fbpx

Titolo

Autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et dolore feugait

Contratti Danno patrimoniale Responsabilità civile

Utilizzo illecito di segreti commerciali: danni e tutela

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

La cessazione di un contratto commerciale non autorizza automaticamente un ex fornitore, distributore o partner industriale a utilizzare le informazioni riservate acquisite durante il rapporto. Quando disegni tecnici, processi produttivi, formule, database commerciali o know-how aziendale vengono sfruttati senza autorizzazione, l’impresa titolare può subire la perdita di commesse, clienti e vantaggi competitivi, con conseguenze economiche anche molto rilevanti. L’utilizzo illecito di segreti commerciali dopo la cessazione del contratto può giustificare un’azione per impedire la prosecuzione della condotta e ottenere il risarcimento dei danni, purché ricorrano i presupposti previsti dalla legge. Noi dello Studio Legale Calvello esaminiamo queste controversie partendo dalla natura delle informazioni, dagli accordi tra le imprese e dalle prove disponibili, per individuare le iniziative più appropriate alla tutela del patrimonio aziendale.

Quando l’utilizzo di informazioni riservate dopo la fine del contratto diventa illecito

Nei rapporti commerciali di una certa importanza, la collaborazione tra imprese comporta spesso la condivisione di informazioni che costituiscono una parte rilevante del patrimonio economico aziendale. Un produttore può consegnare al proprio fornitore disegni costruttivi, specifiche tecniche e procedure di lavorazione; un’impresa può comunicare al distributore condizioni economiche riservate, strategie di vendita e informazioni sulla clientela; una società industriale può consentire a un partner di accedere a processi produttivi sviluppati attraverso anni di investimenti. Il problema emerge quando, terminato il rapporto, chi ha ricevuto queste conoscenze continua a utilizzarle per finalità estranee a quelle originariamente concordate, eventualmente per produrre beni concorrenti o acquisire direttamente commesse e clienti.

La disciplina dei segreti commerciali è contenuta principalmente negli articoli 98 e 99 del Codice della proprietà industriale, approvato con il D.Lgs. 30/2005. La protezione riguarda le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, che siano segrete, abbiano valore economico proprio in quanto segrete e siano sottoposte, da parte di chi ne ha il legittimo controllo, a misure ragionevolmente adeguate a mantenerle riservate. Non è sufficiente, quindi, che un documento venga genericamente definito confidenziale: occorre verificare se il suo contenuto possieda effettivamente questi requisiti e se l’impresa abbia adottato accorgimenti coerenti con la natura delle informazioni, come limitazioni degli accessi, obblighi contrattuali di segretezza e procedure di protezione della documentazione.

La cessazione del contratto non determina la perdita della tutela dei segreti commerciali. Se le informazioni continuano a possedere i requisiti di legge, il loro utilizzo non autorizzato può rimanere illecito anche dopo la scadenza, il recesso o la risoluzione del rapporto. Assume particolare rilievo il contenuto dell’accordo di riservatezza (NDA), quando presente, soprattutto per individuare le informazioni protette, le finalità consentite, gli obblighi successivi alla cessazione e le modalità di restituzione o cancellazione dei materiali. La mancanza di un NDA, peraltro, non esclude necessariamente la protezione prevista dal Codice della proprietà industriale, mentre la semplice presenza di una clausola contrattuale non rende automaticamente segreta qualsiasi informazione.

Occorre distinguere il know-how riservato appartenente all’impresa dalle conoscenze generali, dalle competenze professionali e dalle esperienze legittimamente acquisite durante una collaborazione. Un ex partner commerciale non perde, per il solo fatto della cessazione del rapporto, la possibilità di svolgere attività nello stesso settore. La responsabilità può sorgere quando utilizza o divulga informazioni protette in violazione della disciplina applicabile oppure degli obblighi contrattualmente assunti. La distinzione diventa particolarmente delicata nei rapporti industriali pluriennali, nei quali conoscenze proprie delle parti e informazioni sviluppate durante la collaborazione possono intrecciarsi. In queste situazioni è necessario ricostruire la provenienza delle conoscenze, le condizioni di accesso, le eventuali licenze concesse e i diritti attribuiti dai contratti.

