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Danno da fermo tecnico: si a liquidazione equitativa ma il danno deve essere allegato e dimostrato (Cass. civ., sez. VI, ord. n. 25063/15)

Corte di Cassazione, sezione VI, ordinanza 11 dicembre 2015, n. 25063

Il principio enunciato dalla Corte

L’indisponibilità d’un autoveicolo durante il tempo necessario per le riparazioni è un danno che deve essere allegato e dimostrato; la prova del danno non può consistere nella dimostrazione della mera indisponibilità del veicolo, ma deve consistere nella dimostrazione della spesa sostenuta per procacciarsi un mezzo sostitutivo, ovvero nella dimostrazione della perdita subita per avere dovuto rinunciare ai proventi ricavati dall’uso del mezzo.

Peraltro,

ciò non significa che il danno da c.d. fermo tecnico non possa ancora essere presunto nella sua esistenza anche senza che sia necessario provare di aver dovuto sostituire il veicolo o di aver subito dei danni per la sua inutilizzabilità, potendo essere liquidato in via equitativa; tuttavia, spetta alla parte danneggiata che chiede il risarcimento allegare i dati di fatto necessari per la liquidazione, pur se equitativa, del quantum debeatur, specificamente l’importo della tassa di circolazione e dei premi di assicurazione pagati nel periodo di fermo del veicolo, oltre che la tipologia delle riparazioni e la durata di detto periodo.

Viceversa,

nel caso di specie gli appellanti non avevano allegato gli elementi di fatto (costi assicurativi, valore del mezzo per valutare il deprezzamento, costi tassa di circolazione) a cui commisurare la determinazione equitativa del pregiudizio.

 

Suprema Corte di Cassazione

sezione VI

ordinanza 11 dicembre 2015, n. 25063

(Omissis)

Premesso in fatto

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1.- I ricorrenti indicati in epigrafe appellarono la sentenza del Giudice di Pace di Marigliano, con la quale era stata accolta la domanda di risarcimento dei danni causati dallo scontro di veicoli, lamentando l’errata liquidazione dei danni subiti dal veicolo del proprio dante causa, il mancato riconoscimento degli interessi ex art. 1224 cod. civ., il mancato riconoscimento del danno da c.d.

fermo tecnico del veicolo, la non corretta liquidazione delle spese di lite.

Si costituì l’Axa Assicurazioni s.p.a., chiedendo il rigetto dell’appello.

1.1.- Il Tribunale ha accolto il secondo motivo, riconoscendo come dovuti gli interessi dal fatto illecito, e, per il resto, ha confermato la sentenza di primo grado, compensando tra le parti le spese dell’appello.

Il ricorso è proposto con un motivo. Gli intimati non si difendono.

2.- Con l’unico motivo di ricorso si deduce: ” Violazione degli artt. 1223, 1226, 2043, 2054, 2056 e 2697 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3 e 5″, al fine di censurare la statuizione di rigetto del motivo di appello concernente il mancato riconoscimento del danno da c.d. fermo tecnico.

I ricorrenti espongono che il Tribunale ha seguito un orientamento giurisprudenziale oramai superato richiedendo la prova del danno e disattendendo perciò il più recente orientamento di legittimità, per il quale è possibile la liquidazione equitativa del danno stesso anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso cui esso era destinato.

Deducono che, non essendosi il Tribunale di Nola allineato a siffatto orientamento, malgrado vi fosse stata la possibilità di formarsi, sia pure in via presuntiva, un convincimento sufficiente circa la necessità e la durata del fermo tecnico del veicolo coinvolto nell’incidente “alla luce del preventivo e soprattutto delle foto dello stesso veicolo recante gli effetti del sinistro”, la sentenza andrebbe cassata sul punto, con i provvedimenti consequenziali.

3.- Il motivo non merita di essere accolto.

In effetti è corretto il richiamo che i ricorrenti fanno all’orientamento di questa Corte per il quale “in tema di risarcimento del danno derivante da incidente stradale, con riferimento al cosiddetto danno da fermo tecnico subito dal proprietario dell’autovettura danneggiata a causa della impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione, è possibile la liquidazione equitativa di detto danno anche in assenza di prova specifica in ordine al medesimo, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore” (così già Cass. n. 23916/06, nonchè, tra le altre, di recente Cass. ord. n. 22687/13).

