre valutare il rapporto concretamente esistente con la vittima e le conseguenze prodotte dalla perdita, senza ridurre il danno da perdita del rapporto parentale a un calcolo automatico. Se la persona deceduta contribuiva economicamente alla famiglia, devono inoltre essere esaminati redditi, attività lavorativa, composizione del nucleo familiare e ulteriori elementi utili a verificare l’esistenza di un danno patrimoniale futuro. Se tra l’incidente e la morte è trascorso un periodo apprezzabile, occorre infine valutare separatamente l’eventuale esistenza di diritti risarcitori maturati direttamente dalla vittima e trasmissibili agli eredi, quando ne ricorrano i presupposti.

Un caso di questo genere mostra perché, davanti a un danno causato da una struttura aperta al pubblico o, ancora di più, a un evento mortale, la conservazione tempestiva delle prove può incidere profondamente sulla possibilità di ricostruire la responsabilità. Dopo l’incidente la protezione difettosa potrebbe essere riparata, l’area modificata e alcune registrazioni cancellate secondo i normali tempi di conservazione. Acquisire e preservare gli elementi utili consente invece di affrontare la richiesta risarcitoria sulla base di dati verificabili e di individuare correttamente i soggetti nei confronti dei quali far valere le pretese dei familiari.

Quando la documentazione consente di dimostrare la responsabilità e il collegamento causale con la morte, il percorso può quindi proseguire con la quantificazione dei danni e con la richiesta nei confronti dei soggetti responsabili, considerando anche le eventuali coperture assicurative. L’obiettivo è rappresentare integralmente le conseguenze concretamente subite dai congiunti e costruire una richiesta di giusto risarcimento fondata sulle caratteristiche effettive del caso, sulle prove raccolte e sulla posizione di ciascun familiare.

Domande frequenti sull’incidente mortale in un luogo aperto al pubblico

Chi risponde se una persona muore in un luogo aperto al pubblico?

La responsabilità non ricade automaticamente sul proprietario o sul gestore. Occorre individuare la causa concreta dell’incidente e verificare quali obblighi di custodia, manutenzione, sicurezza, organizzazione o vigilanza gravassero sui diversi soggetti coinvolti. A seconda delle circostanze possono assumere rilievo il proprietario, il gestore, l’organizzatore dell’attività o dell’evento, un’impresa di manutenzione o altri soggetti. È inoltre necessario dimostrare il nesso causale tra la condotta o l’omissione contestata e la morte della vittima.

Quali familiari possono chiedere il risarcimento dopo un incidente mortale?

La posizione deve essere valutata concretamente per ciascun familiare. Coniuge, figli, genitori e, in presenza dei relativi presupposti, altri congiunti o persone legate alla vittima da una relazione affettiva qualificata possono far valere i danni direttamente subiti per la perdita. Non conta soltanto il rapporto formale di parentela: nella quantificazione del danno da perdita del rapporto parentale assumono rilievo anche le caratteristiche effettive del legame e le conseguenze che la morte ha determinato nella vita del familiare.

Quanto può essere il risarcimento per la morte di un familiare?

Non esiste un importo identico per tutti i casi. La quantificazione dipende dalla posizione di ciascun congiunto e dalle circostanze concretamente dimostrabili. Oltre al danno non patrimoniale derivante dalla perdita del rapporto familiare, possono sussistere danni patrimoniali, ad esempio quando la vittima contribuiva economicamente al mantenimento della famiglia. Se il decesso è avvenuto dopo un periodo di sopravvivenza, devono inoltre essere valutati separatamente gli eventuali diritti risarcitori maturati direttamente dalla vittima e trasmissibili agli eredi. L’obiettivo è individuare un congruo risarcimento rapportato alle conseguenze effettive dell’evento.

Quali prove è importante raccogliere dopo un incidente mortale in una struttura aperta al pubblico?

È importante conservare e acquisire tempestivamente tutto ciò che può permettere di ricostruire l’accaduto: fotografie e video, eventuali registrazioni di videosorveglianza, testimonianze, verbali delle autorità intervenute, documentazione sulla manutenzione e sulla sicurezza, informazioni sugli impianti o sulle attrezzature coinvolte, accertamenti tecnici e documentazione sanitaria. Nei casi più complessi può essere necessario acquisire anche contratti e documenti utili a stabilire quali soggetti fossero responsabili della gestione, della manutenzione o di specifiche attività di sicurezza. Alcune prove possono diventare più difficili da recuperare con il trascorrere del tempo.

