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Responsabilità professionale Tutela del patrimonio

Obbligazioni subordinate e perdita del capitale: quando la banca può essere responsabile

Articolo a cura di: Redazione - Studio Legale Calvello

Le obbligazioni subordinate possono esporre l’investitore a perdite molto elevate, fino alla riduzione o, in determinate circostanze, all’azzeramento del capitale investito. Proprio per la loro posizione subordinata rispetto ai creditori ordinari, richiedono una valutazione attenta delle caratteristiche del prodotto e della sua coerenza con il profilo del cliente. Quando una banca colloca o raccomanda questi strumenti senza fornire informazioni adeguate sui rischi, oppure propone un investimento non coerente con le conoscenze, gli obiettivi, la situazione finanziaria e la capacità di sostenere perdite del cliente, può porsi un problema di responsabilità dell’intermediario.

La perdita, però, non comporta automaticamente il diritto al risarcimento. Occorre ricostruire come è avvenuto l’investimento, quale servizio sia stato effettivamente prestato dalla banca, quali informazioni siano state fornite, quale fosse il profilo dell’investitore e se le eventuali violazioni abbiano avuto un rapporto causale con il danno subito. È questa verifica che consente di stabilire se vi siano i presupposti per contestare l’operazione e chiedere un congruo risarcimento.

Perché le obbligazioni subordinate possono comportare la perdita del capitale

Chi acquista un’obbligazione diventa creditore dell’emittente, ma non tutte le obbligazioni attribuiscono la stessa posizione. Nei titoli subordinati il diritto al rimborso viene dopo quello dei creditori ordinari: la subordinazione incide quindi direttamente sul rischio che l’investitore assume. In caso di grave difficoltà dell’emittente, il capitale può essere ridotto o assorbire perdite secondo le caratteristiche dello strumento e la disciplina applicabile.

Questo elemento assume particolare rilievo quando si tratta di obbligazioni subordinate emesse da banche. Alcuni strumenti possono essere soggetti a meccanismi di riduzione del valore o conversione e, nell’ambito della disciplina delle crisi bancarie, le passività subordinate occupano una posizione particolarmente esposta nell’ordine di assorbimento delle perdite. Per determinate obbligazioni subordinate, come gli strumenti Additional Tier 1, possono essere previsti meccanismi specifici di assorbimento delle perdite, quali il write-down o la conversione al verificarsi delle condizioni previste.

Il punto, dal lato della tutela dell’investitore, non è quindi soltanto stabilire quanto denaro sia stato perso. Occorre capire che cosa il cliente sapesse realmente al momento dell’acquisto. Un investitore potrebbe avere sottoscritto obbligazioni subordinate ritenendo di acquistare un prodotto assimilabile, per sicurezza, a un’obbligazione ordinaria, senza avere compreso la diversa posizione nella gerarchia dei creditori, il rischio dell’emittente, le eventuali difficoltà di disinvestimento o la possibilità di subire una perdita rilevante del capitale.

In situazioni di questo tipo assume particolare importanza la violazione degli obblighi informativi negli investimenti finanziari. Non è sufficiente verificare che il cliente abbia firmato documenti contenenti avvertenze sul rischio. È necessario esaminare l’intero rapporto: documentazione precontrattuale, caratteristiche dello strumento, informazioni effettivamente fornite, ordini di investimento, eventuali raccomandazioni del consulente e circostanze nelle quali l’operazione è stata proposta.

La questione diventa ancora più delicata quando una parte rilevante del patrimonio è stata investita nello stesso titolo, nello stesso emittente o in strumenti caratterizzati da rischi analoghi. La concentrazione non determina di per sé una responsabilità della banca, ma può diventare un elemento rilevante se l’investimento complessivo risulta incoerente con le esigenze del cliente, con la sua tolleranza al rischio o con gli obiettivi dichiarati. Per questo, quando una perdita su obbligazioni subordinate raggiunge centinaia di migliaia di euro o incide in misura consistente sul patrimonio dell’investitore, la valutazione non dovrebbe fermarsi al singolo titolo: occorre ricostruire l’intera posizione finanziaria e le modalità con cui il portafoglio è stato formato.

Profilo di rischio, informazione e adeguatezza: cosa verificare quando la banca ha venduto obbligazioni subordinate

Quando ci viene sottoposta una perdita rilevante derivante da obbligazioni subordinate, uno dei primi aspetti da verificare è il rapporto tra le caratteristiche del prodotto e quelle dell’investitore al momento dell’operazione. Esperienza finanziaria, conoscenza degli strumenti acquistati, situazione patrimoniale, obiettivi dell’investimento, orizzonte temporale, tolleranza al rischio e capacità di sostenere perdite sono elementi che possono assumere un peso determinante.