Tuttavia, va ribadito anche un altro principio fondamentale in tema di interpretazione ed applicazione dell’art. 1226 cod. civ., per il quale “l’esercizio del potere discrezionale dì liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli artt. 1226 e 2056 cod. civ., espressione del più generale potere di cui all’art. 115 cod. proc. civ., da luogo non già ad un giudizio di equità, ma ad un giudizio di diritto caratterizzato dalla cosiddetta equità giudiziale correttiva od integrativa, che, pertanto, presuppone che sia provata l’esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile, per la parte interessata, provare il danno nel suo preciso ammontare; non è possibile, invece, in tal modo surrogare il mancato accertamento della prova della responsabilità del debitore o la mancata individuazione della prova del danno nella sua esistenza” (così Cass. n. 10607/10, ma cfr. anche Cass. ord. n. 27447/11, tra le altre).

Consegue alla combinazione dei due principi appena richiamati che è vero che il danno da c.d. fermo tecnico può essere presunto nella sua esistenza anche senza che sia necessario provare di aver dovuto sostituire il veicolo o di aver subito dei danni per la sua inutilizzabilità, potendo essere liquidato in via equitativa;

tuttavia, spetta alla parte danneggiata che chiede il risarcimento allegare i dati di fatto necessari per la liquidazione, pur se equitativa, del quantum debeatur, specificamente l’importo della tassa di circolazione e dei premi di assicurazione pagati nel periodo di fermo del veicolo, oltre che la tipologia delle riparazioni e la durata di detto periodo (cfr., quanto alla rilevanza della durata del periodo di fermo, Cass. n. 9626/13).

3.1.- Nel caso di specie, il Tribunale, ha dichiarato di seguire l’orientamento più restrittivo, superato da quello di cui sopra.

Però, in punto di fatto, ha precisato come gli appellanti, odierni ricorrenti, non abbiano dimostrato “nè di aver sostenuto spese od oneri per procurarsi un veicolo sostitutivo, nè fornito elementi ulteriori (costi assicurativi, valore del mezzo per valutare il deprezzamento, costi tassa di circolazione) onde determinare la misura del pregiudizio di cui si reclama il ristoro”. La conclusione è stata l’impossibilità di riconoscere il danno, anche in via equitativa.

Orbene, l’orientamento invocato dai ricorrenti, cui si intende dare continuità, consente di prescindere dalla prova di aver dovuto sostituire il veicolo, non anche, come detto, dalla allegazione delle spese fisse sostenute malgrado il fermo del veicolo e del valore di questo, onde fornire i parametri dei quali il giudice si possa avvalere per la determinazione dell’entità del pregiudizio, sia pure in via equitativa. Poichè risulta dalla sentenza che gli appellanti non hanno allegato gli elementi di fatto (costi assicurativi, valore del mezzo per valutare il deprezzamento, costi tassa di circolazione) a cui commisurare la determinazione equitativa del pregiudizio e poichè questo apprezzamento di fatto non è stato nemmeno censurato, si propone il rigetto del ricorso.”.

La relazione è stata comunicata e notificata come per legge.

Motivi della decisione

A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il Collegio, pur condividendo quanto esposto nella relazione in punto di onere della prova gravante in capo al danneggiato (cfr. Cass. ord. n. 15089/15), non può non rilevare come l’indirizzo interpretativo posto a fondamento del ricorso risulti confutato dalla più recente giurisprudenza di legittimità.

In particolare, questa Corte con la sentenza n. 20620/15 ha affermato che l’indisponibilità d’un autoveicolo durante il tempo necessario per le riparazioni è un danno che deve essere allegato e dimostrato;

la prova del danno non può consistere nella dimostrazione della mera indisponibilità del veicolo, ma deve consistere nella dimostrazione della spesa sostenuta per procacciarsi un mezzo sostitutivo, ovvero nella dimostrazione della perdita subita per avere dovuto rinunciare ai proventi ricavati dall’uso del mezzo.

In applicazione di tale ultimo principio, oltre che per le ragioni esposte nella relazione, il ricorso va rigettato.

