Assegno di divorzio: la dichiarazione dei redditi troppo bassa non è credibile

Questa la vicenda da cui tra origine la decisione dei Giudici: un padre già condannato in sede di divorzio a corrispondere alla ex moglie ed alla figlia una determinata somma ne chiede in sede di appello la riduzione. La Corte d’Appello, tuttavia, non accoglie il ricorso, conferma l’obbligo a suo carico di pagare l’assegno di mantenimento alla ex moglie ed alla figlia e lo condanna pure a pagare le spese del processo. L’uomo, però, non s’arrende e presenta ricorso in Cassazione sostenendo che, nel frattempo, le sue condizioni economiche erano peggiorate. A sostegno del suo assunto presenta le ultime dichiarazioni dei redditi che, effettivamente, dimostrerebbero un sensibile calo delle sue entrate. Ed ecco che qui la Corte di Cassazione (sentenza del 17.02.2011, n. 3095) prende una precisa posizione e declina il principio secondo cui la dichiarazione dei redditi presentata dal coniuge obbligato a corrispondere l’assegno di divorzio è un mero indizio e può essere ignorata dal Giudice nel caso si raggiunga la prova di altre diverse fonti di reddito. In altri termini, sostengono gli “ermellini”, la dichiarazione dei redditi “attesa la sua funzione tipicamente fiscale, non ha valore vincolante, potendo piuttosto essere valutata discrezionalmente e, quindi, disattesa alla luce delle altre risultanze probatorie”. In conclusione, la determinazione della misura dell’assegno divorzile – la cui funzione, ricordiamo, è quella di conservare al coniuge lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio -, sintetizza il risultato di una complessa ed articolata indagine. Il Giudice, cioè, deve individuare la reale situazione patrimoniale del coniuge obbligato prendendo in considerazione il tipo d’attività e di qualificazione professionale del medesimo, la sua collocazione sociale, le potenzialità connesse all’esercizio di quell’attività, nonché l’entità oggettiva degli immobili di cui egli risultava proprietario.

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