Ex fornitori e partner commerciali: appropriazione di know-how, progetti industriali e informazioni sulla clientela

Una delle situazioni più problematiche riguarda il fornitore che, dopo la cessazione di un contratto industriale, continua a utilizzare disegni tecnici, formule, specifiche di produzione o procedure riservate ricevute dal committente. Il rischio economico è particolarmente elevato quando quelle informazioni permettono di realizzare componenti, macchinari o prodotti senza sostenere gli investimenti necessari per svilupparli autonomamente. L’ex fornitore potrebbe così proporre beni concorrenti a prezzi inferiori, utilizzare le conoscenze acquisite per lavorare con altre aziende o commercializzare direttamente prodotti derivanti dal know-how del precedente committente. La disponibilità materiale della documentazione tecnica non equivale, di per sé, al diritto di sfruttarla liberamente dopo la fine del rapporto.

Il problema può presentarsi anche quando il contratto viene interrotto a seguito di contestazioni sulla qualità della fornitura, ritardi nell’esecuzione di una commessa o altri gravi inadempimenti. Si pensi a un’impresa che affidi a un produttore esterno la realizzazione di componenti industriali sulla base di progetti riservati e successivamente risolva il rapporto per ripetute irregolarità. Se il produttore utilizza quegli stessi progetti per realizzare componenti destinati a concorrenti, alla controversia originaria può aggiungersi una distinta contestazione relativa allo sfruttamento delle informazioni protette. Le responsabilità devono essere valutate separatamente, considerando tanto gli obblighi del contratto di fornitura quanto la disciplina dei segreti commerciali.

Un’altra ipotesi ricorrente riguarda gli accordi di distribuzione e le collaborazioni commerciali continuative. Durante il rapporto, il distributore può conoscere condizioni economiche personalizzate, margini, politiche di sconto, previsioni di acquisto e informazioni riservate relative a clienti strategici. Dopo la cessazione del contratto di distribuzione commerciale, l’utilizzo di tali dati per sottrarre commesse o acquisire clientela può assumere rilevanza giuridica quando le informazioni siano effettivamente protette e ricorrano gli ulteriori presupposti dell’illecito. Non ogni contatto con un precedente cliente costituisce concorrenza sleale: occorre accertare se siano stati utilizzati dati riservati, come siano stati ottenuti e quali comportamenti siano concretamente contestabili.

Particolare attenzione meritano le collaborazioni nelle quali il know-how viene sviluppato con il contributo di entrambe le imprese. La titolarità delle informazioni, il diritto di utilizzarle e gli eventuali limiti successivi alla cessazione non possono essere stabiliti prescindendo dagli accordi. Una licenza può autorizzare determinati impieghi del know-how soltanto per la durata del rapporto o per specifiche attività produttive; in altri casi possono essere previsti diritti di utilizzo più estesi. È quindi necessario esaminare le clausole relative alla proprietà dei risultati, alle informazioni preesistenti, alle innovazioni sviluppate congiuntamente e alle autorizzazioni concesse, evitando di confondere la proprietà di un macchinario o di un elaborato con i diritti sulle conoscenze riservate incorporate nel relativo progetto.

Quando l’ex partner sfrutta informazioni aziendali protette per entrare nel mercato del precedente contraente, il pregiudizio può andare oltre la singola vendita perduta. L’impresa può vedere compromessa l’esclusività di un processo produttivo, subire una riduzione dei margini commerciali o perdere commesse industriali costruite attraverso investimenti di lunga durata. Nei rapporti economicamente più importanti, la ricostruzione della condotta richiede di confrontare la documentazione contrattuale con i progetti originari, i prodotti successivamente commercializzati, le comunicazioni tra le parti e le informazioni effettivamente accessibili durante la collaborazione. Da questi elementi dipende la possibilità di distinguere una legittima attività concorrenziale da uno sfruttamento illecito dei segreti commerciali e di individuare le responsabilità concretamente perseguibili.