Non vi è luogo a provvedere sulle spese perchè l’intimata non si è difesa.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, in solido, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla sulle spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione sesta civile – 3 della Corte suprema di cassazione, il 14 ottobre 2015.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2015

Danno da fermo tecnico liquidabile anche in via equitativa

Cassazione Civile, Ordinanza del 4.10.2013 n. 22687

Sinistro stradale – Danni al veicolo – Danno da fermo tecnico –  Assenza di prova specifica – Liquidazione equitativa del Giudice – Risarcibilità – Sussiste.

IL PASSO SALIENTE DEL PROVVEDIMENTO

“[…] Per quanto riguarda la doglianza relativa al danno da fermo tecnico, l’odierno ricorrente prescinde dall’orientamento di questa S.C. secondo cui è possibile la liquidazione equitativa del danno da fermo tecnico del veicolo a seguito di sinistro stradale anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso a cui esso era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore (Cass. n. 6907/2012 e n. 1688/2010, entrambe in motivazione; 23916/2006; 12908/2004; 17963/2002; 3234/1987; nonché 4009/1978, che inducono a ritenere superato il divergente orientamento risultante da Cass. 12820/1999, ripreso da Cass., Sez. II, n. 17135/2011, in forza del quale il danno da fermo tecnico non può considerarsi sussistente in re ipsa, per il solo fatto che un veicolo sia inutilizzato dal proprietario per un certo lasso di tempo, ma al contrario come ogni danno, anche quello da fermo tecnico deve essere provato). Ne deriva, pertanto, la corretta e congrua valutazione equitativa nella sentenza qui impugnata riguardo alla quantificazione del danno da fermo tecnico e del danno emergente, avendo il giudice tenuto conto del tempo stimato dal CTU per le riparazioni al veicolo in questione, della documentazioni in atti, attestante la presa a noleggio di un veicolo similare a quello danneggiato, e, per il danno emergente, avendo sostenuto che la mera proposta di fattura del tipo di quella in atti non appariva idonea a comprovare il sorgere di un vincolo obbligatorio tra danneggiato ed agenzia di importo corrispondente a quello ivi riportato” [..].

IL PROVVEDIMENTO INTEGRALE

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

Nella causa indicata in premessa, é stata depositata la seguente relazione: “1. – La sentenza impugnata (Trib. Nicosia, 16/03/2011) ha, per quanto qui rileva, riformato la sentenza emessa dal Giudice di Pace di Nicosia, accertando l’esclusiva responsabilità di M.B.A. nella causazione del sinistro in causa e condannandolo, insieme alla Toro Ass.ni spa, al pagamento di 7005,82 Euro oltre interessi e di 450,00 Euro a favore di M.P.G. . Il giudice di secondo grado accogliendo le domande proposte dall’odierno ricorrente, in merito alle spese legali di entrambi i gradi di giudizio, statuiva che, tenuto conto dell’accoglimento della domanda per importo inferiore rispetto a quello indicato nelle domande del M.P. , le spese del doppio grado di giudizio dovessero essere integralmente compensate tra le parti, mentre le spese di CTU espletate andassero poste a carico degli intimati.