Il questionario MiFID costituisce una parte importante di questa ricostruzione, ma non deve essere letto isolatamente. Un profilo formalmente elevato può richiedere approfondimenti quando non appare coerente con la storia finanziaria del cliente, con gli investimenti precedenti o con le informazioni disponibili all’intermediario. Allo stesso modo, la semplice sottoscrizione del questionario non risolve automaticamente ogni questione relativa alla correttezza dell’operazione.

Occorre poi distinguere la valutazione di adeguatezza da quella di appropriatezza. Nella consulenza in materia di investimenti e nella gestione di portafogli, l’intermediario deve valutare l’adeguatezza considerando gli elementi richiesti dalla disciplina applicabile al cliente e al servizio prestato. Negli altri servizi di investimento per i quali opera la valutazione di appropriatezza, l’analisi riguarda invece, nei termini previsti dalla normativa, le conoscenze e l’esperienza necessarie a comprendere i rischi del prodotto o del servizio. Confondere questi due piani può portare a una lettura giuridicamente errata della posizione dell’investitore.

Per questo una contestazione relativa a investimenti inadeguati al profilo del cliente richiede di individuare prima di tutto quale servizio la banca abbia concretamente prestato. È diverso il caso del cliente che abbia autonomamente impartito un ordine da quello in cui l’acquisto sia stato effettuato a seguito di una raccomandazione personalizzata del consulente.

Per le obbligazioni subordinate assume poi un peso specifico la qualità dell’informazione sul rischio. Il cliente deve essere posto nella condizione di comprendere la natura dello strumento e i rischi che assume. Quando il prodotto presenta caratteristiche complesse o una particolare esposizione alle perdite dell’emittente, formule generiche sulla possibilità di oscillazione del valore possono non esaurire l’analisi della correttezza dell’informazione resa.

Se il cliente aveva un profilo conservativo, una limitata esperienza finanziaria o aveva manifestato l’esigenza di preservare il capitale, la sottoscrizione di strumenti subordinati richiede quindi un esame particolarmente accurato. Lo stesso vale quando l’investimento rappresentava una quota molto elevata delle disponibilità finanziarie: in questi casi devono essere considerate anche la composizione complessiva del portafoglio e l’eventuale concentrazione del patrimonio in un unico investimento.

Quando il capitale perso è rilevante, ricostruiamo perciò il rapporto finanziario nel suo insieme. Questionari di profilatura, contratti quadro, ordini di acquisto, rendicontazioni, documentazione informativa e comunicazioni con il consulente possono permettere di comprendere se il rischio fosse stato correttamente rappresentato e se l’investimento fosse coerente con la posizione del cliente. Solo dopo questa verifica è possibile affrontare in modo fondato il tema della responsabilità della banca e stabilire se la perdita derivi dal rischio consapevolmente assunto dall’investitore oppure se vi siano violazioni suscettibili di fondare una richiesta risarcitoria.

Quando la perdita sulle obbligazioni subordinate può determinare una responsabilità della banca

La perdita del capitale investito in obbligazioni subordinate, anche quando raggiunge importi molto elevati, non dimostra da sola una responsabilità della banca. Questi strumenti incorporano un rischio che può tradursi in perdite effettive senza che vi sia necessariamente un comportamento illecito dell’intermediario. La questione cambia quando dall’esame del rapporto emergono violazioni degli obblighi che la banca era tenuta a rispettare prima dell’investimento o durante la prestazione del servizio.

La verifica deve partire dalle modalità con cui l’operazione è stata effettuata. Se le obbligazioni subordinate sono state raccomandate nell’ambito di un servizio di consulenza, occorre accertare se l’investimento fosse adeguato rispetto al profilo del cliente e alle informazioni che l’intermediario doveva acquisire. Se, invece, l’operazione rientrava in un servizio soggetto alla valutazione di appropriatezza, l’analisi deve essere condotta secondo i diversi presupposti previsti per tale valutazione. Assume rilievo anche la qualità delle informazioni fornite: natura subordinata del titolo, rischio dell’emittente, possibilità di perdita del capitale, liquidità dello strumento e caratteristiche che potevano incidere concretamente sulla decisione dell’investitore.