Responsabilità, prove e risarcimento dei danni per l’utilizzo illecito di segreti commerciali

Quando un’impresa scopre che un ex partner commerciale sta utilizzando informazioni riservate dopo la cessazione del contratto, la prima esigenza è accertare la violazione e impedire che il pregiudizio economico continui ad aggravarsi. La tutela può fondarsi sugli articoli 98 e 99 del Codice della proprietà industriale, sugli obblighi contrattuali di riservatezza e, quando ne ricorrono i presupposti, sulla disciplina della concorrenza sleale prevista dall’articolo 2598 del Codice civile. La responsabilità dell’ex fornitore, distributore o partner industriale deve essere ricostruita considerando le informazioni effettivamente protette, i diritti di utilizzo concessi e le condotte concretamente realizzate. L’esistenza di un precedente rapporto commerciale, da sola, non dimostra l’illecito.

La prova assume particolare importanza perché l’utilizzo abusivo del know-how può avvenire senza una divulgazione pubblica delle informazioni. Un ex fornitore potrebbe impiegare procedure produttive riservate per realizzare componenti destinati ad altri clienti, oppure un precedente distributore potrebbe sfruttare dati commerciali confidenziali per formulare offerte particolarmente competitive. In questi casi occorre ricostruire quali informazioni siano state consegnate durante il rapporto, chi vi abbia avuto accesso e quali elementi consentano di collegare i prodotti o le attività successive alle conoscenze protette. Contratti, patti di riservatezza, corrispondenza commerciale, e-mail, PEC, documentazione tecnica, registrazioni degli accessi informatici e comparazioni tra prodotti possono contribuire all’accertamento. Quando necessario, una perizia tecnica o informatica può consentire di individuare corrispondenze che difficilmente emergerebbero dalla sola documentazione contrattuale.

Se l’utilizzo illecito è ancora in corso, l’impresa può valutare il ricorso agli strumenti cautelari previsti dal Codice della proprietà industriale. A seconda delle circostanze, possono essere richiesti provvedimenti di inibitoria, descrizione o sequestro, finalizzati a impedire la prosecuzione della violazione oppure ad acquisire e conservare elementi probatori. La scelta dipende dalla natura dell’illecito, dall’urgenza, dalla documentazione disponibile e dai requisiti della specifica misura. Nei casi di maggiore gravità, attendere l’esito di un giudizio ordinario potrebbe consentire all’ex partner di consolidare la propria posizione commerciale, acquisire ulteriori clienti o continuare a sfruttare informazioni tecniche riservate. Per questa ragione valutiamo anche la possibilità di intervenire tempestivamente, senza trascurare i rischi e i costi delle iniziative giudiziarie.

Accanto alla cessazione della condotta, assume rilievo la richiesta di un giusto risarcimento dei danni derivanti dall’utilizzo illecito dei segreti commerciali. Il pregiudizio può comprendere costi effettivamente sostenuti, perdita di margini di profitto, commesse non acquisite, contratti perduti o riduzione del vantaggio competitivo. La quantificazione non può però essere costruita sulla semplice diminuzione del fatturato: occorre distinguere i ricavi non conseguiti dall’utile che l’impresa avrebbe ragionevolmente realizzato, considerando i costi evitati, la capacità produttiva, l’andamento storico dell’attività e le condizioni del mercato. Anche la perdita di una commessa importante richiede elementi concreti che dimostrino la probabilità del risultato economico e il collegamento causale con la condotta contestata.

