fbpx

Titolo

Autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et dolore feugait

Amministratori di condominio: Requisiti e Procedure di Nomina e Revoca

Condominio in pillole

Uso improprio delle parti comuni in condominio: come difendersi e far cessare l’abuso

Cosa si intende per parti comuni e quando l’uso diventa improprio

Nel vivere quotidiano del condominio, uno dei conflitti più frequenti nasce dall’uso delle parti comuni. Androni, cortili, scale, pianerottoli, garage, giardini e terrazzi condominiali sono spazi che appartengono a tutti i condomini e che, proprio per questo, non possono essere gestiti come se fossero proprietà private.

Per comprendere quando si è in presenza di un uso improprio delle parti comuni, occorre partire da un concetto fondamentale:
le parti comuni sono destinate all’uso paritario di tutti i condomini, nel rispetto della loro funzione e senza che l’utilizzo di uno impedisca o limiti quello degli altri.

Su questo aspetto, abbiamo già approfondito quali sono le parti comuni del condominio, come si distinguono dalle proprietà esclusive e quali regole ne disciplinano l’utilizzo, in un articolo di base che rappresenta un utile punto di riferimento per inquadrare correttamente il tema
Da cosa è costituito un condominio? Parti comuni, spese, amministratore e regole

L’uso improprio delle parti comuni si verifica ogni volta che un condomino:

  • si appropria stabilmente di uno spazio comune;

  • ne fa un uso esclusivo non consentito;

  • modifica la destinazione del bene comune;

  • limita concretamente il diritto degli altri condomini a farne uso.

Non è necessario che vi sia una vera e propria occupazione fisica permanente: anche un utilizzo reiterato, invasivo o non conforme alla funzione del bene può integrare un abuso delle parti comuni del condominio.

“Le parti comuni non possono diventare, di fatto, un’estensione della proprietà privata del singolo condomino.”

Nella pratica quotidiana, le situazioni più ricorrenti riguardano:

  • androne condominiale occupato con mobili, biciclette o merci;

  • pianerottolo trasformato in deposito privato;

  • cortile condominiale utilizzato come parcheggio esclusivo;

  • giardino condominiale sottratto all’uso comune;

  • posto auto occupato senza titolo;

  • terrazzo condominiale adibito a uso personale.

Proprio sul tema del cortile condominiale e dei posti auto, abbiamo già chiarito come non sia possibile attribuire un diritto reale di uso esclusivo in assenza di specifici presupposti giuridici
Cortile condominiale (posti auto, terrazzo, etc.): non è possibile pattuire un diritto reale di uso esclusivo

Dal punto di vista pratico, il problema non è solo teorico ma estremamente concreto:
l’occupazione delle parti comuni genera attriti, svaluta l’immobile, compromette il decoro e, soprattutto, lede un diritto.

È proprio da questa lesione che nasce il diritto degli altri condomini – o del condominio nel suo complesso – di pretendere la cessazione dell’abuso, anche attraverso strumenti formali e, se necessario, legali.

Quando l’uso delle parti comuni diventa illegittimo: i segnali da non sottovalutare

Non ogni utilizzo “fastidioso” delle parti comuni integra automaticamente un illecito. Tuttavia, nella pratica professionale, ci troviamo spesso di fronte a situazioni in cui l’uso improprio delle parti comuni del condominiosupera chiaramente la soglia della tollerabilità e diventa giuridicamente illegittimo.

Il primo elemento da valutare è se l’utilizzo dello spazio comune altera l’equilibrio tra i diritti dei condomini. Quando un singolo si comporta come se una parte comune fosse di sua esclusiva pertinenza, si è già in presenza di un’anomalia rilevante. È il caso, ad esempio, del condomino che occupa stabilmente spazi comuni impedendo agli altri di farne uso, anche solo potenzialmente.

Uno dei segnali più evidenti di abuso è la stabilità dell’occupazione. Sedie, armadi, biciclette, scaffalature, fioriere, veicoli o altri oggetti lasciati in modo permanente in androni, scale o pianerottoli trasformano uno spazio comune in una sorta di pertinenza privata. In questi casi si parla, a tutti gli effetti, di occupazione abusiva delle parti comuni del condominio.

Un secondo indicatore critico riguarda la limitazione concreta del diritto altrui. Anche in assenza di un’ingombrante occupazione fisica, l’uso improprio sussiste quando:

  • l’accesso agli spazi comuni viene reso più difficoltoso;

  • viene compromessa la sicurezza;

  • si altera la destinazione originaria del bene;

  • si genera un disagio costante e non occasionale.

