Le tipologie di controlli antidoping: in particolare, quelle su atleti c.d. “RTP”.

Tutti gli atleti che svolgono attività sportiva nell’ambito di manifestazioni sottoposte al controllo delle più disparate Federazioni Sportive Nazionali e, di conseguenza, al Coni sono soggetti ai controlli antidoping.
In Italia, in particolare, i controlli vengono pianificati e gestiti dal Coni – Nado (acronimo che indica l’Organizzazione Nazionale Antidoping), il quale ha come referente gerarchico sovraordinato ed internazionale la Wada (World Anti Doping Agency, con sede a Montreal).
A livello normativo il Coni ha recepito il Codice Mondiale Antidoping della Wada, che contiene anche le modalità per lo svolgimento degli accertamenti antidoping.

Nel “Documento Tecnico attuativo del Codice Mondiale Antidoping e dei relativi standard internazionali” approvato dalla Giunta Nazionale del Coni il 29 novembre 2012, all’articolo 15, si stabilisce che “tutti gli atleti che prendono parte ad una competizione in Italia o che ricadono sotto la giurisdizione del Coni-Nado possono essere sottoposti ad un controllo antidoping in competizione o fuori competizione, a test mirati, anche se stanno scontando un periodo di squalifica[…]”.In concreto ciò significa che gli atleti possono essere sottoposti a tre diverse tipologie di accertamenti:

  • Mirati: è il caso più semplice: l’atleta Tizio viene convocato il giorno x per sottoporsi al controllo.
    – Ordinari: si individua, ad esempio, una competizione sportiva (su segnalazione delle Federazioni Sportive Nazionali), ma non il soggetto che verrà sottoposto a controllo, il cui nominativo potrà essere estratto a sorte.

  • – Random, o casuali.

  • Alcuni atleti, poi, definibili, d’èlite (perché appartenenti, ad esempio al Club Olimpico o alle rappresentative Nazionali, o per i risultati conseguiti) vengono inseriti nel c.d. RTP, acronimo di Registered Testing Pool. Questi atleti sono soggetti alla disciplina del “whereabouts”; il che, tradotto, significa che con cadenza trimestrale tali sportivi devono fornire adeguate informazioni sui loro luoghi di permanenza, sui piani di allenamento e i piani di viaggio, prestando attenzione a non omettere eventuali variazioni o modifiche.
    Il sistema prevede altresì che per ogni giorno del trimestre l’atleta individui un arco temporale di un’ora, nel quale rendersi disponibile in un luogo specificamente indicato per essere sottoposto ai controlli. Rimane comunque ferma la disposizione che obbliga l’atleta a rimanere sempre a disposizione per l’effettuazione di controlli, per 365 giorni all’anno…
    La violazione di tale condotta sancirà una c.d. “mancata comunicazione”, mentre l’irreperibilità ai controlli viene definita “Controllo mancato”. Qualora l’atleta, nell’arco di diciotto mesi, “collezioni” per tre volte una delle predette condotte, verrà dichiarata la violazione della normativa antidoping, al pari di uno sportivo che abbia fatto uso di sostanze dopanti.

  • Finalità dei controlli antidoping è la garanzia della lealtà e della correttezza delle manifestazioni sportive, oltre che della salute degli atleti; tuttavia si può sostenere che il perseguimento di tali nobili principi appaia vistosamente in conflitto, nelle norme dedicate agli atleti soggetti al Registered Testing Pool, con i valori fondamentali dell’individuo, che i principi costituzionali, comunitari e internazionali mirano a salvaguardare.

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