Per la violazione dei segreti commerciali, l’articolo 125 del Codice della proprietà industriale disciplina i criteri di liquidazione del danno, richiamando anche le conseguenze economiche negative subite dal titolare, i benefici realizzati dall’autore della violazione e, nei casi previsti, il criterio del compenso che sarebbe stato dovuto per ottenere una regolare autorizzazione all’utilizzo. La norma contempla anche la restituzione degli utili conseguiti dall’autore della violazione, nei limiti e secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non si tratta di importi automaticamente cumulabili o di risultati garantiti: occorre individuare il criterio applicabile ed evitare duplicazioni risarcitorie. Nelle controversie industriali di grande valore, una ricostruzione economico-contabile può essere necessaria per formulare una richiesta documentata di congruo risarcimento.

Quando l’utilizzo illecito si accompagna alla violazione di obblighi contrattuali, è necessario esaminare anche le clausole relative alla responsabilità, alle penali e alla risoluzione. Se il rapporto è ancora in essere, un grave inadempimento degli obblighi di riservatezza può giustificare, ricorrendone i presupposti, la risoluzione di un contratto commerciale di grande valore. Se invece il contratto è già cessato, occorre verificare quali obbligazioni continuino a vincolare le parti e quali rimedi siano ancora esercitabili. Particolare attenzione richiedono i termini di prescrizione, le eventuali decadenze contrattuali e la conservazione delle prove, perché il trascorrere del tempo può rendere più difficile ricostruire la violazione e il danno.

Un caso pratico: l’ex fornitore utilizza progetti industriali riservati per produrre componenti concorrenti

Consideriamo il caso di Alfa S.r.l., azienda manifatturiera che affida a Beta S.r.l. la produzione di componenti meccanici destinati a impianti industriali. Il rapporto, del valore di diversi milioni di euro, prevede la consegna di disegni costruttivi e specifiche tecniche sviluppati internamente da Alfa, accompagnati da obblighi di riservatezza e da limiti precisi al loro utilizzo. Dopo alcuni anni, il contratto viene risolto a seguito di ripetute contestazioni sulla qualità delle forniture. Successivamente Alfa scopre che Beta sta proponendo ad altri operatori componenti con caratteristiche tecniche sostanzialmente coincidenti con quelle dei propri progetti riservati, a condizioni economiche particolarmente competitive.

In una situazione di questo genere, il nostro intervento partirebbe dall’esame del contratto, delle clausole di riservatezza, della documentazione tecnica originaria e degli elementi relativi ai prodotti successivamente commercializzati. Attraverso una comparazione tecnica e la ricostruzione degli accessi alle informazioni, valuteremmo se esistano elementi sufficienti per contestare l’utilizzo illecito del know-how e richiedere un provvedimento urgente. Parallelamente, analizzeremmo le commesse eventualmente perdute, i margini economici e i costi sostenuti per verificare la possibilità di formulare una domanda risarcitoria. Qualora la documentazione confermasse la violazione, una soluzione potrebbe consistere in un accordo che preveda la cessazione degli utilizzi non autorizzati, la restituzione o cancellazione dei materiali riservati e il riconoscimento di un importo risarcitorio adeguatamente documentato.

L’esempio è ipotetico e utilizza denominazioni di fantasia: non rappresenta un procedimento effettivamente seguito dallo Studio né un risultato professionale già ottenuto. Mostra come, in una controversia di questo tipo, la tutela del patrimonio informativo dell’impresa dipenda dalla ricostruzione tecnica della violazione e dalla dimostrazione delle sue conseguenze economiche, oltre che dalla scelta del rimedio giuridico più appropriato.

Domande frequenti sull’utilizzo illecito di segreti commerciali dopo la cessazione del contratto

Un ex fornitore può continuare a utilizzare il know-how acquisito durante il contratto?

Dipende dalla natura delle informazioni e dai diritti riconosciuti al fornitore. Le conoscenze tecniche generali e le competenze legittimamente acquisite non sono automaticamente sottratte alla sua disponibilità. Diversamente, l’utilizzo non autorizzato di segreti commerciali protetti può costituire un illecito anche dopo la cessazione del rapporto. Occorre verificare gli accordi sottoscritti, le eventuali licenze e i requisiti di protezione previsti dagli articoli 98 e 99 del Codice della proprietà industriale.

È possibile chiedere il risarcimento anche senza un accordo di riservatezza firmato?

Sì, quando le informazioni possiedono i requisiti previsti dalla legge e ricorrono i presupposti della violazione e della responsabilità. L’assenza di un NDA non esclude automaticamente la tutela dei segreti commerciali. L’impresa deve però dimostrare la natura riservata delle informazioni, il loro valore economico derivante dalla segretezza, l’adozione di misure ragionevoli di protezione e gli elementi necessari a sostenere la domanda risarcitoria.

Come si può dimostrare che un concorrente utilizza progetti industriali riservati?

La prova può derivare dal confronto tra documentazione tecnica originaria e prodotti successivamente realizzati, dalle comunicazioni commerciali, dai registri informatici e da altri elementi che colleghino l’utilizzo contestato alle informazioni protette. Quando necessario, una perizia tecnica o informatica può contribuire all’accertamento. La semplice somiglianza tra prodotti non dimostra necessariamente la sottrazione di segreti industriali, soprattutto quando le caratteristiche comuni possono dipendere da soluzioni tecniche note nel settore.

Si può impedire immediatamente a un ex partner di utilizzare informazioni riservate?

Quando sussistono i presupposti di legge, è possibile richiedere misure cautelari, tra cui l’inibitoria dell’utilizzo illecito. Il giudice valuta gli elementi che sostengono la pretesa, il pericolo connesso al ritardo e i requisiti del provvedimento richiesto. Nei casi industriali più complessi possono assumere rilievo anche la descrizione e il sequestro, secondo la disciplina applicabile. La tempestività è particolarmente importante quando la prosecuzione della condotta rischia di compromettere ulteriormente il valore economico delle informazioni.

Quanto può ottenere un’azienda per la perdita di commesse causata dalla sottrazione di know-how?

Non esiste un importo predeterminato. Il risarcimento dipende dalla violazione accertata, dalle conseguenze economiche e dai criteri di liquidazione applicabili. La perdita di una commessa di grande valore non coincide automaticamente con il suo fatturato: occorre considerare l’utile ragionevolmente conseguibile, i costi evitati e il rapporto causale con l’illecito. Possono assumere rilievo anche i benefici economici ottenuti dall’autore della violazione, nei termini previsti dall’articolo 125 del Codice della proprietà industriale.

Utilizzo illecito di segreti commerciali: richiedi una valutazione allo Studio Legale Calvello

Se un ex fornitore, distributore o partner industriale sta utilizzando senza autorizzazione progetti, informazioni commerciali o know-how riservato della tua azienda, è opportuno esaminare tempestivamente la documentazione disponibile. La possibilità di interrompere la violazione e ottenere un congruo risarcimento dipende dalle caratteristiche delle informazioni protette, dalle prove dell’utilizzo illecito e dai danni concretamente dimostrabili.

Noi dello Studio Legale Calvello, con oltre 25 anni di esperienza professionale, assistiamo imprese e società nelle controversie contrattuali e commerciali, anche di rilevante valore economico. Esaminiamo i rapporti tra le parti, gli obblighi di riservatezza, le possibili responsabilità e le iniziative giudiziali o stragiudiziali praticabili.

Per sottoporre il caso alla nostra attenzione, richiedi una valutazione compilando il modulo di contatto dello Studio Legale Calvello, descrivendo la violazione riscontrata e le sue conseguenze per l’impresa. Esamineremo la richiesta e ricontatteremo l’interessato per valutare gli eventuali approfondimenti necessari.

Condividi l'articolo su:

    3295 richieste gestite

    Raccontaci brevemente il tuo caso

    Gli avvocati dello Studio Legale Calvello esamineranno attentamente la tua richiesta e riceverai a breve una prima valutazione sulla possibilità di assistenza e sulle modalità della consulenza.

    Nome

    Cognome

    Città

    Email

    La problematica

    Iscriviti a LEGALNEWS (newsletter no pubblicità)