2. – Ricorre per Cassazione il M. con tre motivi di ricorso; gli intimati non hanno svolto attività difensiva. I motivi dedotti dal ricorrente sono:
2.1 – Violazione o falsa applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. e degli artt. 2056, 1223 e 1227 c.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., per le spese vive documentate, ritenendo che la diminuzione del danno emergente operata dal Giudice d’Appello, a fronte della prova documentale del danno subito, appariva immotivata, in quanto volta a privare il ricorrente del pieno soddisfacimento dei diritti lesi;
2.2 – Violazione o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., per avere, il giudice di secondo grado, compensato le spese di lite, ponendo le stesse a carico della parte totalmente vittoriosa e violando così le norme in materia di spese processuali; inoltre, quanto al danno da fermo tecnico, si lamenta che il giudice abbia ritenuto accedere a liquidazione equitativa di tale danno e, quanto al danno emergente (consistente in spese di assistenza stragiudiziale sostenute dal M. ), abbia discrezionalmente ridimensionato la pretesa vantata, nonostante l’idonea documentazione attestante i pregiudizi patrimoniali subiti;
2.3 – Insufficiente e contraddittoria motivazione circa le gravi ed eccezionali ragioni a fondamento della compensazione delle spese, in relazione agli artt. 92 e 360 n. 5 c.p.c., in quanto, data la non soccombenza del M. , il giudice non avrebbe esplicitato le gravi ed eccezionali ragioni volte a giustificare la compensazione delle spese di giudizio in tal caso.
3. – I primi due motivi sono manifestamente privi di pregio. Infatti, il ricorrente prescinde del tutto dal costante orientamento di questa S.C. per cui, qualora sia provata, o non contestata, l’esistenza del danno, il giudice può far ricorso alla valutazione equitativa non solo quando sia impossibile stimare con precisione l’entità dello stesso, ma anche quando, in relazione alla peculiarità del caso concreto, la precisa determinazione di esso sia difficoltosa. Nell’operare la valutazione equitativa egli non è, poi, tenuto a fornire una dimostrazione minuziosa e particolareggiata della corrispondenza tra ciascuno degli elementi esaminati e l’ammontare del danno liquidato, essendo sufficiente che il suo accertamento sia scaturito da un esame della situazione processuale globalmente considerata. (Cass. 8004/2005; 20283/2004).
Per quanto riguarda la doglianza relativa al danno da fermo tecnico, l’odierno ricorrente prescinde dall’orientamento di questa S.C. secondo cui è possibile la liquidazione equitativa del danno da fermo tecnico del veicolo a seguito di sinistro stradale anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso a cui esso era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore (Cass. n. 6907/2012 e n. 1688/2010, entrambe in motivazione; 23916/2006; 12908/2004; 17963/2002; 3234/1987; nonché 4009/1978, che inducono a ritenere superato il divergente orientamento risultante da Cass. 12820/1999, ripreso da Cass., Sez. II, n. 17135/2011, in forza del quale il danno da fermo tecnico non può considerarsi sussistente in re ipsa, per il solo fatto che un veicolo sia inutilizzato dal proprietario per un certo lasso di tempo, ma al contrario come ogni danno, anche quello da fermo tecnico deve essere provato). Ne deriva, pertanto, la corretta e congrua valutazione equitativa nella sentenza qui impugnata riguardo alla quantificazione del danno da fermo tecnico e del danno emergente, avendo il giudice tenuto conto del tempo stimato dal CTU per le riparazioni al veicolo in questione, della documentazioni in atti, attestante la presa a noleggio di un veicolo similare a quello danneggiato, e, per il danno emergente, avendo sostenuto che la mera proposta di fattura del tipo di quella in atti non appariva idonea a comprovare il sorgere di un vincolo obbligatorio tra danneggiato ed agenzia di importo corrispondente a quello ivi riportato.
3.1 – Il terzo motivo di ricorso è manifestamente privo di pregio, non essendo fondato il dedotto vizio motivazionale e non essendo neanche prospettabile la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c. dedotta nella prima parte del secondo motivo.
Occorre, infatti, considerare che, secondo l’orientamento di questa S.C. (per tutte, Cass. n. 11537/02), in materia di spese processuali, l’identificazione della parte soccombente è rimessa al potere decisionale del Giudice di merito, insindacabile in questa sede, con l’unico limite di violazione del principio per cui le spese non possono essere poste, nemmeno per una minima parte, a carico della parte totalmente vittoriosa (Cass. n. 13229/11; n. 12963/2007); qualora ricorra la soccombenza reciproca, è rimesso al prudente apprezzamento del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità, decidere quale delle parti debba essere condannata e se ed in quale misura debba farsi luogo a compensazione; salva, peraltro, la censurabilità della relativa motivazione ove a giustificazione della disposta compensazione siano addotte ragioni illogiche od erronee, diversamente da quanto accaduto nella specie (Cass. n. 13/1988; n. 320/1990; n. 7535/1993; Cass. n. 12879/99).
Il Tribunale, infatti, nell’esercizio dei propri poteri discrezionali in tema di valutazione della soccombenza, ha motivato sul punto che tenuto conto dell’accoglimento della domanda per importo notevolmente inferiore rispetto a quello oggetto delle domande di parte appellante, le spese del doppio grado di giudizio sono integralmente compensate tra le parti, non incorrendo, pertanto, nel vizio motivazionale descritto al punto 2.3.
4. – Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c. ed il rigetto dello stesso”.
La relazione é stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti costituite.
Non sono state presentate memorie, né conclusioni scritte.
Ritenuto che:
a seguito della discussione sul ricorso in camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente infondato; nulla per le spese non avendo gli intimati svolto attività difensiva; visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.