Quando è opportuno rivolgersi a un avvocato dopo la morte di un familiare?

Quando esistono elementi che fanno ipotizzare una carenza di sicurezza, una manutenzione inadeguata, un difetto della struttura o di un impianto, una vigilanza insufficiente, un problema organizzativo o un’altra possibile negligenza, è opportuno valutare il caso senza attendere che le prove diventino difficili da acquisire. Nei casi di particolare gravità l’assistenza legale serve non soltanto a formulare la richiesta di risarcimento, ma prima ancora a ricostruire la dinamica, preservare gli elementi probatori, individuare tutti i possibili responsabili e valutare correttamente i danni dei familiari. Per comprendere più specificamente questo profilo è possibile consultare anche il nostro approfondimento sull’evento accidentale con morte e sul risarcimento ai familiari.

Studio Legale Calvello: assistenza per incidenti mortali e danni di eccezionale gravità

Quando un familiare perde la vita in un incidente avvenuto in un luogo aperto al pubblico, la richiesta di risarcimento dovrebbe essere preceduta da una ricostruzione rigorosa dell’accaduto. Nei casi più gravi, infatti, non è sufficiente individuare il luogo dell’incidente o il soggetto che apparentemente lo gestiva: occorre comprendere quale circostanza abbia provocato l’evento, chi fosse tenuto a prevenire quello specifico rischio e quali elementi consentano di dimostrare il nesso causale con la morte.

Noi dello Studio Legale Calvello valutiamo le vicende di responsabilità civile di particolare gravità partendo dalla documentazione disponibile e dalla ricostruzione della dinamica. Fotografie e video, testimonianze, verbali e accertamenti delle autorità, documentazione relativa alla sicurezza e alla manutenzione della struttura, registrazioni eventualmente disponibili, documenti sull’organizzazione dell’attività o dell’evento e informazioni sulle imprese coinvolte possono essere determinanti per individuare le rispettive responsabilità.

Quando la morte è sopraggiunta dopo l’incidente, assumono particolare importanza anche le cartelle cliniche, i referti e la restante documentazione sanitaria, sia per ricostruire il rapporto causale tra l’evento e il decesso sia per valutare, quando ne ricorrano i presupposti, eventuali diritti risarcitori maturati direttamente dalla vittima prima della morte. Parallelamente esaminiamo la posizione dei familiari, il rapporto con la persona deceduta e le conseguenze patrimoniali e non patrimoniali concretamente determinate dalla perdita.

Nei casi in cui siano coinvolti proprietari, gestori, organizzatori, imprese di manutenzione o altri soggetti, è inoltre necessario verificare attentamente la ripartizione degli obblighi e le eventuali coperture assicurative. L’esistenza di una polizza non comporta automaticamente il pagamento integrale del danno: possono assumere rilievo il rischio effettivamente coperto, il massimale, la posizione dell’assicurato e le contestazioni formulate dalla compagnia. Quando il danno è di grandissima entità, anche questi aspetti devono essere affrontati fin dall’impostazione della pratica.

La tempestività può essere particolarmente importante perché alcuni elementi probatori rischiano di modificarsi o diventare più difficili da acquisire: lo stato dei luoghi può cambiare, un impianto può essere riparato, una struttura può essere messa in sicurezza e determinate registrazioni possono non essere conservate indefinitamente. Per questo, quando vi sono elementi che fanno ipotizzare una responsabilità per carenze di sicurezza, mancata manutenzione, insufficiente vigilanza, difetti organizzativi o altre condotte negligenti, è opportuno esaminare tempestivamente la documentazione disponibile e valutare quali ulteriori prove debbano essere preservate o acquisite.

Se avete perso un familiare in un incidente avvenuto in un centro commerciale, supermercato, hotel, villaggio turistico, campeggio, piscina, stabilimento balneare, parco acquatico, parco divertimenti, durante un concerto, una manifestazione o in un’altra struttura aperta al pubblico, potete richiedere una valutazione del caso allo Studio Legale Calvello. Esamineremo la dinamica dell’evento, le prove disponibili, i possibili soggetti responsabili, la posizione dei familiari, le eventuali coperture assicurative e i termini applicabili, per verificare se sussistano i presupposti per intraprendere un’azione finalizzata a ottenere un giusto e congruo risarcimento.

Condividi l'articolo su: