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Cessione studio legale

Studio legale senza successori: come organizzare il passaggio dell’attività

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Molti studi legali sono stati costruiti intorno alla figura del loro titolare. Dopo decenni di professione, l’avvocato può trovarsi alla guida di un’attività avviata, con clienti consolidati e pratiche in corso, senza avere però un figlio, un socio o un collaboratore disposto a proseguirla.

In questa situazione la chiusura dello studio non è l’unica possibilità. Se il passaggio viene programmato con sufficiente anticipo, è possibile valutare l’ingresso di un altro professionista o di uno studio interessato ad acquisire e integrare l’attività esistente.

Il problema non consiste semplicemente nel trovare qualcuno disposto a rilevare locali, arredi o attrezzature. Occorre costruire una transizione che tenga conto della natura fiduciaria del rapporto tra avvocato e cliente, delle pratiche pendenti, dell’organizzazione dello studio e della disponibilità del professionista uscente ad accompagnare il subentro.

Cosa succede quando uno studio legale non ha un successore

La successione è relativamente semplice quando all’interno dello studio esiste già un professionista destinato a proseguire l’attività. Può trattarsi di un figlio avvocato, di un socio oppure di un collaboratore che negli anni abbia progressivamente assunto responsabilità e rapporti con la clientela.

Non sempre, però, questa soluzione è disponibile.

Un avvocato può arrivare alla fase conclusiva della propria carriera senza familiari interessati alla professione. I collaboratori possono avere intrapreso percorsi autonomi oppure non essere nelle condizioni di assumere l’intera attività. In altri casi lo studio è sempre rimasto individuale e la clientela identifica direttamente il professionista con la struttura.

Se non viene programmata una successione esterna, al momento della cessazione diventa necessario gestire contemporaneamente numerose questioni: informare i clienti, definire le pratiche pendenti, organizzare gli archivi, affrontare i rapporti con collaboratori e dipendenti e procedere agli adempimenti collegati alla chiusura.

Una pianificazione anticipata consente invece di valutare se l’attività possa avere continuità presso un altro studio.

Trovare un successore esterno prima di cessare l’attività

L’assenza di un successore interno non impedisce di individuare un professionista esterno interessato al subentro.

La ricerca dovrebbe però iniziare quando il titolare è ancora pienamente operativo. Aspettare le ultime settimane prima della cessazione riduce il tempo disponibile per conoscere il soggetto interessato, verificare la compatibilità professionale e organizzare il rapporto con la clientela.

Il possibile successore deve essere valutato anche in relazione alle caratteristiche dello studio. Le materie prevalentemente trattate, la tipologia dei clienti, l’organizzazione interna e il territorio nel quale viene svolta l’attività incidono sulla concreta possibilità di integrazione.

Uno studio con una forte componente di diritto commerciale e assistenza continuativa alle imprese presenta esigenze diverse rispetto a uno studio prevalentemente dedicato al diritto di famiglia, al contenzioso civile o alla responsabilità sanitaria.

Non è quindi sufficiente individuare un avvocato interessato genericamente ad acquisire clientela. È necessario verificare se esistano le condizioni professionali e organizzative per assicurare una ragionevole continuità dell’attività.

Come gestire clienti e pratiche durante il passaggio

Uno degli aspetti più delicati riguarda i clienti dello studio.

Il rapporto tra avvocato e assistito è personale e fiduciario. La decisione del titolare di cedere lo studio non determina quindi il trasferimento automatico degli incarichi al professionista subentrante.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 9 febbraio 2010, n. 2860, ha riconosciuto la possibilità di trasferire a titolo oneroso uno studio professionale, distinguendo però tale operazione dalla cessione in senso tecnico della clientela. Il professionista uscente può assumere obblighi diretti a favorire la prosecuzione dei rapporti con il subentrante, mentre resta ferma la libertà di scelta del cliente.

Questo principio incide direttamente sulle modalità con cui dovrebbe essere organizzata la successione.

Il titolare può presentare il nuovo professionista ai propri assistiti, spiegare le ragioni del passaggio e indicare come intende organizzare la fase successiva. Il cliente potrà quindi decidere se proseguire il rapporto con il professionista indicato oppure rivolgersi altrove.

Anche la gestione delle pratiche deve avvenire nel rispetto degli incarichi professionali, della riservatezza e della disciplina applicabile ai dati contenuti nei fascicoli. Per questa ragione, nella fase iniziale di una possibile acquisizione, non è necessario né opportuno trasmettere al potenziale acquirente fascicoli o elenchi nominativi della clientela.

Perché programmare il passaggio uno o più anni prima

Un avvocato non deve necessariamente attendere di avere già deciso la data esatta del pensionamento per affrontare il problema della successione dello studio.

In alcuni casi iniziare uno o due anni prima può rendere l’operazione più semplice. Il professionista ha tempo per valutare le alternative, conoscere il possibile subentrante e stabilire quale forma debba assumere il periodo di transizione.

La cessazione può anche essere progressiva. Il titolare può ridurre gradualmente il numero delle pratiche seguite personalmente, mantenendo per un certo periodo una presenza nello studio e accompagnando il nuovo professionista nei rapporti più consolidati.

Questo consente anche di verificare sul campo il funzionamento dell’integrazione. Clienti e collaboratori non si trovano improvvisamente davanti a una struttura completamente diversa e il professionista uscente può intervenire quando la conoscenza storica di una pratica o di un rapporto risulta ancora necessaria.

La durata dell’affiancamento dipenderà dalle caratteristiche dell’attività e dalle intenzioni delle parti. Non esiste un periodo adatto a qualsiasi studio.

Lo studio costruito negli anni può avere un valore economico

L’assenza di un successore non significa che l’attività debba necessariamente essere chiusa senza valutarne il possibile valore.

Uno studio può avere sviluppato nel tempo un avviamento professionale, rapporti continuativi, una determinata organizzazione e una capacità di generare nuovi incarichi. Questi elementi possono essere presi in considerazione nell’ambito di un’operazione di acquisizione.

La valutazione non può però essere effettuata contando semplicemente il numero complessivo dei clienti presenti negli archivi. È necessario distinguere i rapporti attivi da quelli ormai conclusi e comprendere la provenienza del fatturato.

Assumono rilievo l’andamento economico degli ultimi esercizi, la stabilità dei ricavi, le materie trattate, la presenza di clienti ricorrenti, la concentrazione del fatturato, i costi della struttura e l’eventuale presenza di collaboratori e dipendenti.

Occorre poi considerare quanto l’attività sia effettivamente trasferibile. Uno studio nel quale tutti i rapporti dipendono esclusivamente dalla persona del titolare richiederà una transizione diversa rispetto a una struttura nella quale più professionisti partecipano già alla gestione dei clienti.

Abbiamo approfondito questi aspetti nell’articolo dedicato a quanto vale uno studio legale e come valutarne l’avviamento.

Studio Legale Calvello valuta l’acquisizione di studi senza successori

Lo Studio Legale Calvello è interessato a esaminare direttamente situazioni nelle quali un collega intenda cessare o ridurre l’attività e non disponga di un successore al quale affidare la prosecuzione dello studio.

Il primo confronto può avvenire anche quando il pensionamento o la cessazione siano previsti a distanza di tempo. Non è necessario avere già stabilito il valore dello studio né aver assunto una decisione definitiva.

Inizialmente sono sufficienti informazioni generali sulle dimensioni dell’attività, sulle materie prevalentemente trattate, sull’organizzazione esistente e sui tempi ipotizzati per il passaggio. Non chiediamo in questa fase nominativi dei clienti, fascicoli o informazioni riservate relative alle singole pratiche.

Quando esistono i presupposti per procedere, possono essere approfonditi il valore dell’attività, le condizioni dell’operazione, il periodo di affiancamento e le modalità con cui organizzare progressivamente il passaggio.

Per un primo confronto è disponibile la pagina dedicata alla cessione dello studio legale e all’acquisizione di studi professionali.

Il contatto viene gestito in forma riservata e non comporta alcun impegno.

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