In presenza di una perdita di 100.000, 500.000 euro o di importi ancora superiori, diventa particolarmente importante ricostruire anche quanto quell’investimento incidesse sul patrimonio finanziario complessivo. Un acquisto di obbligazioni subordinate può assumere un significato molto diverso se rappresenta una quota marginale di un portafoglio ampio e diversificato oppure se assorbe una parte consistente delle disponibilità del cliente. Quando la banca ha concentrato una quota rilevante del patrimonio su strumenti ad alto rischio, l’analisi deve comprendere la composizione complessiva del portafoglio, gli obiettivi dichiarati e il servizio concretamente prestato. Sul punto può essere utile anche l’approfondimento dedicato alla concentrazione del patrimonio del cliente su titoli ad alto rischio.

Per accertare una possibile responsabilità esaminiamo normalmente il contratto quadro, i questionari MiFID succedutisi nel tempo, gli ordini di acquisto, la documentazione relativa alle obbligazioni, le rendicontazioni periodiche e, quando disponibili, le comunicazioni intercorse con il consulente. La sequenza temporale può essere decisiva: consente, ad esempio, di verificare se il profilo di rischio sia cambiato in prossimità dell’investimento, se il cliente avesse precedentemente acquistato strumenti comparabili, se vi fossero operazioni ripetute sullo stesso emittente e quale fosse l’effettivo grado di concentrazione.

Una violazione, da sola, non consente però di identificare automaticamente il danno risarcibile con tutta la perdita registrata. Occorre valutare il nesso causale tra la condotta contestata e il pregiudizio economico: in altri termini, bisogna ricostruire quale decisione l’investitore avrebbe ragionevolmente assunto se fosse stato correttamente informato o se il servizio fosse stato prestato nel rispetto delle regole applicabili. Anche la quantificazione richiede quindi un esame concreto dell’investimento, delle somme recuperate o recuperabili e degli scenari alternativi effettivamente rilevanti.

Quando questi elementi permettono di collegare la violazione dell’intermediario alla perdita, può esservi spazio per una richiesta di risarcimento dell’investitore. Nei casi economicamente più rilevanti, la ricostruzione documentale e finanziaria serve proprio a distinguere la perdita riconducibile al normale rischio dell’investimento dal danno eventualmente imputabile alla condotta della banca e a determinare quale possa essere il giusto risarcimento sulla base delle circostanze effettivamente dimostrabili.

Un esempio pratico: capitale rilevante concentrato in obbligazioni subordinate e perdita dell’investimento

Consideriamo un esempio realistico e anonimizzato. Un cliente dispone di un patrimonio finanziario di valore elevato, costruito nel corso degli anni, e mantiene con la propria banca un rapporto continuativo nel quale si affida alle indicazioni ricevute per le principali decisioni di investimento. Una parte consistente delle disponibilità viene progressivamente destinata a obbligazioni subordinate. Quando la situazione dell’emittente peggiora, il valore dei titoli subisce una forte riduzione e la perdita per il cliente diventa economicamente rilevante.

In una situazione di questo tipo non sarebbe corretto partire dal presupposto che la banca debba risarcire il cliente semplicemente perché l’investimento è andato male. L’esame deve concentrarsi su ciò che è avvenuto prima degli acquisti. La documentazione può mostrare, ad esempio, che gli obiettivi dichiarati dal cliente erano orientati prevalentemente alla conservazione del patrimonio, mentre le operazioni effettuate avevano progressivamente aumentato l’esposizione verso strumenti subordinati e verso uno stesso emittente. Diventa allora necessario confrontare il questionario di profilatura con gli ordini, la composizione del portafoglio, le informazioni consegnate e le eventuali raccomandazioni ricevute.

L’elemento decisivo può emergere proprio dalla lettura coordinata dei documenti. Se risulta che il cliente non possedeva un’esperienza coerente con la complessità e il rischio degli strumenti acquistati, che una quota considerevole del patrimonio era stata concentrata nelle obbligazioni subordinate e che le informazioni ricevute non consentivano di comprendere adeguatamente la possibilità di una perdita rilevante del capitale, la contestazione assume una consistenza diversa dalla semplice insoddisfazione per l’andamento dell’investimento.

La ricostruzione deve poi proseguire sul piano economico. Non basta prendere la differenza tra capitale inizialmente investito e valore finale e qualificarla integralmente come danno. Occorre verificare quali conseguenze siano causalmente riconducibili alle violazioni accertate e quantificare il pregiudizio secondo criteri compatibili con la specifica vicenda. È su questa base che può essere formulata una richiesta nei confronti della banca, dapprima valutando gli strumenti stragiudiziali utilizzabili e, quando necessario e ne ricorrano i presupposti, attraverso l’azione giudiziaria.

Questo metodo di analisi è particolarmente importante quando sono in gioco perdite di centinaia di migliaia di euro e una possibile responsabilità dell’intermediario: più elevato è il valore economico della controversia, maggiore è l’esigenza di ricostruire con precisione la storia dell’investimento, evitando sia di attribuire automaticamente ogni perdita alla banca sia di considerare inevitabile un danno che potrebbe invece derivare, almeno in parte, da una condotta dell’intermediario giuridicamente contestabile.

Domande frequenti su obbligazioni subordinate, perdita del capitale e responsabilità della banca

La banca deve risarcire sempre il cliente che perde denaro con obbligazioni subordinate?
No. La perdita del capitale non dimostra automaticamente una responsabilità della banca. Occorre verificare le caratteristiche dell’investimento, il servizio prestato, il profilo dell’investitore, le informazioni ricevute e l’eventuale violazione degli obblighi dell’intermediario. Deve poi essere accertato il nesso causale tra la condotta contestata e il danno economico del cliente.

Se non avevo compreso che le obbligazioni erano subordinate posso chiedere il risarcimento?
La mancata comprensione del prodotto è un elemento da approfondire, ma non determina da sola il diritto al risarcimento. È necessario verificare quali informazioni siano state effettivamente fornite dalla banca e se il cliente sia stato messo nelle condizioni di comprendere la natura subordinata del titolo, il rischio dell’emittente, le possibilità di disinvestimento e il rischio di perdita del capitale. La documentazione sottoscritta deve essere esaminata insieme alle modalità concrete con cui l’investimento è stato proposto ed effettuato.

Il questionario MiFID firmato impedisce di contestare l’investimento?
No. Il questionario MiFID costituisce un documento importante, ma deve essere valutato nel contesto dell’intero rapporto. Occorre verificare se le risposte rappresentassero effettivamente le conoscenze, l’esperienza, la situazione finanziaria, gli obiettivi e, quando rilevante, la tolleranza al rischio e la capacità di sostenere perdite del cliente. Devono essere esaminate anche eventuali variazioni della profilatura e la loro coerenza con la precedente operatività finanziaria.

Cosa bisogna conservare per contestare alla banca la perdita sulle obbligazioni subordinate?
Sono particolarmente rilevanti il contratto quadro, i questionari di profilatura, gli ordini di investimento, la documentazione relativa ai titoli, le rendicontazioni del portafoglio e le comunicazioni intercorse con la banca o con il consulente. Nei casi di perdite elevate è utile ricostruire anche la composizione del patrimonio finanziario prima e dopo gli acquisti, così da valutare l’incidenza dell’investimento e l’eventuale concentrazione del rischio.

È possibile chiedere alla banca l’intero capitale perso?
Non necessariamente. Anche quando viene accertata una violazione dell’intermediario, il danno risarcibile deve essere determinato sulla base del caso concreto. È necessario stabilire quale parte del pregiudizio sia causalmente riconducibile alla condotta contestata, considerando l’andamento dell’investimento, le somme eventualmente recuperate e gli altri elementi economicamente rilevanti. Per questo la quantificazione del danno finanziario richiede un’analisi distinta dal semplice calcolo della perdita registrata sul titolo.

Hai subito una perdita rilevante su obbligazioni subordinate? Richiedi una valutazione del caso

Se hai perso una parte rilevante del capitale investito in obbligazioni subordinate, soprattutto quando l’investimento riguarda centinaia di migliaia di euro o una quota consistente del patrimonio finanziario, è opportuno verificare come la banca abbia proposto ed eseguito le operazioni e quali informazioni siano state fornite prima dell’acquisto.

Noi esaminiamo la documentazione bancaria e finanziaria per ricostruire il profilo dell’investitore, le caratteristiche delle obbligazioni acquistate, l’eventuale attività di consulenza, la concentrazione del portafoglio e le informazioni ricevute sui rischi. Questa analisi consente di valutare se la perdita dipenda dal rischio proprio dell’investimento oppure se emergano violazioni imputabili alla banca o all’intermediario e, in quest’ultimo caso, se sussistano i presupposti per una richiesta di risarcimento.

Per sottoporci la situazione puoi richiedere una valutazione compilando il modulo dello Studio Legale Calvello, indicando l’entità della perdita, il tipo di obbligazioni acquistate e la documentazione disponibile. Esamineremo gli elementi forniti per valutare la possibile tutela del capitale investito e l’eventuale responsabilità dell’intermediario.

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