Pensiamo, ad esempio, ai rumori molesti in condominio derivanti dall’utilizzo improprio di cortili o spazi comuni come luoghi di ritrovo, deposito o attività non compatibili con la funzione dell’edificio. Su questo aspetto abbiamo già approfondito quando il disturbo supera la soglia della normale tollerabilità e come è possibile difendersi
Rumori molesti in condominio: cosa dice la legge e come difendersi

Un ulteriore profilo spesso sottovalutato è quello del decoro e della sicurezza. L’uso improprio delle parti comuni può incidere negativamente sull’aspetto dell’edificio o creare situazioni di pericolo, soprattutto in presenza di materiali infiammabili, ostacoli alle vie di fuga o occupazioni di spazi destinati al passaggio.

“L’uso delle parti comuni non può mai tradursi in un pregiudizio per la sicurezza, il decoro o la fruibilità dell’edificio.”

Nella nostra esperienza, molte controversie nascono anche da installazioni non autorizzate o da modifiche realizzate senza una reale valutazione dell’impatto sull’uso comune. Il tema è particolarmente attuale in relazione a impianti, pannelli o strutture collocate su spazi condivisi. In merito, abbiamo analizzato i limiti all’installazione di impianti in condominio e il corretto bilanciamento tra interesse individuale e collettivo
Fotovoltaico conteso in condominio: il tribunale dice stop alle installazioni selvagge!

Un ultimo elemento, spesso decisivo, è l’assenza di un valido titolo giustificativo. L’uso esclusivo delle parti comuni può essere legittimo solo in presenza di una previsione chiara nel regolamento contrattuale o di una deliberazione assembleare adottata nel rispetto delle regole. In mancanza, qualsiasi pretesa di “diritto acquisito” rischia di essere priva di fondamento.

È proprio in questa zona grigia che il conflitto condominiale esplode: quando un comportamento viene tollerato per anni e poi improvvisamente contestato. Tuttavia, la tolleranza non equivale automaticamente a legittimazione, e questo aspetto è spesso determinante nel valutare come agire contro chi occupa spazi comuni.

Cosa può fare il singolo condomino contro l’occupazione delle parti comuni

Quando un condomino si trova a subire un uso improprio delle parti comuni del condominio, la sensazione più frequente è quella di impotenza. In realtà, il singolo condomino non è affatto privo di strumenti, né è costretto ad attendere passivamente l’inerzia dell’assemblea o dell’amministratore.

Il primo passaggio, spesso sottovalutato, è riconoscere che l’uso improprio delle parti comuni lede un diritto individuale, non solo un interesse collettivo astratto. Ogni condomino ha infatti il diritto di utilizzare le parti comuni secondo la loro destinazione, senza subire limitazioni arbitrarie o occupazioni abusive.

Nella pratica, i casi più frequenti che arrivano alla nostra attenzione riguardano:

  • condomino che occupa stabilmente il pianerottolo o le scale;

  • spazi comuni trasformati in deposito privato;

  • posto auto condominiale occupato senza titolo;

  • uso esclusivo del cortile condominiale;

  • appropriazione di porzioni di giardino o terrazzo comune.

In tutte queste ipotesi, il singolo condomino può attivarsi direttamente, anche prima di un intervento assembleare, chiedendo formalmente la cessazione dell’abuso. Questo passaggio, se correttamente impostato, ha una funzione duplice: da un lato mira a risolvere il problema in modo rapido, dall’altro cristallizza la contestazione, evitando che l’occupazione venga percepita come tacitamente accettata.

Un aspetto centrale riguarda proprio il fattore tempo. Molti condomini rinunciano ad agire perché l’occupazione dura “da anni”. Tuttavia, l’uso improprio delle parti comuni non si legittima automaticamente con il decorso del tempo, soprattutto quando manca un titolo chiaro e inequivoco. È un errore molto diffuso pensare che il silenzio equivalga a consenso.

“La tolleranza non trasforma un abuso in un diritto.”

Un ulteriore strumento a disposizione del singolo condomino è la segnalazione formale all’amministratore, il quale ha l’obbligo di tutelare le parti comuni e di intervenire quando un utilizzo improprio compromette la regolare convivenza. Sul ruolo e sulle responsabilità dell’amministratore, abbiamo già chiarito come la sua inerzia possa diventare essa stessa fonte di responsabilità
Amministratore condominiale a rischio! Se nasconde i morosi, paga di tasca propria!

Dal punto di vista pratico, è importante che il condomino documenti l’abuso. Fotografie, segnalazioni scritte, comunicazioni inviate e ricevute sono elementi fondamentali per dimostrare:

  • la natura dell’occupazione;

  • la sua stabilità;

  • l’incidenza sull’uso comune;

  • l’eventuale pregiudizio subito.

Questo è particolarmente rilevante quando l’uso improprio delle parti comuni si accompagna ad altri problemi condominiali, come danni, infiltrazioni o limitazioni strutturali, situazioni nelle quali il confine tra abuso e responsabilità patrimoniale diventa sottile. In tema di danni e responsabilità, abbiamo approfondito diversi casi tipici di conflitto condominiale, come le infiltrazioni da spazi comuni
Infiltrazioni d’acqua dal tetto condominiale: chi paga e come ottenere risarcimento

Quando il comportamento del condomino che occupa spazi comuni persiste nonostante le contestazioni, il singolo ha comunque la possibilità di chiedere tutela in sede formale, senza dover necessariamente attendere una delibera assembleare unanime. È proprio in questa fase che una corretta valutazione legale consente di scegliere la strategia più efficace, evitando escalation inutili e tempi morti.

L’esperienza dimostra che intervenire in modo tempestivo e strutturato è spesso decisivo per far cessare l’occupazione delle parti comuni, prima che la situazione degeneri in una vera e propria lite condominiale.

Il ruolo dell’amministratore e dell’assemblea nei casi di uso improprio delle parti comuni

Quando l’uso improprio delle parti comuni del condominio non riguarda un episodio isolato ma una situazione strutturata e protratta nel tempo, il ruolo dell’amministratore condominiale e dell’assemblea diventa centrale. È proprio in questa fase che molti conflitti degenerano, spesso a causa di interventi tardivi o di una gestione non adeguata del problema.

L’amministratore non è un semplice esecutore di decisioni assembleari, ma un soggetto chiamato a tutelare le parti comuni e a garantire che il loro utilizzo avvenga nel rispetto delle regole. Quando un condomino occupa spazi comunio ne fa un uso esclusivo non consentito, l’amministratore ha il dovere di intervenire, anche in assenza di una preventiva deliberazione assembleare, per ripristinare la corretta fruizione del bene.

Nella pratica, l’intervento dell’amministratore può articolarsi in più fasi:

  • segnalazione formale al condomino che utilizza impropriamente le parti comuni;

  • richiesta di rimozione dell’occupazione o di cessazione dell’abuso;

  • informativa all’assemblea della situazione in atto;

  • attivazione degli strumenti previsti dal regolamento condominiale.

La mancata attivazione dell’amministratore, soprattutto a fronte di segnalazioni ripetute, può aggravare il conflitto e rendere più complessa la gestione successiva. Su questi profili, abbiamo già evidenziato come l’inerzia dell’amministratore possa esporlo a responsabilità, soprattutto quando non tutela correttamente gli interessi del condominio
Amministratore condominiale a rischio! Se nasconde i morosi, paga di tasca propria!

Accanto all’amministratore, l’assemblea condominiale svolge un ruolo decisivo nei casi di uso improprio delle parti comuni che incidono sull’intero edificio. L’assemblea può infatti:

  • ribadire le regole di utilizzo degli spazi comuni;

  • adottare provvedimenti per far cessare l’abuso;

  • autorizzare iniziative a tutela del condominio;

  • valutare eventuali azioni formali nei confronti del condomino inadempiente.

È importante chiarire che l’assemblea non può legittimare qualsiasi uso esclusivo delle parti comuni. Anche una delibera assembleare, se adottata in violazione delle regole fondamentali o dei diritti individuali dei condomini, può essere contestata. Su questo tema, abbiamo approfondito quando e come è possibile impugnare una delibera assembleare e come si determina il valore della causa
Condominio: impugnazione della delibera assembleare e determinazione del valore della causa

Molti conflitti nascono proprio da delibere ambigue o da accordi informali che, nel tempo, vengono interpretati come veri e propri diritti esclusivi. In realtà, l’uso esclusivo delle parti comuni richiede presupposti stringenti e non può essere introdotto con leggerezza, soprattutto quando incide sul diritto degli altri condomini a utilizzare quegli spazi.

Un ulteriore aspetto critico riguarda le installazioni o modifiche realizzate sulle parti comuni senza un adeguato confronto assembleare. Pensiamo a strutture, impianti o interventi che, pur nati da esigenze individuali, finiscono per alterare la destinazione o l’accessibilità degli spazi comuni. In questi casi, il confine tra uso consentito e abuso diventa particolarmente sottile, come abbiamo già evidenziato in tema di interventi su beni condominiali
Condominio: la modifica della linea architettonica integra lesione del decoro dell’edificio

La corretta gestione dell’uso delle parti comuni passa quindi da un equilibrio delicato tra iniziativa individuale, poteri dell’amministratore e decisioni assembleari. Quando questo equilibrio viene meno, il rischio è che l’uso improprio si consolidi e diventi fonte di contenzioso.

Proprio per questo motivo, intervenire tempestivamente, con strumenti adeguati e con una chiara strategia, è spesso l’unico modo per ripristinare il corretto utilizzo delle parti comuni del condominio e prevenire conflitti più gravi.

Un caso concreto di vita quotidiana: quando l’uso improprio delle parti comuni diventa insostenibile

Immaginiamo una situazione estremamente frequente. Un condominio di medie dimensioni, un cortile comune utilizzato da anni da tutti per il transito e l’accesso alle abitazioni. Con il tempo, uno dei condomini inizia a parcheggiare stabilmente la propria auto in una porzione del cortile, delimitandola di fatto come spazio personale. Nessun cartello, nessuna autorizzazione formale, nessuna delibera assembleare. Solo un comportamento reiterato.

All’inizio la situazione viene tollerata. Poi, progressivamente, altri condomini iniziano a subire disagi: difficoltà di manovra, riduzione degli spazi di passaggio, problemi di sicurezza. A quel punto la domanda diventa inevitabile: cosa fare se un condomino occupa le parti comuni del condominio?

Questo è un esempio tipico di uso improprio delle parti comuni, che nel tempo rischia di trasformarsi, agli occhi di chi lo subisce, in una sorta di “diritto acquisito” del condomino che occupa lo spazio. In realtà, come abbiamo visto, l’uso esclusivo delle parti comuni non può nascere da un comportamento di fatto, soprattutto quando limita i diritti altrui.

In casi come questo, il primo passo è sempre quello di ricondurre la questione su un piano oggettivo, evitando scontri personali e facendo emergere il problema come questione condominiale. Il coinvolgimento dell’amministratore, una presa di posizione chiara dell’assemblea e, se necessario, una valutazione legale permettono spesso di far cessare l’occupazione abusiva del cortile condominiale senza arrivare a un conflitto aperto.

Situazioni analoghe si riscontrano anche quando:

  • un pianerottolo viene utilizzato come deposito privato;

  • un androne condominiale è occupato da beni personali;

  • un giardino comune viene sottratto all’uso collettivo;

  • un posto auto condominiale viene utilizzato come se fosse di proprietà esclusiva.

In tutti questi casi, l’elemento comune è sempre lo stesso: la compressione del diritto degli altri condomini a utilizzare le parti comuni.

Domande frequenti sull’uso improprio delle parti comuni del condominio

Un condomino può occupare stabilmente le parti comuni?
No. L’occupazione stabile e esclusiva delle parti comuni del condominio, in assenza di un titolo valido, configura un uso improprio e illegittimo.

Cosa si intende per uso improprio delle parti comuni?
Si parla di uso improprio quando un condomino utilizza uno spazio comune in modo esclusivo, alterandone la destinazione o limitando il diritto degli altri.

Il pianerottolo può essere usato come spazio privato?
No. Il pianerottolo è una parte comune e non può essere trasformato in deposito o pertinenza privata.

Il cortile condominiale può essere utilizzato come parcheggio esclusivo?
Solo in presenza di un titolo valido. In mancanza, l’uso esclusivo del cortile condominiale è illegittimo.

L’amministratore è obbligato a intervenire?
Sì. L’amministratore ha il dovere di tutelare le parti comuni e di intervenire in caso di uso improprio o occupazione abusiva.

Serve una delibera assembleare per far cessare l’abuso?
Non sempre. In molti casi è possibile agire anche senza una preventiva delibera, soprattutto quando è leso un diritto individuale.

L’uso improprio delle parti comuni può comportare sanzioni?
Sì. A seconda dei casi, possono esserci conseguenze patrimoniali, obblighi di ripristino e responsabilità per i danni causati.

La tolleranza nel tempo rende legittimo l’uso improprio?
No. La semplice tolleranza non trasforma un abuso in un diritto.

Cosa fare se l’amministratore non interviene?
È possibile sollecitare formalmente l’amministratore e, se necessario, valutare ulteriori strumenti di tutela.

Quando è opportuno rivolgersi a un avvocato?
Quando l’occupazione delle parti comuni persiste, genera conflitti o incide concretamente sui diritti dei condomini.

Quando è opportuno agire e a chi rivolgersi

L’uso improprio delle parti comuni del condominio non è mai una questione banale. Dietro situazioni apparentemente “di poco conto” si nascondono spesso conflitti destinati a peggiorare, con ricadute sul valore dell’immobile e sulla qualità della vita condominiale.

Intervenire in modo tempestivo, con una strategia corretta, consente nella maggior parte dei casi di ripristinare il corretto utilizzo degli spazi comuni, evitando escalation inutili. Una valutazione legale preventiva permette di comprendere se e come agire, quali strumenti utilizzare e quali risultati è possibile ottenere.

Se ti trovi in una situazione di occupazione abusiva delle parti comuni, di uso esclusivo illegittimo o di conflitto condominiale legato agli spazi comuni, è possibile richiedere una consulenza mirata per valutare la soluzione più efficace
Richiedi una consulenza allo Studio Legale Calvello

Condividi l'articolo su:
Studio Legale Calvello